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Riassunto antropologia delle religioni di Comba, Sintesi del corso di Antropologia della Religione

Riassunto del manuale "Antropologia delle Religioni" scritto da Comba.

Tipologia: Sintesi del corso

2022/2023

Caricato il 26/05/2023

alessandra.vegis
alessandra.vegis 🇮🇹

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RIASSUNTO LIBRO “ANTROPOLOGIA DELLE RELIGIONI” di Enrico COMBA
CAPITOLO 1:”Un intreccio di sguardi: religioni e complessità”
1.ESPERIENZA RELIGIOSA E TRADIZIONE
Che tipo di sistemi sono quelli religiosi? Una prima risposta spontanea potrebbe essere che sono “sistemi di credenze” che si basano
su diversi fondamenti quali la concezione di una o più divinità personalizzate, il riconoscimento di una molteplicità di spiriti, la
venerazione degli antenati della famiglia o del gruppo di discendenza-> le concezioni religiose si esprimono in simboli, miti, forme
rituali e rappresentazioni artistiche=>RELIGIONE COME EPISTEMOLOGIA DI UNA SOCIETA’, DEL SUO PARTICOLARE SISTEMA DI
SPIEGAZIONE DELL’UNIVERSO E DELLE SUE COMPONENTI
MA: il termine CREDENZA comporta una serie di problemi analizzati da Rodney Needham:
1. la concezione di credere comporta una più o meno precisa implicazione emotiva e un’adesione di fede, una connotazione
che nella storia dei rapporti fra religione e società in Occidente, ha avuto il suo ruolo e la sua importanza, ma che è difficile
trasferire in contesti culturali del tutto diversi->questo sentimento che sarebbe correlato alla nozione di credenza è in
realtà una concezione sfuggente ed empiricamente indimostrabile
2. Nel modo in cui viene usualmente impiegato il termine, sono in genere gli altri ad avere dei sistemi di credenze
=>l’ambito della credenza si identifica quindi con quanto ogni membro di una società sa delle strutture di significato che
compongono la sua cultura->si parla dunque di un sistema di conoscenze di cui il sistema religioso fa parte e ha un ruolo importante
SISTEMI RELIGIOSI: sono complessi e presentano una composizione molteplice e differenziata, con numerosi divari interni, infatti
ogni sistema religioso contiene degli spazi per l’incertezza, l’incredulità
*concetto di INCORPORAZIONE di Csordas: si fonda sull’assunto secondo il quale l’esperienza che l’uomo ha del mondo viene filtrata
attraverso il corpo e le rappresentazioni della realtà vengono formulate a partire da questa primaria esperienza. Dai gesti più
semplici a quelli più complessi, gli esseri umani seguono modelli e programmi elaborati dalla loro cultura e in base ad essi
costruiscono la propria esperienza del corpo e della realtà=>vi è dunque una dimensione della religione che riguarda
l’apprendimento di regole pratiche e a queste considerazioni si avvicina l’approccio alle attività religiose che privilegia la dimensione
rituale in quanto attività performativa: i rituali sono azioni codificate e ripetitive che rivelano un certo tipo di efficacia MA si devono
riconoscere dei limiti ad un approccio che si basa solo sulle pratiche
=>QUINDI: i sistemi religiosi sono complessi e comprendono dimensioni interconnesse, Clifford Geertz sostiene che la religione, in
quanto sistema culturale, si presenta composta al tempo stesso da un insieme di concezioni riguardanti l’ordinamento del mondo e
da un insieme di stati d’animo orientati da ideali morali-> Geertz condensa questa doppia connessione con i termini di “visione del
mondo”, cioè le concezioni e le idee riguardanti il modo in cui l’universo è costituito
->la tradizione religiosa è parte dell’attività umana, è diversa, è fluida, cresce, cambia, si accumula e l’esperienza religiosa è sempre
in parte libera, autonoma e imprevedibile, si basa sull’interazione tra la personalità del soggetto e le circostanze sociali e culturali
nelle quali si trova a vivere
2.CONOSCENZA E POTERE
I sistemi religiosi producono conoscenza, nei due aspetti di:
-insieme di saperi sul mondo
-insieme di saper fare
Questa produzione di coscienza, va vista in una doppia configurazione:
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Scarica Riassunto antropologia delle religioni di Comba e più Sintesi del corso in PDF di Antropologia della Religione solo su Docsity!

RIASSUNTO LIBRO “ANTROPOLOGIA DELLE RELIGIONI” di Enrico COMBA CAPITOLO 1:”Un intreccio di sguardi: religioni e complessità” 1.ESPERIENZA RELIGIOSA E TRADIZIONE Che tipo di sistemi sono quelli religiosi? Una prima risposta spontanea potrebbe essere che sono “sistemi di credenze” che si basano su diversi fondamenti quali la concezione di una o più divinità personalizzate, il riconoscimento di una molteplicità di spiriti, la venerazione degli antenati della famiglia o del gruppo di discendenza-> le concezioni religiose si esprimono in simboli, miti, forme rituali e rappresentazioni artistiche=>RELIGIONE COME EPISTEMOLOGIA DI UNA SOCIETA’, DEL SUO PARTICOLARE SISTEMA DI SPIEGAZIONE DELL’UNIVERSO E DELLE SUE COMPONENTI MA: il termine CREDENZA comporta una serie di problemi analizzati da Rodney Needham:

  1. la concezione di credere comporta una più o meno precisa implicazione emotiva e un’adesione di fede, una connotazione che nella storia dei rapporti fra religione e società in Occidente, ha avuto il suo ruolo e la sua importanza, ma che è difficile trasferire in contesti culturali del tutto diversi->questo sentimento che sarebbe correlato alla nozione di credenza è in realtà una concezione sfuggente ed empiricamente indimostrabile
  2. Nel modo in cui viene usualmente impiegato il termine, sono in genere gli altri ad avere dei sistemi di credenze =>l’ambito della credenza si identifica quindi con quanto ogni membro di una società sa delle strutture di significato che compongono la sua cultura->si parla dunque di un sistema di conoscenze di cui il sistema religioso fa parte e ha un ruolo importante SISTEMI RELIGIOSI: sono complessi e presentano una composizione molteplice e differenziata, con numerosi divari interni, infatti ogni sistema religioso contiene degli spazi per l’incertezza, l’incredulità *concetto di INCORPORAZIONE di Csordas: si fonda sull’assunto secondo il quale l’esperienza che l’uomo ha del mondo viene filtrata attraverso il corpo e le rappresentazioni della realtà vengono formulate a partire da questa primaria esperienza. Dai gesti più semplici a quelli più complessi, gli esseri umani seguono modelli e programmi elaborati dalla loro cultura e in base ad essi costruiscono la propria esperienza del corpo e della realtà=>vi è dunque una dimensione della religione che riguarda l’apprendimento di regole pratiche e a queste considerazioni si avvicina l’approccio alle attività religiose che privilegia la dimensione rituale in quanto attività performativa: i rituali sono azioni codificate e ripetitive che rivelano un certo tipo di efficacia MA si devono riconoscere dei limiti ad un approccio che si basa solo sulle pratiche =>QUINDI: i sistemi religiosi sono complessi e comprendono dimensioni interconnesse, Clifford Geertz sostiene che la religione, in quanto sistema culturale, si presenta composta al tempo stesso da un insieme di concezioni riguardanti l’ordinamento del mondo e da un insieme di stati d’animo orientati da ideali morali-> Geertz condensa questa doppia connessione con i termini di “visione del mondo”, cioè le concezioni e le idee riguardanti il modo in cui l’universo è costituito ->la tradizione religiosa è parte dell’attività umana, è diversa, è fluida, cresce, cambia, si accumula e l’esperienza religiosa è sempre in parte libera, autonoma e imprevedibile, si basa sull’interazione tra la personalità del soggetto e le circostanze sociali e culturali nelle quali si trova a vivere 2.CONOSCENZA E POTERE I sistemi religiosi producono conoscenza, nei due aspetti di: -insieme di saperi sul mondo -insieme di saper fare Questa produzione di coscienza, va vista in una doppia configurazione:
  1. costruzione sociale e culturale
  2. possibilità di indagine ed esplorazione personale , ricerca di una vita individuale ATTENZIONE: è importante ricordare che ogni sistema di conoscenza e quindi anche quello religioso, è influenzato dal POTERE e in particolare, la relazione tra religione e sistema politico, è stata studiata da Marx e Durkheim 3.CHE COS’E’ LA RELIGIONE? I sistemi religiosi possono essere ritenuti epistemici ma rimane il problema di stabilire quando sia possibile affermare che un sistema epistemico è un sistema religioso, quali caratteristiche devono avere questi sistemi per essere definiti religiosi? ->è difficile dare una definizione ma una prima riflessione importante riguarda l’origine occidentale dello stesso concetto di religione: in passato e nel presente, ci sono poche lingue, nelle quali sia possibile tradurre adeguatamente il termine “religione”: è stato sottolineato come non vi sia nessuna parola comune alle varie lingue indoeuropee che possa essere tradotta con religione-

natura etnocentrica del concetto di religione=>Smith propone l’abbandono di questo termine per sostituirlo con “FEDE” ma in realtà questa sostituzione non sembra apportare un grosso vantaggio in quanto non consente di evitare il problema dell’etnocentrismo MA altra soluzione proposta da Dubuisson, ovvero quella di parlare di “FORMAZIONI COSMOLOGICHE”, che condurrebbe a una concezione del tutto analoga a quella che viene seguita in questo libro, parlando di sistemi epistemici=>conclusione: OGNI DEFINIZIONE DI RELIGIONE DEV’ESSERE ARBITRARIA 4.UNO SGUARDO SULLA COMPLESSITA’ ->Non è dunque possibile stabilire un criterio assoluto per distinguere i sistemi religiosi da quelli non religiosi *concetto di PAGANESIMO di Marc Augé: il paganesimo si distingue dal cristianesimo per 3 caratteristiche principali: -non è mai dualistico e non oppone lo spirito al corpo -non istituisce la morale come principio esteriore rispetto ai rapporti di forza e di senso della vita individuale e sociale -postula una continuità tra l’ordine biologico e l’ordine sociale =>MA questi criteri di distinzione risultano alquanto discutibili, infatti: -IL PRIMO criterio è privo di senso -IL SECONDO criterio è piuttosto nebuloso ma sembrerebbe ideale per realtà in cui la religione e il potere politico sono strettamente connessi -IL TERZO criterio non sembra presentare nessuna caratteristica esclusiva dei sistemi religiosi pagani rispetto alle religioni universalistiche ->i sistemi religiosi sembrano corrispondere più adeguatamente a una gradualità di variabili piuttosto che a una tipologia dicotomica o rigida ->un altro aspetto che stabilisce una stretta relazione tra sistema religioso e complessità è considerare il sistema religioso come produzione di conoscenza che si confronta con il problema della complessità, che tenta di dare una risposta agli interrogativi generati dalla complessità dell’esistenza->l’intreccio tra “credenze” e conoscenze in ogni sistema religioso è stato posto in luce brillantemente da Godfrey Lienhardt, il quale ha sottolineato come negli studi sulle religioni indigene sia stato ingiustamente sottovalutato “il valore molto alto posto sul potere del pensiero, sulla conoscenza, l’intelligenza e l’intuito ->il discorso religioso nasce dalla fondamentale esigenza di elaborare un ordine attraverso cui pensare e interpretare la realtà 5.RELIGIONI E POPOLI INDIGENI ->i fenomeni religiosi sono studiati dalle scienze sociali, tuttavia, l’attenzione viene abitualmente posta sulle grandi religioni storiche MA gli antropologi si sono invece occupati di religioni che si rivolgono essenzialmente a bisogni e aspettative strettamente locali ->il rapporto dei popoli indigeni con antropologi e archeologi è stato spesso costellato di momenti di forte tensione e da aspri conflitti, ne è esempio il saggio di Adam Kuper, il quale afferma che “vi sono anche movimenti di piccole minoranze di popoli

->In «Les fonctions mentales dans les sociétés inférieures» di Lévy-Bruhl, l’oggetto principale di interesse sono le RAPPRESENTAZIONI COLLETTIVE : queste rappresentazioni non dipendono dagli individui per la loro esistenza, non perché richiedano l’intervento di un qualche soggetto collettivo di ordine metafisico, ma perché le loro caratteristiche sono tali che non possono essere messe in luce attraverso la semplice osservazione degli individui in quando tali->esempio: il linguaggio, il quale presenta tutte le caratteristiche di un fenomeno collettivo, che si impone ai singoli individui, esiste prima di loro e sopravvive alla loro morte->ne deriva che le rappresentazioni collettive non possono essere indagate con i soli strumenti della psicologia individuale. Per l’autore, bisogna rinunciare a ricondurre tutte le rappresentazioni collettive a un meccanismo psicologico di un solo tipo->l’unico elemento che sembra essere condiviso è la presenza di una partecipazione tra gli esseri e gli oggetti legati da una stessa rappresentazione collettiva: questa partecipazione costituisce il principio generale della mentalità primitiva Nelle rappresentazioni primitive, gli oggetti e gli esseri possono essere allo stesso tempo se stessi e qualcosa d’altro: in questa mentalità, l’opposizione tra l’uno e il molteplice, l’identico e l’altro, non impone la necessità di affermare l’uno per negare l’altro, ma ammette ogni sorta di influenze, di mescolanze, ESEMPIO: il caso dei Bororo: essi “danno freddamene a intendere che essi sono attualmente degli arara, esattamente come se un bruco dicesse di essere una farfalla”= sottolineare l’identità essenziale che li unisce a questi animali, che essi siano allo stesso tempo esseri umani e uccelli dal piumaggio rosso è inconcepibile per noi, ma è perfettamente ammissibile per una mentalità fondata sulla legge della partecipazione. ->Per Lévy-Bruhl, le rappresentazioni della mentalità primitiva non possono essere semplicemente ridotte a quelle del pensiero logico, ma rivelano un meccanismo diverso, un principio che produce disordine piuttosto che chiarezza DA COMPLETARE 3.MAUSS E LA STRADA VERSO LA COMPLESSITA’ ->l’influenza dell’opera di Durkheim sull’antropologia è evidente e si esercita in maniera piuttosto esplicita soprattutto sull’analisi dei sistemi simbolici e sulle teorie funzionaliste che tendono a mettere in relazione le pratiche e le rappresentazioni religiose con la struttura sociale, le forme di esercizio e di giustificazione del potere, i conflitti e le tensioni sociali ->MAUSS: fu un pensatore originale, contribuì al passaggio dal modello naturalistico allo studio dei sistemi sociali come sistemi simboli e sistemi complessi. DURKHEIM//MAUSS

  1. DURKHEIM: secondo D., il concetto di sacro come elemento centrale dell’esperienza religiosa viene ad assumere una valenza di tipo dinamico e ontologico
  2. MAUSS: M. invece, tenede a mettere in rilievo la natura diversificata e pluralistica dei fattori sociali, in una visione più complessa dei fenomeni umani. Egli rompe con l’idea mossa da Durkheim, secondo la quale, ci sia l’univocità della rappresentazione. Per Mauss infatti, le rappresentazioni collettive sono multi vocali e non possono essere ricondotte a un senso unico, conforme alla realtà ->MAUSS: l’originalità della sua opera sta nel fatto che vi è complementarietà fra l’approccio sociologico e quello filologico, mostrando così una grande sensibilità. A Mauss viene riconosciuto universalmente il concetto di FATTO SOCIALE TOTALE: quest’espressione indica la complessità e la sfaccettatura molteplice dei fenomeni sociali 4.L’ORDINE DEI SIMBOLI E IL POTERE DEL DISORDINE ->Continuità tra il pensiero di Mauss e l’opera di Lévi-Strauss *LE’VI-STRAUSS, opera “La pensée sauvage”: una delle prime opere ad insistere sul fatto che i popoli preletterati sono portatori di precise conoscenze del mondo naturale, sono in grado di esplorare ed esaminare nei più minuti dettagli l’ambiente in cui vivono. Il pensiero si mostra come creatore di un ordine e le conquiste intellettuali dell’umanità, nel periodo precedente alla nascita del pensiero scientifico, sono state possibili grazie alle qualità peculiari del “pensiero selvaggio” e della sua attitudine ad osservare e descrivere con attenzione i fenomeni della natura. ATTENZIONE: questa prospettiva, allo stesso tempo, costituisce uno dei limiti dell’approccio dell’autore: il rapporto uomo/natura e quello natura/cultura assumono nelle sue opere un’importanza determinante, mentre gli aspetti propriamente religiosi di tale rapporto sono presi in considerazione solo secondariamente. Inoltre, la sua opera tende ad enfatizzare eccessivamente l’aspetto di elaborazioni sistematiche e ordinate del pensiero umano

=>E’ proprio da qui che parte la ricerca fatta da MARY DOUGLAS, antropologa inglese, che indaga sulle nozioni di PUREZZA E IMPURITA’ e sui riti che implicano l’identificazione e l’eliminazione di ciò che è proibito, contaminato->SPORCO=DISORDINE e rimanda a un sistema di ordinamento del mondo e della società: i concetti di polluzione e impurità rurale sono dispositivi simbolici che esprimono un certo modo di intendere l’ordine sociale, ma ne dimostrano anche l’incompletezza e l’arbitrarietà->lo sporco rimanda ad un senso di fuori posto ma al tempo stesso, qualsiasi sistema di ordinamento e di classificazione non riesce mai ad essere esaustivo e perfetto, si creano inevitabilmente delle anomalie ->ESEMPIO: popolazione africana dei Lele, studiata da Douglas: i gemelli costituiscono una categoria anomala, in quando infrangono le normali limitazioni e per questo, i gemelli fungono da divinatori e realizzano una mediazione tra il mondo degli spiriti e il mondo umano =>Secondo questa prospettiva, i tabu e le proibizioni rituali rimandano a un sistema, a un modello di ordine, che si costruisce a partire da una serie di aspetti dell’esperienza umana che sono fonte di disordine Mary Douglas si interroga sulla natura intellettuale e cognitiva dei sistemi di pensiero dei popoli indigeni e in particolare, l’antropologa ha posto l’accento sul potere simbolico del disordine: i RITUALI sono spesso attenti a questa potenza del disordine e la sfruttano per creare discontinuità e sfasamento rispetto al mondo della vita ordinaria->molti rituali si propongono di mettere in luce verità e poteri che sono inaccessibili al pensiero cosciente =>VICTOR W. TURNER: analizza la complessità dei sistemi simbolici. I simboli sono multi vocali, ognuno di essi può significare molte cose e avere molteplici connessioni con altri simboli. Turner distingue tra: -LIVELLO ESEGETICO: quello dell’interpretazione indigena, sia essa di uno specialista o di una persona comune -LIVELLO OPERAZIONALE: che emerge dal modo in cui i vari simboli vengono impiegati nel loro contesto rituale -LIVELLO POSIZIONALE: del simbolo rispetto ad altri simboli in un contesto globale, una totalità di significato ->i simboli rituali producono importanti effetti emozionali sui partecipanti->da ciò emerge per Turner un basilare conflitto tra INDIVIDUO e SOCIETA’, in cui le norme sociali esercitano il proprio dominio sull’individuo e sulla tendenza di quest’ultimo a sfuggire alla costrizione dei vincoli sociali

  1. DIALOGO CON GLI ABORIGENI Per Durkheim era fondamentale l’analisi della religione degli Aborigeni australiani per dimostrare l’origine e la natura della religione in generale ->Nelle sue opere, gli australiani rivelano un pensiero ricco e articolato, organizzato in base a intricati sistemi di classificazione che consentono di stabilire un ordine nel mondo a partire dall’ordine sociale, ma la loro voce no si fa mai sentire ->La dicotomia SACRO/PROFANO che fornisce a Durkheim la base di partenza per la sua definizione dei fenomeni religiosi, trova scarsamente riscontro nei dati etnografici australiani->per Durkheim, gli aborigeni erano sostanzialmente incapaci di oggettivare in simboli una visione più profonda della vita, egli si preoccupa di indagare sui contenuti oscuri e allusivi delle percezioni indigene -Gli studi etnografici sulle società aborigene dell’Australia hanno mostrato il complesso e articolato sistema di conoscenze che si trova alla base di quelle rappresentazioni grafiche e simboliche che, nell’interpretazione di Durkheim, erano viste come semplici riferimenti al “totem”=>gli studi successivi, hanno messo in luce una maggiore complessità rispetto a queste prime formulazioni CAPITOLO 3:”Alla ricerca della visione del nativo” 1.INTERMEZZO DOGON Marcel Griaule, etnografo che condusse in Africa importanti ricerche, soprattutto sulla comunità dei Dogon (in passato Sudan francese, oggi Mali), verso la fine del 1946 visse un avvenimento alquanto importante che segnò un momento deciso per lui e la storia dell’etnografia francese: l’etnografo venne convocato con il pretesto della vendita di un amuleto da un vecchio cacciatore cieco, di nome Ogotemmeli->in realtà, lo scopo dell’incontro era discutere di argomenti relativi alla cosmologia e al mondo religioso e metafisico dei Dogon. Ogotemmeli decide di rivelare il proprio sapere, di far accedere Griaule al livello di conoscenza degli anziali->il risultato di questi incontri verrà esposto nell’opera “Dieu d’eau”. ->per meglio comprendere la cultura dogon, è importante studiare le maschere ->concetto di NYAMA: una sorta di principio mitico diffuso, un’energia inconscia e impersonale ripartita in tutti gli esseri viventi. Quest’energia è dinamica, alla morte di un essere umano, l’anima dell’uomo proietta il suo nyama nel corpo di un nuovo nato per farne il suo nani->questo concetto costituisce una tappa fondamentale per la comprensione del meccanismo sacrificale dei Dogon, infatti, nel sacrificio si libera il nyama della vittima, ma lo si fissa contemporaneamente su un altro supporto come maschere, altare, amuleto ->E’ solo però con le rivelazioni di Ogotemmeli che il sistema cerimoniale e sociale dogon trova la sua coerenza e il suo fondamento in un complesso impianto mitologico che spiega la nascita del mondo e di ogni aspetto della vita umana e dell’universo

4.SCIAMANI E “BRICCONI” MITOLOGICI

PAUL RADIN: secondo questo autore, che riprende le concezioni di Boas, la natura del fenomeno religioso è costituita da due componenti:

  1. uno specifico sentimento
  2. un complesso ai atti, costumi, credenze particolari collegate al sentimento La credenza che è più strettamente connessa al sentimento religioso è quella dell’esistenza di spiriti esterni all’uomo, concepiti come più potenti dell’uomo stesso e in grado di controllare quegli elementi della vita che più sono significativi per la sua esistenza-> ne deriva che la qualità del sentimento religioso è condizionata dal sistema socioeconomico in cui ciascuna società si trova a operare ->Per sua natura, il sentimento religioso non può essere uno stato permanente ->Rodin individua tre tipi di personalità religiose:
  • quelle profondamente religiose *quelle che sono religiose solo a intermittenza *quelle indifferenti e si preoccupano delle questioni religiose solo come obbligo sociale ->nella letteratura etnografica, è spesso difficile distinguere quello che appartiene al punto di vista dei nativi da quello che appartiene al punto di vista dell’osservatore ->figure di riferimento per Radin: SCIAMANO+BERDACHE=individui che acquisiscono atteggiamenti e modi di abbigliarsi tipici del sesso opposto e si collocano spesso in una categoria a parte rispetto alle comuni distinzioni di genere ->Radin è interessato ai fenomeni di confine e per questo si interessa a studiare il TRICKSTER ovvero il BRICCONE DIVINO, una delle figure più enigmatiche della mitologia americana: un buffone ma al tempo stesso creatore e trasformatore, personaggio benevolo e malevolo->in particolare R. studia il TRICKSTER DEI WINNEBAGO->all’inizio dei racconti, il personaggio è completamente desocializzato, ha spezzato ogni legame con il mondo umano, è ridotto a sé primitivo. Successivamente si mostra il suo lento emergere dal suo isolamento e diviene consapevole di se stesso e del mondo che lo circonda 5.L’INDIVIDUO COME SISTEMA RELIGIOSO COMPLESSO =>BOAS: ruolo fondamentale dell’individuo nella costruzione e nel mantenimento di un sistema culturale =>LOWIE: esigenza di tenere in considerazione la variabilità individuale in ogni fenomeno culturale =>RADIN: diversa partecipazione emotiva e creativa all’universo religioso dei componenti di una società ed esigenza di prendere in considerazione il modo in cui i nativi stessi elaborano le proprie riflessioni e raccontano le proprie esperienze =>MAUSS: esigenza di non sommergere la dimensione individuale privilegiando quella collettiva, cercando di riflettere sulla costante interazione CAPITOLO 4: “Universi religiosi e pratiche della violenza” 1.RELIGIONI E VIOLENZA I molteplici conflitti che assillano il mondo contemporaneo, la minaccia del terrorismo internazionale e le difficoltà di convivenza tra persone e gruppi che manifestano forme diverse di fede sembrano sottolineare la drammatica realtà per la quale le differenze religiose determinano e fomentano la pratica della violenza ->11 SETTEMBRE 2001, ATTACCO ALLE DUE TORRI GEMELLE DEL WORLD TRADE CENTER A NEW YORK: evidenzia il problema della violenza ispirata da motivazioni religiose ->In ogni testo religioso, si possono facilmente trovare passaggi che avvallano sia l’uso della violenza contro coloro che vengono percepiti come nemici della fede, sia la coesistenza pacifica e la soppressione dell’odio e delle divisioni fra gli uomini 2.LA VIOLENZA ORIGINARIA Secondo René Girard, la violenza costituisce l’elemento centrale e fondamentale di ogni comunità umana: il problema che l’uomo si pone ovunque è quello di controllare la violenza, di evitarne le conseguenze distruttive per la convivenza del gruppo sociale. Una

società primitiva è una società che è priva di sistema giudiziario e quindi aperta alla possibile escalation della violenza che rischia di compromettere gravemente la stabilità e la continuità del gruppo sociale-> per allontanare la violenza dalla comunità, è necessario scaricarla su un oggetto sostitutivo, in maniera che non sia dannosa o pericolosa per l’intera comunità->la VITTIMA dev’essere scelta con attenzione e criterio: è necessari che appartenga in qualche modo alla comunità ma dev’essere scelta in un ambito marginale come schiavi, bambini, prigionieri di guerra->la vittima non è soggetta al meccanismo della vendetta, che vanificherebbe il tentativo di allontanare la violenza attraverso la sua canalizzazione rituale sulla vittima riaprendo la possibilità di una ripresa del ciclo delle violenze interne alla comunità ->il religioso ha la funzione di disumanizzare la violenza, di sottrarla all’uomo al fine di proteggerlo ->il sacrificio si fonda su una doppia sostituzione: quella dell’insieme dei membri della comunità con un solo bersaglio ovvero la vittima espiatoria, in secondo luogo quest’ultima viene sostituita con una vittima sacrificale, essere umano o animale che sia ->soltanto nell’Antico Testamento, inizia a farsi strada un pensiero anti-sacrificale che contribuisce alla modificazione graduale del sistema rituale e religioso: prima con il passaggio dal sacrificio umano al sacrificio animale, durante l’epoca dei patriarchi, poi con l’istruzione della Pasqua, che mette l’accento non sull’immolazione della vittima ma sul pasto in comune. Infine, la terza tappa consiste nella volontà profetica di rinuncia a qualsiasi sacrificio, un risultato portato a compimento soltanto nei Vangeli. ->Girard tende a interpretare la storia umana ponendo soprattutto l’accento sul problema persistente della violenza e della necessità di imbrigliarla, affinché gli uomini possano costruire un mondo sociale vivibile: per l’autore la violenza è un fenomeno nucleare, originario riconducibile alle sue componenti di meccanismo spontaneo universale chiamato PROCEDIMENTO VITTIMARIO ->Burket, per certi versi, ha una posizione simile a quella di Girard, ma sembra più affascinato dal tema della caccia e da come quest’attività possa aver profondamente influenzato lo sviluppo della cultura umana. L’autore cerca di ricondurre il bisogno da cui scaturisce la nascita della religione a una serie di condizioni evolutive radicate nella natura biologica degli esseri umani-> la religione costituisce un’innovazione nell’evoluzione umana e fornisce alla specie umana un vantaggio selettivo, come nell’invenzione di nuovi utensili o nell’impegno di nuovi materiali->il merito più grande della religione è di fornire all’uomo uno strumento che consente di superare le difficoltà della vita=>per Bloch, la violenza è un COMPORTAMENTO RADICATO NELLA SOCIOBIOLOGIA DELLA NATURA UMANA ->Maurice Bloch, riallacciandosi a Girard e Burket, ha proposto una teoria generale che si fonda sull’indissolubile legame tra religione e violenza: egli si distingue dagli altri due autori perché la sua teoria non parte dal presupposto di un’innata propensione alla violenza, sostenendo invece che la violenza è essa stessa il risultato del tentativo di creare il trascendente nella religione e nella politica=>la violenza come prodotto inevitabile nell’ELABORAZIONE DELLA RITUALITA’ =>In tutte queste tre teorie, la violenza svolge il ruolo di una forza originaria e primordiale, a carattere universale, che, nel caso di Girard e di Burket, rimanda esplicitamente alle origini della socialità e della cultura umana, e che viene mostrata in forma particolarmente trasparente nelle religioni indigene in particolare nelle forme di iniziazione e di sacrificio, le quali non hanno nulla di interessante da dire sulla natura della violenza ma sono semplicemente lo specchio in cui lo studioso può scrutare i contorni delle proprie convinzioni 3.L’INIZIAZIONE La presenza di riti di iniziazione costituisce uno dei tratti distintivi dell’immagine delle religioni indigene creata dal primitivismo del primo Novecento: società chiuse, nelle quali la socializzazione dei giovani veniva realizzata in forme rituali rigide e inglobanti ->RITI DI INIZIAZIONE: è una categoria che accomuna una varietà di procedure rituali che vanno dai riti di ingresso a particolari settori della società a cerimonie per l’accesso a determinate cariche e funzioni, ai rituali che segnano l’ingresso di un giovane nell’età adulta (quest’ultimo è il più frequente tra i fenomeni ai quali si fa riferimento quando si parla di “riti di iniziazione” senza specificare altro) ->Bloch sceglie come esempio emblematico di rito di iniziazione alla vita adulta, quello descritto per gli Orokaiva della Nuova Guinea da Francis E. Williams e successivamente riesaminato da André Iteanu che, viene descritto come un meccanismo di aggressione violenta contro i giovani->l’inizio del rituale è segnato dall’ingresso nel villaggio di personaggi che indossano maschere terrificanti, ornate di piume e di denti di maiale. Questi spiriti mascherati giungono dalla foresta e assalgono i bambini, maltrattandoli. Mentre i genitori pregano gli spiriti di non uccidere i loro figli, gli invasori si comportano come cacciatori di maiali selvatici, inseguendo i giovani da iniziare->la ragione è che si crede che il rituale possa condurre alla morte dei bambini e Iteanu ci assicura che questo accade davvero non infrequentemente->durante l’iniziazione i giovani muoiono simbolicamente e si crede che siano divenuti spiriti. Dopo un periodo di reclusione nella capanna iniziatica che sorge nella foresta, i giovani ritornano al villaggio trasformati e si presentano come cacciatori e uccisori di maiali, passando dalla condizione di prede a quella di cacciatori

CAPITOLO 5: “La creatività del sacro: trasformazione del sé e ricreazione del cosmo” 1.CREDENZE E RAZIONALITA’ Per molto tempo, l’antropologia delle religioni ha cercato di tracciare un percorso su un terreno accidentato e rischioso->il principale teorico che si è posto il problema dell’esistenza di forme alternative di pensiero è stato LE’VY-BRUHL: secondo questo autore, la diversità delle culture umane pone lo studioso di fronte a una realtà variegata e complessa, dove i problemi di comprensione non possono essere risolti affidandosi al comune “buon senso” o a un generico richiamo alla “natura umana”->le RAPPRESENTAZIONI COLLETTIVE assumono un ruolo dominante ->Le teorie di questo autore hanno scatenato una quantità di polemiche in campo antropologico e oggi viene considerato un autore inattuale, da evitare 2.MECCANISMI COGNITIVI La maggior parte delle asserzioni contenute nei discorsi religiosi non è passabile di verifica empirica: il discorso religioso non ha necessità di fare riferimento al mondo fenomenico, infatti i partecipanti di un sistema religioso utilizzano modelli cognitivi impliciti nel sistema religioso per confrontarsi con il mondo e con i problemi che esso presenta ->TEORIA COGNITIVISTA: ritiene che i sistemi religiosi includano modelli cognitivi che sembrano spiegare il mondo. Ma, contrariamente alla corrente neo-intellettualista, nega che tali modelli cognitivi siano condizionati dal modo mondo in cui le cose del mondo sono realmente->il discorso religioso è quindi il prodotto di un equipaggiamento cognitivo fondamentalmente comune a tutti gli esseri umani e non richiede il ricorso a forme di pensiero alternative o a processi diversi da quelli che ordinano regolarmente la vita quotidiana di ciascuno=>la conseguenza più significativa di questo approccio cognitivo consiste nel negare qualsiasi specificità al discorso religioso: la religione non dipende da un particolare modo di sentire, da uno specifico sentimento religioso, infatti il pensiero religioso è riconducibile a meccanismi di funzionamento comuni a tutte le menti umane. Questo approccio ha il curioso effetto di considerare irrilevanti proprio quelli che sono stati fin dai primordi dell’antropologia gli aspetti di maggior interesse nello studio dei fenomeni religioso. Infine, un’ulteriore conseguenza di questo approccio è quella di restituire il potere esplicativo alla sola scienza, mentre i fenomeni appartenenti alla sfera religiosa sono considerati semplici epifenomeni dei processi cognitivi, senza scopo e senza alcun valore empirico. 3.CIO’ CHE MOSTRA L’ANGELO DEI SOGNI Secondo lo scrittore islamico Abdalghani an-Nabulusi, l’uomo osserva i sogni con lo spirito e li comprende con l’intelligenza: al momento del sonno il suo spirito si dispiega come la luce del sole e in questo folgore egli vede quello che l’angelo dei sogni gli mostra->viene messa in risalto l’importanza degli stati non ordinari di coscienza nell’origine e nello sviluppo dei fenomeni religiosi. ->Nelle culture tradizionali delle Pianure, ai sogni veniva attribuita considerevole priorità ontologica e venivano considerati la principale fonte di conoscenza e di potere ->L’atto di sognare suggerisce di per sé la nozione o la possibilità di una moltiplicazione delle componenti della personalità: nel sogno, la stessa nozione del sé risulta paradossale, ambigua e ambivalente. Una tendenza razionalistica e medicalizzante ha cercato di interpretare questi fenomeni come forme, più o meno accettate socialmente, di comportamento patologico. 4.LO SCIAMANO, ESPLORATORE DEI LIMITI SCIAMANO=termine tecnico ed esoterico per indicare uno specialista rituale tipico dei popoli siberiani e dell’Artico, è divenuto recentemente un concetto di moda, che viene utilizzato in una varietà di contesti diversi e con significati differenti, spesso in modo superficiale e impreciso, quando non addirittura completamente arbitrario. Lo sciamanismo, come ha osservato Fiona Bowie, è uno di quei termini che vengono spesso impiegati in modo ampio, con riferimento a numerosi fenomeni differenti, alcuni dei quali hanno poche relazioni gli uni con gli altri o con una qualsiasi derivazione originaria. Il ricorso a stati di coscienza non ordinaria è un elemento ritenuto caratteristico dello sciamanismo, quest’ultimo si configura come una forma di “addomesticamento” degli spiriti che possiedono l’iniziato, invece della loro semplice espulsione, come accade invece nei culti di possessione. Gli spiriti addomesticati diventano gli aiutanti dello sciamano e possono essere evocati in suoi aiuto. La caratteristica precipua dello sciamano sarebbe il volo estatico, durante il quale l’anima dell’officiante percorre gli spazi dell’universo alla ricerca dell’anima perduta di un paziente, per raggiungere il mondo degli spiriti o delle divinità, per chiedere il loro intervento e la loro attenzione.

Nella maggior parte dei casi, lo sciamano mantiene vivida consapevolezza di quello che sta avvenendo ma ancor di più, si può affermare che lo sciamano ha una sorta di ampliamento delle capacità percettive e della consapevolezza. Questo insieme di caratteristiche fanno s che lo sciamano sia un personaggio che si colloca ai limiti delle varie forme categoriali che descrivono e costituiscono il mondo degli esseri umani e che spesso tende scavalcare questi limiti. 5.COSTRUIRE E RI-COSTRUIRE IL MONDO Le religioni costituiscono forme di elaborazione di “visioni del mondo”, ovvero modelli che descrivono le origini e la natura del mondo e hanno l’importante funzione di fornire uno schema di orientamento per l’azione dell’uomo nel mondo, collocando l’umanità nel più vasto schema del cosmo. ->Le conoscenze sciamaniche consentono agli uomini di superare i pericoli insiti nel mondo naturale e nelle attività di procacciamento del cibo, e al tempo stesso forniscono loro lo strumento per incorporare parte dell’energia vitale contenuta nel mondo della natura. ->E’ curioso notare come nei miti e nei racconti tradizionali il mondo degli dei e degli esseri sovrannaturali si colloca in genere in spazi e dimensioni che si trovano al di là degli spazi umani e degli insediamenti. Oggetti rituali, ornamenti e decorazioni artistiche sono elementi di un sapere rituale sul quale si basano l’esistenza e l’identità di ciascun gruppo locale e sono legati a particolari parti del territorio e gruppi di persone, che nel linguaggio antropologico sono stati chiamati “gruppi totemici”. CONCLUSIONE Le teorie e gli autori presentati e discussi in questo volume non esauriscono affatto i contributi che sono stati elaborati nell’ambito dell’antropologia delle religioni. Le proposte interpretative avanzate sono a volte convincenti, a volte banali, altre ancora bizzarre e improbabili: tutte segnalano l’interesse che i fenomeni religiosi più lontani ed esotici hanno suscitato negli studiosi. Le teorie e le interpretazioni sono invece il prodotto della riflessione e dell’elaborazione scientifica di cui i vari autori sono i soli depositari. Lo sforzo principale di questo lavoro è stato cercare di mostrare come le costruzioni culturali, sempre più minoritarie nel mondo globalizzato, meritano la nostra attenzione, il nostro rispetto e la nostra riconoscenza.