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Riassunto Cognizione ed empatia nell'autismo - Simon Baron-Cohen, Sintesi del corso di Pedagogia

Riassunto del libro cognizione ed empatia nell'autismo, sintomi principali dei disturbi dello spettro autistico, in particolare tratteremo dell'autismo classico e sindrome di Asperger, teoria dell'empatia-sistematizzazione (E-S) nell'autismo, teoria della cecità mentale: i suoi punti di forza e i suoi limiti, teoria dell'E-S in relazione a quella del "cervello maschile estremo", la mente autistica ricerca la verità.

Tipologia: Sintesi del corso

2015/2016
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EricaDePrisco
EricaDePrisco 🇮🇹

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Cognizione ed empatia nell’autismo
L’autismo infantile è un grave disturbo dello sviluppo che interessa circa 4 bambini su 10.000, ed il
principale sintomo che si può riscontrare è il deficit della comunicazione verbale e non verbale e
consiste in una grave compromissione della capacità di comprendere l’ambiente sociale ed
interagire con esso, indipendentemente dal quoziente intellettivo del soggetto.
L’autismo può presentarsi anche associato ad altri sintomi, come , ad esempio, il ritardo mentale,
isole di abilità e bisogno di invariabilità. Il sintomo principale consiste comunque nell’incapacità di
sviluppare relazioni sociali normali.
Ai bambini con autismo risulta imprevedibile e incomprensibile persino il contesto sociale a loro
più vicino, inoltre è noto che i bambini con autismo oltre ai deficit sociali presentano enormi
difficoltà con il gioco di finzione, una possibilità per spiegare questa difficoltà sta nell’ipotizzare
che i bambini autistici siano privi di una teoria della mente, ossia la capacità di attribuire stati
mentali a se stessi e agli altri.
Cap.1
Metodo
E’ stato condotto uno studio a cui hanno preso parte 20 bambini con autismo, 14 con sindrome di
Down e 27 bambini a sviluppo tipico in età prescolare. I bambini autistici avevano un’età mentale
(EM) media superiore a quella del gruppo con sindrome di Down. Per i bambini a sviluppo tipico è
stato ipotizzato che l’età mentale corrispondesse, più o meno, a quella cronologica (EC), risultando
così inferiore a quella dei gruppi con disabilità.
Protagoniste dell’esperimento sono le due bambole, Sally e Anne. Prima di tutto bisogna accertarsi
che i bambini conoscano i nomi delle bambole, in modo che non si creino equivoci o
incomprensioni. Dopo di che si procede con l’esperimento, dove viene enunciato che Sally mette
una biglia nel suo cestino e lascia la scena. Anne sposta la biglia e la nasconde nella sua scatola. Al
ritorno di Sally, lo sperimentatore dovrà porre ai bambini una domanda sulla credenza: “Sally dove
cercherà la biglia?” Se i bambini indicano la collocazione iniziale danno la risposta corretta,
riconoscendo la falsa credenza, mentre se indicano la collocazione successiva danno la risposta
sbagliata, perché non tengono conto della falsa credenza della bambola.
La scena standard è stata poi ripetuta utilizzando una nuova posizione per la biglia.
Cap.2
Risultati e analisi
Tutti i soggetti hanno risposto correttamente alla domanda sul nome e alle domande di realtà e
memoria, che sono rispettivamente: “Dov’è davvero la biglia?” “Dov’era inizialmente la biglia?”.
Alla domanda sulla credenza hanno risposto correttamente, in entrambe le prove, tutti i bambini ad
eccezione di uno con sindrome di Down.
Le prestazioni del gruppo con sindrome di Down e con sviluppo tipico sono risultate molto simili,
a differenza di quelle del gruppo di bambini con autismo. Di questi ultimi , infatti, l’80% NON HA
RISPOSTO CORRETTAMENTE alla domanda sulla credenza, 16 bambini su 20 con autismo
hanno indicato la posizione reale della biglia invece che delle altre possibili.
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Cognizione ed empatia nell’autismo

L’autismo infantile è un grave disturbo dello sviluppo che interessa circa 4 bambini su 10.000, ed il principale sintomo che si può riscontrare è il deficit della comunicazione verbale e non verbale e consiste in una grave compromissione della capacità di comprendere l’ambiente sociale ed interagire con esso, indipendentemente dal quoziente intellettivo del soggetto.

L’autismo può presentarsi anche associato ad altri sintomi, come , ad esempio, il ritardo mentale, isole di abilità e bisogno di invariabilità. Il sintomo principale consiste comunque nell’incapacità di sviluppare relazioni sociali normali.

Ai bambini con autismo risulta imprevedibile e incomprensibile persino il contesto sociale a loro più vicino, inoltre è noto che i bambini con autismo oltre ai deficit sociali presentano enormi difficoltà con il gioco di finzione, una possibilità per spiegare questa difficoltà sta nell’ipotizzare che i bambini autistici siano privi di una teoria della mente, ossia la capacità di attribuire stati mentali a se stessi e agli altri.

Cap.

Metodo

E’ stato condotto uno studio a cui hanno preso parte 20 bambini con autismo, 14 con sindrome di Down e 27 bambini a sviluppo tipico in età prescolare. I bambini autistici avevano un’età mentale (EM) media superiore a quella del gruppo con sindrome di Down. Per i bambini a sviluppo tipico è stato ipotizzato che l’età mentale corrispondesse, più o meno, a quella cronologica (EC), risultando così inferiore a quella dei gruppi con disabilità.

Protagoniste dell’esperimento sono le due bambole, Sally e Anne. Prima di tutto bisogna accertarsi che i bambini conoscano i nomi delle bambole, in modo che non si creino equivoci o incomprensioni. Dopo di che si procede con l’esperimento, dove viene enunciato che Sally mette una biglia nel suo cestino e lascia la scena. Anne sposta la biglia e la nasconde nella sua scatola. Al ritorno di Sally, lo sperimentatore dovrà porre ai bambini una domanda sulla credenza: “Sally dove cercherà la biglia?” Se i bambini indicano la collocazione iniziale danno la risposta corretta, riconoscendo la falsa credenza , mentre se indicano la collocazione successiva danno la risposta sbagliata, perché non tengono conto della falsa credenza della bambola.

La scena standard è stata poi ripetuta utilizzando una nuova posizione per la biglia.

Cap.

Risultati e analisi

Tutti i soggetti hanno risposto correttamente alla domanda sul nome e alle domande di realtà e memoria, che sono rispettivamente: “Dov’è davvero la biglia?” “Dov’era inizialmente la biglia?”.

Alla domanda sulla credenza hanno risposto correttamente, in entrambe le prove, tutti i bambini ad eccezione di uno con sindrome di Down.

Le prestazioni del gruppo con sindrome di Down e con sviluppo tipico sono risultate molto simili, a differenza di quelle del gruppo di bambini con autismo. Di questi ultimi , infatti, l’80% NON HA RISPOSTO CORRETTAMENTE alla domanda sulla credenza, 16 bambini su 20 con autismo hanno indicato la posizione reale della biglia invece che delle altre possibili.

Inoltre, dato che ogni singolo bambino ha risposto correttamente alle domande di controllo è stato possibile comprendere che tutti sapevano che dopo l’uscita di Sally la biglia era stata spostata. La domanda cruciale era:”Sally dove cercherà la biglia?”

I bambini con autismo hanno risposto diversamente dagli altri bambini, non tenendo conto della falsa credenza della bambola e indicando che sarebbe andata a cercare la biglia lì dove era stata spostata da Anne, quindi non in una posizione errata, ma piuttosto REALE. In altre parole non sono stati in grado di prevedere il comportamento della bambola sulla base della sua credenza, come invece hanno fatto gli altri.

Da i risultati si rafforza l’ipotesi che i bambini con autismo non abbiano utilizzato una teoria della mente, quindi ne consegue che non sono in grado di rappresentarsi e di attribuire stati mentali e credenze agli altri, trovandosi così in forte svantaggio rispetto agli altri quando si tratta di prevedere il comportamento altrui. Va però ricordato che alcuni bambini con autismo sono stati in grado di rispondere correttamente e quindi potrebbero essere in grado di utilizzare una teoria della mente.

Concludiamo dicendo che questa incapacità dimostrata dai bambini autistici costituisce un deficit specifico, e non dipende dagli effetti generali del ritardo mentale perché altri bambini con disabilità più gravi sono riusciti a rispondere correttamente. Quindi questa incapacità è indipendente dal livello intellettivo generale.

La teoria dell’empatia-sistematizzazione (E-S) nell’autismo

L’autismo classico e la sindrome di Asperger (SA) hanno in comune 3 caratteristiche:

  • Difficoltà nello sviluppo sociale
  • Difficoltà nello sviluppo della comunicazione
  • Interessi insolitamente forti e ristretti e comportamento ripetitivo

Quindi, questi due disturbi condividono caratteristiche per quanto riguarda due vaste aree: difficoltà sociali e di comunicazione e pattern di interessi ristretti e azioni ripetitive.

Per diagnosticare la sindrome di Asperger è necessario che il bambino non presenti ritardi nello sviluppo del linguaggio verbale e che abbia un QI nella media e superiore.

L’articolo che segue presenta in maniera sintetica la teoria della “cecità mentale” e quella dell’ “empatia-sistematizzazione” Queste due teorie cognitive sono necessarie per spiegare le caratteristiche e le difficoltà sociali e comunicative nell’autismo e nella sindrome di Asperger.

Cap. 3

La teoria della cecità mentale

Secondo questa teoria, i bambini con disturbi dello spettro autistico presentano un ritardo nello sviluppo della teoria della mente, ossia la capacità di mettersi nei panni degli altri.

I bambini con autismo classico o sindrome di Asperger evidenziano un ritardo nello sviluppo della teoria della mente e presentano, quindi, un cero livello di cecità mentale, per cui il comportamento degli altri gli appare incomprensibile e imprevedibile, se non perfino minaccioso. I bambini autistici o con sindrome di Asperger presentano una scarsa attenzione congiunta, il gioco di finzione è assente o limitato a schemi basati su regole e mentre a 3 anni i bambini con sviluppo tipico superano, in genere, la prova del “vedere porta a sapere” e

La sistematizzazione è la tendenza ad analizzare o a costruire dei SISTEMI. Ciò che definisce un sistema è il fatto che segue delle regole, e quando sistematizziamo cerchiamo di individuare quelle regole che governano il sistema per prevedere come questo si comporterà.

Le abilità di sistematizzazione nei soggetti che presentano disturbi dello spettro autistico sono integre quando non particolarmente evolute.

Cap.

Valutazione della teoria E-S

La teoria E-S ha diversi punti di forza, è una teoria a due fattori in grado di spiegare l’insieme di caratteristiche sia sociali sia NON sociali nei disturbi dello spettro autistico. Se l’empatia sotto la media spiega le difficoltà comunicative e sociali, la sistematizzazione nella media o superiore potrebbe spiegare gli interessi ristretti, i comportamenti ripetitivi e la resistenza al cambiamento. Coloro che presentano disturbi dello spettro autistico hanno necessità di sistematizzare, visto che così è più facile mantenere tutto costante dato che varia una sola cosa alla volta, e in tal modo è possibile rendere il mondo “prevedibile”. Da questa teoria si stanno sviluppando nuovi interventi che sfruttano le abilità di sistematizzazione e i punti forza di questi soggetti per insegnare l’empatia, presentando le emozioni attraverso modalità “su misura” di autismo.

Ad esempio, nel DVD Mind reading, vengono presentati attori che mostrano varie espressioni del volto, così che le persone autistiche possano comprendere e riconoscere le emozioni. E’ un approccio molto artificiale, ma presenta le emozioni come se fossero regolari e sistematizzabili. Per quanto riguarda i bambini, invece, nel film di animazione “The Transporters” vengono mostrati visi di attori in carne ed ossa applicati su sistemi meccanici come treni e tram, che si muovono in modo molto prevedibile. Questi sistemi si sono rivelati abbastanza efficaci e adattano le informazioni allo stile di apprendimento del bambino.

La teoria E-S è in grado di spiegare anche quella che viene definita tendenza a “generalizzare”, secondo questa teoria, infatti, un buon sistematizzatore è un individuo pignolo, che non fa di tutta l’erba un fascio e dedica molta attenzione ai particolari, cogliendo tutte le sfumature che magari potrebbero sfuggire ad individui a sviluppo tipico o comunque non affetti da disturbi dello spettro autistico.

Inoltre l’E-S non si concentra solamente sulle difficoltà incontrate da questi soggetti, ma anche sulle loro potenzialità e considera i disturbi dello spettro autistico non come una malattia, ma come un diverso stile cognitivo.

Una critica mossa a questa teoria risiede nel fatto che si basa su prove scientifiche molto limitate, ma questo è dovuto anche al fatto che è una teoria abbastanza recente. Tuttavia, permette comunque di fare alcune previsioni, ad esempio suggerisce che le persone autistiche potrebbero preferire movimenti e atteggiamenti prevedibili o per le informazioni strutturate. Dovremmo, tra l’altro, aspettarci deficit non solo nella teoria della mente, ma anche nella reazione alle emozioni altrui, dato che non è in grado di comprenderle e interpretarle correttamente.

Un’altra critica a questa teoria indica che quest’ultima p applicabile solo a persone con sindrome di Asperger o autismo ad alto funzionamento. Ciononostante anche in soggetti a basso quoziente intellettivo possono essere misurate sia l’empatia sia la sistematizzazione.

Cap. 7

La teoria empatia-sistematizzazione in relazione ad altre ipotesi

esplicative

Come la teoria del deficit centrale, la teoria dell’E-S fa riferimento ad un diverso stile cognitivo ed ipotizza una grande attenzione per i dettagli, visto che quando si sistematizza bisogna dare attenzione anche alla più piccola minuzia.

La differenza tra le due teorie è che in quella del deficit di coerenza centrale riconduce questa tendenza (attenzione per i dettagli) delle persone con disturbi dello spettro autistico a ragioni negative, mentre la teoria E-S considera questa stessa tendenza altamente funzionale.

L’attenzione per i dettagli si ha dunque per motivi positivi. Secondo la teoria del deficit di coerenza centrale i soggetti si perderanno sempre nei dettagli senza mai arrivare alla comprensione del sistema nel complesso, mentre per la teoria dell’E-S i soggetti, con il tempo e le opportunità adeguate, possono arrivare ad una conoscenza piena ed approfondita del sistema. La differenza principale tra le due teorie cognitive sta nel fatto che per ogni compito che richieda di arrivare a comprendere un sistema, per la prima teoria emergerà un deficit mentre per la seconda vi saranno prestazioni adeguate o superiori. La teoria del disfunzionamento esecutivo presenta ancora maggiori difficoltà nello spiegare casi di buona comprensione di un intero sistema.

Cap. 8

La teoria empatia-sistematizzazione si amplia: il “cervello maschile

estremo”

La teoria empatia-sistematizzazione si è ampliata in quella del “cervello maschile estremo”.

Esistono infatti delle differenze di genere rispetto alle capacità di empatia(le donne conseguono risultati migliori in test di questo genere) e sistematizzazione(gli uomini ottengono risultati migliori), tali per cui l’autismo e la SA possono essere considerati come una forma estrema del cervello maschile.

Hans Asperger individua 5 tipi diversi di cervello e secondo la teoria dell’E-S le donne hanno prevalentemente un cervello di tipo “E”, in cui prevale l’empatia sulla sistematizzazione, mentre gli uomini hanno un cervello di tipo “S”, in cui prevale la sistematizzazione sull’empatia. Quindi se i disturbi dello spettro autistico sono considerate forme estreme di cervello maschile, di conseguenza ci si aspetta che le persone che ne sono affette abbiano, per lo più, un cervello del tipo estremo “S”, in cui la capacità di sistematizzazione è superiore alla media rispetto e trovano difficoltà quando si tratta di provare empatia.

Sono circa il 65% le persone affette da SA e autismo a presentare un cervello maschile estremo. Quindi sia gli uomini che le donne affetti da questi disturbi hanno maggiori probabilità di presentare un cervello di tipo estremo “S”.

La teoria del cervello maschile è recente, ma può aiutare a capire perché i disturbi dello spettro autistico sono più frequenti nei maschi che non nelle femmine. La teoria del cervello maschile rappresenta un ampliamento della teoria dell’E-S.

Cap. 9