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Riassunto: Introducing Translation Studies (in italiano) - Munday, Sintesi del corso di Linguistica Inglese

Riassunto in italiano del libro "Introducing Translation Studies" di Jeremy Munday, sulla storia della pratica traduttiva. Il documento contiene un sunto degli argomenti più importanti del libro, scelti per l'esame di Lingua Inglese del II anno per l'Università "La Sapienza" di Roma.

Tipologia: Sintesi del corso

2015/2016

In vendita dal 04/02/2016

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INTRODUCING TRANSLATION STUDIES
Il termine "traduzione" ha differenti significati: si può riferire al campo generale della
materia, al prodotto o al processo. Jakobson riconosce 3 tipi di traduzione:
endolinguistica (INTRALINGUAL TRANSLATION): interpretazione di segni linguistici
mediante segni della stessa lingua
interlinguistica (INTERLINGUAL TRANSLATION): interpretazione di segni linguistici
mediante un'altra lingua
intersemiotica (INTERSEMIOTIC TRANSLATION): interpretazione di segni linguistici
mediante sistemi di segni non linguistici.
Gli studi traduttivi intesi come vera materia accademica iniziarono solo negli ultimi 50
anni. La disciplina è generalmente nota col termine "translation studies", grazie a James
Holmes. Egli afferma che la nascente disciplina è stata sempre interessata da un
complesso di problemi legati al fenomeno del tradurre e della traduzione. Negli USA, la
traduzione, specie quella letteraria, è stata molto promossa nelle università negli anni '60,
mentre gli anni '90 hanno visto l'affermarsi di conferenze, libri, articoli legati alla
traduzione in vari paesi. Oggi, si osserva come questi studi siano diventati uno degli ambiti
più attivi e dinamici nel campo della ricerca.
The name and nature of translation studies, un saggio pubblicato da Holmes,
rappresenta il documento fondatore della materia. Il documento critica le limitazioni
imposte all'epoca dal fatto che la ricerca traduttiva fosse dispersa in quella di varie altre
discipline.
Le aree "pure" di ricerca sono:
1. descrizione del fenomeno traduttivo (DESCRIPTIVE TRANSLATION THEORY): questo
campo si divide in studi orientati verso il prodotto (esamina traduzioni esistenti),
verso la funzione (si basa sullo studio del contesto più che sul testo) e verso il
processo (è legato alla psicologia della traduzione, cioè tenta di spiegare i processi
mentali del traduttore).
2. principi generali per spiegare questo fenomeno (TRANSLATION THEORY): questo
campo può essere diviso in teorie generali (fa generalizzazioni che saranno rilevanti
per la traduzione come complesso unitario) e parziali (aree di ricerca ristrette a
specifici ambiti).
Le aree di ricerca "applicate" sono invece:
1. didattica della traduzione (TRANSLATOR TRAINING): comprende l'insegnamento di
tecniche e metodi traduttivi
2. mezzi di assistenza alla traduzione (TRANSLATION AIDS): comprende dizionari,
grammatiche e tecnologia informativa
3. critica della traduzione (TRANSLATION CRITICISM): consiste nella valutazione del
lavoro traduttivo
Holmes crede che ogni area di studio influenzi l'altra. Il ruolo cruciale dell'autore è
delineare il potenziale degli studi traduttivi. Pym critica le teorie di Holmes sostenendo che
sia stata omessa ogni menzione allo stile individuale, al processo del prendere decisioni e
alle pratiche di lavoro dei traduttori.
● Se il fulcro delle discussioni del XVII secolo era l'imitazione e quello del XVIII secolo il
dovere del traduttore di ricreare lo spirito del testo di partenza (TP), il Romanticismo dei
primi decenni dell''800 discute i problemi della traducibilità e dell'intraducibilità. Nel
1813, il teologo e traduttore Friedrich Schleiermacher scrive un trattato che influenzerà
particolarmente gli studi traduttivi: Über die verschiedenen Methoden des Übersetzens
("On the different methods of translating"). L'autore è riconosciuto come il fondatore del
protestantesimo moderno e dell'ermeneutica moderna, un approccio romantico
all'interpretazione basata non sull'assolutà verità bensì sui sentimenti interni
dell'individuo. Anzitutto, egli riconosce due diversi tipi di traduttore, in base al tipo di testo
su cui essi lavorano:
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INTRODUCING TRANSLATION STUDIES

Il termine "traduzione" ha differenti significati: si può riferire al campo generale della materia, al prodotto o al processo. Jakobson riconosce 3 tipi di traduzione:  endolinguistica (INTRALINGUAL TRANSLATION): interpretazione di segni linguistici mediante segni della stessa lingua  interlinguistica (INTERLINGUAL TRANSLATION): interpretazione di segni linguistici mediante un'altra lingua  intersemiotica (INTERSEMIOTIC TRANSLATION): interpretazione di segni linguistici mediante sistemi di segni non linguistici. Gli studi traduttivi intesi come vera materia accademica iniziarono solo negli ultimi 50 anni. La disciplina è generalmente nota col termine "translation studies", grazie a James Holmes. Egli afferma che la nascente disciplina è stata sempre interessata da un complesso di problemi legati al fenomeno del tradurre e della traduzione. Negli USA, la traduzione, specie quella letteraria, è stata molto promossa nelle università negli anni '60, mentre gli anni '90 hanno visto l'affermarsi di conferenze, libri, articoli legati alla traduzione in vari paesi. Oggi, si osserva come questi studi siano diventati uno degli ambiti più attivi e dinamici nel campo della ricerca. ● The name and nature of translation studies , un saggio pubblicato da Holmes, rappresenta il documento fondatore della materia. Il documento critica le limitazioni imposte all'epoca dal fatto che la ricerca traduttiva fosse dispersa in quella di varie altre discipline. Le aree "pure" di ricerca sono:

  1. descrizione del fenomeno traduttivo (DESCRIPTIVE TRANSLATION THEORY): questo campo si divide in studi orientati verso il prodotto (esamina traduzioni esistenti), verso la funzione (si basa sullo studio del contesto più che sul testo) e verso il processo (è legato alla psicologia della traduzione, cioè tenta di spiegare i processi mentali del traduttore).
  2. principi generali per spiegare questo fenomeno (TRANSLATION THEORY): questo campo può essere diviso in teorie generali (fa generalizzazioni che saranno rilevanti per la traduzione come complesso unitario) e parziali (aree di ricerca ristrette a specifici ambiti). Le aree di ricerca "applicate" sono invece:
  3. didattica della traduzione (TRANSLATOR TRAINING): comprende l'insegnamento di tecniche e metodi traduttivi
  4. mezzi di assistenza alla traduzione (TRANSLATION AIDS): comprende dizionari, grammatiche e tecnologia informativa
  5. critica della traduzione (TRANSLATION CRITICISM): consiste nella valutazione del lavoro traduttivo Holmes crede che ogni area di studio influenzi l'altra. Il ruolo cruciale dell'autore è delineare il potenziale degli studi traduttivi. Pym critica le teorie di Holmes sostenendo che sia stata omessa ogni menzione allo stile individuale, al processo del prendere decisioni e alle pratiche di lavoro dei traduttori. ● Se il fulcro delle discussioni del XVII secolo era l'imitazione e quello del XVIII secolo il dovere del traduttore di ricreare lo spirito del testo di partenza (TP), il Romanticismo dei primi decenni dell''800 discute i problemi della traducibilità e dell'intraducibilità. Nel 1813, il teologo e traduttore Friedrich Schleiermacher scrive un trattato che influenzerà particolarmente gli studi traduttivi: Über die verschiedenen Methoden des Übersetzens ("On the different methods of translating"). L'autore è riconosciuto come il fondatore del protestantesimo moderno e dell'ermeneutica moderna, un approccio romantico all'interpretazione basata non sull'assolutà verità bensì sui sentimenti interni dell'individuo. Anzitutto, egli riconosce due diversi tipi di traduttore, in base al tipo di testo su cui essi lavorano:
  1. DOLMETSCHER: traduce testi commerciali
  2. ÜBERSETZER: traduce testi di studio e testi artistici. Il suo lavoro si basa sulla creatività e può riuscire a trasmettere nuova vita al linguaggio. La vera domanda, secondo l'autore, è come far conciliare il produttore del TP e il lettore del testo d'arrivo (TA). Egli considera solo due vie possibili per realizzare ciò: la prima è condurre il lettore verso il produttore, l'altra è condurre il produttore verso il lettore. A suo parere, la via migliore è la prima, quindi il traduttore dovrebbe approcciarsi con un metodo che favorisca il linguaggio ed il contenuto del TP. Il traduttore deve valorizzare ciò che è straniero, anche se egli ammette la possibile differenza d'impressione da un traduttore ad un altro e l'eventuale necessità di adottare un linguaggio speciale. L'influenza dei pensieri di Schleiermacher è enorme. ● In relazione alla traduzione interlinguistica (tra due differenti lingue), Jakobson esamina due problemi: il significato linguistico e l'equivalenza. Per quanto riguarda il primo problema, J. riflette sulla relazione saussuriana tra significante (il segno) e significato (il concetto) che, insieme, formano il segno linguistico; egli crede che sia possibile giungere a capire il significato di una parola anche se non si è mai incontrata in precedenza. Per quanto riguarda il problema dell'equivalenza di significato tra parole di lingue diverse, egli afferma che non esiste una perfetta equivalenza tra i codici. Si tende infatti non a tradurre singole unità, ma nel complesso interi messaggi da una lingua ad un'altra. Jakobson pensa che il problema dell'equivalenza sia fondamentale per la traduzione ma crede che sia possibile tradurre dei messaggi, passando però obbligatoriamente per la dimensione lessicale e quella grammaticale. Solo la poesia, a suo parere, risulta intraducibile e richiede una trasposizione creativa. Questi argomenti diventano costanti negli studi degli anni '60 (del '900) e vengono affrontati anche da una delle figure più importanti degli studi traduttivi, l'americano Eugene Nida. ● La teoria traduttiva di Nida viene sviluppata a partire dagli anni '40, dopo la personale pratica nella traduzione da parte dell'autore. La sua teoria si fa concreta nel 1960 nei suoi principali lavori: Toward a Science of Translating e The Theory and Practice of Translation. Il lavoro di Nida si basa anche su concetti semantici e pragmatici e risente dell'influenza di Noam Chomsky (teoria grammaticale generativa-trasformazionale). Egli descrive vari approcci scientifici al concetto di "significato". Nida prende le distanze dalla vecchia idea che una parola ortografica abbia un significato fisso. Il significato può comprendere, per lui, un senso linguistico (riprende elementi dal modello di Chomsky), un senso referenziale (il significato denotativo dato dal vocabolario) e un senso emotivo (o connotativo). Per quanto riguarda le tecniche per determinare gli ultimi due, ci si focalizza sull'analisi strutturale delle parole e sul differenziare parole simili nei relativi campi lessicali. Questo comprende strutture gerarchiche, tecniche di analisi componenziale e di analisi della struttura semantica. Nida evidenzia l'importanza del contesto nella comunicazione. Distingue inoltre due orientamenti:
  3. EQUIVALENZA FORMALE: orientata verso la struttura del TP
  4. EQUIVALENZA DINAMICA: basata sul principio dell'effetto di equivalenza (=la relazione tra ricevente e messaggio deve essere la stessa in entrambe le lingue). Un requisito fondamentale è la "naturalezza". Nida crede che la corrispondenza di significato sia prioritaria rispetto alla corrispondenza di stile. I suoi pensieri sono fondamentali per l'epoca soprattutto per quanto riguarda l'attenzione che si dà al ricevente, provocando così vari giudizi da parte di traduttori o analisti. La maggiore critica sta nella domanda se il suo lavoro sia veramente scientifico. ● Le opere Approaches to Translation e A Textbook of Translation , di Newmark , sono stati diffusamente usati nei corsi di traduzione e combinano esempi pratici delle teorie linguistiche con applicazioni pratiche della traduzione. Newmark suggerisce due tipi di traduzione:
  5. COMUNICATIVA: produce degli effetti sul lettore più vicini possibile a quelli ottenuti

 INTRALINGUISTICO: in base alle caratteristiche semantiche, lessicali, grammaticali e stilistiche;  EXTRALINGUISTICO: in base a situazione, soggetto, tempo, spazio, ricevente e implicazioni affettive. Le critiche maggiori alla sua opera riguardano soprattutto il come applicare queste teorie agli atti pratici di traduzione. ● Il primo ad introdurre il concetto di Skopos all'interno delle teorie traduttive ( Skopostheorie ) è Hans Vermeer , negli anni '70. La parola greca significa "fine", "scopo" e rientra nell'opera Grundlegung einer allgemeine Translationstheorie ("Fondamenti per una teoria generale della traduzione") di cui è co-autrice Reiss. La teoria si focalizza sullo scopo della traduzione, il quale determina metodi e strategie per produrre adeguati risultati. Per il traduttore è cruciale sapere perché si deve tradurre un TP e qual è la sua funzione principale. Le regole all'interno della teoria sono in un ordine gerarchico (in cui la regola dello scopo prevale) e si basano principalmente sulla coerenza (il TA deve poter essere interpretato e coerente in base alla situazione del ricevente) e sulla fedeltà (ci deve essere coerenza tra il translatum , cioè il TA, e il TP). Secondo le regole, la coerenza intertestuale è meno importante della coerenza intratestuale. Lo Skopos, che deve essere dichiarato in modo implicito o esplicito, permette anche diverse traduzioni per uno stesso testo. Le critiche alla teoria si basano principalmente sul fatto che la teoria sembra valida soltanto per testi non letterari e che non mostra sufficiente attenzione alla natura linguistica del TP e neppure alla riproduzione delle caratteristiche meno importanti del TA. ● Negli anni '90 l'analisi del discorso diventa centrale negli studi traduttivi. Mentre l'analisi del testo normalmente si concentra sulla descrizione del modo in cui i testi sono organizzati, l'analisi del discorso riguarda il modo in cui il linguaggio comunica significato e relazioni sociali. Il modello di Halliday dell'analisi del discorso, basato su quello che egli chiama grammatica sistemica funzionale, è legato agli studi del linguaggio come comunicazione, trovando il significato nelle scelte linguistiche dello scrittore e relaziona sistematicamente queste scelte ad una più ampia cornice socioculturale. Il genere (il tipo di testo convenzionale associato con una specifica funzione comunicativa) è condizionato dall'ambiente socioculturale e, a sua volta, determina altri elementi. Uno di essi è il registro, che comprende tre variabili: contenuto/materia (field); partecipanti (tenor); mezzo (mode). Queste variabili sono associate ad un tessuto di significati, che forma il discorso semantico di un testo. Il tessuto consiste nelle tre metafunzioni: ideativa, interpersonale e testuale. Le metafunzioni sono costruite dalla lessicogrammatica, cioè la scelta di termini e struttura sintattica. Il "contenuto" è associato alla funzione ideativa; i "partecipanti" alla funzione interpersonale; il "mezzo" alla funzione testuale. ● La teoria polisistemica di Even-Zohar , sviluppata negli anni '70, è basata sul ruolo del traduttore in un certo paese/cultura e vede la letteratura traduttiva come un sistema operante nel più ampio sistema sociale, letterario e storico del paese d'arrivo. Un lavoro letterario è studiato come parte di un sistema, definito come sistema di funzioni di ordine letterario che sono in continua interrelazione con altri ordini. Even-Zohar spiega che la letteratura tradotta opera come un sistema: nel modo in cui la LA seleziona lavori da tradurre e nel modo in cui le norme traduttive, i comportamenti e le leggi sono influenzati da altri co-sistemi. Egli si focalizza sulla relazione tra tutti questi sistemi (polisistema). Il polisistema si può considerare un eterogeneo e gerarchico conglomerato di sistemi che interagiscono per causare un processo dinamico di evoluzione all'interno del polisistema come un corpo unico. Ci sono casi in cui i lavori tradotti servono da tramite per introdurre in un paese nuovi stili poetici e tecniche, arrivando addirittura a ricoprire un ruolo di primaria importanza per il paese, mentre ci sono altri paesi in cui la traduzione ricopre un ruolo secondario (fatto più "normale" per la letteratura tradotta). Even-Zohar crede che, in base alla posizione occupata dalla traduzione, essa sia affrontata con strategie diverse. Gentzler evidenzia l'importanza di questa teoria nel panorama socioculturale e crede che

rappresenti un importante passo avanti negli studi di traduzione, ma espone anche alcune critiche (troppa generalizzazione e tendenza ad un modello troppo astratto). ● Assieme ad Even-Zohar, lavora Gideon Toury , che ragiona sullo sviluppo di una teoria generale di traduzione. Nella sua opera Descriptive Translation Studies , Toury afferma che la traduzione occupa una posizione nel sistema sociale e letterario della cultura d'arrivo e questa posizione determina la strategia da adottare. Con queste convinzioni egli porta avanti la teoria polisistemica di Even-Zohar e propone una metodologia di tre fasi per uno studio sistematico dei DTS (studi di traduzione descrittivi): collocare il testo all'interno del sistema della cultura d'arrivo; comparare il TP e il TA per schemi, identificando le relazioni tra segmenti del TP e del TA, e fare generalizzazioni sui meccanismi di traduzione; tracciare implicazioni per prendere decisioni in traduzioni future. Il secondo punto è quello più aspramente criticato. Toury vuole, inoltre, trovare le norme generali che determinano l'equivalenza in traduzione. Le "norme", per lui, consistono nel tradurre valori generici o idee condivise da una comunità in istruzioni appropriate e applicabili a particolari situazioni. Queste norme sono dei vincoli specifici di una cultura e possono essere ricostruiti a partire da due tipi di fonti: dall'esaminazione di testi e da espliciti resoconti fatti da traduttori o da chi partecipa all'atto traduttivo. La norma iniziale si riferisce a precise scelte fatte dai traduttori (se si orientano verso il TP, il TA sarà adeguato; se si orientano verso il TA, allora sarà accettabile). Altre norme descritte sono quelle "preliminari" e "operazionali" (descrivono la presentazione e la materia linguistica del TA). Il concetto di equivalenza è basato principalmente su come questa equivalenza sia stata realizzata e rappresenta uno strumento per scoprire i meccanismi traduttivi, le nozioni derivate da alcune decisioni prese e i fattori che hanno portato a queste decisioni. Toury presenta anche due leggi di traduzione:

  1. LA LEGGE DELLA STANDARDIZZAZIONE CRESCENTE: in traduzione, le relazioni testuali originali sono spesso modificate, talvolta al punto da venire totalmente ignorate, in favore di opzioni più abituali offerte dal repertorio della LA.
  2. LA LEGGE DI INTERFERENZA: riconosce l'interferenza del TP nella TA come "tipo predefinito". Toury pensa che la tolleranza verso queste interferenze dipenda dai fattori socioculturali e dal prestigio dei diversi sistemi letterari: tanto più la LP ha prestigio, tanto più si ha tolleranza nella LA (specialmente se questa è considerata "minore"). Mentre Gentzler mostra ben quattro aspetti che hanno avuto un importante impatto sugli studi traduttivi, Hermans critica l'orientamento di Toury verso il TA. ● Bassnet e Lefevere vanno oltre il linguaggio e evidenziano l'interazione costante tra traduzione e cultura. Esaminano l'immagine della letteratura che è creata attraverso forme (antologie, adattamenti di film, traduzioni) e le istituzioni sono coinvolte in questo processo. Lo studio di Lefevere si sviluppa a partire dal suo legame con la teoria polisistemica, all'interno della sua opera Translation, Rewriting and the Manipulation of Literary Fame. In particolare, si sofferma sull'esame di "fattori concreti" che sistematicamente governano la ricezione, accettazione o rifiuto di un testo letterario. Lo stesso processo di riscrittura ha luogo in traduzione, storiografia, antologizzazione, critica. La traduzione è centrale per lui. Lefevere descrive il sistema letterario in cui le funzioni traduttive sono controllate da tre fattori:
  3. PROFESSIONISTI ALL'INTERNO DEL SISTEMA LETTERARIO
  4. PATROCINIO FUORI DAL SISTEMA LETTERARIO: coloro che possono promuovere o avversare la lettura, scrittura, riscrittura della letteratura. Fanno parte di questo patrocinio: la componente ideologica (restringe la scelta del soggetto e la sua presentazione); la componente economica (il pagamento di scrittori e riscrittori); la

solo il più possibile e conduce il lettore verso di lui. Questo procedimento è considerato da Venuti un buon metodo per allargare gli orizzonti del lettore verso nuove sfere culturali, per questo egli insiste sulla critica alla trasparenza del traduttore, che deve invece far sentire il suo contributo e far capire a chi legge che si tratta di una traduzione di un testo straniero. Anche Berman lamenta la tendenza generale di negare ciò che è straniero in traduzione attraverso la strategia della "naturalizzazione". La sua analisi delle forme di deformazione è chiamato "negative analytic": si può collocare all'interno di una traduzione etnocentrica e ipertestuale, dove si deformano e si forzano i contenuti del TP. Identifica così ben dodici tendenze di deformazione. Il suo lavoro è importante soprattutto per collegare idee filosofiche a strategie traduttive con vari esempi portati da traduzioni esistenti, ma nonostante ciò è il lavoro di Venuti a destare più scalpore all'epoca, soprattutto da parte di Pym. Secondo lui, Venuti non offre una metodologia specifica per applicare l'analisi traduttiva. ● Esiste ancora una riluttanza nel considerare la traduzione alla pari con le altre sezioni del mondo accademico, ma negli ultimi anni si sono stabiliti dei legami tra le varie discipline. Nella sua opera Translation Studies: An Integrated Approach , Mary Snell-Hornby tenta di integrare un'ampia varietà di concetti linguistici e letterari alla traduzione, come ad esempio storia culturale, studi letterari, traduzioni economiche, mediche e legali. ● L'approccio interdisciplinare ha guadagnato terreno negli ultimi anni. Recentemente, infatti, gli studi traduttivi sono andati oltre i puri approcci linguistici e hanno sviluppato dei modelli propri. Pym adotta il termine "interdisciplinare" e anche "interculturale" per descrivere il lavoro nella storia della traduzione chiedendosi se gli studi possono in effetti essere ancora classificati secondo i pensieri di Holmes. La costruzione di una metodologia interdisciplinare non è del tutto lineare, poiché sono in pochi i ricercatori a possedere l'esperienza adeguata nelle diverse aree. I ricercatori dovrebbero abbandonare l'aspettativa di un categorizzazione complessiva di caratteristiche linguistiche, perché quello che serve è dinamicità. La domanda che essi si pongono maggiormente è fino a che punto devono specializzarsi. Chiaramente, chi ha più possibilità di utilizzare le moderne tecnologie e il mezzo d'informazione di internet è molto avvantaggiato.

Riassunto a cura di: Sara Aprea