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Lezioni di diritto Ecclesiastico della prof. Mancuso
Tipologia: Sbobinature
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I rapporti tra lo Stato e la Chiesa sono sempre stati dei rapporti contenziosi, sono stati rivali per tanto tempo, perché ognuno di essi contendeva all’altro la supremazia sull’individuo. Siccome l’uomo, anche l’uomo primitivo, ha sempre sentito il bisogno di volgersi verso il soprannaturale e questo bisogno di religiosità per spiegare una serie di fatti attinenti alla sua vita che altrimenti non avrebbero potuto avere spiegazioni o per colmare quel desiderio dell’uomo che è il mistero della vita e della morte e quindi anche la possibilità di confrontarsi. Ad esempio le divinità greche o romane possiamo dire che erano uomini con tutti i difetti degli uomini ma con una marcia in più perché erano dei, per esempio perché avevano questo dono dell’immortalità a cui l’uomo ha sempre voluto tendere e che è quello che ci ha dato a noi la religione cristiana con le aspettative di avere una vita oltre la morte, di una vita soprannaturale, quindi di pensare che la vita non finisse qui. Questo è sempre stato uno dei misteri della vita e l’uomo nella sua vita ha sempre e comunque sentito il bisogno di credere in qualcosa; questo ha fatto sì che comunque, siccome poi le norme statali e i precetti religiosi avevano come unico destinatario l’individuo che era assoggettato ad entrambi gli ordinamenti, c’è sempre stata una rivalità, più che dagli inizio però questa rivalità avviene con il cristianesimo, quindi prima non c’era anche perché in realtà prima la religione era un qualcosa che veniva inglobato nell’apparato dello stato e la religione, sia per quanto riguarda la Roma arcaica, sia per quanto riguarda la polis greca, faceva del diritto pubblico e quindi era inglobata e seguiva la regole dello Stato. È quindi l’avvento del Cristianesimo che rompe questo schema e introduce qualcosa di diverso e far sì che dal quel momento in poi Chiesa e Stato si ritrovino per tanto tempo antagonisti, in lotta l’uno con l’altro; appunto avremo questo periodo del cesaro- papismo in cui c’è una commistione dei due poteri che rispecchia com’erano organizzati i rapporti tra Stato e religione a Roma, dove la religione faceva parte del diritto pubblico e dove nel cesaro-papismo la figura principale era rappresentata dal caesar, perché è l’imperatore che poi diventa Capo dello Stato e massima autorità della religione. Tuttavia, poi, le cose cambieranno in un periodo successivo, detto teocratico, in cui la Chiesa, che da tempo rivendicava le idee teocratiche (teocrazia vuol dire supremazia del potere spirituale sul potere temporale), queste idee teocratiche verranno anche attuate tra alcuni secoli, nel periodo del Medioevo, e queste idee teocratiche le ritroviamo ancora oggi in alcuni stati islamici fondamentalisti quindi in Iran, in Iraq; lì noi diciamo che c’è teocrazia, dove le norme religiose diventano anche norme civili, quindi norme obbliganti anche per lo Stato. Il contrario della teocrazia è il giurisdizionalismo, che si svilupperà in Occidente. Finito il sogno teocratico dello Chiesa, prenderà piede in Europa questo nuovo sistema di rapporti Stato-Chiesa che prende il nome di giurisdizionalismo che sarà la giurisdizione dello Stato a prevalere su quella della Chiesa e questo sistema continuerà in vari stati per parecchio tempo; quindi noi troveremo presente anche nell’Italia liberale, dopo l’unità d’Italia, questo giurisdizionalismo come forma di rapporti stato-chiesa. Contemporaneamente al giurisdizionalismo prenderà piede in altri paesi dell’Europa, il separatismo, che è una corrente che auspica una separazione dei poteri, quindi che Stato e Chiesa procedano per la loro strada senza mai incontrarsi o che comunque laddove si incontrino lo Stato non debba trattare la Chiesa, l’elemento religioso, in maniera differente; le associazioni religiose devono essere considerate alle pari delle altre associazioni civili, dove non possano avere nessun trattamento di favore in quanto religiose, ma dove non possono essere neanche perseguitate. Il modello puro dello Stato separatista nella realtà non esiste proprio per il fatto che l’individuo, anche nello stato separatista, non è ateo, ma abbraccia una determinata religione e quindi tutto questo ha delle conseguenze anche per lo Stato. Quindi lo Stato sì, cerca di mantenersi il più neutrale possibile ma questa neutralità non è mai una neutralità assoluta e quindi vedremo anche nello stato europeo che è la Francia, che più si
avvicina al modello separatista, quindi anche lì, in qualche caso, si è dovuto tenere conto di quelle che erano le aspirazioni religiose dei cittadini. E poi abbiamo il modello che oggi è auspicato dalla Chiesa, e anche dagli stati pluralisti, che è quello della coordinazione, quello che si raggiunge attraverso degli accordi, accordi della Chiesa che vengono chiamati concordati e accordi con altre confessioni religiose. Questo modello della coordinazione si raggiunge attraverso una legislazione bilaterale concordata tra lo Stato e le varie confessioni religiose presenti nel territorio. Ma questo modello di civiltà, in cui comunque stato e commissioni possono porsi su uno stesso piano a disciplinare i loro, rapporti è un modello a cui si è arrivati in tempi molto recenti e, anche se è l’istituto del concordato, è un istituto molto antico che all’inizio è servito, non per dare una disciplina di tutte le materie comuni del Westminster che si trovavano ad avere stato e chiesa, ma per risolvere determinate questioni che premevano tanto alla chiesa che allo stato. L’istituto del concordato quindi, nel tempo è cambiato rispetto a quello del passato. Allora il concordato nacque per una ragione politica, per mettere d’accordo in quel momento lo Stato, che allora era rappresentato dall’imperatore, e la Chiesa che aveva, in quel periodo, che era il periodo del concordato di Worms quindi periodo teocratico, aveva la sua massima espressione nel pontefice che rivendicava alla Chiesa questa supremazia sullo Stato e sulla norme statali.
CESARO-PAPISMO Cominciamo ora a parlare del cesaro-papismo. Quando parliamo di cesaro-papismo intendiamo la commistione dei poteri. La prima espressione di questo cesaro-papismo da cui prende anche il nome questo sistema di rapporti Stato-Chiesa si ha a Roma proprio quando l’imperatore, Cesare, assume il massimo potere all’interno della Chiesa. Prima dell’avvento del Cristianesimo, a Roma, invece vi era un sistema del tutto diverso, basato sulla tolleranza religiosa in cui, la massima carica presente a Roma, fin dalla Roma arcaica, era il pontifex maximus, che era a capo del collegio dei sacerdoti. Il collegio dei sacerdoti era quello che emanava le norme religiose e che era tenuto a farle rispettare ma in realtà, questo collegio, dal momento che la religione era considerata come un ramo del diritto pubblico, la violazione delle norme religiose veniva punita con delle sanzioni di tipo civile. La massima autorità religiosa , come abbiamo già detto, era il pontifex maximus, questa autorità, nella Roma arcaica, veniva eletta dal re poi venne eletto dal popolo, dal Senato, dallo stesso collegio dei sacerdoti e infine, invece, nella Roma imperiale, la figura del pontifex maximus coincide con quella dell’imperatore. In quel momento quindi l’imperatore si arroga il diritto e il potere di essere il capo della Chiesa e con ciò diventa divus, divino, oggetto di divinità. Prima dell’avvento del Cristianesimo, noi sappiamo che convivevano a Roma diverse divinità, venivano adorate diverse divinità, vi erano tanti tempi, ognuno dedicato ad una divinità e man mano che l’esercito romano avanzava e conquistava nuove popolazioni e nuovi territori la religione di quei popoli entrava a far parte della religione dell’impero; questo perché veniva vista la religione come un collante, come un qualcosa che potesse aiutare anche questi popoli, che venivano conquistati e sottomessi, ad integrarsi nell’Impero romano, qualora potevano continuare a mantenere anche le loro usanze e le loro tradizioni, tra le quali c’erano anche quelle religiose. Questa tolleranza, manifestata a Roma, era massima se noi pensiamo che vi era anche un tempio del dio ignoto, tra i tanti tempi che venivano dedicati, c’era anche un tempio dove venivano fatte offerte e sacrifici, dedicato al dio ignoto proprio per dire “noi non ti conosciamo ma se esisti, quindi se c’è un altro dio di cui non conosciamo l’esistenza, noi comunque, anche a questo dio rendiamo omaggio e venerazione”. Questa tolleranza religiosa purtroppo finisce a Roma con l’avvento del Cristianesimo. Per quale motivo? Innanzitutto per un motivo ideologico. Il cristianesimo era una
schiavitù, insoddisfazione in cui viveva nella vita terrena; i romani non si capacitavano del fatto che i cristiani andassero al martirio sorridendo, così come oggi gli islamici si fanno esplodere pensando al paradiso. Ad un certo punto ci si rese conto che il fenomeno della propagazione del cristianesimo era un fenomeno incontrollabile e che non erano più soltanto i derelitti ad abbracciare questa nuove religione ma la religione si andò diffondendo anche tra le classi alte e tra l’aristocrazia, quindi combattere conto la religione avrebbe significato combattere contro la religione stessa, perciò vi fu un momento in cui si dovette fare i conti anche con questo. Costantino si ritrovò a casa con la madre Elena, che era cristiana, e egli, fin da bambino, fu avviato in questa religione dalla madre; non si sa se Costantino fu mai battezzato ma il fatto che sua madre lo fosse fu determinante per far sì che Costantino decidesse di inserire questa religione tra le religioni tollerate dall’impero e questo avvenne con l’editto di Milano del 313 d.C. Una volta ammessa la religione nell’impero, l’imperatore, una volta diventato cristiano, diventa il portavoce, l’esponente principale di questa nuova religione. Tra l’altro Costantino in un tentativo anche da un lato di spostare la capitale dell’impero perché Roma era troppo vulnerabile alle aggressioni dei barbari e quindi dopo l’editto di Milano, nel 329-330 d.C. sposta la capitale dell’impero da Roma a Costantinopoli, quest’ultima fatta costruire sia in un intento di autocelebrazione di se stesso sia per dire che veniva costruita una Roma cristiana in alternativa alla Roma pagana e auspicando anche il massimo trasferimento di risorse di quella che era la burocrazia dell’impero di Costantinopoli proprio perché ci si rendeva conto che a nord dell’Italia c’erano le popolazioni barbariche che pressavano e i confini dell’impero da quella parte non erano ben difesi infatti poi Roma, nel 401, venne conquistata, prima ancora della caduta dell’impero romano d’Occidente, dai barbari di Alarico. Tuttavia facendo un passo indietro, una volta emanato questo editto di Milano nel 313 d.C., la massima espressione del cesaro-papismo la ritroviamo quando Costantino nel 325 d.C. convoca a Nicea il primo concilio ecumenico della vita della chiesa. Il massimo momento della vita della chiesa cattolica, che per sua natura e dimensione era una chiesa universale, era il concilio ecumenico. Il concilio ecumenico è il concilio in cui si riuniscono i vescovi di tutte le parti del mondo; prima si riuniva di fronte ad eventi gravi che potevano succedere, quali ad esempio per prendere posizione contro l’eresia, contro un gruppo scismatico, adesso si riunisce anche per dare nuove leggi alla chiesa, quindi è un momento di confronto in cui la presenza dei vescovi di tutto il mondo fa capire alla chiesa quali sono le esigenze della società del momento. Con l’ultimo concilio che è avvenuto, in tempi recenti, il concilio vaticano II, ha cambiato in maniera radicale e modernizzando tutta una serie di norme e istituti della chiesa perché proprio la chiesa si è resa conto che stava perdendo molto terreno in quel momento e c’era bisogno di un concilio per fermare, da un lato, il suo prestigio e la sua presenza, dall’altro lato per venire incontro a quelle che erano le esigenze dei cattolici scontenti, quindi vedere cosa si poteva fare per avvicinare di più la chiesa al suo popolo. Oggi normalmente il concilio viene convocato dal Papa, e le decisioni prese dal concilio vengono poi suggellate e vengono contenute e pubblicate dalla chiesa attraverso delle bolle papali. Il primo concilio ecumenico è questo di Nicea, convocato e presieduto da Costantino; il Papa era presente al concilio, partecipò in quanto vescovo di Roma. La prima carica all’interno della Chiesa, proprio perché è stato Cristo ad imporla, è stato il vescovo di Roma; nel momento in cui Cristo conferì il titolo di vescovo di Roma a San Pietro gli disse che questo era il centro, il pilastro portante della Chiesa e da lì la chiesa si sarebbe dovuta sviluppare. Quindi la carica di vescovo di Roma è annessa a quella di pontefice ma per esempio nel diritto canonico non è necessario che colui che è nominato pontefice sia un vescovo, il pontefice potrebbe essere qualsiasi battezzato di sesso maschile, anche che non abbia avuto il sacramento dell’ordine; la chiesa infatti negli ultimi secoli ha deciso di eleggere il pontefice all’interno del collegio cardinalizio ma in realtà il pontefice potrebbe essere, proprio per norma di diritto canonico, qualsiasi uomo che sia stato battezzato e allora,
proprio perché in quel periodo non c’era ancora una chiesa unita, prima di assumere la carica di pontefice dovevi assumere la carica di vescovo di Roma e quindi anche nelle norme di diritto canonico che prevedono l’elezione del pontefice, si dice che prima deve essere vescovo di Roma perché Roma era la diocesi di Pietro e quella che è stata posta da Cristo a capo della Chiesa universale. Perché Costantino convoca questo concilio a Nicea? Perché deve prendere posizione contro la cosiddetta eresia di Ario. Ario era un vescovo di Alessandria d’Egitto, il quale negava la natura divina di Cristo ovvero negava il fatto che Cristo fosse figlio di Dio: egli diceva che Cristo era vissuto da uomo, morto da uomo e che quindi non aveva questa natura divina. In concilio, allora, prende posizione nei confronti di Ario, il quale verrà scomunicato e verrà definito eretico e nel concilio si deciderà che il simbolo, da allora, per il futuro del Cristianesimo sarà la croce cristiana, che rappresenta le tre figure del Padre, del Figlio e dello Spirito santo. Dunque, da Costantino in poi, dal momento in cui il cristianesimo è divenuta religione lecita, non ci sono più problemi dei confronti dei cristiani e anzi, a poco a poco, questa religione continua ad espandersi sempre di più tant’è che nel 380, con l’editto di Diocleziano, Valentiniano e Teodosio, il cristianesimo diventerà la religione di Stato. Da quel momento in poi cambieranno tante cose anche per le altre religioni perché purtroppo, il fatto che il cristianesimo assurga come religione di stato, fa sì che improvvisamente comincino le persecuzioni nei confronti di coloro che professavano altre fedi, in quanto vennero punite anche con la vita sia l’apostasia che l’eresia, quindi non era possibile né cambiare religione, quindi passare dal cristianesimo ad un’altra religione, né professare altre religioni, coloro che professavano altre fedi venivano puniti anche con la morte. Le persecuzioni quindi non furono delle persecuzioni di massa così come erano state quelle contro i cristiani ma comunque, quando si veniva sospettati, a meno che queste persone non abiurassero o a meno che queste persone abbracciassero la fede cristiana, c’erano tutta una serie di pene che potevano essere da togliere semplicemente gli averi a delle pene più gravi, spesso gli eretici venivano anche ammazzati. Nel frattempo si indebolisce l’impero romano d’Occidente, soggetto fin dal 401 dalla prima conquista di Roma da parte di Alarico, nel corso degli anni viene soggetto con maggiore frequenza alle scorrerie dei barbari fino a quando non verrà definitivamente conquistato nel 476 d.C., con la caduta dell’Impero romano d’Occidente. Tuttavia l’impero romano continuerà a vivere in Oriente per altri mille anni circa; la caduta di Bisanzio, che segnerà la fine dell’impero romano d’Oriente, avverrà nel 1453. Ora parliamo di che cosa succede alla chiesa dal 476 al 1453. Questo cesaro-papismo, che nasce in occidente, si trasferisce fino ad Oriente ma in Oriente assume delle connotazioni ancora più spiccate perché in Oriente noi abbiamo la figura dell’imperatore che diventa sempre più forte: si costituisce la Chiesa orientale, la quale si divide in diversi patriarcati; questi patriarcati assumono più importanza in base alle sedi più o meno prestigiose in cui si trovavano questi patriarcati, tra i più prestigiosi ricordiamo quello di Alessandria, quello di Antiochia, quello di Efeso, ma il patriarca avente maggiore prestigio era il patriarca di Costantinopoli perché quello di Costantinopoli si trovava a Costantinopoli che era la sede dell’imperatore. Ma il fatto di questa vicinanza con l’imperatore faceva sì che il patriarca di Costantinopoli, che rappresentava la massima autorità religiosa dell’impero d’Oriente, fosse quasi considerato un vassallo dell’imperatore e totalmente asservito all’imperatore, in quanto faceva fedelmente tutto quello che l’imperatore voleva. Quindi il capo della materia religiosa continuava ad essere, più che mai, l’imperatore, sennonché il vescovo di Roma, che sarebbe stato il capo della Chiesa nominato da Cristo, era rimasto a Roma e poiché furono convocati dei concili in Oriente, ai quali partecipava anche il vescovo di Roma, ma la distanza geografica tra Roma e Costantinopoli, per quei tempi, era enorme e, tranne per questi viaggi del Papa che erano dei viaggi che comportavano mesi di viaggio, il Papa rimaneva a Roma e il fatto di trovarsi così lontano faceva sì che egli potesse ignorare quelli che erano i comandi dell’imperatore; infatti, prima che gli arrivasse il comando, lui già aveva fatto
concilio Vaticano II e con il concilio Vaticano I, tra la fine dell’800 e il 900 che i patriarchi, greci e orientali, vengono rinvitati a ritornare nella chiesa cattolica, ma non tutti aderiscono. Noi abbiamo per la chiesa cattolica due codici: un codice di rito latino e un codice che è stato poi emanato con le chiese orientali; vi sono delle norme differenti tra i codici proprio perché una delle caratteristiche del diritto canonico è la flessibilità del diritto, ovvero il fatto che il diritto per essere equo si deve calare nel caso concreto, nella comunità dove questo diritto deve essere applicato e quindi il codice orientale rispecchia anche le tradizioni e gli usi, infatti vi sono una serie di norme diverse da quelle del codice di rito latino ma il codice delle chiese orientali è stato promulgato da ?, quindi loro si sono rimesse ma non tutte; infatti abbiamo vent’uno riti orientali diversi ma soltanto sette sono ritornati all’interno della chiesa cattolica. Nel momento in cui le due chiese si divisero completamente, questo cesaro- papismo prese due strade completamente diverse, da un lato abbiamo l’imperatore che rimane e la massima carica nella chiesa orientale coincide con il patriarca di Costantinopoli, che era quello che stava presso l’imperatore, dall’altro lato invece si erano create le condizioni, in Italia, a Roma, affinchè questo pontefice acquistasse sempre di più autorevolezza fino ad arrivare, nella famosa notte di Natale dell’800, in cui Papa Leone III incorona Carlo Magno imperatore del cosiddetto “Sacro romano Impero”.
Nasce ufficialmente questo sacro romano impero con l’incoronazione da parte di Leone III che metterà la corona sul capo di Carlo magno; quindi Carlo Magno nasce, vedremo che finché ci sarà l’imperatore continuerà questo Sacro romano Impero nato con Carlo Magno. Ma cos’è questo sacro romano impero? Vuole riprendere l’idea dell’impero romano, quindi in qualche modo nell’impero romano abbiamo visto che l’imperatore era stato anche il capo della chiesa, c’era stata questa commistione di poteri. Nel sacro romano impero, Carlo Magno capisce l’ importanza di avere il sugello del papato per poter espandersi territorialmente, perché in questo impero fatto da popolazioni di varia etnia, diverse razze, l’ unico collante poteva essere la religione cristiana, che è quella che fa si, che giustifica l’idea dell’impero, perché la gente è unita dal patto di appartenere in qualche modo ad un unico imperatore e di avere e di credere nello stesso Dio. Però in questo Sacro romano Impero noi vedremo che la chiesa a poco a poco verrà totalmente, per i primi secoli di questo impero , asservita all’imperatore, quindi ci sarà questa commistione dei poteri prevista nell’impero romano, qui arriverà a delle conseguenze estreme, nel senso che abbiamo un periodo che viene ricordato anche nella storia della chiesa come un periodo di grande decadenza della chiesa, perché in questo periodo la chiesa viene in qualche modo contaminata da quelli che sono gli istituti temporali, quindi sia che il papa che i vescovi, che allora rappresentavano le cariche più importanti all’interno della chiesa, saranno delle cariche di nomina politica; vengono nominati dall’imperatore o dalle famiglie, che avevano in quel momento avevano maggiore autorità, maggiore prestigio, dal punto di vista politico. Iniziò proprio per la chiesa, un periodo di decadenza e di corruzione, dove comunque le idee spirituali vengono messe di lato, quindi, mentre prima, nell’impero romano comunque il valore spirituale della chiesa era stato tenuto presente ed era quello che aveva fatto si che la chiesa si espandesse, ora invece la chiesa viene inglobata all’interno delle consuetudini , delle abitudini dello stato e quindi una serie di istituti della chiesa non assolvono più quello che era il valore spirituale, diventano semplicemente centri di potere. La carica di vescovo era una carica politica, e il vescovo in funzione dell’autorità spirituale che poteva avere sulla popolazione, a lui soggetta, di fatto aveva un potere anche temporale perché comunque era un figura di un vescovo diversa da quella che era il vescovo di natura spirituale quindi era un periodo di grande corruzione, di grande decadenza in cui le istituzioni ecclesiastiche vengono completamente asservite alle istituzioni politiche.
Questo periodo poi di decadenza finirà quando la chiesa tenterà il suo riscatto e poi la sua riscossa.
Il riscatto della chiesa avviene attraverso il monachesimo cioè, dal IX secolo al XXII secolo, cominciano praticamente ad essere edificati questi grandi monasteri, il cui primo monastero è quello di (brimì?), e all’interno di questi monasteri, attraverso la vita monastica, la quale è una vita dura, di un certo rigore di tipo anche spirituale, basato sulla povertà e basato sull’esempio che era stato dato da Cristo quando aveva portato la sua chiesa. Da un lato questi monaci rifanno loro quelli che erano stati i valori spirituali che si erano persi nel tempo ma comincia attraverso ai monaci anche un studio più attento di quelle che erano le regole che erano state poste, inizialmente, da Cristo alla sua chiesa. Comincia quindi attraverso il monachesimo, la raccolta delle prime compilazioni di leggi della chiesa (la costituzione per esempio con Graziano) poi vediamo lo studio sistematico del diritto canonico, quindi la chiesa comincia a riprendere luce in se stessa attraverso lo studio e mette di nuovo fuori quella che era la parte spirituale della chiesa, che era stata soggiogata, per tanto tempo, dall’autorità politica. Quindi questo rinnovamento della chiesa, trova il suo apice con un pontefice, Niccolò II, che resterà pontefice solo per due anni, dal 1057 al 1059 , ma questo pontefice, per primo, osa dire, all’imperatore che, da quel momento in poi, le massime cariche all’interno della chiesa dovranno essere di nomina papale, quindi non ci potranno essere più vescovi, perché fino a quel momento tutte le cariche ecclesiastiche venivano distribuite dall’imperatore o dai suoi subalterni; invece in quel momento la chiesa, dice che il papa rivendica all’autorità ecclesiastica, il potere di decidere sulle nomine. Anche la stessa nomina del papà era una nomina politica, quindi il nome del papa veniva fatto o dall’imperatore stesso oppure dalle famiglie, dai nobili che appoggiavano l’imperatore. Quindi con Nicolo II, la Chiesa prenderà una svolta e successivamente, nel giro di qualche anno, si fa strada anche nei pontefici successivi, l’idea che quel ricatto della chiesa sia necessario e che sia la chiesa a comandare se stessa, quindi in qualche modo a decidere da un punto di vista gerarchico chi siano le massime autorità della chiesa per le quali deve esistere un rapporto di fiducia, soggezione e collaborazione, solo con il pontefice.
Dunque il periodo teocratico vero e proprio, in cui abbiamo al contrario questa volontà di riscatto da parte della chiesa, che si spinge fino al punto praticamente di volere comandare e prevalere sull’istituzione statale, l’abbiamo di lì a qualche anno, grazie al pontificato di Gregorio VII, quindi noi diciamo che questo periodo teocratico, in Occidente, è esistito nell’arco di tre secoli, che si aprono con il pontificato di Gregorio VII, nel 1073, e si chiudono con la morte di Bonifacio VIII, che è l’ultimo pontefice teocratico che muore nel 1303. Quindi i documenti papali, le due bolle papali, che costituiscono i veri e propri manifesti della teocrazia, sono le due bolle papali : “ dictatus papae” di Gregorio VII e la bolla “unam sactam” di Bonifacio VIII. Questi due documenti esprimono quella che era la concezione papale della cosiddetta “potestas diretta interporalibus”.
Quindi il papa che cosa si arroga nel periodo teocratico?
Appunto questa potestas diretta interporalibus, cioè il potere di intervenire direttamente non solo sullo spirituale ma anche su tutto quello che riguardava cause temporali. In questo periodo teocratico quindi quali sono diciamo le facoltà inerenti a questa potestas diretta interporalibus?
Il papa si arroga da un lato il diritto di imporre delle leggi ecclesiastiche che siano superiori a quelli civili, quindi non ci può essere una legge civile che sia in contrasto con una legge ecclesiastica. Il potere temporale viene utilizzato come il cosiddetto braccio secolare del pontefice, cioè il pontefice non potendo intervenire direttamente per punire gli atti contro la chiesa, fa sì che sia la legge civile, poi in tal caso penale, a sostituirsi al pontefice e quindi il pontefice delega all’imperatore una serie di poteri, sulla base di quello che era il presupposto della teocrazia , quindi dell’uso del
Però succede che il pontefice Urbano II, per far sì che la Sicilia torni cristiana,(la Sicilia in quel periodo non faceva parte dell’occidente cristiano, perchè era stata conquistata da vari popoli islamici e l’islam era dominante in quasi tutte le parti della Sicilia), dal momento che arrivano i normanni che erano intenzionati a conquistare la Sicilia, il papa per motivare questa conquista della Sicilia da parte dei normanni, per far si che la Sicilia tornasse nell’orbita delle popolazioni cattoliche cristiane, fa questo patto con Ruggero I, stipula questa “Legatia apostolica”, che nasce, quindi, tra Urbano II e Ruggero I D’Altavilla, e pone che se loro riuscivano a conquistare la Sicilia , il regno di Sicilia sarebbe stato un regno autonomo rispetto all’impero e il re di Sicilia, in Sicilia, avrebbe rappresentato anche la massima carica e la massima autorità ecclesiastica.
Dunque il re di Sicilia avrebbe avuto il potere di nominare indipendentemente il clero , anche” bypassando” il pontefice, e il clero di Sicilia doveva piena fedeltà al re di Sicilia. Si viene a costituire con l’occupazione dei normanni sulla Sicilia un regno all’interno dell’impero in cui le due cariche, imperatore e re di Sicilia, potevano anche coincidere, ma con differenti poteri, perché mentre l’imperatore nelle altre parti dell’impero era comunque assoggettato al pontefice, il re di Sicilia era indipendente dal pontefice stesso.
Nel momento in cui muore l’imperatore Enrico VI, a quel punto, suo figlio che aveva soltanto tre anni, la madre chiede al pontefice Innocenzo III di fargli da tutore. Nel frattempo viene nominato imperatore Ottone che era sempre della casa dei principi tedeschi, che era zio dell’imperatore, e prende come imperatore il nome di Ottone IV, che verrà scomunicato dal pontefice , perché nel 1210 tenterà di conquistare la Sicilia, che invece apparteneva a Federico II che era il pupillo del pontefice.
Vista la situazione complicata ad un certo punto Federico verrà eletto, quindi diventerà re di Sicilia giovanissimo a soli 16 anni e, dopo la scomunica di Ottone da parte del pontefice, diventerà imperatore a 18 anni. In ogni caso il fatto di essere il pupillo del pontefice, che era stato il suo tutore, non lo esimerà dal ricevere, da parte dello stesso pontefice, di una serie di successive scomuniche; infatti lui poi verrà scomunicato nel 1227 per non aver partecipato alla crociata in Palestina. Succede che in quel tempo era il periodo delle crociate e ogni tanto venivano bandite queste crociate per riconquistare i territori dove aveva vissuto e dove era nato Gesù Cristo e sottrarvi anche i fedeli.
Federico in realtà non voleva partecipare alla crociata ma l‘esercito arrivato in Calabria si ammalò di una febbre particolare di cui si ammalò lo stesso Federico, il quale stette male per mesi, ma l’esercito fu decimato quindi in realtà non poté andare per un motivo oggettivo, ma questo non bastò affinché il pontefice non lo scomunicasse. L’anno successivo quando Federico stava meglio, il pontefice lo scomunicò di nuovo, perché pretendeva che Federico subito andasse in Palestina; questa scomunica venne revocata, nel 1229, quando Federico finalmente andò in Palestina e conquistò una serie di territori.
Tuttavia Federico ebbe delle scomuniche anche dal papa Gregorio IX perché ad un certo punto, lui dopo la sconfitta subita, ad opera della lega lombarda, dette al figlio Enzo il regno di Sardegna che apparteneva allora allo stato pontificio. Questi esempi ci fanno capire l’impatto che questi rapporti tra papa e imperatore si svolgessero a colpi di scomunica e che comunque gli imperatori, una volta scomunicati, facessero l’impossibile per farsi revocare la scomunica da parte del papa, tutto questo ci fa capire l’importanza che aveva allora la scomunica e l’importanza che aveva anche il potere del papa: perchè se il papa non avesse avuto alcun potere l’imperatore poteva dire “vabbe mi ha scomunicato non mi interessa io continuo” invece la scomunica era un togliere, di fronte ai sudditi, quindi dire questo imperatore è illegittimo perché non rappresenta più il Sacro romano Impero a cui viene data la guida, il potere politico. Quindi questa teocrazia in qualche modo resistette tra un papa più forte un papa più
debole, quindi comunque resistette nell’arco di 3 secoli fino ad arrivare a Bonifacio VIII.
Finisce perché questo papa Bonifacio VIII entra in contrasto con Filippo Il Bello, re di Francia, e Bonifacio VIII era, negli ultimi anni del suo pontificato, debole e malato e ad un certo punto verrà umiliato da Filippo il Bello ad Anagni, in cui il papa viene invitato da alcuni feudatari che gli dicevano che volevano farlo incontrare con il re , per cercare di trovare un soluzione che appianasse i loro contratti e invece lui venne tenuto per qualche giorno prigioniero, senza cibo, finalmente poi lo fecero incontrare con Filippo Il Bello, il quale lo schiaffeggiò e dall’umiliazione subita pare che si ammalò e dopo pochi mesi morì.
Dopo la morte di Bonifacio VIII finisce questo periodo teocratico, perché si creano, dal punto di vista anche politico e sociale, tutta un serie di altre condizioni che fanno sì anche che questo periodo teocratico non solo sia finito ma che non possa più ritornare almeno in Occidente e infatti non tornerà.
Tutto questo però non è accettato dalla chiesa; quindi la chiesa nel periodo teocratico finì, ma nelle intenzioni della chiesa c’era sempre l’idea che questa teocrazia in qualche modo potesse riprendere, tuttavia mancavano le condizioni. Infatti è una chiesa che diventa sempre più debole e meno credibile e poi, anche dal punto di vista politico, perché ad un certo punto cominceranno a nascere gli stati nazionali, e quindi la chiesa si troverà a doversi confrontare non con un unico soggetto rappresentate il potere politico, un papa e un imperatore, ma con tanti sovrani diversi e a quel punto la frantumazione anche del potere politico, determinerà la fine del sogno teocratico. Quindi la teocrazia finisce con la morte di Bonifacio VIII nel 1303.
COSA SUCCEDE POI ALL’INTERNO DELLA CHIESA? Innanzitutto dopo Bonifacio VIII viene eletto un altro pontefice, Nicolò Bocassini, vescovo di Ostia, che prende i nome di Benedetto XI, il quale resterà in vita soltanto un anno, morirà in maniera strana, nel 1304, un anno dopo e si ritiene che questo pontefice sia stato avvelenato. Dopo di lui le cose cambieranno drasticamente perché verrà eletto pontefice, “Bertram de Gola”, arcivescovo di Bordeaux che verrà eletto pontefice con il nome di Clemente V, il quale è famoso come papa perché è quello che ha trasferito la sede papale ad Avignone. Quindi abbiamo visto che il periodo teocratico era finito con le lotte tra Bonifacio VIII e Filippo Il Bello, re francese, quindi nel momento in cui viene eletto il papa francese nel 1307 ( Clemente V), nel giro di due anni, nel 1309 sposta la sede papale ad Avignone, che rimarrà ad Avignone per circa 70 anni, fino al 1377. Si parla di cattività avignonese: non è cattività perché in realtà la chiesa non è prigioniera, nel senso che il Papa se ne sarebbe potuto andare se lo avesse voluto, ma in realtà c’è un vero e proprio assolvimento della chiesa alle istituzioni e quindi al sovrano francese. Nel periodo in cui la sede papale si trova ad Avignone noi avremo soltanto papi francesi, la maggior parte dei cardinali francesi, persino i santi sono quasi tutti francesi. Quindi in quel periodo la chiesa viene nuovamente inglobata nelle strutture dello stato e questo periodo dura per settant’anni e alla fine di questo periodo c’è il rientro della sede papale a Roma, che non sarà foriero di una situazione migliore dal punto di vista della chiesa perché nel momento in cui la chiesa tornerà a Roma, inizierà quello che si chiama, e viene ricordato all’interno della chiesa, come il periodo del grande scisma d’Occidente che dura fino al 1439, perché succede quello che non era mai successo, ovvero lo sdoppiamento di tutte le cariche ecclesiastiche. Dunque la chiesa torna a Roma ma avremo le nomine di due papi perché il papa italiano che veniva nominato praticamente dalle famiglie aristocratiche romane è in contrapposizione ad un papa francese nominato dal re di Francia, allora Filippo Il Bello, e gli altri che si susseguono che saranno francesi e avremo questa contrapposizione perché ogni papa nominerà il suo collegio di cardinali, di vescovi, quindi abbiamo un pieno sdoppiamento di quelle
periodo breve di tempo quali erano i problemi che si creavano all’interno della chiesa e cercare di risolverli. Perche Carlo VII nomina a sua volta un antipapa? Perché in Francia era stata promulgata nel 1438 la cosiddetta “pragmatica sanzione”, un documento da cui nasce la chiesa gallicana, intesa come chiesa francese, in contrapposizione alla chiesa di Roma, perché questa chiesa gallicana rivendica l’ indipendenza dalla chiesa romana, ovvero nel senso che il sovrano vuole essere lui a nominare i vescovi della chiesa francese e rivendica le sezioni da tributi della chiesa francese perché prima tutte le comunità ecclesiastiche versavano delle imposte e una parte di queste imposte arrivava a Roma e invece lui dice che deve restare a Roma, rivendica quindi l’indipendenza della chiesa gallicana da quella romana, anche se non diventerà mai autonoma come succede con quella anglicana dell’Inghilterra ma rimane comunque cattolica.
Per aversi la teocrazia gli ingredienti e le componenti essenziali sono due: un unico e forte potere religioso, un posto dove questo potere religioso prevalga sul potere politico. Nel tempo, per vari motivi, la Chiesa cattolica, tranne per questo breve periodo, il sogno teocratico di tre secoli si poté realizzare proprio perché c’era un impero che si era costituito sul fondamento di essere sacro, quindi c’era stata anche questa importanza in Occidente, in cui il sacro allora fungeva da collante. Tuttavia noi vedremo, altre volte, che il sacro che funge da collante in realtà viene asservito anche dal potere politico; vedremo che anche Mussolini si è avvalso della Chiesa come “strumentum regni” ed è arrivato alla conciliazione non perché lui fosse così “pro chiesa” ma perché aveva capito che fosse un desiderio dei cattolici italiani e, per questo, restituire alla chiesa il suo prestigio e arrivare ad una conciliazione significava graziarsi tutta una parte dell’elettorato che era favorevole alla Chiesa, tuttavia questo non fece sì soppiantasse Mussolini. La teocrazia di allora in Occidente venne fondata sul fatto che c’erano dei papi forti e autoritari e un potere che si era legittimato per il fatto di essere sacro. Tutti gli episodi di cui abbiamo parlato, a partire dal trasferimento della sede papale ad Avignone, non solo indebolì la chiesa asservendola del potere del sovrano francese ma fece nascere i semi del futuro scisma. Infatti la chiesa ritornò a Roma, ma era divisa; questi settant’anni di vita della chiesa in Francia avevano pesato, anche nella stessa composizione, all’interno delle nomine ecclesiastiche una serie delle più alte cariche erano state messe dai francesi. E’ chiaro che tutto questo avrebbe suscitato dei contrasti e degli attriti all’interno della chiesa stessa, una volta che la chiesa si rispostò a Roma e fu quello che poi successe e dette vita a questi anni in cui vi fu il caos di questi papi, nominati uno da una parte e uno dall’altra, e fu appunto un altro periodo in cui la chiesa perse nuovamente autorevolezza e credibilità di fronte ai fedeli: una chiesa che non riusciva neanche ad auto legittimarsi o in cui le ragioni per cui venivano nominati i papi erano per lo più ragioni politiche e non ragioni di fede, questo faceva sì che la chiesa perdesse molto di prestigio. In tutto questo, anche se la chiesa riesce faticosamente a riprendersi attraverso il concilio di Costanza che riporta un po’ d’ordine all’interno della chiesa (anche se dopo ci fu un altro miniscisma che dura solo un anno), all’interno della chiesa vi sono tanti contratti in quel periodo che comunque è impossibile che la chiesa si possa ricompattare. Man mano che nella chiesa sorgano questi contratti, cominciano dalla metà del 400 in poi a rafforzarsi i cosiddetti stati nazionali; la creazione di queste nuove unità politiche che si sostituiranno poi all’Impero faranno sì che questo sogno diventerà impossibile. Per quale motivo per la Chiesa cattolica occidentale c’è bisogno di un imperatore? Perché un regime teocratico non può nascere in Italia piuttosto che in Spagna?
Perché comunque siccome la chiesa cattolica ha una dimensione internazionale, non ha un’autorità religiosa locale forte che possa governare sullo stato locale, perché questo avvenne in contrasto con l’idea del pontefice capo della chiesa. Mentre l’Islam è diviso in una serie di rivoli e correnti e ogni capo religioso ha una sua autorevolezza e l’autorevolezza del capo dipende dai fedeli che credono in lui e lo seguono, mentre l’islam ha una legge, la shari’a, la legge che viene considerata la legge fondante su cui gli stati fondamentalisti prendono come se fosse il loro codice civile e penale, il capo religioso locale forte che riesce ad avere un certo seguito, imponendo la legge religiosa e al tempo stesso legge civile, impone le sue leggi sullo Stato. Tuttavia è un concetto del tutto diverso da quello dell’Occidente perché, lo stesso cattolicesimo, si è sempre basato sul principio di separazione di poteri; ricordiamo la celebre frase che viene riportata nei vangeli di Gesù Cristo: “Date a Dio quel che è di Dio e a Cesare quel che è di Cesare”. Appunto non c’è mai stata nel cattolicesimo questa volontà di impadronirsi di un potere, anzi la chiesa e cristo stesso fu molto rispettoso di quelle che erano le decisioni del potere temporale, accettò anche la sua condanna e non cercò di impedire che questo accadesse. Mentre nell’islam c’è questa commistione di poteri, dove le leggi religiose sono anche leggi penali e civili, quindi abbracciano la persona a 360°, questo non c’è nel cattolicesimo, non potrebbe avvenire perché non ci potrebbe essere una teocrazia locale, perché questa teocrazia sarebbe al di fuori di quello che è lo spirito della chiesa perché si porrebbe in antagonismo con il pontefice, il quale è la massima autorità della chiesa stessa e anche perché nel periodo teocratico era sempre una teocrazia particolare perché il pontefice considerava l’imperatore braccio secolare, quindi non era il pontefice che aveva la forza di imporre le leggi della chiesa, ma lui le imponeva attraverso l’imperatore, perché era l’imperatore che in qualche modo si doveva adeguare alle leggi pontificie. La data iniziale del giurisdizionalismo si ha con la pace di Augusta del 1555. In realtà questo giurisdizionalismo aveva cominciato ad esistere anche in altri territori ma è necessario mettere delle date e dei punti fermi e quindi (si è scelto il 1555) perché il giurisdizionalismo è figlio della riforma protestante. Il fatto che in Occidente non esiste più come sola religione il cattolicesimo ma con Lutero c’è la riforma protestante fa sì che il sovrano si trovi nella possibilità di decidere quale religione abbracciare, quindi se cattolica, luterana o calvinista. Abbiamo parlato della pragmatica sanzione del 1408, abbiamo detto che nel 1409 ritorna come pontefice Eugenio IV, poiché Felice V viene nominato antipapa, allora Eugenio IV raggiunge l’accordo con Carlo VII, che era l’imperatore francese. Il successore di Eugenio IV, Clemente VII, incoronerà successivamente Carlo V a Bologna come imperatore. Questo sarà l’ultimo imperatore nel 1530. Prima del 1530 cosa succede? Va detto che negli ultimi anni del 400 succedono delle cose importanti dal punto di vista religioso. Il 1492 è una data importante per due motivi: avviene la scoperta dell’America e inizia il famoso pontificato di Rodrigo Borgia, che prende il nome di Alessandro VI, è tristemente noto alla storia perché fu un papa che del papa non ha mai avuto nulla; un papa dissoluto, un uomo politico, un condottiero, ebbe 9 figli da una serie di donne, mogli diverse; questo quindi fu un periodo di grande decadenza per il papato. Questo periodo cercò di riscattarlo il suo successore, papa Leone X, per riaffermare questa importanza cella chiesa, da un nato avvia la costruzione della basilica di San Pietro, dall’altro lato, per avere dei fondi per la costruzione della basilica di San Pietro, inizia a fare questa cosiddetta vendita delle indulgenze; questa vendita delle indulgenze fa sì che tutta una serie di peccati possano essere riscattati attraverso il pagamento di determinate somme: viene fatto un prezziario per cui, versando una certa cifra, era come se la chiesa perdonasse una serie di peccati. Per questo suo modo di fare il pontefice entra il contrasto con Martin Lutero, che era non solo era cattolico ma era anche un frate, un monaco cattolico, per cui in quanto monaco la sua
affermerà in maniera decisa si affermerà il principio di “cuius est regio, eius religio”, quindi sarà il re a decidere la sua religione e dalla religione del re diventerà la religione dello Stato e in un primo periodo coloro che confesseranno altre religioni saranno costretti all’esilio e non potranno più stare in quel determinato territorio.