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Prof. Pieruccini - 2017-2018 - lezioni 15-30
Tipologia: Appunti
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Lezione 16 – 10/ Riprendere discorso sui poemi epici. Già introdotto il Ramayana. Avatara di Visnu , comprende serie di incarnazioni che parte dal pesce per poi progredire fino all’uomo, e in particolare fino a Kalkin, che deve ancora venire. L’elenco comprende il Buddha, salvo che quello che ci dicono i testi Visnu si è incarnato come Buddha per sviare i malvagi e accelerare il ciclo di decadimento del mondo. Il mondo, per l’India, nasce, vive, attraversa delle età, e poi va a fronte alla distruzione. Alcune di queste incarnazioni ci sono note soltanto per un mito, altri invece sono personaggi molto importanti perché si tratta di divinità autonome, che nascono indipendenti, che inizialmente non c’entrano niente con Visnu, sono eroi di comunità storiche dell’India che vengono divinizzati e vengono assorbiti nel mito di Visnu, però sono normalmente adorati autonomamente (ad esempio viene adorato l’avatar Krisna, non Visnu). I miti che riguardano il discorso sugli avatara e le divinità dell’induismo lo troviamo espresso in questi testi; i poemi epici. Sono poemi che raccontano storie di uomini e di dei, ma nell’ambito indiano, vanno veramente oltre quello che è il discorso della storia narrata, perché vogliono essere da una parte autentiche storie; l’India antica non ha una storiografia come in occidente, non abbiamo storici che narrano fatti a loro più o meno contemporanei; qui vengono messi sullo stesso piano eventi presumibilmente storici con quella che è una storia ideale dell’umanità; le storie narrate vogliono essere in primis storie del popolo indiano come esempi, come modelli, che servano da insegnamento, che offrano modelli di comportamento. Eventi considerati veri in quanto insegnano l’essenza delle cose. Le storie che sono raccontate sono patrimonio della cultura indiana, ritornano in continuazione. Abbiamo questi poemi scritti in sanscrito, però abbiamo infiniti rifacimenti di queste storie sostanzialmente in tutte l lingue dell’India durante tutta la storia indiana. Fino a oggi c’è un grande patrimonio orale di racconti, estremamente vivo. Ramayana prelude al kavya. Primo esempio e modello di kavya è considerato il Ramayana. Il Mahabharata è un po’ diverso. Bharata personaggio mitologico, progenitore di tutti gli indiani. L’India oggi si chiama appunto la terra dei discendenti di Bharata. Datazione: ci sono 2 datazioni : il tutto si gioca sul fatto che è un’opera gigantesca, quindi interessante da capire è il tempo di composizione. Parti quindi più antiche a altre più nuove aggiunte successivamente ; IV a.C. - IV d.C. Quello su cui tutti concordano è che il Mahabharata assume forma che abbiamo ora nel IV secolo , periodo in cui si afferma grande poesia , grandi modelli culturali, periodo classico che forma i modelli che saranno validi in tutti i secoli a venire. Per opera di gruppo di brahmani che avrebbero messo per iscritto questo insieme di tradizioni, di storie, e soprattutto come reazione al buddhismo ; atto volontario e consapevole che riafferma il sapere brahmanico nei confronti di questa grande eresia degli ultimi secoli a.C. (ossia il buddhismo). Questa grande religione che si afferma in questo periodo in continuità con il pensiero vedico (upanisad), inglobando però una serie di figure divine che non facevano parte del primo repertorio brahmanico; brahmani in quest’epoca danno nome, forma e mito a quello che è l’assoluto impersonale dell’upanisad. Prendono forma questi grandi poemi in cui vediamo l’affermazione delle grandi divinità dell’induismo. SI parla in genere di induismo come una religione: considerarlo come una religione unica viene oggi messo in dubbio; molti studiosi tendono a pensare che chiamare induismo una religione unica sia stato una modalità interpretativa che non è autenticamente rispecchiato da ciò che avviene all’interno dell’induismo considerato un fascio di religioni, che hanno un territorio comune, ma che hanno varie vie per appostarsi al divino. L’induismo ha molte divinità. Hindu devoti a diverse divinità. Induismo ha divinità maggiori che per i loro fedeli sono la divinità somma. Induismo a metà tra monoteismo e politeismo , perché per tutti gli hindu c’è una divinità suprema che è l’assoluto. Queste divinità maggiori sono Visnu, Shiva e Devi, la divinità femminile. Gli hindu sono devoti a UNA di queste divinità. Vi sono poi altre divinità, ma non sono supreme: o sono manifestazioni delle divinità supreme, oppure sono semplicemente divinità minori, che a volte hanno qualche scopo con il rapporto con il fedele (può esserci la dea che protegge i guadagni, chi i viaggi).
I poemi epici sono sostanzialmente visnuiti,non perché non troviamo altre divinità, ma perchè i personaggi principali sono avatara di Visnu. Nel Mahabharata abbiamo Krisna, un personaggio che si muove tra l’umano e il divino. Mahabharata. Poema immenso, 18 libri ( Parvan – i nodi del bambù ) di lunghezza diseguale, e ognuno ha un titolo. (18 è un numero canonico, che ritorna. Come 64 e 101, esprime completezza). La trama occupa soltanto una parte: ci sono interi libri ( XII e XIII in particolare ) in cui non succede niente, ma sono parti interamente dottrinali: questi libri, con un espediente narrativo, danno tutti i principi dell’induismo , e in particolare parlano del dharma e di come ottenere la liberazione. L’espediente semplice: un personaggio del poema ferito in battaglia, ma ha il potere di scegliere il giorno della sua morte, e per 59 giorni istruisce pubblico intorno sui principi dell’induismo. Anche altre parti del poema hanno parti di insegnamento; tipicamente domanda e qualcuno che risponde e impartisce insegnamento. In più, inseriti nel corpo del poema, ci sono infiniti miti e racconti di altro genere. La tradizione vuole che come per il Ramayana, ci sia stato un autore mitico ; Vyasa , “il compilatore”. In entrambi i poemi gli autori sono anche personaggi del poema. Vyasa si sarebbe servito di Ganesa come scrittore, Dio con la testa di elefante, divinità minore, protettore degli inizi, dei viaggi, delle prove, Dio scrittore, figlio di Shiva. Trama molto complessa. C’è sempre conflitto dinastico. Qui tra due famiglie di cugini , che non riescono a spartirsi il regno e quindi lottano. Il regno di cui si parla parrebbe più antica di quello del Ramayana. La zona è quella dell’odierna Delhi ; la pianura che comprende Delhi e le zone a nord. Abbiamo due sovrani che ereditano il trono di questa zona; Dhritarasthra e Pandu ; dovrebbe regnare il primo in quanto maggiore, ma è cieco (causato da un cattivo dharma) e quindi non può regnare, così passa a Pandu, solo che colpito da una maledizione, perché durante una battuta di caccia (sport dei re nell’India antica) colpisce due gazzelle che si stavano unendo: in realtà non erano proprio due animali, ma una coppia di semidei che avevano assunto questa forma per fare l’amore. Questi maledice Pandu a non potersi unire con le sue spose. Il che non è solo una maledizione che lo colpisce nella vita privata, ma per il re che non può avere figli non può avere discendenza; resta un re a “metà”. Pandu ha due mogli : una delle due; Kunti, la più anziana, ha un mantra, una preghiera potentissima , datale da un asceta, con la quale poter chiamare tutte le divinità. Kunti evidentemente non ha capito bene cosa vuol dire, perché fa subito un esperimento, e chiama un grande dio, il Sole, Suria , e vuole unirsi a lei. Kunti non è particolarmente felice ma ottiene garanzia che tornerà vergine. Questa unione genera un figlio che si chiama Karna uno dei personaggi più straordinarie, nasce con immagine di suo padre ; personaggio più vicino alla ns sensibilità, è una specie di eroe, è umiliato (interpretazione della prof. Ramayana di principio è un poema che mette bene da una parte e male dall’altra, è avvento del regno del bene. Il Mahabarata è molto più sfumato, c’è umanità con luci e ombre, perfino il Dio Krishna non è eticamente ineccepibile. E’ qualcosa che ci mette di fronte un panorama ampio profondo). Kunti però non lo può tenere e lo abbandona in un canestro e lo abbandona alla corrente di un fiume. Questo Karna viene raccolto da una coppia di origine molto umile. Torniamo a Pandu: Kunti chiede permesso di evocare serie di divinità con cui lei e la seconda moglie avranno dei figli; i 5 figli ottenuti in questo modo sono i protagonisti principali del Mahabharata,
Nel caso di Draupadi, è Arjuna, il grande arciere, che la vince. La porta allora a casa, la madre dice di dividerla con i fratelli, quasi senza neanche guardare: la parola della madre è sacra , quindi i cinque dividono la sposa. I cinque fanno così un patto per cui ogni anno Draupadi sarà la sposa di uno dei cinque. Tornando al gioco dei dadi. Yudhistira perde anche la sposa. 12 anni in esilio nella foresta più uno in incognito, con la penale che se si fossero fatti riconoscere sarebbero dovuti tornare in esilio. Questi 12 anni nella foresta sono racchiusi nel III libro , il libro della foresta. Punto in cui gli autori inseriscono patrimonio mitologico narrativo noto fino ad allora. Poi c’è l’anno in esilio, molto interessante: vanno alla corte di un sovrano e si devono travestire: in particolare quello che prende Arjuna, si traveste da eunuco , maestro di ballo. C’è tutta una tradizione sul travestimento chiamata terza natura, non si capisce bene di cosa si parla. Di fatto questa figura di Arjuna che si traveste da donna e assume tutte le caratteristiche femminili è molto interessante perché sembra essere anticipazione di quello che è fenomeno sociale dell’India più recente degli igra , a tutti gli effetti dei transgender indiani; uomini che non si riconoscono nel corpo di uomini e che scelgono di vivere in apposite comunità. Hanno ruolo rituale, nella modernità meno importanza. Manca linea che ci porta da Arjuna a questo gruppo sociale riconosciuto. Finito l’esilio si arriva ai ferri corti perché i pandava avrebbero a questo punto diritto a tornare nel loro regno, ma i kaurava non ci stanno. Krisna , cugino dei pandava per parte di madre, è personaggio affascinante ed enigmatico; a volte dio, a volte uomo, e sta dalla parte dei pandava. Si va alla guerra nonostante mediazione di Krisna. Guerra dura 18 giorni , e si conclude con una strage umana; Mahabharata non ha un lieto fine, la grande battaglia che conclude il poema è una specie di strage di tutta l’umanità, nella quale di fatto sopravvivranno i 5 pandava con la sposa, e rimarrà un unico discendente di tutta questa grande famiglia. Suta , i cantastorie più importanti. Erano principalmente dei guidatori di carri da guerra, quelli che accompagnavano sovrani in guerre, e che nelle pause tra le battaglie, la sera, raccontavano quello che era successo durante la giornata di battaglia. Nel Mahabharata incontriamo un suta importante, e lo incontriamo in un momento fondamentale. Inizio della grande battaglia. Ci sono i due eserciti schierati, e la grande battaglia sta per cominciare. Dritharastra , che ovviamente essendo cieco non può combattere, e c’è il suta che gli racconta cosa sta succedendo. Vi è poi anche dialogo tra Arjuna e il suo auriga, che è Krisna. Questa composizione si chiama Bhagavad-gita , “il canto del signore”. Poemetto che sta in mezzo al Mahabharata, per alcuni parte integrante sin dall’inizio, per altri aggiunto in seguito, ma è comunque un testo che circola singolarmente, come opera autonoma. Dialogo tra Krisna e Arjuna, che per molti rappresenta il cuore vero del Mahabharata. Che lo sia o meno, è quello che interessa agli hindu; viene fatto il paragone con il Vangelo. I due eserciti sono schierati l’uno davanti all’altro, ma sono eserciti di parenti, amici e maestri. I kaurava e i pandava hanno studiato e vissuto insieme, hanno gli stessi antenati, però adesso sono divisi. Arjuna si trova davanti a questo schieramento. Lui è un guerriero, uno kshatriya, suo compito è combattere, ma va in crisi; non se la sente di uccidere i suoi parenti e amici, e crede che tutto questo vada contro il dharma. Krisna gli da le sue risposte, sotto forma di lunghi monologhi. Innanzitutto, un’idea fondamentale, che va sotto il nome di karma-yoga. Karma vuol dire, di base, azione. Yoga vuol dire, di base, disciplina, metodo. Quindi disciplina dell’azione. Tentativo di armonizzare le vie dell’azione :
karman, di macchiarti di delitti, ma c’è un modo per eludere tutto questo; devi compiere il tuo dovere per puro dovere, senza curarti dei risultati, dei frutti di questa azione; non devi combattere mirando alla vittoria; tu devi compiere quello che devi per puro dovere, rimanendo totalmente indifferente in caso di buona o cattiva sorte; comunque le cose andranno, devi restare imperturbabile; in questo caso non accumulerai karman, in quanto tua intenzionalità è totalmente distaccata da ciò che fai. Il tuo agire è pari alla non azione, come se tu fossi un rinunciante. Tu non rinunci all’azione, perché non puoi farlo, mondo deve andare avanti, ma rinunci ai frutti. Portato discorso del Buddha alle estreme conseguenze.
(non poteva essere ucciso né da dio, uomo o animale, né di giorno né di notte, né dentro né fuori casa). Secondo mito è quello di Vamana , il nano. Un asura ( Bali) ha ottenuto diritto di governare tutto il mondo. Visnu si presenta come nano, e ottiene da Bali di avere tanta terra quanta potrà coprirne con tre passi. Ovviamente trucco perché Visnu poi diventa gigantesco. Questi sono i miti principali su questi avatara, e poi abbiamo Krisna. Suo mito è composito. Krisna vive sulla terra, di fatto alla fine del Mahabharata muore, ha una biografia, nasce e muore. (Vive ne tetra yuga). Nasce a Mathura, però è perseguitato; Mathura è sotto il regno di un suo zio, un usurpatore, al quale viene predetto che sarà ucciso dall’ottavo figlio della cugina. I figli della cugina vengono quindi uccisi, però Khrisna e suo fratello Balarama si salvano e vengono dati in adozione a coppia di mandriani; crescono in un villaggio fuori dalla città, a Vindravan. Prima di diventare il principe che troviamo nel Mahabharata, Krisna cresce appunto nei boschi intorno a Mathura, ed è un giovane bellissimo, che fa innamorare di sé tutte le mandriane. Krisna è il dio bellissimo rappresentato tra le Gopi (mandriane), che sono tutte in realtà sposate. E’ contesto di amore adulterino; donne innamorate di Krisna e fuggono di notte, lasciano la casa di notte, per raggiungere Krisna ed amoreggiare con lui. Un amore oltre le convenzioni sociali per questo è importante. Tra queste ne emerge una più importante, che forma con Krishna una specie di coppia, che è Radha. Questo emerge in un poema, Vita Govinda. Divinità femminile. La terza polarità che ha veramente culto è la divinità femminile. Sono tante le dee in India. Legate storicamente a quelli che sono gli strati più bassi della popolazione. Sono tante e hanno caratteristiche intrinsecamente diverse : ci sono divinità generose, Materne e altre che sono terribili, aggressive, accompagnate da simboli di morte. Doniger= del seno o del ventre Una divinità che è molto antica è Sri-Laksmi , divinità della fecondità, del benessere. Tra quelle che evocano la morte abbiamo Kali , Camunda, la negazione del bello, simboli di morte, scheletrini che danzano, un cadavere come veicolo. Queste divinità terrificanti hanno origine molto bassa , popolare, assorbite nel discorso dell’induismo ma restano sempre paurose, terribili. Fanno parte di un tipo di religiosità diversa in origine , dove divinità è terribile ed è da propiziare, se no danneggia. Sino ad oggi a queste divinità vengono offerti animali. Assorbite nell’induismo ufficiale vengono in qualche modo addomesticate ; non perché diventano pacifiche, ma diventano anche loro protettive; diventano aggressive, protettive, nei confronti di chi trasgredisce o minaccia il dharma. Libro anni 80 su divinità femminili kensley Kali rappresenta nella visione di un mondo ordinato dal Dharma Kali e Dee apparentate sono tutto ciò che non si può gestire, la minaccia che pende sugli uomini che non è evitabile. Lezione 19 – 17/ Il panteon vedico prevalentemente maschile.
Pian piano emergono divinità femminili, che hanno radici storiche e tipologie diverse. Abbiamo visto dee del “seno”, benevole, e dee del “ventre ”, quelle terribili. Vengono da strati non ary della popolazione. Molto spesso ancora oggi fanno parte del culto dei villaggi, legate a una realtà locale. Queste divinità tremende quando sono assimilate all’ induismo alto mantengono loro caratteristiche ma non sono malvage verso i devoti. Se ci si confronta con la concezione hindu della divinità femminile , si trova che la devozione si rivolge alla dea, come se fosse un’entità unica, un’unica divinità femminile. A volte si trova anche la Dea Madre , spesso quando si parla della divinità suprema femminile. Chiamare dea madre è assolutamente fuorviante. Quando parliamo di dea madre pensiamo a divinità materna che da vita, grande madre universale di tutto; ciò però non si applica alla verità hindu. Che poi vengano invocate come “madre”, questo è un altro discorso; le dee hindu sono tante, hanno caratteristiche diverse, e non c’è una dea madre universale all’inizio dei tempi. Però la dea è venerata come una, normalmente. C’è un processo storico dietro. Le dee sono appunto tante, però a un certo punto, dal V al VII secolo , viene composto un testo importantissimo, il Devi Mahatmya ; simile alla Gita del Mahabharata, sta dentro a un Puruna. I Mahatmya sono testi celebrativi. Il Devi Mahatmya è un testo che celebra la Devi, la Dea. Testo importantissimo, meno popolare della Gita e riconosciuto come fondativo a livello popolare, ma importantissimo perché troviamo un’operazione che fa confluire diverse divinità femminili in un’unica divinità suprema. In questo modo ci sono dei miti fondativi che ci dicono che tutte le divinità femminili sono alla fine una sola. Sono emanazioni, aspetti. Ipostasi o aspetti di un’unica Divinità. Non discese come Vishnu. Due dinamiche:
embrione di tutto l’esistente) del tempio con la statua della divinità. o Visnu rappresentato in modo antropomorfo = statua
Lezione 20 – 18/ Tirtha designa luogo di pellegrinaggio in India. Lo traduciamo con guado, luogo di attraversamento; si attraversa piano mondano, si arriva in questo luogo dove si può avere incontro con una verità superiore. Storicamente, il discorso sul pellegrinaggio è riuscito a unificare l’India; uno dei fattori determinanti per la diffusione delle credenze e pratiche, e che ha creato una connessione tra parti molto lontane e diverse. La territorialità : India ha avuto diverse fasi religiose, buddhismo a un certo punto scompare, in particolare con l’avvento degli invasori turco-afghani. Restano alcuni luoghi del pellegrinaggio buddhista in India. Ci sono anche dei luoghi jaina. Realtà connotata da diverse religioni: ci sono luoghi sacri di per sé: cambia la religione ma il luogo resta sacro. Acqua i n generale portatrice di sacralità, di purificazione: non lava solo il corpo ma anche lo spirito. Molti tirtha sono appunto sulla riva di fiumi: idea di guado si associa proprio alla presenza dell’acqua, alla pratica della visita dei templi del tirtha, e si connette alla pratica del bagno, che è appunto purificatore. Il Gange è pieno di tirtha, sin dalla fonte. I suoi luoghi più famosi sono la città di Varanasi, ma prima, dal punto di vista del corso del Gange, il punto di confluenza con il fiume Yamuna, anch’esso considerato sacro. I l punto di confluenza è considerato particolarmente sacro, e qui troviamo una città : Allahbad. Punto della confluenza vera e propria si chiama prayag , luogo del sacrificio. Gange e Yamuna, storicamente rappresentate alla porta dei templi, e loro veicoli sono:
dell’induismo. Visto come luogo eterno, da sempre sacra per l’induismo. Gli studiosi più recenti stanno un po’ decostruendo quest’immagine; Varanasi sicuramente città molto antica, già all’epoca del Buddha molto importante. Quello che però ora viene messo in luce, è che Varanasi, non solo ha una storia, ma ha anche una storia in cui questa sacralità si è costruita nel tempo; Varanasi come luogo fulcro dell’induismo è una costruzione che si è stratificata nel tempo, e ci sono stati due momenti fondamentali:
Per comprendere ruolo fondamentale dei luoghi sacri ci da piccola storia di idea di sviluppo di luogo sacro ripercorrendo tappe fondamentali, concentrandosi sulla svolta PIETA’ LOCATIVA: RELIGIOSITA’ E ATTACCAMENTO DI LOUGHI SACRI E IDEE DI PRESENZA DI DIVINITA’ IN LUOGHI SPECIFICI C’è fase vedico bramanica in cui divinità non hanno luogo – si muovono continuamente Una fase in cui divinità hanno uno o più luoghi, sono connessi e elementi del paesaggio e particolarità geografiche LA SVOLTA COINCDE CON EMERGERE DEL PELLEGRINAGGIO COME PRATICHE FONDAMENTALI DALL’INDUISMO CHE è testimoniata a partire dal Mahabharata in cui c’è una serie di descrizione di luoghi di pellegrinaggio E una serie di descrizione di luoghi sacri che vengono inseriti nel Mahabharata e la cosa strana è che appaiono formati, non sembrano agli albori di una riflessione di luogo sacro per qs si è pensato che pietà locativa avvenga prima non in ambienti TUTTO IN INDIA SEMBRA GIA’ FORMATO quando iniziamo a conoscere un fenomeno c’è sempre qlcsa indietro che noi non conosciamo e ns primo incontro ci fa vedere realtà già confezionata, da molto lavoro agli indologi che amano tornare indietro, origini spesso vaghe e inconoscibili Svolta raggiunge pienezza nella letteratura PRURANICA CON LE GLORIFICAZIONI in cui troviamo solo LUOGHI SACRI e lo ho tutt’ora è aspetto più visibile a palpabile della religiosità hindu. GRAMMATICA DELLA SANTIFICAZIONE una studiosa è forse termine rigido ma una serie esperienti in cui il divino si manifesta Una è avatara perché vi è discesa Oppure manifestata e non si è spostata Svaianpu – tutte divinità si manifestano naturalmente, non sono installate dall’uomo per qs acquistano + potere L REGOLA PIU’ GRANDE PIU’ UN LUOGO è TRASPOSTO PIU’ è IMPORTANTE TRASPOSIZIONE MOLTIPLICAZIONE GERMINAZIONE CONTEMPLA CONTINUO CONFRONTO CON QUI E ALTROVE Dinamiche di geografia panindiana Cap 1 rete di connessioni rintracciabile nella geo santa indiana, c’è una parte su come trasposizione è stata studiata da altri studiosi, ripercorre varie interpretazione: che spazio comunque insito nel luogo sacro tirtan universale trascendente dunque ovvio sia replicabile Trasp. Come ripetizione di prototipo spaziale , come fiumi, laghi, identificano luogo sacro per loro presenza Trasp. Spiegata in termini politici , appropriazione un sovrano per legittimarsi patrocina un tempio es di vivanat perché è garanzia di potenza e rende accessibile realtà divina ai sudditi Un altro aspetto è legato a quella che potremmo dire E SPORTABILITA’ dei luoghi sacri indiani, sia di divinità che risiede nel tempio stesso, sono come contenitori che si portano dietro un mito che chi
JOTILINGA molti sono presenti solo raramente si parla di origini idea possibili è che fossero nomi potenti importanti e venissero utilizzati per altre forme divine Ha analizzato mappe ma non è inclusa nella parte da fare Il 4 capitolo etnografie della trasposizione Capitolo dedicato a vari luogi escluso kedarji che è cap finale analizza varie mod di trasposizione Noi abbiamo esempio da leggere che in molti casi è realtà stratificata con + nomi in cui abbiamo una trasposizione di elementi naturali Abbiamo santuario che è una sorta di collina che replica collina di …..lo fa ribadendo somiglianza con geo di formaoriginaria e introduce Alla fine da compendio di modalità di trasposizione e abbiamo riassunto generale Il 5 capitolo è a se stante indaga pellegrinaggi locali urbani I jotirlinga non sembrano mai in un gruppo se non nella guida che viene data ai visitatori Capitolo finale che studio su kedarji ha narrazione incentrata su trasposizione ripercorre testi e abbiamo da leggere parte su narrazioni orali in che modo viene rimaneggiata da officianti e in che modo emerge forma trasposta Non ci sono gerarchie tra centri e periferie che non vengono continuamente visitato ogni glorificazione di luogo sacro lo DIPINGE COME CENTRO DELL’UNIVERSO in cui bisogna recarsi Luogo per essere potente DEVE CREARE CONNESSIONI + CONNESSIONI CREA + GENTE ATTIRA Le FORME TRASPOSTE SONO LABORATORI di classe divine panindiane, conoscere per riflesso forme panindiane. Lezione 22 – 24/ Concezione mitica della montagna: nella concezione del mondo hindu , c’è un disco piatto , con una terra centrale, quella abitata dagli uomini, e poi una serie di terre e oceani concentrici. Al centro del mondo c’è una montagna dorata , che si chiama Meru. Asse cosmico, una specie di perno. Mito Meru A un certo punto gli dei e gli asura si trovano a dover recuperare la bevanda che garantisce l’immortalità (Amrita = ambrosia). Si mettono d’accordo dei e asura e prendono Monte Meru e prendono questo grande serpente e lo attorcigliano attorno al monte e lo usano per frullare l’oceano e ottenere questo liquido dell’immortalità. Succedono tante cose durante questo evento e che nascono come sottoprodotti. Come si faceva burro. La luna nasce da questo mito e altre cose (14). Si produce un veleno e viene chiamato Shiva che beve il veleno e salva tutti. Così ottiene una gola blu. Nilakantha Altro mito Avatara Vishnu: Vishnu nella sua manifestazione di Tartaruga cosmica che fa da base.
Montagne hanno tanti aspetti, tradizionalmente luogo di ascetismo: grotte delle montagne luoghi dove si ritirano a meditare i monaci sia asceti indiani. La tradizione ha dato una serie di esiti: è uno dei fattori che ha fatto sì che fin da gli ultimi secoli a.C. sia i buddhisti sia gli hindu scavassero residenze o templi nella roccia. Uno dei maestri più importanti dell’induismo ha vissuto gran parte della sua vita in una grotta , stando zitto, e gente andava in pellegrinaggio a visitarlo, su una montagna che si chiama “La montagna rossa”. La montagna viene riprodotta dall’architettura templare. L’elevazione che sta sopra alla cella simboleggia il monte Meru. Montagna sacra per eccellenza è il monte Kailash 6700 mt, monte dove abita Shiva. Si trova non in India ma a nord, montagna himalayana che si trova politicamente in Tibet , ed è un centro di pellegrinaggio importantissimo per tutte le religioni storiche dell’India e del Tibet, e che si fa girando intorno ai piedi di questa montagna. Nella visione hindu è la montagna in cui risiede Shiva, dove vive imperturbabile in ascesi. Questa montagna ha delle repliche templari in India. Kailasanatha = signore del kailasa Luogo importante si trova in Kashmir, Amarnath. Troviamo un linga naturale. Ovviamente altitudine notevolissima, e luogo è innevato e ghiacciato, però c’è un momento, d’estate, in cui, con lo sciogliersi delle nevi, c’è una grotta naturale dove si forma un linga di ghiaccio, una colonna di ghiaccio interpretata come un linga naturale di Shiva. Due aspetti : grande impegno necessario per fare uno yatra (pellegrinaggio) di questo tipo, in condizioni di scarsità di ossigeno (oltre 5000 metri di altitudine). Infatti, in questi pellegrinaggi c’è gente che muore, non regge l’altitudine. Altri dettagli : Kashmir luogo che da svariati decenni ha problemi politici, con tendenze separatiste: ha popolazione in stragrande maggioranza musulmana, e con la partizione del ’47 il Kashmir aveva un re hindu, che tra India e Pakistan aveva deciso di stare con l’India: proprio qua gettati i semi per i problemi politici dell’India. Diversi gruppi politici orientati verso il terrorismo che vorrebbero la separazione del Kashmir dall’India e l’indipendenza o l’unione con il Pakistan. Questo ha avuto ripercussioni proprio sullo yatra. Altro aspetto, pericolo che si è manifestato in questi luoghi, è quello che in inglese si chiama stampede, per cui si scatena il panico dove c’è molta folla e la gente si calpesta. Jainismo. Anche per jainismo montagne sono molto importanti. Hanno alcune montagne che sono città templari, e in particolare le due più importanti sono: in Gujarat (stato che da sul mare nel nord-ovest dell’India): qui abbiamo le due maggiori montagne, che sono città di templi, che sono le grandi mete di pellegrinaggio dei jaina, che sono Palitana e Girnar. Altro luogo più piccolo è un’altra montagna, che si trova nel Rajastan meridionale, e si chiama monte Abu (monte sacro anche per l’induismo in realtà). Anche in questo caso è il luogo a conservare una sua sacralità, e la religione sembra arrivare dopo. Un altro luogo in cui religione jaina si diffonde è il Karnataka , dove c’è un’altra montagna che si chiama ???, che vuol dire vasca bianca, dove c’è questa immensa scultura in cima alla montagna di Bahubali, un santo jaina. Viene ritratto in una posizione ascetica , che consiste nel tenere un’immobilità così prolungata che le piante gli crescono intorno al corp. religione jaina, a differenza del buddhismo, predilige le pratiche ascetiche , materia da tenere a bada e sopprimere. Asceti e santi jaina sono raffigurati nudi: è la rinuncia totale. L
definiremmo religiosa: filosofie dell’India non si limitano a dissertare in modo teoretico sulla natura delle cose, ma di fatto sono tutti sistemi che fanno un passo oltre: stabiliscono una certa concezione del mondo, con poi altro passo: voi per ottenere la liberazione dovete capire queste cose e fare così. Ci sono una serie di classificazioni diverse di darshana; ce ne sono 6 principali. Ci sono tanti sistemi filosofici diversi nell’India antica. Intorno al X secolo, c’è un intellettuale che sistematizza per primo queste 6 darshana come le 6 scuole filosofiche dell’induismo, e questa classificazione diventa la classificazione canonica. Soni: S
**1. Samkhya,
vuol dire enumerazione. Enumerazione delle categorie dell’esistente. Questo sistema è uno dei più antichi. Discriminazione di base è tra sistemi monistici e dualistici (spirito/materia o dio/uomini). Il Samkyha è un sistema dualistico , dividendo lo spirito dalla materia. Ci sono infiniti monadi spirituali, ognuna un essere vivente, e si chiamano Purusha, e sono pura coscienza. Poi abbiamo la prakriti, natura. La natura è una, e comprende tutta la materia, ed è quella che muovendosi, con la sua energia, da origine al mondo empirico. La prakriti ha 3 qualità , e quando sono in equilibrio tutto sarebbe immobile, ma non lo sono mai.
la condizione di equilibrio perfetto Il disequilibrio fra queste 3 qualità instaura una vibrazione che fa sì che la materia si trasformi continuamente alla ricerca di un equilibrio che non raggiunge mai, processo continuo che dà origine al mondo materiale. I Purusha sono puro spirito , quello che noi siamo abituati a non considerare materia, mente, coscienza, senso dell’io; per il Samkhya e il pensiero indiano generale , anche queste cose sono materia , materia più sottile, ma pur sempre materia. Illuminazione: occorre trasformarsi in purusha Samkhya non implica idea di divinità superiore , c’è invece per lo Yoga.
viene da una radice yug, aggiogare, ed ha una doppia applicazione pratica; aggiogare la persona, un autocontrollo; ma ha anche significato di unione, unione con la divinità. Prevede l’esistenza di un Dio supremo, Shiva normalmente. Solo che di yoga ce ne sono tantissimi; sono pratiche meditative, concrete. Alcuni si configurano come veri e propri sistemi: quello per eccellenza che si configura come un sistema filosofico-salvifico sistematico è lo yoga che viene definito “classico”, e si trova
Questo si chiama Yoga classico perché appunto il sistema; noto però anche come Raja Yoga, yoga “reale”, oppure ancora Ashtanga Yoga , lo Yoga a 8 parti, proprio perché prevede 8 tappe
. Il sistema di concezione dell’esistente di riferimento è quello del Samkhya, qui ci sono le regole di comportamento per arrivare a identificare ognuno di noi con il purusha. Abbiamo una serie di passi dove le prime 4 sono più che altro fisiche, le altre 4 più meditative: 1. Yama, “astensione”, di stampo etico, sono ad esempio la non violenza, la sincerità, non dire il falso. 2. Niyama , “osservanze”, comprendono altri valori, tipo la purezza, lo studio, il controllo di sé, norme di comportamento. 3. Asana, “postura”, deriva da radice che vuol dire sedersi, è il modo di sedersi. Consigli su come assumere posizione comoda utile per meditare. 4. Pranayama, “controllo del respiro”. 5. Pratyahara , “ritiro dei sensi”. 6. Dharana, “concentrazione” su un oggetto. 7. Dhyana, “meditazione”. 8. Samadhi, “perfetto raccoglimento”, completamente astratto dal mondo sensoriale, totalmente identificato con il Purusha. Lo Yoga è la sospensione delle attività mentali , partiamo dal fermare i sensi e arriviamo a fermare la mente. Risulta essere una via pratica per raggiungere la liberazione. Poi abbiamo due scuole meno studiate, che sono più speculative, più teoretiche, che però vengono spesso usate per dirimere le questioni negli altri sistemi: danno degli strumenti applicati in altri dibattiti.
è la logica , l’epistemologia, TEORIA DELLA CONOSCENZA si interroga primariamente su come conoscere. I concetti fondamentali sono mettere a punto degli strumenti di conoscenza (pramana) : la percezione, l’inferenza, la comparazione e la parola dei Veda (o quanto afferma un Guru), troviamo qualcosa che quindi presuppone una fede.