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Riassunto in italiano del libro "Introducing Translation Studies" di Jeremy Munday, sulla storia della pratica traduttiva. Il documento contiene un sunto degli argomenti più importanti del libro, scelti per l'esame di Lingua Inglese del II anno per l'Università "La Sapienza" di Roma.
Tipologia: Sintesi del corso
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Il termine "traduzione" ha differenti significati: si può riferire al campo generale della materia, al prodotto o al processo. Jakobson riconosce 3 tipi di traduzione: endolinguistica (INTRALINGUAL TRANSLATION): interpretazione di segni linguistici mediante segni della stessa lingua interlinguistica (INTERLINGUAL TRANSLATION): interpretazione di segni linguistici mediante un'altra lingua intersemiotica (INTERSEMIOTIC TRANSLATION): interpretazione di segni linguistici mediante sistemi di segni non linguistici. Gli studi traduttivi intesi come vera materia accademica iniziarono solo negli ultimi 50 anni. La disciplina è generalmente nota col termine "translation studies", grazie a James Holmes. Egli afferma che la nascente disciplina è stata sempre interessata da un complesso di problemi legati al fenomeno del tradurre e della traduzione. Negli USA, la traduzione, specie quella letteraria, è stata molto promossa nelle università negli anni '60, mentre gli anni '90 hanno visto l'affermarsi di conferenze, libri, articoli legati alla traduzione in vari paesi. Oggi, si osserva come questi studi siano diventati uno degli ambiti più attivi e dinamici nel campo della ricerca. ● The name and nature of translation studies , un saggio pubblicato da Holmes, rappresenta il documento fondatore della materia. Il documento critica le limitazioni imposte all'epoca dal fatto che la ricerca traduttiva fosse dispersa in quella di varie altre discipline. Le aree "pure" di ricerca sono:
INTRALINGUISTICO: in base alle caratteristiche semantiche, lessicali, grammaticali e stilistiche; EXTRALINGUISTICO: in base a situazione, soggetto, tempo, spazio, ricevente e implicazioni affettive. Le critiche maggiori alla sua opera riguardano soprattutto il come applicare queste teorie agli atti pratici di traduzione. ● Il primo ad introdurre il concetto di Skopos all'interno delle teorie traduttive ( Skopostheorie ) è Hans Vermeer , negli anni '70. La parola greca significa "fine", "scopo" e rientra nell'opera Grundlegung einer allgemeine Translationstheorie ("Fondamenti per una teoria generale della traduzione") di cui è co-autrice Reiss. La teoria si focalizza sullo scopo della traduzione, il quale determina metodi e strategie per produrre adeguati risultati. Per il traduttore è cruciale sapere perché si deve tradurre un TP e qual è la sua funzione principale. Le regole all'interno della teoria sono in un ordine gerarchico (in cui la regola dello scopo prevale) e si basano principalmente sulla coerenza (il TA deve poter essere interpretato e coerente in base alla situazione del ricevente) e sulla fedeltà (ci deve essere coerenza tra il translatum , cioè il TA, e il TP). Secondo le regole, la coerenza intertestuale è meno importante della coerenza intratestuale. Lo Skopos, che deve essere dichiarato in modo implicito o esplicito, permette anche diverse traduzioni per uno stesso testo. Le critiche alla teoria si basano principalmente sul fatto che la teoria sembra valida soltanto per testi non letterari e che non mostra sufficiente attenzione alla natura linguistica del TP e neppure alla riproduzione delle caratteristiche meno importanti del TA. ● Negli anni '90 l'analisi del discorso diventa centrale negli studi traduttivi. Mentre l'analisi del testo normalmente si concentra sulla descrizione del modo in cui i testi sono organizzati, l'analisi del discorso riguarda il modo in cui il linguaggio comunica significato e relazioni sociali. Il modello di Halliday dell'analisi del discorso, basato su quello che egli chiama grammatica sistemica funzionale, è legato agli studi del linguaggio come comunicazione, trovando il significato nelle scelte linguistiche dello scrittore e relaziona sistematicamente queste scelte ad una più ampia cornice socioculturale. Il genere (il tipo di testo convenzionale associato con una specifica funzione comunicativa) è condizionato dall'ambiente socioculturale e, a sua volta, determina altri elementi. Uno di essi è il registro, che comprende tre variabili: contenuto/materia (field); partecipanti (tenor); mezzo (mode). Queste variabili sono associate ad un tessuto di significati, che forma il discorso semantico di un testo. Il tessuto consiste nelle tre metafunzioni: ideativa, interpersonale e testuale. Le metafunzioni sono costruite dalla lessicogrammatica, cioè la scelta di termini e struttura sintattica. Il "contenuto" è associato alla funzione ideativa; i "partecipanti" alla funzione interpersonale; il "mezzo" alla funzione testuale. ● La teoria polisistemica di Even-Zohar , sviluppata negli anni '70, è basata sul ruolo del traduttore in un certo paese/cultura e vede la letteratura traduttiva come un sistema operante nel più ampio sistema sociale, letterario e storico del paese d'arrivo. Un lavoro letterario è studiato come parte di un sistema, definito come sistema di funzioni di ordine letterario che sono in continua interrelazione con altri ordini. Even-Zohar spiega che la letteratura tradotta opera come un sistema: nel modo in cui la LA seleziona lavori da tradurre e nel modo in cui le norme traduttive, i comportamenti e le leggi sono influenzati da altri co-sistemi. Egli si focalizza sulla relazione tra tutti questi sistemi (polisistema). Il polisistema si può considerare un eterogeneo e gerarchico conglomerato di sistemi che interagiscono per causare un processo dinamico di evoluzione all'interno del polisistema come un corpo unico. Ci sono casi in cui i lavori tradotti servono da tramite per introdurre in un paese nuovi stili poetici e tecniche, arrivando addirittura a ricoprire un ruolo di primaria importanza per il paese, mentre ci sono altri paesi in cui la traduzione ricopre un ruolo secondario (fatto più "normale" per la letteratura tradotta). Even-Zohar crede che, in base alla posizione occupata dalla traduzione, essa sia affrontata con strategie diverse. Gentzler evidenzia l'importanza di questa teoria nel panorama socioculturale e crede che
rappresenti un importante passo avanti negli studi di traduzione, ma espone anche alcune critiche (troppa generalizzazione e tendenza ad un modello troppo astratto). ● Assieme ad Even-Zohar, lavora Gideon Toury , che ragiona sullo sviluppo di una teoria generale di traduzione. Nella sua opera Descriptive Translation Studies , Toury afferma che la traduzione occupa una posizione nel sistema sociale e letterario della cultura d'arrivo e questa posizione determina la strategia da adottare. Con queste convinzioni egli porta avanti la teoria polisistemica di Even-Zohar e propone una metodologia di tre fasi per uno studio sistematico dei DTS (studi di traduzione descrittivi): collocare il testo all'interno del sistema della cultura d'arrivo; comparare il TP e il TA per schemi, identificando le relazioni tra segmenti del TP e del TA, e fare generalizzazioni sui meccanismi di traduzione; tracciare implicazioni per prendere decisioni in traduzioni future. Il secondo punto è quello più aspramente criticato. Toury vuole, inoltre, trovare le norme generali che determinano l'equivalenza in traduzione. Le "norme", per lui, consistono nel tradurre valori generici o idee condivise da una comunità in istruzioni appropriate e applicabili a particolari situazioni. Queste norme sono dei vincoli specifici di una cultura e possono essere ricostruiti a partire da due tipi di fonti: dall'esaminazione di testi e da espliciti resoconti fatti da traduttori o da chi partecipa all'atto traduttivo. La norma iniziale si riferisce a precise scelte fatte dai traduttori (se si orientano verso il TP, il TA sarà adeguato; se si orientano verso il TA, allora sarà accettabile). Altre norme descritte sono quelle "preliminari" e "operazionali" (descrivono la presentazione e la materia linguistica del TA). Il concetto di equivalenza è basato principalmente su come questa equivalenza sia stata realizzata e rappresenta uno strumento per scoprire i meccanismi traduttivi, le nozioni derivate da alcune decisioni prese e i fattori che hanno portato a queste decisioni. Toury presenta anche due leggi di traduzione:
solo il più possibile e conduce il lettore verso di lui. Questo procedimento è considerato da Venuti un buon metodo per allargare gli orizzonti del lettore verso nuove sfere culturali, per questo egli insiste sulla critica alla trasparenza del traduttore, che deve invece far sentire il suo contributo e far capire a chi legge che si tratta di una traduzione di un testo straniero. Anche Berman lamenta la tendenza generale di negare ciò che è straniero in traduzione attraverso la strategia della "naturalizzazione". La sua analisi delle forme di deformazione è chiamato "negative analytic": si può collocare all'interno di una traduzione etnocentrica e ipertestuale, dove si deformano e si forzano i contenuti del TP. Identifica così ben dodici tendenze di deformazione. Il suo lavoro è importante soprattutto per collegare idee filosofiche a strategie traduttive con vari esempi portati da traduzioni esistenti, ma nonostante ciò è il lavoro di Venuti a destare più scalpore all'epoca, soprattutto da parte di Pym. Secondo lui, Venuti non offre una metodologia specifica per applicare l'analisi traduttiva. ● Esiste ancora una riluttanza nel considerare la traduzione alla pari con le altre sezioni del mondo accademico, ma negli ultimi anni si sono stabiliti dei legami tra le varie discipline. Nella sua opera Translation Studies: An Integrated Approach , Mary Snell-Hornby tenta di integrare un'ampia varietà di concetti linguistici e letterari alla traduzione, come ad esempio storia culturale, studi letterari, traduzioni economiche, mediche e legali. ● L'approccio interdisciplinare ha guadagnato terreno negli ultimi anni. Recentemente, infatti, gli studi traduttivi sono andati oltre i puri approcci linguistici e hanno sviluppato dei modelli propri. Pym adotta il termine "interdisciplinare" e anche "interculturale" per descrivere il lavoro nella storia della traduzione chiedendosi se gli studi possono in effetti essere ancora classificati secondo i pensieri di Holmes. La costruzione di una metodologia interdisciplinare non è del tutto lineare, poiché sono in pochi i ricercatori a possedere l'esperienza adeguata nelle diverse aree. I ricercatori dovrebbero abbandonare l'aspettativa di un categorizzazione complessiva di caratteristiche linguistiche, perché quello che serve è dinamicità. La domanda che essi si pongono maggiormente è fino a che punto devono specializzarsi. Chiaramente, chi ha più possibilità di utilizzare le moderne tecnologie e il mezzo d'informazione di internet è molto avvantaggiato.
Riassunto a cura di: Sara Aprea