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Riassunto Vacanze di pochi vacanze di tutti (P. Battilani) - Introduzione+Capitoli 1-2, Sintesi del corso di Sociologia

Riassunto ben fatto dell'introduzione e dei primi due capitoli del libro "Vacanze di pochi vacanze di tutti" di Patrizia Battilani

Tipologia: Sintesi del corso

2018/2019

In vendita dal 21/10/2019

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Francesca Cucco 2018-2019
Patrizia Battilani
Vacanze di pochi
vacanze di tutti
L’evoluzione del turismo europeo
Riassunto
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Scarica Riassunto Vacanze di pochi vacanze di tutti (P. Battilani) - Introduzione+Capitoli 1-2 e più Sintesi del corso in PDF di Sociologia solo su Docsity!

Patrizia Battilani

Vacanze di pochi

vacanze di tutti

L’evoluzione del turismo europeo

Riassunto

Introduzione

Uno dei fraintendimenti più comuni consiste nel distinguere schematicamente fra i viaggiatori del passato, amanti dell’avventura e della conoscenza, e il turista del nostro tempo, consumatore di un prodotto standardizzato, indifferente verso i luoghi che incontra: in realtà, il primo non era così sprovveduto e il secondo non è tanto insensibile. Fin da sempre i viaggiatori hanno cercato di rendere più confortevole e meno pericoloso il proprio peregrinare. Essi tenevano diari di viaggio, avevano guide e talvolta servitori che svolgevano la funzione di trasmettere le informazioni e limitare i pericoli. I pellegrini raramente viaggiavano da soli e spesso, i ricchi, avevano un adeguato numero di uomini di scorta che li accompagnavano durante i lunghi viaggi a piedi. Addirittura alcune società di navigazione veneziane organizzavano la visita ai vari santuari della Terra Santa. I giovani inglesi del Grand Tour viaggiavano con tutori, mentre per gli artisti, il medesimo viaggio, era motivo di lavoro, in quanto, durante il soggiorno, producevano quadri o scrivevano opere. È difficile dire se questi pellegrini o grandtouristi fossero guidati da sincera passione o seguissero solo la moda del loro tempo. Del pellegrinaggio sappiamo che oltre a un dovere morale spesso era un’imposizione di legge mentre il Grand Tour sanciva più che altro l’appartenenza a un determinato stato sociale o a un gruppo. Per i nobili italiani del ‘700, partire per la campagna in estate era quasi un obbligo sociale per difendere la buona immagine della famiglia aristocratica. Ma proprio perché questi viaggiatori erano pochi, il loro impatto sull’economia era troppo modesto perché ci si potesse preoccupare delle loro esigenze. Nel ‘900 lo sguardo del turista è diventato parte del paesaggio e ci sviluppano molte località dove il numero degli arrivi turistici supera quello dei residenti. Un secondo fraintendimento comune è credere che il turismo di massa abbia creato un’offerta sempre più omogenea. In realtà poche epoche storiche hanno conosciuto una differenziazione dei servizi turistici e delle esperienze di viaggio come il Novecento. L’unica figura ormai scomparsa è quella dell’esploratore, ma per il semplice motivo che non c’è più terra da esplorare. Si possono individuare 4 diverse epoche:

  • Prototurismo → caratterizzata da due fattori: consumo di servizi turistici riservato alle élite e assenza di strutture specializzate. Chi andava in vacanza portava con sé i propri schiavi. Esistevano anche pubblici esercizi (precursori dei moderni alberghi), ma non erano riservati ai turisti, quanto a viaggiatori occasionali e spesso godevano di pessima reputazione. L’impatto economico del settore era praticamente nullo e non distinguibile dalla normale economia domestica. Il periodo va dal mondo antico (antica Roma e antica Grecia) fino all’inizio della Rivoluzione Industriale.
  • Turismo moderno → il turismo rimane un fenomeno d’élite, riservato ai ricchi aristocratici e cominciano a comparire le prime strutture specializzate come gli alberghi e le strutture ricreative. Questa fase cominciò in Gran Bretagna col turismo termale. Nell’Ottocento il turismo moderno si diffuse in tutta Europa. Le trasformazioni non avvengono in un momento preciso, ma sono il frutto di tutta una serie di piccoli cambiamenti che si accumulano nel tempo. Gli albori del turismo moderno si possono infatti ritrovare nella rinascita termale di alcune cittadine italiane del Tre e Quattrocento. A quell’epoca gli stabilimenti termali non facevano già più parte dell’architettura urbana come nell’Antica Roma, e la loro presenza si concentrava in piccole cittadine dove era possibile curarsi con le acque. In realtà, testimonianze dicono che non erano solo i malati a recarvisi, ma anche borghesi e aristocratici desiderosi di riposo. Un’altra tipologia turistica anticipatrice del turismo moderno è il pellegrinaggio medievale. Ben presto le mete dei pellegrini crearono strutture specializzate per ospitare e occupare il tempo libero di tali visitatori
  • Turismo di massa → il turismo diviene un bene di consumo alla portata di tutti i ceti sociali. Negli anni ’ del Novecento e nel secondo dopoguerra si diffonde anche fra i ceti sociali più bassi, generando una vera e propria esplosione dei consumi turistici. Non solo le vacanze, ma anche i soggiorni all’estero per motivi di studio, il turismo sportivo e altre forme diventano alla portata delle classi sociali medio-basse. Man mano però che il turismo di massa va a occupare gli spazi prima riservati a quello d’élite, l’aristocrazia internazionale si sposta alla ricerca di nuove mete, contribuendo alla diffusione del turismo in tutti i continenti.
  • Turismo postmoderno → è quello che stiamo vivendo. Non ci sono più nuovi luoghi da scoprire. Non sono più le mete a fare la differenza, ma le esperienze e il modo in cui si visita e si vive una determinata località. Si

Un ultimo fattore riguarda i prezzi relativi, che nel caso della domanda di turismo internazionale comprendono anche gli effetti legati alle svalutazioni o rivalutazioni della moneta. Ad esempio l’Italia ha risentito in più occasioni della competizione di prezzo di paesi come la ex Jugoslavia, la Spagna e la Grecia che, meno dotati di infrastrutture e con un costo di lavoro più basso, offrivano vacanze al mare a basso prezzo. La debolezza della lira ha però anche ridotto il costo di una vacanza nel nostro paese, favorendo l’arrivo di turisti stranieri. Prima del turismo di massa le località fra cui scegliere non erano molte, quindi non era facile trovare soluzioni alternative. I prezzi erano forse più un segnale della segmentazione del mercato, e quindi del livello sociale di chi consumava i servizi turistici, che uno strumento competitivo per chi li offriva. Il tempo libero: una precondizione La nascita e l’affermarsi del turismo sono collegati al tempo libero. Il processo che ha portato al turismo di massa potrebbe essere descritto come una lenta conquista del diritto al tempo libero. Presso gli antichi romani il tempo libero non era dato da una ripartizione del tempo operata dai singoli individui, ma da una condizione sociale propria di quegli uomini appartenenti ad elevate posizioni sociali e politiche. Solo al cittadino nobile era riconosciuto il diritto all’ “otium”, cioè un riposo che gli consentisse di trovare se stesso (letteratura, esercizio fisico, terme). Nell’alto medioevo l’ozio venne percepito come la causa dei vizi umani; era infatti il lavoro a conferire dignità all’uomo. Questo concetto provocò il progressivo abbandono di gran parte delle attività sociali ricreative, fatta eccezione per quelle di significato religioso, le sole che continuarono ad essere moralmente accettabili. Di queste è sopravvissuto solo il pellegrinaggio. Nel basso medioevo le espressioni del tempo libero riacquistarono un loro spazio nella vita di tutti i giorni e si cominciò a distinguere tra pratiche lecite e no. Venne reintrodotta una dimensione ludica nella vita quotidiana degli uomini. Fra il Trecento e il Quattrocento ci furono importanti trasformazioni: in molte parti d’Europa, ma soprattutto in Italia, nacque l’economia di scambio e si sviluppò quel lento processo di secolarizzazione che avrebbe separato la dimensione religiosa dalla vita quotidiana. Ritornarono di moda i soggiorni termali. Nel Settecento solo all’ozio degli aristocratici era riconosciuto un valore sociale, mentre si diffuse l’opinione che i passatempi dei poveri, connessi alla dissolutezza, andassero contenuti. Gli aristocratici impiegavano il loro tempo libero con banchetti, battute di caccia, balli, musica, teatro e attività sportive; le classi popolari partecipavano invece a fiere e sagre che si tenevano nei villaggi rurali. I divertimenti popolari vennero spesso guardati con ostilità e osteggiati da parte dei predicatori, dei datori di lavoro: facendo leva sull’immoralità dei divertimenti dei poveri, gli industriali inglesi cercarono di contrastare le riduzioni dell’orario di lavoro in fabbrica continuando a sostenere che i lavoratori non avevano la preparazione morale e culturale per poter trarre giovamento dall’ozio. È solamente con la Rivoluzione Industriale che le attività sociali hanno smesso di essere regolate dagli obblighi rituali imposti dalla comunità. In seguito il lavoro professionale si è staccato dalle altre attività e la sua durata è stata fissata con un limite arbitrario. Nella fase iniziale dell’industrializzazione il tempo libero era davvero poco (circa il 18% del tempo). Il monte ore annualmente dedicato al lavoro dipende dalla durata della giornata lavorativa, dalle giornate di ferie retribuite e dalla presenza di festività nazionali. Per quanto riguarda la riduzione dell’orario giornaliero l’origine del processo va collocato nella seconda metà dell’Ottocento come risultato della diffusione dei sindacati e del progressivo affermarsi del suffragio universale. Nel 1919 fu creato l’Ilo (Organizzazione mondiale dei lavoratori), il quale esortò i paesi membri a standardizzare la durata della giornata lavorativa a 8 ore. La crisi del ’29 ebbe ripercussioni in Italia, Francia e Stati Uniti, tanto che si ricorse alla riduzione della giornata lavorativa per contenere la diffusione della disoccupazione. Dopo la Prima Guerra Mondiale in molti paesi, tra cui Austria, Finlandia e Italia, si adottò una legislazione che estendeva l’obbligatorietà delle ferie a fasce sempre più alte di salariati. Negli Stati Uniti non ci fu mai alcun riconoscimento legislativo e la concessione delle ferie fu una scelta delle singole aziende. A fine anni ’30, gli Statunitensi disponevano di una settimana di ferie, mentre gli Europei potevano vantarne due. Tuttavia negli anni ’30 il monte ore annuale degli Stati Uniti divenne più basso che in Europa a causa della contrazione della giornata lavorativa e delle politiche di distribuzione del lavoro. Dopo la Seconda Guerra Mondiale la lunghezza della giornata lavorativa tornò a essere superiore negli USA rispetto all’Europa. Secondo alcuni studi, il monte ore sarebbe più alto negli Stati Uniti a causa di una forte

disuguaglianza di reddito che spingerebbe a lavorare molto sia i bassi che gli alti salari, ma potrebbe anche essere dovuto alla diffusione dell’etica protestante (puritana) che pone il lavoro quotidiano al centro dell’agire umano. Al di là delle differenze fra Stati Uniti ed Europa, quello che emerge nel corso del Novecento è una generalizzata riduzione del tempo di lavoro e la progressiva comparsa delle ferie retribuite.

2. I fattori che hanno stimolato lo sviluppo dell’offerta di servizi turistici Il ruolo dell’intervento pubblico Quando si compra o si offre una vacanza in realtà si acquista o si offre un paniere eterogeneo di beni e servizi fra i quali vanno annoverati la mobilità, il pernottamento, il cibo e un vasto insieme di attività ricreative. Questo insieme eterogeneo di beni e servizi può trasformarsi in prodotto turistico seguendo molteplici percorsi che storicamente sono stati suddivisi in 3 modelli:

  • Community model: particolarmente diffuso in Europa; l’invenzione del prodotto turistico è il risultato del coordinamento fra i numerosi attori presenti sul territorio, dagli operatori economici alla pubblica amministrazione ai vettori.
  • Corporate model: di stampo nordamericano; il prodotto turistico e la sua promozione sono dominati da un’unica grande impresa che gode di una posizione di leadership nella fornitura di almeno uno dei servizi di base.
  • State and community model: tipico dell’esperienza francese; gli operatori del territorio vengono affiancati dallo stato centrale. Sin dagli albori, il turismo moderno richiese amministrazioni locali interventiste. Nel corso del Seicento e del Settecento le autorità locali di Bath realizzarono più volte gli investimenti necessari per permettere alla città di ospitare turismo di alto rango. Nel corso dell’Ottocento, nelle città sul mare vennero realizzate passeggiate e spesso un lungomare. In città come Sanremo, Viareggio, Rimini e il Lido di Venezia, le amministrazioni comunali maturarono la consapevolezza del ruolo del turismo nello sviluppo economico e impegnarono quote considerevoli per promuovere tale attività. Fu molto importante l’attenzione prestata all’arredo urbano e alle opere di urbanizzazione delle città. L’interesse dello stato verso il settore turistico maturò più lentamente. Nell’Ottocento l’unica forma di impegno dello stato fu l’attività di promozione svolta dalle famiglie reali a favore di una specifica località (es. Brighton era la meta balneare della famiglia reale inglese). Nei primi anni del Novecento, i principali paesi europei cominciarono a dotarsi di organismi nazionali per la promozione turistica. 1905 → Spagna dà vita alla Commissione Nazionale incaricata di promuovere il turismo straniero; 1909 → Austria crea la Sezione sulla circolazione dei forestieri; 1910 → Francia istituisce l’Office national du tourisme; 1919 → Italia si dota di un organismo nazionale di promozione con la creazione dell’Enit, il quale si impegnò nell’attività di propaganda all’estero, nella creazione di scuole alberghiere e nella predisposizione di un sistema di statistiche turistiche nazionali. 1928 → il governo spagnolo crea il Patronato nazionale del turismo, a cui sono affidati compiti come lo sviluppo dell’industria alberghiera e la promozione della Spagna all’estero; 1938 → il generale Franco crea il Servizio nazionale del turismo, il quale fu trasformato poi in una direzione generale. Un’altra funzione svolta dagli enti locali è la protezione delle risorse naturali e artistiche attorno alle quali spesso vengono costruiti i prodotti turistici. I monumenti, i siti archeologici, il mare, le montagne, i boschi sono gli elementi indispensabili per poter avviare lo sfruttamento di una località, ma allo stesso tempo vanno tutelati. Il contributo dell’associazionismo Lo stato e gli enti locali hanno contribuito a creare un mercato: l’amore per i viaggi, la sensibilità per le opere artistiche sono stati creati dal mondo dell’associazionismo. In un secondo momento hanno anche contribuito a migliorare l’offerta dei privati arricchendo la vita sociale delle località turistiche con proposte aggiuntive per

Ci sono due modelli di moltiplicatore: “ad hoc” (consente di lavorare con un numero molto più contenuto di dati statistici) e “analisi input-output” (offrono risultati più ricchi, ma richiedono una grande mole di informazioni). Un valore più alto del moltiplicatore può indicare una struttura economica complessivamente più solida e diversificata. Inoltre, l’impatto turistico nelle piccole isole è minore rispetto a quello che si verifica negli stati di media e grande dimensione perché l’economia delle prime è più dipendente dalle importazioni e perché i legami del turismo con il resto dell’economia non sono mai inferiori a quelli che emergono per gli altri settori, perché tutte le attività collegabili ai servizi turistici rivelano rapporti a monte o a valle con il resto dell’economia piuttosto intensi. In molte località il turismo straniero si è diffuso in anticipo sulla domanda locale generando problematiche di tipo economico e sociale. Infatti i turisti stranieri si rivolgono abitualmente ad agenzie e tour operator del paese di origine e non a quelli locali. Uno studio realizzato nel 2005 da una delle agenzie delle Nazioni Unite, l’Unctad, ha rivelato che la presenza di investimenti stranieri nel settore turistico è risultata meno estesa di quello che ci si poteva aspettare e che la maggior parte delle attività ricettive è detenuta da investitori nazionali piuttosto che stranieri. Il turismo, a pari dei settori industriali, può essere un protagonista di quel processo di modernizzazione delle istituzioni sia economiche sia sociali, indispensabili per la crescita economica, ma esso da solo non può traghettare un paese da una condizione di arretratezza verso lo sviluppo.

Capitolo secondo – I primordi del turismo

Possiamo distinguere tra due grandi categorie: i viaggi e la villeggiatura. Nel primo caso le origini si possono ritrovare nei pellegrinaggi del Duecento e Trecento e nel Grand Tour, mentre nel secondo caso si può risalire all’impiego del tempo libero nelle ville romane, agli sport campestri dei lord inglesi, alle villeggiature in campagna degli aristocratici europei nel corso di Cinquecento e Seicento.

1. Vacanze romane fra città d’acqua, campagna e viaggi culturali Il concetto di villeggiatura e di ferie era già ben definito in epoca romana; il feriari (l’essere in ferie) e il rusticari (trasferirsi in campagna) erano parte integrante della vita sociale dell’antica Roma. Le due mete delle vacanze erano la campagna e il mare. La vacanza in campagna rappresentava il momento della serenità, il modo per distaccarsi dai rumori e dalle ansie dei ritmi cittadini; si diffuse a partire dal I secolo a.C. quando Roma era già la capitale multietnica di un grande impero. Tale vacanza era in perfetta sintonia con le due filosofie dominanti: secondo l’ epicureismo , poiché il mondo è senza scopo e ogni cosa è affidata al caso, l’uomo non ha altro fine che sfuggire al dolore e cercare il piacere, ecco che il soggiorno in campagna, in compagnia di pochi amici scelti, lontano dagli affanni della vita pubblica e in armonia con corpo e natura, meglio rappresenta tale filosofia; secondo lo stoicismo invece, la campagna faceva della virtù la fonte della libertà dell’uomo: infatti si può godere di una perfetta libertà purchè ci si emancipi dai desideri mondani e quindi una vita appartata diventa l’ideale. Le ville sono attrezzate per ogni tipo di attività fisica e di cura del corpo: giardini per passeggiare, ipocausto per il riscaldamento, vasche con acqua fredda, tiepida e calda, sferisterio per il gioco della palla e per gli esercizi fisici, a volte anche l’ippodromo. L’abbronzarsi era ritenuto salutare per i romani, soprattutto per le persone anziane. La campagna era comunque soprattutto il rifugio delle persone mature. La vacanza al mare aveva come scopo non tanto la pace interiore quanto il divertimento sfrenato. Nel I secolo a.C. la costa campana è il centro mondano di villeggiatura più famoso: Baia, Pozzuoli, Bauli e Miseno sono il ritrovo di tutta l’aristocrazia romana, imperatori compresi. Di giorno era frequente organizzare banchetti in barca o sulla spiaggia, allietati dalla musica. Queste località marittime erano anche centri termali, infatti, verso la fine dell’epoca repubblicana, erano sorti i primi grandi stabilimenti termali, per lo più a pianta circolare, che diventeranno sempre più imponenti in epoca imperiale. Il centro della vita mondana erano le ville private, dove si tenevano cene e feste e alle quali si accedeva solo tramite invito. Gli aristocratici cominciarono preso la sfida per la costruzione della villa più grande e più bella. Tuttavia l’edilizia non fu l’unica attività economica a risentire positivamente dello sviluppo del turismo. Anche

il settore della produzione di cibi e alimenti prese un grande avvio. Così Baia divenne famosa per l’itticoltura e per l’allevamento di ostriche. Il caso di Baia si presenta come un’eccezione all’interno di quello che è stato definito proto-turismo. In questa località l’arrivo dei villeggianti influenzò l’economia e il turismo ebbe un grande impatto economico. Essa divenne la meta dell’unico grande centro di generazione di domanda turistica di quell’epoca, Roma. Baia venne presto associata a un’immagine di libertà dei costumi e di estremo lusso e attirò parecchie critiche dai moralisti. Seneca e Cicerone la descrivevano come il luogo di perdizione, degli amori sfrenati, delle esperienze erotiche particolari. Essa fu luogo di tradimenti amorosi e intrighi tanto che spesso ci furono delitti come l’uccisione di Claudio Marcello e di Agrippina (madre di Nerone). Verso la fine del II secolo a.C. si sviluppo un terzo movimento turistico, quello di tipo culturale: i paesi orientali e la Grecia divennero meta di letterati, artisti e uomini politici. A essere visitate erano le città di Alessandria, Efeso, Rodi oltre alle famose scuole di Alessandria, della Grecia e dell’Asia Minore. I fattori che resero possibile tale sviluppo furono la condizione di relativa pace e tranquillità e di sicurezza che seguì la pax romana. Inoltre il livello di sviluppo economico e sociale raggiunto da quella civiltà che seppe garantire un aumento della qualità della vita fu un fattore di successo. Ciò che rese possibili i viaggi furono anche le infrastrutture: la rete stradale che collegava Roma con il resto del mondo conosciuto resta una delle maggiori opere civili che i romani ci hanno lasciato. Su tutte le strade funzionava il Cursus publicus , un servizio collettivo di trasporto di persone. Inoltre era possibile sostare presso le stazioni di posta: le mutationes per il cambio di cavalli e le mansiones attrezzate per soste più lunghe e pernottamenti. Il veicolo più usato per i viaggi lunghi era la raeda , carro a quattro ruote trainato dai muli in grado di portare più passeggeri e anche un bagaglio pesante; mentre per i viaggi brevi si utilizzava la carpenta , cocchi a due ruote trainati da cavallini. Le carrozze si arricchirono con ogni sorta di decorazione e i cortei divennero sempre più lunghi e lenti, a testimonianza della preziosità delle suppellettili trasferite nelle residenze estive. Chi non disponeva di mezzi propri li noleggiava di località in località dai cisairii e dai carruccari , che con le loro vetture stazionavano in prossimità di alberghi o all’uscita dalle città. Di grande aiuto ai viaggiatori erano gli Itineraria , cioè delle guide viarie che elencavano le stazioni, con le distanze fra l’una e l’altra. La guida più importante a noi giunta è l’Itinerarium Provinciarum Antonini Augusti , che raccoglie le guide di tutte le 372 strade dell’Impero, dalla Britannia all’Africa. Quando le condizioni di pace vennero meno, anche il turismo scomparve: la villeggiatura, ancora in uso fino al III secolo d.C., con il successivo declino dell’impero e le sempre più frequenti invasioni barbariche, cessò completamente. Le ville passarono da luoghi di piacere a luoghi di difesa.

2. La passione per le terme L’efficacia delle acque termali nella cura delle malattie era ben nota nell’Antica Grecia, dove le fonti venivano collegate a una divinità. I romani appresero dai greci l’uso delle acque termali, nonché l’interesse per lo studio delle loro proprietà. L’aspetto più interessante dell’esperienza romana è la progressiva diffusione di un termalismo mondano, legato al benessere del corpo piuttosto che alla cura delle malattie. A partire dal II secolo a.C. si era diffusa la moda dei bagni pubblici tanto che un censimento realizzato nel 33 a.C. ne aveva contati circa 170 a Roma. Il biglietto d’ingresso era piuttosto contenuto. La moda delle terme permise anche di abituare a una maggiore igiene la gran parte della popolazione, visto che il bagno divenne un momento di svago accessibile anche ai più umili. Il bagno era un piacere e nello stesso tempo una cura per il corpo. Le terme erano affiancate da palestre attrezzate per la ginnastica, per vari tipi di giochi con la palla, per la lotta. Si presentavano come i luoghi di ritrovo e di divertimento. Fra uomini e donne non esisteva alcuna separazione negli spogliatoi né nelle vasche e anche gli approcci omosessuali non erano rari. Le terme causavano anche molti scandali, tanto che alcuni imperatori come Adriano, cercarono di intervenire assegnando orari differenti per il bagno di donne e uomini. Inoltre, nei pressi dei monumenti termali sorgevano molte osterie e locande spesso frequentate dai bagnanti in cerca di alcol o donne. Con la diffusione del cristianesimo si chiuse l’epoca dei bagni: alla cura del corpo e al mito della bellezza si sostituì il primato dello spirito e la mortificazione della carne che ben presto portarono alla condanna delle pratiche termali e del bagno naturale. La pratica del bagno in realtà non scomparve del tutto, ma venne rinchiusa nei postriboli. La decadenza può essere inserita in quel generale fenomeno di ruralizzazione della vita quotidiana che caratterizzò i secoli successivi alla scomparsa dell’impero romano.

4. L’apogeo del pellegrinaggio cristiano: il medioevo Il XII e XIII secolo rappresentarono l’apogeo del pellegrinaggio cristiano perché coinvolse una massa crescente di fedeli e conquistò un forte prestigio sociale. Nel Medioevo la religione divenne parte integrante di tutti gli aspetti della vita sociale e politica. La comunità cristiana riuscì a impregnare del suo spirito il mondo feudale, tanto che l’organizzazione della società, il funzionamento delle istituzioni nonché l’agire quotidiano avevano tutti un fine trascendente che era la salvezza nel Regno dei cieli. Il pellegrinaggio non era solamente una pratica religiosa, ma una vera e propria istituzione che godeva del riconoscimento sociale: il pellegrino intraprendeva il suo viaggio con l’approvazione di tutta la società e la tutela delle leggi dell’epoca. Prima di partire poteva redigere il suo testamento (privilegio di pochi), nel quale sceglieva gli eredi e gli amministratori dei suoi beni e indicava la durata della sua assenza, superata la quale sarebbe stato considerato morto. Era la Chiesa stessa a preoccuparsi che il testamento fosse rispettato e che le proprietà del pellegrino non venissero toccate in sua assenza. Il pellegrinaggio era anche una delle pene inflitte dai tribunali civili contro chi aveva commesso peccati contro la chiesa, in quanto il condannato (che viaggiava con spalle, braccia e gambe legate da catene) sarebbe stato molto tempo lontano dalla città. Eccetto che per le pene inflitte dall’inquisizione, in tutti gli altri casi era possibile sottrarsi al pellegrinaggio pagando un tributo molto alto. Quello medievale è per lo più un pellegrinaggio penitenziale, mosso dal desiderio di espiare i propri peccati e riguadagnarsi la salvezza eterna. Il suo successo è anche collegato alla questione delle indulgenze e alla definizione del concetto di Purgatorio (attraverso il pellegrinaggio si sarebbe ottenuta una riduzione delle pene da scontare durante la vita ultraterrena). Il pellegrinaggio penitenziale basato su un sistema di tariffe nacque in Irlanda: i monaci e missionari proposero delle vere e proprie tavole penitenziali dove a ogni peccato corrispondeva una penitenza, una delle quali era il pellegrinaggio. Esso rimaneva comunque una delle pene più miti, riservate a coloro che erano sospettati di eresia ma in assenza di prove concrete; questi pellegrini viaggiavano portando sulla schiena e sul petto due grandi croci di stoffa color zafferano. Nel IX secolo cominciarono a circolare anche le prime guide che riportavano informazioni sulle città, sugli ospizi e sui pericoli. La grande epoca dei pellegrinaggi medievali si concluse nel Trecento quando essi non vennero più imposti per sentenza e quando i viaggi unirono ai motivi religiosi anche ragioni culturali e di piacere. Nei secoli successivi il pellegrinaggio perse l’appoggio delle istituzioni, in primo luogo venne criticato dai protestanti che lo vedevano come una distrazione dal lavoro, in secondo luogo fu la stessa chiesa cattolica a ridimensionarlo per contrastare la diffusa pratica delle indulgenze. I pellegrinaggi cambiarono quindi aspetto, diventando viaggi di pochi giorni verso santuari più vicini e sostituendo la componente spirituale di riavvicinamento a Dio. 5. I luoghi dei pellegrinaggi Tra le tante forme di turismo, il pellegrinaggio è quella che ha mantenuto intatte le sue caratteristiche originarie. Una caratteristica è che il successo di una nuova meta di pellegrinaggio richiede sia la formazione spontanea di una forte devozione popolare sia la programmazione di precisi interventi da parte delle istituzioni, soprattutto religiose. Nella formazione di una nuova meta c’è molta casualità, ma il suo sviluppo richiede un forte impegno per la propaganda. La scoperta di una nuova meta di pellegrinaggio è legata al verificarsi di un evento straordinario come il ritrovamento di reliquie, di apparizioni o alla sepoltura di un religioso di grande prestigio. Il culto delle reliquie si può far risalire al II secolo: durante le persecuzioni i fedeli nascondevano le reliquie (oggetti che erano stati a contatto con i santi o con la loro tomba) per poterle venerare in segreto. Dal VII secolo questo primo tipo di reliquia venne soppiantata dal corpo dei santi. Durante l’VIII secolo ci fu una grande dispersione di reliquie, le quali vennero prese da privati: grazie all’acquisto, al ritrovamento e al furto di reliquie nacquero nuovi santuari. Le reliquie davano un significativo impulso all’economia del luogo, per questo motivo venivano spesso inventate o falsificate. Questo problema venne affrontato nel concilio di Lione del 1274 che subordinò la venerazione di nuove reliquie all’approvazione del papa. Luoghi sacri legati alla presenza di reliquie → Gargano, Loreto, Santiago de Compostela.

Una seconda categoria di eventi in grado di rendere famoso un luogo era la morte di un religioso che in vita avesse acquisito una certa fama. Nei primi anni si venerarono solo i martiri; tuttavia dal IV secolo la venerazione si estese anche a coloro che avevano dato prova di fede e questo rese necessario definire dei criteri ufficiali, rendendo la canonizzazione una tappa fondamentale per dare credibilità al culto di tali uomini. Luoghi sacri legati alla presenza di una tomba di un santo → Tour-San Martino, Canterbury-San Thomas Becket, Padova-Sant’Antonio. Nel tardo medioevo il pellegrinaggio alle tombe dei santi passò di moda, sostituito dalle visite alle statue miracolose e dalle apparizioni di Maria. Spesso i luoghi e i santuari dove avvenivano le apparizioni venivano pubblicizzati attraverso opuscoli o tramite predicatori che si mettevano al servizio del santuario stesso. Per poter far sopravvivere nel tempo la notorietà di un santuario, era necessario l’appoggio sia della chiesa sia dello stato (es. Medjugorje tutt’oggi non ha ottenuto l’omologazione della commissione episcopale, essendo una meta nuova). Tutti questi luoghi sono poi accomunati da un forte intervento di tipo urbanistico e architettonico, mirante a creare le condizioni per ricevere e ospitare un numero crescente di fedeli.

6. I giubilei e la riduzione delle pene Fra i pellegrinaggi cristiani quello che nel 1300 portò a Roma migliaia di fedeli in occasione dell’anno santo, assume un significato particolare. Nel corso del XII e XIII secolo i papi avevano aumentato il numero di indulgenze concesse ai pellegrini che visitavano le chiese di Roma; inoltre a coloro che partecipavano alle crociate veniva concessa l’indulgenza plenaria, cioè il perdono di tutti i peccati. Fu papa Bonifacio VIII a proclamare, nel 1300, il primo giubileo. Esso fu preceduto da numerosi lavori per la sistemazione delle strade di accesso a Roma e portò in Italia circa 200 mila fedeli. Questo primo giubileo ebbe anche un forte significato politico poiché si svolse durante una fase di grandi tensioni fra la chiesa e i nascenti stati nazionali. Scontro fra l’ideale teocratico e l’affermazione dell’indipendenza delle monarchie nazionali. Questo giubileo fu il trionfo del papato medievale. In pellegrinaggio arrivarono anche donne e bambini da molto lontano. Il grande afflusso di viaggiatori pose seri problemi organizzativi per l’approvvigionamento di cibi, tanto che venne consigliato ai fedeli di portare con sé una certa quantità di alimenti. Inoltre si correva il rischio di contrarre un’epidemia causata dalla grande concentrazione di persone nella città. Il secondo giubileo si tenne nel 1350 e fu indetto da Clemente VI. Anche in questa occasione affluirono migliaia di donne, bambini, poveri e ricchi. Ma mentre i poveri si spostavano in gruppi numerosi, i ricchi spesso evitavano il pellegrinaggio inoltrando domanda di dispensa al papa in cambio di un esborso monetario. Un giubileo importante fu quello del 1450, proclamato in un momento di debolezza della chiesa cattolica. Il papa Nicola V fisso a 25 anni l’intervallo tra un giubileo e l’altro e si concesse il potere di rilasciare l’indulgenza plenaria ad alcune chiese di altri paesi in cambio di una spartizione dei proventi. I giubilei della prima metà del Cinquecento risentirono molto della riforma protestante, la quale li condannava. Tra il 1575 e il 1650 si registrò una nuova fioritura del pellegrinaggio romano: era l’epoca della controriforma, cioè la risposta della chiesa cattolica alla diffusione del protestantesimo. La chiesa romana affermò proprio l’importanza della ritualità collettiva che questa pratica comportava. Nel corso del Cinquecento si diffusero le pubblicazioni sul contenuto religioso del giubileo: dai trattati dottrinali, alle riproduzioni degli itinerari del pellegrinaggio, fino alle guide delle chiese e delle reliquie. L’anno santo era scandito da due cerimonie principali: l’apertura e la chiusura della porta santa. Il rito seguiva un solenne cerimoniale durante il quale avveniva un grande corteo formato dal Papa con seguito di cardinali, prelati, nobili e popolo. I mesi di maggiore affluenza coincidevano con le festività primaverili e autunnali del calendario liturgico. L’aspetto organizzativo più impegnativo era sicuramente la predisposizione di vitto e alloggio per le migliaia di persone che arrivavano in città. Vennero utilizzate strutture di beneficienza già esistenti come confraternite, ospedali, ospizi per sacerdoti, ma vennero anche costruiti piccoli complessi abitativi. Dalla fine del Seicento il fascino dei giubilei diminuì e ci fu un forte calo numerico dei pellegrinaggi, anche di quelli organizzati dalle confraternite. Ci furono anche molte critiche a sottolineare l’eccessiva fastosità delle cerimonie, il ripetersi di riti svuotati di significato religioso e dal fine esclusivamente di lucro.

Oggi assistiamo a una nuova tipologia di Grand Tour a scopo educativo, ovvero i soggiorni presso le università straniere. Per la prima volta gli studenti italiani partecipano a tale movimento. Non a caso il Grand Tour si è evoluto in quello che noi oggi chiamiamo turismo culturale.