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Riassunto del capitolo richiesto dalla professoressa Lucchetti di Codifica e decodifica- Hall
Tipologia: Sintesi del corso
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Il processo della comunicazione è stato concettualizzato tradizionalmente come un circuito chiuso, sebbene questo modello sia stato criticato per la sua linearità (emittente-messaggio-destinatario), in realtà è un'articolazione di momenti tra loro collegati ma ben distinti: produzione, circolazione, distribuzione e riproduzione. L'oggetto di queste pratiche sono i significati e i messaggi , organizzati attraverso l'operazione di codifica all'interno di un discorso, tramite cui avviene la circolazione del messaggio e la sua distribuzione a diversi tipi di pubblico. Per essere completo il discorso, una volta realizzato deve essere tradotto (trasformato) in pratiche sociali. I momenti sono necessari tra loro nell'insieme, ma nessuno garantisce quello successivo, per cui un messaggio codificato non è detto che venga decodificato e quindi il prodotto consumato. La forma del discorso ha una posizione privilegiata nello scambio comunicativo poiché è la forma in cui l’evento appare nel suo passaggio fra la fonte e il ricettore e i momenti di codifica e decodifica sono determinanti. Il processo comunicativo televisivo viene articolato in vari momenti: -Viene richiesto alle strutture istituzionali televisive di produrre un programma -La produzione costruisce il messaggio. Si può dire che il circuito cominci da qui, ma in realtà il processo produttivo ha un suo aspetto discorsivo poiché è inserito in una cornice di idee e significati che permettono la produzione del discorso e, nonostante siano questi elementi a dar vita al discorso, gli argomenti derivano da altre fonti discorsive all’interno di una struttura socioculturale e politica più ampia. Quindi il pubblico è sia la fonte che il ricettore del messaggio televisivo e, i momenti di produzione e ricezione del messaggio non sono identici, ma in relazione. Le strutture televisive per produrre messaggi sotto forma di discorso dotato di senso devono codificare il messaggio con le regole discorsive del linguaggio. A questo punto, in un secondo momento il messaggio, percepito come discorso, viene decodificato, ed è proprio in questo momento che si ha l’effetto: la persuasione. I codici di codifica e decodifica possono però non essere simmetrici, questo dipende dal grado di relazioni stabilitosi tra le posizioni di codificatore-produttore e decodificatore-ricettore. Questo squilibrio da luogo alle incomprensioni e ai fraintendimenti. Il segno televisivo è complesso poiché esso è costituito dalla combinazione di due tipi di discorso, visivo e uditivo; si tratta di un segno iconico perché possiede alcune delle proprietà della cosa rappresentata. Quindi, dal momento che il discorso visivo traduce un mondo a tre dimensioni in piani bidimensionali, non può essere il referente. La realtà esiste al di fuori del linguaggio, ma è sempre mediata attraverso esso. I segni iconici sono perciò segni codificati, anche se in questo caso i codici funzionano in maniera diversa da quelli degli altri segni. Alcuni codici possono essere così diffusi in determinate comunità linguistiche o culture, da non sembrare più costruiti, ma sembrano esistere naturalmente. Come i segni visuali semplici che sembrano aver raggiunto una quasi universalità; ciò non significa che non ci sia stato l’intervento di un codice, ma solo che i codici sono stati profondamente naturalizzati , cioè nascondono le pratiche di codificazione utilizzate, ma questa apparenza non è altro che il risultato del grado di familiarità che si sviluppa tra la fase della codifica e quella della decodifica. Ciò porta a pensare che il segno visivo di mucca, sia in realtà (e non rappresenti) l’animale mucca. In realtà le varie rappresentazioni dell’animale sono segni arbitrari a livelli diversi rispetto al concetto che rappresentano. Questo rapporto, tra referente e segno arbitrario, non è un rapporto della natura, ma delle convenzioni, ciò richiede quindi il sostegno di codici. I segni iconici si presentano ad essere letti come “naturali” sia perché i codici visivi sono più diffusi, sia perché questo tipo di segno è meno arbitrario di quello linguistico. Questo porta a risolvere la confusione fra denotazione e connotazione in linguistica: -la denotazione (significato letterale di un segno) è spesso confusa con la trascrizione letterale della realtà nel linguaggio; quindi, come un segno naturale prodotto senza l’intervento di un codice; -la connotazione è utilizzata per indicare significati associativi meno fissi, più convenzionali e trasformabili, che variano da un’istanza all’altra e devono dipendere dall’intervento di codici. La distinzione è analitica e non deve essere confusa con la distinzione del mondo reale. Nella
maggior parte dei discorsi i segni mescolano sia gli aspetti denotativi che connotativi, raramente un segno nel discorso significa solo il proprio significato letterale. A livello connotativo i segni sembrano acquisire il loro valore ideologico, con discorsi e significati più ampi, perché qui i significati non sono fissati dalla percezione naturale e possono essere sfruttati al massimo. È a questo livello che si vede l’intervento di ideologie. A livello denotativo il significato di un segno è fissato dal momento che è così naturale e universale. Quindi è al livello della connotazione che i segni già codificati si intersecano con i profondi codici semantici di una cultura. Questi codici sono i mezzi attraverso i quali il potere e l’ideologia esprimono significati e che collegano i segni con le mappe di significato con cui viene classificata qualunque cultura. I livelli connotativi dei significati sono in stretta comunicazione con la cultura, la conoscenza e la storia. I codici connotativi non sono non sono uguali fra loro, qualunque società tende ad imporre le sue classificazioni del mondo. Queste costituiscono un ordine culturale dominante. Le diverse aree della vita sociale sembrano essere mappate intorno a campi discorsivi organizzati in significati dominanti o preferiti, perché esiste una struttura di letture preferite che hanno un ordine ideologico intrinseco. Il processo comunicativo consiste in regole performative che cercano di promuovere un campo semantico rispetto all’altro e di condurre gli elementi dentro o fuori dai loro quadri di significato appropriati. Questo processo dei significati dominanti rende plausibile una decodificazione dell’evento nei limiti delle definizioni dominanti. La questione del fraintendimento nasce dalla nozione di capacità soggettiva, come se il referente di un discorso televisivo sia un fatto oggettivo mentre invece il livello interpretativo sia una faccenda individuale. I produttori televisivi che scoprono che i loro messaggi non riescono a passare si preoccupano che il pubblico non riesca ad assumere il significato nel modo in cui loro volevano e che gli spettatori non stanno agendo all’interno del codice dominante o preferito e perciò la comunicazione non è trasparente. Dal momento che non esiste alcuna corrispondenza necessaria fra la codifica e la decodifica , la prima può cercare di indirizzare la seconda ma non la può garantire, attraverso dei limiti e dei parametri, altrimenti il pubblico potrebbe leggere quello che vuole. Questa corrispondenza non è naturale, ma è il prodotto di un’articolazione fra due momenti distinti; bisogna pensare alle diverse articolazioni in cui codifica e decodifica possono essere combinate. Si pone un’analisi ipotetica di alcune possibili posizioni di decodifica, per evidenziare il punto di non necessaria corrispondenza. - La prima è quella della posizione dominante egemonica. Quando uno spettatore assume un significato per mezzo di un notiziario e lo decodifica utilizzando il codice di riferimento con cui è stato codificato, lo spettatore sta operando all’interno del codice dominante, così la è comunicazione trasparente. All’interno si può distinguere la posizione prodotta dal codice professionale che è la posizione che il professionista dei media assume quando codifica un messaggio che è già stato dotato di senso dal mondo esterno. Questo codice applica modifiche e criteri propri soprattutto tecnico-pratiche ma opera all’interno del codice dominante. Ma questi codici professionali sono solo una distorsione coperta che serve a riprodurre le definizioni egemoniche verso l’interpretazione dominante. - La seconda posizione è il codice negoziato. La decodifica qui presuppone una combinazione di elementi adattivi e opposizionali, riconosce la legittimità delle definizioni egemoniche ma a livello più ristretto crea le proprie regole di base e opera con le eccezioni alle regole. Concede la posizione privilegiata alle definizioni dominanti ma si riserva il diritto di contrattare l’applicazione alle condizioni locali. I codici negoziati operano attraverso le logiche particolari, sostenute da una posizione diseguale coi discorsi e le logiche del potere. Quindi le incomprensioni nascono dalle contraddizioni tra codifiche egemonico-dominanti e decodifiche corporative-negoziate. Queste mancate corrispondenze inducono le élite e i professionisti a parlare di insuccesso comunicativo. - La terza posizione è quella del codice opposizionale. È possibile che uno spettatore capisca perfettamente sia a livello letterale che connotativo il discorso, ma decodifica il messaggio in modo completamente opposto, scompone il messaggio nel codice preferito e lo ricompone entro una cornice alternativa.