Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


SIGNE COHEN THE UPANISAD, A COMPLETE GUIDE, Sintesi del corso di Filosofia Indiana

riassunto dell'introduzione, e parti 1-2-3 del libro

Tipologia: Sintesi del corso

2019/2020

Caricato il 11/01/2020

AND_llama
AND_llama 🇮🇹

4.4

(27)

2 documenti

1 / 48

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
SIGNE COHEN THE UPANISAD, A COMPLETE GUIDE
INTRODUZIONE, CHE COS’É UN UPANISAD?
Tra i più importanti testi della religione e filosofia Hindu, alcune idee ancora attive nell’induismo di oggi
sono formulate qui:
Atman sé eterno
Brahman forza divina cosmica
Karma + Reincarnazione
Salvezza liberazione dal ciclo di rinascite
Nascono a partire dal 700 a.C. in poi, sono scritte in sanscrito, alcune in prosa altre in versi, tutti i testi che
rientrano sotto l’accezione di Upanisad riguardano lo stesso tema centrale l’identià mistica tra la forza
cosmica=brahman e il sé immortale interiore dell’essere vivente=atman.
Upanisad= testi filosofici che esplorano la relazione tra brahman e atman con lo scopo della liberazione
spirituale. C’è l’idea che l’uomo viva una vita insoddisfatta per la sua ignoranza e la vera conoscenza sia il
percorso per la liberazione.
Due forme di conoscenza= Jnana:
1. Apara quella inferiore, conoscenza per se stessa, apprendimento tradizionale delle sacre scritture
2. Para quella superiore, intuitiva con cui si coglie l’imperituro
La conoscenza si raggiunge tramite un maestro o per grazia divina avidya= ignoranza va evitata
I personaggi delle Upanisad spesso quando realizzano la loro ignoranza si mettono subito alla ricerca di un
insegnante esperto. La conoscenza che porta alla liberazione=moksa dalla morte e rinascita è spesso
comparata con la liberazione dalle catene.
Cosa significa Upanisad? Etimologie:
Deriva dal verbo sad = sedere, preceduto dai preverbi upa-= prossimità, vicino e ni-= movimento
verso il basso. potrebbe essere tradotta con sedersi sotto e vicino a qualcuno. Di solito è
interpretato con la figura dello studente che siede ai piedi del maestro e riceve l’insegnamento
segreto di brahman e atman. E nei testi spesso emerge questa relazione e il processo di
apprendimento. È la relazione sociale + importante, infatti bisogna scegliere il maestro giusto. La
ricerca nei testi finisce trovando la conoscenza sia da preti Brahmani che in insegnanti più atipici
come re o animali. Non importa il background dell’insegnante ma la conoscenza che possiede.
Oldenberg connessione tra Upanisad e il sostantivo upasana= culto/adorazione
Deussen dottrina segreta
Schayer equivalenza tra due sostanze magiche
Gren-Eklund due cose messe in relazione fra loro
Falk upa- ni- sad in lingua vedica potere effettivo
Olivelle connessioni o nome o insegnamento nascosto/segreto
Witzel formula di equivalenza magica
Renou upanisad = upanisa termine pali che vuol dire causa, uno dei temi è la ricerca della realtà
ultima che è anche causa prima
Ciò che giace sotto, realtà sottostante i testi si occupano del processo di illuminazione come una
progressione graduale verso l’ultima e sottostante realtà, una realtà che sta al di sotto del mondo
visibile. questo uso del termine lo si può trovare nella letteratura rituale dei Brahmani
Tradizionale spiegazione dei commentari indiani upanisad= rahasya= segreto
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa
pfd
pfe
pff
pf12
pf13
pf14
pf15
pf16
pf17
pf18
pf19
pf1a
pf1b
pf1c
pf1d
pf1e
pf1f
pf20
pf21
pf22
pf23
pf24
pf25
pf26
pf27
pf28
pf29
pf2a
pf2b
pf2c
pf2d
pf2e
pf2f
pf30

Anteprima parziale del testo

Scarica SIGNE COHEN THE UPANISAD, A COMPLETE GUIDE e più Sintesi del corso in PDF di Filosofia Indiana solo su Docsity!

SIGNE COHEN THE UPANISAD, A COMPLETE GUIDE

INTRODUZIONE, CHE COS’É UN UPANISAD?

Tra i più importanti testi della religione e filosofia Hindu, alcune idee ancora attive nell’induismo di oggi sono formulate qui:

  • Atman→ sé eterno
  • Brahman→ forza divina cosmica
  • Karma + Reincarnazione
  • Salvezza→ liberazione dal ciclo di rinascite Nascono a partire dal 700 a.C. in poi, sono scritte in sanscrito, alcune in prosa altre in versi, tutti i testi che rientrano sotto l’accezione di Upanisad riguardano lo stesso tema centrale→ l’identià mistica tra la forza cosmica=brahman e il sé immortale interiore dell’essere vivente=atman. Upanisad= testi filosofici che esplorano la relazione tra brahman e atman con lo scopo della liberazione spirituale. C’è l’idea che l’uomo viva una vita insoddisfatta per la sua ignoranza e la vera conoscenza sia il percorso per la liberazione. Due forme di conoscenza= Jnana:
  1. Apara→ quella inferiore, conoscenza per se stessa, apprendimento tradizionale delle sacre scritture
  2. Para→ quella superiore, intuitiva con cui si coglie l’imperituro La conoscenza si raggiunge tramite un maestro o per grazia divina→ avidya= ignoranza va evitata I personaggi delle Upanisad spesso quando realizzano la loro ignoranza si mettono subito alla ricerca di un insegnante esperto. La conoscenza che porta alla liberazione=moksa dalla morte e rinascita è spesso comparata con la liberazione dalle catene. Cosa significa Upanisad? Etimologie:
  • Deriva dal verbo sad = sedere, preceduto dai preverbi upa-= prossimità, vicino e ni-= movimento verso il basso. → potrebbe essere tradotta con sedersi sotto e vicino a qualcuno. Di solito è interpretato con la figura dello studente che siede ai piedi del maestro e riceve l’insegnamento segreto di brahman e atman. E nei testi spesso emerge questa relazione e il processo di apprendimento. È la relazione sociale + importante, infatti bisogna scegliere il maestro giusto. La ricerca nei testi finisce trovando la conoscenza sia da preti Brahmani che in insegnanti più atipici come re o animali. Non importa il background dell’insegnante ma la conoscenza che possiede.
  • Oldenberg → connessione tra Upanisad e il sostantivo upasana= culto/adorazione
  • Deussen→ dottrina segreta
  • Schayer → equivalenza tra due sostanze magiche
  • Gren-Eklund→ due cose messe in relazione fra loro
  • Falk→ upa- ni- sad in lingua vedica potere effettivo
  • Olivelle → connessioni o nome o insegnamento nascosto/segreto
  • Witzel→ formula di equivalenza magica
  • Renou → upanisad = upanisa termine pali che vuol dire causa, uno dei temi è la ricerca della realtà ultima che è anche causa prima
  • Ciò che giace sotto, realtà sottostante→ i testi si occupano del processo di illuminazione come una progressione graduale verso l’ultima e sottostante realtà, una realtà che sta al di sotto del mondo visibile. → questo uso del termine lo si può trovare nella letteratura rituale dei Brahmani
  • Tradizionale spiegazione dei commentari indiani→ upanisad= rahasya= segreto

Quante Upanisad ci sono? The medieval Muktikā Upaniṣad lists 108 Upaniṣads, broken down into:

  1. “Principal” (mukhya) Upaniṣads: Īśā, Bṛhadāraṇyaka, Kaṭha, Taittirīya, Śvetāśvatara, Praśna, Muṇḍaka, Māṇḍūkya, Kena, Chāndogya, Maitrāyaṇī (=Maitrī), Kauṣītaki, and Aitareya.
  2. “General” (sāmānya) Upaniṣads: Subāla, Māntrika, Nirālamba, Paiṅgala, Adhyātmā, Muktikā, Sarvasāra, Śukarahasya, Skanda, Śārīraka, Garbha, Ekākṣara, Akṣi, Prāṇāgnihotra, Sūrya, Ātmā, Vajrasūcī, Mahā, Sāvitrī, Ātmabodha, and Mudgala.
  3. “Ascetic” (saṃnyāsa) Upaniṣads: Jābāla, Paramahaṃsa, Advayatāraka, Bhikṣuka, Turīyātīta, Yājñavalkya, Śāṭyāyanīya, Brahma, Tejobindu, Avadhūta, Kaṭharudra, Nāradaparivrājaka, Paramahaṃsa, Parivrājaka, Parabrahma, Āruṇeya, Maitreya, Saṃnyāsa, Kuṇḍikā, and Nirvāṇa.
  4. Yoga Upaniṣads: Haṃsa, Triśikhi, Maṇḍalabrāhmaṇa, Amṛtabindu, Amṛtanāda, Kṣurikā, Dhyānabindu, Brahmavidyā, Yogatattva, Yogaśikhā, Yogakuṇḍalinī, Varāha, Śāṇḍilya, Pāśupata, Mahāvākya, Yogacūḍāmaṇi, Darśana, and Nādabindu.
  5. Upaniṣads devoted to the dee (Śākta Upaniṣads): Sarasvatīrahasya, Sītā, Annapūrṇā, Devī, Tripuratāpinī, Bhāvana, Tripurā, Saubhāgyalakṣmī, and Bahvṛca.
  6. Viṣṇu Upaniṣads (Vaiṣṇava Upaniṣads): Tārasāra, Nārāyaṇa, Kalisantaraṇa, Nṛsiṃhatāpanī, Mahānārāyaṇa, Rāmarahasya, Rāmatāpanīya, Gopālatāpanīya, Kṛṣṇa, Hayagrīva, Dattātreya, Gāruḍa, Vāsudeva, and Avyakta.
  7. Śiva Upaniṣads (Śaiva Upaniṣads): Kaivalya, Kālāgnirudra, Dakṣiṇāmūrti, Rudrahṛdaya, Pañcabrahma, Atharvaśikha, Bṛhajjābāla, Śarabha, Bhasma, Gaṇapati, Rudrākṣa, Jābāli, and Atharvaśikhā Il gruppo delle Upanisad principali venne commentato nell’ VIII secolo d.C. da Sankara, sono le più antiche, ci sono molte più Upanisad rispetto a quelle elencate qui ( c’è un gruppo del XVI sec che identificano l’atman con il dio dell’Islam)→ tutti i testi identificano Atman=Brahman. D. Fakirbhai→ nel 1965 ha pubblicato le Kristopanishad, sincretismo tra idee upanisadiche e la teologia cristiana L’importanza delle Upanisad Per i devoti induisti esse sono sruti= testi autorevoli sacri Due termini vengono usati per i testi sacri nell’Induismo:
  • Sruti→ ciò che è sentito, categoria che comprende i testi sanscriti più antichi: 4 Verda, i Brahmana rituali, Aranyaka testi, e le Upanisad principali→ più autorevoli, c’è riluttanza nel scriverli perché sono oggetto di insegnamento orale, tramandato, le loro forme scritte sono rare e tarde.
  • Smrti→ ciò che è ricordato, include i sei Vedangas (scienze vediche ausiliarie: fonetica, prosa, grammatica, etimologia, ritualistica, astrologia), i poemi epici della Mahabharata e della Ramayana, la letteratura legale, e quella mitologica del Puranas. → produzione abbondante Il manoscritto più antico esistente è il Rgveda del XIV secolo, i manoscritti delle Upanisad possono essere datati tra XVI e XVIII secoli, circa 2 millenni dopo la probabile data di composizione. Le idee contenute nelle Upanisad sono della tarda teologia induista. 6 scuole della filosofia Indù classica:
  1. Samkhya→ ci sono molte tracce degli insegnamenti Upanisadici
  2. Yoga→ ci sono molte tracce degli insegnamenti Upanisadici
  3. Nyaya

Questa cronologia è supportata da prove linguistiche e metriche. Ṛgveda→ le datazioni proposte vanno dal 4000 al 1000 a.C.

  • Sulla base del simbolismo astronomico
  • Sulla base di studi archeologici, la civiltà indu è sorta nel nord est dell attuale india e pakistan tra il 3500 e il 1800 a.C.
  • Sulla base di somiglianze linguistiche con l’Avesta, antico testo iraniano, 1500-1200 a.C.
  • “trattato di Mitanni” un accordo militare tra gli ittiti e i mitanni dell’Anatolia, inciso su pietra databile 1400 a.C. il suo linguaggio lo rende di qualche secolo più vecchio del Rgveda, riflette il sanscrito vedico parlato di persone che hanno lasciato da qualche generazione l’India, quindi contiene degli arcaismi rispetto al sanscrito vedico dell’epoca. I veda sono scritti in vedico , la prima forma conosciuta di sanscrito. Il sanscrito è una lingua indo-europea , del ramo indo-iraniano, e il sanscrito vedico è molto affine all iraniano dell’Avesta, a livello grammaticale/ di vocabolario/ frasi fatte/ metafore/ nomi di alcuni dei, demoni e uomini. → derivano dalla stessa lingua ancestrale Avesta→ è datata tra il 1400 e il 600 a.C. (il veda è scritto qualche secolo prima) Un modo per datare i Veda è usare i riferimenti ai metalli presenti nei testi, tutti nominano bronzo, oro e rame ma solo l’ultimo dei 4 veda nomina il ferro, che è stato archeologicamente attestato intorno al 1000 a.C. → ma non è detto che se non nominato non lo si conosca L’era del ferro nell’India del nord è conosciuta come Cultura della ceramica grigia dipinta, 1200-600 a.C. è associata a insediamenti di villaggi permanenti, addomesticamento dei cavalli, metallurgia e corrisponde alla media-ultima fase della cultura vedica. → quindi il Rgveda deve essere tra il 1500-1200 a.C. Dato che non abbiamo date certe per i Veda anche per le Upanisad si resta in dubbio, la prima potrebbe essere circa tra il 1000 e il 500 a.C. ma si posso confrontare le Up con il primo Buddismo, sembrerebbe che si siano sviluppati in contemporanea, questo spiegherebbe perché le più recenti abbiano familiarità con idee buddiste. Ma altri sostengono che non c’è relazione, il problema è che anche le datazioni del buddismo sono incerte. Prove storiche e archeologiche: Abbiamo molte lacune sulla storia dell’antica India e le Upanisad non hanno riferimenti a eventi che potrebbero essere datati come battaglie famose e comete. Ed essendo testi filosofici/religiosi non danno un quadro dettagliato della società circostante. Possiamo raccogliere delle informazioni da prove indirette come quando vengono menzionati: riso, orzo, miglio, lenticchie, grano, sesamo ma queste colture si trovano in tracce archeologiche a partire dal 2500 a.C. Così come non sono utili gli animali domestici→ in india è iniziato presto l’allevamento Hanno dei riferimenti a re e alle loro corti, e quindi il livello di urbanizzazione, che è tracciabile archeologicamente. → menzionano spesso i regni di Kuru e Pancala, nonché riferimenti al nordest dell’India, molti luoghi geografici citati coincidono con siti archeologici della cultura della ceramica nera lucidata settentrionale (700-500 a.C.). → quest’epoca riguarda la crescente urbanizzazione, stratificazione sociale e commercio→ affine alla società descritta nelle Up. Poche comunità dell’ovest sono menzionate nelle prime Upanisad e sono databili all’epoca della pittura grigia, tranne Kasi che rientra nell’epoca nera.

Prove linguistiche: la lingua delle Upanisad va dal tardo sanscrito vedico al sanscrito classico, esso serve per rapportare cronologicamente le Upanisad tra loro, l’idea è che più ci sono forme sanscrite vediche più è antico il testo. Ma ci può essere un uso arcaico intenzionale per dare autorità, ma sono facilmente riconoscibili. Ogni Upanisad piò antica è legata a una particolare scuola di trasmissione vedica, alcune scuole sono più conservative di altre e ognuna ha delle particolarità linguistiche. Un altro ostacolo è che delle innovazioni linguistiche che nascono in una certa area geografica poi nei secoli si diffondo nelle aree vicine→ quindi la data cambia se è l’area che creato l’innovazione o se è quella che l’ha incorporata. Quando si usano criteri linguistici per la datazione bisogna avere in mente la distinzione tra cronologia e geografia. Prove metriche: alcune delle Upanisad più antiche sono composte in prosa e molte altre in versi, la forma metrica dà informazioni sulla datazione. 2 tipi metrici principali:

  • triṣṭubh-jagatī→ 4 versi da 11/12 sillabe
  • anuṣṭubh-śloka → 4 versi da 8 sillabe il ritmo è dato da sillabe lunghe e brevi, per ogni metrica sanscrita ci sono delle variazioni e questo rende possibile tracciare lo sviluppo storico di ogni metro. Lo sviluppo di idee religiose e filosofiche nel testo: alcune idee emergono prima in alcune scuole di trasmissione delle Upanisad che in altre. → non è un metodo di datazione affidabile. Conclusione, datare le Upanisad: non è possibile arrivare a una datazione certa della loro composizione, si può giungere a un loro approssimativo ordine cronologico grazie alle prove linguistiche e metriche. Le Upanisad classiche:
  1. The Mādhyaṃdina recension of the Bṛhadāraṇyaka Upaniṣad
  2. Īśā Upaniṣad 13) Maitrī Upaniṣad
  3. Chāndogya Upaniṣad 8) Praśna Upaniṣad 14) Māṇḍūkya Upaniṣad
  4. Aitareya Upaniṣad 9) Muṇḍaka Upaniṣad 15) Mahānārāyaṇa Upaniṣad
  5. Kauṣītaki Upaniṣad 10) Kaṭha Upaniṣad 16) Kaivalya Upaniṣad
  6. The Kāṇva recension of the Bṛhadāraṇyaka Upaniṣad
  7. Śvetāśvatara Upaniṣad 17) Bāṣkalamantra Upaniṣad
  8. Taittirīya Upaniṣad 12) Kena Upaniṣad 18) The later Vaiṣṇava, Śaiva, Śākta, Saṃnyāsa and Yoga Upaniṣads.

I personaggi più che essere figure storiche prendono vita da chi scrive che li sviluppa in modo teologicamente e letteralmente interessato. Il testo come una proprietà: atteggiamento occidentale→ è il prodotto intellettuale di chi lo scrive, manipolarlo è una violazione del testo e dell autore→ questa idea è stata imposta agli antichi testi sanscriti, in questo modo li hanno ricostruiti eliminando quelle parti che non gli sembravano coerenti quindi originali. Quando i testi sono un prodotto collettivo inevitabilmente contengono materiale da fonti diverse e ci possono essere idee contradditorie, ed è collettivo anche quando è unito a livello intellettuale e stilistico. Brhadaranyaka Upanisad, la più antica, è stata trasmessa in due diverse versioni→ Kanva e Madhyamdina→ le quali hanno differenti forme linguistiche e probabilmente età diverse. Questo dimostra che ogni Upanisad è nata in più versioni in qualche momento e nessuna può dirsi l’originale. L’esempio dimostra che ci sono due manifestazioni del testo. In India non c’è questo senso di proprietà testuale e intellettuale di autori individuali, la tradizione letteraria indiana ha sempre puntato sull’autorità del testo non sulla “paternità”. L’autorità è data dall’affiliazione a scuole vediche e con riferimenti ad altri testi vedici per dare fiducia ai personaggi e rimandare al messaggio soteriologico. Se si può dire che un Upanisad appartenga a qualcuno, essa appartiene alla scuola che l’ha trasmessa, risentono di quelli che sono i cambiamenti intellettuali e dell’epoca. → questo spiega perché molti testi hanno il nome della scuola che li ha trasmessi, chi li trasmettono sono in un certo modo i proprietari dei testi quindi possono aggiungere, spiegare e migliorare. Le loro voci sono presenti nei testi come commenti o aggiunte. In tutti i contesti induistici le Upanisad sono rilevanti perché spiegano la verità che porta alla liberazione dal samsara, si enfatizza il messaggio non il messaggero. LA REDAZIONE E LA TRASMISSIONE DELLE UPANISAD Upanisad sono tramandate in una particolare linea/lignaggio scolastica o all’interno di una famiglia. Nelle Upanisad più antiche l’affiliazione a una particolare scuola vedica è genuina, poiché si può vedere che molte idee e caratteristiche di una particolare scuola sono riflesse nel testo. Nelle tarde Upanisad il richiamo alla scuola vedica è solo per acquisire autorevolezza nel testo, non sono scritti da appartenenti a quella scuola ma si affiliano post facto. Il contenuto delle Upanisad è segreto, e spesso nel testo è ribadita la trasmissione confidenziale degli insegnamenti, ristretta a chi ha ottenuto il privilegio di accedere alla sacra conoscenza. Perché?

  • L’accesso è limitato tradizionalmente a chi appartiene a quella tradizione o una scuola correlata
  • Sistema chiuso di trasmissione testuale
  • Crea dei confini, la conoscenza è solo per chi fa parte del gruppo
  • La segretezza è un fattore per la creazione di un identità sociale e mantenere la prestigiosità del testo vs scuole rivali
  • Creare un senso di communitas tra gli iniziati e comunicare agli altri un senso di autorità Molti degli insegnamenti delle Upanisad sono radicalmente nuovi:
  • Identità mistica tra atman e brahman
  • Karma e reincarnazione
  • Liberazione finale

Non rigettano facilmente la loro eredità vedica, anche se il ritualismo vedico è rifiutato per la conoscenza come mezzo di salvezza, resta il desiderio di legare questa conoscenza superiore alla tradizione passata. → un modo è il legame alla scuola di appartenenza Sakhas/scuole e citazioni: Le Upanisad si citano tra loro creando un intreccio di riferimenti, soprattutto tra testi che appartengono alla stessa scuola. C’è comunicazione tra le branche correlate nella trasmissione testuale, gli autori delle Upanisad devono avere un po' di familiarità con gli insegnamenti delle altre scuole. Le ammonizioni di segretezza forse più che un fatto storico sono un’affermazione di proprietà. Le Upanisad e i loro testi “parenti”: alcune delle Upanisad più antiche sono una parte degli ultimi testi Vedici, che furono identificati come Upanisad, poiché hanno temi comuni tra loro, come l’identificazione Brahman e Atman. L’affiliazione vedica delle vecchie Upanisad non è una mera formalità, si riflette su tutti i livelli testuali, dalla grammatica, linguistica ai temi filosofici. La trasmissione di testi mnemonici: Le Upanisad venivano trasmesse oralmente dagli insegnanti agli studenti, si preferiva la trasmissione orale a quella scritta, forse perché la lingua parlata era considerata sacra e personificata nella divinità Vac (discorso/parola). Tradizionalmente chi poteva accedere a questo sapere erano gli uomini delle tre caste superiori, e inaccessibili alle donne, servi e intoccabili. Inoltre se scritti potevano più facilmente cadere tra le mani sbagliate (anche se nelle Upanisad troviamo degli insegnamenti trasmessi a donne o a uomini di casta non chiara). Quanto è credibile la trasmissione di testi trasmessi oralmente? I trasmettitori/ commentatori indiani sono riluttanti a correggere i testi che gli sono stati trasmessi, che abbiano o meno un senso immediato, i testi non hanno un sanscrito perfetto, molti editori occidentali hanno la tendenza a correggere la grammatica, e questo cancella le varianti dialettiche e le aperture di significato. (Patrick Olivelle). Ci sono delle aggiunte tarde ai testi, che hanno una grammatica più moderna, sono le spiegazioni degli insegnanti che si intrecciano al testo a volte, e non ha senso separarle dal testo. Le aggiunte sono parti significanti della storia della trasmissione del testo e ci danno informazioni sulla visione del testo dopo tanti secoli di trasmissione. Alcune scuole hanno voluto riportare le loro Upanisad alla forma originale, ma questa idea non ha molto senso applicata a una trasmissione orale, criticismo testuale, si presuppone che ci sia un momento specifico nel tempo in cui si è composto il testo originale, come se fosse un testo scritto. → questo approccio richiede un modello genealogico, un testo originario e gli altri sono sue derivazioni → comparazione genealogica tra i manoscritti. Cercano di ricostruire un archetipo da cui tutti i testi esistenti derivino, esso è il più vicino possibile al testo originario, in base a questo si cerca di fare un analisi delle parti del testo per capire quali sono dell originario e quali aggiunte. Ma i testi orali sono costruiti su una linea centrale di storia e delle frasi formulari per poi essere ricreati ogni volta che vengono ripetuti, non sono il frutto dell’immaginazione di un solo autore, sono prodotti da un collettivo e si evolvono con esso. Con il tempo possono assumere una forma fissa e essere trasmessi per iscritto. I Veda e le Upanisad che sono stati trasmessi oralmente hanno una discreta forma fissa. L’india antica ha una cultura mnemonica altamente sviluppata→ grande precisione nella ripetizione, sofisticate tecniche di memorizzazione → fanno parte della letteratura mnemonica (orale è riduttivo, per l epica e il folklore).

Il benessere di un uomo si misurava sulle mucche che possedeva; i cavalli erano domestici insieme a pecore e capre. Ci sono riferimenti al latte, burro e yogurt e all olio di sesamo. E le persone avevano pasti vegetariani e non. Si menzionano carri e musiche sacre e non. La forma principale di governo era la monarchia con gli amministratori locali. Molti re sono menzionati per nome ma nessuno di questi è presente nelle risorse storiche. Le Upanisad non si occupano di uomini politici potenti nella storia, e nelle scuole non c’è nessuno di lignaggio reale. Gli autori si sono interessati solo di quei re che hanno cercato la conoscenza dell’atman e del brahman. Retroterra culturale: L’India antica era ordinata gerarchicamente in 4 caste (varna):

  1. Brahmans→ sacerdoti
  2. Ksatriyas → guerrieri
  3. Vaisyas → contadini e mercanti
  4. Sudras → servi Oggi anche se non è più legale la stratificazione sociale è ancora osservata. Nei Veda e Upanisad emerge che questo sistema all’epoca non era rigido, rispetto ai secoli più recenti. Può essere che siano nate come divisione lavorativa più che come discendenza. Nella religione Vedica solo i brahmani possono accedere alla conoscenza e ai riti vedici; ma il sapere delle Upanisad è aperto anche ai non brahmani. Nelle Upanisad si vede un prete farsi discepolo di un re che aveva accesso al sapere del brahman-atman → il fatto che il sacerdote si faccia discepolo è contro le norme. La conoscenza per le Upanisad la si può trovare ovunque, il saggio può essere un re, uno sconosciuto o anche un animale. I brahmani possiedono la conoscenza sacra le Upanisad sono più conoscenza filosofica. Il fatto che ci sia una preminenza della classe guerriera ha fatto pensare che fossero scritte da guerrieri e non brahmani, ma le idee dette da guerrieri si basano sugli antichi testi brahmanici. Piuttosto potrebbe indicare, il fatto che il re sia insegnante e il sacerdote discepolo, che la conoscenza upanisadica di atman- brahman sia più importante della preparazione rituale. La relazione sociale primaria presente nelle Upanisad è quella tra maestro e discepoli, l’insegnante deve trasmettere la conoscenza a chi ha dimostrato di meritarla e gli studenti devono cercare la conoscenza della realtà ultima. Ci sono più tecniche pedagogiche, iniziazione difficile, informazioni incomplete o esperienze pratiche… Genere nelle Upanisad: Nella antica tradizione indiana si privilegia il maschio, sia come figura umana che come divinità, la donna ha piccoli ruoli nel rituale vedico, molte volte come moglie dei sacrificatore. Nelle upanisad il ruolo di genere è più complesso, due personaggi femminili importanti: Gargi Vacaknavi e Maitreyi (vs Katyayani) partecipano alle discussioni filosofiche e religiose. Quindi il sapere upanisadico è accessibile a entrambi m e f ma il maschio è predominante, l’atman è descritto in relazione al corpo maschile e Purusa è un maschio. I VEDA E LE UPANISAD ANTICHE VEDA: vetti=conoscere → veda=conoscenza, si usa per indicare un particolare tipo di conoscenza. È una conoscenza che può riguardare più tematiche ma che viene tramandata invariata nel tempo, non è affetta dalle circostanze, di solito è trasmessa in forma di testo.

Quindi nell’antica india la conoscenza è data dagli anziani e se ci sono cambiamenti si esprimono reinterpretando i testi antichi, usando antiche frasi e parole in sensi nuovi. Veda nel suo senso abituale indica una conoscenza in forma di testo e legata al rituale, il rituale evidenza la struttura dei Veda. I Veda rappresentano la conoscenza richiesta per mettere in atto particolari funzioni rituali, ogni Veda è legato a un tipo rituale specifico. Gli specialisti del rituale vedico sono chiamati preti/sacerdoti. Il testo dei Veda non è scritto ma trasmesso oralmente, da maestro a discepolo → scriverli era “peccato” la trasmissione orale stessa era un atto rituale, gli studenti ripetevano le parole nella melodia in cui li aveva espressi il maestro. Anche se i Veda sono trasmessi oralmente sono notevolmente stabili, ci sono dei manoscritti ma non hanno la stessa autorità della tradizione orale. Recitare i veda non è come recitare una ballata o una storia epica non c’è spazio per l’individualità, creatività o l’errore. L’abilità di mettere in atto il rituale e esprimere/cantare i testi rituali determina lo status e il prestigio del prete e della sua famiglia. → coloro che hanno accesso a questo sapere sono la classe dei brahmani, in questo caso brahman è usato per indicare i testi e rituali vedici. Brahmano per parentela (=brahma-bandhu) vuol dire essere nati da un sacerdote/prete ma non si è veri brahmani finche non si ha la conoscenza dei veda, spesso si parla di 12 anni di studio. I commentatori sanscriti alla domanda quando sono stati composti? Rispondono che sono eterni, quindi non sono mai stati composti. Un Veda, 3 Veda, 4 Veda: A volte i testi sanscriti parlano del Veda, altre dicono i 3 Veda o la tripla conoscenza (= trayi vidya), si riferisce alla tripartizione dei testi trasmessi oralmente (3 tipi di testi):

  1. Rgveda samhita (= collezione) → rc stanza di 3 o 4 versi (= pada = piedi), non hanno rima e le stanze formano un inno/poema (= sukta) composto di circa 10 stanze ed è dedicato a una divinità in particolare. → hotr i sacerdoti che invocano gli dei e versano offerte.
  2. Yajurveda samhita (= collezione) → yajus è una frase o una sentenza in prosa che viene pronunciata in un momento determinato del rituale, vengono borbottate. →adhvaryu è il sacerdote che con i suoi assistenti attua le operazioni manuali dei rituale; borbottano le frasi per accompagnare l’azione.
  3. Samaveda samhita (= collezione) → saman è il tono in cui una stanza è cantata, viene trasmesso nell insegnamento orale → udgatr è il sacerdote che canta i samans e è presente soprattutto nei rituali con Soma, sia bevanda sacra che dio. Mantra → la forma delle parole ha potere in se, una frase o una traduzione non hanno lo stesso effetto, sono parole che non fanno parte del parlato quotidiano, si pensa abbiano origini sovra umane (le tre parole dei tre veda sono dei mantra). Ognuno di questi veda è legato a una classe liturgica specialistica e sono usati da loro nel loro ruolo nel rituale. I 3 preti a volte prendono tutti parte a un rituale chiamato srauta che vuol dire appartenere al Veda, e sono chiamati rituali solenni per distinguerli da quelli domestici. Questi rituali sono più elaborati e sono commissionati da re o comunque uomini benestanti che possono permettersi di assumere tutti questi preti e le offerte. I rituali domestici riguardano il ciclo della vita, nascita – matrimonio – morte.
  4. Poi ci sono quelli per scopi personali come successo, buon raccolto, cura, guerra… → gli inni fanno parte della 4 collezione Atharveda. Prendono il nome dalla classe di preti gli Atharvans, e si

Gli antichi testi vedici: la parte più antica dei Veda, sulla base delle possibilità di ricostruzione storica, è il Ṛgveda Saṃhitā, la traduzione in inglese ha 1.028 inni, ognuno attribuito ad un autore e sono divisi in 10 libri (= mandala = cerchi). Molti inni del primo e dell’ultimo libro sono composti dopo rispetto gli altri. La forma classica di un inno è di 10 stanze, dedicato a un dio in particolare, i testi dicono che ci sono 33 dei, ma non è esatto. La maggior parte degli dei sono maschi, nei testi si allude a storie mitiche, per ricostruire la narrazione bisogna usare più inni. Gli autori sono riveriti come saggi (rsi) e gli inni sono ritenuti delle offerte agli dei. Gli inni soprattutto del 10 libro creano i loro miti sull origine e la natura del mondo, collegandoli all’uomo e ai rituali, sono idee che ritroviamo nelle Upanisad. La prospettiva moderna nei Veda: il significato della letteratura vedica varia in base alla prospettiva con cui ci si approccia, alcune tradizioni induiste riveriscono i Veda altre li rifiutano. Gli studiosi si sono rivolti con entusiasmo agli inni e alle Upanisad confortandosi su quale sia la più importante ma pochi hanno dato attenzione ai Brahmanas (riti) visti come tediosi. Ma i Brahmanas sono il punto intermedio tra i due testi, mostrano lo sviluppo del pensiero tra le due fasi, e ci aiutano a comprendere alcuni pensieri upanisadici, nella loro profondità storica. IL RETROTERRA RELIGIOSO E RITUALE Cambiamenti nel tempo: la letteratura vedica si sviluppa nell’arco di secoli, questo comporta cambiamenti nel linguaggio, nei posti geografici menzionati (la cultura vedica si diffonde dal Punjab a sud e est), nelle idee e nelle pratiche. La visione del mondo vedica: per comprendere gli scopi dei rituali vedici dobbiamo comprendere come vedeva il mondo chi li praticava. Infatti nei Brahmanas quando si parlava di come si attuano i rituali si passava alla questione della natura del mondo, nel tempo ci sono state molte risposte. La parola mondo:

  • Ayam lokah → questo mondo
  • Asau lokah → l’altro mondo, quel mondo, il mondo oltre ( vale sia per quello degli dei che i morti)
  • Altre volte c’è il riferimento a 3 mondi: terra, cielo e atmosfera tra i due (Rgveda) che corrispondo alle 5 sezioni del canto nel samaveda.
  • 7 mondi che possono andare persi se non si attua il sacrificio adeguatamente.
  • 7 mondi: vinto dagli antenati, di Gandharva, degli uomini, degli dei
  • Ogni dio ha un mondo→ tutti uniti in quello di Prajapati
  • Mondi/o dei demoni = asuras Nei testi Vedici si parla molto dei mondi, vinti tramite i rituali o la conoscenza, vi si accede in sogno. Possono essere collegati il mondo dei sogni con quello degli antenati a quello di Yama il re degli antenati. → vuol dire che il sogno ci fa comunicare con i morti. I testi Vedici sono più legati al mondo della terra invece Brahmana e Upanisad a quello dei morti. Le idee vediche sull’esistenza dopo la morte: l’esistenza dopo la morta è qualcosa che va ottenuto tramite i rituali e/o la conoscenza, il pensiero vedico è in contrasto con quello induista del periodi successivi, in cui la liberazione è vista come una fuga dalla ripetizione dell’esistenza.

I rituali per i morti erano per assicurargli un posto nel mondo degli antenati (=pitrloka), in cui i morti sono governati da Yama il fondatore, il primo a morire. La loro posizione in quel mondo dipende dai meriti ottenuti con i sacrifici e dalle offerte fatte agli antenati dai discendenti maschi della persona. → uno dei motivi per cui si desiderano figli maschi → sistema patrilineare e patriarcale di valori. Il Rgveda include degli inni funerari, ci dà l’idea dei rituali e delle idee sulla morte. Si parla del fatto che le azioni sono determinanti per il destino, soprattutto “i doni e i sacrifici”= istapurta. I doni sono per gli officianti del rito. In molti testi si parla di amrta = non morte, immortalità; parlando di persone che hanno vissuto per 100 anni e per loro è immortalità. Immortalità → piena durata della vita in questo mondo, libera da morte prematura; ma può indicare anche uno stato oltre la morte. Nel pensiero vedico possono convivere più opinioni che spesso sono espresse con forma di miti. In un mito Prajapati, il padre degli dei, ha insegnato il rituale del focolare che li rende immortali, richiede comunque la separazione dal corpo. Quindi l’immortalità rende immuni da ulteriori morti, e si raggiunge con il rituale o conoscendone il significato. Un altro modo per scappare dalle altre morti è fare offerte alle varie forme di morte. Nelle Upanisad l’azione è limitata, con la conoscenza si giunge alla ricompensa infinita. Nel Brahmana si devono usare sia la conoscenza che il rito per far si che l’azione abbia risultati sicuri. Liberazione: l’esistenza dopo la morte, qualsiasi sia la sua forma, è liberazione dalle limitazioni della vita.

  • Rgveda→ l’inno a Varuna, il dio guardiano dell’ordine, preghiera per essere liberi dalla trappola, dalla condizione di non vivere la vera vita. La vera vita è chiamata anche morte ≠ immortalità. Si intende morte fisica, l’assenza di vita dopo la morte fisica, o uno stato in cui si è fisicamente vivi ma non si partecipa dell’ordine divino?? → vari passaggi dei Brahmana suggeriscono diverse risposte.
  • Con trappole/prigionia si intendono i peccati commessi che hanno offeso Varuna e pregano per liberarli da essi, si cerca di convincere il dio arrabbiato che non è colpa loro e che non volevano. Il gioco d’azzardo è usato in questo caso come causa del peccato ma in generale è presente in tutta la cultura vedica, visto sempre come causa di disastri.
  • Katha Upanisad→ la prigionia della morte diffusa che prende i folli che seguono i desideri
  • Matri Upanisad→ descrive una persona che si affaccia alla morte come imprigionata dai frutti delle buone azioni e delle cattive. → ogni azione è vincolante
  • Svetsvatara Upanisad → prigionia =pasa, conoscendo dio uno è libero da tutte le catene
  • Ci sono divinità a cui vengono attribuiti atti malvagi. Indra il dio guerriero ha ucciso Vrtra un demone che ha sottratto le acque che danno la vita. La prigionia dei peccati è una condizione necessaria della vita umana, solo l’azione rituale sulla base della giusta conoscenza può liberare. Varia il modo in cui ci si può liberare ma tutti i testi vedono i peccati, le catene e la mortalità come le condizioni in cui qualsiasi uomo si trova→ l’obiettivo è la liberazione e l’immortalità. Contrasto tra questo mondo soggetto a limitazioni di spazio-tempo e della vita con la morte e il mondo oltre, l ‘aspirazione è di trascendere queste limitazioni. → presente in tutte le tradizioni religiose

Nel creare o diventare il mondo lui è diventato molti come desiderava, è sia una vittoria che una perdita, nel pensiero vedico l unità è la perfezione, è la fonte e l’obiettivo dell esistenza. La creazione è una caduta a cui bisogna rimediare con il rituale. Lo scopo dell agnicayana è di creare una pira con cui ristorare Prajapati e così facendo dare al yajamana un corpo imperituro. La componente mentale del rituale: è importante la conoscenza per avere una performance del rituale vedico perfetta, le Upanisad avvisano di non attuare un rituale senza conoscerne il significato profondo. Un'altra componente importante del rituale è sraddha = fede, che vuol dire credere nella sua efficacia e la determinazione di agire in modo appropriato. Non ci sono solo offerte esterne ma anche quelle mentali:

  • credere nella fede→ il credere è l’offerta e la fiducia sono le fiamme→ nelle Upanisad il rituale viene interiorizzato
  • si possono offrire i poteri vitali, respirando si può fare l offerta della fiamma interna la conoscenza riguarda non solo il sistema del rituale, ma anche la natura del mondo e dell essere umano e le connessioni o omologie tra loro. Il microcosmo che è l uomo corrisponde nelle sue parti al macrocosmo, anche alla morte le sue parti si dividono nei vari elementi del macro, a loro non interessa la cosmologia o l’anatomia ma cercano un modo distintivo per comprendere il cosmo, la persona umana e il rituale vedico. Yajurveda→ la conoscenza che fornisce l’adhvaryu per il suo ruolo di direttore delle operazioni fisiche del rituale → i confini tra Brahmanas e Upanisad sono fluidi Chandogya Upanisad→ che appartiene al Samaveda ha un inizio simile con le corrispondenze tra il canto e il macrocosmo La corrispondenza è stabilita tra un oggetto e un aspetto dello yajamana, assicurando che egli sia incarnato nel rituale, la corrispondenza si può anche basare sui numeri.
  • Piatto d’oro con 100 buchi→ una vita è di 100 anni o 9 buchi→ gli orifizi del corpo umano
  • 360 → giorni dell’anno→ 12 mesi da 30 giorni oppure 360→ ossa del corpo umano
  • La grande pira che è il corpo del Prajapati e dello yajamana è costituita da 360 mattoni e 360 pietre = anno e ossa
  • La pira è costituita in 5 livelli→ i 5 strati del corpo del Prajapati (capelli, pelle, carne, ossa, midollo), ma anche le 5 stagioni (le 4 + piogge) e le 5 direzioni (est-ovest-nord-sud-alto)
  • Si pensa che il micro e macro cosmo siano divisibili in pentadi, nell’uomo sono i 5 respiri/prana, o 5 facoltà o 5 strati del corpo umano→ i 5 elementi elencati possono variare tra i testi. Quanto sono rivoluzionarie le Upanisad? Spesso, ma non in modo invariabile, rifiutano la dimensione rituale dei testi precedenti per insegnare una conoscenza che rende il rituale non necessario. La sicurezza dalla morte è ricercata tramite la conoscenza piuttosto che tramite l’azione rituale. La conoscenza delle Upanisad è uno sviluppo delle idee presenti nel Brahmana: le analisi della personalità e le corrispondenze tra i componenti di essa e i componenti del macrocosmo. Quindi c’è una continuazione del pensiero vedico, soprattutto nelle Upanisad più antiche.

LE UPANISAD E IL PRIMO BUDDISMO

La loro relazione è complessa. È generalmente condiviso che le prime Upanisad (Brhadaranyaka, Chandogya, Aitareya) sono pre-buddiste e che alcune delle ultime come la Maitri sono post. La precisa relazione non è ben chiara, c’è chi sostiene che le Upanisad abbiano influenzato il buddismo, altri che siano nettamente separate. Le antiche Upanisad e il primo buddismo condividono idee sulla natura insoddisfacente dell’esistenza sulla terra, la rinascita, karma, liberazione finale e il ruolo della conoscenza nel processo della salvezza. → queste idee sono state portate dalle Upanisad al buddismo o sono parte di una proprietà comune di pensiero e idee presente tra le persone in quel periodo? → 2 posizioni degli studiosi

  1. Non ci sono relazioni dirette tra Upanisad e il primo Buddismo: a. Nei testi canonici del buddismo non ci sono riferimenti alle Upanisad b. I testi buddisti menzionano e rifiutano una delle idee centrali delle Upanisad, l’atman c. Il Brahma appare come un sostantivo maschile per indicare un dio hindu e non come sostantivo neutro per forza cosmica. d. Non vengono menzionati saggi delle Upanisad e. Le idee che hanno in comune possono non essere l’esito di un contatto con i testi upanisadici ma possono essere il frutto di un clima culturale e di pensiero condiviso, che ha ispirato entrambi. f. Una possibile ragione del non contatto è che le Upanisad sono nate in un ambiente rurale, invece il buddismo in uno più urbano, inoltre le Upanisad sono trasmesse in circoli chiusi a cui il Buddha non aveva accesso.
  2. Le Upanisad hanno influenzato il primo Buddismo: a. Potrebbe essere che la dichiarazione repentina del buddismo che non c’è un sé (atta/atman) sia una esplicita presa di distanza dalle Upanisad b. Il linguaggio del risveglio presente in tutto il buddismo, Buddha è il risvegliato, sia una risposta alla nozione dei 4 stati del sé presente nella Mandukya Up (sveglia- sogno- sonno senza sogni- sonno profondo)→ si aggiunge il risveglio c. Anche se gli insegnamenti sono diversi le Upanisad possono aver influenzato il buddismo d. Radhakrishnan e altri pensano che il buddismo sia un proseguo delle Upanisad e. Altri pensano che siano paralleli, non ci sono riferimenti diretti ma delle prove di familiarità con i testi upanisadici, soprattutto con la corrente del Yajurveda nero, come il rifiuto delle differenti forme del sé che sono esposte nella Taittiriya. E che i 5 strati del sé in essa elencati abbiano influenzato la nozione buddista dei 5 aggregati che fanno l’essere umano (prendere forma, sensazione, percezione sensoriale, formazione mentale e coscienza) i quali per il buddismo non creano il sé ma uno pseudo-sé che in cui l’essere vivente soggiorna temporaneamente. f. Dialogo Yajnavalkya e il re Janaka (BU) = dialogo tra Buddha e il re Ajatasattu→ un saggio e un re, spiegano gli step per raggiungere la liberazione spirituale e finiscono con l’illuminazione del re. g. Un altro parallelo è nella parabola della carrozza/cocchio→ presente nel Y nero e nei testi buddisti h. C’è la possibilità che la moglie del Buddha sia parte di una famiglia del Y nero, ma il problema è che può una moglie di un principe venire da una casta di preti e non di re? i. Lo stesso nome di Buddha = Siddhattha Gotama è associabile alla tradizione brahmanica, non importa se le leggende sono storicamente vere. → emergono nella tradizione buddista dei nomi brahmanici associati al Y nero.

gli studi vedici da giovane così da rivestire adeguatamente le proprie funzioni sacerdotali. Chi non compie o fallisce negli studi è brahmano in modo formale per nascita. Poi dopo aver fatto gli studi vedici un brahmano deve adempiere a quelli upanisadici. La gerarchia del bramano è: nascita→ studi vedici → studi vedici avanzati quindi upanisadici Nella storia il giovane accusa il re di essere rajanyabandhu→ un re per finta, questo insulto nella narrazione è volto in positivo poiché è re di nome ma pensa come un brahmano. La storia di Satyakama dimostra che il ruolo sociale per nascita può essere superato dalla conoscenza, anche se accade molto di rado, egli non sa la sua nascita ma diventa brahmano per la sua disposizione a dire la verità che corrisponde al modello ideale di brahmano. Quindi nelle Upanisad c’è una critica verso chi è brahmano solo per nascita e si elogia chi corrisponde alla figura ideale del brahmano→ quindi c’è la predominanza di un ritratto positivo ma anche una critica interna al proprio gruppo, autocritica, che non mette in questione la loro egemonia. Per essere un vero brahmano ci vuole disposizione personale, azione e il possesso di determinate conoscenze. Brahmano-Ksatriya co-dipendenza: il brahmano è al vertice della gerarchia religiosa e il guerriero di quella sociale. I preti esistono finché ci sarà qualcuno che supporta finanziariamente i loro servizi. I guerrieri sono personaggi presenti nelle Upanisad, spesso rappresentati come generosi, e vogliono avere accesso a al prestigio religioso. Nella BU si trova il mito in cui il potere brahmano esiste all’inizio dell’universo e ha creato il potere reale→ quindi il potere reale è il potere superiore che esiste grazie a quello religioso→ intrecciati. Il brahmano con il suo potere è l’unico che può mettere in comunicazione con gli dei. Élite vs altri: chi non fa parte della casta dei brahmani o dei guerrieri è escluso dal sapere vedico. Nelle Upanisad a volte il termine sudra viene usato più che per indicare la casta effettiva lo stato di esclusione dalla conoscenza religiosa. I fuori-casta (candala/paulkasa) appaiono in 3 occasioni delle Upanisad:

  1. È uno status in cui si rinasce a causa delle cattive azioni
  2. È il livello che un brahmano raggiunge lo stato in cui tutte le distinzioni scompaiono
  3. Chi segue la via dei padri e non degli dei allora è destinato a rinascere e la casta è determinata dalle azioni fatte in vita. I fuori-casta sono paragonati agli animali questo dimostra l’idea di impurezza. In generale le Upanisad rispettano la gerarchia delle caste, in cui la prima posizione di rilievo è data ai brahmani e la seconda all’alleanza brahmano-guerriero. Le classi inferiori appaiono a servizio di tale gerarchia e rappresentano l’impurità o azioni sbagliate. Solo la conoscenza brahmanica può permettere di trascendere le gerarchie. La presenza di guerrieri che insegnano a bramani trascende la norma e accade di rado, questo non vuol dire che accada nella realtà. Genere: tutti i testi vedici sono composti da e per uomini brahmani, emerge nel pensiero la prospettiva dell’elite maschile, anche quando un passaggio è attribuito a una donna. Ci sono delle menzioni di donne e ci sono delle donne che sono dei personaggi importanti ma non sono incluse nello scopo del testo.
  4. Le Upanisad sono scritte all’interno di una religione in cui domina la sfera maschile, anche nel sacrificio e nel mito si basa tutto sul maschile. Il primo essere umano è un maschio da cui tutto si genera, anche la femmina. Quando emerge una donna nel testo non è affiancata ai contenuti centrali e può essere un mezzo per gli obiettivi dell’uomo.
  1. I testi trattano di realtà astratte come il brahman e l’atman che sono senza genere, oltre la dualità, ma c’è un implicito riferimento alla mascolinità.
  2. Gli organi sessuali della donna sono associati al sacrificio, questo da una posizione di rilievo alla donna nel sacrificio vedico ma anche l’oggettivazione in mero corpo che serve per produrre meriti per il maschio. Inoltre la donna va allontanata o picchiata nel periodo mestruale perché vieta all’uomo l’accesso al sesso e l’uomo deve recitare delle formule per assicurarsi o evitare la gravidanza. → donna come strumento dell’azione maschile e il controllo della discendenza è dell’uomo, con le preghiere può anche indirizzare le caratteristiche della progenie.
  3. Sull’educazione la preghiera riguarda i gradi di conoscenza del veda da 1 a 4 per il maschio e la femmina che sia istruita (desiderio molto comune)
  4. Gargi e Maitreyi sono due esempi di donne istruite nelle Upanisad → il loro ruolo letterale non deve rispecchiare per forza la realtà. Gargi è usata per criticare una scuola avversaria, Maitreyi è contrapposta a un'altra moglie, che rappresentano l’interesse materiale e quello spirituale. Quindi le figure femminili sono delle eccezioni, ma che suggeriscono una via per l’istruzione femminile e l’importanza religiosa nel passato. PARTE III: RELIGIONE E FILOSOFIA NELLE UPANISAD PERSONAGGI PRINCIPALI DELLE UPANISAD Introduzione: l’Upanisad è la parte finale e più teorica dei Veda, essa si distacca dal mondo rituale per approfondire la parte più teorico/filosofica. Concretizzando il contesto di concetti filosofici astratti tramite narrazioni e personaggi come persone, dei, esseri fantastici che interagiscono fra loro. Le parti narrative delle Upanisad attraggono di più di quelle puramente teoriche. Gli studiosi delle Upanisad si possono dividere tra chi enfatizza le idee filosofiche e chi enfatizza la storia e la linguistica. I personaggi sono persone che rappresentano delle scuole di pensiero o persone che hanno una base storica. Personaggi: i personaggi delle Upanisad possono essere divisi tra: centrali-ancillari e quelli narrativi. Un personaggio anche se è ancillare nella storia può comunque essere una figura importante e interessante. Poi ci sono personaggi che sono solo elencati o menzionati, si riferiscono a pensatori che sono usati per supportare la propria posizione, danno autorità a una persona o una scuola, oppure no. Personaggi primari:
  5. Naciketas, KU→ il figlio di Usan Vajasravas, durante un sacrificio il padre da via tutto quello che ha, delle mucche smunte, e il figlio si chiede che valore ha questo sacrificio e gli chiede a chi darà il figlio, il padre risponde alla morte. Yama il dio della morte quando il figlio lo raggiunge gli dà la possibilità di chiedere tre doni: 1 che il padre sia meglio disposto verso di lui al ritorno, 2 conoscere quale altare del fuoco lo porti al paradiso, 3 sapere cosa succede dopo la morte e come trascenderla.
  6. Prajapati, CU→ Indra, rappresenta gli dei, e Virocana, gli anti-dei, chiedono al signore della creazione di insegnargli la natura trascendente dell’atman. Lui gli dà un insegnamento fuorviante, Virocana se ne và invece Indra capisce e resta per imparare la verità.
  7. Pravahana Jaivali, BU e CU→ è un re che insegna l’Uddalaka, la dottrina dei 5 fuochi, e le due via della morte, e il significato ultimo del canto superiore.