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dalle basi del realismo al neorealismo italiano della repubblica delle lettere
Tipologia: Appunti
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europea dalla !a metà del 700'
predominanza del realismo italiano,solleva questioni molto complesse e difficili da manualizzare. Esiste anche il neorealismo cinematografico= il film del 1981 diretto da Visconti, "Ossessione".
(anni 50-60) avverte l'esaurimento di quest'esperienza e quindi cerca strade e elementi rappresentativi per una realtà che è cambiata così come la percezione della stessa= stagione del neocapitalismo. Anche Carlo Emilio Gadda a partire dagli anni 50-60 cambia e riaggiusta il canone narrativo del neorealismo. INTRODUZIONE: Realismo: è un termine che appartiene sia all'ambito filosofico(rapporto che un soggetto senziente intrattiene con l'esistenza degli oggetti del mondo esterno), che all'ambito dell'estetica, e in questo caso indica il rapporto tra la realtà e la rappresentazione artistica di questa realtà. Nell'ambito dell'estetica questo termine può essere inteso almeno in 2 modi diversi, ossia come categoria universale(non soggetta ai mutamenti e quindi vocazione intrinseca, trans-torica dell'arte alla riproduzione della realtà= indipendente e quindi che attraversa le epoche, luoghi, teorie poetiche). In questo senso definiamo il realismo un "modo letterario" (Northrop Frye), ossia una serie di norme che condizionano la rappresentazione artistica e che sono indipendenti dalla situazione contingente. E' quindi inevitabile risalire all'origine della riflessione con Aristotele= nimesis è imitazione: parola cardine del filosofo sulla riflessione a proposito della rappresentazione artistica. Egli enumera i generi letterari (tragedia epica, poesia e tragedia) , affermando che queste sono tutte imitazioni delle azioni umane, di persone che agiscono. IMITAZIONE: lo scrittore imita un modello che esiste già in natura? Oppure l'artista imita la realtà creando un oggetto originale che non esiste in realtà ma che è conforme alle regole della realtà? L'effetto è quello di creare nel lettore l'illusione di trovarsi di fronte alla realtà? O il contrario? Secondo Aristotele la "poetica" afferma la differenza tra lo storico e il poeta; tocca e solleva un grande vespaio= rovesciando la gerarchia tra storiografia e narrazione dice che il poeta non copia qualcosa che esiste in natura, non descrive un'azione prelevando e accumulando particolari che derivano dalla realtà ma egli seleziona, ordina, sistema e riadatta seguendo i principi di coerenza dando la realtà di ordine, sequenza, precisione, di un inizio, uno sviluppo e una fine. 2a accezione del termine: determinata da ,che vede il realismo come una tendenza circoscritta dal punto di vista storico-cronologico, con rimandi al 700-800 e in un modo ancora più specifico agli anni 30-50 dell'800'. Anche dal punto di vista geografico= tradizione dell'Europa occidentale come Russia, Francia, Inghilterra. Soprattutto in questi due ultimi paesi il discorso viene messo in pratica ed elaborato in varie forme che saranno d'influenza per gli altri paesi. E' una tendenza questa che si lega ad un genere nuovo in ascesa nel 700'= il romanzo, che gli anglosassoni chiamano novel, questo si lega a delle precise caratteristiche stilistiche e formali. Secondo verosimiglianza o necessità: per Aristotele il vero e il verosimile non sono la stessa cosa( Balzac e Pirandello) ma il verosimile della rappresentazione artistica è superiore al vero della realtà. Verosimile= ciò che può accadere, ha a che fare con il probabile all'interno di quello che in una cultura è considerato probabile e possibile. Impossibile verosimile= il poeta per motivi di coerenza può ricorrere pure al meraviglioso, al sovrannaturale, a eventi improbabili purchè egli sia capace di rendere ciò verosimile e credibile. Ciò fonda l'idea della superficialità e dell'autonomia del fatto artistico rispetto a qualsiasi canone esterno che possa pretendere la correttezza o no
del fatto artistico= la sua correttezza deve essere risolta all'interno dell'ambiente letterario. Necessità( Aristotele): la fedeltà alle leggi che regolano le relazioni tra il mondo esterno e la nostra realtà individuale. Aristotele forma già quindi il paradosso del realismo, cioè che questo si muove in una sorta di limbo tra vincoli della realtà oggettiva e i vincoli della letteratura( che può rappresentarla realtà solo con mezzi artificiali). Erik Auerbach(filologo con inclinazione alla letteratura), "Mimesis"(1946)= egli prende come oggetto di studio le opere realiste di stile e di carattere serio di tutta la tradizione occidentale storiografica antica:( Omero, Schiller, Balzac, Zola, Degoncourt, Virginia Woolf, Cervantes etc..); per lui il realismo oltrepassa i secoli, i generi letterari modificando i propri statuti e le proprie norme. Secondo Auerbach la mimesis "nella letteratura moderna ogni personaggio, qualunque sia il suo carattere o la sua posizione sociale, ogni avvenimento, sia favoloso, sia di alta politica ,sia strettamente casalingo ,può essere trattato dall'arte imitativa in modo serio, problematico e tragico. Ma questo è del tutto impossibile nell'antichità: tutta la bassa realtà ,tutto quello che è quotidiano ,deve essere rappresentato solo comicamente, senza approfondimento problematico. Le basi del realismo moderno sono da un lato la trattazione seria della realtà quotidiana e il fatto che più estesi ceti sociali e socialmente inferiori sono assurti a oggetti d'una raffigurazione problematico-esistenziale. Dall'altro lato l'inserimento di persone e di avvenimenti della storia contemporanea, del movimentato sfondo storico. Auerbach inoltre definisce il contenuto e lo stile: Contenuto= la realtà quotidiana ,anche la più umile ed inspirante Stile=Auerbach lo definisce "serio, problematico e tragico" ≠ comico > nel fornire questa definizione Auerbach fornisce una precisazione = nell'antichità tutta la bassa realtà, tutto quello che è quotidiano, deve essere rappresentato solo comicamente> separazione e corrispondenza tra stili e temi: contenuti scritti in stile sublime, elegia e bassa realtà> con stile comico. Auerbach introduce un salto qualitativo, una frattura che separa 2 epoche, dopo questo momento comincia ad essere possibile la rappresentazione seria di un concetto della realtà quotidiana--> determinato dall'ingresso nella tradizione della storia. Tradizione ebraica = è del tutto estranea a questa separazione tra basso e alto e di tutti gli altri stili; nella tradizione scritta religiosa ebraica tutto è rappresentato dalla prospettiva divina tramite la quale queste differenze si annullano, non hanno più ragione di esistere: es-> episodio di Pietro che mente a Gesù , episodio che nella tradizione occidentale non si saprebbe dove collocarlo ≠ nel racconto biblico ebraico acquista importanza. Tradizione ebraica= realismo figurale> costituisce la radice culturale del realismo di Dante, tutto acquisisce importanza se rappresentato con un'immagine. BASI DEL REALISMO MODERNO :
oggetti di una trattazione seria, problematica(pastorello, contadino ,domestica).
movimentato divenire della storia--> intreccio tra rappresentazione letteraria e storicismo romantico.
rifiuto del classicismo e le sue regole stilistiche.
assoluto. Il valore di un evento e di una figura sono collocati nella storia, un sistema di riferimento esclusivamente umana, dove gli eventi sono sottoposti ad un processo dinamico di mutamento.
nel proprio quotidiano. Questo dibattito continua per un secolo, tanto che Reeve nel 786 compie una distinzione=
linguaggio elevato ciò che non è mai accaduto e mai accadrà.
Austen abbiamo la conquista della quotidianità-> il novel modula l'andamento ritmico sui ritmi della quotidianità borghese, offrendo il piacere di riconoscere se stessi e la propria vita nella materia narrata.
REALISMO STORICO: Walter Scott nei primi dell'800 lascia sullo sfondo i grandi personaggi e le grandi ambientazioni storiche, dedicandosi all'indagine delle circostanze nelle quali appare bene il rapposrto tra uomo comune e ambiente storico. I protagonisti sono uomini banali, sotto il profilo dell'uomo britannico medio-->egli intendeva fare dei personaggi dei personaggi TIPICI , comuni, quindi capaci di incarnare le grandi tendenze dello sviluppo storico> rappresentanti di una grande porzione dell'umanità. Scott sposa la strategia rappresentativa del novel, non rinunciando del tutto alle opportunità che offre il romance. Scott cerca un modello di romanzo realistico che si collochi tra il realismo del quotidiano e l'evasione fantastica. Nei romanzi di quest'autore l'eroe ordinario proviene quasi sempre dall'Inghilterra più sviluppata economicamente, socialmente e politicamente, questo intraprende un viaggio verso la selvaggia Scozia (ambientazione fantastica).--> ROMANZI STORICI DI SCOTT=NATURA DI FRONTE
In questo momento il realismo europeo istituisce una dialettica tra l'oggettività delle circostanze storiche e sociali da un lato, e dall'altro la necessità di inserire questa rappresentazione in una macchina narrativa efficace sul lettore. Con il realismo storico inglese si affermano stabilmente i 2 tratti caratteristici del realismo della prima metà dell'800> abbiamo una voce o più che parlano in 1a persona singolare esprimendo un punto di vista --->>>>>> da questo punto di vista si passa alla narrazione in 3a persona ed ad un narratore onnisciente che orchestra le peripezie dei personaggi e che controlla l'intero assetto narrativo. Ciò garantisce al romanziere un punto di vista sulla realtà sopraelevato dal quale si può trarre una conoscenza analitica ed estesa della realtà nella sua complessità--> mediata dalla voce di un narratore che esprime piena fiducia nel conoscere questa realtà, nel decifrare, nel comprendere, ordinare il mondo e quindi giudicandolo ≠romanzi del 700'. In questo modo la prospettiva del 700 si estende al di là dell'individuale --> vi sono punti di vista diversi l'uno dall'altro. Realismo storico --> il principio del realismo strettamente connesso all'affermarsi del romanzo moderno, fa ingresso nella tradizione letteraria italiana-> non esiste una tradizione romanzesca che si affermerà nella seconda metà dell'800' con il VERISMO. Negli anni 20-30 si diffonde la moda in Italia, i romanzieri italiani che si cimentano sulle orme di Scott tendono ad accentuare gli elementi romance, e quindi abbiamo dei romanzi in cui spesso l'invenzione fantastica prende il sopravvento sulla storia. L'ambientazione storica privilegiata è il medioevo, Massimo D'azeglio, Guerrazzi, Grozzi. Il romanzo storico in Italia sarebbe stato irrilevante se non fosse stato per uno scrittore che va controcorrente all'ambiente storico--> Alessandro Manzoni--> lui tende ad accentuare il novel rispetto agli elementi romance(quasi scomparsi). Egli sceglie il 600' come ambientazione, ossia il secolo della decadenza italiana, un secolo grigio nella storia dello stivale. Manzoni si pone in una posizione eccentrica, originale rispetto agli altri romanzieri italiani. Poi egli crea dal nulla una lingua il più possibile adatta alla narrazione romanzesca realistica, e che non poteva essere la lingua aulica della tradizione lirica italiana. Manzoni ci mette molto tempo a costruirla operando una sintesi ingegnosa tra l'italiano approssimativo che si parlava in Lombardia e il fiorentino dell'accademia della crusca e il fiorentino popolare parlato in quei tempi :
Manzoni è molto critico nei confronti di Walter Scott e sul suo utilizzo del piano storico--> mescolato alla finzione ≠ per Manzoni la distinzione tra questi due campi deve essere netta ; efli sostiene che a storia non possa essere usata nei romanzi per non contaminarla dalla finzione, e d'altra parte la finzione romanzesca rimane priva di ogni verità e di ogni valore --> manifesta l'incompatibilità di questi due. Manzoni lascia aperti dei problemi alle generazioni di romanzieri successivi…
una tradizione romanzesca fatta da un tessuto di scrittori e scrittrici che applicano il romanzo sui principi del realismo su larga scala grazie anche ad un mercato editoriale in ampliamento--> adozione del modello narrativo realistico-naturalistico, come strumento di rappresentazione e conoscenza della realtà.--> figlio della dipendenza della cultura italiana da quella francese dominata dal principio del realismo-naturalismo = in Francia dove esiste una tradizione del romanzo tra questi due termini c'è un rapporto molto stretto nel senso che il naturalismo è una tappa nel percorso del realismo inteso come principio cardine del romanzo moderno. Realismo e naturalismo sono non solo in Francia nel corso dell'800 la forma privilegiata che assume la narrazione romanzesca , che nei primi decenni del 900 verrà modificato profondamente o sovvertito nel momento in cui cambiano i paradigmi di conoscenza della realtà e i suoi strumenti. ---"il rosso e il nero" di Stendhal--> Auerbach sostiene che in nessuna opera letteraria le condizioni politiche e sociali del tempo siano intrecciate con lazione romanzesca in modo così preciso e reale come nel Rosso e il nero.--- prima di allora nessuno aveva mai "restituito le ragioni fondamentali della storia del suo tempo", quindi la vicenda di Julienne Sorel è la vicenda rappresentativa tipica della storia francese in cui il romanzo è scritto. Stendhal mette l'ambientazione storica dettagliata ma succede qualcosa di più radicale > la cronaca diventa romanzo(da sottotitolo). Auerbach, in "Mimesis" parla anche del romanzo di Stendhal== perché si utilizza il termine "cronaca"? Perché i fatti accaduti e i contesti storici, politici e sociali sono veri e rimandano alla rivoluzione francese e all'scesa napoleonica, vissuta come speranza da parte dei borghesi(spazzata via dalla restaurazione). Stendhal vive la sua prima infanzia in questo periodo e quindi è testimone rappresentativo, allo stesso modo il protagonista del libro, Julien Sorel, scala l'aristocrazia parigina fingendo di non essere napoleonico ma poi spara ad una sua amante e in tribunale accusa se stesso e l'aristocrazia parigina. Il disagio di Julien è lo stesso dell'autore: non fa parte di quel mondo, ma vuole conquistarlo== REALISMO ANTAGONISTICO--> in quanto la realtà è nemica dei suoi protagonisti, conflitto/frattura tra individuo e società, che li conduce ad una tragedia. Secondo Auerbach, lo stile di Stendhal è molto vicino alla tragedia, i oi eroi spiccano e confliggono con la realtà. Il suo realismo è molto lontano dal mainstream dell'800__> "il romanzo deve essere uno specchio portato lungo la pubblica via", uno specchio che non riflette in maniera meccanica ed oggettiva, ma seleziona, ritaglia e deforma alcuni fatti= c'è un fatto di romanticismo che, secondo Lukàcs, impedisce ai suoi eroi di raggiungere un grado di tipicità sociale. I suoi eroi sono figure troppo eccezionali, unici e individualisti, e non possono diventare dei tipi: sono emblematici in quanto eccezioni.
BALZAC ≠ STENDHAL==
i dettagli e spostando l'attenzione dall'asse verticale all'asse orizzontale, quindi sincronico( Francia contemporanea).--> questo piano è un mosaico prodotto dalla storia, in cui tutto è collegato con tutto. L'obiettivo di Balzax non è l'individualità, ma la totalità dell'umanità, con la sua" Commedia umana".
1856-1857= Edmond Duranty fonda la rivista "Realisme". ----> tutti questi utilizzano il termine in maniera consapevole ma propongono una rottura con il romanticismo-> l'autore non può partecipare ma limitarsi a descrivere - > naturalismo= arte della descrizione-> atteggiamento diverso dell'autore verso la realtà, visione distaccata. 1857=1857 esce un romanzo di Gustave Flaubert: " Madame Bovary", che rompe il rapporto che il realismo aveva istituito tra il narratore onnisciente e il soggetto della narrazione-> un rapporto dominante e di partecipazione (poteva intromettersi). Con Flaubert questo rapporto si rompe, non esiste più la reazione tra l'autore e il soggetto della narrazione: "il narratore deve essere dappertutto ma non deve notarsi"-> il realismo diventa impersonale, imparziale-> viene introdotto il canone dell' IMPERSONALITA' ( apparente assenza del narratore dalla narrazione. Così è reimpostato il rapporto tra letteratura e realtà= Flaubert si documenta sul campo prima di scrivere, rinuncia alla tensione drammatica e utopica, tende al grado 0 della finzione, è antiromantico sia sul piano formale--> esattezza scientifica del narratore, sia sul piano narrativo --> caratterizzazione dei personaggi( essi non valgono nulla né nel bene né nel male), come sul piano ideologico--> il lega 1864 = i fratelli De Goncourt pubblicano "Germine Lacerteux, che rappresenta il manifesto dell'estetica naturalista, nella prefazione del libro i fratelli fissano alcuni punti molto chiari dell'estetica naturalista:
realtà--> con scopo conoscitivo.
virtue rewarded)
sociali della società.
EMILE ZOLA, "SAGGIO SU FLAUBERT", 1875 Mette in luce le caratteristiche tecniche e formali del naturalismo:
concessione al divertimento o alla fantasia, a favore di una verosimiglianza assoluta. Rispetto della successione cronologica dei fatti: piena coincidenza della FABULA e dell'INTRECCIO, e rinuncia a qualsiasi manipolazione della materia narrata.
non sono più padroni del proprio destino e nemmeno individui esemplari che riassumono le contraddizioni di un'epoca, bensì l'incarnazione e l'esemplificazione di una legge scientifica. Romanzo di ambiente e non di un personaggio= viene privilegiata la coralità e la molteplicità dei punti di vista.
effetto di STRANIAMENTO(adozione di un punto di vista interno all'ambiente rappresentato, che considera ovvie cose che per l'autore e il lettore non lo sono). CARATTERE DIALOGICO--> più voci che riflettono diverse visioni del mondo. POLIFONIA IDEOLOGICA--> moltiplicazione dei punti di vista, dei codici culturali e morali; POLILINGUISMO--> ossia la compresenza di lingue, stili e registri di varia provenienza, anche discordanti tra loro. Il romanzo riflette una visione del mondo relativa, che può essere discussa, modificata, contestata.
nel progresso e del positivismo, non si riduce alla riproduzione meccanica ma esattamente il contrario --> rappresenta una rivoluzione estetica che si basa su precise innovazioni tecniche e formali. Lo scopo è produrre nel lettore un effetto di realtà, fare in modo che il lettore veda davanti a sé un pezzo di realtà(Verga).
INIZIO 20imo secolo:
caratterizzata dalla continua ricerca di equilibrio tra istanze diverse.
simultaneità"
IL PERSONAGGIO MODERNISTA:
inconsce e preconsce che emerge dal flusso di coscienza e dalle epifanie (personaggi di Joyce e Woolf)-> poco usato in Italia, più praticata la polifonia e la psicopatologia di Dostoevskij
rovello interiore di eroi intellettuali(personaggi pirandelliani, Zeno, Gadda)
I personaggi modernisti sono intellettuali per la loro ipertrofia riflessiva, il conflitto tra l'individuo e la società diventa sempre più accentuato--> presenta fin dall'800 nel quale si presenta come una lotta in cui il personaggio è spinto ad agire, a misurarsi con la realtà ≠ il romanzo modernista porta alla ribalta personaggi che vivono il proprio conflitto con il mondo nella loro alienazione--> in balia di forze esterne impersonali e d forze interiori ingovernabili= la loro azione è passiva, vi è distacco ed estraniazione. "Gli indifferenti" di Moravia sottolinea questa 'patologia morale' tipicamente modernista. L'io assume una nuova centralità. (In Italia lo scenario si era aperto nell'800 con l'io eroico, titanico, destinato a soccombere= quello delle "lettere a Jacopo ortis"). Nel XX secolo l'Io è totalmente antieroico, diseroicizzante = ha perso coerenza, coesione, la padronanza e coscienza di sé e del mondo. Siamo in presenza di una centralità dell'Io critica/negativa, che porta con sé un mutamento nello statuto del narratore-> il realismo modernista sperimenta una narratore interno, che coincide con il protagonista, che parla in prima persona (Fu Mattia Pascal, Coscienza di Zeno) --> questi narratori sono molto spesso dei narratori INATTENDIBILI; che mettono in crisi il rapporto con il lettore che non sa mai quando fidarsi.
LO STATUTO DEL NARRATORE:
e contraddittoria.
NARRATORE IN 3A PERSONA: In questo caso non è inattendibile ma è comunque debole = poca padronanza sui fatti narrati perché -->
(regista ed interprete dei fatti narrati)
tutte le altre voci--> così il narratore perde il suo ruolo di supremazia sugli altri personaggi.
PREDOMINIO DELLA SOGGETTIVITA':
enunciando tramite Ulrich è sistemica---> non è legata alla linearità della relazione causa-effetto della successione cronologica ma insiste che ciò che si presenta ai nostri occhi come caotico, insieme di relazioni, di reti che si connettono in modo casual= concezione della realtà che si avvicina molto a quella di Gadda ≠ la fortuna del romanzo realista del 700-800 è dovuta ad un motivo antropologico: la narrazione coerente, ordinata rassicura e consola l'uomo, dando un senso allo scorrere della vita.
Svevo, Pirandello, ma questi trovano difficoltà in dei movimenti che durante i rimi del novecento ostacolano questa nuova rappresentazione narrativa della realtà==== l'avanguardia del Futurismo, gli scrittori della "Voce"( rivista fiorentina futurista), che si battevano contro il romanzo proponendo la poetica del frammento8piccoli poemi in prosa).
propone la prosa d'arte --> nella quale la tensione dello scrittore era la percezione dello stile; rifiutando comunque la narrativa romanzesca.
drammaturgo; Svevo è sconosciuto e Tozzi muore poco più che trentenne dopo aver pubblicato pochissimo e pressocchè sconosciuto.=== non c'è un tessuto di produzione di opere e di dibattito letterario sul modernismo in Italia nei primi anni del XX sec.
PRIMI ANNI VENTI/TRENTA: Il giovanissimo Moravia interviene prendendo la parola in questo dibattito con un articolo che rappresenta la sua prima uscita pubblica (1927)---> "C'è una crisi del romanzo?"= articolo caduto nell'oblio fino agli anni 80, quando uno studioso ne riprende le tesi--> egli prende le mosse della constatazione che tutta la letteratura sta attraversando una fase di crisi, di malattia e che quindi necessita una cura. Moravia non se la prende con i grandi del romanzo modernista, ma se la prende con i loro ….__> teme che l'esempio di questi grandi autori possa condizionare lo sviluppo del romanzo in autori che fanno parte di questa corrente, ma non pretende neanche il ritorno ad una narrazione semplice e piana.
DOSTOYEVSKIJ= Un romanzo in cui l'intreccio è sapientemente controllato, c'è una forte costruzione romanzesca di tipo problematico--> i problemi che l'aione e i fatti fanno scaturire in equilibrio con la riflessione sulla vita intellettuale/interiore, spesso negativa. Ma questi personaggi agiscono, non sono sprofondati nella loro interiorità, ma v'è un sostanziale equilibrio tra questi elementi. Moravia contrappone a Joyce Dostoyevskij--> quindi non propone un movimento puramente restauratore, ma propone di curare la narrativa modernista caratterizzata dalla paralisi dell'azione, recuperando una narrazione oggettiva che vede la relazione dei personaggi e dei loro punti di vista con la realtà e il mondo esterno. Moravia rifiuta di recuperare il narratore onnisciente ma intende restituire al narratore un ruolo di interpretazione dei fatti narrati, di lettura critica = NO NARRATORE ONNISCIENTE, NO NARRATORE ALIENATO DALLA STORIA. Moravia prende con cautela la lezione del romanzo naturalista= NO PERSONAGGI FRUTTO DI CONDIZIONAMENTI DELLA SOCIETA', egli vuole personaggi colossal. Il narratore in questo modo lascia ai personaggi più libertà, accostando la sua voce alla loro senza prevaricarla. Secondo Moravia la realtà non deve essere qualcosa solo all'interno della testa dei protagonisti, ma qualcosa di concreto, dato che il problema del romanzo realista era quello di non riuscire a dare una visione concreta della realtà.
1926: viene fondata la rivista "Solaria", che propone un ritorno alla narrativa sullo sfondo della lezione dei grandi modernisti, soprattutto sulla linea di Proust.
CONTESTO: scritto tra il 25 e il 28, ij un periodo nel quale comincia a farsi notare nella scena letteraria collaborando con la rivista "Novecento" e altre piccole riviste romane di area post-avanguardista. Da adolescente Moravia soffre di tubercolosi ossea e dopo che questa si aggrava particolarmente fino a che nel 24 egli si fa ricoverare in un sanatorio fino al 25("inverno di malato"). In questo lungo periodo di malattia e di isolamento egli sviluppa una sorta di disposizione emotiva di carattere romantico spunto dalla letteratura decadente dell'ultimo quarto del secolo precedente. Si sente un personaggio di un romanzo modernista, perché questa adolescenza anomala gli permette di condurre una formazione letteraria straordinaria, notevolissima per un giovane di quell'età-->letture giovanili che rimandano ad una cultura di matrice europea in chiave moderna, quasi pre-modernista. Questo gli permette di partire dal bagaiilo culturale costruito per rilanciare una forma di romanzo che fosse uno strumento interpretativo ed analitico di quel periodo di crisi --> si tratta di una crisi interna al romanzo, una malattia che ha preso il romanzo realista moderno e che rischia di portarlo a forme espressive che non sono più romanzo. TEMA: il tema principale è l'indifferenza come capacità di aderire alla vita e di agire concretamente al suo interno= Moravia aveva sofferto un complesso di irrealtà durante la sua malattia, come se tra lui e la realtà ci fosse una grande distanza, come se lui si guardasse vivere dal di fuori--> nel romanzo ciò è tradotto , oggettivato in un modo tale che molti recensori alla sua uscita parlarono di ritorno al realismo intendendo una sorte di completa concretizzazione dell'Italia e di quegli anno. Questo perché l'indifferenza non era solo il problema di Moravia, ma di un'intera generazione del dopoguerra= instabili, turbolenti, diretti verso il tunnel del fascismo. Con questo romanzo Moravia fa convergere nella parola indifferenza un'esperienza di vita individuale e il clima di un'intera epoca nonché lo stato d'animo di un'intera generazione. Moravia ha sottolineato in più occasioni che il progetto da cui nasce "Gli indifferenti" (1945), non fu un progetto ideologico, di tipo contenutistico, ma nemmeno di polemica antiborghese, e neanche di più di tipo estetico-formale.
sembra rimandare all'impianto melodrammatico del romanzo realista (Balzac, Scott) di inizio 800, ma in realtà l'autore ha in mente le unità Aristoteliche che caratterizzano la tragedia classica, e conferma questa cosa quando afferma che l'impianto teatrale gli serviva per lasciare spazio ai dialoghi.
dell'articolo del 1927. Moravia si sforza di marcare il più possibile la distanza tra la voce del personaggio e quella dell'autore--> non è verista. Michele è il personaggio principale, ossia l'indifferente; la contaminazione di romanzo e tragedia(teatro) è funzionale all'instaurarsi del personaggio= v'è l'intento di arrestare il dissolvimento della narrazione e del personaggio(modernismo), opponendogli la compattezza di un nucleo drammatico e il rilievo di personaggi fortemente caratterizzati.
tradizionali del realismo--> si traduce in pochi personaggi, pochi luoghi ,poco tempo dell'azione= infatti il numero dei personaggi è ridotto: ci sono due giovani (Michele e Carla) e 3 adulti(Mariagrazia la madre, Leo Merumeci l'amante della madre, e Lisa l'amica di famiglia e ex amante di Leo).L'azione è concentrata in 48 ore--> si raggiunge quasi l'unità di tempo e azione. La maggior parte delle scene si svolgono all'interno della casa di famiglia Ardengo, poche nella casa di Lisa e Leo, pochissime all'esterno--> unità di luogo quasi rispettata.
E' un incipit significativo per il tipo di realismo di Moravia, specie perché non si limita a rappresentare oggettivamente una realtà ma introduce elementi impercettibili leggermente dissonanti(accentua certe lievi stonature e soggettività tramite aggettivi)--> questo contiene in sé una certa sorta di giudizio.
si chiama "Neve Sachlickeit, che reagisce al soggettivismo esagerato delle avanguardie (espressivismo), proponendo un ritorno all'oggettività che mantenga la carica eversiva antiborghese tipica del realismo. Ma è nuova perché possiede elementi di bruttezza, deformità, eccesso---> (autoritratto con modella-Il conte St- Genois d'anneacourt-Ritratto di Maxherman-Neisse).
italiano la Neve Sachlickeit, guardano a Dechirico, oggettività che rimanda ad un mistero, ideali del gruppo di Dechirico( "Novecento").---->(Amighetto Amighetti, natura morta-- violenza dei colori, saturi che rendono tutto ciò che è sul tavolo "non commestibile", chiaroscuro). Sono tutti elementi che producono in chi guarda o chi legge un po' di disagio, come se in quella realtà ci fosse qualcosa di finto, di falso (immobile, raggelato, morto).
Nell'incipit si descrive un mondo in cui la nobiltà, la bellezza che sono messi in gioco nella tragedia sono stravolti e non possono essere trasmessi se non mascherati. La tragedia dei 2 giovani sta nel mondo dove la tragedia si riduca in una mascherata, la tragedia sta nell'assenza di tragedia---> Carla inizialmente si muove per diventare una eroina della tragedia, volendo uscire da questo mondo, essendo ribelle. Ma questo mondo la opprime fino a far sì che lei diventi parte della mascherata(il vestito nero e bianco in maschera). Michele è il personaggio più consapevole, è quindi anche quello tramite cui Moravia tende di più a trasmettere il proprio punto di vista--> egli sa che la tragedia non è più possibile e quindi ogni azione che compie la vita borgese la schiaccia sempre di più. Così capisce che deve compere la vendetta su Leo ma facendolo ciò lo trasformerebbe in un altro personaggio della mascherata, così sceglie deliberatamente la NON-AZIONE. Michele e Carla: i due atteggiamenti possibili di fronte alla società borghese, talmente immutabile nella sua falsità e corruzione da offrire solo 2 soluzioni=
pagando la scelta con una inaderenza alla vita.
ESPEDIENTI DI MORAVIA
diversa per tutti i suoi personaggi, è utilizzato in senso classico per mettere di lato il narratore e far arrivare dal personaggio la sua stessa voce--> è un uso naturalistico.
banali, spesso meschine che sono dilatate e integrate come una sorta di commento che viene dall'interiorità del personaggio tramite il discorso indiretto-libero---> Moravia così rappresenta personaggi che agiscono ma che hanno anche una profondità psicologica ≠ modernismo.
vita l'azione non ha nessun contrasto col pensiero---> personaggio piatto/ monodimensionale, che aderisce alla vita in maniera totale= le sue azioni sono prive di risonanza all'interno del suo pensiero ≠ Michele.
caratterizzano un personaggio. Il livello esteriore sono i gesti e le parole che effettivamente i personaggi compiono. Il livello inferiore sono le parole che vorrebbero dire, che affiorano alla coscienza ma che non vengono esplicitate nella
realtà. Michele e Carla vivono perennemente in questo doppio piano dialogico--> espediente per mostrare questa conflittualità interna dei 2, questa spaccatura che in Carla è destinata a rimarginarsi mentre in Michele si risolverà nella non-vita. Questo è un espediente che rafforza il discorso indiretto libero però a differenza di questo, che rafforza l'impersonalità del narratore e l'oggettività della narrazione, la dialogicità doppia va in direzione opposta, perché trasforma quasi il narratore in onnisciente, che sa anche quel che il personaggio non dice.
della vicenda, con la sua sensazione di immodificabilità, immutabilità è resa anche dalla ritualità vischiosa, la ripetitività del mondo borghese anche tramite la scelta della tempistica del romanzo(2 giorni). La narrazione è scandita dalla ripetizione voluta di alcuni nuclei narrativi che strutturano la vicenda= sono alcuni episodi significativi della storia--->>
nulla .Questi disegnano anche una sorta di climax= il primo scontro nel capitolo num 3 è una sorta di insulto("mascalzone"), che viene preso sul serio dagli altri personaggi che lo nascondono senza che Michele riesca ad avere uno scontro diretto con Leo. Nel 4o capitolo Michele tira uno schiaffo a Leo, subito bloccato dallo stesso. Nell'8o capitolo Michele lancia "mollemente" un portacenere a Leo, che non arriva a bersaglio ma colpisce la madre sulla spalla. Nel capitolo 15o Michele spara con una rivoltella a Leo per vendicare la virtù di Carla, ma la pistola è scarica e i colpi nel taschino.
condizione, molto spesso il punto di vista straniante durante questi momenti è quello di Carla= 8la cena al cap 2, il pranzo al capitolo 6, la cena al capitolo 7, il pranzo al capitolo 12)--> ripetitività coatta.
Ad un certo punto del romanzo questa situazione di stallo subisce una modifica che divide in 2 il romanzo(Giuseppe Antonio Borghese--> uno scrittore e critico, il 10 a recensire il libro)-->egli afferma che dopo la prima notte di Carla con Leo si verifica un cambiamento fondamentale, ossia che l'indifferenza(attributo inteso come sinonimo di rifiuto/repulsione verso il mondo che li circonda), cessa di essere un loro tratto caratterizzante ma diventa un nucleo tematico fondamentale della narrazione cosicchè il fulcro di questa si sposti su Michele(il più colpevole)--> così accade che i fatti, le azioni, diventano sempre meno concrete e tangibili e vanno a coincidere sempre più con gli arrovellamenti, le tensioni, le velleità di Michele. La struttura del romanzo è quindi bipartita --> cambia anche il punto di vista del narratore, e nella seconda parte tra il narratore e Michele s'instaura una solidarietà che fa sì che il punto di vista diventi quello soggettivo di Michele. Michele è il personaggio che più giustifica il tema e il titolo del romanzo, egli è quello che pronuncia di più la parola indifferente durante il romanzo. Nella seconda parte comincia ad emergere l'impossibilità della tragedia-- >per Michele la perdita del senso del tragico, di quel sistema di valori solido equivale alla perdita dell'aggancio alla realtà, all'azione. La perdita di quel mondo equivale alla perdita del contatto con la realtà e tutto ciò che rimane a Michele è la nostalgia del mondo borghese 800ensco, romantico, in cui tra pensiero e azione c'era la perfetta solidarietà. Allo stesso modo Michele è consapevole che questa nostalgia sia l'unica cosa che lo differenzia dagli altri ne quindi capisce che se tentasse di tradurre in azione questa sua nostalgia farebbe la fine di sua sorella diventando anche lui uno spregevole uomo d'azione come Leo e quindi anche un gesto nobile suo si trasformerebbe in uno spregevole gesto di questo mondo spregevole. La vendetta diventerebbe solamente uno squallido omicidio di una storia d'amore, sesso e denaro---> l'indifferenza come non-azione lo mette a fuoco nel momento in cui sta andando al famoso appuntamento con Lisa, prima rifiutato, nel tentativo di aderire alla vita e ad un sentimento.