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Breve riassunto del libro "Fuori Tema" scritto e assegnato dal prof. Rinaldi all'Università di Parma
Tipologia: Sintesi del corso
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Capitolo I – Machiavelli e William Hazlitt (1778-1830) Lo scrittore inglese William Hazlitt affermava, nel 1821, che: “ Corporate bodies are more corrupt and profligate than individuals, because they have more power to do mischief, and are less amenable to disgrace or punishment ”, quindi che all’interno degli organismi societari l'individuo soddisfa unicamente il proprio egoismo, abbandonando ogni obbligo nei confronti della più ampia società esterna fino a perdere i requisiti morali del buon senso, del sentimento e dell'umanità. Lo stesso pensiero aveva Machiavelli nel Cinquecento, quando, nei Discorsi sulla prima Deca di Tito Livio , contrapponeva questo sistema delle fazioni al bene comune. Viene citato anche Coleridge, il quale menziona uno “spirito” che accomuna tutte le popolazioni e che muove gli animi degli uomini, tutti, senza distinzione. Capitolo II – Alfieri (1749-1803) e Walter Savage Landor (1775-1864) In questo capitolo viene espressa tutta l’ammirazione che lo scrittore inglese Landor provava verso Vittorio Alfieri. Egli riteneva che fosse poco apprezzato dalla critica italiana, e che fosse l’unico poeta che valesse la pena leggere, in Italia e in Europa. Oltre ad essere modello prescelto per le sue tragedie, Alfieri diventa protagonista nelle “ Imaginary Conversations ” di Landor, non grazie alle sue doti letterarie, ma per la figura di intellettuale che lo scrittore inglese aveva di lui. Capitolo III – Compton Mackenzie (1883-1972) ed Émile Zola (1840-1902) L’opera che più di tutte sembra accomunare i due autori è “ La fête à Coqueville ”, scritta nel 1890 da Zola. Il tema delle casse di alcolici che sbarcano inaspettatamente sulle spiagge di una cittadina si ripete infatti nel romanzo inglese “ Whiskey Galore! ” del 1949. Non solo, ma è presente anche il tema delle nozze ostacolate, nel primo ostacolato dalla povertà, nel secondo dalle religioni differenti. Tuttavia, entrambi avranno un lieto fine. Rispetto agli altri riferimenti letterari, quello di Mackenzie è il più esplicito. Capitolo IV – Gadda (1893-1973) e Huxley (1894-1963) Il quarto capitolo è quello in cui le somiglianze tra gli scrittori sono numerose, ma più coincidenze, che citazioni intenzionali. Gli indizi che portano a pensare che i due conoscessero l’uno il lavoro dell’altro vengono elencati in gran numero, ma ciò che meglio racchiude il concetto del capitolo è il pensiero partorito dalla mente di Petrarca nelle Familiares : “ essi [Virgilio, Orazio, Boezio, Cicerone] entrarono in me con tanta familiarità, […] mi penetrarono e s’immedesimarono col mio ingegno, […] essi son divenuti come miei ”. Le coincidenze sono molte, come il viaggio in Italia di Huxley che lo ha portato a scrivere pagine simili a quelle che poi scriverà Carlo Emilio Gadda tra gli anni Trenta e Quaranta. Inoltre, nella biblioteca di Gadda erano presenti due titoli dell’inglese Huxley. Come lui, però, anche molti altri. Due elementi che possono coincidere e che sono curiosi sono la vicinanza al movimento fascista e alle sue ideologie che entrambi condividevano, ma soprattutto la figura di un giovane: Huxley lo fa protagonista di “ Young Archimedes ” nel 1928, mentre Gadda nel romanzo incompiuto “ La cognizione del dolore ” pubblicato nel
I richiami tra James Joyce e Wilkie Collins sembrano essere entrambi numerosi: si pensi ai nomi dei personaggi dei romanzi di Collins, che non solo richiamano esplicitamente Joyce, ma anche la sua famiglia e la loro vita privata. Joyce, invece, utilizza il topos della lettera ritrovata nel romanzo pubblicato nel 1939 “ Finnegans Wake ”, nel quale una gallina di nome Biddy ritrova la missiva, stesso pretesto che aveva già utilizzato Collins ne “ The Law and the Lady ” del 1875. Capitolo VI – Joyce e Finnegans Wake (1939) “ Finnegans Wake ” è d’esempio anche nel capitolo successivo, in quanto i riferimenti letterari e non sono pressoché infiniti. Ciò che è particolare in questo romanzo di Joyce, è il fatto che i nomi degli scrittori, i titoli di libri, gli attori, i film e le pièces teatrali siano inseriti in un lessico inventato dall’autore, che solo gli occhi più attenti possono carpire. Joyce impiegò 17 anni per comporre quest’opera, ultimo romanzo dell’autore e perfetto esempio dell’uso del flusso di coscienza. Capitolo VII – Kraely/Lubitsch e Bennett/Hitchcock Insieme ai capitoli VI e VIII, il capitolo VII è incentrato sulle corrispondenze cinematografiche. In particolare, le collaborazioni tra gli sceneggiatori Kraely e Bennett con, rispettivamente, Lubitsch ed Hitchcock. I primi, dopo aver lavorato per anni insieme, si sono separati a causa di Kraely, che tradì l’amicizia con Lubitsch diventando l’amante di sua moglie. Samuel Tayor, collaboratore di Hitchcock, disse di lui che aveva un “mosaico di vignette per la testa” e che senza uno scrittore, questo “mosaico” sarebbe rimasto incompleto. Hitchcock e Bennett trovarono la formula vincente del protagonista innocente accusato ingiustamente, spesso di omicidio, che nel film del 1935 “ The Thirty-Nine Steps ” ebbe un enorme successo. La trama venne replicata più volte nelle successive collaborazioni, come in “ Saboteur ” del 1942. Hitchcock, tuttavia, era un grande sperimentatore e con gli anni collaborò con altri sceneggiatori, portando sul grande schermo nuove trame, nuovi temi e nuove tecniche cinematografiche. Bennett, d'altra parte, continuò con la stessa formula, tipica anche dei suoi romanzi e delle pièces. Capitolo VIII – Pasolini e l’estasi della Verità Nell’ultimo capitolo il protagonista è Pasolini, che in tutta la sua produzione letteraria e cinematografica ha inserito e ripetuto gli stessi concetti. Basti pensare alla figura di Cristo, nelle poesie reincarnazione del poeta stesso, e nelle pellicole spesso associata ai protagonisti, appartenenti agli ambienti più poveri. Pasolini inserisce la sessualità perché essa è mezzo per raggiungere l’ascesi, ma anche la morte.