Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Vacanze di pochi vacanze di tutti - Battilani Riassunto, Sintesi del corso di Sociologia Economica

Riassunto del libro in formato pdf

Tipologia: Sintesi del corso

2015/2016

Caricato il 14/02/2016

Utente sconosciuto
Utente sconosciuto 🇮🇹

4.7

(9)

1 documento

1 / 21

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
SDB
VACANZE DI POCHI VACANZE DI TUTTI
1. Turismo e sviluppo economico: un problema aperto
1.1 - I fattori che hanno scaturito la domanda di servizi turistici: La spesa turistica diventa importante solo quando il reddito
supera una certa soglia: l'industrializzazione e l'aumento del reddito hanno ampliato le fasce sociali in grado di raggiungere questa
soglia permettendo una crescita del settore. La nascita e l'affermarsi del turismo sono strettamente collegati al tempo libero. Per gli
antichi romani il tempo libero era dato da una condizione sociale, il diritto all'otium. Nell'alto medioevo l'ozio venne concepito come
la causa dei vizi umani. Nel basso medioevo queste forme di svago ritornarono e con l'ingresso dell'economia di scambio rinacquero
anche le forme turistiche. Nel settecento, in piena rivoluzione industriale solo all'ozio degli aristocratici venne riconosciuto un valore
sociale. Prima dell'ottocento la vita durava 30-40 anni; considerando 8h di sonno e 12h passate in fabbrica il tempo libero per la gen-
te comune non esisteva. Netta differenza di orari di lavoro tra Europa e U. S. A.: negli Stati Uniti la forte disuguaglianza dei salari spin-
ge a lavorare molto sia I salari bassi per avere più soldi che I salari alti perché la riduzione di un'ora di lavoro avrebbe costi marginali
molto elevati [altri pensano che sia la religione puritana che mette il lavoro al centro dell'agire umano]. In Europa invece il monte ore
più basso si deve alle continue lotte dei sindacati.
1.2 - I fattori che hanno stimolato l'offerta di servizi turistici: La domanda di servizi turistici viene soddisfatta da una o più im-
prese che lavorano insieme. Questo insieme eterogeneo può divenire pacchetto turistico seguendo molteplici percorsi che solita -
mente seguono 3 diversi modelli:
community model, diffuso in Europa, il prodotto turistico e il risultato del coordinamento di operatori economici e pubblica
amministrazione;
corporate model, di stampo nordamericano, l'invenzione e la promozione del prodotto turistico sono detenute da un'unica
grande impresa solitamente detenente la leadership di almeno uno dei servizi fondamentali del pacchetto;
state and community model, tipico dell'esperienza francese, gli operatori vengono affiancati dallo stato centrale che si ritaglia
compiti di programmazione generale.
Nel 1911 la spesa pro capite delle città balneari inglesi era il doppio delle altre realtà urbane ed erano spese inerenti alla villeggiatura.
Spostando l'attenzione alle località balneari italiane dell'epoca si nota come le amministrazioni comunali di Sanremo Venezia come
altre maturarono presto la consapevolezza che la villeggiatura avrebbe arricchito la città. Il primato spetta alla Spagna, che già dal
1905 creo una Commissione Nazionale incaricata di promuovere il turismo elaborando itinerari per tutta l'Europa con tariffe e pro -
mozioni speciali. Il secondo paese fu l'Austria che nel 1909 creo una sezione sulla circolazione dei forestieri; il terzo paese fu la Fran -
cia nel 1910 con l'Office national du tourisme. Nel 1919 spetto all'Italia che fondo l'ENIT [Ente Nazionale per le Industrie Turistiche]
con la costituzione di agenzie di viaggio, scuole alberghiere e sistema di statistiche turistiche nazionali. In Francia il governo centrale si
ritaglio il compito dell'invenzione del prodotto oltre che alla sua promozione passando dal community model allo state and commu-
nity model. La Languedoc-Roussillon con 200km di costa fu la prima regione ad adottare questo comportamento [formazione da
parte del governo di 5 località ex-novo e il potenziamento di quelle esistenti creando un equilibrio tra le aree edificabili e quelle da
proteggere. Esempio di scempio e Bagnoli in provincia di Napoli dove le sorgenti termali una volta considerate le migliori in Italia ven-
nero contaminate dalla costruzione dello stabilimento Ilva prima degli impianti termali inquinando. Un contributo fondamentale e
stato dato dalle associazioni che hanno contribuito a creare un mercato. Lo stesso Thomas Cook inizio la sua attività per organizzare il
meeting dell'associazione contro l'alcolismo di cui faceva parte.
1.3 - Moda-cultura e ciclo di vita delle località turistiche: Bath e Brighton sono esempi di trasformazione da città di cura a città
delle vacanze per poi divenire centro residenziale: ciclo di vita delle località ovvero introduzione, maturità e declino. Grazie alla pub-
blicità fatta dai primi esploratori si entra nella fase dove I primi turisti spingono le istituzioni alla creazione di infrastrutture per la cre-
1
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa
pfd
pfe
pff
pf12
pf13
pf14
pf15

Anteprima parziale del testo

Scarica Vacanze di pochi vacanze di tutti - Battilani Riassunto e più Sintesi del corso in PDF di Sociologia Economica solo su Docsity!

VACANZE DI POCHI VACANZE DI TUTTI

1. Turismo e sviluppo economico: un problema aperto

1.1 - I fattori che hanno scaturito la domanda di servizi turistici: La spesa turistica diventa importante solo quando il reddito

supera una certa soglia: l'industrializzazione e l'aumento del reddito hanno ampliato le fasce sociali in grado di raggiungere questa soglia permettendo una crescita del settore. La nascita e l'affermarsi del turismo sono strettamente collegati al tempo libero. Per gli antichi romani il tempo libero era dato da una condizione sociale, il diritto all'otium. Nell'alto medioevo l'ozio venne concepito come la causa dei vizi umani. Nel basso medioevo queste forme di svago ritornarono e con l'ingresso dell'economia di scambio rinacquero anche le forme turistiche. Nel settecento, in piena rivoluzione industriale solo all'ozio degli aristocratici venne riconosciuto un valore sociale. Prima dell'ottocento la vita durava 30-40 anni; considerando 8h di sonno e 12h passate in fabbrica il tempo libero per la gen- te comune non esisteva. Netta differenza di orari di lavoro tra Europa e U. S. A.: negli Stati Uniti la forte disuguaglianza dei salari spin - ge a lavorare molto sia I salari bassi per avere più soldi che I salari alti perché la riduzione di un'ora di lavoro avrebbe costi marginali molto elevati [altri pensano che sia la religione puritana che mette il lavoro al centro dell'agire umano]. In Europa invece il monte ore più basso si deve alle continue lotte dei sindacati.

1.2 - I fattori che hanno stimolato l'offerta di servizi turistici: La domanda di servizi turistici viene soddisfatta da una o più im-

prese che lavorano insieme. Questo insieme eterogeneo può divenire pacchetto turistico seguendo molteplici percorsi che solita - mente seguono 3 diversi modelli:  community model, diffuso in Europa, il prodotto turistico e il risultato del coordinamento di operatori economici e pubblica amministrazione;  corporate model, di stampo nordamericano, l'invenzione e la promozione del prodotto turistico sono detenute da un'unica grande impresa solitamente detenente la leadership di almeno uno dei servizi fondamentali del pacchetto;  state and community model, tipico dell'esperienza francese, gli operatori vengono affiancati dallo stato centrale che si ritaglia compiti di programmazione generale. Nel 1911 la spesa pro capite delle città balneari inglesi era il doppio delle altre realtà urbane ed erano spese inerenti alla villeggiatura. Spostando l'attenzione alle località balneari italiane dell'epoca si nota come le amministrazioni comunali di Sanremo Venezia come altre maturarono presto la consapevolezza che la villeggiatura avrebbe arricchito la città. Il primato spetta alla Spagna, che già dal 1905 creo una Commissione Nazionale incaricata di promuovere il turismo elaborando itinerari per tutta l'Europa con tariffe e pro - mozioni speciali. Il secondo paese fu l'Austria che nel 1909 creo una sezione sulla circolazione dei forestieri; il terzo paese fu la Fran - cia nel 1910 con l' Office national du tourisme. Nel 1919 spetto all'Italia che fondo l'ENIT [Ente Nazionale per le Industrie Turistiche] con la costituzione di agenzie di viaggio, scuole alberghiere e sistema di statistiche turistiche nazionali. In Francia il governo centrale si ritaglio il compito dell'invenzione del prodotto oltre che alla sua promozione passando dal community model allo state and commu- nity model. La Languedoc-Roussillon con 200km di costa fu la prima regione ad adottare questo comportamento [formazione da parte del governo di 5 località ex-novo e il potenziamento di quelle esistenti creando un equilibrio tra le aree edificabili e quelle da proteggere. Esempio di scempio e Bagnoli in provincia di Napoli dove le sorgenti termali una volta considerate le migliori in Italia ven - nero contaminate dalla costruzione dello stabilimento Ilva prima degli impianti termali inquinando. Un contributo fondamentale e stato dato dalle associazioni che hanno contribuito a creare un mercato. Lo stesso Thomas Cook inizio la sua attività per organizzare il meeting dell'associazione contro l'alcolismo di cui faceva parte.

1.3 - Moda-cultura e ciclo di vita delle località turistiche: Bath e Brighton sono esempi di trasformazione da città di cura a città

delle vacanze per poi divenire centro residenziale: ciclo di vita delle località ovvero introduzione, maturità e declino. Grazie alla pub- blicità fatta dai primi esploratori si entra nella fase dove I primi turisti spingono le istituzioni alla creazione di infrastrutture per la cre-

scita del settore turistico. Anche il settore privato sposterà I suoi capitali dall'agricoltura al turismo. La località e entrata nel circuito turistico e se I capitali locali non dovessero essere sufficienti intervengono società esterne specializzate. SE NON INTERVIENE UN CONTROLLO A LIVELLO LOCALE O NAZIONALE, L'ONDATA DI INVESTIMENTI PUO CAUSARE IL DETERIORAMENTO DELLE RISORSE NATURALI PRESENTI E PRIVARLO DI QUELLE CARATTERISTICHE CHE PRIMA LO RENDEVANO L'ATTRATTIVA.  Sviluppo;  Consolidamento  Stagnazione;  Declino o rinnovamento: diminuzione dei clienti [rimangono gli abituali] quindi declino, soluzione e il totale rinnovamento della località proponendosi con altre attrazioni.

1.4 - Il contributo del turismo allo sviluppo economico: Il caso italiano e quello spagnolo dove in entrambi il turismo ha contri-

buito fortemente al pareggio della bilancia dei pagamenti in anni difficili per l'industrializzazione. Diversi tipi di spesa turistica:  diretta: riguardante alberghi, ristoranti, trasporto e I servizi turistici propriamente detti  indiretta: spesa generata dal settore degli alberghi e dei ristoranti al fine di fornire servizi turistici  indotta: a seguito degli effetti diretti e indiretti delle economie

3. La nascita del turismo moderno Turismo moderno figlio della rivoluzione industriale. Per località di villeggiatura o del loisir si intendono quelle località dove le attività economiche predominanti erano il fornire alloggio, svago e servizi vari a clienti sia forestieri che non. Lo sviluppo del turismo moder - no anticipato dalla prima rinascita termale del 13o e 14o secolo avvenne in Gran Bretagna in parallelo all'industrializzazione.

3.1 - Le città termali inglesi: Il Grand Tour era una tappa obbligatoria nel percorso di vita di un aristocratico inglese cosi nel '

invece di passare il tempo nelle tenute di campagna come si era soliti fare, opto per un viaggio verso gli spazi urbani evoluti. Le citta - dine turistiche diventarono famose grazie alla loro capacita di proporsi come sede di soggiorni piacevoli. Il primo esempio di turismo fu quello termale in Gran Bretagna verso la fine del '600. I bagni erano diffusi maggiormente per le donne perché si riteneva fossero utili contro la sterilita. In Boemia “Karlovy Vary” era già nota in epoca romana ma fu scoperta nel 1347 da Carlo IV dove sviluppo un intero insediamento. Nell'attuale Belgio già nel '500 la città di SPA aveva già una notevole reputazione. In Gran Bretagna dal '200 le terme erano in funzione ma dal 1534 con la riforma anglicana vennero abolite tutte le fonti minerali in quanto attribuite alla religio - ne cattolica cosi tutti gli inglesi emigrarono in Belgio e paesi vicini per andare alle terme diminuendo le entrate del governo inglese. Solo a fine '500 questo divieto venne abrogato introducendo nuovi bagni e promuovendoli. Fine 500 = 13 bagni Fine 600 = 60 bagni Il primo bagno inglese e Bath, dove il dottor William Turner scrisse sulle proprietà terapeutiche delle acque termali consigliandolo alla nobiltà inglese tra cui la regina. Nel giro di pochi anni I nobili invasero la cittadina. Nonostante la presenza di belle villette nella cittadina mancavano ancora I servizi fondamentali come fondamenta, fognature, servizi igienico-sanitari, ecc. Cambio tutto all'inizio del '600 dove si intensifico l'intervento della pubblica amministrazione e degli investimenti privati. Divenne cosi famosa da ospitare anche I reali inglesi e la migliore nobiltà. Gradualmente l'enfasi si sposto dalla cura ai divertimenti. Miglioramento della viabilità, in- troduzione di teatri, caffè, ristoranti e alberghi di grandi dimensioni. Verso il 1770 era frequentata più da commercianti che da nobili che erano già alla ricerca di nuove mete esclusive favorendo la nascita di nuove realtà turistiche. La sua favola duro un secolo più o meno: dal 1830 si presentava prettamente come ritiro di invalidi e anziani. Verso la fine del 700 la moda delle vacanze termali venne esportata in Europa: uno dei centri di maggiore importanza e SPA nel Belgio costruita ad immagine e somiglianza di Bath. Tra Gran Bretagna ed Europa c'è un secolo di differenza nell'evoluzione del turismo proprio perché le località inglesi esercitarono fascino per molto tempo attirando bagnanti da tutta Europa.

centri prima di essere toccati dal turismo di occupassero prettamente di agricoltura e pesca, questo si seppe inserire progressiva- mente nelle attività economiche locali facendo prosperare i settori commerciali e attirando flussi migratori dalle provincie. Gli anni venti e trenta dopo il primo conflitto mondiale furono il boom di queste località come testimoniano gli alberghi trasformati in blocchi di appartamenti. Al declino del turismo balneare invernale contribui la scoperta della montagna d'inverno e i suoi sport invernali.

3.5 - Verso il sole: Furono pittori e scrittori romantici che alla fine del Settecento cambiarono l'immagine europea del Mediterra-

neo: mentre i primi turisti affollavano le spiagge del nord Europa, la gente del sud da Palermo a Marsiglia e Saint Tropez si immerge- va nelle acque delle proprie coste senza aspettarsi nessun aspetto benefico se non per divertimento e per assuefare la calura. Spesso le coste meridionali non erano molto accoglienti: il rischio di malaria era spesso elevato e spesso i litorali erano sotto attacco di ban - diti e pirati. Ancora una volta furono i dettami medici ad affermare i benefici della balneazione ma solamente nel Novecento ci fu il boom del turismo balneare con la “Tintarella” degli anni '20-'30. Il bagno cosi perse la sua funzione terapeutica e divenne momento di svago. Le stazioni balneari del nord Europa vennero relegate al turismo locale mentre quelle del Mediterraneo si prepararono ad accogliere diversi tipi di clienti: gli anni venti e trenta infatti sono il boom della classe media; furono loro infatti a procurare il maggio- re guadagno al turismo.

3.6 - L'invenzione della montagna: La montagna era descritta da geografi e poeti come un luogo brutto e pericoloso e le loro ci -

viltà barbari e crudeli. Con la crisi estetica del Classicismo, il procedere della rivoluzione scientifica permisero di emancipare lo studio della montagna, che divenne il nuovo laboratorio degli esperimenti e delle osservazioni scientifiche e non più la casa di streghe e gi - ganti. Gli scritti del filosofo Rousseau attestavano quanto la popolazione montana sia sana, semplice e lontana dalle corruzioni citta- dine. HORACE BENEDICT DE SAUSSURE RIVELO A TUTTI IL MONTE BIANCO NEL 1786. Furono gli inglesi a decretare il successo della montagna: la loro passione non veniva da alcuna motivazione scientifica ma sportiva. Nel corso di un secolo l'alpinismo cambio l'immagine della montagna rendendola una meta attraente e affascinante, ma troppo costosa quindi elitaria, cosi le località non eb - bero mai quel successo desiderato. Il primo centro alpino fu Chamonix oggi in Francia che si doto di strutture ricettive mentre i suoi abitanti si offrivano come guide. Seguirono presto i villaggi ai piedi delle Alpi Svizzere che divennero le mete preferite per il turismo montano internazionale. Grazie a dei medici inglesi si affermo il turismo montano: tra il 1840 e il 1860 alcuni medici suggerirono la montagna d'estate per la qualità dell'aria e per le passeggiate. Mentre le località svizzere cominciavano ad affermarsi, inizio a farsi sentire la concorrenza delle località balneari francesi come Aix en Provence, Biarritz e Dieppe. Quando oramai il turismo montano di tipo climatico aveva posto le sue radici, inizio il rapido percorso del turismo montano invernale le cui vicende sono strettamente col - legate al successo degli sport sulla neve. Si era soliti pattinare sul ghiaccio fino agli inizi del Novecento dove dalla Scandinavia, Norve - gia, si diffuse lo sci. Saint-Moritz aveva conosciuto un periodo turistico durante il Rinascimento come centro termale e meta di pelle - grinaggio ma numerosi smottamenti e terremoti ne frenarono lo sviluppo; la svolta nella storia di questa località si ebbe con l'apertu - ra del primo albergo nel 1856. Con i collegamenti alla rete ferroviaria svizzera, tedesca, francese e migliorando le comunicazioni con la pianura padana divenne uno dei centri montani più importanti. Il suo Grand Hotel fu inaugurato nel 1905.

3.7 - L'invenzione di un nuovo prodotto montano: il trionfo dello sci: Lo sci fu introdotto ai primi anni del Novecento, i ricchi

impazienti di imparare questa disciplina dovettero far arrivare maestri dalla Norvegia. Non ebbe un gran successo: la svolta la ebbe con la costruzione delle stazioni sciistiche. Un esempio lo e Sestriere: in quest'area nel 1930 la famiglia Agnelli promosse un progetto di valorizzazione turistica acquistando i terreni. Nel 1934 l'area ricevette autonomia diventando il comune di Sestriere. Un altro esempio di località viene dalla Francia: parliamo di Courchevel nel 1850; qui le piste da sci furono individuate con l'ausilio del cam- pione francese di sci e del meccanico a cui si deve il primo impianto di risalita d'Europa. Interessante e la storia di Tignes il val d'Isere: costruita una diga per ricavare energie elettrica venne sommerso il villaggio di Tignes già a 1600 metri. Nel 1952 terminata la diga, il vecchio villaggio venne sommerso per dare vita ad un nuovo villaggio a 2100 metri sulle sponde di un piccolo lago che sfruttò il po -

tenziale turistico della zona. Il successo di Tignes arrivò solamente nei primi anni settanta, quando i suoi impianti di risalita vennero collegati a quelli esistenti della valle d'Isere. Negli Stati Uniti nel frattempo era già cominciata la costruzione delle prime località scii - stiche come Aspen e Sun Valley. L'inventore di quest'ultima, intorno al 1929, fu il proprietario della Union Pacific [compagnia ferro- viaria] che intravide lungo la propria rete una fonte di profitto. Dopo la seconda guerra mondiale la località entrò in una fase di sta - gnazione, in parte dovuta all'emergere di nuove località. Nel 1964 la Janss company acquisì le strutture esistenti e lanciò un program- ma di ammodernamento degli alberghi soprattutto con la realizzazione di condomini che cambiarono il target e il tono della località, ma ne garantirono il successo tra il ceto medio americano. Aspen, nata nel 1879 come città mineraria, venne lanciata come località sciistica nel 1936 inaugurando la prima stagione invernale con una sola struttura ricettiva e la prima slittovia. La guerra interruppe questo primo sviluppo, ma i reduci di guerra, specialmente quelli della 10th Mountain Division, tornando dalla guerra applicarono le loro conoscenze della montagna acquisite in guerra per applicarle alle montagne del Colorado. Nasceva così nel 1946 la “Aspen Skiing Corporation”. Aspen divenne la località montana più famosa negli Stati Uniti perché era la meta preferita della famiglia Kenne - dy.

3.8 - I parchi naturali e la vacanza naturalistica: un'invenzione americana: Il diffondersi di una concezione romantica della

montagna stimolò la ricerca di mete alternative come la riscoperta dei laghi e dell'ambiente naturale. Ancora una volta fu la classe medio-alta a farsi portatrice di questi ideali. Gli Stati Uniti erano uno stato di recentissima costituzione, la valorizzazione di questi straordinari monumenti della natura rientrò in un processo di costruzione della propria identità culturale. Nel 1832 il Congresso di Washington mise sotto tutela un'area di 12km quadrati caratterizzata dalla presenza di sorgenti calde: nasceva così la “Hot Spring Re - servation”. Qualche anno dopo venne creato il primo parco vero e proprio, lo Yellowstone: grande all'incirca come la Sardegna e infi - ne seguì la riserva delle cascate del Niagara nel 1885. Entrò in scena l'ideale di salvaguardare la bellezza della natura perché tutti, comprese le generazioni future, potessero goderne. La storia dello Yellowstone più di altri può aiutare a comprendere le mille con- traddizioni fra le quali si affermò una cultura di protezione ambientale negli Stati Uniti e come si sposò con il turismo naturalistico. Fu solo nel 1865 quando un gruppo di cittadini del Montana relazionando al governatore le bellezze del proprio territorio suggerì di pro - teggerlo. In principio la protezione di queste aree spettò all'esercito. Senza una tutela legislativa ai bracconieri poteva solo essere se - questrato il bottino senza nessuna conseguenza legale o penale. Quando nei primi del Novecento i bisonti erano a rischio di estinzio - ne si decise di limitare la loro presenza in un'area strettamente protetta almeno per farli riprodurre. Uno degli esponenti maggiori fu il presidente Theodore Roosevelt che durante i suoi mandati emanò importanti misure per la protezione della flora, della fauna, delle foreste e istituì 6 parchi nazionali nonché la prima riserva federale. Negli anni Venti e Trenta il parco si dotò di una rete stradale inte - ra, di un insieme di strutture ricettive, radicando nel popolo americano l'amore per la natura e inserendosi tra le nuove mete di va - canza. La maggiore attenzione agli aspetti naturalistici e alla tutela dell'ambiente naturale non produsse conseguenze negative sul flusso dei turisti che continuò a crescere in tutti parchi. I primi parchi nazionali in Europa vennero istituiti in Svezia nel 1909, in Sviz- zera nel 1910, in Spagna nel 1918, nell'ex Unione Sovietica nel 1919, nei primi anni venti in Germania, Italia, Norvegia e Polonia. AN - CHE SE I PARCHI NACQUERO DOPO QUELLI AMERICANI, A LORO VA RICONOSCIUTO DI AVER PER PRIMI INTRODOTTO IL CONCETTO NON TANTO DI PROTEZIONE DEL PAESAGGIO MA DELL'EQUILIBRIO NATURALE DELLE DIVERSE FORME DI VITA PRESENTI AL LORO IN- TERNO. I primi due parchi italiani furono quello del Gran Paradiso e quello d'Abruzzo, che dopo essere state a lungo riserve di caccia reali, furono cedute allo stato italiano perché li trasformasse in aree protette. Si deve tenere conto del fatto che proprio la presenza di numerosi parchi ha permesso la valorizzazione della natura e ha contribuito a creare una diversa sensibilità ecologica. ZONIZZA- ZIONE : divisione in zone: una parte solitamente vietata a turisti per la riproduzione di flora e fauna mentre l'altra parte è quella an - tropizzata.

4. Il secondo dopoguerra: dal turismo di massa al turismo post moderno

di questo nuovo contesto non sarebbe stato possibile senza un aumento del reddito disponibile delle famiglie ne una maggiore capa - cita dis pesa delle amministrazioni comunali. Cosi, gruppi di estrazione economica, culturale e relazionale profondamente diverse erano accomunate dall’interesse verso un certo tipo di esperienza. Il passaggio dal turismo di massa a quello postmoderno e segnato dalla riscoperta del territorio. TRIBU VERTICALI: gruppi di persone di diversa estrazione sociale accomunate da gusti, esperienze e in- teressi. La cultura e la storia diventano possibili linee di distintivita dei prodotti turistici e soprattutto dei luoghi. Nella Germania degli anni Trenta, vennero apprestati itinerari lungo il Reno e la Mosella con l'obiettivo di far conoscere e vendere i vini locali; solamente quando venne riproposta in Francia negli anni Settanta assunse le caratteristiche del prodotto postmoderno.

4.4 - Dai voli charter ai voli low-cost: Come i voli charter erano stati il simbolo del turismo di massa, cosi i voli low cost divennero

quelli del turismo postmoderno. In Europa i presupposti per lo sviluppo di questo tipo di vettori si crearono dopo il 1987, quando il sistema della regolamentazione del traffico aereo venne rivisto. Una delle prima compagnie aeree ad adottare la formula low cost fu l'irlandese Ryanair nel 1992; a lei sopraggiunsero Easyjet nel 1995 e la Air Berlin che adotto la formula low cost solo nel 2004. I voli low cost rappresentavano il 2% del traffico aereo nel 1995, il 7% nel 2001 e il 14% nel 2006. La formula low cost adottava innovazioni di tipo organizzativo come ad esempio la possibilita di acquistare i biglietti solamente via internet, i veivoli non sostano mai piu di 20 minuti negli aeroporti in modo da contrarre il piu possibile i tempi morti del personale di borso a cui spetta anche la pulizia dell'aero- veivolo; a bordo non viene offerto gratuitamente nessun servizio integrativo, si preferiscono aeroporti secondari invece e solo deter - minati tipi di aerei in modo da risparmiare sulla formazione dei piloti.

5. Il turismo nel mondo

5.1 - La centralità del Mediterraneo nel turismo novecentesco: Il turismo moderno fu essenzialmente un'invenzione europea

che poi venne progressivamente imitata negli altri continenti. Se nell'Ottocento il paese di riferimento per il turismo era il Regno Uni- to, nel Novecento la regione più interessante divenne il Mediterraneo per una molteplicità di ragioni. Negli anni Sessanta la Francia fu il primo paese del Mediterraneo a risentire della concorrenza delle nuove destinazioni, fra le quali l'Italia si mostro la più competi- tiva. Ad ogni modo la Francia fu il primo paese a ragionare in termini di turismo post moderno. La Spagna e un classico esempio di un paese nel quale il turismo e stato un “engine of growth”: infatti questa ebbe la sua rivoluzione industriale grazie agli introiti del turi - smo dagli anni precedenti. La penisola iberica non era mai stata una delle mete del Grand Tour, conservando quindi una posizione periferica negli itinerari turistici dell'epoca. Fu solamente alla fine del Settecento, quando la nuove sensibilità romantica guido la ri - scoperta e la rivalutazione del sud, che anche la Spagna, cosi come l'Italia meridionale e la Grecia, fu inserita negli itinerari turistici. La cattiva qualità delle strutture ricettive e l'inadeguatezza della rete ferroviaria non contribuivano certo al superamento di questa marginalità. Fra le due guerre il governo spagnolo con Primo de rivera tra il 1923 e il 1929 si rivelo uno dei più interventisti d'Europa: guido la modernizzazione delle infrastrutture sia viarie che ferroviarie. Anche la seconda repubblica [1931-1936] continuo a sostene - re il settore. Dalla fine dell'Ottocento aveva iniziato a consolidarsi anche il turismo interno dove la regione più importante fu proprio quella tra San Sebastian e Santander. La prima prendeva spunto dalla vicina Biarritz solo che era più economica. La guerra civile ne blocco lo sviluppo come centro mondano internazionale ma non ne impedì la crescita una volta stabilita la pace. Nemmeno la proibi- zione del gioco d'azzardo introdotta nel 1924 da Primo de Rivera ne offusco la fama che negli anni Trenta era inserita fra le dieci loca - lità balneari più importanti grazie all'immagine poliedrica di stazione balneare, centro di divertimenti e shopping centre. Altrove lo sviluppo di stazioni balneari fu molto più lento. L'avvento della ferrovia che la rese una delle località meglio collegate del tempo, la vicinanza con la Francia e lo status di centro politico e amministrativo le permisero di contare su una buona rete di infrastrutture ur - bane e su di un'amministrazione locale ben organizzata. LO SVILUPPO TURISTICO DI QUEST'AREA FU SEMPRE IN QUALCHE MODO GOVERNATO. La svolta nella storia turistica della Spagna avvenne nel Piano di stabilizzazione del 1959 dove si adotto una politica di incentivo per favorire gli investimenti sia nazionali che internazionali. L'APPORTO DEL CAPITALE STRANIERO FU LIMITATO AL 10%. Le

basi del successo turistico spagnolo vanno quindi ricercate in un delicato equilibrio fra l'investimento straniero guidato dai Tour Ope - rator e l'iniziativa privata locale insieme ad un forte impegno dello stato centrale. Prima francesi e inglesi, poi tedeschi arrivarono sul - le spiagge spagnole alla ricerca di sole e di una vacanza a basso prezzo. Negli anni 80 anche il turismo balneare spagnolo comincio a mostrare segni di cedimento, cosi come era avvenuto in precedenza in Francia e in Italia. In questa fase la Spagna avvio un processo di riqualificazione cominciando a puntare sulla crescita del turismo urbano. Bilbao, che mai aveva visto un turista, riusci a lanciarsi fra le grandi mete turistiche urbane grazie a un progetto privato che pero fu quasi interamente finanziato con denaro del governo basco: la costruzione del Guggenheim, Museo di arte contemporanea. L'altro esempio importante e Barcellona dove il turismo d'affari negli anni Novanta seppe dare una forte identità turistica attraverso investimenti sul turismo culturale [Gaudi] e il turismo giovanile. Dopo Francia, Spagna e Italia fu il turno della Grecia: a partire dagli anni Settanta furono individuati due grandi flussi turistici internazionali uno verso la Grande Atene e uno verso le isole Corfù, Rodi e Creta. Il turismo locale non fu molto sviluppato. Nonostante il turismo non abbia rappresentato un obiettivo economico importante, per tutti gli anni Cinquanta e parte del decennio successivo una certa quota di investimenti pubblici venne destinata alla costruzione e alla gestione di strutture ricettive. Attraverso agevolazioni fiscali, gli investimenti esteri ebbero un vero e proprio boom negli anni 68-69 soprattutto da parte di americani. Caduta la dittatura vennero lanciati i piano quinquennali per lo sviluppo turistico, incentivando prettamente gli investimenti locali scoraggiando quello straniero. Questa politica ha effettivamente accompagnato la crescita del turismo internazionale in Grecia. A dispetto dell'importanza che la Grecia riveste nella storia culturale europea, al turismo culturale e sempre stata prestata una scarsa attenzione. In questo contesto il turismo culturale non solo non crebbe, ma mostro spesso una tendenza al declino; la situazione cambio solamente dopo i giochi olimpici del 2004.

5.2 - Gli Stati Uniti: Nel corso del Settecento lo sviluppo turistico americano fu guidato dai modelli europei: nell'America coloniale

le città termali si svilupparono piuttosto lentamente per via della morigeratezza dei costumi puritani che con difficoltà si adattarono all'idea di città nate per il tempo libero. Il turismo balneare ebbe inizio nella regione nordorientale con un fresco clima estivo come attrazione. Determinante fu la vicinanza con le principali città manifatturiere o commerciali. Così il collegamento ferroviario con Fila - delfia fu all'origine del successo di Atlantic City. Come in Europa fu quindi la vicinanza, reale o indotta dalla ferrovia, ai maggiori cen - tri urbani degli affari a facilitare il decollo di numerose stazioni balneari. Inizialmente si trattò di località esclusive ma dalla seconda metà dell'Ottocento assumerà una connotazione più popolare. Il turismo di massa nacque proprio negli Stati Uniti. La vera grande differenza con l'Europa fu però la velocità con la quale gli americani introdussero divertimenti meccanizzati di grandi dimensioni come il Luna Park di Coney Island inaugurato nel 1903. Il ruolo giocato dalle grandi società private nel promuovere non solo le attivi- tà turistiche, ma anche l'immagine complessiva della singola località; secondariamente il forte impatto dei mezzi di trasporto nel paesaggio dal turismo di élite a quello di massa. Turismo sviluppato nelle regioni occidentali dopo la guerra civile: verso il centro si inziò a viaggiare solamente quando arrivò la ferrovia con treni adeguatamente equipaggiati per il lunghi viaggi; ci fu poi la necessità [American Outdoor] di riscoperta del territorio e valorizzazione: la svolta turistica del Gran Canyon viene proprio dall'arrivo della fer - rovia. Per Santa Fe l'apporto dall'esterno fu ancora più importante che per il Grand Canyon. Capitale del New Mexico all'inizio del No- vecento non era più il ricco centro commerciale e amministrativo che era stata in passato: la cittadina era tagliata fuori dalle grandi vie di comunicazione. La comunità economica, di origine spagnola, decise di puntare sul paesaggio, sulla caccia e altre opportunità ri - creative di tipo rurale ma non fu un gran successo. La sua trasformazione in meta turistica fu dovuta all'inventiva di un promotore culturale angloamericano appassionato di archeologia: qui fondò nel 1907 la Scuola di archeologia americana che divenne presto il punto di partenza per creare il centro di ricerca sulla cultura dell'America occidentale. Questa miscela di cultura e spettacolo trasfor - mò la località in uno dei luoghi più amati da artisti e intellettuali americani. Negli anni Venti Santa Fe, grazie al turismo e alla cultura, aveva superato la crisi economica di fine secolo. Alla fine degli anni Venti si passò dal turismo elitario a quello di massa, si passò dal

National Park e la zona archeologica dello Zimbabwe insieme alle cascate Vittoria in Rhodesia. Il cuore organizzativo del turismo era la Rhodesia meridionale [attuale Zimbabwe]: anche in quest'area la popolazione bianca rappresentava il principale centro generatore di flussi turistici. Quando nel 1964 la Rhodesia si trasformò in Zambia e vi fu il passaggio del potere dai bianchi ai neri, il governo del - la parte meridionale del paese, guidato dalla minoranza bianca, dichiarò unilateralmente l'indipendenza e si costituì come uno stato autonomo. Negli anni Settanta in Tanzania, Kenya e Uganda ci fu la decolonizzazione. Nel il 1977 il disordine interno al Kenya portò alla chiusura del confine con la Tanzania e nel 1982 a un vero e proprio colpo di stato. Mentre lo Zimbabwe puntò sulla wilderness africana, il Kenya sfruttò la grande passione degli europei per il mare. L'introduzione dei voli charter all'aeroporto di Mombasa nel 1965 segnò la nascita del turismo balneare di massa in questo paese. Oltre ai vari disordini interni nel 1973 la crisi petrolifera colpì profondamente gli arrivi stranieri nella nazione sudafricana. La politica keniota si mosse su due livelli: apertura al capitale straniero mentre l'altro pilastro della politica turistica sono stati gli incentivi per stimolare l'occupazione di personale residente e la costituzio - ne di imprese nazionali nei settori ritenuti strategici, come quello aereo. L'Egitto è il leader del settore turistico in Africa: negli anni che seguirono l'indipendenza [1952] il turismo non conobbe alcun sviluppo perché il governo del secondo presidente Nasser puntò soprattutto al potenziamento dell'agricoltura e dell'industria; tuttavia l'avvio del lento processo di industrializzazione produsse rifles- si sulla domanda turistica interna che conobbe la suo primo sviluppo. Il successore di Nasser, Sadat inaugurò una politica economica di grande cambiamento incentrata sull'incentivazione dei capitali privati, la privatizzazione delle imprese pubbliche e l'apertura nei confronti dei capitali stranieri. Gli effetti sul settore turistico furono evidenti tanto che nel 1981 l'Egitto contò un milione di turisti. A Sadat successe sempre nel 1981 Mubarak, ancora oggi alla guida del paese. Il nuovo presidente mostrò subito un notevole interesse nei confronti del turismo, che nel frattempo era diventata un'importante voce in attivo nella bilancia dei pagamenti. La novità più im- portante fu rappresentata dall'avvio della diversificazione del prodotto turistico: l'Egitto infatti si era sempre proposto come meta culturale a cui si aggiungevano le crociere sul Nilo; con la presidenza Mubarak ci furono i primi investimenti nel settore balneare con l'invenzione dal nulla delle località turistiche del Mar Rosso. Sharm el Sheik in origine era una base occasionale per i pescatori. La cre- scita continua del turismo internazionale in Egitto è stata tuttavia periodicamente interrotta da eventi esterni, quelli che gli economi - sti chiamerebbero “shock esogeni”: l'invasione del Kuwait da parte dell'Iraq nel 1990 e la conseguente guerra del golfo. L'esperienza dei paesi africani ci permette di individuare almeno tre fattori che hanno frenato l'espansione del turismo: la povertà generalizzata che impedisce la formazione di turismo locale, la lontananza dai centri generatori di domanda turistica e la mancata formazione [spesso le località turistiche africane non utilizzavano i locali per lavorare ma gente esperta e qualificata togliendo lavoro agli abitan- ti]. La diffusione dei voli aerei sia di linea sia charter, il crescente interesse dei viaggiatori europei per la wilderness africana, la dispo - nibilità dei T. O. stranieri a investire hanno creato i presupposti per una forte crescite del turismo anche in regioni in cui la generale povertà e gli stili di vita della popolazione non avrebbero mai permesso un decollo basato sulla domanda interna. Molti paesi del terzo mondo hanno problemi di una notevole presenza di malattie ormai scomparse nei paesi occidentali, per non dire della grande propagazione che in questi ultimi hanno ha conosciuto il virus dell'AIDS. In generale il turismo ha spesso incontrato delle forti difficoltà a essere accettato dalla popolazione locale. In Kenya i problemi maggiori hanno riguardato la convivenza fra il tu - rismo balneare e la popolazione di origine waswahili che viveva sulla costa dove per secoli aveva svolto le proprie attività economi - che: questi erano una popolazione multietnica essendo venuti a contatto con arabi europei e asiatici mischiando tutte queste cultu- re. I waswahili hanno sempre rifiutato di lavorare nel settore turistico ritenendo questo tipo di lavoro troppo simile a quello servile. COSTI SOCIALI DEL TURISMO E DELL'URBANIZZAZIONE: ALCOLISMO E PROSTITUZIONE.

5.4 - Seychelles e Maldive: le isole del successo tra integrazione e isolamento: Alcuni arcipelaghi sono riusciti a fare del turi-

smo un vero e proprio “engine of growth”, a dispetto dell’instabilità politica e della diversità esistente sul piano sia culturale sia eco- nomico fra turisti e residenti: parliamo delle Seychelles in Africa e delle Maldive in Asia. Questa attività economica è arrivata sia per opera di Tour Operator intraprendenti sia grazie a un’attenta politica di sviluppo da parte dei rispettivi governi. Entrambi infatti han-

no avuto il proprio sviluppo economico nello stesso periodo, ma il modello adottato si rivelò profondamente diverso. Nelle Seychel - les l’integrazione fra turisti e abitanti originari è stata la chiave del successo mentre nelle Maldive il governo ha preferito la realizza - zione di enclave in modo da limitare i contatti fra residenti e turisti. Questa scelta ha in parte ridotto l’impatto economico rendendo difficile l’accumulo di know-how da parte della popolazione limitando la sua partecipazione alla realizzazione di servizi, ma nel con- tempo ha limitato notevolmente i costi sociali. L’arcipelago delle Maldive comprende 1190 isole di cui solo 204 disabitate; il suo governo fu quasi sempre autonomo fatta eccezione per la metà del 500 dove per 15 anni fu una colonia portoghese; a fine Ottocento accettò di diventare un protettorato inglese per motivi di difesa ma conservò un controllo quasi completo sugli affari interni fino al 1965 quando acquisì la completa sovranità. L’eco - nomia si basava prettamente sul mare quindi pesca e trasporti marini avevano un ruolo centrale. Nel 1972 venne realizzata la prima stazione balneare sostenuta in gran parte dal governo per la nascita del nuovo settore. Investimenti dei Tour Operator [gran parte te - deschi e italiani]; molto grande è stato l’impegno dello stato nella creazione di infrastrutture per garantire i collegamenti fra le diver- se isole dei turisti. Nell’ambito di questa operazione di valorizzazione turistica vennero selezionate alcune piccole isole disabitate e concesse agli investitori perché le trasformassero in stazioni balneari; fra le isole abitate solamente la capitale Male venne dotata di alcuni alberghi. LA SCELTA FU QUINDI DI SVILUPPARE IL SETTORE SULLA BASE DEL PRINCIPIO DELLA NETTA SEPARAZIONE FRA RESI- DENTI E TURISTI. Questo modo di agire fa si che l’arcipelago perda tutti quelli che sarebbero stati costi sociali alti ma anche tutti i pregi che avrebbe potuto acquistare come fognature e acqua potabile. Le Seychelles [94 isole] si trovano nell’Oceano Indiano; l’apertura al turismo si deve dalla costruzione dell’aeroporto internazionale di Mahé nel 1971: nel giro di un anno gli arrivi turistici passarono da 3000 a 15000; negli anni Novanta il turismo costituiva il 50% del Pil. QUESTO SUCCESSO è STATO IL RISULTATO DI UN APPROCCIO POSITIVO DA PARTE DELLA POPOLAZIONE NEI CONFRONTI DELL’ATTI- VITA TURISTICA. Anche l’abitudine delle donne europee di prendere il sole quasi nude , che pure aveva creato qualche problema nel - la popolazione locale, è stata gradualmente accettata. Gli abitanti dell’arcipelago non appartengono a un’unica etnia: all’epoca della loro scoperta queste isole erano infatti disabitate; nel Settecento si insediarono i francesi, successivamente arrivarono e si insediaro- no mercanti indiani e cinesi e infine giunsero gli inglesi. È da questo insieme di etnie che discendono gli attuali abitanti delle Seychel - les: LA TOLLERANZA RAZZIALE E L’APERTURA VERSO UNA CULTURA DIVERSA DALLA PROPRIA E’ QUINDI UNO DEGLI ELEMENTI COSTI- TUENTI DI QUESTO STATO. L’economia dell’arcipelago si è a lungo basata sulla monocultura della noce di cocco, con un’elevata con - centrazione della proprietà terriera, e sulla pesca. Il basso livello di reddito e le scarse possibilità constrinsero gli abitanti ad emigrare nel secondo dopoguerra. Una volta accumulati un po’ di soldi, molti sono ritornati per avviare un’attività o perché avevano raggiungo l’età della pensione. IL LAVORO, NON è L’UNICO MOTIVO PER EMIGRARE, POICHE ANCHE PER COMPLETARE GLI STUDI GLI ABITANTI ERANO COSTRETTI AD ABBANDONARE L’ARCIPELAGO PER RECARSI ALL’ESTERO. Al giorno d’oggi i giovani delle Seychelles possono contare su borse di studio per frequentare le università straniere, che però vanno restituite se terminati gli studi si accetta un lavoro all’estero invece di ritornare. Tuttavia anche altri elementi hanno reso possibile l’integrazione fra turisti e residenti come un discreto standard di vita: la vita media è di circa 70 anni; i due componenti base dell’alimentazione sono disponibili per tutti: il pesce è abbon - dante nell’isola mentre il riso, importato, ha un prezzo basso grazie a dei sussidi governativi; tutti i servizi di base come l’acqua pota - bile, trasporti pubblici, educazione di base e sanità sono forniti a tutta la popolazione. Tutto questo ha evitato la formazione di quar - tieri degradati e la diffusione dell’accattonaggio. Anche una certa selezione degli investimenti turistici ha contribuito alla buona im- magine del settore poiché il governo ha deliberatamente optato per un turismo di élite e del ceto medio. Questo comportamento presenta alcuni elementi di debolezza: in primo luogo il turismo è diventato la nuova monocultura dell’arcipelago con tutti i rischi che esso comporta; l’altro motivo di debolezza è legato al fatto che le Seychelles hanno legato la loro immagine a una vacanza di mare, sole e poco altro. Proprio questa mancanza di differenziazione dell’offerta è all’origine della scarsissima fedeltà della località [solo l’1% dei turisti ci ritorna].

dicale trasformazione nel 1978, nell’ambito di un più ampio progetto di modernizzazione dell’economia guidato da Deng Xiaoping, il successore di Mao: apertura verso l’Occidente e soprattutto verso i suoi capitali furono le parole chiave. Tutto questo ebbe ripercus - sioni enormi sul turismo, che tra l’altro fu oggetto di particolari attenzioni: il governo cercò infatti di potenziare quello internazionale, concedendo incentivi per la realizzazione di alberghi adeguati agli standard europei. Parallelamente anche il turismo nazionale co - nobbe un forte sviluppo, anche se a esso fu prestata poca attenzione. L’aumento del livello di vita registrato in molte aree del paese da quel decennio in poi creò la prima precondizione per la crescita della domanda interna di servizi turistici; l’introduzione di un si - stema nazionale di ferie e la riduzione della settimana lavorativa contribuirono.

6. L'Italia: un paese a turismo diffuso L’Italia ha il primato nella vendita di servizi turistici, primato che ha preceduto l’industrializzazione del paese e soprattutto la capaci- tà di esportare manufatti industriali. Lo stivale è stato attraversato da ogni tipo di viaggiatore: pellegrini, grandtouristi, aristocratici inglesi e poi il ceto medio tedesco. Il turismo ha contribuito al riequilibrio della bilancia dei pagamenti durante il decollo economico, consentendo così di importare quelle materie prime e semilavorati necessari per la crescita dell’industria. Il turismo termale e quello culturale conobbero rispettivamente una rinascita e un primo sviluppo tra medioevo e rinascimento, in anticipo o contemporanea- mente ai paesi più ricchi, mentre quel cambiamento che si è chiamato turismo moderno viene importato dalla Gran Bretagna sola- mente nell’Ottocento. Per quanto riguarda il turismo il ritardo si manifestò soprattutto nel mancato sviluppo di nuove tipologie turi - stiche, di modi alternativi di impiegare il tempo libero. Infatti nelle forme già consolidate, come il turismo culturale, l’Italia conservò il suo primato anche nel periodo della generale crisi tra Seicento e Settecento.

6.1 - L'Italia dal Grand Tour al turismo culturale: Il viaggio in Italia all’epoca del Grand Tour iniziava da Genova o Torino per poi

toccare Firenze e Siena; festività natalizie e capodanno si festeggiavano a Roma mentre subito dopo si ripartiva per la volta di Napoli, considerato l’estremo sud italiano. Da qui si iniziava a risalire la penisola diretti verso Ferrara, Padova, Venezia per il carnevale, Vicen - za e Verona. A volte proprio Roma era considerato l’estremo sud; la Puglia, la Calabria e la Sicilia erano considerate torride terre d’Africa. La scoperta del sud è guidata dal periodo romantico: l’amore per il paesaggio, l’interesse antropologico per un popolo consi- derato primitivo e infine la passione per l’archeologia e le città morte. Con la passione per le città perdute il viaggio in Italia cominciò a spingersi sino alla Sicilia dei templi greci, che fra il 1770 e il 1780 conquistò una sua centralità turistica nel Mezzogiorno.

6.2 - L'invenzione della città d'acqua: la falsa partenza del '300: Parallelamente ai pellegrinaggi e al Grand Tour si era svilup-

pato anche il turismo termale, in genere praticato dagli stessi italiani. Tra il 1300 e il 1400 si verificò una generale rifioritura del rito termale: in Toscana avevano raggiunto un certo splendore le terme di Montecatini, di Bagni di Pisa e di Petriolo mentre nell’Emilia Romagna c’era Porretta. Tra Quattrocento e Cinquecento, la rivisitazione della cultura classica e la centralità che umanesimo e rina- scimento riconobbero all’uomo portarono tra le altre cose alla rivalutazione della cura del corpo insieme alla fine dell’ostracismo [ostracismo: istituzone giuridica che puniva con esili temporanei che potesse rappresentare un pericolo per la città]. Anche se le mo- tivazioni di tipo terapeutico predominavano, il divertimento divenne presto importante. Ai Bagni di Pisa esisteva il bagno dei sani, a conferma del fatto che la cura non fosse l’unico obiettivo; i centri termali italiani del Trecento e del Quattrocento anticiparono le città d’acqua inglesi del Seicento senza però farsi portatrici di quel modello di specializzazione turistica e città dei divertimenti che si af - fermeranno solo dopo la rivoluzione industriale. Ci fu un declino delle località termali nel Seicento fatta eccezione per Bagni di Lucca. Questo precoce avvio del turismo termale non sfociò nel caso italiano in uno sviluppo anticipato del turismo moderno ma si risolse in una nuova ruralizzazione dell’economia e delle attività ricreative; una nuova attenzione ai centri di cura si avrà solamente a partire dalla seconda metà del Settecento con alcuni ammodernamenti di Bagni di Lucca e Pisa.

6.3 - Lo sviluppo del turismo moderno in un paese ritardatario: I 135 stabilimenti italiani risultavano in genere concentrati

nelle aree di antica tradizione termale come la Toscana, il napoletano, i monti Euganei in Veneto e alcune zone di Lombardia e Pie -

monte. SE LO SVILUPPO TERMALE AVESSE SEGUITO LA MAPPA DELLE RISORSE MINERALI L’ITALIA SI SAREBBE PRESENTATA COME UN PAESE A “TERMALISMO DIFFUSO”. La lunga tradizione italiana non contribuì a produrre un modello originale, ma l’Italia si trovò ad inseguire modalità di fruizione del tempo libero e della villeggiatura termale che si erano da tempo affermate all’estero. Quando le cittadine italiane raggiunsero la loro maturità urbanistica proponendosi non solo come centro di cura, ma come meta di vera e pro - pria villeggiatura, ormai le élite internazionali stavano già dirigendo la loro attenzione a nuovi tipi di turismo come quello balneare e quello montano. Una delle prime cittadine italiane a raggiungere una certa consapevolezza sull’importanza del turismo fu Bagni di Pisa: dapprima si dispose la bonifica del terreno circostante, poi si attrezzò il Palazzo regio con sale da ballo e per il gioco, vennero aperte botteghe, locande, osterie. I gentiluomini toscani si recavano alle terme per motivi di salute, ma il fatto che in genere venisse- ro accompagnati dalla famiglia fa pensare che il soggiorno fosse percepito anche come una villeggiatura. L’impegno profuso nel Set- tecento permise tuttavia alla località toscana di proporsi nel secolo successivo come “la più bella villeggiatura d’Italia”. I re di Svezia, Danimarca, Inghilterra, i Bonaparte e i poeti Shelley, Goethe e Byron soggiornarono più volte nella località termale. Parallelamente la cittadina cercò di adeguarsi alla nuova clientela migliorando i collegamenti viari e ferroviari con le altre città toscane. Anche Monte - catini iniziò il suo rilancio in anticipo rispetto alle altre località italiane: a metà del Settecento vennero realizzati gli investimenti es - senziali, quali il risanamento delle acque per eliminare il problema della malaria e la creazione di nuove e più moderne strutture ter - mali fra cui le famose Terme leopoldine. Una mancanza di fiducia sulle possibilità del nuovo settore spinse il governo a cedere le strutture ai monaci cassinesi della Badia fiorentina per non dovervi investire ulteriore denaro pubblico. Analoga fu la rinascita di Ba - gni di Lucca che puntò a proporsi come centro del loisir abbandonando la vecchia immagine di centro di cura. Nel 1808 con un de- creto si fece obbligo all’impresario che aveva in gestione i bagni di organizzare balli, feste campestri e di non far mancare nella sala comune i giornali di Francia, Milano e di Lucca. Nel 1837 per incentivare il gioco d’azzardo il casinò fu trasferito in un edificio singolo. L’epoca d’oro di Bagni di Lucca si concluse verso la metà del secolo, prima con la proibizione del gioco d’azzardo e poi con la perdita del turismo internazionale nel corso del decennio successivo.

6.4 - Un bilancio alla vigilia della prima guerra mondiale: All’inizio del Novecento le terme stavano vivendo il loro periodo

d’oro, il turismo balneare poteva già contare su una clientela affezionata mentre quello montano muoveva i primi passi. L’unificazio - ne del paese e lo sviluppo della rete ferroviaria erano stati due momenti importanti per la crescita del settore. All'inizio del Novecen - to in Italia il turismo era ancora un fenomeno marcatamente aristocratico o altoborghese; il paese era in ritardo nello sviluppo indu- striale, nei fenomeni di urbanizzazione e di conseguenza nella composizione di un ceto medio sufficientemente ricco da spendere il proprio denaro in servizi turistici. Le prime località a raggiungere una prima dimensione turistica furono quelle che poi si inserirono nel circuito internazionale come Sanremo e Lido di Venezia; il turismo nazionale era un fenomeno ancora di piccole dimensioni. La promozione del settore fu così lasciata alla libera iniziativa degli imprenditori privati tramite associazioni volontarie e grazie all'impe - gno delle ferrovie: ad esempio la Società per le strade ferrate della Sicilia nel 1897 aveva istituito speciali tariffe per comitive a car - rozze complete, era riuscita a far passare da Siracusa i viaggiatori provenienti dalla Gran Bretagna diretti a Malta e infine aveva cura- to la pubblicazione delle prime guide e dei primi cartelloni pubblicitari. Nel 1913 le ferrovie decisero di aumentare l'impegno di pro - paganda all'estero e istituirono un ufficio a Parigi e uno a Londra a cui vennero affidati diversi compiti: questo progetto però non so- pravvisse allo scoppio della guerra mondiale. A Milano nel 1894 nacque il Touring Club ciclistico italiano; a Torino nel 1863 nacque il Club Alpino italiano [CAI]: in una prima fase questa associazione perseguì solo fini scientifici e solo successivamente si interessò dell'attività turistico-sportiva. Turismo termale Il periodo che va dall'unificazione del paese alla prima guerra mondiale fu caratterizzato da una fortissima crescita degli arrivi nelle località termali; questo successo fu determinato dalla creazione di stabilimenti termali in luoghi dove non era solo il termalismo l'attrattiva principale come ad esempio Courmayeur, Merano e Riva del Garda. Nel 1907 sono individuabili una capitale, Montecatini,

6.5 - Il periodo fra le due guerre: Nel periodo tra le due guerre iniziò a maturare una maggiore consapevolezza del ruolo che il tu-

rismo poteva svolgere nell'economia nazionale. Nel 1919 venne costituito l'ENIT [Ente nazionale industrie turistiche] che rappresentò il primo intervento dello stato. Se da una parte il paese accoglieva un flusso considerevole di turisti stranieri non si poteva certo dire che il settore brillasse per modernità: vi erano aree del paese assolutamente prive di alberghi degni di nome. Nel meridione e soprat - tutto in Sicilia, mancavano le scuole che formavano gli operatori. Gli anni Venti e Trenta rappresentarono una svolta perché il ceto medio italiano cominciò ad “andare in ferie” rafforzando la domanda interna. L'Enit promosse la creazione di scuole pratiche per il turismo e fondò un consorzio italiano per gli uffici di viaggio e turismo, avviò statistiche sul turismo tanto che nel corso degli anni Venti la domanda interna assunse una sua dignità. Dopo la prima guerra mondiale la temuta interruzione degli arrivi non si verificò così superate le difficoltà il flusso turistico verso l'Italia ricominciò. Turismo balneare Negli anni Trenta si consolidano tre diverse caratterizzazioni dell'offerta: le mete del turismo internazionale [Liguria, costiera amalfi- tana], le mete del turismo estivo italiano [costa tirrena e costa adriatica] e le località dove si era sviluppato solamente il turismo do- menicale dei residenti nelle città limitrofe. Oltre alla Riviera ligure e a quella amalfitana vi erano alcune località come Taormina e Lido di Venezia che attiravano parte dell'alta società internazionale grazie al loro patrimonio artistico unendo la villeggiatura ai viaggi cul - turali. Le località che tra la primavera e l'inverno accoglievano villeggianti di tutta Europa in estate si aprivano al turismo locale che negli anni Venti crebbe notevolmente. È proprio la domanda turistica delle classi medie italiane a caratterizzare lo sviluppo di un se - condo gruppo di cittadine balneari. Le zone che negli anni Trenta legarono la loro prosperità al turismo degli italiano furono la costa tirrenica e quella adriatica centro-settentrionale. Lungo l'adriatico a sud di Cattolica [confine Marche-Emilia Romagna] si -contavano solamente 5 centri balneari [Marche e Abruzzo]. Ancora più desolante era la situazione nella costa ionica e molto simile era la situa- zione della Sicilia e della Sardegna dove esisteva solo il turismo domenicale. Turismo montano e lacuale Nel periodo tra le due guerre il turismo montano conobbe un primo significativo sviluppo. Il primato spetta a Cortina dove venne co - struito il primo tratto di funivia bifune nel 1926, vennero poi quello del Sestrière e dell'Alpe di Siusi. Irrilevante era il flusso turistico nelle località dell'Appennino. Un'ultima annotazione va fatta per il turismo lacuale, concentrato nella regione dei laghi [Maggiore, di Varese, di Como, d'Iseo e di Garda] dove a prevalere era una clientela tedesca e inglese. Turismo termale Durante le due guerre le terme si proposero sempre come luogo di cura, mentre l'aspetto ludico e ricreativo passarono in secondo luogo. La prima tappa fu l'approvazione della legge che contemplò l'estensione di tali cure per evitare, eliminare o ritardare uno sta- to invalidante e diede facoltà all'Inps di gestire direttamente gli stabilimenti termali. Infine i contratti di lavoro del 1936-39 inserirono tra le prestazioni contro le malattie anche l'erogazione delle cure balneo-termali. Negli anni Venti e Trenta no si può ancora parlare di turismo di massa poiché solamente la classe medio-alta poteva permettersi una vacanza. Il processo di industrializzazione contribui ad ingrossare le file del ceto medio e aumentò la percentuale di residenti in città; questo insieme alle iniziative statali come i “treni popolari” resero popolari alcune località come Ostia e Fregene. In Italia questo processo di controllo del tempo libero si concretizzò nel 1925 con l'istituzione dell'Opera nazionale del dopolavoro, dove diffusione delle vacanze e delle escursioni, propaganda fascista e nazionalismo divennero un'unica cosa.

6.6 - L'Italia nell'epoca del turismo di massa: 1950-1990: Negli anni 1965-1968 l'Italia superò gli altri paesi europei per entità

delle entrate turistiche. L'epoca del miracolo economico non fu caratterizzata solamente dalla forte crescita del settore industriale ma anche dall'accresciuta capacità competitiva di alcuni servizi come il turismo. I punti di forza furono la diversificazione dell'offerta e la rapidità con la quale gli operatori turistici ripresero la loro attività. I flussi turistici predominanti erano quelli tedeschi seguiti da

austriaci,francesi, svizzeri e solo dopo inglesi e statunitensi. I tedeschi si sistemavano spesso in ostelli, istituti religiosi o campeggi mentre gli americani, appartenenti ad una fascia di reddito superiore preferivano gli alberghi di prima categoria. Tedeschi e austriaci prediligevano le località alpine o costiere mentre gli americani e mete culturali scegliendo la capitale o i centri turistici maggiormente affermati. Negli anni Cinquanta e Sessanta le vacanze entrarono a far parte delle abitudini delle famiglia italiane cosicché anche nel paese italiano fu possibile completare il passaggio dal turismo di élite a quello di massa. Assieme all'automobile e agli elettrodome- stici le vacanze divennero uno dei simboli del miracolo economico italiano. A trarre i maggiori benefici dallo sviluppo del turismo fu- rono le aree che si erano in qualche modo già affermate nel periodo fra le due guerre: le Dolomiti, l'alto Tirreno, la Riviera ligure, la Versilia e l'alto Adriatico oltre a qualche enclave meridionale come Sorrento e Capri. La domanda interna era sempre stata di tipo lo - cale: la Liguria ospitava lombardi e piemontesi, la Romagna veneti e lombardi e così via. A partire dagli anni Sessanta i raggi di attra- zione dei centri turistici si ampliarono favorendo così la nascita e la successiva crescita delle località meridionali. Se la presenza di nu- merosi soggetti ha originato un'offerta ricca e diversificata, nello stesso tempo l'assenza di coordinamento e progettazione ha porta- to a un uso intensivo delle risorse ambientali, le quali spesso non sono state adeguatamente protette. Turismo balneare Dagli anni Cinquanta agli anni Settanta furono proprio le località balneari a guidare la crescita del settore. La forza dell'Italia di quegli anni fu la capacità di creare prima degli altri un livello minimo di strutture turistiche e di presentarsi sul mercato con un'offerta ricet - tiva molto diversificata, conquistando una leadership che rimase indiscussa sino agli anni Settanta. Nuove coste nel contempo si sta- vano affacciando sul mercato turistico cercando di occupare il segmento medio-basso come Spagna, Jugoslavia, Grecia, Libano e Tur- chia intraprendendo massicce campagne pubblicitarie. La diffusione dell'aereo permetteva di superare gli svantaggi legati alla mino - re accessibilità di molte località, cosicché la nuova mappa dell'Europa costruita con i voli charter vedeva l'Italia non più in una posi - zione centrale ma alla stessa distanza delle isole greche o della costa spagnola. Negli anni Settanta, per effetto della crisi petrolifera, si verificò un rallentamento negli arrivi straniero; fu solamente in questa fase che gli operatori turistici e gli amministratori pubblici avviarono un lungo e laborioso lavoro di ristrutturazione dell'offerta alberghiera. Dagli anni Ottanta in poi si intensificò l'associazioni - smo, si affermarono le catene alberghiere che però in Italia rimasero di piccole dimensioni per i parametri internazionali. Nello stesso tempo si cercò di valorizzare anche il patrimonio storico-artistico e naturalistico presente nelle vicinanze delle località balneari. Turismo montano Nel secondo dopoguerra anche la montagna ha conosciuto una notevole crescita che le ha permesso di conservare le posizioni ac - quisite anche durante il periodo tra le due guerre anche grazie al successo del turismo montano. Tutte le località sciistiche investiro- no in impianti di risalita sempre più confortevoli. La crescita del turismo montano estivo, ma soprattutto invernale, stimolò la con - centrazione di grandi investimenti in queste aree principalmente con la costruzione di alberghi e successivamente dagli anni Settanta si passò alle seconde case. Oggi ci sono aree montane in cui quasi tutto il turismo passa attraverso le seconde case, con le conse- guenze negative sul piano sia economico che ambientale. Turismo culturale Il turismo culturale è quello che si è caratterizzato per la più lenta crescita. Il lento recupero di una maggiore centralità da parte delle città d'arte cominciò negli anni Ottanta quando sia lo stato che gli investitori privati rivolsero l'attenzione alle città d'arte e al patri- monio culturale italiano in considerazione del fatto che il turismo culturale fosse meno sensibile alla concorrenza dei paesi emergen - ti.

6.7 - L'Italia di fronte alle sfide del turismo postmoderno: 1993-2008: Negli ultimi 15 anni la perdita di quote di mercato in-

ternazionale è stata senza soluzione di continuità: l'Italia attualmente occupa il 4° posto nella graduatoria internazionale. Tale perdita di competitività può attribuirsi al passaggio dal turismo di massa al turismo post-moderno. Molti elementi di debolezza della propo - sta italiana sono il rapporto qualità-prezzo, la mancata costruzione di nuovi prodotti nel segmento del turismo culturale, un'insuffi -

dini erano troppo alte per incentivare i soggiorni prolungati. Nei centri minori e sulle principali vie di comunicazione il livello qualita- tivo delle locande restò più basso, mentre nelle grandi città comparvero i primi alberghi in grado di soddisfare una clientela esigente abituata al lusso. L'ospitalità in case private a pagamento restò una soluzione molto amata specialmente per il lunghi soggiorni. Il pri- mo albergo che potremmo definire di lusso fu il Santa Marta a Genova; con la creazione di questo albergo anche la ricezione di alto livello iniziò a spostarsi verso strutture professionali specializzate.

8.4 - La nascita del turismo moderno e l'affermazione dell'hotellerie di lusso: Il Grand Hotel e' uno degli esempi piu interes-

santi di globalizzazione dell'innovazione che l'Ottocento ci abbia lasciato. L'hotellerie di lusso fu un primato degli Stati Uniti che furo- no i primi ad ospitare queste strutture di grandissima dimensione. La costruzione di questi primi grandi alberghi non miro tanto a sti- molare il settore turistico quanto a testimoniare la grandezza di una citta e di un paese. Essi precedettero la realizzazione della rete ferroviaria americana, dalla quale ricevettero comunque ulteriori impulsi. Il termine “first-class”entro a far parte anche nel linguaggio legale poiche in diversi stati l'autorizzazione per la responsalibilta limitata fu collegata alla realizzazione di first-class houses. Nella prima meta dell'Ottocento la categoria degli alberghi condivideva almeno quattro caratteristiche:

  1. una struttura monumentale: almeno 100 stanze su progetto di architetti professionisti;
  2. l'adozione di una forma d'impresa a fronte degli elevati costi di realizzazione;
  3. l'affidamento della gestione ad albergatori professionisti;
  4. un personale molto preparato e composto da uomini liberi Uno degli esempi piu significativi fu l'Exchange Coffee House Hotel di Boston, realizzato in diverse tranche: oltre alle 300 stanze com - prendeva “immense” sale per le riunioni, sale da ballo, sale d'attesa, salotti per il gioco a carte e per il biliardo, saloni per i ricevimen - ti, sale da pranzo riservate o aperte a tutti, botteghe di parrucchiere e numerose stanze da bagno. In Europa il primo paese a porsi il problema di un'hotellerie di lusso fu la Francia. Il progetto piu ambizioso fu la realizzazione a Parigi dell'Hotel du Louvre nel 1854. L'hotel si impose per la sua magnificenza: disponeva di 800 camere, numerosi saloni e ospitava al suo interno Les grandes magasins du Louvre che progressivamente finirono per occupare tutto l'edificio.

8.5 - Il turismo di massa e l'affermazione dell'ospitalità per il ceto medio e popolare: Negli Stati Uniti il rito dell'outdoor si

estese anche al ceto medio e cominciò a coinvolgere parte della classe operaia. Le due strutture ricettive più importanti furono da un lato i campeggi e dall'altro i motel. Dopo la crisi del 1929 il loro successo risultò speculare alla grave crisi degli hotel dei centri urbani: in una fase di reddito calante essi garantivano un servizio decoroso a basso prezzo ed erano molto comodi da raggiungere per chi viaggiava in macchina. Venivano chiamati “Mom and Pop”, erano motel a gestione famigliare in cui si pagava in contanti, la privacy dei clienti era rispettata grazie alla mancanza di sale per la socialità e il basso prezzo coincideva con l'offerta di servizi essenziali. An- che se motel e campeggi rappresentarono le forme attraverso le quali il ceto medio e poi la classe operaia americana si appropriaro- no del tempo libero, la loro immagine pubblica fu molto diversa, associata ad un'immagine di rilassatezza se non addirittura di com - portamenti immorali. In Europa l'invenzione di nuove forme di strutture ricettive è stata avviata alla fine dell'Ottocento a Blackpool con le Company houses che consistevano in una via di mezzo tra albeghi e case in affitto. Nei paesi del Mediterraneo la formula orga - nizzativa che accompagnò la nascita del turismo di massa fu quella delle piccole pensioni a gestione famigliare tutto compreso. Negli anni Sessanta e Settanta i modelli organizzativi e gestionali che avevano accompagnato il sorgere del turismo di massa vennero pro- gressivamente superati da altri più adatti alle nuove caratteristiche della domanda e alle opportunità che la tecnologia aveva messo a disposizione. Quello che avvenne in pratica fu la nascita di alberghi di grande dimensione pensati per il ceto medio-basso.

8.6 - L'affermarsi delle catene alberghiere: Negli Stati Uniti le catene alberghiere erano già comuni nei primi anni del Novecen-

to. Molto rari erano i casi in cui la creazione di una catena veniva accompagnata dalla standardizzazione delle caratteristiche: una delle pochissime fu la Statler, acquisita negli anni Sessanta dalla Hilton. Conrad Hilton aveva fondato la sua società nel 1919 e nel giro

di 10 anni possedeva 7 alberghi. Duramente colpito dalla crisi del 1929 si riprese solamente nel 1961. Questa catena si caratterizzò sin dall'inizio per una gestione centralizzata e per il ricorso ad avanzati sistemi di analisi dei costi e di organizzazione dei flussi, pro - grammava infatti l'utilizzo dei dipendenti in base all'afflusso di clienti. Non a caso la catena si era fatta l'immagine di un sistema di al - berghi gestiti secondo i principi della catena di montaggio. Piuttosto simile fu la vicenda di un'altra catena statunitense, la Itt Shera- ton. Anche questa non adottò mai una strategia di standardizzazione dei suoi alberghi ma cercò di valorizzarne le peculiarità. Accanto alle società create da singoli imprenditori si affermarono anche le catene di tipo associativo o cooperativo create direttamente da gruppi di albergatori come la Best Western. Questa catena fu subito gestita come una società di capitali; i promotori viaggiarono at - traverso gli Stati Uniti allo scopo di associare nuovi gestori offrendo diversi benefici ai propri soci: svolgeva attività di promozione e marketing e offriva servizi di prenotazione centralizzati. Le catene alberghiere statunitensi iniziarono la loro espansione dopo la se- conda guerra mondiale e negli anni Sessanta estesero le loro attività anche negli altri continenti. L'Europa ancora oggi è il continente con la più elevata concentrazione di alberghi ma ha sempre conservato una struttura ricettiva più frammentata. Le catene più impor- tanti sono la francese Accor creata nel 1967, la spagola Sol Melia nata nel 1956 e la NH fondata nel 1978 a Pamplona. L'Italia è il pae - se con l'offerta ricettiva più frammentata per questo le catene alberghiere sono quasi inesistenti: da citare le più importanti che sono la Ciga e la Jolly Hotel entrambe attualmente in mani straniere.

8.7 - I precursori dei Tour Operator: Per molti secoli le attività di intermediazione erano state svolte direttamente dalle imprese

di trasporti che spesso non si limitavano al trasporto dei viaggiatori ma si impegnavano a procurare loro il vitto, fare da guida ed espletare le pratiche burocratiche. Uno dei primi esempi ci viene fornito dagli armatori veneziani nei confronti dei pellegrini verso la Terra Santa. I rapporti tra pellegrini e armatori erano regolamentati da contratti depositati presso un magistrato veneziano al quale sarebbe poi stato possibile rivolgersi qualora fossero sorte delle controversie. In sostanza il pellegrino acquistava un viaggio tutto compreso. Nel corso del Cinquecento si diffusero anche gli imprenditori cocchieri, che si preoccupavano di garantire i mezzi di tra - sporto via terra su tutto il tragitto. Furono quindi i vettori a dedicarsi per primi all'organizzazione dei viaggi.

8.8 - Da Thomas Cook alle grandi società integrate: La prima impresa a fornire servizi legati ai viaggi turistici fu negli anni Qua -

ranta dell'Ottocento la Thomas Cook; ancora una volta furono gli inglesi i precursori. Thomas Cook organizzò il primo viaggio di grup - po in treno nel luglio del 1841 allo scopo di portare 600 persone al meeting antialcolista a un costo contenuto. Come si vede ritorna l'importanza della ferrovia per la diffusione dei viaggi turistici. Con la sua agenzia Cook rese possibile il viaggio a persone con limitate capacità economiche; l'agenzia forniva molti tipi di servizi ai viaggiatori come i vari collegamenti, i biglietti e gli orari, il cambio della moneta e la pubblicazione di guide turistiche. Cook inventò il biglietto circolare nel quale venivano raggruppati insieme tutti i bigliet- ti. Nel 1867 introdusse il Cook coupon, che veniva utilizzato dai turisti per i pasti e l'alloggio presso gli alberghi aderenti all'iniziativa e nel 1873 sviluppò una prima forma di traveller's cheque: all'avvio di questo sistema Cook aveva inserito nel suo programma un elen - co di 200 alberghi: Parigi, Londra, Chicago, Saint Louis e molte altre divennero mete della Cook's Tour. Nel 1872 l'agenzia organizzò il primo viaggio attorno al mondo per 11 turisti: nel 1875 introdusse la prima forma di crociera. Nel 1880 contava 60 uffici in tutto il mondo. Nell'Europa continentale questo tipo di imprese si svilupparono con qualche decennio di ritardo. Le prime furono l'agenzia norvegese Bennet [1850] la tedesca Stangen [1878] la francese Lubin [1874] e la italiana Chiari [1878]. Per rispondere alla sfida lan - ciata dai voli charter le compagnie di linea iniziarono a offrire una parte dei posti alle agenzie di viaggio, a tariffe ridotte, in modo che queste potessero comporre i loro pacchetti vacanza anche senza ricorrere al noleggio di interi aerei. Nel Regno Unito tutti e quattro i maggiori tour operator dell'epoca si integrarono nel settore del trasporto aereo; nel resto d'Europa erano state invece le compagnie aeree ad acquisire società che operavano nell'organizzazione delle vacanze. In Germania e in Gran Bretagna le imprese riuscirono a diventare grandi poiché questi due paesi di delinearono ben presto come le due più importanti aree di origine dei flussi turistici euro- pei nonché quelli in cui era più alta la propensione all'acquisto di pacchetti turistici. Un secondo momento importante nella storia dei