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Riassunto Storia Medievale Rinaldo Comba, Appunti di Storia Medievale

Riassunto Storia Medievale Rinaldo Comba. Ho integrato i riassunti con immagini, appunti presi a mano e informazioni fondamentali non presenti sul testo. Ho superato tranquillamente l'esame con questi appunti.

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 07/10/2021

Elizabeth.Bennet99
Elizabeth.Bennet99 🇮🇹

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STORIA MEDIEVALE DI RINALDO COMBA
CAPITOLO UNO (tra mondo antico e medioevo)
Le strutture del mondo antico
I confini delle città costituivano anche i confini delle aree occupate da sedentari e del mondo civile:
a nord e sud di esse vivevano infatti popolazioni nomadi o seminomadi (dediti principalmente alla
pastorizia e stanziati soprattutto nelle pianure). La più importante area occupata dai sedentari era
quella mediterranea, che costituiva il cuore commerciale di un impero immenso ed era
caratterizzata da un forte sviluppo urbano.
L’agricoltura romana: il clima, i suoli, le tecniche
L'impero romano aveva, all'inizio dell'era cristiana una popolazione di 50 milioni di abitanti ed era
quindi densamente popolato in relazione alle possibilità e alle tecniche agricole del tempo.
Due fattori geografici da tenere presenti: il clima eccessivamente secco e la natura del suolo non
erano favorevoli allo sviluppo di una grande civiltà agricola.
Nonostante questi problemi era molto diffusi cereali, vite e ulivo, coltivati sulla rotazione biennale.
Essendoci poche pianure nella regione mediterranea, quelle poche venivano dedicate all’agricoltura
(ager) e l’allevamento si teneva nelle zone aride e montuose (saltus). Questo fatto influenzava
molto le abitudini alimentari che prevedevano un grande consumo di cereali e vino e pochi prodotti
di allevamento.
I contadini adottavano particolari tecniche per conservare l'umidità del terreno e si utilizzavano due
tipi di aratro (uno leggero e uno pesante) a seconda che il terreno fosse arido o umido. La forza
lavoro non mancava poiché le conquiste avevano fornito un gran numero di schiavi e questo portò
anche ad un rallentamento delle innovazioni tecniche.
Le campagne
Grazie alla diffusione della cerealicoltura e della viticoltura romana si ebbe un notevole sviluppo dei
paesi conquistati, un aumento della popolazione che favorì l'allargamento dei territori coltivati. Le
varie regioni (incentivate dalla pace e dalla buona amministrazione romana) si specializzarono in un
determinato settore, intensificando gli scambi marittimi e fluviali. Lo sviluppo economico era
comunque subordinato alle esigenze di Roma, principale mercato urbano dell'impero, che lasciò
diverse tracce sul paesaggio, come le cosiddette (1) centurie.
Altri segni di insediamento romano furono le (2) villae rustiche romane, i centri di conduzione delle
grandi aziende agrarie che a volte venivano frazionate in piccole aziende date in concessione ai
liberi contadini, a liberti o servi casati che dovevano consegnare al padrone una parte dei prodotti.
Le città
Ruolo centrale: Le città costituivano il fondamento della dominazione romana per il loro ruolo
centrale anche rispetto alle campagne circostanti. Offrivano a tutti delle condizioni di vita che
venivano considerate indispensabili per una persona civile (piazze, strade, mercati, scuole e luoghi
di culto). ALLA CONQUISTA SI ACCOMPAGNAVA L’URBANIZZAZIONE.
Ruolo di polo di sviluppo economico: Ogni città svolgeva la funzione di polo per le campagne
circostanti, facendole sviluppare. Automaticamente, più le città si diffusero al di fuori dell’italia, più
si creò concorrenza, soprattutto a livello artigianale e industriale.
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STORIA MEDIEVALE DI RINALDO COMBA

CAPITOLO UNO (tra mondo antico e medioevo) Le strutture del mondo antico I confini delle città costituivano anche i confini delle aree occupate da sedentari e del mondo civile: a nord e sud di esse vivevano infatti popolazioni nomadi o seminomadi (dediti principalmente alla pastorizia e stanziati soprattutto nelle pianure). La più importante area occupata dai sedentari era quella mediterranea , che costituiva il cuore commerciale di un impero immenso ed era caratterizzata da un forte sviluppo urbano. L’agricoltura romana: il clima, i suoli, le tecniche L'impero romano aveva, all'inizio dell'era cristiana una popolazione di 50 milioni di abitanti ed era quindi densamente popolato in relazione alle possibilità e alle tecniche agricole del tempo. Due fattori geografici da tenere presenti: il clima eccessivamente secco e la natura del suolo non erano favorevoli allo sviluppo di una grande civiltà agricola. Nonostante questi problemi era molto diffusi cereali, vite e ulivo, coltivati sulla rotazione biennale. Essendoci poche pianure nella regione mediterranea, quelle poche venivano dedicate all’agricoltura ( ager ) e l’allevamento si teneva nelle zone aride e montuose ( saltus ). Questo fatto influenzava molto le abitudini alimentari che prevedevano un grande consumo di cereali e vino e pochi prodotti di allevamento. I contadini adottavano particolari tecniche per conservare l'umidità del terreno e si utilizzavano due tipi di aratro (uno leggero e uno pesante) a seconda che il terreno fosse arido o umido. La forza lavoro non mancava poiché le conquiste avevano fornito un gran numero di schiavi e questo portò anche ad un rallentamento delle innovazioni tecniche. Le campagne Grazie alla diffusione della cerealicoltura e della viticoltura romana si ebbe un notevole sviluppo dei paesi conquistati, un aumento della popolazione che favorì l'allargamento dei territori coltivati. Le varie regioni (incentivate dalla pace e dalla buona amministrazione romana) si specializzarono in un determinato settore, intensificando gli scambi marittimi e fluviali. Lo sviluppo economico era comunque subordinato alle esigenze di Roma, principale mercato urbano dell'impero, che lasciò diverse tracce sul paesaggio, come le cosiddette (1) centurie. Altri segni di insediamento romano furono le (2) villae rustiche romane, i centri di conduzione delle grandi aziende agrarie che a volte venivano frazionate in piccole aziende date in concessione ai liberi contadini, a liberti o servi casati che dovevano consegnare al padrone una parte dei prodotti. Le città Ruolo centrale: Le città costituivano il fondamento della dominazione romana per il loro ruolo centrale anche rispetto alle campagne circostanti. Offrivano a tutti delle condizioni di vita che venivano considerate indispensabili per una persona civile (piazze, strade, mercati, scuole e luoghi di culto). ALLA CONQUISTA SI ACCOMPAGNAVA L’URBANIZZAZIONE. Ruolo di polo di sviluppo economico: Ogni città svolgeva la funzione di polo per le campagne circostanti, facendole sviluppare. Automaticamente, più le città si diffusero al di fuori dell’italia, più si creò concorrenza, soprattutto a livello artigianale e industriale.

Ruolo di centro di coordinamento politico e amministrativo: Le città , sebbene fossero affiancate a roma, mantenevano i loro consigli municipali, composti dai maggiori proprietari terrieri, che amministravano gli affari della città e alla manutenzione delle città. I consigli erano a loro volta controllati dai governatori delle province e dai funzionari imperiali. Funzione militare: nel periodo tra la fine delle conquiste romane e il terzo secolo le città erano difese dalle frontiere dell’impero, mentre dopo si potenziarono con fortificazioni. Funzione religiosa: c’erano luoghi di culto. Per i cristiani, vi erano in città i vescovi, che dopo Costantino si insediarono nelle città con le sedi episcopali, le quali divennero centro della diocesi dell’età medievale. I ceti sociali Nelle città risiedeva quella parte della popolazione che dirigeva la vita amministrativa, sociale ed economica. La cittadinanza romana venne progressivamente concessa, a partire dal I secolo alle classi più alte di tutte le città dell'impero e poi a tutti i cittadini liberi (III sec.). Fra coloro che godevano della cittadinanza romana emergevano due ordini sociali prestigiosi (ceti egemonici), entrambi caratterizzati dal possesso di numerosi latifondi: -Senatori ( ordo senatorius ): la carica del senatore era ereditaria e ne faceva parte anche chi era destinato a diventare senatore. L’aristocrazia senatoria era anche molto colta (studio di lettere e filosofia). -Cavalieri ( equites ): i cavalieri venivano nominati dall’imperatore, che li sceglieva tra i curiales (cioè i cittadini romani che costituivano le singole aristocrazie municipali). Dopo il 4° secolo, con Costantino, il ceto scomparve perchè la maggior parte dei cavalieri accedettero alla classe dei senatori, che si differenziarono in Clarissimi, Spectabiles, Illustres. La subordinazione dei contadini e dei ceti più umili, non era solo economica o politica, ma anche culturale. Formazione e cultura classica L'educazione romana di età imperiale presentava molte analogie con quella greca: l'insegnamento era articolato in tre tipi di scuola (elementare, del grammatico e del retore). Colui che terminava questo percorso poteva poi perfezionarsi dandosi allo studio del diritto o dell’oratoria. Le scuole erano gestite a spese delle municipalità e la loro clientela era costituita da rampolli dell'aristocrazia urbana (cultura  privilegio dei ceti superiori). Tratti salienti della cultura = carattere urbano e prosecuzione di quella ellenica (i classici erano in comune per greci e romani). Religione -Religioni greco-orientali : favorite dall'ansia di salvezza individuale (es: Grande Madre Cibele, Mitra, Giove Dolicheno), proponevano pratiche di espiazione e contatti con le divinità che garantivano l'immortalità individuale. Costituivano la grande speranza dei ceti meno abbienti, sia nella paura della morte che nel superamento delle barriere sociali. Le nuove religioni, attutirono spesso il contrasto e il dislivello fra le diverse classi sociali che le adottavano influenzandole con le forme di cultura ellenizzante del tempo. -Cristianesimo : organizzò nel tempo una propria gerarchia, sviluppando la propria dottrina attingendo dall'aristocratica cultura ellenistico-romana. Le comunità cristiane primitive erano guidate da persone (apostoli e profeti) che predicavano il ritorno imminente del Cristo sulla base

Esercito e riforma fiscale Le difficoltà dell’impero e la pressione dei barbari portarono a due riforme, avviate da Diocleziano e perfezionate da Costantino: RIFORME MILITARI: l’esercito di Roma era un esercito di frontiera che difendeva l’impero dai barbari. Il confine (limes) però essendo enorme era fragile. Si creano quindi i (1) comitatenses , un grosso esercito di manovra che agiva in caso di bisogno e i (2) limitanei , una milizia territoriale posta proprio sul confine e disposta dai proprietari fondiari che potevano sottrarsi da quest’obbligo pagando una tassa di leva. RIFORMA FISCALE: fu indispensabile per garantire un reclutamento stabile e risorse regolari ma pesò molto sulle imposte. L’asso portante della riforma fu l’ annona un’imposta sul reddito agricolo riscossa per i viveri dell’esercito, nonostante la svalutazione della moneta. L’annona si calcolava in base a iugatio = quantità di terreni e colture, e la capitatio = variabile in base alla manodopera disponibile. I piccoli contadini erano in difficoltà mentre i latifondisti si ampliarono. Coloni e Latifondisti La pressione fiscale provocò trasformazioni nella distribuzione della proprietà e nei rapporti sociali:

  1. coloni in difficoltà 2) concentrazione delle terre e incremento del potere dei grandi proprietari fondiari 3) solidarietà tra contadini e latifondisti. I coloni erano, affittuari alle dipendenze del padrone, tenuti a pagare al proprietario la corvèe in cambio della possibilità di trattenere una parte del raccolto per sfamare la propria famiglia. Giuridicamente i coloni erano liberi, tuttavia bisognava assicurarsi che non approfittassero della richiesta di lavoro (dovuta alla scarsità di manodopera agricola) da parte dei latifondisti per mettere i proprietari in concorrenza tra loro riducendo le loro rendite. Ciò si poteva ottenere soltanto legando obbligatoriamente il colono alla terra: una condizione che richiedeva un intervento coercitivo da parte dello Stato. Il padrone ( latifondista ) viveva nella sua dimora fortificata insieme a schiavi e coloni. Gli agricoltori liberi dei dintorni si accomandavano a lui (si raccomandavano) per offrirgli i loro servigi (commendatio). Questo fenomeno è comprensibile dato che molti latifondi (tutte le proprietà fiscali, ovvero dello stato, il fisco) godevano dell’ immunità , cioè erano esentati dai tributi e dalla giurisdizione dei magistrati. Col tempo i latifondisti invitarono nelle loro ville con immunità i membri dell’aristocrazia giudiziaria e si circondarono di armati detti buccellarii. Con l’oppressione della piccola proprietà contadina e l’oppressione fiscale si scatenarono alcune rivolte nelle campagne. I coloni talvolta vedevano i barbari come liberatori, ma restarono comunque fedeli all’aristocrazia senatoria, che aveva avuto successo in fatto di compromessi con il cattolicesimo e con i barbari. Oriente e Occidente All’inizio del 4° secolo dopo Costantino Oriente (Capitale: Costantinopoli, maggiori controversie religiose, meno colpito dall’anarchia militare) e Occidente (Capitale: Milano, pressione fiscale) necessitavano di essere separati. Dopo Teodosio (395) l’impero viene spartito tra Onorio e Arcadio, scelta che determinò una spaccatura dell’impero e l’origine di due diverse dinastie. Il contrasto era tale che Costantinopoli inviò come alleati i Visigoti, popolazione germanica, (azione politica che verrà riproposta un secolo dopo con gli Ostrogoti) nell’Illirico di Onorio, per alleggerire

la pressione Barbarica nell’oriente. I visigoti vennero respinti da Stilicone, magister militum che affiancava Onorio. Cristianesimo e impero Episcopato e stato nelle dispute teologiche La politica imperiale successiva a Nicea fu caratterizzata da 1) orientamenti religiosi mutevoli negli imperatori 2) sostegno totale per il cristianesimo dalla fine del 4° secolo in poi. Ci fu il favoritismo dell’arianesimo con Costanzo II e Ulfila, poi del polieismo con Giuliano, che fece rieaprire i templi pagani, ma con l’Editto di Teodosio del 380 il sostegno al cristianesimo fu totale: era religione di stato e i culti pagani sopravvivevano solo nelle campagne. Le dispute cristologiche vennero messe a tacere da: Concilio di Efeso (431): confutazione delle tesi nestoriane, la natura divina e umana del cristo coesistono in un’unica persona. Concilio di Calcedonia (451): confutazione del monofisismo, che affermava la sola natura divina del cristo. Dal 455 in poi (con Valentiniano III) ci fu il riconoscimento della superiorità giurisdizionale ecclesiastica del vescovo di Roma, i quali divennero titolari dei patrimoni fondiari ecclesiastici,

Un popolo così poco organizzato a livello sociale e politico riuscì a mettere in difficoltà l’impero romano PERCHE’ nel 376, grazie agli Alani, altro popolo nomade che avevano sottomesso, riuscirono a sottomettere gli Ostrogoti. Germani: Germani Con questo nome si indicano le popolazioni che occupavano vaste regioni situate a nord dell'impero fra Mare del nord e Mar nero. I Germani non erano propriamente nomadi, praticavano la caccia e la raccolta di cibi spontanei, avevano conoscenze in fatto di tessuti, vetro, ceramica, per questo erano in grado di barattare questi prodotti. La fragilità della loro economia era data dalla scarsità dei terreni da coltivare, dove vi praticavano la rotazione perioda. La razzia e la guerra (delle vere e proprie ‘’attività economiche’’) sopperivano a questa fragilità. Talvolta i Germani emigravano, creando fenomeni di etnogenesi, che spesso creavano suddivisione o aggregazioni di popolazioni. FINO AL PRIMO SECOLO esattamente come gli Unni, i Germani erano articolati in clan, che costituivano l’entità economica di base. In tempo di pace non vi erano autorità e si faceva affidamento sui consigli e i concili, mancavano quindi istituzioni a carattere coercitivo. Iniziarono ad avvenire profonde trasformazioni già dal I sec. quando il clan non costituiva più l'entità di base della società ed era scomparsa l'abitudine di lavorare la terra in comune che cominciò ad essere distribuita fra individui singoli secondo il prestigio e la ricchezza di ognuno. Causa di questa differenziazione sociale potrebbe essere stato il baratto privato con le regioni imperiali. L’equilibrio si spezza con: -nascita della figura del re elettivo in sostituzione dei capi di guerra (scelto tra i capi più rappresentativi dei clan, non aveva potere coercitivo. Si sciolgono quindi i tre organi ma sopravvive la pluralità di orientamenti istituzionali, perché al re si affianca l’assemblea del popolo in armi) -sviluppo di un’aristocrazia guerriera dotata di proprie clientele di armati (ciò creò disparità economica, il comites erano una classe privilegiata). CAPITOLO QUATTRO Nel 5° sec. la marea di popolazioni germaniche stanziate a est del Reno si riversò nei confini dell'impero d'occidente cambiandone la storia per sempre. Punti chiave: 1- La storia di questi regni ruota attorno ai problemi dei rapporti con le popolazioni locali , con l'aristocrazia senatoria e con l'episcopato cattolico. Il problema religioso ebbe una grandissima importanza nella formazione di questi regni poiché l'episcopato cattolico si sforzò di assimilarli e convertirli. 2- I Germani, con l'insediamento imitarono i modi di vita delle popolazioni locali trasformandosi (i contadini divennero proprietari terrieri etc.). Nel 5° e nel 6° secolo la storia dell'Occidente fu caratterizzata dalle grandi migrazioni di Visigoti, Suebi, Burgundi, Vandali, Franchi e Ostrogoti che si insediarono entro i confini dell'impero, dando vita ai regni romano germanici. In questi regni, i barbari, spesso già convertiti al cristianesimo ariano e per lo più alloggiati con il sistema dell'ospitalita’ (divisione del le terre fra Romani e Germani), ebbero un peso predominante. Questa politica di convergenza fra romani e barbari si rivelò nel complesso positiva poiché la corte ottenne appoggio da essi nei momenti di maggior pericolo soprattutto nel V secolo quando si profilò la minaccia unna. Ezio affrontò gli Unni e Attila che vennero dapprima sconfitti in Gallia e si ritirarono poi nella penisola italica. Alla morte di Attila il loro impero scomparì in breve tempo. Visigoti= dopo aver saccheggiato Roma si insediarono nella Gallia sud-occidentale (418) Burgundi=nella Gallia settentrionale (436)

L'incontro con il mondo romanizzato trasformò i re barbarici in supreme autorità politiche di Stati territorialmente compatti e le aristocrazie militari germaniche in aristocrazie fondiarie. Si conservarono molte istituzioni anti che e le città restarono i punti di riferimento delle circoscrizioni pubbliche (comitati) e delle diocesi ecclesiastiche. Era però in pericolo un pilastro fondamentale dello Stato romano: la fiscalità. Il primo dominio germanico in Italia -Odoacre: in italia non vi erano stanziamenti di barbari ma la preponderanza dell'elemento germanico in molti settori si faceva sentire pesantemente. Gli imperatori erano tali solo di nome: uno di essi, Giulio Nepote fu deposto a favore di Romolo Augustolo che fu a sua volta deposto da Odoacre. La deposizione di R.a. segnava il tramonto effettivo dell'autorità imperiale in Occidente (476. data comunemente indicata come inizio del Medioevo). Odoacre stabilì buoni rapporti con l'aristocrazia senatoria e riconobbe come unico imperatore quello d'Oriente. – Teodorico: condusse gli Ostrogoti in in Italia dal Danubio, sconfisse Odoacre e con lui scremò una sorta di parallelismo fra le due società (goti e romani). Inizialmente i rapporti furono molto equilibrati, gli interessi dell'aristocrazia vennero rispettati. Fu sul terreno religioso che la politica di Teodorico entrò in crisi: l'imperatore Giustino provocò con le sue misure sulla dissidenza una forte tensione fra Goti, Ariani e cattolici. Teodorico abbandonò la sua politica conciliante verso l'impero e la Chiesa romana e colpì i senatori che gli sembravano più favorevoli a Bisanzio. I Franchi I Franchi furono uno dei numerosi popoli germanici occidentali che entrarono nel tardo Impero romano come federati e stabilirono un reame duraturo in Gallia, alla quale cambiarono il nome in Francia, cioè terra dei Franchi, e in parte della Germania. Il regno Franco Fu il regno in cui la convergenza fra capi militari germanici e latifondisti risultò più profonda. Clodoveo divenne il principe del principale dei regni franchi e ampliò i suoi domini occupando gran parte della Gallia. Ebbe buonissimi rapporti con l'episcopato cattolico che favorirono la sua espansione e si convertì lui stesso al cristianesimo. Indebolimento delle strutture romane La sopravvivenza delle istituzioni romane fu possibile grazie al regime dell’ospitalità e all’ ammirazione delle popolazioni barbariche, ancora organizzate terribilmente. I Germani essendo federati non pagavano le imposte fondiaria, che invece pagavano i romani, che quindi o si ribellavano o abbandonavano le proprie terre. La vecchia organizzazione fiscale romana non era più utile. Anche le città perdettero la loro importanza, sopravvivendo solo come centri di circoscrizioni pubbliche o ecclesiastiche. L’educazione diventa più che altro militare e le lettere classiche vengono messe al servizio della cultura cristiana, nelle scuole cristiane destinate alla formazione di chierici. CAPITOLO CINQUE La civiltà bizantina (approfondimento negli appunti) Impero bizantino ( 395 - 1453 ) è il nome con cui gli studiosi moderni e contemporanei indicano l'Impero romano d'Oriente (termine che iniziò a diffondersi già durante il dominato

Il rinvigorimento dell'idea imperiale romana e le riconquiste di Giustiniano: L'imperatore intendeva restaurare l'impero universale di Roma, il cui ricordo era rinvigorito dalle aspirazioni dell'episcopato a fare del cristianesimo una religione universale. Le guerre di conquista si appoggiarono ai latifondisti e ai gruppi di mercanti interessati al commercio internazionale. Fra il 533 e il 534 fu rioccupato il regno vandalo in cui vennero restaurate le vecchie istituzioni, mentre il recupero dell' Italia fu avviato nel 535 da Belisario. Ci fu poi la guerra greco-gotica: abbattere il regno goto non fu facile e l'Italia fu liberata dopo vent'anni di battaglie; anche qui vennero restaurati gli antichi rapporti sociali imperiali. Le grandi conquiste si conclusero in Spagna strappando ai Visigoti la parte sudorientale della penisola iberica. Conquistarono anche parte dell’ Africa settentrionale. Il mediterraneo quindi tornò ad essere un mare interno all’impero (commercio sicuro). Ai territori conquistati impose:

  1. Riscossione regolare delle imposte, molto pesanti a causa delle guerre.
  2. Centralizzazione e potenziamento della burocrazia (sopravvive il principio dioclezianeo della separazione tra potere militare e civile, anche se in alcuni casi l’imperatore favorì il militare).
  3. Riorganizzazione totale della legislazione: fondamento  potere autocratico, cioè assoluto dell’imperatore. Il Corpus iuris civilis è la raccolta di materiale normativo e materiale giurisprudenziale di diritto romano, voluta dall'imperatore bizantino Giustiniano I (imperatore dal 527 al 565 ) per riordinare il sistema giuridico dell'impero bizantino. L'opera è stata redatta e completata in un tempo relativamente breve grazie al lavoro del giurista più importante dell'Impero romano d'Oriente, ossia Triboniano , la cui opera fu fondamentale nella riorganizzazione e definitiva sistemazione delle leggi all'interno del Corpus. L’opera venne giudicata aspramente da alcuni contemporanei, portò solo ad alcuni risultati ma in certi casi aumentò le tensioni già esistenti. Fra VI e VII secolo: ridimensionamento territoriale e sorgere dell' ordinamento tematico. Fenomeni rilevanti furono una paurosa crisi interna provocata da guerre civili e da rivolte popolari e militari e l'incapacità di difendere le frontiere dalle minacce di Persiani Avari e Slavi in Oriente e Longobardi e Visigoti in occidente. L'impero andò così incontro ad amputazioni territoriali gravissime: l'Italia fu occupata dai Longobardi nel 568 mentre gli Slavi si riversarono nella penisola Balcanica iniziando un lungo processo che portò alla creazione degli stati slavi in queste regioni. Il baricentro si spostò verso l'Oriente. L'imperatore Maurizio non rispettò più la separazione fra potere militare e civile e raggruppò nelle due luogotenenze di Ravenna e Cartagine quanto rimaneva delle province d'Italia e Africa. Nacque grazie all’imperatore Eraclio il sistema dei temi: il tema era un'unità amministrativa a carattere decisamente militare al cui vertice stava un generale che aveva massimo potere civile e militare. Le conseguenze di questo sistema furono truppe soprattutto economiche. L'ALTO MEDIOEVO CAPITOLO SEI: Sorgere della potenza araba e trasformazioni dell'impero bizantino Nella prima metà del 7° secolo la predicazione di Maometto diede origine all'Islam. Gli aspetti più significativi delle sua diffusione nel alto Medioevo furono: 1- Trasformazione delle bellicose tribù beduine del deserto in un popolo unito dalla fede in un unico Dio.

2- Trasformazione di questo popolo in un popolo di conquistatori che elevarono la razzia al rango di guerra santa. 3- L'espansione araba fece decadere il Mediterraneo come zona commerciale pur rimanendo un'area di scambi relativamente importante. Spostamento del cuore politico ed economico verso settentrione. I guerrieri arabi combattevano contro popolazioni indebolite da lacerazioni interne (pressione fiscale, persecuzioni religiose contro i monofisti come in Egitto e Siria): la capacità che essi ebbero di controllare un impero così vasto fu davvero stupefacente. Amministrazione: Gli Arabi vivevano in tribù rette dall’amministrazione centrale efficiente coordinata da un ‘’successore’’ di Maometto, chiamato califfo , che diventerà una carica ereditaria. L' Arabia preislamica La penisola araba (sesto- settimo secolo) era in gran parte arida, il deserto era percorso da nomadi che si fermavano nelle oasi. La vita era caratterizzata da: 1- Organizzazione sociale a tribù con un capo eletto fra gli anziani. 2- In campo religioso vi era un complesso mosaico politeistico nel quale non mancavano ebrei e cristiani. 3- Le attività commerciali e religiose si integravano presso i santuari , in maniera esemplare alla Mecca sede del santuario della Kaaba. (approfondimento) Il primo messaggio religioso di Maometto Egli iniziò a predicare intorno al 610 alla Mecca, parlando in nome di Allah, divinità meccana che egli rappresentava come Dio unico (punto di innovazione) sempre buono e al quale bisognava sottomettersi per evitare il castigo eterno. Maometto rispettava comunque i riti del popolo poiché fossero dedicati ad Allah e riconosceva la ricchezza per scopi benefici (bisognava dare parte delle ricchezze ai poveri in teoria). L'Islam comunque andava incontro alle aspettative per una società migliore penetrando soprattutto fra gli artigiani, gli operai, gli schiavi. Incontrò l'opposizione dei Quraysh , tribù arabica, che erano preoccupati dalla predicazione anti-politeistica che colpiva gli interessi economici del loro clan. Perseguitati, Maometto e il suo seguito si trasferirono dalla mecca a Yatrib che prese il nome di Medina (città del profeta): questa fu la famosa ègira (fuga, migrazione) che segnò l'inizio dell'era musulmana. Il superamento dell'ordinamento tribale della società araba Il processo di arabizzazione dell'Islam è formato da tre momenti successivi: 1) Rottura dei legami originari con il giudaismo e con il cristianesimo. 2) Ricongiungimento alla tradizione beduina della razzia compiuta da chi era emigrato a Medina e viveva di stenti. La razzia fu elevata al ruolo di guerra santa contro i nemici dell'Islam. 3) Rientro armato alla Mecca e recupero della Kaaba. Nel 633 morì Maometto; per la prima volta l'Arabia era unita ed era caratterizzata uno stato politico superiore a quello delle tribù. La prima fase dell'espansione e l'amministrazione dei territori conquistati Maometto morì senza indicare con chiarezza un successore e tre fazioni cercarono di far valere il proprio orientamento in merito:

  1. I ‘’ compagni’’ del profeta che volevano scegliere uno dei primi e più fedeli seguaci.

Nel VII e VIII secolo il mediterraneo cessa di essere il fulcro politico ed economico della cristianità. Il baricentro dell'Europa cristiana si sposta inesorabilmente nel regno creato dai Franchi dove avvenne una rapida riforma delle strutture ecclesiastiche. Trasformazioni più importanti: 1-Fusione nell'antica Gallia dei due mondi: romano e germanico. 2- Maturazione di un processo analogo anche in altri regni come quello dei Longobardi che hanno praticamente distrutto il ceto senatoriale. 3-Nascita del vassallaggio nel regno Franco (obbligo di fedeltà verso un potente). La sintesi fra il mondo romano e quello barbarico è favorita dalla conversione al cattolicesimo delle popolazioni germaniche e dalla fusione della loro aristocrazia militare con quella terriera dei popoli romanizzati. Da qui nascono i matrimoni misti. Nel 6° secolo abbiamo l’ascesa dei Pipinidi: I Pipinidi furono i membri di una famiglia di nobili franchi, alcuni dei quali ricoprirono la carica di Maestro di palazzo, e cioè governanti di fatto, nei regni di Neustria e di Austrasia, nominalmente governate dai Merovingi. Il vassallaggio li aiutò ad avere un’ampia clientela militare. L'evangelizzazione della Britannia e il monachesimo anglosassone L’opera di evangelizzazione, già sviluppata tra 5° e 6° secolo, fino al Danubio e al Mar Nero e soprattutto in Africa, continua nel 596 quando Papa Gregorio Magno inviò nell'isola un gruppo di monaci benedettini guidati da Agostino che divenne arcivescovo di Canterbury. Aspetti caratteristici del processo di evangelizzazione della Britannia : 1- Il monachesimo diventò uno strumento di evangelizzazione. 2- Grande abilità dei monaci nel diffondere la religione cattolica nelle campagne. 3- Predicazione che avveniva sotto stretto controllo del papato. 4- Il territorio anglosassone fu suddiviso in diocesi e a capo di ogni diocesi fu posto un vescovo, anche abate di un monastero (come nel mondo greco-romano). Il cattolicesimo è quindi caratteristica dell’Occidente: alla fine del 6° secolo saranno cattolici anche Visigoti e Longobardi. Ripresa e scomparsa del regno visigoto Il grande re Recaredo si convertì con tutto il suo popolo dall'arianesimo al cattolicesimo e fece così cadere quella barriera religiosa che era diventata una delle principali motivazioni di debolezza del regno. Avvenne in breve tempo la fusione dell'aristocrazia romano-iberica con quella visigota, che sancì l'unità giuridica del regno (attuata attraverso il Liber iudiciorum , basato sul diritto romano e germanico). A minare il regno visigoto furono però le tendenze anarcoidi dell'aristocrazia e i frequenti conflitti per la successione al trono. Il regno non resistette quindi all'attacco dei musulmani nel 711. La penisola iberica quindi era un grande punto d’appoggio per i loro attacchi in occidente. Il regno franco e il superamento dell'anarchia merovingia Durante le lotte di successione fra i re merovingi (6° secolo) emerse una nuova geografia della Gallia che venne divisa in 4 regioni di ineguale importanza: L'Austrarsia, la Neustria, l'Aquitania e la Burgundia. Gallia tra 6° e 8° secolo: concentrazione del potere nelle mani dell'aristocrazia (maggiordomi o maestri di palazzo) e la fusione dell'aristocrazia militare franca con quanto rimaneva dei vecchi ceti

senatori (incentivata dal cristianesimo, in comune sia tra barbari e romani). Nacque così una nuova aristocrazia legata alla terra e decisa ad approfittare della debolezza del potere centrale. Carlo Martello assicurò prestigio alla dinastia pipinide battendo a Poitiers nel 732 i musulmani di Spagna. Il popolo franco si era ormai abituato a considerare il maggiordomo d'Austrarsia come capo effettivo di tutto il regno tanto che quando morì il re merovingio Teodorico Carlo Martello non si preoccupò dei problemi di successione comportandosi effettivamente come unico sovrano. Gli succedette il figlio Pipino il breve che ottenne l'appoggio del papato facendosi consacrare da un vescovo che agiva in stretto collegamento col papato (Bonifacio). La consacrazione di Pipino fondò la monarchia franca su nuove basi, conferendo un carattere sacro al potere regio. La riforma dell'episcopato Franco ed intesa fra Carolingi e Papato La forza dei Pipinidi nell'impadronirsi della dignità regia si basava su: 1- L'intesa con il papato : essa nasceva da un'antica collaborazione che aveva permesso la riorganizzazione delle strutture ecclesiastiche del regno franco (a partire dal 742). Bisognava impiantare un'organizzazione ecclesiastica e territoriale che consentisse ai vertici della gerarchia di mettere ordine nella situazione. La riforma della Chiesa franca avvenne attraverso numerosi concili. La disciplina fu restaurata, le diocesi furono sottoposte all'autorità di un metropolita e furono ripristinate le funzioni die vescovi. Venne posta particolare attenzione anche all'istruzione dei monaci e dei chierici. 2- La forza della clientela militare : i Pipinidi, ricchi proprietari fondiari riuscirono a legarsi ad una forte clientela vassallatica (per difendersi, soprattutto dagli arabi). Per garantire il reclutamento dei cavalieri cioè, si cercò di legarli al potere politico mediante un rapporto di fedeltà militare chiamato vassallaggio che si riallacciava alla tradizione dell'accomodazione. Il cavaliere giurava al signore di prestare servizio in armi e veniva poi ricompensato con un beneficio in terre. L'esercito di popolo fu così integrato da questi nuovi cavalieri-vassalli. L'insediamento longobardo in Italia: fratture nella penisola Nel 568 una nuova ondata di Germani (i Longobardi guidati da Albonio) penetrò nei confini dell'antico impero romano dirigendosi verso l'Italia. Aspetti della conquista: 1-I Longobardi distrussero completamente l'antico ceto senatoriale e questo portò ad un profondo mutamento dei rapporti sociali. Le terre passarono ai Germani liberi e armati e la popolazione romana fu ridotta ai margini del potere. 2- L'insediamento longobardo non fu omogeneo nelle varie zone e provocò fratture a livello territoriale nei territori costieri adriatici (occupavano nord e centro-sud). 3-Lo stanziamento del nuovo popolo fu attuato da gruppi di guerrieri (detti fare ) che si richiamavano ad un antenato comune. Le regioni via via conquistate vennero rette dai comandanti dei singoli corpi (detti duchi ). Il regno longobardo: trasformazioni della società e del potere regio Il re Alboino condivideva il potere di comando con i duchi e a conquista avvenuta le fare irrobustirono le tendenza particolaristiche dei guerrieri longobardi abituati a godere di larga autonomia. Alboino e il suo successore vennero assassinati. E fra 6° e 7° secolo i re lottarono per affermare il proprio potere sui duchi e per costituire uno Stato di carattere tendenzialmente romano. Agilulfo soprattutto fu il fondatore dello Stato longobardo e organizzò il regno in modo più unitario. Lo dimostrano la creazione di una capitale stabile del regno (Pavia) e l'emanazione dell' editto di Rotari (636-652)

Le conoscenze tecniche e gli strumenti della produzione agricola Un certo numero di innovazioni tecniche consentì di migliorare l'agricoltura e la produzione: 1- Diffusione dell'aratro a versoio, munito di un pesante avantreno che permetteva di controllare meglio la profondità dei solchi. 2- Diffusione del mulino ad acqua. 3- Applicazione al cavallo di un collare rigido imbottito che permetteva di sfruttare più razionalmente le sue capacità lavorative. 4- Adozione della rotazione triennale e biennale che presupponevano accurate distinzioni fra le piante. L'importanza di queste nuove tecniche non va però sopravvalutata poiché molte regioni non le adottarono perché non tutte le zone disponevano di una tecnica di semina adeguata, un lavoro intensivo di preparazione e di ripulitura dalle erbacce, una concimazione abbondante. Gli uomini e il loro numero Gli studi possono offrire solo alcuni elementi di spiegazione del basso livello di densità umana che caratterizzò l'alto medioevo. La brevità della vita e la forte mortalità si spiegano in parte con le guerre e i disordini connessi con le invasioni unite a carestie ed inondazioni (come ci spiega Gregorio di Tours). Le persone già insufficientemente alimentate in tempi normali erano facile preda delle epidemi e. Il periodo compreso tra la metà dell'8°secolo e la fine del 10° fu invece caratterizzato da una tendenza generale ma ineguale alla crescita demografica. Nel complesso però la popolazione dell'Occidente nell'alto medioevo era troppo poco numerosa e ancora priva di equipaggiamento e conoscenze agrarie adeguate per sfruttare a fondo le ricchezze dell'ambiente. La struttura della proprietà: mansi e ville Il manso era un'area recintata che comprendeva la casa e gli edifici agricoli con l'orto, questa parola acquistò dunque il significato di unità di conduzione agricola adeguata alle forze produttive e ai bisogni di una famiglia, infatti la sua superficie poteva variare notevolmente. Molti mansi erano incorporati nella grande proprietà, nella società del tempo infatti un piccolo gruppo di potenti dominava la massa dei contadini che coltivavano le sue terre. La villa si articolava in due parti complementari: la pars dominica (la riserva gestita direttamente dal proprietario) e la pars massaricia (frazionato in mansi dati in concessione ai contadini). Il dominio si presentava come un manso enorme e la corte al suo interno era il centro di conduzione delle terre gestite direttamente dal padrone. L'economia della grande proprietà Il problema principale per gli amministratori di una corte era quello della manodopera e la sua soluzione era facilitata dall'esistenza della schiavitù. Ai concessionari dei mansi venivano richiesti tre tipi di impegni:

  1. La consegna periodica alla corte di una certa quantità di prodotti ricavati dal manso in concessione. 2) La prestazione di corvèes (dal latino tardo corvata = richiesta, requisizione) cioè giornate lavorative imposte ad un agricoltore o ad uno strumento lavorativo, egli poteva anche doversi fermare per l'intera notte. Si trattava sempre di economia curtense.
  2. La prestazione di canoni annui in denaro o in natura.

Il legame economico essenziale fra il dominio e le aziende in concessione era costituto dai servizi di lavoro imposti ai mansi. Una parte della produzione artigianale agricola ed eccedente il consumo era destinata al commercio e agli scambi fra le varie ville. La signoria fondiaria

  • La villa non era soltanto un'unità aziendale suddivisa in mansi ma un gruppo sociale dipendente da un padrone. Il grande proprietario era un signore fondiario cioè un capo che costringeva all'obbedienza i suoi dipendenti.
  • La tutela del signore sui contadini si estese a partire dal IX secolo -SIGNORIA FONDIARIA: potere di un uomo su un altro uomo. Potere esercitato dal padrone di uno o più fondi rurali sui suoi dipendenti, di condizione libera, servile o mista (nelle curtis). I circuiti commerciali e la monetazione argentaria Due tipi di transazione prevalevano di gran lunga nell'occidente carolingio: le transazioni locali e il commercio tra regioni che avevano risorse complementari. Il commercio locale trionfava sotto forma di fiere e piccoli mercati in occasione dei quali la zecca emetteva nuovi denari che circolavano su scala regionale e la cui produzione era tuttavia scarsa per il resto dell'anno, perché le risorse metalliche erano insignificanti. Gli scambi a lunga distanza erano assai meno intensi e si allentarono i rapporti fra Oriente e Occidente che si stava sempre più ruralizzando. Avvenne una diffusione crescente della monetazione argentea e nella riforma del sistema monetario che si adattava meglio alle esigenze dell'economia curtense. La geografia degli scambi e il ruolo delle città Nella geografia degli scambi si individuano tre aree distinte:
  1. Il Mediterraneo che non era più come in epoca romana l'asse dei commerci al lunga distanza anche se significativo fu lo sviluppo di Venezia. 2)Particolarmente importanti furono gli itinerari tracciati nell'Europa centrosettentrionale dalle popolazioni scandinave che spesso erano fluviali e mettevano in relazione i paesi del Mar Nero, del Caspio e dell'Asia centrale con le regioni baltiche. Questi elementi non devono indurre a sopravvalutare l'importanza degli scambi a lunga distanza. CAPITOLO NOVE Quotidianità nell’Alto medioevo Le dimensioni essenziali dell'esistenza erano nel Medioevo molto diverse dalle nostre. Il tempo medievale era soprattutto un tempo agricolo, scandito dalle stagioni, costellato da feste religiose di origine precristiana, misurato con sistemi approssimativi e parzialmente cristianizzato. Per quanto riguarda il tempo storico , il cristianesimo lo pensò come attesa della nuova venuta del Messia, che avrebbe costituito l'evento conclusivo della storia umana (percezione spesso drammatica del tempo a causa della lotta tra bene e male nel cuore del fedele). Feste = spesso in coincidenza di momenti importanti per l’agricoltura o feste cristiane (Natale, che cade nel solstizio di inverno). Anche per misurare lo spazio l'uomo aveva a disposizione soltanto misure variabili e approssimative. Inoltre egli sentiva vivissime nella propria vita quotidiana le presenze del paesaggio boschivo, del mondo naturale e degli astri, che egli osservava con timorosa curiosità, conscio di non riuscire a controllarli. Lo spazio domestico era sicuramente quello più intensamente vissuto e

Venne qui costituito un regno distinto affidato a Pipino, figlio di Carlo. Qui non scomparvero gli ordinamenti anteriori e non vi fu distruzione di alcuna classe sociale. Il vassallaggio fu applicato anche ai Longobardi entrati a far parte della clientela militare dei Carolingi. Lo sviluppo dei rapporti vassallatici sollecitò una trasformazione dell'esercito simile a quella che si era verificata in Gallia. 3- Frontiere settentrionali : qui la più grave minaccia per il regno franco era costituita dai Sassoni la cui lotta occupò Carlo dal 772 all'804. Qui il re riuscì ad imporre il matrimonio cristiano e la civiltà franca con la forza. 4- Frontiere orientali : i problemi principali furono quelli della riconquista della Baviera e della guerra con gli Àvari. Nell' 806 Carlo suddivise il regno fra i suoi tre figli: alla sua morte però il regno pervenne integralmente nelle mani di Ludovico il Pio. La restaurazione imperiale Con i loro interventi militari in Pannonia (lungo il Danubio) i Franchi si trovarono a competere con l'impero bizantino che voleva riconquistare l'Italia. Ciò favorì un collegamento con il papato da tempo interessato a sostituire l'inefficace protezione bizantina con quella carolingia. Questo collegamento suggerì di attribuire un significato universale al potere di Carlo in concorrenza con Bisanzio. Nell'800 la notte di Natale il papa incoronò Carlo che venne innalzato alla dignità imperiale come erede dell'antico potere per volontà divina riallacciandosi alla nozione di impero cristiano. L'impero franco avrebbe voluto rinnovare l'impero romano d'Occidente, era un impero franco-germanico e romano- cattolico e questi due aspetti erano simboleggiati dalla centralità ideale assunta da due città Acquisgrana e Roma. La restaurazione imperiale ovviamente non fu ben vista in Oriente: Bisanzio non era disposta ad abbandonare il suo diritto esclusivo. Si giunse ad un accordo solo nell'812 quando l'imperatore d'Oriente riconobbe implicitamente il titolo imperiale di Carlo, chiamandolo fratello. Inquadramento ecclesiastico e religioso della società carolingia La restaurazione dell'impero corrispose a un rafforzamento del connubio franco-papale. Carlo seguì due linee di azione principale:

  1. Il riordinamento di chiese e monasteri attraverso l'estensione della riforma della chiesa franca. Il clero fu sottoposto al controllo imperiale e fu imposta a tutti i monasteri la regola benedettina, fu reso obbligatorio il pagamento annuo della decima. La riforma non mise in discussione il sistema delle chiese private che appartenevano alla famiglia del fondatore a cui spettava anche la scelta del chierico che le officiava.
  2. Il sostegno della predicazione dei missionari al di là delle frontiere. Questa linea non fu applicata solo nei confronti dei Sassoni ma divenne una costante politica carolingia. Le missioni

godettero dell'appoggio imperiale e si scontrarono con la propaganda ortodossa di Bisanzio. Si creò così nel cuore dell'Europa una vera e propria frontiera religiosa e le pretese di Roma all'universalità portarono a un violento conflitto fra il papato e il patriarca di Costantinopoli Fozio. L'amministrazione imperiale: il vassallaggio e lo Stato Carlo Magno faticava a far eseguire gli ordini in un organismo vario come quello carolingio. Egli interveniva in vari settori della vita con delle leggi chiamate capitolari emanate nel corso di assemblee generali. I vari popoli però continuavano a governarsi secondo le loro consuetudini. Il governo centrale era costituito dal palatium ma vi era la mancanza di una capitale fissa. L'organizzazione fiscale era scomparsa da tempo e il potere regio si manteneva materialmente con i redditi fondiari di centinaia di villae appartenenti al re stesso. La corte si spostava fra le varie ville seguendo le necessità di sostentamento. Carlo estese ai paesi conquistati la suddivisione amministrativa per comitati che furono affidati insieme alle marche e ai confini a funzionari regi. Essi tenevano anche i placiti, amministravano cioè la giustizia. L'ordinamento non era distribuito uniformemente in tutto il territorio e le strutture amministrative erano troppo fragili per garantire il rispetto della volontà imperiale in tutti i domini. Carlo utilizzò come ufficiali quei latifondisti guerrieri che lo avevano seguito nelle imprese vittoriose. Anche l'immunità fu utilizzata come strumento di governo, era un privilegio concesso dal re che vietava ai funzionari pubblici di intervenire sulle terre di una grande proprietà. L'imperatore e la classe dirigente Il problema principale della politica carolingia fu quello di instaurare una vita statale e di trasformare il maggior numero possibile di vassalli del re in una classe dirigente responsabile. Fu proibita la formazione di eserciti privati e di praticare l'usura e lo strozzinaggio. Oltre alla riforma monetaria Carlo si occupò del problema dei prezzi nelle derrate agricole. Nel lungo periodo la politica carolingia si risolse in un fallimento. Gli ultimi Carolingi : la difficile articolazione in più regni dell'impero Quando nell'814 Carlo morì e il figlio Ludovico il Pio ne ereditò il potere tutti si chiedevano se l'impero sarebbe rimasto unito. Ludovico proclamò l'unità dell'impero designando il primogenito Lotario come unico successore. A ciascuno degli altri figli affidò un regno. Il trattato di Verdun stabilì la divisione dell'Impero carolingio tra Lotario I, Ludovico II il Germanico e Carlo II il Calvo, i tre figli sopravvissuti di Ludovico il Pio. Fu firmato nell'agosto dell' 843 , appunto, a Verdun. Ludovico e Carlo si allearono contro Lotario e lo vinsero. Stipularono a Strasburgo un'alleanza difensiva nota come "giuramento di Strasburgo". Carlo il Grosso, figlio di Ludovico il Germanico, regnò verso la fine del 9° e fu un sovrano debole: nel 886 pagò un tributo ai Normanni piuttosto che combatterli a Parigi. L’aristocrazia depose l’imperatore ed elessero re dei ‘’Franchi orientali’’ Arnolfo Di Carinzia, nipote illegittimo di Ludovico, e re dei ‘’Franchi occidentali’’ Oddone, conte di Parigi e potente vassallo dei Carolingi. CAPITOLO UNDICI Il dissolversi dell'impero e le origini dello sviluppo signorile. Punti fondamentali: