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Riassunto libro "Vacanze di pochi, vacanze di tutti: l'evoluzione del turismo europeo" di Patrizia Battilani, Appunti di Sociologia

Riassunto dettagliato, capitolo per capitolo, del libro "Vacanze di pochi, vacanze di tutti: l'evoluzione del del turismo europeo" di Patrizia Battilani. Si parte dalla nascita del turismo, la descrizione del Grand Tour e si analizzano i vari tipi di turismo degli anni '20, '30 e '50 fino a giungere ai giorni nostri.

Tipologia: Appunti

2019/2020

In vendita dal 03/12/2020

giulia.698
giulia.698 🇮🇹

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VACANZE DI POCHI VACANZE DI TUTTI
INTRODUZIONE
Uno dei fraintendimenti più comuni quando si parla di turismo riguarda la distinzione tra i viaggiatori del
passato, amanti dell’avventura e della conoscenza, e il turista del nostro tempo, consumatore di un prodotto
standardizzato, indifferente agli uomini e ai luoghi che incontra: in realtà il primo non era così sprovveduto e
il secondo non è tanto insensibile. Anche se le motivazioni del viaggio sono spesso cambiate attraverso le
diverse epoche, viaggiatori hanno sempre cercato di rendere più confortevole e meno pericoloso il loro
viaggio ripercorrendo le vie di chi li aveva preceduti: i diari di viaggio o le guide di carta svolgevano la
funzione di trasmettere le informazioni. I diari dei viaggiatori inglesi del Grand Tour, ma anche dei pellegrini,
sono ricchi di lamentele sulla mancanza di comfort dei mezzi di trasporto e degli alloggi, proprio per
testimoniare che, al di la degli obiettivi culturali, si desidera contenere i disagi. I pellegrini raramente
viaggiavano soli e solo quelli ricchi erano accompagnati da un numero adeguato di uomini di scorta
affrontarono viaggi lunghi a piedi. I giovani inglesi de Grand Tour viaggiavano con tutori, i quali si
preoccupavano di allacciare contatti epistolari con le personalità delle città in cui si progettava la sosta. Per
gli artisti il Grand Tour era spesso un viaggio di lavoro, che doveva servire per produrre nuovi quadri o
scrivere libri e diari. In ogni caso lo sguardo dei grandtouristi non era sempre profondo e partecipe nei
confronti dei paesi attraversati, spesso segnalava distacco e un certo snobismo, simile a quello di molti
viaggiatori contemporanei quando si recano nei paesi in via di sviluppo. È difficile dire quanto pellegrini e
grandtouristi fossero guidati dalla sincera passione o seguissero la moda e le consuetudini sociali del loro
tempo. il Grand Tour sanciva l’appartenenza a un determinato stato sociale (l’upper class inglese) o a un
gruppo (il mondo degli altisti). Lo stesso vale per la villeggiatura in campagna dell’aristocrazia italiana del
Settecento che fra le altre cose serviva per confermare il buono stato delle finanze familiari: partire per la
campagna in estate era quasi un obbligo sociale per difendere la buona immagine, soprattutto economica,
della famiglia aristocratica. Tutti questi viaggiatori erano però pochi, ed è questa la differenza essenziale: il
loro impatto sull’economia dei luoghi che visitavano era spesso troppo modesto perché ci si potesse
preoccupare del loro sentire o fare. Nel Novecento lo sguardo del turista non è semplicemente cambiato,
piuttosto esso è diventato parte del paesaggio: nelle ormai molte località in cui gli arrivi turistici superano il
numero dei residenti, questa presenza non può che cambiare il volto dei luoghi. Qui arriviamo a un secondo
mito da sfatare: la convinzione che il turismo di massa, attraverso la standardizzazione dei servizi, abbia
creato un’offerta sempre più omogenea. In realtà poche epoche storiche hanno conosciuto una
differenziazione dei servizi turistici e delle esperienze di viaggio come il Novecento, cioè il secolo del turismo
di massa. L’unica figura scomparsa è quella dell’esploratore, ma solamente perché non c’è più terra
esplorare. La standardizzazione di alcuni servizi, in primo luogo dei voli aerei, e la conseguente diminuzione
dei costi, ha creato una libertà di scelta che nel passato non esisteva e ha moltiplicato i profili del turista. Se
in passato il fenomeno turistico poteva essere colto nella sua interezza attraverso la definizione di poche
figure (nel medioevo il pellegrino, nel rinascimento il grandtouristi studente e artista), con la nascita del
turismo moderno e soprattutto con quello di massa gli sguardi del turista sono diventati tantissimi e spesso
sovrapposti. È possibile identificare quattro diverse epoche turistiche sulla base della sua importanza
economica e della sua diffusione nella società:
1. PROTOTURISMO: è contraddistinta dalla concomitanza di due caratteristiche, consumo di servizi turistici
riservato all’élite e assenza di strutture specializzate, che ci porterebbe a parlare quasi di
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VACANZE DI POCHI VACANZE DI TUTTI

INTRODUZIONE

Uno dei fraintendimenti più comuni quando si parla di turismo riguarda la distinzione tra i viaggiatori del passato, amanti dell’avventura e della conoscenza, e il turista del nostro tempo, consumatore di un prodotto standardizzato, indifferente agli uomini e ai luoghi che incontra: in realtà il primo non era così sprovveduto e il secondo non è tanto insensibile. Anche se le motivazioni del viaggio sono spesso cambiate attraverso le diverse epoche, viaggiatori hanno sempre cercato di rendere più confortevole e meno pericoloso il loro viaggio ripercorrendo le vie di chi li aveva preceduti: i diari di viaggio o le guide di carta svolgevano la funzione di trasmettere le informazioni. I diari dei viaggiatori inglesi del Grand Tour, ma anche dei pellegrini, sono ricchi di lamentele sulla mancanza di comfort dei mezzi di trasporto e degli alloggi, proprio per testimoniare che, al di la degli obiettivi culturali, si desidera contenere i disagi. I pellegrini raramente viaggiavano soli e solo quelli ricchi erano accompagnati da un numero adeguato di uomini di scorta affrontarono viaggi lunghi a piedi. I giovani inglesi de Grand Tour viaggiavano con tutori, i quali si preoccupavano di allacciare contatti epistolari con le personalità delle città in cui si progettava la sosta. Per gli artisti il Grand Tour era spesso un viaggio di lavoro, che doveva servire per produrre nuovi quadri o scrivere libri e diari. In ogni caso lo sguardo dei grandtouristi non era sempre profondo e partecipe nei confronti dei paesi attraversati, spesso segnalava distacco e un certo snobismo, simile a quello di molti viaggiatori contemporanei quando si recano nei paesi in via di sviluppo. È difficile dire quanto pellegrini e grandtouristi fossero guidati dalla sincera passione o seguissero la moda e le consuetudini sociali del loro tempo. il Grand Tour sanciva l’appartenenza a un determinato stato sociale (l’upper class inglese) o a un gruppo (il mondo degli altisti). Lo stesso vale per la villeggiatura in campagna dell’aristocrazia italiana del Settecento che fra le altre cose serviva per confermare il buono stato delle finanze familiari: partire per la campagna in estate era quasi un obbligo sociale per difendere la buona immagine, soprattutto economica, della famiglia aristocratica. Tutti questi viaggiatori erano però pochi, ed è questa la differenza essenziale: il loro impatto sull’economia dei luoghi che visitavano era spesso troppo modesto perché ci si potesse preoccupare del loro sentire o fare. Nel Novecento lo sguardo del turista non è semplicemente cambiato, piuttosto esso è diventato parte del paesaggio: nelle ormai molte località in cui gli arrivi turistici superano il numero dei residenti, questa presenza non può che cambiare il volto dei luoghi. Qui arriviamo a un secondo mito da sfatare: la convinzione che il turismo di massa, attraverso la standardizzazione dei servizi, abbia creato un’offerta sempre più omogenea. In realtà poche epoche storiche hanno conosciuto una differenziazione dei servizi turistici e delle esperienze di viaggio come il Novecento, cioè il secolo del turismo di massa. L’unica figura scomparsa è quella dell’esploratore, ma solamente perché non c’è più terra esplorare. La standardizzazione di alcuni servizi, in primo luogo dei voli aerei, e la conseguente diminuzione dei costi, ha creato una libertà di scelta che nel passato non esisteva e ha moltiplicato i profili del turista. Se in passato il fenomeno turistico poteva essere colto nella sua interezza attraverso la definizione di poche figure (nel medioevo il pellegrino, nel rinascimento il grandtouristi studente e artista), con la nascita del turismo moderno e soprattutto con quello di massa gli sguardi del turista sono diventati tantissimi e spesso sovrapposti. È possibile identificare quattro diverse epoche turistiche sulla base della sua importanza economica e della sua diffusione nella società:

  1. PROTOTURISMO: è contraddistinta dalla concomitanza di due caratteristiche, consumo di servizi turistici riservato all’élite e assenza di strutture specializzate, che ci porterebbe a parlare quasi di

autoconsumo di servizi turistici: chi andava in vacanza utilizzava le seconde case e portava con se la propria servitù (nel medioevo e nel rinascimento). Esistevano dei pubblici esercizi, che possiamo definire come i precursori dei moderni alberghi, ma non erano riservati ai turisti, quanto ai viaggiatori occasionali e godevano spesso di una pessima reputazione. L’impatto economico del settore era praticamente nullo e soprattutto non distinguibile dalla normale economia domestica.

  1. TURISMO MODERNO: esso resta un fenomeno d’élite riservato ai ricchi aristocratici, ma cominciano a comparire le prime strutture specializzate, pensate e realizzate a misura di turista. Questa fase iniziò in Gran Bretagna con il turismo termale, quasi in concomitanza con l’inizio della rivoluzione industriale, tra Seicento e Settecento. Le città che accoglievano i turisti ben presto si differenziarono dalle altre anche dal punto di vista urbanistico e lentamente si formò un’economia turistica vera e propria: si delinearono nuove professioni e i viaggiatori incominciarono ad utilizzare i servizi presenti nei luoghi di villeggiatura. Nell’Ottocento il turismo si moderno si diffuse in tutta l’Europa, spesso per merito degli stessi inglesi che si lanciarono nella scoperta di nuove mete, contribuendo alla nascita di servizi turistici in molti paesi europei. Tuttavia, le trasformazioni non avvengono in un momento preciso, ma sono il frutto di una lunga serie di piccoli cambiamenti che si accumulano nel tempo: gli albori del turismo moderno sono quindi rintracciabili nella rinascita termale in alcune cittadine italiane del Tre e Quattrocento. Locande, osterie e appartamenti si moltiplicarono per rispondere alla domanda di servizi di questi primi turisti; mancava invece un’offerta ricettiva vera e propria. Per motivi legati allo sviluppo economico generale della penisola italiana queste località che avevano anticipato il turismo moderno decaddero quasi tutte nel corso del Seicento e lasciarono il primato alla Gran Bretagna. Un’altra tipologia turistica anticipatrice del turismo moderno, se non addirittura di quello di massa, è il pellegrinaggio medievale, che coinvolse strati molto ampi della popolazione. Ben presto le mete dei pellegrini crearono strutture specializzate per ospitare e occupare il tempo libero di tali visitatori.
  2. TURISMO DI MASSA: il turismo diventa un bene di consumo alla portata di tutti i ceti sociali e quindi i servizi dedicati ai turisti si amplificano e si diversificano. Negli anni Venti negli Stati Uniti e nel secondo dopoguerra in Europa la villeggiatura si diffonde anche fra i ceti sociali più bassi, generando una vera e propria esplosione dei consumi turistici, facilitata dai grandi progressi nel settore dei trasporti. L’epoca del turismo di massa coincide così con la creazione di una gamma sempre più ampia di servizi, visto che il turismo d’élite non è scomparso ma ha solo perso parte della sua importanza. Non solo le vacanze, ma anche i soggiorni all’estero per motivi di studio, il turismo sportivo e tante altre forme diventano alla portata delle classi sociali medio-basse, infatti il numero di persone coinvolte rende il settore sempre più importante dal punto di vista economico e ne trasforma i sistemi di produzione. Man mano che il turismo di massa va ad occupare gli spazi prima riservati al turismo d’élite, l’aristocrazia internazionale si sposta alla ricerca di nuove mete, contribuendo alla diffusione del turismo in tutti i continenti. L’epoca del turismo di massa diventa quella del turismo di tutti e in tutti i luoghi.
  3. TURISMO POSTMODERNO: è quella che stiamo vivendo adesso. In esso non ci sono nuovi luoghi da scoprire, poiché ogni angolo è stato scoperto sia dal turismo d’élite che da quello di massa. Non sono più le mete a fare la differenza, ma le esperienze che si possono vivere. È quindi il modo in cui si visita e si vive una determinata località a segnare la differenza fra i vari ceti sociali: si tratta del cosiddetto turismo-teatro, nel quale il viaggiatore è al centro di una rappresentazione teatrale e
  • SECONDO FATTORE: riguarda l’acquisizione del tempo libero da parte di fasce sempre più ampie della popolazione, tanto che lo sviluppo del turismo di massa potrebbe essere descritto come il lento processo di conquista del diritto del tempo libero da parte del ceto medio prima e della classe operaia poi. Nella fase del prototurismo non esiste una demarcazione fra tempo di lavoro e tempo libero, perché esso è connaturato all’appartenenza alle classi alte della società: questa distinzione appare parallelamente alla nascita del turismo moderno. Quando poi la disponibilità di tempo libero si estende anche al ceto medio e poi agli operai, si va rapidamente verso il turismo di massa
  • TERZO FATTORE: è un fattore di tipo economico ed è il reddito disponibile. Non è infatti un caso che il turismo nasca in Gran Bretagna, il primo paese ad avviare la rivoluzione industriale e a sperimentarne tutte le conseguenze sia sul piano economico sia su quello dell’organizzazione dello spazio. E non sorprende il fatto che il turismo di massa sia nato negli Stati Uniti, mentre si è diffuso solamente nel secondo dopoguerra in Europa. CAPITOLO PRIMO: Il reddito e la curva di Engel Tra i fattori economici che influenzano i consumi turistici il ruolo più importante va attribuito al reddito: la spesa turistica diventa importante solo quando il reddito supera una certa soglia, che ovviamente può essere diversa da un paese all’ altro, da un epoca a un’altra e in base ai tipi di turismo. L’industrializzazione e l’aumento del reddito nazionale hanno progressivamente ampliato le fasce sociali in grado di raggiungere tale soglia, permettendo così la crescita del settore. Il turismo di massa è stato infatti reso possibile nel mondo contemporaneo proprio dal fatto che sono aumentate le remunerazioni del lavoro dipendente, consentendo anche a questa fascia sociale di consumare servizi turistici. Uno dei primi tentativi di spiegare la crescita del consumo dei servizi turistici consistette nel collegarla alla curva di Engel. Il celebre statistico tedesco affermava che “più povera è una famiglia, maggiore sarà la proporzione della sua spesa totale destinata all’acquisto di generi alimentari” e analogamente “più ricca è una nazione, minore sarà la proporzione di generi alimentari nella spesa locale”. Questa regolarità statistica è stata utilizzata per spiegare il declino del settore agricolo a favore di quello industriale e successivamente per dare conto dell’aumento dei servizi a scapito dell’industria. In particolare, i servizi turistici presenterebbero un’elasticità elevata aumentando in modo più che proporzionale a fronte di un incremento del reddito. Quello che è importante sottolineare è che il turismo moderno, sicuramente nato come bene di lusso, nel secondo dopoguerra si è poi trasformato in un bene normale, se non addirittura di prima necessità. La nascita del turismo di massa ha prodotto non solo un aumento dei consumi turistici, ma anche una notevole segmentazione del mercato o, in altre parole, una profonda differenziazione dell’offerta turistica, sempre più mirata a fasce precise di consumatori. Il reddito non è stato l’unico fattore determinate per la grande esplosione turistica, poiché si è sempre intrecciato con altri fattori socialmente rilevanti, tra cui il fenomeno dell’urbanizzazione. Un altro fattore di tipo economico che ha influenzato il settore del turismo sono i prezzi relativi, che riguardano gli effetti legati alla svalutazione della moneta. Prima del turismo di massa i prezzi erano forse più un segnale della segmentazione del mercato, e quindi del livello sociale di chi consumava i servizi turistici, che uno strumento competitivo per chi tali servizi offriva. Il tempo libero: una precondizione La nascita e l’affermarsi del turismo sono strettamente collegati al tempo libero, tutte le trasformazioni del settore turistico sono state precedute da radicali cambiamenti nelle modalità di impiego del tempo libero.
  • L’OZIO AL TEMPO DEI ROMANI: presso gli antichi romani il tempo libero era una condizione sociale e veniva rivendicato come un diritto da parte di uomini destinati, per nascita e per posizione sociale, alle più elevate posizioni politiche. Solo al cittadino nobile era riconosciuto il diritto dell’otium, cioè a un riposo che gli consentisse di trovare sé stesso attraverso la letteratura e l’esercizio fisico.
  • L’OZIO NELL’ALTO MEDIOEVO: l’ozio veniva percepito come la causa dei vizi umani, perdendo quella dignità che la cultura classica gli aveva assegnato. Questo radicale cambiamento avrà ripercussioni importanti nella storia europea, perché la nuova dignità conquistata dal lavoro manuale sarà uno dei presupposti filosofici della rivoluzione capitalistica; dall’altra parte esso provocò il progressivo abbandono di gran parte delle attività sociali ricreative. Non è un caso che in tale epoca, tra le tante forme di turismo che i popoli antichi avevano praticato, fosse sopravvissuto solamente il pellegrinaggio.
  • L’OZIO NEL BASSO MEDIOEVO: le varie espressioni del tempo libero riacquistarono un loro spazio nella vita di ogni giorno e si cominciò a distinguere fra pratiche lecite e no, ma comunque venne introdotta una dimensione ludica nella vita quotidiana degli uomini. Infatti, nel Trecento e nel Quattrocento ritornarono di moda antiche forme turistiche, come i soggiorni termali. La conquista del tempo libero fu per il ceto operaio anche una lotta per il proprio riconoscimento morale. Fino alla rivoluzione industriale non vi fu una netta separazione tra tempo libero e tempo dedicato al lavoro. nel Novecento, nei paesi più sviluppati oltre alla riduzione generalizzata del tempo di lavoro, la popolazione corrispondente a determinate fasce d’età è stata liberata dalla necessità di lavorare. Il monte ore annualmente dedicato al lavoro dipende dalla durata della giornata lavorativa, dalle giornate di ferie retribuite e dalla presenza di feste nazionali: l’intersezione di questi tre fattori è all’origine della progressiva riduzione del tempo di lavoro. quello che emerge nel corso del Novecento è proprio una generalizzata riduzione del tempo di lavoro e la progressiva comparsa delle ferie retribuite, cioè di un periodo che è possibile dedicare al tempo libero pur continuando a essere remunerati. Solamente da questo momento in avanti si creano le condizioni adatte per passare dal turismo d’élite a quello di massa. Il ruolo dell’intervento pubblico Quando si compra una vacanza in realtà si acquista un paniere eterogeneo di beni e servizi fra i quali vanno annoverati la mobilità, il pernottamento, il cibo e un vasto insieme di attività ricreative. Per questa ragione la domanda di servizi turistici viene normalmente soddisfatta da una o più imprese le quali offrono i servizi che consentono al turista di raggiungere una determinata località e poi utilizzare le opportunità di impiego del tempo libero là presenti. Questo insieme di beni e servizi può trasformarsi in un prodotto turistico seguendo molteplici percorsi che sono stati categorizzati in tre distinti modelli:
  • COMMUNITY MODEL è particolarmente diffuso in Europa. L’invenzione del prodotto turistico e il suo assemblaggio è il risultato de coordinamento fra i numerosi attori presenti su un territorio, dagli operatori economici alla pubblica amministrazione.
  • CORPORATE MODEL è di stampo nordamericano. L’invenzione del prodotto turistico e l’attività di promozione sono dominate da un’unica grande impresa che in genere gode di una posizione di leadership nella fornitura di almeno uno dei servizi di base
  1. FASE DI COINVOLGIMENTO: si entra in questa fase grazie alla pubblicità fatta dai primi esploratori. La pressione dei primi turisti spinge il settore pubblico a migliorare le infrastrutture necessarie per la crescita del settore turistico. Anche il settore privato, stimolato dalla domanda di servizi, sposterà parte dei suoi capitali dall’agricoltura al turismo. È questa la fase in cui l’offerta diventa protagonista, cercando di elaborare un prodotto turistico che si incroci con le esigenze della domanda.
  2. FASE DI SVILUPPO: aumenta progressivamente il numero dei turisti e può addirittura superare quello della popolazione residente. La località è ormai entrata nel circuito turistico e se i capitali locali non sono sufficienti interverranno degli investimenti di società esterne specializzate. Questa fase, che può essere descritta come il periodo d’oro di una località turistica, si presenta ricca di insidie poiché se non interviene un controllo a livello locale o nazionale, l’ondata di investimenti può causare il deterioramento delle risorse naturali del luogo e privarlo delle caratteristiche che ne costituiscono l’attrattiva. Questo problema è divenuto evidente per alcune coste del Mediterraneo negli anni Settanta e Ottanta nel nostro secolo.
  3. FASE DI CONSOLIDAMENTO: la località è ormai completamente affermata nel settore turistico e riceve flussi costanti di turisti. I turisti, in questa fase, non incrementano, ma si assestano.
  4. FASE DI STAGNAZIONE: il centro turistico ha strutture e caratteristiche legate a un tipo di vacanza che non è più di moda, diventa difficile attrarre nuovi turisti e le sue sorti sono ormai legate alla conservazione della clientela abituale.
  5. FASE DI DECLINO: l’area cessa di attirare turisti, conservando al massimo una dimensione locale con flussi di villeggianti nei fine settimana, e progressivamente gli impianti turistici vengono trasformati e destinati ad altri usi.
  6. FASE DI RINNOVAMENTO: è la possibilità di inventare un secondo ciclo, proponendosi come centro dia attrazione di tipo inedito. Il rinnovamento di una località può assumere forme originali (la costruzione di un casinò) oppure attraverso la realizzazione di impianti sportivi invernali o centri congressuali con lo scopo di aumentare la stagione turistica e attirare un nuovo mercato. Questo modello individua anche diversi momenti in cui è importante la collaborazione fra le autorità pubbliche e gli operatori privati: nella fase di coinvolgimento, in cui vanno realizzate le infrastrutture per accogliere i primi visitatori, nella fase di sviluppo per conservare le risorse naturali e quindi garantire una maggiore longevità turistica, nella fase di stagnazione per ripensare e riprogettare lo sviluppo turistico della località. Il contributo del turismo allo sviluppo economico La terziarizzazione dell’economia che ha caratterizzato gli ultimi decenni del Novecento ha generato un nuovo interesse al settore dei servizi e ha spinto gli studiosi a chiedersi quale ruolo essi possano svolgere nel processo di sviluppo dei paesi arretrati. Già nel 1758 si individuò nel turismo uno dei settori attraverso i quali fare arrivare valuta straniera all’interno di un paese e così riequilibrare la bilancia dei pagamenti. Tale consapevolezza si rafforzò nei due secoli successivi, tanto da spingere i governi dei principali paesi turistici a elaborare politiche a favore dello sviluppo del settore. Una delle critiche abitualmente rivolte al settore nei paesi poveri era proprio quella di generare un flusso di importazioni talmente elevato da neutralizzare l’effetto positivo sulla bilancia dei pagamenti stessa. Infatti, si sosteneva che se un paese è costretto a importare tutto ciò che serve per

fornire i servizi di ospitalità e intrattenimento ai turisti, allora il suo impatto complessivo sull’economia rischia di non essere positivo. Per indagare meglio su questi aspetti si è ricorsi al concetto di moltiplicatore del reddito. Esso misura l’incremento nel reddito verificato nell’intera economia come risultato di un cambiamento nel livello o nella distribuzione della spesa turistica. Al fine di calcolare tale impatto si prendono in considerazione tre livelli di spesa:

  • SPESA DIRETTA: riguarda gli alberghi, i ristoranti, il trasporto e i servizi turistici propriamente detti
  • SPESA INDIRETTA: è la spesa generata dal settore degli alberghi, dei ristoranti ecc. al fine di fornire i servizi turistici. Essa coinvolge il settore alimentare, quello dei mobili, ecc.
  • SPESA INDOTTA: poiché a seguito degli effetti diretti e indiretti aumenta il reddito prodotto in un’economia e poiché una parte di esso verrà speso in beni e servizi finali prodotti i quella economia, occorre tenere conto anche di quest’ultimo livello di spesa. In generale, più un’economia è in grado di fornire i beni e i servizi richiesti dai turisti, tanto maggiore sarà la proporzione di spesa iniziale che si trasformerà in reddito di quel paese. Un valore alto del moltiplicatore turistico può essere indicativo di una struttura economica complessivamente più solida e diversificata. Un secondo insieme di perplessità riguarda invece il ruolo svolto dagli investimenti stranieri nello sviluppo delle attività turistiche. Dei paesi arretrati. I turisti stranieri abitualmente si rivolgono ad agenzie e tour operator del paese di origine per organizzare una vacanza all’estero; tali intermediari a volte investono direttamente in strutture ricettive nei paesi di destinazione, altre volte si assicurano i sevizi firmando contratti con le imprese locali, quindi i costi e i benefici che i paesi in via di sviluppo ottengono dal turismo internazionale dipendono dalle caratteristiche di tali contratti. Bisogna tenere conto del fatto che tali investimenti, essendo rivolti al soddisfacimento della domanda internazionale, sono diventati veicoli per la diffusione di comportamenti di stile occidentale, a volte lontani dalle consuetudini locali. Una parte della popolazione ha così visto nell’arrivo dei turisti stranieri una nuova latente forma di colonizzazione di tipo culturale, la terza in ordine cronologico, dopo quella militare e quella economica. Infine, non va dimenticato che il turismo, come ogni altra attività economica, interviene a modificare il paesaggio e l’ambiente naturale, producendo in assenza di regolamentazione anche gravi danni ambientali. Per concludere possiamo dire che il turismo, al pari dei settori industriali, può essere un protagonista di quel processo di modernizzazione delle istituzioni sia economiche sia sociali, indispensabili per la crescita economica. CAPITOLO 2 I primordi del turismo Possiamo distinguere due grandi categorie di domanda turistica: i viaggi e la villeggiatura. A esse corrisponde la particolare fruizione di un particolare insieme di servizi turistici che si sono consolidati nel corso di un diverso percorso storico.
  • VIAGGI: la primogenitura spetta ai pellegrinaggi del Duecento e del Trecento e soprattutto al Gran Tour, cioè l’istituzione del viaggio erudito e di formazione dei giovani nobiluomini europei che si diffuse in Europa a partire dal Cinquecento.

Se la sicurezza e lo sviluppo economico costituirono una sorta di prerequisito alla diffusione dei viaggi, ciò che li resero effettivamente possibili fu la dotazione di infrastrutture: la formidabile rete stradale che collegava Roma a tutto il mondo conosciuto resta una delle maggiori opere civili che la civiltà romana ci ha lasciato in eredità. Quando tutte queste condizioni vennero meno, anche il turismo progressivamente scomparve: la villeggiatura con il successivo declino dell’impero e le sempre più frequenti invasioni barbariche cessò completamente. Le ville si trasformarono da luoghi di piacere in luoghi di difesa e assunsero l’aspetto delle fortezze. Il turismo itinerante si contrasse e quello che restò fu guidato da motivazioni profondamente diverse da quelle del passato: sarà infatti il sentimento religioso, diffusosi con il cristianesimo, a caratterizzare il turismo europeo medievale. La passione per le terme I romani avevano una passione per le terme. L’efficacia delle acque termali nella cura delle malattie era ben nota nell’Antica Grecia, dove spesso le fonti venivano collegate a una divinità. I romani appresero dai greci l’uso delle acque termali, nonché l’interesse per lo studio delle loro proprietà. L’aspetto più importante dell’esperienza romana è la progressiva diffusione di un termalismo mondano, legato al benessere del corpo piuttosto che alla cura delle malattie, e completamente dissociato da componenti religiose. La moda delle terme permise al regime imperiale di abituare a una maggiore igiene la gran parte della popolazione, visto che il bagno divenne un momento di svago accessibile anche ai più umili, e alcuni imperatori ne fecero costruire di gratuite per il popolo. Il bagno era allo stesso tempo un piacere e una cura per il corpo. La grande fama delle terme romane e delle città di villeggiatura nate attorno agli stabilimenti era dovuta al fatto che essi si presentavano come i luoghi di ritrovo e di divertimento. All’interno dei bagni non esisteva alcuna separazione tra uomini e donne. Con la diffusione del cristianesimo si chiude l’epoca dei bagni: alla cura del corpo e al mito della bellezza si sostituì il primato dello spirito. La decadenza dello svago legato alle terme può essere inserita in quel generale fenomeno di ruralizzazione della vita quotidiana che caratterizzò i secoli successivi alla scomparsa dell’Impero Romano. Il bagno a fini terapeutici o di divertimento sopravvisse invece fra le classi popolari. Anche in questo caso non si trattava più di una pratica sociale diffusa, quanto della sopravvivenza di antiche conoscenze popolari sugli effetti terapeutici dell’acqua. È probabilmente proprio questa permanenza del rito del bagno nelle tradizioni popolari che rese possibile la sua riscoperta e rivalutazione nel tardo medioevo. La religione, che in un primo momento aveva condannato tale pratica, lentamente la fece propria arricchendola del simbolismo cristiano. Nel Trecento iniziarono a comparire anche trattati medici sugli effetti terapeutici dell’idroterapia. Progressivamente le stazioni termali ritornarono a far parte delle pratiche sociali lecite, ma con una funzione totalmente trasformata rispetto all’epoca romana: non più luoghi di piacere e di ritrovo, ma luoghi per la terapia. La nascita del turismo religioso Molto probabilmente la prima forma di turismo a essere praticata nelle diverse civiltà umane è stato il viaggio a scopo religioso: forme di pellegrinaggio sono presenti in tutte le società antiche. Il turismo religioso è stato istituzionalizzato in tutte le grandi religioni, dall’induismo al buddhismo, dal cristianesimo all’islam. Il pellegrinaggio cristiano assume la funzione di diffondere in tutto il mondo la fede cristiana. Nella storia del pellegrinaggio cristiano tre mete hanno assunto un valore fondamentale: Gerusalemme, Roma e Santiago de Compostela.

  • GERUSALEMME: Il pellegrinaggio vero Gerusalemme conobbe una grande diffusione nel IV secolo, quando cessarono le persecuzioni e il cristianesimo divenne la religione degli imperatori. A guidare questi viaggiatori era un insieme di fervore religioso, di ricerca interiore e di sentimento anti-urbano. Nell’XI secolo, con l’inizio delle crociate, la tipologia del pellegrino cambiò radicalmente: i crociati

erano uomini che andavano in guerra e che non disdegnavano né i saccheggi né i furti. I cattolici riprenderanno i viaggi verso Gerusalemme solamente nell’Ottocento.

  • ROMA: Attorno al IV secolo si possono datare anche i primi pellegrinaggi verso Roma: all’inizio si trattò di un fenomeno di devozione popolare, ma quando la chiesa di Roma prevalse sulle altre esso assunse un nuovo significato. L’interesse religioso per Roma è da far risalire alla presenza di numerosissime tombe di martiri cristiani, nelle vicinanze delle quali vennero anche costruite piccole basiliche o oratori. Le mete più importanti erano le catacombe o i santuari. Nella fase iniziale il pellegrinaggio mobilitò soprattutto i residenti di Roma e delle regioni limitrofe. Successivamente a essi si aggiunsero principi, grandi personaggi e imperatori i cui viaggi avevano sia uno scopo politico sia un significato religioso. Tra i pellegrini vi erano poi i grandi peccatori che secondo un penitenziario ben preciso si recavano a Roma per espiare le loro colpe.
  • SANTIAGO DE COMPOSTELA: iniziò ad attirare fedeli a partire dal X secolo. Il successo di questa meta religiosa è legato al culto di San Giacomo maggiore, primo degli apostoli. Compostela è il luogo in cui venne ritrovato il sepolcro di san Giacomo. Nel Duecento esso si propose come il simbolo della lotta contro i mori e divenne meta di pellegrinaggio di coloro che avevano combattuto i musulmani. Il periodo d’oro di Santiago de Compostela fu il XII secolo. Nel corso del Seicento Santiago cominciò a perdere importanza in parte per la presenza di tanti altri corpi di santi in tutta la Spagna. Nel tentativo di riportare al vecchio splendore la meta spagnola i responsabili della cattedrale avviarono un grande intervento di ristrutturazione per adeguare al nuovo gusto barocco la vecchia struttura; da allora in poi la fama di Santiago non si è mai oscurata completamente e proprio negli ultimi decenni ha conosciuto un nuovo vigore. Oltre a questi tre fondamentali luoghi di culto il mondo cristiano ha sviluppato nel corso della sua storia centinaia di mete di pellegrinaggio. È in questi decenni che molte reliquie e icone furono salvate solo grazie al loro trasferimento in occidente, dove divennero meta di nuovi pellegrinaggi. Un altro fattore che incise sulla diffusione dei luoghi sacri furono le ripetute invasioni dell’Europa occidentale da parte delle popolazioni barbariche. L’apogeo del pellegrinaggio cristiano: il medioevo L’epoca tra il XII e il XIII secolo rappresentò l’apogeo del pellegrinaggio cristiano sia perché coinvolse una massa crescente di fedeli sia perché questa pratica conquistò un forte prestigio sociale. Il medioevo fu un’epoca in cui la religione divenne parte integrante di tutti gli aspetti della vita sociale e politica. La comunità cristiana riuscì a impregnare del suo spirito il mondo feudale, tanto che l’organizzazione della società, il funzionamento delle istituzioni e l’agire quotidiano avevano tutti un fine trascendente che era la salvezza nel Regno dei cieli. Qui il pellegrinaggio non era solamente una pratica religiosa, ma una vera e propria istituzione che in quanto tale godeva del riconoscimento sociale: il pellegrino intraprendeva il suo viaggio con l’approvazione di tutta la società e la tutela delle leggi di quell’epoca. Le leggi dei vari stati punivano con particolare severità chi derubava e chi assaliva i viaggiatori. Quello medievale fu soprattutto un pellegrinaggio penitenziale poiché chi intraprendeva questo viaggio era motivato dal desiderio di espiare i propri peccati e riguadagnarsi così la salvezza eterna. Il suo successo è strettamente collegato sia alla questione delle indulgenze sia alla definizione del concetto di purgatorio, che la Chiesa cominciò a introdurre dopo il Mille. La combinazione dei due elementi fu infatti alla base della convinzione che con il pellegrinaggio si potesse ottenere una diminuzione del tempo da trascorrere in purgatorio. Il pellegrinaggio penitenziale basato su un sistema di

per l’approvvigionamento di cibo; inoltre occorreva difendersi dai rischi di contagio epidemico che la grande concentrazione di persone poteva comportare per la città. Il secondo giubileo si tenne nel 1350 durante il papato di Clemente VI: qui comparve una prima significa differenziazione di censo, poiché mentre i poveri si spostavano in gruppi numerosi sia per motivi di sicurezza sia per rendere più piacevole il viaggio, i ricchi spesso evitarono il pellegrinaggio inoltrando la domanda di dispensa al papa e sostituendolo con un esborso monetario. Un giubileo importante fu quello del 1450 perché vene proclamato in un momento di debolezza della chiesa cattolica allora uscita da oltre un secolo di lotte interne. Durante il papato di Nicola V si fissò in 25 anni l’intervallo fra un giubileo e l’altro. I giubilei della prima metà del Cinquecento risentirono di quella fondamentale trasformazione che stava vivendo l’Europa con la nascita della riforma protestante. La riforma protestante assunse spesso l’aspetto di un attacco ad alcune tradizioni consolidate della chiesa cattolica. Tra il 1575 e il 1650 si registrò una nuova fioritura del pellegrinaggio romano: era iniziata l’epoca della controriforma, cioè della risposta della chiesa cattolica alla diffusione del protestantesimo. Proprio per il loro significato di riconferma della supremazia della chiesa di Roma i giubilei della controriforma furono anche molto curati sul piano organizzativo e pubblicitario. L’anno santo era scandito da due cerimonie principali: l’apertura e la chiusura della porta santa. Fra questi principali momenti si collocavano decine di riti ordinari. L’aspetto organizzativo più impegnativo era sicuramente la predisposizione di vitto e alloggio per tutte le migliaia di persone che giornalmente si presentavano alle porte della città. Le confraternite presenti in ogni parte d’Italia ebbero un ruolo importante nell’organizzazione del viaggio per intere comunità di persone. Dalla fine del Seicento alla metà del Settecento il fascino dei giubilei si appannò: vi fu un forte calo numerico dei pellegrinaggi. Nel corso dell’Ottocento si tenne solamente il giubileo del 1825, che fu anche l’ultimo anno santo proclamato dalla Roma dei papi. Esso fu un giubileo in tono minore che non riuscì ad attrarre pellegrini stranieri. Il giubileo successivo venne proclamato nel 1900, quando Roma faceva già parte del regno d’Italia. I giubilei del Novecento appartengono già a una nuova epoca turistica: spesso i viaggi sono organizzati da agenzie di viaggio, la durata del pellegrinaggio è molto breve e perfettamente conciliabile con l’attività lavorativa. L’epoca dei “grandtouristi” Dal Quattrocento le trasformazioni culturali che portarono all’umanesimo e poi a rinascimento diffusero una divisa concezione dell’individuo. Questa rivoluzione culturale cambiò il modo di fare turismo: gli itinerari dei viaggi si allontanarono dai santuari e dai luoghi sacri per toccare le città d’arte d’Europa, poiché i nuovi viaggi non avevano più come obiettivo le indulgenze, ma quello di ricevere una formazione culturale e acquisire una nuova sensibilità artistica. Tra il Cinquecento e l’Ottocento la moda del Grand Tour si diffuse progressivamente dalla Gran Bretagna alle classi aristocratiche dell’Europa continentale. In ogni caso il Grand Tour rimase soprattutto un costume inglese: un giovane rampollo della upper class non poteva sottrarsi a questo lungo viaggio che dalla Gran Bretagna l’avrebbe portato in Francia e in Italia e, sulla via del ritorno, in Germania e Olanda. L’opinione pubblica inglese riteneva il Grand Tour un aspetto della superiorità di un paese in cui i giovani venivano formati per essere cittadini del mondo. Il giovane studente veniva affiancato durante il viaggio da uno o più tutori che dovevano guidarne l’apprendimento culturale. Nel corso dei secoli il Grand Tour modificò parte delle sue caratteristiche.

  • DURATA: all’inizio aveva in genere una durata piuttosto lunga, che andava dai 3 ai 4 anni, proprio perché esso doveva garantire la formazione culturale dei giovani ed era concepito come una sorta di scuola itinerante. Era necessario fermarsi per lungo tempo nei nuovi paesi se si voleva imparare la lingua e acquisire le nozioni fondamentali di alcune discipline artistiche.
  • ITINERARI: gli itinerari dell’aristocrazia dell’Europa continentale differivano da quelli degli inglesi, ma tutti passavano per l’Italia, che divenne una delle mete obbligate. Tale preferenza traeva origine dal primato culturale dell’Italia, considerata il paese delle cento città dove ovunque era possibile trovare prodotti artistici. Il carattere cosmopolita di “centro del mondo” era uno degli aspetti che più affascinava gli stranieri che giungevano a Roma. I viaggiatori venivano spesso distratti da attrazioni meno spirituali e di minor contenuto culturale. Nella seconda metà del Seicento accanto al Grand Tour si diffuse anche la nuova pratica di un lungo soggiorno nei collegi di educazione riservati ai nobili. Tale fenomeno aveva le sue radici in una pratica culturale che si era diffusa durante il medioevo, quella della grande mobilità degli uomini di cultura: letterati e scienziati viaggiavano per l’Europa e le università si contendevano le loro prestazioni. La cultura cosmopolita dell’umanesimo ben si sposò con tale tradizione sino a farne un vero e proprio fenomeno sociale. Nel corso del Settecento l’Italia e il Mediterraneo in generale assunsero agli occhi degli aristocratici europei la connotazione di un’area in ritardo di sviluppo civile e economico. Questa convinzione non segnò affatto la fine del flusso turistico verso la penisola: anzi il Settecento fu il secolo in cui l’Italia conquistò un posto nelle preferenze dei grandtouristi. L’aspetto della formazione culturale passò in secondo piano, sostituito da un atteggiamento più turistico: il viaggio di piacere attraverso l’Europa offriva la possibilità di vedere ambienti naturali inconsueti, assai diversi da quelli del paese di origine.
  • ETÁ: la trasformazione provocò dei cambiamenti nelle modalità organizzative: la durata del viaggio si ridusse tanto che all’inizio dell’Ottocento difficilmente superava i 4 mesi e cambiò la fascia d’età, riguardando non più ragazzi di 20-30 anni, ma uomini sui 30-40 anni.
  • STATUS SOCIALE: anche lo status sociale di chi si metteva in viaggio non fu più lo stesso: ai giovani aristocratici o altoborghesi si erano affiancati scrittori, artisti, filosofi e rappresentanti delle classi medie. Quali trasformazioni dell’offerta turistica permisero al paese di conservare i flussi turistici conquistati nel secolo precedente? La diffusione dei viaggi fu facilitata dal miglioramento di tutta una serie di tecniche nella costruzione delle navi e nella realizzazione di mappe dettagliate. Per molto tempo sia le strade sia i mezzi di trasporto impiegati dai turisti furono quelli del servizio postale. Solamente nell’Ottocento il sistema di trasporto cambiò radicalmente grazie all’introduzione delle ferrovie e delle imbarcazioni a vapore. I ricchi cercavano di viaggiare in modo più confortevole, ma non potevano ottenere una maggiore velocità. Utilizzare i mezzi pubblici significava però accettare condizioni di viaggio veramente difficili. Dopo il 1840 molti viaggiatori iniziarono a coprire alcune tratte dei viaggi su piroscafo a vapore, che in genere consentiva di risparmiare tempo e di viaggiare più comodamente, ma sarà l’arrivo della ferrovia ad abbreviare radicalmente la durata dei viaggi e il loro costo aprendo la strada a un turismo ben diverso da quello del Grand Tour. Nel corso dell’Ottocento il Grand Tour attraverso l’Europa continentale passò di moda, sostituito da altre maniere di trascorrere le vacanze e di fare turismo, ma anche soppiantato da itinerari che toccavano nuove mete: gli aristocratici inglesi non confinavano più i loro viaggi all’Europa, ma cominciarono a girare il mondo e a visitare le loro colonie alla ricerca di un esotismo che le città europee non potevano garantire. Una delle mete preferite divenne l’India. La moda dell’esotico assunse a volte un aspetto più culturale: si diffuse una nuova figura di viaggiatore, quella dell’erudito eclettico, archeologo dilettante alla ricerca delle testimonianze delle antiche civiltà. l’Egitto fu uno dei paesi che esercitò il fascino maggiore e l’archeologia rappresentò il principale richiamo. La moda del Grand Tour europeo sopravviveva solo grazie agli americani benestanti che dalla metà dell’Ottocento iniziarono a viaggiare verso i centri europei alla ricerca di testimonianze architettoniche e artistiche. Oggi assistiamo alla diffusione di una nuova tipologia di Grand Tour a scopo educativo: si tratta dei soggiorni presso le università straniere. Ma anche l’aspetto del
  1. La realizzazione di alberghi di grande dimensione L’attrattiva delle città termali dipendeva molto dalla loro capacità di far divertire i villeggianti. Se l’esistenza di una fonte termale era necessaria per proporsi come città per la villeggiatura, è chiaro che solo l’invenzione e gli investimenti privati e pubblici ne potevano decretare il successo. La città termale inglese che nel corso del Settecento guidò la transazione dalla cura allo svago per la classe aristocratica e rappresentò un modello per le altre località fu appunto Bath. Verso la fine del Settecento la moda della vacanza nelle città termali venne esportata nell’Europa continentale, dove il centro più famoso divenne Spa. Sull’onda dell’esempio inglese il termalismo divenne una moda generalizzata in tutto il continente europeo, non solo a Spa. Tuttavia furono pochi i centri che riuscirono ad attirare una clientela cosmopolita e in genere essi assunsero una dimensione regionale. È possibile individuare un tragitto comune dei centri termali europei:
  2. Nella fase iniziale i medici locali si impegnavano nella pubblicità delle proprietà curative delle acque
  3. Gli operatori economici realizzavano le prime strutture e si preparavano a dare vita a una nuova città del loisir
  4. Nella fase di sviluppo, che in Europa è collocabile nella seconda metà dell’Ottocento, l’apporto di capitali regionali o nazionali fu decisivo per lo sviluppo. Il declino delle località termali dell’Europa centrale avvenne in ritardo di quasi un secolo rispetto alle località termali inglesi, poiché sino alla prima guerra mondiale esse mantennero una notevole capacità di attrazione sia sull’aristocrazia europea sia sul ceto borghese. Il fascino dei mari freddi: una nuova moda inglese il declino dei centri termali si affiancò al rapido sviluppo di un nuovo modo di fare turismo, quello balneare che si affermerà tra il 1755 e il 1780. Nato in Gran Bretagna, seguì anch’esso il modello di Bath. Nelle città balneari l’attrazione principale era rappresentata dal Kursaal, era una costruzione concepita con gli stessi criteri dello stabilimento termale, con la differenza che non sorgeva al centro di un parco, ma sulla spiaggia. L’invenzione del mare come meta turistica appartiene ancora una volta all’aristocrazia. Anche in questo caso se il mare, cioè una caratteristica dell’ambiente naturale, fu all’origine dell’attività turistica, lo sviluppo e il successo di entri balneari dipesero dalla loro capacità di gestire il tempo libero dei villeggianti e dagli investimenti realizzati. Alla fine del Settecento spiccò Brighton tra le località balneari in via di sviluppo. I turisti inglesi si recavano a Brighton d’estate, ma comunque alla ricerca di un mare nordico, dalle basse temperature e dalle acque gelide, poiché secondo i dettami medici del tempo il bagno salutare era quello nell’acqua fredda. La spiaggia era considerata un luogo dove camminare e conversare, ma non rappresentava un punto di ritrovo, non esistendo delle strutture per sostare. Al sole non era riconosciuta nessuna funzione terapeutica e durante le passeggiate ci si proteggeva con degli ombrellini. Il cuore della vita turistica era il centro urbano, dove si facevano lunghe passeggiate. Dopo il 1840, con la diffusione della ferrovia, si formarono numerosi nuovi centri balneari: si trattava spesso di località minori che attiravano una clientela meno importante e che richiedeva strutture meno costose. Con l’avvento della ferrovia i centri balneari inglesi cominciarono ad aprirsi ad un turismo meno d’élite e le città che si ingrandirono di più furono quelle attrezzate a ricevere le famiglie del ceto medio. Tra il 1880 e il 1910 nascono nuove stazioni balneari nelle province inglesi e del Galles settentrionale: fu in queste nuove aree che la domanda turistica delle classi lavoratrici divenne effettivamente importante. La più famosa località di vacanza frequentata dalle classi lavoratrici divenne Blackpool, la prima nel mondo ad avere una clientela popolare. Si può quindi dire che in Gran Bretagna l’origine del turismo di massa risalga alla fine dell’ottocento. La prima guerra mondiale interruppe lo sviluppo delle località balneari inglesi e limitò la loro animazione estiva. Quando negli anni Venti e Trenta il turismo riprese a crescere, qualcosa era

ormai cambiato, ed esse non ritornarono agli splendori dell’Ottocento. Nel secondo dopoguerra iniziò un lento declino per tutte le città balneari inglesi. Le ragioni erano molteplici, in maggior parte legate alle nuove caratteristiche della domanda turistica. Il sole era divenuto un elemento importante nella balneazione e inoltre, aerei, pullman e treni permettevano di raggiungere facilmente le località di villeggiatura del Mediterraneo. Il centro di gravità del turismo si era spostato altrove, ben lontano dalla Gran Bretagna. Perché proprio gli inglesi inventarono il turismo è innegabile il primato inglese nella creazione del turismo moderno. Cosa può aver innescato negli inglesi il desiderio di viaggio prima e della villeggiatura poi? Ci si chiede cosa può aver fatto nascere proprio negli inglesi il desiderio del viaggio (Grand Tour) e poi della villeggiatura. La moda del G.Tour fu introdotta dagli inglesi e seguita da francesi tedeschi e Paesi Bassi e mai da italiani e spagnoli. Tutto questo perchè gli inglesi possedevano l'umiltà necessaria da ritenere importante apprendere ciò che era stato elaborato negli altri paesi (dove persiste un primato culturale). Il viaggio era considerato da loro un modo per avvicinarsi alla conoscenza del mondo. Il G. Tour aveva dunque uno scopo preciso: si viaggiava per imparare; e questo valeva non solo per un giovane aristocratico ma anche per il mercante. Presto il desiderio di conoscere passò in secondo piano sostituito dal desiderio di compiere un viaggio di piacere o alla scoperta dell'arte. Fra le cause legate alla più rapida crescita economica occorre inserire almeno due importanti trasformazioni che sono importanti per lo sviluppo delle città turistiche e in G.B. avverranno prima che altrove: urbanizzazione dei luoghi del tempo libero e la formazione di un ceto borghese numeroso e ricco. L'afflusso dei turisti nelle stazioni termali marine ebbe inizio verso il 1720 in quanto secondo i nuovi dettami medici l'acqua fredda e l'aria marina presentavano elementi terapeutici: se l'acqua, oltre ad essere fredda era anche salata, diventava addirittura curativa. Il più famoso di questi nuovi terapeuti fu Russel: a suo avviso nuotare in mare poteva rinvigorire i bambini rachitici e le ragazze deboli e ridare speranza alle donne sterili. All'inizio dell'Ottocento dall'acqua di mare si passò all'aria di mare che contribuiva alla guarigione dalle malattie respiratorie (tubercolosi: molto diffusa in quel periodo). La G.B fu anche il paese in cui la domanda di questo nuovo tipo di turismo si incontrò anche con l'offerta favorendo la nascita e lo sviluppo dei primi grandi centri turistici. Gli inglesi preferirono, inizialmente, trascorrere la villeggiatura nelle località inglesi: quindi si trattava di una domanda turistica di tipo locale (considerando anche la lentezza dei tradizionali mezzi di trasporto). Le città di villeggiatura si svilupparono vicino ai centri industriali e finanziari dell'epoca. Importantissima fu la costruzione delle ferrovie, grazie alle quali ci fu una rapida crescita delle stazioni balneari (portando nelle città di villeggiatura la classe media e poi quella operaia). Ovviamente i piani di sviluppo della rete ferroviaria erano quelli di collegare i porti commerciali con le attività industriali, e non per favorire il trasporto di bagnanti anche perchè il turismo aveva la caratteristica stagionale. Ma fu proprio la vicinanza tra le città di lavoro e quelle di vacanza che permise un vastissimo utilizzo delle reti ferroviarie. IL MARE D’INVERNO E LA SCOPERTA DE MEDITERRANEO Le spiagge del mediterraneo iniziarono ad esercitare attrattiva sui villeggianti solamente nel Novecento. Un insieme di tappe vennero percorse prima di arrivare allo spostamento su questa zona. Durante la prima fase si ebbe la nascita dei centri balneari sul mare del Nord o sul mar Baltico: dall'Inghilterra quindi ci si spostò verso un mare altrettanto freddo (in Germania). Anche in Germania le località balneari sono state costruite a seconda delle zone consigliate dai medici (appunto mari freddi, in quel periodo). A differenza delle città balneari inglesi però (in cui lo sviluppo avvenne in modo autonomo), questi luoghi furono costruiti grazie alla volontà da parte di autorità (come le famiglie reali). Le città turistiche tedesche riproducevano fedelmente il modello di Brighton e quindi erano molto apprezzate dagli inglesi. Fino alla prima metà dell'ottocento tutti i centri balneari più esclusivi si trovavano sul mar del Nord, mar Baltico e le coste dell'Atlantico: si andava al mare in estate ma si cercava un mare freddo. La prima grande stazione balneare del Mediterraneo a inserirsi nel circuito internazionale fu la francese Sète. Visto che i turisti cercavano un mare freddo i turisti cercavano un mare freddo, essa si offrì per un turismo invernale e accolse gli aristocratici. La stagione durava sette mesi (da ottobre ad aprile) e a

 Lunga e complessa trasformazione culturale iniziata nel 700: rivoluzione scientifica, romanticismo, Rousseau e il mito del buon selvaggio. Comparsa dei primi racconti di scalate. Non c’è una vera e propria svolta ma diventa un luogo che si può studiare: desiderio di conoscenza.  Con l’Illuminismo un numero crescente di studiosi comincia a frequentare la montagna.  Una nuova trasformazione positiva è l’affermarsi della cultura romantica: diversa idea di bellezza, la montagna diventa un luogo affascinante, dove si desidera andare per il piacere di essere là.  Si afferma l’idea che piace anche ciò che può far paura, mentre nell’Illuminismo piaceva ciò che era regolare. Cambia l’atteggiamento delle persone e la loro percezione della montagna, che diventa attraente.  Mito del buon selvaggio: popolazioni che sono rimaste a contatto con la natura diventano portatrici di valori, mentre prima erano immagini di sottosviluppo: diversa sensibilità nella popolazione europea grazie alla quale cambia totalmente l’immaginario collettivo della montagna.  Spazio per nuove elaborazioni e prodotti turistici. IN MONTAGNA D’INVERNO  Istanze salutiste: aria secca e fredda. Comparsa di trattati medici che danno molta importanza all’aria di montagna, anche per combattere la tubercolosi: molti effetti positivi.  Anni 60 dell’800 si introducono attività ricreative per i turisti: pattinaggio, gare di bob.  Il problema è che non si sa cosa far fare ai turisti che vanno in montagna: prime proposte degli albergatori che organizzano le vacanze tutte all’interno dell’albergo, a parte qualche breve passeggiata.  Sport invernali: lanciano il turismo invernale in montagna, ma non è lo sci. Le prime attività sono pattinaggio e discese con lo slittino: organizzazione di piste per queste attività.  La Svizzera (Saint-Moritz) è la prima a proporre queste attività, con la costruzione prima di piccole strutture ricettive e poi dei primi grandi alberghi.  Lo sci comincia nelle Alpi, in Svizzera (primo paese capace di sviluppare un turismo montano. Arrivo di istruttori dalla Norvegia: danno vita alle prime associazioni. 1894: primo sci club svizzero nelle zone vicine alle montagne. I numeri di turisti sono ancora molto bassi (numero di iscritti minore di 700). Lo sci di fondo aveva una storia diversa: era già noto come mezzo di trasporto per spostarsi da un posto all’altro. La prima olimpiade invernale si ha nel 1924: istituzionalizzazione degli sport invernali, riconosciuti sport a pieno titolo. Restano ancora per molto tempo delle attività elitarie. Il primo problema per lo sci è il superamento delle barriere fisiche, e qui la tecnologia svolge un ruolo fondamentale: nella seconda metà dell’800 si introducono teleferiche e funicolari, strutture pesanti che consentivano di far salire e scendere i materiali. In Italia e Austria si diffondono durante la prima guerra mondiale, per necessità di trasferire una grande quantità di materiali pesanti. In seguito si introducono strutture anche per il trasporto di persone: tele slitte, teleslittini, skilift (primi prototipi, 1935 in Francia). Più comodità per i turisti grazie alle innovazioni degli anni 50: cabinovie, 1951 cabinovie Mancini

TAPPE DELL’INVENZIONE DEL TURISMO MONTANO

 Alpinismo: diventa una moda del mondo aristocratico, i primi scalatori erano i naturalisti, che raggiungono quote elevate per studiare la natura. Le élite si innamorano di questa sfida: molte spedizioni finiscono anche male.  Passione inglese per le scalate  Nascita dei club alpini: 1857 alpine club (Inghilterra) raggruppa gli appassionati dell’alpinismo. Oggi sono associazioni per gli appassionati di montagna. Non nasce però nei paesi che hanno le montagne, ma in Inghilterra. Per chi vive in montagna invece si è legati ad essa in maniera diversa.  Conquista del Monte Bianco nel 1786: prima grande sfida.  La lunga lotta per il Cervino: 1838-1865. Si sono fatti tanti tentativi prima di raggiungere la vetta. È una storia tragica, una delle più importanti scalate, che diventa anche un romanzo popolare raccontato nei giornali dell’epoca: diversa immagine della montagna, luogo che si vuole assolutamente raggiungere.  Alpinismo come evento storico che caratterizza quel cambiamento di sensibilità, ma sono comunque pochissimi coloro che si recano in montagna per queste sfide. Non è un’attività capace di portare turisti.  Chamonix: da li partono le prime spedizioni per conquistare il monte Bianco.  Termalismo: alcune località cominciano a valorizzare le fonti termali in montagna. Vengono costruite delle strutture per facilitare il contatto con queste fonti. Il problema è valorizzare il fatto che si trovino ad alte quote, lontano dalle città. Molte località montane cominciano a proporsi per il periodo estivo.  La montagna d’estate ha molti riscontri positivi, perché d’estate non c’erano molte altre scelte: nell’800 il mare d’estate non c’era ancora. CAPITOLO QUARTO: IL TURISMO DI MASSA La seconda metà del novecento è stata una delle epoche più feconde per il settore turistico, caratterizzata dalla diffusione delle vacanze e dei viaggi presso strati sempre più ampi della popolazione. Il turismo di massa non ha rappresentato la fine della storia, ma una delle due fasi più vivaci. Il turismo si conferma un prodotto complesso i cui cambiamenti si associano a nuovi approcci culturali. LA NASCITA DEL TURISMO DI MASSA Perché lo sviluppo del settore turistico nel periodo tra le due guerre è stato contenuto e solamente negli Stati uniti ha assunto una dimensione di massa? Le ragioni vanno cercate nel clima politico e economico internazionale. Questo fu il cosiddetto periodo d’oro della crescita economica dei maggiori paesi industrializzati, Europa, Usa e Giappone. Il grande aumento dei flussi turistici è alla base di quel fenomeno che è stato chiamato turismo di massa e che ha portato con se profonde trasformazioni qualitative. Nel corso degli anni sono state proposte diverse definizioni per questo termine:  Per i sociologi: il turismo diventa un fenomeno collettivo, tutti vogliono fare quel tipo di esperienza. Si segue una moda. Partecipare a quel fenomeno segna l’appartenenza stessa alla società civile, al