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Appunti di tutte le lezioni nell'anno 2022-2023 di ''analisi dei programmi televisivi''
Tipologia: Appunti
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Come si fa l'analisi di un testo televisivo? L'analisi non è il parere personale, quella è un'opinione. Un'analisi ha una griglia e una struttura oggettiva. Bisognerebbe smettere di esordire dicendo "secondo me", depotenzia ciò che si dice perchè sempre sia solo la propria opinione. Per fare un'analisi si devono prendere uno per uno tutti gli elementi che compongono il programma. Analisi: Il Festival di Sanremo Nessun programma televisivo italiano ha il livello di complessità di Sanremo, questo è definito un "media event". Nessun programma televisivo di intrattenimento dura 5 giorni consecutivi in prima serata e intorno ai quali si ristruttura il palinsesto, non è un evento eccezionale se intendiamo qualcosa che capita all'improvviso, però è eccezionale perché non è uguale a nient’altro. Siamo di fronte ad un unicum che va analizzato con categorie interpretative diverse da quelle degli altri programmi televisivi, come per esempio la parte social, le conferenze stampa ogni mezzogiorno... Amadeus ha rapporti pessimi con i giornalisti, infatti da un paio di anni ha deciso di spostare la sala stampa da sopra il Teatro Ariston, dove potevano stare 600 giornalisti circa, alla sala stampa del Casinò, dove possono stare circa 100 giornalisti. Non a caso questa scelta è stata fatta quando il suo successo era già consolidato, non il primo anno. E' una persona attenta, capace, con un enorme senso del ritmo, senso della misura non banale, ma è tosto anche se non lo dà a vedere. Su Sanremo si struttura il palinsesto della Rai di tutto l'anno, la vendita degli spazi pubblicitari è importante per tutto l'anno. E' il primo programma ad essere venduto agli inserzionisti dalla Rai, quindi quello su cui si gioca tutto. E' un racconto, il che significa che ha dei ruoli, dei protagonisti, un andamento narrativo. Si può considerare come una serie perchè quello che accade in un programma così complesso è la scaletta, che non è altro che l'ossatura del racconto di Sanremo. I cantanti vengono scelti per una serie di ragioni che sicuramente hanno a che fare con la qualità del brano e dell'artista, ma anche con la casa discografica. Ciascuno, o quasi, dei cantanti che hanno a che fare con il cast ricopre un ruolo narrativo. Per esempio Rosa Chemical è il corrispettivo di Achille Lauro di qualche edizione fa, invece Giorgia è un'artista classica che piace ad un pubblico adulto. Ci vuole tantissimo tempo per prepararlo. Sanremo è la metafora del linguaggio televisivo, analizzarlo vuol dire analizzare tutta la televisione. A 3 giorni dalla fine non si vuole più sentir parlare, è già vecchio perchè la televisione vive nel presente. Una serata di Sanremo finisce nel momento in cui inizia quella successiva, le polemiche si trascinano pochissimo perchè è tutto proiettato sull'adesso. La questione degli ascolti viene raccontata molto bene durante le conferenze stampa. Questo Festival è stato presentato come il migliore del mondo, con i più alti ascolti, in realtà non è così. Il dato principale che in pochi conoscono è che il pubblico televisivo della tv generalista in generale sta diminuendo quindi le percentuali di share inevitabilmente salgono. Inoltre più un programma si allunga e più la share si alza.
Come analizzare un testo televisivo Cos'è un testo televisivo? Il testo televisivo è un oggetto complesso, la sua caratteristica è che ha una struttura sfuggente, aperta e fluida quindi rende più complesso trovare gli strumenti migliori per la sua analisi. A differenza del film, con il quale condivide la dimensione sonora e altri elementi, il testo televisivo deve essere inserito in un contesto di fruizione e di collocazione. Analizzando una puntata di un programma tv non si può non fare riferimento al contesto in cui questa puntata si inserisce, cosa che per il film non accade a meno che non sia un film seriale. La prima cosa da fare per l'analisi di un programma è collocarlo, inoltre bisogna esplicitare da subito di cosa si vuole parlare perchè se no si rischia di disperdere l'analisi che si vuole fare. E' necessario adottare un approccio olistico e sistemico, tenere conto del fatto che il testo televisivo deve essere considerato come un sistema composto da tante parti. Ci sono sempre due elementi da considerare in ogni analisi:
personaggi, inventato musicisti. Quindi ha avuto l'enorme fiuto fino all'ultimo della scoperta di talenti, prima fra tutte sua moglie. Egli aveva una ritualità, si può prendere il suo talk-show, scomporlo e analizzarlo in tutti i punti di vista, e si ha davanti il linguaggio televisivo in tutte le sue forme (musica, parola, celebrità, pettegolezzo, approfondimento politico, denuncia, informazione, comicità). In nessun altro programma televisivo si trova tutto questo. La televisione è parola ancora prima che immagine, è musica, è pubblico in sala che è protagonista. Nel suo talk-show c'è ritmo ma anche silenzio, cosa importantissima anche nei programmi di Maria de Filippi. La televisione è fatta di parole e nella maggior parte dei casi ha paura del silenzio, anche perché costa. Invece lui ha insegnato a tutti cosa significa saper gestire il vuoto, le pause e i silenzi. Il ritmo è fondamentale e determinato dall'uso della parola. Una delle prime regole che bisogna imparare per valutare un programma televisivo è il suo ritmo, il modo con il quale scandisce il tempo non solo dal punto di vista visivo, ma soprattutto verbale. Chi sta guardando la tv non si deve annoiare e nella maggior parte dei casi la gente è distratta mentre la guarda. Bisogna alternare i toni, riuscire a cambiare argomento senza perdere ritmo, anzi aggiungendone. La capacità di Costanzo è stata quella di riuscire a fare un programma di parola giocando prevalentemente sul ritmo dato dalla componente puramente verbale che dalla capacità di alternare i toni. Mettendo in scena su un palco persone diversissime riuscivano a fare appassionare spettatori distratti ad un contenuto che cambiava continuamente in 2 ore, per esempio mischiando numeri di cabaret. La reazione del pubblico in sala è la prima prova del fatto che un personaggio funziona oppure no. Inoltre la sua grande abilità è stata proprio la capacità di mettere insieme le differenze con un ritmo incredibile che gestiva in tanti modi. La prima cosa da guardare è la prossemica , come sono posizionate le persone nello spazio. C'è un palcoscenico con un pubblico in sala e uno dietro allo schermo, ci sono delle sedie, un pianoforte e un sipario. L'unica sedia che si muoveva era la sua, si accomodava dietro le spalle dell'ospite che in quel momento voleva far parlare e quando decideva che era arrivato il momento di chiudere l'intervento si alzava e andava da un altro. Gli ospiti quindi venivano esaltati per la loro personalità e le loro caratteristiche, ma chi decideva cosa dovevano dire/quando e per quanto tempo era Costanzo. Cuciva una puntata spostandosi alle spalle degli sopiti e decidendo i turni di parola. "Belve" di Francesca Fagnani è molto debitore a Costanzo, la cosa che piace tanto della conduttrice è il suo usare continuamente delle interiezioni in maniera sgradevole apposta per mettere in difficoltà l'ospite. Quel modo lì lo utilizzava Costanzo anni fa. Puntata (20/09/1991): Mette insieme persone assurde, poi ad un certo punto qualcuno del pubblico gli dà noia perché applaude fuori tempo quindi si arrabbia e lo dà a vedere. E' molto diretto e autorevole, non è un conduttore facile ma tosto che ha nei confronti della gente che è lì un potere enorme perchè li invita, dà loro la possibilità di esprimersi, ma può decidere che quello che stanno dicendo o facendo non va bene. Un altro aspetto interessante è il mix tra gli ospiti, il colpo di gento di questa puntata è stato aver messo seduti uno affianco all'altro un ragazzino e la Sora Lella, lei sembra la nonna di questo ragazzini quindi è interessante il loro contrasto che Costanzo cavalca in maniera linguistica e verbale perfetta. Costanzo borbotta continuamente e parla in modo poco chiaro e comprensibile, questo è un altro modo distintivo per dare ritmo alla trasmissione, ma soprattutto è il modo con il quale lui conduce questo programma.
La regia è attentissima, ci sono elementi visivi che rafforzano la nostra percezione di ciò che stiamo vedendo da casa. Inquadrare un talk-show è difficilissimo, lì è tutto fermo quindi c'è il rischio di annoiare. A volte non è chi sta parlando che interessa di più, ma la reazione di qualche ospite, quindi la regia deve stare molto attenta ad inquadrarla nel momento giusto. Attraverso questo programma si può vedere l'evoluzione della televisione. Il linguaggio televisivo è racconto, nella sua massima espressione lo vediamo proprio nel talk-show. Costanzo ha inserito all'interno di esso anche temi non leggeri come la mafia, oppure intervistando i maggiori esponenti politici del paese. Un palcoscenico su cui fotografare un paese. In tutti i talk-show che punteggiano il palinsesto c'è un debito fortissimo nei confronti del "Maurizio Costanzo show", un altro debito fortissimo ce l'hanno i programmi di Maria de Filippi. Famosi anche gli spin off di questo programma che era "Uno contro tutti" in cui un personaggio veniva posto al centro e a lui venivano poste domande per ore da tutti gli altri ospiti. Confronto con "Belve": C'è un problema di scenografia, il pubblico in studio da quando è in prima serata è stato inserito ma è freddissimo, è molto in fondo rispetto alla scena, ed ha una funzione più decorativa che narrativa. La posizione dell'intervistato è scomodissima perché è su uno sgabello. Lei inoltre è già presentata come una belva, e la canzone della sigla fa intendere cosa dovranno fare gli intervistati, cioè raccontare cosa hanno sbagliato nella vita. la Fagnani dal punto di vista della mimica è molto brava, è bella e carismatica e utilizza il suo corpo per comunicare. Prende in giro i suoi ospiti sono 2 minuti, lo fa con il viso, con la espressioni, con il quadernetto (preso dalla Leosini). Lei è persino eccessiva perché in alcune circostanze non lascia nemmeno il tempo di rispondere e va avanti.
Analisi della serie "Mare fuori" Fenomeno esploso negli ultimi mesi. Scheda programma: ● 3 stagioni, in produzione dal 2020, e ne sono state previste altre 3. La quarta stagione verrà girata a Maggio ● 12 puntate per stagioni di un'ora lorda circa ● La produzione è condivisa tra Rai Fiction e Picomedia ● La distribuzione è da Rai 2, Rai Play e Netflix il che è abbastanza strano. L'esplosione di questa serie si dice che è dovuta alla pubblicazione sulla piattaforma Netflix principalmente. I diritti sono una questione molto delicata e spinosa perchè nel caso di "Mare Fuori" i diritti di sfruttamento del prodotto, cioè la messa in onda, il brand, i prodotti ancillari (merchandising), sono della Rai. Detenere i diritti di un prodotto vuol dire che tutto quello che deriva da quel prodotto va nelle tasche di chi li detiene, ma questi solitamente hanno una scadenza. Quando si deposita un format, o un programma, o un concept di una serie, quindi lo si posiziona in modo che il copyright sia protetto dalla SIAE, normalmente si definisce il perimetro dei diritti di questo. Si definisce la durata di questi, il destinatario e il range, cioè la copertura. Solitamente quando un prodotto televisivo come questo viene realizzato messo in onda sono 2 i soggetti coinvolti, uno è la casa di produzione (Picomedia) e l'altro è l'emittente che manda in onda il programma o che chiede che esso venga realizzato (Rai). Non è sempre così. In questo caso parliamo di una coproduzione, insieme le case di produzione mettono il denaro per realizzarlo, ma molto spesso si tratta di produzioni di un
Quello che succede con questa serie è che quando finisce si sente una mancanza che aveva a che fare con la dimensione affettiva che la storia e la recitazione riescono a creare nello spettatore. Sono figure credibili e questo non succede spesso nel teen drama perchè solitamente lì le figure sono tanto stereotipate o rappresentate in maniera parziale. Un aspetto straordinariamente importante di "Mare Fuori" rispetto ad altre serie per quel target, è la relazione tra ragazzi e adulti che è affrontata in maniera molto curata e attenta. Solitamente le persone adulte sono sullo sfondo, qui invece la figura adulta rappresentata dal personale del carcere è raccontata. Si cerca di raccontare la storia di tutti i personaggi, anche degli adulti, e anche i genitori dei ragazzi detenuti vengono rappresentati, ci sono. Non tutti sono trasparenti, negativi, per esempio la mamma di Carmine racconta la sofferenza dell'essere madre di un ragazzo che corre un pericolo di vita costante e soffre molto quando il figlio è in pericolo per causa sua, questo personaggio riprende Imma Savastano di "Gomorra". In questo senso le storie di "Mare Fuori" non sono solo storie di ragazzi ma anche di adulti, il che è quasi una rarità, e sono storie di adulti che funzionano indipendentemente dai ragazzi, come per esempio quella di Beppe o del comandante. La scrittura è la capacità di cucire storie credibili, con dei dialoghi per il 90% condivisibili e credibili. E' difficile che ci siano cali di tensione. Un altro aspetto da tenere in considerazione è la dimensione social che è esplosa con la distribuzione su Netflix. Però adesso questo cast è ovunque nei programmi Rai.
The last of us Oggi parleremo di una serie tratta da un videogioco USA: “THE LAST OF US” 2013 (la serie del 2023) La storia è la stessa che viene raccontata nel gioco, tuttavia con delle modifiche molto importanti, ci sono molti aspetti interessanti che rendono questo oggetto di studio importante da osservare dal punto di vista dell’analisi. Inizialmente doveva essere un film, PlayStation Studios ossia l’azienda che finanzia lo studio di sviluppo della serie- videogioco (Naughty Dog) manifesta l’esigenza di portare sul grande schermo questo prodotto, anche perchè nel 2013 riscuote tantissimo successo dal pubblico di giocatori. Nonostante sia un videogioco sostanzialmente horror, survival…accanto a questa dinamica action, ha una trama ed una storia particolarmente corpose. Trama: La storia è quella di un mondo (nel video gioco 2033, nella serie 2023) che nel 2013 viene colpito da una micidiale epidemia prodotta da un fungo che si chiama cordyceps, il quale trasforma le persone in zombie, creature aggressive. Il giorno in cui esplode l’epidemia un uomo, Joel Miller, tenta di fuggire oltre confine (stavano creando zone di quarantena per contenere il contagio del virus) insieme al fratello Tommy e alla figlia Sarah, ma un militare li blocca e uccide la ragazza, questo porta Joel alla disperazione che a sua volta uccide la guardia, rimarrà profondamente segnato dall’accaduto. Vent’anni dopo ancora il mondo è distrutto e Joel insieme alla sua compagna Tess sono dei contrabbandieri, esportano medicine, armi.. dalle varie zone di quarantene e spesso sono collusi con questa organizzazione ribelle ed indipendente che si chiama le “ Luci". Quest'ultima contatta i due perchè hanno un importante
carico da scortare, ossia una ragazzina di nome Ellie di 14 anni che si scopre essere immune al virus e per tale ragione devono portarla in uno degli ospedali occupati dalle Luci affinché possano studiarla e finalmente trovare una cura a questa pandemia, qui inizia ufficialmente il tutto. Joel non accetta volentieri questa missione, la trova rischiosa ed è anche abbastanza scettico, però la sua compagna lo convince e cominciano questo viaggio. La prima puntata e parte della seconda sono esattamente identiche a ciò che accade nel videogioco, quello che affascinò all’epoca i giocatori è il racconto di questo rapporto padre-figlia che a poco a poco si viene a creare fra Joel ed Ellie. Struttura e serializzazione: Per quanto riguarda la struttura, ricordando il modello HBO, ha un numero di episodi molto limitato, 9 episodi, con una durata variabile tra i 46/78 minuti, l’unico episodio che dura più degli altri è il pilot che dura 60 minuti, la cui durata serve sopratutto a chi non ha mai giocato al videogioco di avere un contesto narrativo molto importante. Infatti già nel primo episodio osserviamo una differenza, si apre con una vecchia intervista ad uno scienziato ospite ad un talk show, al quale viene chiesto quali sarebbero i pericoli di una pandemia, lui risponde che l’unico caso in cui davvero bisognerebbe preoccuparsi è quello in cui un fungo comincia a proliferare, perchè attacca le cellule del cervello e si diffonde a macchia d’olio, sarebbe difficile da estirpare. È stata annunciata una seconda stagione che pare che non si ispirerà al secondo gioco, ma farà da raccordo fra il primo ed il secondo. È interessante notare che la nostra pandemia di Covid-19 abbia influito sulla realizzazione della serie, che era partita prima a fine 2021, ma poi è stata stoppata per essere ripresa in seguito. Produzione: La serie ha avuto una preproduzione piuttosto turbolenta, inizialmente doveva esse un film, con tutte le problematiche che questo processo porta con sè, gli adattamenti da videogioco a film sono spesso complessi, i film hanno una durata più compressa, invece le serie consentono di espandere la narrazione e approfondire determinati aspetti. HBO, e più precisamente la figura dello showrunner Craig Mazin , decide di raccogliere questa sfida e di fare qualcosa che il cinema fino ad ora non aveva mai fatto, ossia lavorare a stretto contatto con i creatori del videogioco. Insieme a Neil Druckmann (direttore insieme a Bruce Straley, che però ha lavorato solo al primo gioco e non al secondo) decidono di lavorare alla sceneggiatura, questo ha permesso di mantenere una certa autenticità rispetto al materiale originale. La serie è co-prodotta da Sony Pictures television proprietaria dello studio di sviluppo Naughty dog, Mighty Mint e Word Games. La distribuzione è avvenuta in America da HBO e da noi invece su Sky Atlantic. La scrittura: Si ha la necessità di rimanere attendibili rispetto alla storyline del videogioco, rimanere fedeli al materiale originale. Alcuni elementi che espandono l’universo narrativo nel gioco diventano fruibili solo giocando, invece nella serie si ha avuto la possibilità di ampliare questo universo e questo è stato indispensabile per dare un contesto a chi non ha giocato, sia per motivare i videogiocatori a guardare la serie, stuzzicati da easter egg, ossia richiami e citazioni dal videogioco.
È interessante osservare la cura della regia: abbiamo i due già citati che hanno diretto i primi tre episodi, poi Peter Hoar, Jeremy Webb, Jasmila Zbanic, Liba Johnson, e Ali Abbasi che ha diretto gli ultimi due. Nonostante lo stampo hollywoodiano è interessante notare come hanno deciso di lavorare sulla serie tenendo sempre come punto di riferimento il videogioco, che viene giocato in terza persona, noi vediamo le spalle dei personaggi, questo aspetto nel momento dell’adattamento è stato preso in considerazione. La regia lavora in due direzioni: da un lato cerca di restare fedele al videogioco, lavorando accuratamente sui primi piani e i campi lunghi; dall’altro opta per una scelta autoriale molto forte che prevede la direzione di alcuni episodi da parte di registi europei per garantire un’immagine più sporca e meno patinata rispetto all’occhio cinematografico hollywoodiano. La fotografia è il più delle volte sciatta, sporca, in quanto volta a raccontare il percorso interiore dei protagonisti, è una fotografia che lavora molto sulla luce, c’è un uso preciso del chiaro-scuro che ci aiuta a comprendere i lati oscuri e non dei personaggi. Il montaggio è lento perché permette agli spettatori di assimilare l’iter psicologico dei protagonisti (al contrario del ritmo serrato del videogioco) Il casting non è caduto nella trappola dell’effetto cosplay. Colonna sonora: Si lavora ancora una volta su due direzioni. Da un lato viene coinvolto Gustavo Santaolalla , compositore della colonna sonora originale del videogioco, il tema è usato come sigla; accanto emerge un uso di musica extradiegetica, musica anni 80/90/00, questo probabilmente per creare un certo effetto di nostalgia per intercettare appassionati e richiamare alla cultura geek, appassionati di serialità. C’è un uso molto interessante di una canzone nello specifico che dà anche il nome al terzo episodio “Long, long time” di Linda Ronstadt, che ha subito un po’ la stessa sorte di "Running Up the Hill" di Kate Bush in Stranger Things, è stata in cima alle classifiche di Spotify per tantissimo tempo. Punti deboli: Dovuti probabilmente alla scelta di allungare troppo alcuni elementi a discapito di quelli che poi sono gli effettivi sviluppi e svolte narrative che riguardano i due protagonisti, come nel caso degli ultimi due episodi, troppo frettolosi. Inoltre gli archi narrativi di alcuni personaggi secondari vengono chiusi in modo repentino. Emergono anche alcuni buchi narrativi, probabilmente legati, come nel caso del videogioco, al lancio della seconda stagione.
Il talk show E' un genere che offre una quantità incredibile di possibilitrà di analisi e trascurato dalla tv nonostante rappresenti uno dei generi più ricchi di contenuti, ma anche uno dei generi più complessi, ibridati, sperimentali e allo stesso tempo offre ripetizioni molto evidenti. Costituisce una parte importante dell'offerta televisiva ed è un modello che si ritrova in tanti generi diversi dal talk show stesso. Nasce nel 1950 negli Stati Uniti. I motivi per cui è così di successo sono:
genere ad alta serialità che richiede uno sforzo produttivo relativamente ridotto e rende molto dal punto di vista economico. Ha un seguito di pubblico abbastanza garantito.
C'è una totale assenza di fronzoli, è tutto molto spartano. Era una televisione dove non c'era concorrenza, si vede un triangolino che si illumina per segnalare che sta inziando qualcosa sull'altro canale Rai. Non c'era bisogno di attirare il pubblico per portarlo via dalla concorrenza, ma si raccontava attraverso parole, dialoghi, espressioni del volto. L'escamotage narrativo è che entra in questa stanza disadorna con 3 sedie dove stanno gli ospiti, prende uno sgabello, si siede accanto ad uno degli ospiti e durante la puntata si sposta con esso a seconda dei turni di parola. E' tutto molto teatrale. Anche le inquadrature sono molto basiche, non è importante raccontare dal punto di vista visivo ma della parola. Da noi il talk show è prevalentemente il regno della parola. Il modo con il quale Costanzo intervista i suoi interlocutori è estremamente interessante, la relazione che si stabilisce tra il conduttore e gli ospiti è il cuore del programma. Lui interviene nel discorso che sta facendo l'ospite in quel momento e questo è uno dei punti di forza del suo stile. Lui determina i turni di parola, la rilevanza di un discorso, semplicemente alzandosi e mettendosi a sedere da un'altra parte. Com'è fatto un talk show Tutti sono fatti allo stesso modo con un conduttore, uno o più ospiti e il pubblico in studio (fino ad un certo punto). E' fatto in uno studio che è sempre lo stesso. Può essere un format, cioè l'adattamento di un programma esistente, o un programma originale. Molti talk show sono basati sull'idea di parola come "Parla con me". "Le invasioni barbariche" era un talk show di approfondimento di Daria Bignardi che prendeva questo titolo con un'ascendenza storica importante, il titolo è sempre significativo. Ci sono 2 grandi categorie di talk show:
La canzone nelle serie tv Nelle serie tv il ruolo della canzone, non della musica, non era studiato ma era molto presente. Questo ruolo della canzone è particolarmente importante perché a differenza della musica, della colonna sonora, di una serie o un film, la canzone ha una serie di funzioni che agiscono in maniera molto profonda sul testo
televisivo. In aggiunta alla musica c'è la dimensione verbale, c'è il testo della canzone che contribuisce in maniera fondamentale a cambiare il senso di ciò che si sta guardando, a rinforzarlo e costruire effetti di senso che la musica da sola non fa. L'uso della canzone pop nelle sigle e nelle scene (sono 2 i luoghi in cui la canzone si presenta nella serialità) amplifica, espande e potenzia il significato delle storie. E' molto diverso il posizionamento della canzone nella sigla oppure in una scena. The O.C. e "Hallelujah", questa canzone è di Leonard Cohen, uno dei più grandi cantautori della storia, ed ha un ruolo molto importante nella storia della musica. Viene utilizzata in particolare da questo titolo in 3 punti, quando i due protagonisti si conoscono, quando si lasciano e quando lei muore. Questa canzone diventa una ricorrenza, una guida, una chiave di interpretazione della serie. Assume significati diversi a seconda dei contesti ma diventa il marchio di fabbrica di quella serie. Ci sono delle aree di approfondimento che guidano tutto il lavoro fatto:
serie, soprattutto in una sigla. Dà il ritmo della serie, ti fa entrare direttamente in quel tipo di racconto e di atmosfera. Ci sono almeno 4 tipologie di sigle per canzone: ● sigla-didascalia= sottolinea le immagini, le racconta e le amplifica. E' quella a maggior rischio di saturazione. Un esempio è "Orange is the new black", qui c'è una canzone che non si riesce ad ascoltare per troppe volte di seguito perché la cantante dice esattamente quello che vediamo. E' posizionata in una sigla che corre il rischio della canzone, sentita più volte soprattutto in una serie di piattaforme viene saltata con molta serenità. E' già tutto troppo chiaro. ● Sigla-short movie= vediamo un mini documentario ogni volta e ci racconta alcuni dei temi della serie, non è didascalica ma ha la capacità di condensare i temi che la serie tratta. Dal punto di vista visivo è sempre curatissima. Un esempio è "The Sopranos", dal punto di vista visivo ogni volta puoi essere colpito da un particolare diverso, dal punto di vista della posizione che lo spettatore ricopre è come se si sedette di fianco a Tony Soprano. E' una lunga sequenza che ripercorre la strada che lui fa tutti i giorni, con l'atteggiamento che ha e che è presente in questa sigla. Un'altra è quella di "Narcos", questa è una serie di grande successo su Netflix con una canzone d'amore sudamericana come sigla. Mentre si ascolta questa canzone d'amore con un ritmo classico latino-americano si vedono immagini documentaristiche e di scena e si comincia a non capire in che tipo di registro ci si trova e di cosa parla questa serie. Solo dopo che sei entrato nella storia capisci il senso del testo della canzone, in realtà parla di droga non di amore. Agisce come un detonatore paratestuale, un potenziatore di significato e ad ogni visione scopri un pezzo in più, per questo non stanca. La canzone ad un certo punto torna nella serie cantata da Escobar che chiede ad un musicista in un locale di suonarla per lui. ● Sigla-sound branding= contiene il marchio di fabbrica della serie, quella canzone diventa il timbro. La canzone costruisce l’identità sonora della serie stessa, racconta il clima emotivo e narrativo della serie. Un esempio è la sigla di "The O.C.", questi suoni rimandano alla collocazione geografica della serie che è Orange County, in California. Un altro esempio è la sigla di "True Detective", serie di HBO antologica dove la prima stagione è particolarmente innovativa e parla di due detective molto particolari. Dalla sigla si può capire il carattere della serie, rappresenta esattamente il mood di essa. Ha tracciato una linea di confine questa sigla rispetto a tutto quello che c'era prima e tutto quello che verrà dopo, si possono vedere alcune influenze che ritornano in serie diverse come per esempio "Rocco Schiavone". Nelle stagioni successive la sigla cambia. ● Sigla-trailer= non è frequentissima però è una sigla che anticipa i contenuti della singola puntata. Un esempio è "Una serie di sfortunati eventi" pubblicata da Netflix per due stagioni. La canzone è molto innovativa perché dice il contrario di quello che dovresti fare, è interessante l'uso delle parole perchè raccontano esattamente il contenuto della serie. Negli ultimi due episodi cambia completamente la canzone. ● Sigla-trasparente= ci sono tante serie la cui sigla si confonde nella narrazione, quasi non ci si accorge che ci sia, perchè comincia quando la puntata è già iniziata e si inserisce all'interno dell'azione in maniera quasi impercettibile. E’ quella che di fatto non c'è, un esempio è "Peaky blinders" uno dei capolavori della serialità contemporanea. Questa serie ha inventato un linguaggio anche narrativo. E' prodotta dalla BBC, non una piattaforma ma un'emittente tradizionale. Questa serie ha una sigla che accade in mezzo all'azione e allo stesso tempo presenta una canzone che diventa anche il sound
branding della sigla. La canzone introduce l'azione ma siamo già dentro alla storia dell'episodio, è un racconto circolare che la canzone sottolinea e rappresenta il leit motiv della serie. Non sono a tenuta stagna, ci possono essere dei casi che ne coprono più di una.
La canzone nelle scene Se la sigla può essere saltata, quello non accade quando c'è una canzone in una sequenza. Quella compare un'unica volta e quindi richiede un lavoro diverso dal punto di vista dei diritti, del lavoro del music supervisor, e anche dal punto di vista dell'inserimento. Cambia inevitabilmente il senso della scena, agisce sul significato di quella sequenza. Inserire una canzone in una serie tv significa amplificarne il senso senza correre il rischio di saturazione. Una prima sequenza carina ha a che fare con un telefilm degli anni '80, "Miami Vice", dove si vede con grande chiarezza l'influenza del videoclip. In quegli anni il videoclip era al suo apice di popolarità perché univa la musica alle immagini. E' una sequenza in cui la canzone di Phil Collins presenta un testo con un significato rispetto a quello che si vede. Questa sequenza è studiata dal punto di vista accademico, il New York Times infatti ne scrisse come un'innovazione assoluta nel racconto seriale. La canzone prende il posto talvolta dei pensieri e delle parole dei protagonisti ma non si sovrappone, è una presenza che sottolinea quello che sta succedendo. Questa canzone era molto nota e questa sequenza inserisce la canzone all'interno di un'azione sottolineandola ed è il tipo di scelta musicale che in quel periodo si usava per realizzare il videoclip. In questo caso è la prima volta che la canzone pop entra in modo così evidente all'interno di una serie, era successo per il cinema ma mai per un progetto televisivo. Si riconosce la rilevanza della canzone pop e rock nel raccontare visivamente quello che accade sullo schermo, oggi per noi questo è un aspetto banale ma nel 1985 circa non lo era assolutamente. Questo lo si deve anche al fatto che MTV ha esercitato un'enorme influenza sulla relazione tra canzone e immagini, è stata un'esplosione di contenuti, immagini e creatività per gli adolescenti di allora. In questa scena si vedono due detective che stanno partendo per andare ad arrestare qualcuno, nel frattempo uno si ferma per telefonare alla moglie. Viene ripresa la ruota della macchina come se fosse un disco che gira, un vinile. Ci sono diverse tipologie di presenza delle canzoni in sequenze seriali:
a case di produzione che hanno sotto contratto un po' di attori quindi è molto probabile che quei due attori che hanno già fatto qualcosa per Rai Fictions sono stati scelti perché richiamano un pubblico che li riconosce ma sono anche facce notare dal punto di vista contrattuale. La piattaforma su cui viene distribuita la serie è Rai Play, non è su una rete tradizionale o generalista, questo già ci dice che il prodotto è indirizzato ad un certo tipo di pubblico che utilizza quella piattaforma, quindi sicuramente un pubblico giovane. L'ufficio stampa Rai ha fatto un comunicato ufficiale di comunicazione della serie, questo racconta i punti di forza del prodotto per presentarlo alla stampa. Dice proprio che è una serie ideata dalla Rai, non è un format. Alla fine di questo comunicato c'è un link che porta alla presentazione della serie come è stato probabilmente presentato alla stampa e anche dagli sceneggiatori al committente. In questa presentazione sono presenti anche delle note di regia che servono ad inquadrare la struttura del programma per chiunque lo debba realizzare, è un documento di lavoro. Interessante il fatto che alla fine del documento ci sia uno spazio per le note che chi sta ascoltando la presentazione può prendere. Tecnicamente sarebbe proprio un pitch. A questo punto si hanno tutte le informazioni riguardo alla struttura della serie, dopodiché si va nei contenuti. Il punto focale è la storia che deve essere molto succinta. Subito dopo si parla dei ruoli, di dove è ambientata. Poi si passa alle tematiche che in questo caso sono l'amore adolescenziale, la gelosia, il bullismo, il conflitto tra classi sociali, le questioni di gender, la relazione problematica tra adolescenti e adulti. La musica può essere o un plus oppure un problema, arriva in un momento in cui la serie è già stata descritta. Ora serve analizzare la parte tecnica, quindi la regia, il montaggio, la recitazione, i dialoghi, la scrittura. Ad esempio i dialoghi sono poco credibili, sono un punto di debolezza perché tanto stereotipati, come se i giovani parlassero sempre così. C'è questo tentativo di caricare i dialoghi per rendere moderna la storia di Otello. Per quanto riguarda la regia, prima di tutto c'è un errore perchè si vede la macchina da presa nello specchio della camera di Thomas. Inoltre in questa serie la regia utilizza piani sequenza, inquadrature sporche e la macchina da presa è sempre in movimento.
In " Grey's Anatomy " viene fatto un uso della musica interessante. E' una serie che inizia nel 2005, quindi attraversa le epoche della serialità più recente e attraversa il passaggio della serialità nelle piattaforme. E' prodotta da un grande network generalista statunitense, quindi è molto classica per quanto riguarda il formato (22 puntate per stagione) con una struttura narrativa basata su l'esplosione della famosa regola del 4, iniziata con "Sex and the city", che permette una serie di possibilità interessanti per un formato particolarmente esteso come questo. Si tratta di una serie unica perchè lunghissima e sopravvissuta alla morte di alcuni protagonisti. Ha la stessa struttura narrativa della soap opera, con la molteplicità dei personaggi, un intreccio narrativo complesso e con la diluizione della trama in tantissime stagioni mantenendo una compattezza narrativa e un successo di pubblico che ne fanno un dato unico nella serialità. Viene curata dal punto di vista musicale da Alexandra Patsavas , una delle figure mitiche del mondo seriale. E l'uso che viene fatto della canzone è veramente unico perchè appare in tutte le possibili declinazioni, cioè nella sigla, nelle scene, addirittura nel titolo di alcuni episodi, ma soprattutto la canzone entra molto spesso nella sceneggiatura. La dimensione del testo è fondamentale e in questa serie viene utilizzata in maniera
narrativa. Inoltre in diversi episodi la canzone addirittura diventa protagonista in quelli che vengono chiamati "episodi musical". Esempio di canzone come sceneggiatura: una delle scene più note in cui si vede con chiarezza in che modo la canzone entra nel racconto. La canzone continua nella scena, è "Chasing Cars" degli Snow Patrol e le parole dicono esattamente quello che sta succedendo, è una modalità narrativa presente soprattutto in questa serie. la canzone entra ed esce dalla scena come se fosse un dialogo, una cosa che potrebbe benissimo dire uno dei personaggi. Questa stessa canzone è stata utilizzata anche per la morte di Derek, quindi diventa un marchio di fabbrica della serie stessa in due sequenze fondamentali. La questione dei diritti della canzone è rilevante. Se una serie è forte, anche economicamente, può permettersi di inserire canzoni che altre serie non si possono permettere. Quanto più le canzoni presenti in una serie sono famose, cantate dall'artista originale, protette da diritti molto costosi, tanto più la serie è importante. Nelle serie italiane l'autorialità del brano non è sempre così diffusa, nel caso di "Mare fuori" la serie ha una musica creata appositamente per la serie quindi non c'è stata alcuna acquisizione di diritti. Esempio di episodio musical: i produttori decidono di far cantare i personaggi, la canzone viene utilizzata in maniera sbagliata, ma soprattutto la scelta ancora peggiore è quella di doppiarla in italiano. In " Mad Men " c'è una sequenza in cui la canzone è utilizzata in maniera straordinaria. Qua si mette in evidenza quanto sia cambiata la televisione in quegli anni grazie alla serialità, e quanto sia cambiata anche la competenza degli spettatori che hanno un atteggiamento di grande attenzione e apprezzamento. E' una serie prodotta da un network (AMC) in 8 stagioni. Racconta dal punto di vista visivo e narrativo un momento fondamentale, cioè la frattura netta generazionale che avviene in occidente negli anni '60. Il ruolo che i giovani hanno svolto in quel decennio ha cambiato la storia. La prima moglie di Donne ha l'estetica perfetta delle donne di Hitchcock, molto bella, bionda, con lineamenti delicati, appartiene alla generazione precedente alla rottura degli anni '60. Lei ha un ruolo ormai fuorimoda, che non accompagna più la trasformazione del protagonista. Lui la sostituirà con una donna più giovane che anche esteticamente è l'opposto della prima. Donne ha dei lati oscuri che vengono rivelati lentamente nel corso della serie, non sono mai detti in maniera esplicita ma si capisce che è una persona molto tormentata a livello emotivo. E' un uomo molto curato, rigido, attento all'apparenza e bravo nel suo lavoro, però la sua vita privata è turbolenta. Già alla fine della prima stagione la canzone ha un ruolo fondamentale. Stagione 5, episodio 8 "Lady Lazarus": Il titolo di questo episodio è il titolo di una poesia sul suicidio, sulla difficoltà di vivere, e racconta la storia di una donna che rinasce dalle proprie ceneri come una fenice. Quindi il titolo è già fondamentale per inquadrare il tema dell'episodio, cioè la paura del cambiamento. Donne è sul limite di questo difficilissimo momento storico, non sa da che parte stare. L'episodio inizia con la seconda moglie che dice a Donne che si vuole licenziare dall'agenzia per dedicarsi alla sua passione che è la recitazione. Donne è molto scosso, esce dalla stanza, chiama l'ascensore. La porta dell'ascensore si spalanca sul vuoto, questo simboleggia la situazione emotiva del protagonsta in quel momento. Poi la sequenza cambia, c'è una riunione di lavoro con un'azienda di profumi che vuole per la loro campagna pubblicitaria una canzone che assomigli ad una canzone dei Beatles. Donne passa nel suo studio dove c'è la seconda moglie a cui chiede "da quando in qua le canzoni sono così importanti?", lei risponde "la musica è sempre stata importante" e lui dice "Si la musica, ma la canzone?". Lui non lo capisce, lei sì. C'è una riunione con i giovani collaboratori per scegliere la canzone per quello spot, uno mette un cd sul 45 giri e Donne crede che quella sia una canzone dei Beatles, invece è un sound a like, e lì si rende conto di essere vecchio. La sera