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Riassunto per storia medievale integrati da appunti rielaborati; esame sul manuale di Comba .
Tipologia: Sintesi del corso
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I limiti della diffusione delle città costituivano i confini delle aree occupate da sedentari e del mondo civile: a nord e sud di esse vivevano infatti popolazioni nomadi o seminomadi. La più importante area occupata dai sedentari era quella mediterranea, che costituiva il cuore commerciale di un impero immenso ed era caratterizzata da un forte sviluppo urbano. Agricoltura,campagne e città
- L'impero romano aveva, all'inizio dell'era cristiana una popolazione di 50 milioni di abitanti ed era quindi densamente popolato in relazione alle possibilità e alle tecniche agricole del tempo: il clima eccessivamente secco e la natura del suolo non erano favorevoli allo sviluppo di una grande civiltà agricola. Vi era una relativa scarsità di terreni pianeggianti che confinava l'allevamento nei boschi separandolo fisicamente dalle colture. Questo fatto influenzava molto le abitudini alimentari che prevedevano un grande consumo di cereali e vino e pochi prodotti di allevamento. I contadini adottavano particolari tecniche per conservare l'umidità del terreno e si utilizzavano due tipi di aratro (uno leggero e uno pesante) a seconda che il terreno fosse arido o umido. La forza lavoro non mancava poiché le conquiste avevano fornito un gran numero di schiavi e questo portò anche ad un rallentamento delle innovazioni tecniche. Grazie alla diffusione della cerealicoltura si ebbe un notevole sviluppo dei paesi conquistati, un aumento della popolazione che favorì l'allargamento dei territori coltivati. le varie regioni si specializzarono in un determinato settore, intensificando gli scambi marittimi e fluviali. Lo sviluppo economico era comunque subordinato alle esigenze di Roma, principale mercato urbano dell'impero. Il paesaggio e l'organizzazione agricola erano caratterizzati dalla diffusione delle villae, i centri di conduzione delle grandi aziende agrarie che a volte venivano frazionate in piccole aziende date in concessione ai liberi contadini che dovevano consegnare al padrone una parte dei prodotti. - Le città costituivano il fondamento della dominazione romana per il loro ruolo centrale anche rispetto alle campagne circostanti. Offrivano a tutti delle condizioni di vita che venivano considerate indispensabili per una persona civile ( piazze, strade, mercati, scuole e luoghi di culto). La funzione commerciale e industriale che svolgevano le città potenziò la diffusione delle attività artigianali in tutto l'impero creando anche episodi di concorrenza. Roma era un centro di coordinamento e organizzazione politico-amministrativa: aveva attirato nella sua orbita altre collettività urbane amministrate dai consigli municipali a loro volta controllati dai governatori delle province e dai funzionari imperiali. Le città svolgevano inoltre una funzione militare che si intensificò nel terzo secolo quando i confini, dapprima solidissimi, cominciarono a cedere soprattutto a nord. Numerose città cominciarono allora a potenziare le loro fortificazioni. Ceti dominanti dell'aristocrazia, cultura e religione - Nelle città risiedeva quella parte della popolazione che dirigeva la vita amministrativa, sociale ed economica. La cittadinanza romana venne progressivamente concessa, a partire dal I secolo alle classi più alte di tutte le città dell'impero e poi a tutti i cittadini liberi (III sec.). Fra coloro che godevano delle cittadinanza romana emergevano due ordini sociali prestigiosi: senatori e cavalieri. Del senato entravano a far parte i figli dei vecchi senatori o designati dall'imperatore: l'aristocrazia senatoria era quindi in gran parte ereditaria e dotata di enormi ricchezze fondiarie. Al ceto dei cavalieri si accedeva soltanto per ordine dell'imperatore, che sceglieva fra i membri delle aristocrazie municipali. Questo ceto scomparve quando Costantino concesse l'entrata dei cavalieri in senato
che dovette quindi allargarsi e stabilire nuove articolazioni ( Clarissimi, Spectabiles e Illustres erano i tre ordini di senatori).
- Come si istruivano i gruppi dirigenti? L'educazione romana di età imperiale presentava molte analogie con quella greca: l'insegnamento era articolato in tre tipi di scuola (elementare, del grammatico e del retore). Colui che terminava questo percorso poteva poi perfezionarsi dandosi allo studio dell'eloquenza, importantissimo nell'educazione romana. Le scuole erano gestite a spese delle municipalità e la loro clientela era costituita da rampolli dell'aristocrazia urbana. Tratti salienti delle cultura = carattere urbano e prosecuzione di quella ellenica. - Religioni greco-orientali: favorite dall'ansia di salvezza individuale, proponevano pratiche di espiazione e contatti con le divinità che garantivano l'immortalità individuale. Costituivano la grande speranza dei ceti meno abbienti. Le nuove religioni, attutirono spesso il contrasto e il dislivello fra le diverse classi sociali che le adottavano influenzandole con le forme di cultura ellenizzante del tempo. Cristianesimo: il Cristianesimo organizzò nel tempo una propria gerarchia, sviluppando la propria dottrina attingendo dall'aristocratica cultura ellenistico-romana. Le comunità cristiane primitive erano guidate da persone (apostoli e profeti) che predicavano il ritorno imminente del Cristo sulla base della speranza scaturita dalla parola di Dio. La diffusione del messaggio cristiano si appoggiò alla diaspora (dispersione nel mondo del popolo ebraico) che fu un primo punto di riferimento. Alla fine del I sec. però il cristianesimo si era staccato dalle sue origini ebraiche diffondendosi fra i ceti aristocratici delle città: essi divennero rapidamente il ceto più adatto ad assumere funzioni sacerdotali e direttive nelle comunità cristiane. I cristiani erano convinti che le divergenze dottrinali rompessero l'unità dei fedeli, si attuò così un immane lavoro intellettuale sulla parola divina: i testi vennero interpretati alla luce della dottrina filosofica propria della cultura ellensitico-romana e nacque così il cattolicesimo, ispirato a principi di universalità. Al vertice delle comunità cristiane si trovava il Vescovo reclutato del ceto aristocratico. Allo Stato romano i cristiani apparvero da subito come una forza sovversiva che che si rifiutava di venerare l'imperatore circondandosi di mistero.
Il III sec. coglie l'impero romano in una crisi profonda: disordini, guerre civili, popolazioni barbare che premono ai confini. Diocleziano e Costantino cercarono di migliorare la situazione con riforme delle strutture amministrative. Nuova struttura amministrativa dello Stato (Diocleziano)
- 235-84 = anni dell'anarchia militare, incapacità del potere imperiale di mantenere l'ordine. Diocleziano cercò quindi di impedire lotte per la successione e creò un sistema di governo detto tetrarchia che sfruttava il sistema dell'adozione e la pratica della spartizione di potere: il potere fu diviso in permanenza fra due imperatori ( Massimiano all'occidente e Diocleziano all'Oriente) che a loro volta associavano al potere due cesari destinati a succedere alla morte. Quando Diocleziano si ritirò a vita privata però le lotte per la successione ricominciarono e il potere fu temporaneamente diviso fra Licinio e Costantino che però poi vinse l'avversario e rimase unico imperatore fino alla sua morte. - Divisione in dello Stato in quattro prefetture ( della Gallia, dell'Italia, dell'Illirico e dell'Oriente) voluta da Diocleziano. Erano governate da vicari e comprendevano ognuna cicca cento province. L'obiettivo era che ogni governatore dovesse amministrare solo un piccolo numero di soldati assicurandosene la subordinazione.
analogo si verificò in India. Gli Unni arrivarono anche in Europa spostandosi progressivamente verso le verso le steppe della Russia meridionale provocando una serie di spostamenti a catena delle popolazioni sedentarie che vi abitavano. Ebbe così inizio il periodo delle grandi migrazioni.
- Vita: queste popolazioni erano dedite all'allevamento ma ancora fortemente soggette alle costrizioni ambientali. Essi si spostavano stagionalmente col bestiame per sfuggire alla stagione arida, sfruttando l'ambiente per tutto ciò di cui avevano bisogno. Vivevano in abitazioni mobili su ruote che si adattavano alla necessità di muoversi nella steppa. Essi compievano razzie se una carestia improvvisa rompeva l'equilibrio fra popolazione e risorse. La società nomade era organizzata in tribù che era costituita da vari clan formati da famiglie. Eleggevano condottieri solo in momenti di guerra, la loro capacità di mettere in difficoltà l'impero derivò soprattutto dalla possibilità di sfruttare le forze degli ostrogoti che vivendo stabilmente portarono approvvigionamenti e nuove risorse. Germani Con questo nome si indicano le popolazioni che occupavano vaste regioni situate a nord dell'impero fra Mare del nord e Mar nero. I Germani non erano propriamente nomadi, praticavano la raccolta e l'allevamento che stava alla base delle loro attività economiche. Verso la metà del II sec. essi emigrarono verso le steppe dell'attuale Ucraina a causa della fragilità dell'economia pastorale. La loro organizzazione sociale non differiva di molto da quella delle tribù unne. Ogni anno il consiglio dei capi delle tribù distribuiva le terre che quindi non erano possedute privatamente ma in comune così come i prodotti che offrivano. Non esistevano istituzioni con carattere coercitivo, cioè con obbligo di obbedienza. Iniziarono ad avvenire profonde trasformazioni già dal I sec. quando il clan non costituiva più l'entità di base della società ed era scomparsa l'abitudine di lavorare la terra in comune che cominciò ad essere distribuita fra individui singoli secondo il prestigio e la ricchezza di ognuno. Causa di questa differenziazione sociale potrebbe essere stato il baratto privato con le regioni imperiali. La cultura dei germani era caratterizzata da un'educazione rude di contadini e guerrieri che subivano un rito di passaggio all'età adulta per poter partecipare alle razzie. Utilizzavano la scrittura runica ma la loro cultura fu essenzialmente orale. A contatto con le popolazioni sedentarie dell'impero i Germani subirono un processo di acculturazione e le loro tradizioni furono influenzate dal mondo greco-romano (es. adesione all'arianesimo grazie alla predicazione di Ulfila). Ruppero definitivamente l'equilibrio istituzionale fra i tre organi di governo della società germanica (consiglio di capi tribù, assemblea degli armati e consiglio di guerra) due fenomeni principali: 1) Lento emergere di un re elettivo: ricopriva una carica a vita ma non aveva potere coercitivo 2) Nascita di un'aristocrazia guerriera provvista di proprie clientele armate: il capo cominciò a scegliere, nutrire e comandare i suoi uomini non solo in periodo di guerra. I bottini delle razzie incrementarono le disparità economiche e il capo si rese sostanzialmente indipendente dal controllo dell'assemblea degli armati. I germani divennero così un popolo retto da una dinastia regia che ha creato attorno a se un alone di sacralità e una potente aristocrazia guerriera. Il ricorso ad elementi germanici nell'esercito dell'impero divenne molto frequente tanto che essi iniziarono a ricoprire anche cariche importanti e a stipulare alleanze con l'aristocrazia mediante matrimoni (es. Stilicone)
Nel V sec. la marea di popolazioni germaniche stanziate a est del Reno si riversò nei confini dell'impero d'occidente cambiandone la storia per sempre. Punti chiave: 1- La storia di questi regni ruota attorno ai problemi dei rapporti con le popolazioni locali, con l'aristocrazia senatoria e con l'episcopato cattolico. Il problema religioso ebbe una grandissima importanza nella formazione di questi regni poiché l'episcopato cattolico si sforzò di assimilarli e convertirli. 2- I Germani, con l'insediamento imitarono i modi di vita delle popolazioni locali trasformandosi (i contadini divennero proprietari terrieri etc.).
3- La guida di questi regni pose diversi problemi ai capi militari germanici che si trovarono a dover convivere con gli uffici, i funzionari e le istituzioni imperiali collaudate da secoli. Essi furono propensi ad adottarli per la loro efficenza e così moltissime istituzioni e organismi sopravvissero. La prima generazione di regni
- Visigoti: crearono il primo di questi regni dopo aver saccheggiato Roma nel 410 e stanziandosi nel 418 in Gallia. - Suebi: accettati dall'impero come alleati costituirono un loro regno nella penisola iberica. La corte imperiale, ormai stabilitasi a Ravenna, applicava per sostenere le popolazione germaniche il sistema dell'hospitalitas: funzionari e soldati avevano buoni pubblici per l'approvvigionamento e carte di alloggio che da temporanee divennero definitive. Questa politica di convergenza fra romani e barbari si rivelò nel complesso positiva poiché la corte ottenne appoggio da essi nei momenti di maggior pericolo soprattutto nel V secolo quando si profilò la minaccia unna. Ezio affrontò gli Unni e Attila che vennero dapprima sconfitti in Gallia e si ritirarono poi nella penisola italica. Alla morte di Attila il loro impero scomparì in breve tempo. Il primo dominio germanico in Italia -Odoacre: in italia non vi erano stanziamenti di barbari ma la preponderanza dell'elemento germanico in molti settori si faceva sentire pesantemente. Gli imperatori erano tali solo di nome: uno di essi, Giulio Nepote fu deposto a favore di Romolo Augustolo che fu a sua volta deposto da Odoacre. La deposizione di R.a. segnava il tramonto effettivo dell'autorità imperiale in Occidente (476. data comunemente indicata come inizio del Medioevo). Odoacre stabilì buoni rapporti con l'aristocrazia senatoria e riconobbe come unico imperatore quello d'Oriente. -Teodorico: condusse gli Ostrogoti in in Italia dal Danubio, sconfisse Odoacre e con lui scremò una sorta di parallelismo fra le due società (goti e romani). Inizialmente i rapporti furono molto equilibrati, gli interessi dell'aristocrazia vennero rispettati. Fu sul terreno religioso che la politica di Teodorico entrò in crisi: l'imperatore Giustino provocò con le sue misure sulla dissidenza una forte tensione fra Goti, Ariani e cattolici. Teodorico abbandonò la sua politica conciliante verso l'impero e la Chiesa romana e colpì i senatori che gli sembravano più favorevoli a Bisanzio. Il regno Franco Fu il regno in cui la convergenza fra capi militari germanici e latifondisti risultò più profonda. Clodoveo divenne il principe del principale dei regni franchi e ampliò i suo domini occupando gran parte della Gallia. Ebbe buonissimi rapporti con l'episcopato cattolico che favorirono la sua espansione e si convertì lui stesso al cristianesimo.
Nel VI secolo, mentre in Occidente nascono i regni romano-germanici l'Oriente si libera dalla presenza dei barbari e sopravvive un secolo in più dell'impero d'Occidente, fino al 1453. Si configura la civiltà bizantina che prende chiaramente spunto dall'impero di Costantino e Diocleziano per l'importanza della religione cristiana e per le basi che essi costruirono per un profondo rapporto fra Stato e Chiesa (es. cesaropapismo). Bisanzio nel V e Vi secolo: problemi etnici e religiosi. Bisanzio ereditò da Roma, oltre alle solide strutture statali anche due ordini di problemi: il rapporto con le popolazioni barbariche (es. Ostrogoti in Pannonia), e i tumulti di ordine religioso. Il problema della potenza germanica fu risolto grazie ad un'alleanza con il popolo degli Isauri i cui capi però si ribellarono ripetutamente. L'imperatore Anastasio I decise di deportarli risolvendo la questione definitivamente. I problemi creati dalle dispute religiose erano legati alla diffusione del monofisismo in Egitto e in Siria. L'atteggiamento verso i monofisiti fu oscillante, sia da parte di Giustino che di Giustiniano che iniziò anche un'opera di evangelizzazione dei popoli non cristiani che godette di immensa fortuna.
Fra VI e VII secolo: ridimensionamento territoriale e sorgere dell'ordinamento tematico. Fenomeni rilevanti furono una paurosa crisi interna provocata da guerre civili e da rivolte popolari e militari e l'incapacità di difendere le frontiere dalle minacce di Persiani Avari e Slavi in Oriente e Longobardi e Visigoti in occidente. L'impero andò così incontro ad amputazioni territoriali gravissime: l'Italia fu occupata dai Longobardi nel 568 mentre gli Slavi si riversarono nella penisola Balcanica iniziando un lungo processo che portò alla creazione degli stati slavi in queste regioni. Il baricentro si spostò verso l'Oriente. L'imperatore Maurizio non rispettò più la separazione fra potere militare e civile e e raggruppò nelle due luogotenenze di Ravenna e Cartagine quanto rimaneva delle province d'Italia e Africa. Nacque il sistema dei temi: il tema era un'unità amministrativa a carattere decisamente militare al cui vertice stava un generale che aveva massimo potere civile e militare. Le conseguenze di questo sistema furono truppe soprattutto economiche. Avvenne inoltre la sconfitta dei Persiani da parte dell'imperatore Eraclio che riconquistò Mesopotamia, Egitto, Siria e Palestina.
Nella prima metà del VII secolo la predicazione di Maometto diede origine all'Islam. Gli aspetti più significativi delle sua diffusione nel alto Medioevo furono: 1- Trasformazione delle bellicose tribù beduine del deserto in un popolo unito dalla fede in un unico Dio. 2- Trasformazione di questo popolo in un popolo di conquistatori che elevarono la razzia al rango di guerra santa. 3- L'espansione araba fece decadere il Mediterraneo come zona commerciale pur rimanendo un'area di scambi relativamente importante. Spostamento del cuore politico ed economico verso settentrione. I guerrieri arabi combattevano contro popolazioni indebolite da lacerazioni interne la capacità che essi ebbero di controllare un impero così vasto fu davvero stupefacente. L' Arabia preislamica La penisola araba era in gran parte arida, il deserto era percorso da nomadi che si fermavano nelle oasi. La vita era caratterizzata da: 1- Organizzazione sociale a tribù con un capo eletto fra gli anziani. 2- In campo religioso vi era un complesso mosaico politeistico nel quale non mancavano ebrei e cristiani. 3- Le attività commerciali e religiose si integravano presso i santuari, in maniera esemplare alla Mecca sede del santuario della Kaaba. Il primo messaggio religioso di Maometto Egli iniziò a predicare intorno al 610 alla Mecca. parlando in nome di Allah, divinità meccana che egli rappresentava come Dio unico (punto di innovazione). Maometto rispettava comunque i riti del popolo poiché fossero dedicati ad Allah e riconosceva la ricchezza per scopi benefici. L'Islam comunque andava incontro alle aspettative per una società migliore penetrando soprattutto fra gli artigiani, gli operai, gli schiavi. Incontrò l'opposizione dei Quraysh che erano preoccupati dalla predicazione anti-politeistica che colpiva gli interessi economici del loro clan. Perseguitati, Maometto e il suo seguito si trasferirono dalla mecca a Yatrib che prese il nome di Medina: questa fu la famosa egira che segnò l'inizio dell'era musulmana. Il superamento dell'ordinamento tribale della società araba Il processo di arabizzazione dell'Islam è formato da tre momenti successivi: 1) Rottura dei legami originari con il giudaismo e con il cristianesimo. 2) Ricongiungimento alla tradizione beduina della razzia compiuta da chi era emigrato a Medina e viveva di stenti. La razzia fu elevata al ruolo di guerra santa contro i nemici dell'Islam. 3) Rientro armato alla Mecca e e recupero della Kaaba. Nel 633 morì Maometto;per la prima volta l'Arabia era unita ed era caratterizzata uno stato politico superiore a quello delle tribù. La prima fase dell'espansione e l'amministrazione dei territori conquistati Maometto morì senza indicare con chiarezza un successore e tre fazioni cercarono di far valere il proprio orientamento in merito: 1) I compagni del profeta che volevano scegliere uno dei primi e più fedeli seguaci. 2) I legittimisti che volevano applicare un criterio dinastico. 3) I Sunniti che si definivano come una comunità unita dalla tradizione e dal Corano e sostenevano gli Omayyadi la più potente delle famiglie aristocratiche dei Quraysh. Nei 30 anni che seguirono tutte le fazioni riuscirono a far eleggere almeno un successore di Maometto (periodo del califfato elettivo ricco di travagli). La politica espansionistica fu coronata da un enorme e rapidissimo successo: gli arabi riuscirono a battere l'imperatore Eraclio conquistando Siria, Egitto e Mesopotamia. Le loro conquiste erano fomentate
Aspetti caratteristici del processo di evangelizzazione della Britannia 1- Il monachesimo diventò uno strumento di evangelizzazione. 2- Grande abilità dei monaci nel diffondere la religione cattolica nelle campagne. 3- Predicazione che avveniva sotto stretto controllo del papato. 4- Il territorio anglosassone fu suddiviso in diocesi e a capo di ogni diocesi fu posto un vescovo, anche abate di un monastero. Ripresa e scomparsa del regno visigoto Il grande re Recaredo si convertì con tutto il suo popolo dall'arianesimo al cattolicesimo e fece così cadere quella barriera religiosa che era diventata una delle principali motivazioni di debolezza del regno. Avvenne in breve tempo la fusione dell'aristocrazia romano-iberica con quella visigota, che sancì l'unità giuridica del regno. A minare il regno visigoto furono però le tendenze anarcoidi dell'aristocrazia e i frequenti conflitti per la successione al trono. Il regno non resistette quindi all'attacco dei musulmani nel 711. Il regno franco e il superamento dell'anarchia merovingia Durante le lotte di successione fra i re merovingi emerse una nuova geografia della Gallia che venne divisa in 4 regioni di ineguale importanza: L'Austrarsia, la Neustria, l'Aquitania e la Burgundia. Gallia: concentrazione del potere nelle mani dell'aristocrazia (maggiordomi o maestri di palazzo) e la fusione dell'aristocrazia militare franca con quanto rimaneva dei vecchi ceti senatori. Nacque così una nuova aristocrazia legata alla terra e decisa ad approfittare della debolezza del potere centrale. Carlo Martello assicurò prestigio alla dinastia pipinide battendo a Poitiers nel 732 i musulmani di Spagna. Il popolo franco si era ormai abituato a considerare il maggiordomo d'Austrarsia come capo effettivo di tutto il regno tanto che quando morì il re merovingio Teodorico Carlo Martello non si preoccupò dei problemi di successione comportandosi effettivamente come unico sovrano. Gli succedette il figlio Pipino il breve che ottenne l'appoggio del papato facendosi consacrare da un vescovo che agiva in stretto collegamento col papato (Bonifacio). La consacrazione di Pipino fondò la monarchia franca su nuove basi, conferendo un carattere sacro al potere regio. La riforma dell'episcopato Franco ed intesa fra Carolingi e Papato La forza dei Pipinidi nell'impadronirsi della dignità regia si basava su: 1- L'intesa con il papato: essa nasceva da un'antica collaborazione che aveva permesso la riorganizzazione delle strutture ecclesiastiche del regno franco. Bisognava impiantare un'organizzazione ecclesiastica e territoriale che consentisse ai vertici della gerarchia di mettere ordine nella situazione. La riforma della Chiesa franca avvenne attraverso numerosi concili. La disciplina fu restaurata, le diocesi furono sottoposte all'autorità di un metropolita e furono ripristinate le funzioni die vescovi. Venne posta particolare attenzione anche all'istruzione dei monaci e dei chierici. 2- La forza della clientela militare: i Pipinidi, ricchi proprietari fondiari riuscirono a legarsi ad una forte clientela vassallatica. Per garantire il reclutamento dei cavalieri cioè, si cercò di legarli al potere politico mediante un rapporto di fedeltà militare chiamato vassallaggio che si riallacciava alla tradizione dell'accomodazione. Il cavaliere giurava al signore di prestare servizio in armi e veniva poi ricompensato con un beneficio in terre. L'esercito di popolo fu così integrato da questi nuovi cavalieri-vassalli. L'insediamento longobardo in Italia: fratture nella penisola Nel 568 una nuova ondata di Germani penetrò nei confini dell'antico impero romano dirigendosi verso l'Italia. Aspetti della conquista: 1- I Longobardi distrussero completamente l'antico ceto senatoriale e questo portò ad un profondo mutamento dei rapporti sociali. Le terre passarono ai Germani liberi e armati e la popolazione romana fu ridotta ai margini del potere. 2- L'insediamento longobardo non fu omogeneo nelle varie zone e provocò fratture a livello territoriale nei
territori costieri adriatici. 3- Lo stanziamento del nuovo popolo fu attuato da gruppi di guerrieri che si richiamavano ad un antenato comune. Le regioni via via conquistate vennero rette dai comandanti dei singoli corpi. Il regno longobardo: trasformazioni della società e del potere regio Il re Alboino condivideva il potere di comando con i duchi e a conquista avvenuta le fare irrobustirono le tendenza particolaristiche dei guerrieri longobardi abituati a godere di larga autonomia. Alboino e il suo successore vennero assassinati e fra VI e VII secolo i re lottarono per affermare il proprio potere sui duchi e per costituire uno Stato di carattere tendenzialmente romano. Agilulfo soprattutto fu il fondatore dello Stato longobardo e organizzò il regno in modo più unitario. Lo dimostrano la creazione di una capitale stabile del regno e l'emanazione dell'editto di Rotari che intendeva assoggettare all'autorità del re anche i duchi, sostituendo alla giustizia privata una giustizia amministrata dallo Stato e garantita dal re. L'Italia bizantina dopo l'invasione longobarda Nell'Italia longobarda e bizantina non ebbe luogo integrazione fra le due aristocrazie, avvennero invece alcune trasformazioni sociali e politiche non meno rilevanti: 1- Diversa forma di convergenza sociale: trasformazione dei funzionari e mercenari bizantini in grandi e minori possessori di terre. 2- I territori bizantini acquistarono un'autonomia sempre maggiore rispetto all'impero d'Oriente. Particolarmente significativa è la figura di Papa Gregorio Magno che assicurò la difesa militare di Roma e riorganizzò l'amministrazione della città in cui sparirono i funzionari tradizionali passando le loro funzioni al papa. Longobardi e papato nella prima metà dell' VIII secolo I rapporti fra papato e i Longobardi: re Liutprando si presentò come sostenitore della chiesa di Roma ma tutto fu inutile poiché il pontefice riuscì sempre a far modificare al re i suoi progetti di conquista dei territori bizantini. Re Astolfo invece iniziò una politica di riunificazione della penisola e quindi il papa supplicò Pipino che costrinse Astolfo a cedere un certo numero di territori al Papa. Nacque così, in funzione anti-longobarda la dominazione politico-territoriale pontificia.
I fattori ambientali e il ruolo della foresta Nel sistema agrario romano avevano grande importanza l'agricoltura e la viticoltura, mentre nel sistema produttivo dei germani la vite era praticamente sconosciuta e aveva grande importanza l'allevamento. Nel VII e VIII secolo la distinzione fra i due sistemi si ridusse e la foresta cominciò ad acquistare importanza sia per la costruzione di nuovi insediamenti che per l'approvvigionamento di legname. La caccia e la pesca costituivano un fattore integrante per l'economia domestica anche se l'allevamento medievale rimase sempre numericamente insufficiente. Le conoscenze tecniche e gli strumenti della produzione agricola Un certo numero di innovazioni tecniche consentì di migliorare l'agricoltura e la produzione: 1- Diffusione dell'aratro a versoio, munito di un pesante avantreno che permetteva di controllare meglio la profondità dei solchi. 2- Diffusione del mulino ad acqua. 3- Applicazione al cavallo di un collare rigido imbottito che permetteva di sfruttare più razionalmente le sue capacità lavorative. 4- Adozione della rotazione triennale e biennale che presupponevano accurate distinzioni fra le piante. L'importanza di queste nuove tecniche non va però sopravvalutata poiché molte regioni non le adottarono. Gli uomini e il loro numero Gli studi possono offrire solo alcuni elementi di spiegazione del basso livello di densità umana che caratterizzò l'alto medioevo. La brevità della vita e la forte mortalità si spiegano in parte con le guerre e i disordini connessi con le
Il tempo medievale era un tempo soprattutto agricolo, scandito dalle stagioni costellato da feste religiose e misurato con sistemi approssimativi e parzialmente cristianizzato. Anche per misurare lo spazio l'uomo aveva a disposizione solo misure variabili e approssimative e sentiva molto vicine nella sua vita le presenze del paesaggio boschivo, del mondo naturale e degli astri che egli osservava con timorosa curiosità. Di fondamentale importanza furono i cambiamenti che si verificarono nelle strutture familiari: matrimonio cristiano grazie al quale nacque la famiglia coniugale caratterizzata da una certa uniformità mai riscontrata in precedenza. La donna non aveva vita facile, svolgeva compiti specifici molto diversi dagli uomini ed era avvantaggiata nei contratti matrimoniali, ma in certe leggi era sottoposta alla tutela dell'uomo.
Gli Aspetti principali 1- Alleanza fra il papato e Pipino il breve stretta a metà dell' VIII secolo che fornì ai re carolingi gli strumenti per assimilare culturalmente un impero vastissimo. 2- Vasto impero creato da Carlo Magno presentato come il rinato impero romano d'Occidente. 3- Strutture politiche, amministrative, finanziarie, e potere centrale poco organizzasti del nuovo impero. Carlo Magno: una personalità forte e tenace sintesi della tradizione germanica e di quella romana Quando egli cinse la corona del più potente regno dell'occidente cristiano non aveva ancora 30 anni. Egli era un esempio vivente della sintesi culturale sviluppatasi dall'incontro latino-germanico dopo le invasioni. Energia e tenacia caratterizzano la sua attività di condottiero in guerre che furono soprattutto di conquista. I franchi attuarono con Carlo una politica espansionista in tutte le direzioni. L'estensione delle frontiere franche Principali direttrici di espansione seguite da Carlo: 1- Frontiere della Gallia meridionale minacciate dai musulmani di Spagna noti anche come Mori. Il re vi agì con grande prudenza dopo che nel 778 la sua retroguardia fu massacrata a Roncisvalle. Il re protesse quella frontiera con una marca difensiva e fra l'801 e l'813 conquistò la Navarra e la Catalogna che divennero la marca hispanica. 2- Penisola italiana: quando il re longobardo Desiderio attaccò il ducato di Roma papa Adriano I fece appello ai franchi che assediarono Pavia che cadde insieme alla dinastia regia longobarda. Venne qui costituito un regno distinto affidato a Pipino, figlio di Carlo. Qui non scomparvero gli ordinamenti anteriori e non vi fu distruzione di alcuna classe sociale. Il vassallaggio fu applicato anche ai Longobardi entrati a far parte della clientela militare dei Carolingi. Lo sviluppo dei rapporti vassallatici sollecitò una trasformazione dell'esercito simile a quella che si era verificata in Gallia. 3- Frontiere settentrionali: qui la più grave minaccia per il regno franco era costituita dai Sassoni che occuparono Carlo dal 772 all'804. Qui il re riuscì ad imporre il matrimonio cristiano e la civiltà franca con la forza. 4- Frontiere orientali: i problemi principali furono quelli della riconquista della Baviera e della guerra con gli Avari. Nell' 806 Carlo suddivise il regno fra i suoi tre figli: alla sua morte però il regno pervenne integralmente nelle mani di Ludovico il Pio. La restaurazione imperiale Con i loro interventi militari in Pannonia i Franchi si trovarono a competere con l'impero bizantino che voleva riconquistare l'Italia. Ciò favorì un collegamento con il papato da tempo interessato a sostituire l'inefficace protezione bizantina con quella carolingia. Questo collegamento suggerì di attribuire un significato universale al potere di Carlo in concorrenza con Bisanzio. Nell'800 la notte di Natale il papa incoronò Carlo che venne innalzato alla dignità imperiale come erede dell'antico potere per volontà divina riallacciandosi alla nozione di impero cristiano.
L'impero franco avrebbe voluto rinnovare l'impero romano d'Occidente, era un impero franco-germanico e romano-cattolico e questi due aspetti erano simboleggiati dalla centralità ideale assunta da due città Acquisgrana e Roma. La restaurazione imperiale ovviamente non fu ben vista in Oriente: Bisanzio non era disposta ad abbandonare il suo diritto esclusivo. Si giunse ad un accordo solo nell'812 quando l'imperatore d'Oriente riconobbe implicitamente il titolo imperiale di Carlo, chiamandolo fratello. Inquadramento ecclesiastico e religioso della società carolingia La restaurazione dell'impero corrispose a un rafforzamento del connubio franco-papale. Carlo seguì due linee di azione principale: 1) Il riordinamento di chiese e monasteri attraverso l'estensione della riforma della chiesa franca. Il clero fu sottoposto al controllo imperiale e fu imposta a tutti i monasteri la regola benedettina, fu reso obbligatorio il pagamento annuo della decima. La riforma non mise in discussione il sistema delle chiese private che appartenevano alla famiglia del fondatore a cui spettava anche la scelta del chierico che le officiava. 2) Il sostegno della predicazione dei missionari al di la delle frontiere. Questa linea non fu applicata solo nei confronti dei Sassoni ma divenne una costante politica carolingia. Le missioni godettero dell'appoggio imperiale e si scontrarono con la propaganda ortodossa di Bisanzio. Si creò così nel cuore dell'Europa una vera e propria frontiera religiosa e le pretese di Roma all'universalità portarono a un violento conflitto fra il papato e il patriarca di Costantinopoli Fozio. L'amministrazione imperiale: il vassallaggio e lo Stato Carlo Magno faticava a far eseguire gli ordini in un organismo vario come quello carolingio. Egli interveniva in vari settori della vita con delle leggi chiamate capitolari emanate nel corso di assemblee generali. I vari popoli però continuavano a governarsi secondo le loro consuetudini. Il governo centrale era costituito dal palatium ma vi era la mancanza di una capitale fissa. L'organizzazione fiscale era scomparsa da tempo e il potere regio si manteneva materialmente con i redditi fondiari di centinaia di villae appartenenti al re stesso. La corte si spostava fra le varie ville seguendo le necessità di sostentamento. Carlo estese ai paesi conquistati la suddivisione amministrativa per comitati che furono affidati insieme alle marche e ai confini a funzionari regi. Essi tenevano anche i placiti, amministravano cioè la giustizia. L'ordinamento non era distribuito uniformemente in tutto il territorio e le strutture amministrative erano troppo fragili per garantire il rispetto della volontà imperiale in tutti i domini. Carlo utilizzò come ufficiali quei latifondisti guerrieri che lo avevano seguito nelle imprese vittoriose. Anche l'immunità fu utilizzata come strumento di governo, era un privilegio concesso dal re che vietava ai funzionari pubblici di intervenire sulle terre di una grande proprietà. L'imperatore e la classe dirigente Il problema principale della politica carolingia fu quello di instaurare una vita statale e di trasformare il maggior numero possibile di vassalli del re in una classe dirigente responsabile. Fu proibita la formazione di eserciti privati e di praticare l'usura e lo strozzinaggio. Oltre alla riforma monetaria Carlo si occupò del problema dei prezzi nelle derrate agricole. Nel lungo periodo la politica carolingia si risolse in un fallimento. Gli ultimi Carolingi: la difficile articolazione in più regni dell'impero Quando nell'814 Carlo morì e il figlio Ludovico il Pio ne ereditò il potere tutti si chiedevano se l'impero sarebbe rimasto unito. Ludovico proclamò l'unità dell'impero designando il primogenito Lotario come unico successore. A ciascuno degli altri figli affidò un regno. Gli anni che seguirono alla morte di Ludovico definirono nell'impero carolingio grandi aree politico geografiche che avrebbero avuto in seguito notevole importanza. I tre figli Lotario, Carlo e Ludovico si disputarono l'eredità. Ludovico e Carlo si allearono contro Lotario e lo vinsero. Stipularono a Strasburgo un'alleanza difensiva nota come "giuramento di Strasburgo".
L'aristocrazia ribelle fu sostituita con membri della famiglia reale e l'episcopato venne associato al governo del paese rendendo i vescovi dei veri e propri signori territoriali le cui nomine erano controllate dall'imperatore in persona. L'egemonia politica non si basava più come nell'impero carolingio su di un ordinamento pubblico per comitati relativamente uniforme ma sull'alleanza con le chiese potenti e sui rapporti di parentela. Ottone I sottrasse l'elezione del pontefice alle fazioni dell'aristocrazia romana e la pose sotto il proprio controllo. Ottone I non riuscì comunque a pacificare la penisola nè a impadronirsi di tutta l'Italia meridionale. I successori di Ottone I Il figlio Ottone II dovette fare i conti con una forte ripresa dell'aristocrazia e sfuggì a stento alla cattura di alcuni rivoltosi. Ottone III fu educato da un uomo di grande cultura, Gerberto di Aurillac, e seguì appena maggiorenne il sogno di un grand emisero guidato dal papa e dall'imperatore. Egli morì a soli 22 anni. In Italia allora una parte dell'aristocrazia capeggiata da Arduino di Ivrea tentò di spezzare il legame dinastico fra il regno italico e quello tedesco. Egli fu incoronato re a Pavia ma fu sconfitto dall'imperatore tedesco Enrico II. La potenza delle grandi chiese e la strumentalizzazione delle chiese private Notevole importanza ebbe l'invadenza dell'aristocrazia laica nella vita ecclesiastica Da un certo punto di vista le chiese erano strumenti dell'egemonia regia ma le chiese private divennero presto strumenti della potenza signorile. Una chiesa privata era infatti proprietà di un dominus che la faceva entrare in concorrenza con altri centri di potere per l'organizzazione del territorio. Questo favorì anche il fiorire di una pluralità di ordinamenti culturali, religiosi e liturgici. Nuove formazioni politico-territoriali nell'Europa Orientale fra X e XI secolo
L'avanzata dei dissodamenti: uno sfruttamento più intenso della terra. L'attrezzatura agricola si trasforma grazie all'uso crescente del ferro come rinforzo, la diffusione del multino ad acqua e a vento consente un risparmio di manodopera utilizzabile per altri lavori. Ben più importante è la grandiosa opera di dissodamento di terre incolte che caratterizza tutto il periodo e mantiene vivo un processo di forte espansione economica. I signori esortano i contadini ad estendere le coltivazioni e offrono agli immigrati terre incolte perché le dissodino. Nelle grandi aziende i padroni assumono colonizzatori che bonificano o dissodano una determinata superficie insediandovi coltivatori. I dissodamenti lasciano comunque sopravvivere estese superfici boschive e pascoli destinati all'uso comune. La fondazione di nuovi villaggi Associato a queste innovazione avvenne un processo di creazione di villaggi nuovi che in molte regioni prendono il nome di "villenove". Soprattutto in Germania questo processo fu molto cospicuo poiché collegato alla colonizzazione slava che favorì anche la nascita di parecchie città. La colonizzazione della Germania dipende dal desiderio dei nobili di incrementare la rendita di terre recentemente acquistate. La diffusione delle abitazioni isolate nelle campagne Si tratta delle prime testimonianze di un processo di dispersione dell'insediamento che in Italia è strettamente legato al passaggio delle terre nelle mani dei cittadini e alla nascita del podere, cioè dell'azienda rurale isolata nei campi dipendenti da essa. Lo sviluppo dei luoghi abitati non è comunque lineare, spesso i nuovo villaggi prendono posto di altri preesistenti. L'incremento demografico alla base del dissodamento di terre vergini c'è un incremento demografico prolungato e durevole che stimola produzione e commercializzazione dei prodotti agricoli. L'aumento fu ineguale secondo le aree mentre persistevano i forti squilibri nelle densità regionali già presenti nell'alto medioevo. Nei primi anni del XIV secolo le campagne dell'Occidente erano spesso sovrappopolate rispetto alle debolezze strutturali della tecnica. Il sovrappopolamento era accompagnato dall'aggravamento della povertà contadina. La nascita della signoria locale Essa avvenne contemporaneamente all'alleggerimento dei servizi dovuti dai contadini al signore in quanto proprietario fondiario. Nel XII secolo con lo sviluppo degli scambi molte corvees furono sostituite da pagamenti in denaro. I domini lochi o di banjo erano quei signori che approfittando della grave crisi del potere regio avevano usurpato i diritti pubblici imponendo la loro protezione ai villaggi rurali imitando il potere pubblico e impadronendosi delle sue prerogative. I signori sfruttavano il banjo in modo giudiziario ed economico imponendo monopoli legati all'attrezzatura. I contadini non furono passivi di fronte alle nuove esazioni, si organizzarono infatti in comunità rurali parzialmente autonome rispetto ai signori. La crescita delle comunità rurali La resistenza dei contadini contro le esazioni signorili diede origine a un grandioso movimento di affrancamento che costrinse i signori a concedere loro numerose carte di franchigia che limitavano cioè certi diritti signorili.
La vita dei lavoranti cominciò a dipendere totalmente dagli uomini d'affari e il controllo della borghesia era spesso consolidato da disposizioni giuridiche (i grandi commercianti erano spesso associati in leghe). La borghesia tendeva ad impadronirsi delle leve del potere cittadino. Il comune urbano I comuni erano associazioni che riunivano i capifamiglia del nucleo urbano per garantirne la pace interna e la sua autonomia di fronte al signore. Ebbero tratti diversi a seconda della loro posizione al di qua o al di la delle Alpi: Francesi 1- Creati e diretti dall'iniziativa mercantile i comuni d'oltralpe ebbero carattere principalmente borghese. 2-I comuni transalpini sorsero a volte in modo violento ma molto più spesso graduale ed occasionale: una vasta gamma di libertà e poteri comunali conviveva con diritti tradizionalmente esercitati dai signori. la comunità dei borghesi ereditò una parte dei poteri di banjo e diventò una signoria collettiva. 3- La nascita dei comuni non fu omogenea poiché in alcune città della Francia ad esempio i comuni furono appoggiati dai sovrani. Le caratteristiche del comune urbano nell'Italia centro-settentrionale 1- Il comune italiano non nacque per iniziativa della sola borghesia ma anche dei milites che nel comune trovavano uno strumento per convivere con il popolo. Nella classe politica dei comuni italiani convergevano elementi provenienti da famiglie militari e mercantili. 2- Nella vita comunale italiana la classe aristocratica ebbe un posto rilevante soprattutto agli inizi. La sua struttura sociale si organizzò in consorterie (gruppi di famiglie nobili) dedite alle guerre private. 3- Il comune italiano ebbe spesso una dominazione molto ampia e i gruppi dirigenti comunali cominciarono molto presto a sottomettere le signorie per conquistare il contado. 4-Instabilità delle loro istituzioni. L'evoluzione istituzionale dei comuni italiani Vi sono tre fasi che vengono solitamente distinte dagli storici:
Il XII secolo: la scuola si sposta in città Nel XII e XIII secolo la produzione e la circolazione delle idee implicano una diffusione dell'istruzione e conferiscono una maggiore importanza alla scuola. Possiamo individuare chiaramente due momenti:
Le città divennero dunque sede di nuove istituzioni scolastiche: le scuole, tenute da maestri liberi o stipendiati dai comuni stessi. Un'istituzione scolastica nuova fu l'università, la sua storia è caratterizzata da alcuni tratti peculiari: 1- Le università nacquero come associazioni spontanee di maestri e scolari. 2- L'università fu un grande punto di riferimento culturale per i laici che volevano migliorare le loro conoscenze nel diritto. 3- L'istruzione universitaria fu attentamente controllata dal papato che vi adeguò il concetto di permesso di insegnamento (licenzia ubique docendo) e obbligò alcune facoltà ad accettare fra i loro docenti francescani e domenicani. Conservare l'egemonia sull'istruzione universitaria significava conservare il controllo della vita culturale. Come funzionava l'università? Nelle università medievali ritroviamo quattro facoltà: arti liberali, teologia, diritto e medicina. L'insegnamento avveniva in tre momenti: lectio (lettura del testo), disputatio (discussione), determinatio (proposta del docente alla risoluzione del problema). L'insegnamento praticato era essenzialmente orale, tuttavia il numero dei libri in circolazione crebbe notevolmente. Teologia e vita politica: i rapporti fra papato e impero alla luce di fede e ragione Due grossi nodi sono alla base della riflessione degli intellettuali: il rapporto tra ragione e fede e il rapporto fra impero e papato. Questi due problemi sono intimamente collegati e incodono sulla creazione dei sistemi di idee. La scienza del ragionamento (dialettica), viene utilizzata anche nelle discussioni teologiche pone agli intellettuali una domanda fondamentale: fino a che punto si possono applicare le regole logiche per risolvere le difficoltà die testi sacri? Molti uomini di cultura, come Pier Damiani, sostengono che la logica umana non è applicabile alle cose divine mentre altri, come Anselmo d'Aosta pensano che l'intelletto abbia il compito di spiegare le certezze della fede. Lungo la linea di Anselmo si colloca la riflessione di Tommaso d'Aquino che si forma con le opere di Aristotele e pensa che conciliare fede e ragione significhi trovare un accordo fra la verità rivelata e il pensiero aristotelico. Tommaso si dedicò a una grande sintesi del pensiero cristiano (Summa theologiae). L'applicazione della dialettica ai problemi della fede preoccupa sempre più gli intellettuali conservatori e la gerarchia ecclesiastica. La rinascita della cultura giuridica e il recupero del diritto romano Notevoli furono i progressi della cultura giuridica, il cui interesse fu risvegliato dal bisogno di definire meglio i rapporti fra papato e impero e da quello di risolvere i problemi che la società presentava. Le indagini si orientarono in due direzioni: