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Il Buddhismo in Cina: Storia, Dottrine e Scuole - Prof. Cestari, Appunti di Lingua Cinese

punti per Matteo Cestari, tutti i lesione, tutti i temi che ha detto:cultura map occidentalismo mahayana buddhiista nazionalismo

Tipologia: Appunti

2018/2019

Caricato il 25/12/2019

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16/11/2016
L'introduzione di Anne Cheng bisogna interpretarla dal punto di vista del pensiero cinese pre buddista. Lei
sostiene che il pensiero cinese non si presenti sotto forma di una serie di teorie ma sottopone un sostrato
comune. Non viene indicato tutto ciò che serve per capire il testo ma sono evidenziati solo alcuni punti
perchè si presuppone un sostrato comune, molte cose sono date per scontate. Il pensiero cinese pre
buddista (ma anche nel pensiero cinese pre moderno) si danno per scontato molte questioni, molti dibattiti
e molti termini. Gli autori che scrivono parlavano fra loro in contesti molto chiari, ad esempio accademie, e
le determinate questioni di cui si parla sono ben chiare proprio a causa del contesto ben definito e alla
contestualità. La natura umana, per esempio, durante gli stati combattenti, era lo stato in cui un essere
umano era alla nascita (in sostanza l'innaturale); testi esoterici sono testi la cui comprensione è riservata
agli iniziati, persone che hanno la chiave di lettura per capire il testo o il concetto, i testi essoterici,invece,
sono testi che non hanno bisogno di chiavi di letture particolari per essere compresi. Noi non capiamo i testi
della Cina antica non perchè siano esoterici (anche se qualche testo esoterico c'è, come il
Daodejing). La tendenza dei testi cinesi di questa epoca era il dialogo a eccezione del 老子 Laozi che è una
poesia dalla forma molto semplice ma dalla comprensione molto difficile. I testi cinesi non sempre sono
legati al loro autore; molto spesso questi testi erano frutto di discepoli che si trovavano all'interno di gruppi
che scrivevano per preservare la figura del maestro quindi sono testi scritti da più mani e non da una sola.
Per esempio, 非子 Hanfeizi, un legista è l'unico o quasi ad aver scritto dei testi e noi siamo sicuri che i
testi che gli vengono attribuiti siano proprio stati scritti da lui. E' difficile distinguere testi religiosi da testi
filosofici, letterari; anche in giappone avviene la stessa cosa. Le parole filosofia, religione e letteratura sono
parole moderne quindi noi ora parliamo di autori all'interno di un determinato contesto ma in realtà non si
potrebbe fare una distinzione del genere. E' riduttivo parlare di sapienza orientale e di filosofia. Non
possiamo parlare di filosofia per i paesi dell'asia orientale. La tradizione, il fatto di tramandare testi o
conoscenze da una generazione all'altra era molto importante per i pensatori cinesi e giapponesi ma non
era fatto attraverso le modalità che conosciamo noi oggi perchè una relazione del genere è legata a un
mondo in cui questo tipo di cosa non era concepita. Per esempio, non c'era una relazione cosi forte fra
l'allievo e il maestro come esiste oggi, per loro non c'era una necessità di distinzione fra religione, filosofia,
scienza ecc; è una necessità moderna. Lo studio dei testi non è sufficiente se ci troviamo davanti a testi
esoterici, poichè si ragionava in un modo che è completamente diverso da quello che utilizziamo noi oggi.
In giappone si usavano molto dei modi esoterici per spiegare delle pratiche abbastanza semplici come
imparare a suonare uno strumento o servire il the. Si trasmetteva la conoscenza in modo totalmente
diverso e questa modalità cambia durante il periodo della modernizzazione. Il periodo di tempo di
apprendimento era molto più lung, le spiegazioni erano molto più diluite e legate alla vita quotidiana. Dopo
la modernizzazione si cerca di sfruttare al meglio il tempo e lo spazio della conoscenza, si cerca di
massimizzare il rendimento. La Ceng sottolinea che il sapere nel mondo cinese antico non è solo qualcosa di
intellettuale ma è legato al senso pratico; le possibilità per poter scrivere un libro, oggi, sono moltissime;
quando non esisteva la stampa le difficoltà erano decisamente maggiori quindi il mondo dei libri e della
cultura era ridotto rispetto a oggi. Nella Cina prebuddista i libri venivano scritti su asticelle di bambù tenuti
insieme da asticelle e il modo di scrivere era strettamente legato al supporto su cui venivano scritti.
Conoscere serviva per un preciso scopo, per la Cina questi scopi erano essenzialmente tre:
1. Medicina: legata alla conoscenza di se stessi per poter stare bene
2. Etica: il rapporto fra noi e gli altri
3. Politica: come governare il rapporto fra noi e gli altri
4. Cosmica: conoscere il cosmo per conoscere bene gli altri tre scopi
Non si ponevano tutti i problemi che ci poniamo noi oggi (come il rapporto fra corpo e mente). Se
cerchiamo risposte inerenti alla nostra modernità in testi composti molto tempo fa si arriva ad ottenere le
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L'introduzione di Anne Cheng bisogna interpretarla dal punto di vista del pensiero cinese pre buddista. Lei sostiene che il pensiero cinese non si presenti sotto forma di una serie di teorie ma sottopone un sostrato comune. Non viene indicato tutto ciò che serve per capire il testo ma sono evidenziati solo alcuni punti perchè si presuppone un sostrato comune, molte cose sono date per scontate. Il pensiero cinese pre buddista (ma anche nel pensiero cinese pre moderno) si danno per scontato molte questioni, molti dibattiti e molti termini. Gli autori che scrivono parlavano fra loro in contesti molto chiari, ad esempio accademie, e le determinate questioni di cui si parla sono ben chiare proprio a causa del contesto ben definito e alla contestualità. La natura umana, per esempio, durante gli stati combattenti, era lo stato in cui un essere umano era alla nascita (in sostanza l'innaturale); testi esoterici sono testi la cui comprensione è riservata agli iniziati, persone che hanno la chiave di lettura per capire il testo o il concetto, i testi essoterici,invece, sono testi che non hanno bisogno di chiavi di letture particolari per essere compresi. Noi non capiamo i testi della Cina antica non perchè siano esoterici (anche se qualche testo esoterico c'è, come il 道 德 经 Daodejing). La tendenza dei testi cinesi di questa epoca era il dialogo a eccezione del 老子 Laozi che è una poesia dalla forma molto semplice ma dalla comprensione molto difficile. I testi cinesi non sempre sono legati al loro autore; molto spesso questi testi erano frutto di discepoli che si trovavano all'interno di gruppi che scrivevano per preservare la figura del maestro quindi sono testi scritti da più mani e non da una sola. Per esempio, 韩非子 Hanfeizi, un legista è l'unico o quasi ad aver scritto dei testi e noi siamo sicuri che i testi che gli vengono attribuiti siano proprio stati scritti da lui. E' difficile distinguere testi religiosi da testi filosofici, letterari; anche in giappone avviene la stessa cosa. Le parole filosofia, religione e letteratura sono parole moderne quindi noi ora parliamo di autori all'interno di un determinato contesto ma in realtà non si potrebbe fare una distinzione del genere. E' riduttivo parlare di sapienza orientale e di filosofia. Non possiamo parlare di filosofia per i paesi dell'asia orientale. La tradizione, il fatto di tramandare testi o conoscenze da una generazione all'altra era molto importante per i pensatori cinesi e giapponesi ma non era fatto attraverso le modalità che conosciamo noi oggi perchè una relazione del genere è legata a un mondo in cui questo tipo di cosa non era concepita. Per esempio, non c'era una relazione cosi forte fra l'allievo e il maestro come esiste oggi, per loro non c'era una necessità di distinzione fra religione, filosofia, scienza ecc; è una necessità moderna. Lo studio dei testi non è sufficiente se ci troviamo davanti a testi esoterici, poichè si ragionava in un modo che è completamente diverso da quello che utilizziamo noi oggi. In giappone si usavano molto dei modi esoterici per spiegare delle pratiche abbastanza semplici come imparare a suonare uno strumento o servire il the. Si trasmetteva la conoscenza in modo totalmente diverso e questa modalità cambia durante il periodo della modernizzazione. Il periodo di tempo di apprendimento era molto più lung, le spiegazioni erano molto più diluite e legate alla vita quotidiana. Dopo la modernizzazione si cerca di sfruttare al meglio il tempo e lo spazio della conoscenza, si cerca di massimizzare il rendimento. La Ceng sottolinea che il sapere nel mondo cinese antico non è solo qualcosa di intellettuale ma è legato al senso pratico; le possibilità per poter scrivere un libro, oggi, sono moltissime; quando non esisteva la stampa le difficoltà erano decisamente maggiori quindi il mondo dei libri e della cultura era ridotto rispetto a oggi. Nella Cina prebuddista i libri venivano scritti su asticelle di bambù tenuti insieme da asticelle e il modo di scrivere era strettamente legato al supporto su cui venivano scritti. Conoscere serviva per un preciso scopo, per la Cina questi scopi erano essenzialmente tre:

  1. Medicina: legata alla conoscenza di se stessi per poter stare bene
  2. Etica: il rapporto fra noi e gli altri
  3. Politica: come governare il rapporto fra noi e gli altri
  4. Cosmica: conoscere il cosmo per conoscere bene gli altri tre scopi Non si ponevano tutti i problemi che ci poniamo noi oggi (come il rapporto fra corpo e mente). Se cerchiamo risposte inerenti alla nostra modernità in testi composti molto tempo fa si arriva ad ottenere le

forzature. Bisogna capire quali domande si ponevano allora e quali invece ci poniamo noi oggi ed evidenziarne le differenze. I testi in cina non venivano pensati per una lettura interiore e meditata, i testi erano pensati per essere praticati, memorizzati, discussi, fatti oggetto di riflessione e avevano uno scopo preciso e pratico come quello di fungere da manuale per questioni più pratiche come il governo di un determinato organismo o aumentare la propria salute o vivere in armonia con il mondo. La lingua cinese è una lingua molto vicina alla realtà a cui si riferisce (secondo la Cheng) ma questa affermazione è pericolosa perchè è troppo generale. Nel cinese classico vi era una certa libertà nello scrivere i caratteri i quali venivano scritti non necessariamente nella maniera standardizzata; solo in questo caso si può dar ragione alla Cheng poichè è una lingua il quale significante si adatta alle necessità dell'autore di veicolare una determinata sfumatura che quel carattere poteva dare; questa possibilità di usare il carattere in una forma creativa, successivamente viene meno e in questo caso allora viene difficile poter confrmare che il cinese si mantiene vicino alla realtà a cui si riferisce. Un elemento di contenuto importante che tendenzialmente è presente nei testi della cine pre buddista, buddista e post buddista è il tema degli opposti. Si deve riportare lo schema di Aristotele per definire bene quali sono i vari tipi di opposizione (dal n1 al n4 c'è sempre una maggiore distanza fra gli opposti):

  1. Relativi: i due termini si implicano a vicenda, la definizione di un termine implica per forza la definizione dell'altro termine doppio/unità) queste opposizioni non hanno un significato assoluto ma hanno un significato relativo proprio in merito alla definizione dell'altro opposto
  2. Contrari: ogni termine sta a sè e ha un valore assoluto
  3. Privazione/possesso: è un caso particolare del secondo ed è il caso in cui uno dei contrari è la qualità essenziale della cosa (cecità/vista)
  4. Contadditori: forma di opposizione più lontana; affermazione che nega esattamente quello che viene detto nell'altra affermazione (bianco/non bianco-> può essere cosi in senso temporale e in senso del significato) non ci può essere l'uno e l'altro nello stesso tempo e nello stesso significato Nel pensiero cinese premoderno parliamo generalmente del primo tipo di opposti, c'è una tendenza a ritenere che tutte le opposizioni siano relative. Yin e Yang sono opposti correlativi o relativi, l'uno esiste perchè esiste l'altro, si richiamano a vicenda; *Parmenide Il non avere forma del dao 道 presuppone che ci sia una forma poichè gli opposti si implicano a vicenda. occidentalismo e orientalismo non sono opposti relativi poichè sono due concetti che non stanno sullo stesso piano, l'occidentalismo ha dato origine all'orientalismo quindi non si possono considerare opposti relativi. 17/11/ 孔夫子 Kongfuzi (551- 479) Confucio è un pensatore dell'età antica cinese. Vive in epoca di grande crisi politica in Cina, periodo della primavera e degli autunni, durante l'epoca Zhou in gravissima crisi culturale politica militare al punto che la struttura dell'Impero comincia a vacillare. Dal punto di vista culturale molti si chiedono come sia stato possibile che il cielo abbia permesso a una dinastia così corrotta, inefficiente, incapace di conservare il trono. Non pensiamo a Confucio come un pensatore che vive in epoca idilliaca e serena in cui era possibile pensare a un bel mondo, il suo pensiero nasce in un momento drammatico che diventerà ancora più drammatico (periodo degli stati combattenti), all'interno di questo panorama la dottrina di Confucio propone alcune ricette per due cose: diventare sempre più umani (dimensione etica) e riuscire a governare lo Stato (dimensione politica). Etica e Politica nel suo pensiero sono due elementi fondamentali. Il Confucianesimo non inizia e non si determina come una tradizione omogenea ma ci sono molte trasformazioni in questa scuola. In generale, si parla di una dottrina che per molto tempo e in varia misura ha rappresentato la dottrina di riferimento per la classe dei letterati/funzionari (士 shi) che avevano ruolo di primissimo piano in Cina perché governavano il territorio ed erano i depositari della cultura cinese e del sapere trasmesso. Erano spesso dei seguaci del confucianesimo non in forma esclusiva (a volte abbinavano

tendenza che parlare diretto dica di più di ciò che è mediato (scritto), ma non è vero perché tramite il mediato sottolineo che sono ''io'' ad amare te, è più personale, le parole spesso sono banali/ frasi fatte. Il comportamento rituale allora è ciò che distingue l'essere umano dagli animali e dai barbari. Si capisce quanto è importante la cultura per Confucio, è ciò che rende umano. Se un barbaro apprende il rituale diventa pienamente umano. Non è questione di sangue basta conoscere il rituale. L'importanza del mutamento e della pedagogia sta anche in questo: diventare sempre più umano. Punto di vista politico: il governo è quello del sovrano che incarna in sé questi valori, non è possibile che un sovrano sia bravo se non ha incarnato in sé questi riti, il sovrano deve essere quello che Confucio chiama l'uomo di valore: modello per tutti noi, per la coltivazione della morale personale che gli consente di porre ordine nel paese. Cosa vuol dire mettere ordine nel paese? Non attraverso la forza ma attraverso la fascinazione del cerimoniale/ rito: se uno cerca di imporre l'ordine attraverso la forza avrà inevitabilmente un effetto di contrapposizione, l'unico modo per riuscire a far funzionare lo stato è quello che il sovrano sia in primo luogo eticamente irreprensibile e che conosca perfettamente sia diventato tutt'uno con il cerimoniale e impone il suo agire e rispetto, attiri gli esseri umani per il suo agire in un certo modo. Se il sovrano incarna il 仁 muove i sudditi in modo naturale a seguirlo, carisma che attira. 18/11/ 墨子 Mozi Pensatore che si pone agli antipodi di Confucio, proviene da una classe diversa, Confucio era appartenente ai funzionari, Mozi (successivo a C.) proviene dalla classe degli artigiani. Ha un orientamento pragmatico. Si interessava di tecniche difensive della guerra perché pensava che la guerra fosse uno spreco di energie, risorse e vite umane, quindi pensava a difensive migliori per non arrivare allo scontro. Si contrappone a Confucio perché Confucio pensava all'uomo di valore/nobile, Mozi si interessa di costruire una società in termini meritocratici: il più capace deve essere colui che sta più in alto. Si contrapponeva all'eredità delle funzioni, all'uomo nobile. Mozi si contrappone alla tradizione (ciò che viene tramandato), la principio di autorità (diverso da Confucio) sostenendo che ogni discorso va valutato razionalmente e evitando quei complicati rituali e comportamenti che non avevano un utilità pratica. Tutta la gestione della città deve essere basata non sul principio di autorità ma di utilità. Si oppone alle guerre di conquiste e al lusso che è inutile perché nasce da una sperequazione, tutto deve avere uno scopo preciso. Il punto centrare del suo pensiero è l'attenzione per gli altri non sulla base del rapporto padre-figlio (centrale in Confucio) ma sulla base della pura prossimità, chi è più vicino deve essere aiutato, trattato in modo simile con cui uno tratta se stesso. Questa idea è 兼 爱 jianai (ai=amore come in giapponese, ma non è sentimentale, è una sollecitudine universale, vicino alla giustizia e equità). La società va pensata come una macchina in vista di un fine, tutti devono concorrere a far si che la macchina/ stato funzioni bene quindi ci deve essere una gerarchia basata sul merito (prima chi è più capace). Chi è più capace impone la sua linea senza l'uso della forza, è necessario che chi sta sotto segua cosa viene detto dai superiori conformandosi. Il fine in quest'epoca di grandi trasformazioni era evitare il caos, l'unico modo era strutturare una macchina efficiente. Per quale motivo i subalterni devono seguire i superiori? Non c'è idea di tradizione o obbligo morale/sociale come in C. questa idea viene sostituita dal tema dell'interesse/vantaggio personale (LI): se i subalterni hanno coscienza che il superiore è più capace di loro, sanno che se lo seguono avranno un vantaggio personale. Il Li motiva le persone a stare in questa macchina, se ho il caos e sono nell'anarchia sono nel svantaggio perché uno può disturbarmi, se c'è ordine (ordine pensato con vantaggi a ciascuno) io sono più motivato. DAOISMO (''taoismo'') Corrente per capire l'aspetto politico e religioso della Cina del tempo. Nell'epoca di C. e M. c'è una terza strada che rifiuta tanto l'orientamento confuciano quanto l'utilitarismo di mozista. La scuola del daoismo si è formata a partire da alcuni testi importanti, originariamente non è unitaria, a differenza del confucianesimo che si rifà sempre a Confucio, il daoismo è una mescolanza di altre scuole. 庄子 Zhuangzi e 老 子 Laozi sono due autori e anche testi che hanno contribuito a creare questa corrente, hanno delle posizioni diverse, questa diversità è dovuta al fatto che originariamente erano due correnti/ scuole diverse che avevano in comune alcune cose ma altre no, sono state unite solo in epoca Han dagli storici che hanno creato un unica scuola facendo una distinzione al suo interno tra 道家 Daojià (scuola del tao) e 道教 Daojiao

(insegnamento o religione del tao), si diceva che la 到家 daojià è filosofica contemplativa fa riferimento ai due testi precedenti, mentre il 道 教 daojiao fa riferimento alle pratiche e devozione e quindi di livello inferiore rispetto alla scuola. Questa tesi è stata messa in crisi dalle scoperte delle tombe di quell'epoca che han dimostrato che non c'era una distinzione netta e non c'era neanche la concezione di scuola taoista, erano più gruppi di persone orientato più verso 庄子 Zhuangzi o verso 老子 Laozi. Qui possiamo trovare una invenzione della tradizione che non è orientata alla creazione di un'identità nazionale, ma periodicamente nella Cina troveremo momenti in cui vengono formate delle tradizioni, viene creata omogeneità dove non c'era (primo momento di unificazione in epoca Han e poi ancora in epoca Song). Oggi in ogni caso parliamo di daoismo ma dobbiamo ricordare che all'epoca questa parola/ etichetta non esisteva, e son stati mesi dentro i due testi/autori. Il 庄子 Zhuangzi (testo che porta il nome del supposto autore) è scritto in prosa, elegante, complesso e profondo nei concetti, è un testo essoterico (tutte le chiavi di lettura sono presenti già nel testo stesso). È complesso anche perché gli scritti erano strutturati come asticelle di bambù tenuti insieme da corde (书), il pensiero doveva adattarsi a una lunghezza ristretta. In più essendo tenuti insieme solo da 2/3 cordini di bambù potevano essere composti e ricomposti a volontà del lettore (si potevano prendere vari libri/fasci sfilandone alcuni e inserendoli in altro), questo è il motivo per cui questi testi (oggi abbondanti nelle tombe antiche classiche) sono difficile da ricostruire, abbiamo un testo tramandato dalla tradizione ma se vediamo cosa troviamo nelle tombe ci sono variazioni di caratteri e idee e anche aste/ frasi in più non facilmente inseribili nel testo ricevuto o modifiche dell'ordine o cambiamenti nella composizione dei testi. Probabilmente all'epoca non c'era un unico ordine ma poteva cambiare a seconda dell'uso e lettore. Il 庄子 si presenta come una sovrapposizione di edizioni/ relazioni differenti. Scritto probabilmente a più mani, con più pezzi e versioni. Ma è quasi certo che 庄子 come personaggio fosse storico in una Cina all'epoca ancora legata alla cultura sciamanica, questa differenza la avvertiamo fin da subito nel testo: in Confucio non c'è un atmosfera grigia pesante e neanche uno sprizzare di umorismo, nel 庄子 ci sono molti momenti di umorismo, frizzante. L'idea centrale è il fatto che sia necessario ripensare completamente il rapporto tra uomo e cielo. La parola cielo esiste anche in 孔夫子 , indica il mondo nel suo ordinamento, come è stato costruito. Per 庄子 questo rapporto va riconsiderato completamente ed è necessario adottare atteggiamento volutamente contemplativo di NON interferenza rispetto al mondo/cielo perché c'è una tendenza innata nell'essere umano a impicciarsi/ immischiarsi/ sostituirsi all'azione potente del dao/cielo/mondo. Questa tendenza a imporre sempre le proprie azioni per l'umano è l'ostacolo principale per partecipare alla vita del mondo. Se noi umani siamo distaccati dal mondo questa cosa dipende da una nostra tendenza perché tendiamo sempre a imporre le nostre idee e creare una realtà artificiale. Rispetto a questa artificialità dell'uomo bisogna lascia spazio alla naturalità del cielo, del dao. La cosa che rende visibile l'azione dell'uomo costantemente proiettata a interferire con la natura/ mondo è il linguaggio: è il problema centrale perché crea della distinzioni che non esistono nel mondo e crea un intero universo parallelo sulla base del quale noi pensiamo di conoscere la realtà, ma non è così, ci costruiamo una gabbia con le parole e poi ci lamentiamo perché siamo in gabbia senza capire che ce la siamo costruita noi. L'uomo è in una condizione ironica paradossale perché è causa del suo male. In Z viene usato un linguaggio legato all' humor con non sense, paradossi, per capire la distanza tra la realtà e il linguaggio, Z non intende riformare il linguaggio. In Confucio c'è la 正名 zhengming rettificazione dei nomi secondo cui è necessario riportare i nomi al loro significato fondamentale: se chiamiamo una cosa amicizia ma poi non lo è stiamo compiendo un atto di falsità che sconvolge il nostro rapporto con le cose. Se ci abituiamo a usare una parola senza un significato pieno il nostro rapporto con la realtà si incrina. Quindi 孔夫子 dice ''il re sia re, il suddito sia suddito'': il re deve imparare/ deve essere re e il suddito deve imparare e essere suddito, il re non deve essere suddito e il suddito non deve essere re, un re che non fa il re non è re! C. non problematizza il linguaggio in quanto tale, ma l'uso del linguaggio, 庄子 si! 庄子 sostiene che il 道 è incommensurabile rispetto al linguaggio, non è raggiungibile attraverso il linguaggio. Il linguaggio è un ostacolo alla comprensione delle cose quindi la nostra conoscenza (che nel confucianesimo era lenta e progressiva, opera di acquisizione) qui viene smontata, la nostra conoscenza che deriva dal linguaggio è limitata e errata! 庄子 ha considerato al situazione della sua epoca degli stati combattenti in cui c'era uno spregiudicato del linguaggio ad opera dei sofisti: mettevano al servizio la loro abilità dialettica a chi li pagava di più, i trattati che abbiamo dei sofisti dell'epoca erano volti non tanto a comprendere la realtà o pensare dei modi per organizzare lo stato in modo migliore ma erano solo dimostrazioni di abilità verbale-logica per cui qualsiasi cosa poteva venire detta anche la più paradossale e sostenuta e mantenuta. Era un epoca feroce non solo

cielo ha forti poteri perché partecipa all'azione del 道. Ritornando al discorso del Qi, il saggio si è affinato a punto tale che il suo qi è talmente leggera da essere un tutt'uno con il cielo e nuvole, per esempio sa volare dice 庄子, da interpretare in senso letterale o figurato. La potenza del saggio è legata al Qi (flusso/ energia/ soffio vitale). Il saggio è anche un immortale: ci sono tante immagini sugli immortali taoisti che hanno affinato il proprio corpo e spirito e hanno reso il proprio qi sempre più sottile e rarefatto fino a renderlo identico al cielo. Si punta non a una negazione del mondo (come il buddhismo soprattutto indiano, perché il mondo è un illusione), ma si cerca di entrare maggiormente in contatto col mondo, perché il mondo è l'unica dimensione della propria esistenza. 老子 invece secondo la leggenda era un funzionario di Confucio, ma non è vero secondo Anne Cheng. E' una edizione successiva al 庄子 in quanto il 老子 è politico mentre 庄 子 contemplativo. È datato tra II e III sec a.c., mentre è stato trovato un manoscritto del IV a.c., tutte queste scoperte cambiano la visione filologica. Si pensa che sia un libro che rimandasse a una tradizione orale ancora precedente, in quanto si tratta di poesia ritmata (testo pensato per essere imparato a memoria), ha stile semplice ma oscuro perche a differenza del 庄子 non ha nomi propri, infatti 老子 può essere considerato nome proprio ma significa anche l'appellativo di ''vecchio''. Secondo Cheng, che evidenzia alcune istanze del periodo degli stati combattenti per l'egemonia dell'arcipelago, il L. darebbe una ricetta per la risoluzione dei conflitti, rinnegando la violenza (anche se si trattava di un testo politico). Wanghi lo interpreta come un testo di metafisica, filosofia teoretica (II sec d.c. Fine epoca Han, Cina classica). Si dice che prevalentemente è un testo di filosofia politica, e per chi doveva governare si potevano trovare all'interno delle regole di cosmologia. Il 老子 si presenta come l'opposto delle regole confuciane, secondo l'interpretazione di Mozi non agire diventa una ricetta politica. Secondo Cheng la gestione militare era vista sempre come una questione militare, col rischio che questa violenza venga poi riversata sullo stato stesso. Il non agire richiede un governo che non usi la violenza. Metafora: un buon generale usa l'acqua come parametro per disporre il suo esercito (cogliere i punti deboli, l'acqua si adatta). Nel L. l'acqua non è intesa così, ma come un elemento che tende ad andare verso il basso e allo stesso tempo pur essendo debole l'acqua può distruggere anche qualcosa di più forte. In più l'acqua è adatta perché è più simile al 道 che genera sempre le cose e assume forme innumerevoli essendo vicino al nulla e all'elemento femminile (yin conquista lo yang per attrazione , per non agire, non per violenza). In molti passi il 老子 ha un aspetto provocatorio verso i pensatori del tempo: promuove un principio di azione politica flessibile che lascia agire il 道, e quindi un agire nascosto senza lasciare traccia. Il re è colui che si pone nel ruolo più basso, dove devono arrivare tutti, non è più in grado di reggere la situazione solo con la sua forza, il sovrano agisce nel modo più consono per il 道 (il non agire che rifiuta la forza). ''Svuotare i cuori'' viene interpretato in vari modi, il più famoso: non si deve dare occasione al popolo di vedere lo sforzo. Critica del 老子 ai sovrani che governerebbero male i sudditi mostrando tutte le ricchezze e facendo indignare il popolo, facendo nascere e crescere in loro l'invidia. Il re dovrebbe riempire sia le menti che i ventri. Secondo lui lo stato di origine è uno stato in cui l'essere umano si autoregola. Riguardo al 道 : secondo il 庄 子 non se ne può parlare, secondo il 老子 può essere dicibile, ma non è il 道 stesso, vi è una visione per cui quando il 道 viene detto diventa altro e non è più quello eterno. Quindi per 老 子 c'è una dimensione dicibile (trasmissibile), una indicibile (nella sua definizione) e una ancora più indicibile che va al di là della parola indicibile stessa (quest'ultima è la vera dimensione). Nel 老子 quindi il linguaggio è permesso ma è considerato come fonte di inganno. C'è un ritorno ad uno stato primitivo di pura naturalezza e quiete, per comprendere il 道 bisogna tornare a questo stato, i bambini infatti sono i più vicini al 道. Il pensiero cosmologico sono un riferimento all'interpretazione del mondo come movimento del mondo. Si impone una tendenza cosmologica per giustificare il potere politico. Vi erano altre correnti come quella degli studiosi dell'epoca dei combattenti in cui si sviluppa un materialismo che puntava a preservare la salute perchè erano l'estensione del cosmo. 23/11/ Recuperi Sabato 3 e sabato 10 h 10/13 aula 3 老子 Laozi Secondo la leggenda 老子 è un contemporaneo di 孔夫子. Secondo Anne Cheng a giudicare da come è formato il testo 老子 Laozi, sembrerebbe un testo successivo al 庄子. Il 老子 è la parte attiva mentre il 庄

子 è la parte contemplativa. Abbiamo delle discordanze per quanto riguarda la datazione dei due testi una di queste è che il 老子 viene descritto come un saggio che è molto deluso dalle vicende del suo tempo (periodo Zhou) e che decide di scappare dall'impero; prima di andare via gli viene chiesto di scrivere un commentario, lui lo fa e poi non si hanno più notizie. A Guodian è stato trovato un altro manoscritto del 老 子. In Cina, spesso si viene a conoscenza di nuovi testi ritrovati quindi le datazioni sono in continuio mutamento. Potrebbe essere un testo scritto nel 4 secolo a.C. ma che rimandasse a vicende del 2 secolo a.C.. E' facile pensare questo perchè è una poesia ritmata, un testo legato alla tradizione orale, probabilmente scritto per essere imparato a memoria. Lo stile del 老子 è apparentemente semplice ma che in realtà è tanto semplice quanto oscuro. Non sono presenti numerosi nomi propri a differenza del 庄子 in cui compaiono. 老子 può anche essere inteso come il nome proprio di colui che l'ha scritto. Lao vuol dire vecchio ma anche maestro. 老子 è contemporaneamente nome proprio e nome comune. Secondo Anne Cheng il 老子 darebbe una risoluzione politica per l'epoca degli stati combattenti in cui la violenza è uno dei pilastri: tutti gli stati erano in guerra fra di loro per la supremazia. Possiamo comunque affermare che il 老 子 sia un testo politico che però non esclude assolutamente il proprio legame alla filosofia e ai temi trattati da quest'ultima. Vi sono tantissime interpretazioni del 老 子. Uno di coloro che l'hanno interpretato è Wangbi che definisce il 老子 come un testo di filosofia teoretica. Nel manuale di filosofia politica come il Laozi sono presenti anche nozioni di cosmologia politica. Il 老子 è assolutamente contrario al moralismo confuciano e al pensiero di 磨子. Secondo il 老子 non bisogna fare niente, il non agire diventa una ricetta politica che sembra quasi una provocazione. Tutto è legato, secondo Anne Cheng, alla situazione del stati combattenti in cui si era in un momento di guerra costante. Percui, il non fare niente corrisponde a non usare altra violenza. La forza finisce solo per generare altra violenza poichè l'imposizione porta solo a una ribellione. Il non agire politco richiede di pensare a un governo basato sulla non applicazione della violenza. Sunzi utilizzava una metafora simile a quella del 老 子 e diceva che un bravo generale usava il principio dell'acqua per disporre i propri soldati in battaglia; non bisogna collocare le truppe prima dell'avversario e una volta che questo le ha collocate, bisogna sistemare i propri in base agli altri. E' un principio dell'acqua perchè l'acqua si adatta in ogni situazione. Nel 老 子 la metafora dell'acqua è intesa come elemento adattabile e insignificante; l'acqua tende ad andare verso il basso e allo stesso tempo, nonostante l'acqua sia così debole e flessibile, riesce a eliminare tutto. L'acqua è la cosa più simile al 道 ; l'acqua scaturisce costantemente dalla sorgente come il 道 genera costantemente; l'acqua, come il 道 , riesce a prendere qualunque forma, è la cosa più vicina al nulla. L'acqua è definibile come femminile (Yin) che resta nascosto, oscuro, tende verso il basso, conquista lo Yang per attrazione e non per violenza attraverso il non agire. Il 老 子 privilegia l'aspetto femminile rispetto al confucianesimo che invece privilegia la parte maschile. Neanche all'epoca degli stati combattenti il modo di pensare del 老子 era normale ma appariva sempre come un po' provocatorio. Il 老子 sostiene che il non agire significhi non agire direttamente e in modo intenzionale ma piuttosto lasciare agire il 道. E' un agire nascosto, non un non fare nulla; agire senza lasciare traccia. Stabilendo un determinato concetto inevitabilmente si stabilisce anche il suo opposto (eterogenesi dei fini). L'idea che sta alla base del pensiero di 老子 è che noi abbiano sempre davanti dei cicli naturali; sappiamo che una situazione non permane in eterno ma è in mutazione. L'uomo nasce debole, cresce forte e poi diventa debole. La prima e l'ultima debolezza sono completamente diverse. Il saggio è colui che deve porsi nel posto più basso dove tutti per una questione natuale devono arrivare. Un governante che si definisce come forte si pone al di sopra di coloro che devono essere governati. Nel momento in cui, però il governante torna debole non riesc e più a reggere la situazione e crolla. Deve sempre tenersi nella posizione di debolezza in modo da agire allo stesso tempo nel modo più consono. Il 道 allora diventa una forte corrente e l'uomo forte prova a nuotare contro corrente. Il saggio sa che deve porsi in una posizione adatta per arrivare a ciò che si era prefissato grazie alla corrente stessa che lo aiuta. A livello politico il non agire viene tradotto attraverso il rifiuto della forza e dell'aggressione e attraverso degli orientamenti politici

genera l'acqua ma oggi sono solo ipotesi. I due cicli sono molto diversi e avevano un senso e un peso non solo naturalistico ma anche un peso anche dal punto di vista della alchimia interiore (processi interni al'equilibrio che venivano usati per accrescere conoscenza, forza e evenergia vitale che servivano alla ricerca dell'immortalità), avevano un peso anche dal punto di vista politico. La successione delle dinastie, infatti, veniva legata a queste fasi. La dinastia terra doveva per forza essere seguita dalla dinastia metallo o legno a seconda di come si interpretava il ciclo. Ad ogni fase si dava un determinato principio di ispirazione politica, si seguivano norme alimentari, si vestivano con determinati colori, si dovevano avere relazioni fra gli uomini seguendo i riti. Si interpretava la funzione del sovrano a seconda del cosmo e della fase in cui si era. Il re dovev a essere il garante dell'ordine sulla terra e quindi doveva conformarsi con la fase specifica in cui si trovava. Non poteva prendere iniziative personali ma doveva essere coerente alla fase del ciclo. L'universo si regge da sè secondo dei cicli precisi (quelli visti sopra) e se il sovrano voleva che il suo regno fosse in accordo con il cielo doveva seguire con attenzione la fase in cui si trovava a governare. Il meccanismo a cinque è un meccanismo totalizzante ovvero tende ad applicarsi a ogni cosa (politica, tempo atmosferico ecc). Lo 已 经 yijing classico dei mutamenti è un libro molto importante. E' un testo che raccoglie le notazioni degli atti divinatori. Attraverso delle iscrizioni su gusci di tartaruga i divinatori capivano delle predizioni. Successivamente al posto dei gusci vengono usati i bastoncini di achillea e dopo ancora il lancio delle monete. Il passaggio dalle ossa ai bastoncini comporta un passaggio da una mentalità di ritualità di tipo religioso a una mentalità di ritualità di tipo naturalistico. Nella Cina antica non si parla quasi mai di dei e se lo si fa è a livello popolare. La cultura alta era affidata ai funzionari celesti o a funzionari interni (del proprio corpo). Gli dei quindi sono più funzionari che entità che decidono cosa deve accadere. Il passaggio si nota proprio dalla modalità di divinazione (gusci o achillea). La divinazione era usata anche dagli uomini di stato per risolvere molti problemi. Si tratta di un codice basato su due valori linea intera (yang) e linea spezzata (ying) che compongono trigrammi che a loro volta compongono gli esagrammi. Attraverso questo codice binario il testo dispone di una rete di riferimenti più o meno simbolici che servono a classificare come cambia il cosmo. L' 已经 non è un classico taoista. Prima era indipendente poi viene inserito nel canone confuciano. I trigrammi non servono a predire il futuro e non si tratta di magia ma si tratta di figurazioni che provvengono da una visione attenta della realtà e tutti i mutamenti che noi vediamo nella realtà vengono tradotti in un simbolismo grafico. A seconda di come sono collocati, il significato dei trigrammi e degli esagrammi è diverso. essi forniscono una raffigurazione strutturata che implicano che il mondo sia visto in senso simbolico. Il mondo è interpretato attraverso questo linguaggio a sè stante. Tutto risulta portatore di significato. Questa idea del cosmo è basata su una concezione naturalistica di corrispondenza fra macro e micro cosmo. Nel momento in cui il divinatore ottiene un determinato esagramma, questo funziona, attraverso il sistema di corrispondenza, come significante di una determinata situazione che prelude a un cambiamento. Ogni esagramma diventa un senale di una realtà che varia in base alla domanda che viene posta e alla capacità dell'interrogante di porre la domanda e di interpretarne la risposta. Il linguaggio figurativo dato dagli esagrammi non predice il futuro ma ha lo scopo di rendere chi interroga cosciente della struttura dell'evento per cui si fa la domanda. E' un rituale e ha delle regole. Bisogna scegliere attentamente la domanda e una volta che abbiamo ottenuto l'esagramma abbiamo una figurazione che va interpretata e capita. Nella riposta ci saranno immagini e descrizioni e chi ha chiesto la domanda deve meditare sulle immagini in modo da intuire in che senso le immagini sono collegate alla situazione. Facendo ciò non emerge il futuro ma l'infinitesimale ovvero una marea di combinazioni possibili. Il divinatore più bravo non è solo quello che riesce a capire quale sia la situazione a cui si riferisce la risposta ma è fondamentale capire anche come si evolverà. L'elemento infinitesimale è l'elemento più piccolo che ancora non si vede. Ciò che è piccolo è più importante di ciò che è grande poichè non è al suo massimo. Il grande tutti lo possono vedere mentre il piccolo no. L'attenzione per ciò che ancora non si è sviluppato è uno dei cardini della medicina tradizionale cinese. Il senso della medicina cinese è di

agire prima che la malattia si sviluppi in modo da prevenire piuttosto che curare. Il mondo è considerato come un insieme di semi e di qualcosa di invisibile e questo sistema figurativo media fra la dimensione dell'invisibile e quella del visibile. Ciò che è piccolo è più vicino alla sorgente. Il dao è totalmente invisibile. Il dao è ciò che è a monte delle forme concrete e viceversa. Ciò che è a monte è più piccolo ma anche più vicino alla fonte originaria. Quanto più tendiamo al piccolo tanto più noi capiamo ciò che è mistero. 30/11/ MENCIO 孟子 (380-289 a.C.) Durante l'epoca degli stati combattenti in cui visse Mencio, la situazione un declino culturale. Mencio vuole riattualizzare le intuizioni di Confucio. Mencio cerca di continuare la linea di sviluppo del maestro ma deve contemporaneamente accogliere delle tesi degli oppositori. Cerca di capire cosa deve tenere di Confucio e attualizzare questi concetti. Vengono mantenuti il fatto che la natura umana sia perfettibile e l'importanza dei riti (elemento centrale). Mencio è legato in particolare alla classe degli 士 shi, i funzionari letterati coloro che hanno una funzione o un impiego ma sono allo stesso tempo letterati. Lo shi per mencio diviene un ideale di moralità, una figura esemplare esaltata dal punto di vita etico e superiore dal punto di vista etico anche al principe (non dal punto di vista politico!). Il mengzi è un'opera decisamente polemica che usa le parole in modo preciso e adatto ai suoi tempi perchè deve essere in grado di operare in un ambiente molto ostile ovver l'epoca degli stati combattenti. E' anche l'epoca delle 100 scuole: ognuna era contro l'altra. Il criterio per capire se un determinato insegnamento era valido o no è l'efficacia. Solo se un insegnamento era efficace aveva possibilità di resistere al conflitto di idee che si aveva allora. E' un'epoca molto cinica che non vedeva le virtù e la morale come qualcosa di elevato. Mencio doveva difendere i criteri del maestro adattandoli alla mentalità del suo tempo e cercando anche di non stravolgerlo. Un'idea fondamentale è l'idea che il 仁 ren (benevolenza) ovvero un modo efficace di governare, forse il più giusto. E' il modo più efficace di governare perchè il principe che governa secondo il principio di benevolenza sarà amato dal popolo, non dovrà imporsi con la forza ma godrà del sostegno di persone che pensano che quello che lui fa sia per il loro bene. Il consenso del popolo diviene fondamentale, è la chiave di gestione dello stato. Avendo il consenso, lo stato diviene coeso e stabile. Il re che governa con benevolenza e giustizia attira i sudditi e si guadagna la loro lealtà. La via regale si basasul senso di benevolenza mentre la via egemonica si basa sulla forza. A questo punto Mencio usa immagini per spiegare e dare esempi sul fatto che la benevolena sia la via giusta e sono esempi sempre inerenti alla natura: germogli. L'essere umano tende al bene così come l'acqua tende ad andare verso il basso. E' importante che l'essere umano tenda naturalmente e sia predisposto verso il bene. Avere il consenso era importante anche per l'economia e il militare. L'economia degli stati combattenti infatti si basava sulla numerosità della popolazione. Se uno stato aveva molti abitanti era ricco e forte mentre se ne aveva pochi non riusciva a competere con gli altri stati. La benevolenza 仁 è l'unico modo per garantire la numerosità della popolazione. Tutto ciò avveniva perchè le braccia servivano per l'agricoltura quindi più persone si occupavano dei campi e dell'agricoltura, più lo stato era stabile. I sudditi devono comunque rispondere delle loro azioni al cielo 天 e sono legati al cielo con quello che viene definito "mandato dal cielo" 命天. Questo mandato univa il cielo, il sovrano e il popolo. Il cielo da la ropria approvazione al sovrano attraverso il popolo. Se il popolo segue il sovrano vuol dire che egli sta assolvendo al proprio mandato. Se il popolo si ribella significa che il re non è adatto al suo mandato e può e deve essere rovesciato e in seguito sostituito con un sovrano che sappia reggere il mandato che gli è stato dato dal cielo. C'è in Mencio un prevalere della dimensione etica rispetto a quella politica (nonostante la politica sia importante). Il ren è il modo corretto di sostenere la gerarchia, non la democrazia. Si ha una differenziazione sociale abbastanza netta: vi sono coloro che lavorano studiando e coloro che lavorano nei campi. Chi governa è superiore ai sudditi poichè può applicare ciò che ha studiato mentre gli altri lavorando non hanno tempo di studiare. Il ren si basa su una caratteristica dell'essere

diversamente dalla corrente legista, egli sostiene che la forza da sola non basta. Assieme all'umanità usa anche le punizioni. Secondo Xunzi l'uomo e il cielo sono due cose completamente diverse fra loro. Il cielo è soltanto cosmologico e naturale mentre l'uomo, l'etica e la politica non hanno niente a che vedere con il cosmo. L'essere umano è indipendente da cielo e terra ed è la terza potenza cosmica. Ciò significa che l'ordine o il disordine della solcietà dipendono solamente dall'uomo. Il cielo non ha storia, l'essere umano si. Questa posizione lo mette in contrasto con le tendenze che vedono una relazione fra uomo e cosmo. Le cerimonie comunque hanno valore ma questo valore non è in relazione al cielo ma è in relazione all'ordine umano. L'essere umano deve imporre il proprio ordine all'universo. Scoprire come è fatto il cielo diventa inutile. L'ordine 理 li (principio di ordinamento) va assolutamente imposto all'universo. Si punta a creare un ordine laddove questo non esiste. Mentre in Laozi e Zhuangzi l'elemento centrale del suo orientamento è creare una azione politica in accordo con il dao, qui l'unica azione politica deve essere successiva all'imposizione dell'ordine sia umano che naturale. Nonostante si avvicini molto ai legisti c'è una profonda differenza. Il egista creavano una legge severa e tanto più era severa quanto i sudditi avrebbero avuto paura e l'avrebbero rispettata. Xunzi pensa che bisogna recuperare i riti di cui parlava confucio ma in funzione diversa. Per Confucio l'importanza dei riti era legata al fatto che erano formativi all'essere umano e creando l'essere umano si creava un'armonia fra gli essere umani e di conseguenza fra uomo e natura. Xunzi dice che i riti non sono naturali ma sono inventati. Solo attraverso i riti è possibile coltivare la saggezza e raggiungere uno stato di equilibrio. Ci vuole una formazione della società attraverso i riti. A differenza di Mencio che pensava che l'uomo avesse una tendenza naturale verso il bene, Xunzi oensa che l'uomo per natura sia malvagio, che è incline alle passioni e alle brame e che abbia caratteristiche negative dalla nascita. La natura intriseca dell'essere umano 性 è negativa ma si può migliorare questo stato attraverso i riti. Ciò che è buono è ciò che è appreso. In Xunzi l'etica non è fisioologica ma va imposta poichè chi non viene raddrizzato potrebbe creare problemi alla società. L'essere umanodovrebbe aderire a ciò che gli viene imposto perchè gli conviene; gli conviene perchè per lui è conveniente una situazione di ordine nella quale può soddisfare al meglio i propri desideri. Saranno solo i più forti a godere di questo privilegio se nella società vige il caos. In questo contesto deve esserci il buon senso che ci deve spingere a capire che l'anarchia va evitata in tutti i modi. L'ordine anche imperfetto è sempre meglio dell'anarchia. L'ordine è meglio del disordine è un precetto tratto dai moisti. Ciò che è buono è ciò che è ritualizzato, anche un atto animalesco può venire ritualizzato e limato. Il cielo non impone un ordine. L'ordine viene dato solo dal mondo umano e questo rito è cultura. Il carattere di Wei è lo stesso di Wuwei (non azione). La cosa che ci contraddistingue come esseri umani è la cultura, l'insegnamento. L'idea che bisogna forzare la nostra natura verrà ripresa anche da alcuni pensatori successivi. La morale non è basata sul senso di giustizia o umanità ma sul rito e i saggi del passato sono coloro che hanno fabbricato i riti. Lo scopo è di creare un controllo interno, un autocontrollo in modo da essere sicuri che le persone acculturate abbiamo già all'interno di loro stessi il principio dell'ordine. Ci vuole una forma di educazione dall'interno e non dall'alto in modo che i sudditi possano agire attraverso una seconda natura. Uno stato egemonico riesce a soddisfare una parte consistente dei suoi sudditi poichè vi è la capacità di 分 fen ripartire, dividere. Questo principio è fondamentale e sottintende il ripartire le risorse e la ricchezza. Se non si soddisfano i desideri è inevitabile la rivolta. Per risvegliare i desideri bastano i sensi e questi non si possono eliminare. Dobbiamo amministrare saggiamente e dare ai sensi quel tanto che basta per non rischiare la ribellione. I sensi non possono essere distrutti ma incanalati attraverso la ripartizione ed è necessario trovare delle valvole di sfogo. C'è una avversione di Xunzi per 正名 zhengming, la rettificazione dei nomi, la necessità di riportare i termini a ciò che sono. Zhenming è streattamente legata al fen; ripartire significa distiguere nettamente le parole l'una rispetto all'altra. Il saggio è colui che riesce a classificare le situazioni in cui si trova sulla base del rituale, pesando le parole e reagendo adeguatamente alle situazioni. Anche i nomi sono convenzionali,

non sono stati dati dal cielo ma dall'uomo. Il nome è convenzionale ma questo non sminuisce la sua importanza. E' una convenzione che va preservata perchè ci tiene lontani dal caos. 2/12/ BUDDHISMO Il panorama filosofico religioso indiano è completamente diverso da quello cinese. Non c'è tematica politica ed è diverso l'atteggiamento di fronte al mondo: il mondo per i pensatori cinese era l'unica dimensione possibile, non ci si poneva neppure il problema di uscire dal mondo perché magari è corrotto o va cambiato, una sola vita in un solo mondo, nel pensiero indiano c'è una cultura e orientamenti che danno per scontato il fatto che ci siano diverse esistenze, un individuo rinasce varie volte e queste rinascite possono essere viste positivo o negativo, l'idea di tante vite cambia il modo con cui vediamo l'esistenza, le correnti religiose in India risentono tanto di questa idea, pensano che per la salvezza ci sia bisogno di percorrere diverse esistenze, non una sola, il percorso di salvezza è sviluppato lungo un cammino che si immagina quasi eterno, continua all'infinito. Il concetto di salvezza non è mai stato usato per il pensiero classico cinese che parlava più di ordine sociale, educazione, raffinamento dell'individuo ecc.. Qua si parla di salvezza perché il mondo è visto come qualcosa da cui uscire, non sempre, non generalmente, bisogna salvarsi da questo mondo, visione pessimistica. Il mondo prima non è stato mai visto come malvagio e corrotto da cui bisogna uscire, nel pensiero indiano sì. INDUISMO Parola complicata da usare, nell'India attuale ci sono nazionalisti indù che han compattato questo termine per creare un identità culturale, religiosa e politica, ma questo non avvenne in un India pre/post buddhista o buddhista, ma solo nella modernità. In realtà il cosiddetto induismo non esiste, ci sono varie correnti che si rifanno ad alcuni testi chiamati Veda che vengono pensati come parti dell'induismo. In realtà l'Induismo ha almeno 3 orientamenti abbastanza indipendenti tra loro:

  • sentiero sacrificale (karma marga): basato sul sistema dei sacrifici, basato sulla parte dei Veda chiamato Rgveda che fan riferimento ai sacrifici che sono diversi dai riti del confucianesimo perché hanno un potere che non è legato alla formazione e umanizzazione dell'essere umano (Confucio), è un efficacia cosmica! Non tanto legata all'essere umano che in questo panorama indiano ha un peso un po' inferiore rispetto a quello cinese. Con questi sacrifici il sacerdote (che presiede ai sacrifici) chiamato brahnmano, attraverso la sua conoscenza del sacrificio stesso (che deve essere molto approfondita e articolata, difficile da apprendere, solo lui può avere questa conoscenza) il sacrificio ha un azione che incide sull'intero universo. Il potere del brahmano è enorme e su di lui grava un enorme responsabilità, se sbaglia lo sbaglio ha effetto cosmico. Infatti quando ci sono eventi drammatici si pensa che il brahmano ha sbagliato il sacrificio. Karma = azione (in questo caso sacrificale). La potenza di questo sacrificio si basa sul fatto che attraverso questi sacrifici sia possibile far rinascere nella terra dei padri i propri defunti. Ma i sacrifici sono costosi, non tutte le famiglie possono permetterseli. Sono i brahmani che vengono pagati, hanno un potere che va anche oltre la morte. Il sacrificio però non è rivolto agli Dei! Ha potere indipendente da Loro, quindi è un potere ancora maggiore. Ma questo sentiero non era considerato soddisfacente quindi a un certo punto all'interno degli stessi brahmani tra 800-500 a.c. Cominciano a sorgere altri percorsi più spirituali che faranno capo al così detto jnana marga.  sentiero della conoscenza (jnana ''iana'' marga): si basa sul gruppo di testi Upanisad (upanishad) in cui vi sono i brahman che han perso la fiducia nel pensiero precedente e creano un nuovo sentiero di salvezza. C'è una dimensione permanente immutevole del mondo e impermanente al mondo (fenomenico). Ciò che è mutevole deve essere fuggito ed è considerato negativo (non era così in Cina), ciò che è immutevole deve essere ricercato. A livello cosmico c'è il Brahman: ciò che non cambia mai nonostante tutti i cambiamenti, è impersonale, universale, generale, è il principio permanente universale. A livello individuale c'è l'Atman: è l'anima individuale , il principio permanente individuale, l'anima rimane la stessa anche dopo la morte. L'Atman è parte del Brahman, la dimensione individuale deve riconoscere di essere parte della totalità. Ma per fare questo cammino è necessario considerare che il mondo dei fenomeni è impermanente e quindi fonte di sofferenza perché noi pensiamo che le cose che abbiamo attorno a noi le abbiamo sempre

sola ma ci sono molte cause concatenate (concause). Samudhya è una catena di 12 cause ciascuna delle quali si chiama NIDANA. Questa concatenazione causale si chiama PRATITYASAMUTPADA. Le cause sono importanti perché se si capiscono si sa come agire. Queste cause determinano il KARMAN: la legge causale per la quale questo sistema di cause determina la nostra esistenza. I nostri destini non sono nelle mani degli dei o Brahmani ma sono dipendenti dalla legge del karman finché noi non decidiamo di fare qualcosa. La legge del karman non possiamo controllarla direttamente perché non abbiamo deciso noi la nostra situazione e quindi la nostra sofferenza, non ne siamo responsabili, ma questo non ci assolve da tutto perché siamo responsabili da ciò che facciamo da adesso in poi. Ma la legge del karman è diversa dal fatalismo per cui non si può più far niente. Qua io posso incidere sul mio destino. Il passato e presente non dipendono da noi ma il futuro sì. È un meccanismo infernale autosufficiente che si muove in modo automatico, copre tutte le dimensioni del tempo, copre la vita e la morte ma può essere sconfitto. Quello che alimenta la legge del karma è il pratityasamutpada che è una catena di cause etiche e intellettuali, se queste sono negative portano alla rinascita, se queste cause vengono rotte e cambiate si arriva alla salvezza. Si parla di:  SAMSARA: mondo della sofferenza che continua a ripetersi in cui ci troviamo, è questa vita  NIRVANA: la rottura di questo ciclo costante, liberazione dalla sofferenza, non si rinasce più e ci si trova in pace e si può riposare. Le cause sono: ignoranza – conformazione – nome – forma- 6 sensi – contatto – sensazione – desiderio – attaccamento – vecchiaia – morte (e poi ricomincia con l'ignoranza, ogni causa causa quella dopo, rapporto causa-effetto). Se la catena continua c'è un accumulo di karma negativo che determina una rinascita. Come si interviene? La maggior parte delle cause non possono interrompersi, come la nascita, vecchiaia e morte o i 5 sensi e contatto, finché vivremo saremmo condannati a questo. L'anello debole della catena è la causa della IGNORANZA. Se io CONOSCO si interrompe il samsara. Ma nel samsara cosa rinasce se non c'è l'Atman? Rinasce una specie di flusso/ onda causale, che non è ''noi'', quando moriamo non avremo un anima uguale a se stessa che trasmigra in un altro corpo, ma è come se lanciamo un sasso (anima) nello stagno che crea delle onde, queste onde determinano una nuova esistenza. Discorso di Buddha sulla vita e la morte: uno gli chiede ''c'è vita dopo la morte o non c'è niente?'' Buddha risponde con il SILENZIO e dopo dice che se avesse detto che c'era la vita dopo la morte quello avrebbe pensato di rinascere e avrebbe rimesso in moto un meccanismo di brama che non spezza il samsara, mentre deve dirigersi verso la salvezza, se invece avesse detto che non c'era niente si sarebbe staccato dal percorso per ottenere la salvezza perché si sarebbe scoraggiato. Col silenzio vuol dire che non bisogna pensare al dopo ma dedicarsi alla pratica presente. La conoscenza quindi non è fine a se stessa ma aiuta a sciogliere la sofferenza, mentre l'ignoranza è il fattore scatenante. Ma ignorare cosa? Conoscere cosa? Intende ignorare il contenuto per esempio delle verità di Buddha in particolare il fatto che la vita è sofferenza, se si continua a essere convinti che la vita è bella questa condizione di ignoranza fa sì che non ci impegneremo per il cammino di salvezza. Bisogna capire che l'intera esistenza è sofferenza! Molti buddhisti e Buddha stesso a un certo punto della loro vita aprono gli occhi sulla realtà e si accorgono che è tutto un inganno. Da lì comincia un meccanismo di presa di coscienza sempre maggiore e un cammino di ricerca dell'uscita dalla sofferenza. Solo capendo la transitorietà/ impermanenza (ANITYA) della esistenza capiamo i meccanismi attraverso cui la legge del karma opera su di noi e quindi riusciamo a rendercene indipendenti. IMPERMANENZA: non solo tutte le cose non rimangono come le conosciamo ma decadono o si modificano, ma anche noi stessi invecchiamo e moriamo, abbiamo l'illusione di essere un unità, un tutt'uno con noi stessi e che ci sia in noi una dimensione immortale che rimane immutabile in noi in tutta la vita, in realtà secondo Buddha non è così! Non esiste un sé permanente. Significa quindi che non c'è niente (nichilismo)? Buddha rifiuta il sentiero Upanisa e Vedico (eternità) ma si pone in una condizione mediana. Non dice che c'è qualcosa di permanente ma neanche che non c'è. Stesso tema della vita e della morte e del silenzio. Quando si arriva a pensare a fenomeni trascendenti è una situazione pericolosa e fuorviante. Sia ETERNALISMO che NICHILISMO sono legate al desiderio, l'eternalismo perché c'è la speranza che ci sia qualcosa, il nichilismo perché crea scoraggiamento e la delusione del desiderio. Per Buddha è molto importante la PRATICA più che la teoria, dobbiamo sapere ma neanche troppo perché così diventa controproducente, Buddha fa l'esempio di uno a cui viene scagliata una freccia e prima di togliersela vuole sapere come chi e quando gliel'han scagliata, il medico (Buddha) dice che prima ci si salva e poi si pensa al resto. La preoccupazione per la pratica e pedagogia per Buddha

sono molto presenti. L'IO/ ANIMA è un composto, non è un originario unito fin dall'inizio. L'anima è composta da 5 aggregati (SKANDHA) di 2 tipi diversi:  4 sono legati a RUPA che è la forma e materia fisica costituita dai 4 elementi (DHATU) terra acqua fuoco e aria  1 è un fattore psichico NAMAN che mette insieme tutto ciò che è legato alla psiche (disposizione conativa cioè che mi riconosco sempre come uguale, ragione, idee, sensazioni, sentimenti..). 3/12/ L'insegnamento del Buddha non era specifico nell'insegnamento dell'io ma si poneva in una posizione di equidistanza dal nichilismo. L'io e il sé non sono originari ma sono un composto di cinque aggregati di tipo sia fisico che psichico. L'io è tenuto insieme da una componente psichica che nel momento in cui arriva la morte si disperde. E' una vera e propria illusione, nulla rimane ma è tutto un'insieme di elementi. Non c'è nessuna sostanza dietro l'io, non vi è una sostanza che esiste aldilà dell'io. Dal punto di vista dei buddisti sorge l'illusione perché c'è una specie di avidità, di attaccamento a noi stessi e quindi all'io. E' l'attaccamento che genera l'illusione che esista l'io, è una convenzione meschina che ci spinge a pensare che siamo qualcosa aldilà dei pensieri, delle percezioni ecc. Abbiamo il desiderio di controllare, possedere le cose e anche un'ignoranza (di non sapere che dietro l'io non c'è niente). Tutti questi elementi generano paura poiché abbiamo il terrore di perdere qualcosa e il pensare che dietro l'io non c'è niente ci impedisce di vedere che la coscienza è un prodotto non l'origine. La coscienza quindi non può rinascere perché non è qualcosa di permanente. Questo atteggiamento rispetto all'io è un atteggiamento troppo importante e lo differenziano dalle correnti incluse nell'induismo. Il buddismo si contrappone ai sentieri della conoscenza che fanno riferimento all'anima (atmavada). Il buddismo è anatmavada ovvero non si appoggia all'anima. Nella mentalità indiana non c'è un inizio e una fine assoluti ma ci sono i kalpa, cicli cosmici. La conoscenza è legata strettamente a un problema pratico. L'io è il punto cardine del discorso buddista. Quando si dice che Buddha non è nichilista ne ritiene che non sia corretto pensare che non ci sia niente. L'illusione non è esattamente qualcosa non è però neanche esattamente il nulla. Le illusioni hanno influenza su di noi proprio perché non sono ne l'una ne l'altra cosa e determinano la vita e la morte, la felicità e l'infelicità delle persone. Le illusioni non corrispondono a una realtà storica, fisica e psicologica ma sono montature che muovono la gente. E' per questo che le illusioni sono potentissime e non sono una realtà epistemica (verità che vede le cose dall'alto come un'ipotetica divinità che vede le cose così come stanno) ma è una verità situazionale, legata a una prospettiva. Il nostro modo di confrontarci con le cose non può essere semplicemente messo da parte come se il nostro sguardo non fosse influente su quello che guardiamo. Dato che il nostro sguardo è sempre coinvolto, la verità di tipo epistemico è un'altra illusione. Il nirvana non è un qualcosa di negativo (anche se è negativo il modo), non vuol dire uccidersi perché uccidersi si basa sempre sui principi dell'io. Finché non si scardina l'idea di fare qualcosa per se stessi, non si eliminerà il negativo. Il nirvana non è scappare ma è affrontare le illusioni, comprenderle in modo da non rimanere vittime delle stesse illusioni. Suicidarsi è aumentare il problema, creare tanta sofferenza anche a quell'essere che poi rinascerà da questo atto. Non è l'anima che si reincarna ma è un individuo (sempre illusione) e tutti gli atti che questo individuo ha creato danno origine a un altro individuo. Quello che viene richiesto è quindi un atto di responsabilità non di salvataggio. Le illusioni fanno male anche all'insieme di forze che chiamiamo io non solo agli altri. Dal punto di vista buddista non esiste un io senza dolore, non vi è pace. La disperazione è talmente forte che non si pensa più neanche alle convenienze. In casi come questo emerge la percezione che tutto il meccanismo sia un'illusione. La liberazione dalla sofferenza (nirodha) è la terza grande verità. La quarta è il come questo avviene. Non ci si libera con il lassismo totale (perdita totale di desiderio di comprendere la realtà) ne con l'atteggiamento opposto. Se si perde questo desiderio e si fa quello che si vuole si genera ulteriore sofferenza che a loro volta generano altre illusioni. Il problema non si risolve neanche col rigorismo, con l'applicazione rigida della moralità e delle pratiche ascetiche. Non è sempre positivo dedicarsi a tutto tondo a risolvere il problema perché l'io si può impossessare anche di questi percorsi. L'ascetismo nasconde l'individualismo e il narcisismo. Un santo o uno che all'apparenza non si concede nessun piacere o deviazione rispetto alla regola (rigorismo) è un io camuffato dal non io. In realtà, quindi, l'io continua a dirigere il gioco. Ecco che allora il cammino della liberazione (marga) non può essere ne l'ascetismo, ne il rigorismo, ne il narcisismo. Il sentiero che porta al risveglio (non illuminazione)

commentari come per esempio l'idea che la transitorietà sia una questione legata al composto ma non ai mattoncini che compongono il composto. 7/12/ Recupero sabato 10 aula 39 Un aspetto che distingue mahayana dal buddismo antico è la possibilità di diventare Buddha (ognuno di noi dentro di sé viene considerato avere un germe di essenza di Buddha che basta attualizzare per poterlo comprendere in pieno). La differenza fra Arhat e Bodhisattva sono due ideali di salvezza che sono stati collegati il primo al buddismo hinayana e il secondo al mahayana. Una distinzione del genere in realtà non esisteva anche se nel mahayana il Bodhissatva assumeva una importanza maggiore. Vi sono dei testi che sono tipicamente mahayana. Lo Yogacara è una corrente che sottolinea l'importanza della mente e delle idee nel meccanismo del risveglio; i testi di questa corrente vengono chiamati vijñapti matra. Poi vi sono tutti i sutra che parlano della nozione di Tathagata garbha (Tathagata=buddha come entità dell'universo, garbha=utero). Altri due testi importanti per il buddismo dell'Asia orientale sono: il sutra del loto e il sutra della ghirlanda. Il primo ha un grosso impatto in Cina e Giappone, il secondo crea una corrente che prima di sviluppa in Cina e poi viene trasportata in Giappone. I sutra della terra pura avranno una forte importanza per il buddismo cinese ma in particolar modo giapponese. Tutti questi sutra si sviluppano in un contesto strettamente mahayaha. Alcuni monaci erano interessati a testi di area mahayana ma anche a tesi non mahayana. La distinzione fra mahayana e non mahayana si è sviluppata solo in maniera limitata e sfumata. Non vi è stata una vera e propria spaccatura. Non è neanche giusto dire che la corrente mahayana sia più aperta ai laici o ai testi (meno ai laici che ai testi) nonostante fosse più rivoluzionaria. La letteratura Prajñaparamita sutra si basa sulla questione dei dhatu (ed è tipicamente mahayana) nonostante ci fosse anche qualcuno del buddismo antico che la pensava alla stessa maniera. Nell'ambito della letteratura della sapienza perfetta si rende centrale l'idea che l'attaccamento non si elimina pensando che tutte le cose sono transitorie perché pensando questo si continua a pensare che questa idea sia permanente; invece, la letteratura della perfezione della sapienza e in particolare da Nagarjuna e dalla sua scuola Madhyamika sostengono che se si crede che tutte le cose siano transitorie e credo fermamente nella mia idea, rischio di attaccarmi all'idea che ci sia un percorso puro che tutti devono seguire, rischio di attaccarmi alla "verità" che diventa ideologia. Per evitare di andare in questa direzione si sviluppano gli approcci della letteratura della sapienza perfetta e di Nagarjuna. Si pensa che l'ascetismo sia controproducente perché l'asceta si attacca all'idea di riuscire a rinunciare. Rinunciando si pensa di prendere distanza dalle cose ma di sicuro non si prende distanza da se stessi. Bisogna fare in modo di non cadere nell'egoismo. La sapienza non basta più (pur non essendo negativa), serve una sapienza perfetta. E' un problema credere nell'esistenza delle cose (sostanzialità) perché ci si attacca ma è anche un problema credere il contrario (vacuità=Śunyata). Chi crede nella vacuità crede di essere a posto, si ritiene giustificato nell'avere un certo atteggiamento di superiorità verso gli altri. Il problema, in sostanza, sta nel credere. Non è un problema del contenuto in cui si crede ma è un problema l'atteggiamento che noi abbiamo rispetto alle idee in cui crediamo. Nagarjuna cerca così di avere un approccio in modo tale da superare sia la sostanzialità che la vacuità. La prima di supera con la vacuità, la seconda si supera con la Śunyata Śunyata (vacuità della vacuità). Questa è la vera vacuità poiché non è una posizione che io assumo rispetto ad altre posizioni, per raggiungere la perfezione della sapienza è necessario liberarsi anche della vacuità stessa (in modo da non attaccarsi anche a questa). L'Upaya kauśalya è il fatto che la comprensione delle cose debba passare attraverso un processo di individualizzazione. Non esiste un unico livello di verità che tutti devono arrivare a capire ma c'è piuttosto una gradualità fondamentale. Sono i trucchetti che vengono messi in campo in modo da aiutare quelli che sono a un livello inferiore di comprensione e portarli a un livello superiore. Sono delle illusioni ma servono per aiutare il praticante o fedele. Nel sutra del loto il Buddha spiega cosa intende e racconta una parabola. Attraverso questa parabola si spiega che il "risvegliato" dice una cosa non vera che serve semplicemente a smuovere una persona dalla sua posizione di conoscenza. Il rapporto fra verità e errore è sottile. Non c'è solo il nero e il bianco ma c'è anche il grigio che sono simbolo della gradualità del cammino della conoscenza. Alle spalle si ha un'idea diversa rispetto al tema della verità. Questa idea viene definita "idea della duplice verità"; questo vuol dire che abbiamo una verità convenzionale e una verità ultima (non sono verità assoluta e relativa). La verità convenzionale ha valore come convenzione e non ha valore in senso

generale ma serve per elevare le persone a un livello maggiore. La verità ultima è una verità contraria alla convenzionale, una verità con la v maiuscola. Si pone al di là del linguaggio. Nagarjuna punta a smascherare tutte le posizioni mostrando come tutte queste posizioni non possono essere considerate come verità ultima. Per smascherare tutte le posizioni non serve necessariamente avere delle posizioni rispetto alla posizione criticata. Bisogna prendere solo i termini usati in una determinata posizione e dimostrare che sono dei ragionamenti che non stanno in piedi. a dialettica (confronto verbale) di Nagarjuna non ha una posizione ma vive parassiticamente delle posizioni degli altri e ha lo scopo di dimostrare che le altre posizioni non sono giuste. Non ha idee da difendere, neanche l'idea che non esistono verità. Nega anche le posizioni buddiste. C'è anche una parte che fa riferimento a una parte contemplativa, una parte in cui non si deve dimostrare o sostenere qualcosa ma loda la sapienza. E' un approccio diverso da quello di prima; prima era logico ora vi è un atteggiamento emozionale, emotivo. Da un lato Nagarjuna filosofo usa il linguaggio per smontare le definizioni; dall'altro il Nagarjuna poeta usa il linguaggio in forma poetica, espressiva di un sentimento. Non esiste quindi solo un tipo di linguaggio ma esiste anche il linguaggio come elemento performativo. Si sottolinea che a essere vacuo non è soltanto l'io ma l'idea stessa di vacuità. Non c'è solo la vacuità dell'io ma anche la vacuità del dharma (dharma śunyata). Anche l'insegnamento buddista è una verità convenzionale che serve per liberarsi dall'illusione. La prassi diventa centrale più delle teorie. 9/12/ Idea di duplice verità quindi ha un aspetto convenzionale (samvrtti satya) e un aspetto ultimo (paramartha satya). La realtà così come la vediamo tutti i giorni, di cui riusciamo a parlare, quella che si trova anche nei testi buddhisti, tutto questo rientra nella verità convenzionale che ''ricopre internamente la natura del reale e lo fa apparire diversamente'', ma questa verità convenzionale comprende anche la legge/dottrina buddhista come l'interdipendenza della cose, l'insorgere condizionato.. La verità ultima coincide con la conoscenza del reale così com'è senza la mediazione di nulla, del pensiero, parole, immagini, questa realtà è però inesprimibile, impensabile. Colleghiamo queste due dimensioni della verità al discorso sull'upaya (trucchi che consentono a chi non è risvegliato a progredire sulla strada del risveglio). Che rapporto c'è tra samsara e nirvana da questo punto di vista? Per Nagarjuna samsara e nirvana sono la stessa cosa, passo ''non c'è nulla che distingua il samsara dal nirvana, non c'è nulla che distingua il n dal s, l più lontano limite del n è anche il limite più estremo del s'', tanto il samsara quanto il nirvana sono soltanto dei nomi e convenzioni, non bisogna affidarsi ciecamente a questa distinzione, se diciamo che dobbiamo liberarci dal samsara creerebbe problemi perché accenderebbe il desiderio e attiverebbe un atteggiamento fanatico, all'inizio ci sta che siamo desiderosi di liberarci ma man mano ci si accorge che questa sofferenza è legata all'idea stessa di io, man mano che ci si libera di io l'idea stessa di sofferenza diventa un illusione. Dal punto di vista della verità ultima è la stessa cosa: s e n sono la stessa cosa, non ci sono distinzioni nella verità ultima, si può dire che tutto è nirvana o che tutto è samsara, è tutto uguale! Con la verità ultima non esiste neanche l'idea dell'esistere e non esistere, non si può neanche pensare alla salvezza. Il bodhisattva è colui che compie un cammino di risveglio/ salvezza, ma arrivato sulla soglia del Nirvana, sta per entrare e decide che non può semplicemente entrarci lasciando l'oceano di sofferenza che si è già lasciato alle spalle, capisce che la salvezza può avvenire solo quando anche gli altri esseri si salvano dalla sofferenza. C'è un passaggio legato alla stessa idea di comprensione profonda/ sapienza relativa all'io individuale. Il b capisce di non essere davvero esistente, il suo io è convenzionale. Allora la scelta più logica sarebbe dire ''la sofferenza è solo un illusione se l'io non esiste, allora facciamo scomparire l'io e entriamo nel nirvana'' ma questa è solo metà di cosa bisogna fare, in realtà c'è ancora tanta sofferenza, per venire in contro a questa sofferenza il b posticipa volontariamente la sua entrata nel nirvana e dice ''faccio voto di non entrare nel nirvana fino a quando tutti gli altri esseri senzienti saranno ugualmente risvegliati'', mantiene consenziente l'illusione dell'io, ritorna nel mondo per aiutare glia altri esseri. Non bisogna usare solo la SAPIENZA prajna ma anche la COMPASSIONE karuna, sapienza senza compassione non esiste, sono due facce della stessa medaglia, senza compassione la sapienza è intellettualismo, senza sapienza la compassione è sentimentalismo. Quindi per il b ritornare nel mondo della sofferenza non significa che l'illusione sia totalmente zero, l'illusione ha una sua realtà, non è una verità ultima ma è convenzionale, la stessa legge buddhista nella misura in cui è testi, parole, pensieri anche essa è una illusione/ verità convenzionale ma ciò non vuol dire che non serve a niente. Nel nostro modo di pensare le cose legata a secoli di cultura e teologia siamo abituati a pensare