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La teorizzazione di Bontempelli sul concetto di miracolo e la necessità di guardare la realtà con occhi nuovi. anche del valore della sfera dello sguardo, il problema dell'identità e la fusione tra candore e realismo magico. Inoltre, vengono analizzate le opere di Bontempelli come NOstra dea e Minnie la candida.
Tipologia: Appunti
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I termini che ricorrono nelle teorizzazione di Bontempelli come gli articoli di NOvecento e anche altri testi del Cadore, sono miracolo, ovvero la necessità di penetrare la realtà e aggirare le apparenze, e di scoprire con lo stupore il miracolo che noi possiamo trovare oltre al realtà quotidiana attraverso l'immaginazione. C’è anche un collegamento con un altro autore Alberto Savinio, fratello di De Chirico., perché Savinio teorizza la necessità di andare oltre il quotidiano, la banalità, e parla della necessità di acquisire uno sguardo diverso sulla realtà. Savinio parla di spettralità, di una realtà sdoppiata, e uno sguardo quindi che riesca a cogliere la spettatorialità del reale, l’aspetto nascosto. Altro termine ricorrente è la magia: l'autore deve farsi mago, cioè deve scoprire i segreti invisibili e nascosti tra le cose e poi dominare la realtà. Poi abbiamo il termine il candore. POco dopo la morte di PIrandello, con cui intrattiene un rapporto molto profondo e una collaborazione fondamentale per la produzione teatrale, scrive questo intervento: Pirandello, Del Candore. Il cadore è prima di tutto una qualità dello sguardo. Abbiamo insistito su quanto sia fondamentale il punto di vista e la sguardo nella letteratura fantastica dell’ottocento, soprattutto per quanto riguarda l’uomo della sabbia in cui tutti gli strumenti della percezione si moltiplicano e anche gli strumenti in mano al narratore. ANche il valore rientra nella sfera dello sguardo, ovvero la necessità di guardare la realtà con occhi nuovi. Bontempi scrive: l’anima candida affacciandosi al mondo lo vede subito a suo modo”. L'Anima candida si affaccia al mondo in un modo che potremmo paragonare a quello del bambino, ma ha qualcosa di più. Il bambino si affaccia al mondo per la prima volta e non ne conosce il funzionamento. L’anima candida riprende lo stupore del bambino, ma guarda la realtà con un occhio totalmente diverso da tutti gli altri pur non essendo un bambino. Guarda la realtà scoprendone il miracolo, andando oltre quella patina di convenzionalità che hanno le anime non candide. Infatti pirandello viene definita l’anima candida per eccellenza. E’ una capacità dello sguardo che permette di andare all'essenza delle cose, spogliando la realtà di tutte quelle sovrastrutture che la cultura, la civiltà e la società hanno sovrapposto alla realtà. “L'anima candida che è una forza elementare, va facilmente al fondo delle cose, raggiunge i movimenti mutevoli. Ella può subito isolare con istinto meraviglioso quello che è elementare da quello che è sovrapposto, convenzioni decorazione cautela.” RAggiunge l'anima candida ciò che è fonds tale e immutevole, grazie all’istinto. E spesso il candore coincide con lo spirito poetico. Gli artisti hanno spesso questa capacità di cogliere la vera essenza, e di cogliere l’assoluto, non il transitorio, non ciò che muta. Non è un caso che bontempelli vorrà creare nuovi miti letterari, ricollegandosi al mito classico desidera instaurare nuovi miti, nuove essenze immutabili. “Il candido ha dimora in quella zona elementare e radicale della vita nella quale non sono ancora avventure distinzioni. INvece l'ipocrisia è precisamente la tecnica della sanzione.” Rifiutando gli strumenti convenzionali, le griglie e gli schemi che la cultura impone, l’anima candida non riesce a non creare gerarchie, o comunque non crea le gerarchie economici agli altri. “C’è una quantità di uomini ognuno dei quali sentendosi solo, non tanto di non poter dominare sugli altri ma di non poter essere venduto e sconosciuto quale lui è. Allora lo prende il terrore che lui non essendo conoscibile agli altri non esista.” Queste sono citazioni da Il candore e qui Bontempelli riassume uno dei principali cardini della poetica pirandelliana, però ci parla anche della sua poetica, anche se non sono sovrapponibili. Afornanto temi simili in modo diverso però qui troviamo un tema presente sia in nostra dea, sia in minnie la candida, ovvero il problema dell’identità, dell'impossibilità di farci conoscere veramente dagli altri ma
anche di rancore noi stessi. Esistiamo come identità riconoscibile? Questo quale io sono che cos’è? E’ penetrabile? E’una domanda che si porrà minnie. Il concetto di candore si fonde con quello di realismo magico perché appunto l’artista deve partendo dalla realtà guardarla in modo diverso. Bontempelli come se volesse cercare l'irrazionale nella realtà, l'irrazionale, il magico che si nasconde dietro le apparenze più banali. Da la donna del nadir: “Sempre e dovunque l’occulto per operare si sente di intermediari naturali, sempre e dovunque il portiere superiore si cala e si nasconde dentro una legge naturale. La storia naturale è il compresso e l'armamentario degli strumenti che l’occulto tiene e perenne disposizione.” Secondo Bontempelli il mistero si nasconde dentro le leggi naturali, ma noi ci facciamo ingannare da questo e ci fermano ad osservare superficialmente le cose naturali. L’artista deve andare oltre e rintracciare l'occulto che si nasconde dentro la realtà più comune. Da i limiti della magia: “Forse è l’arte il solo incantesimo concesso all’uomo e dell'incantesimo possiede tutti i carterie tutte le specie. Essa è evocazione di cose morte, apparizione di cose lontane, profezia di cose future, sovvertimento delle leggi di natura, operati dalla sola immaginazione.” L’arte come la magia permette di restituire ciò che è morto, di annullare lo spazio, di prevedere il futuro, e di sovvertire le leggi di natura, anche se per sovvertimento Bontempelli tiene a ribadire la differenza tra lui e gli autori che si abbandonando al meraviglioso puro. Parte sempre da un dato reale, e in questo lo possiamo definire fantastico. “QUando si danno interpretazioni magiche delle cose comuni occorre farlo con un piglio che lasci continuamente in dubbio se l’autore le dà come interpretazioni autentiche in stretto senso o come simbolo di una interpretazione non magica ma puramente spirituale. SOltanto con questa ambiguità si ottiene quella mezza atmosfera, che più di qualunque spiegazione, vale a dare il senso del mistero delle cose quotidiane.” Questo è un brano essenziale per capire la poetica così complessa. In qualche modo si avvinca questo brano all'interpretazione che dà del fantastico todorov quando parla di incertezza e di esitazione. Bontempelli parla di ambiguità: l’autore deve lasciare in sospeso se crede davvero ciò che descrive, quindi anche avvenimenti assurdi, oppure come simbolo, se quelle stranezze descritte in realtà non siano altro che allegorie che indicano qualcos'altro. In questo caso l’autore è consapevole che ciò che descrive non è realistico alle leggi di natura, ma usa queste immagini fantastiche, assurde, per decifrare la realtà, come strumenti che dobbiamo decifrare e scoprire. Bontempelli parla di mezza atmosfera, quindi atmosfera sospesa, a mezz’aria, termine utilizzato per descrivere i pittori italiani che hanno meglio espresso questo realismo magico. I pittori del quattrocento: masaccio,mantegna, pdf. Lui parla di stupore lucido, ovvero il candido guarda la realtà con stupore però mantiene la propria lucidità, superiore rispetto agli altri perché riesce a rientrare la realtà in modo inedito per gli altri. La produzione teatrale di bontempelli. Egli si è dedicato a varie forme espressive, come anche la critica letteraria e la musica. Il teatro come la narrativa avrà una evoluzione importante. LA produzione della metà degli anni 20 è quella su cui noi ci concentriamo. Nel 1919 Bontempelli ha partecipato alla prima guerra mondiale in questi anni entra in contatto con i futuristi. lui non aderirà mai all'avanguardia però ne sarà influenzato e avrà anche uno sguardo critico sul futurismo, di cui accoglie alcuni elementi critici. Nel 1919 scrive il testo Siepe a NOrdovest. SOno anni in cui ’italia inizia ad avvicinarsi alle sperimentazioni teatrali che avevano già avvenute in europa, ovvero quella crisi del dramma classico di Szonghi. La drammaturgia italiana inizia scardinare il dramma borghese più tardi e Bontempelli insieme a pirandello e altri autori meno conosciuti,che scrivono intorno al 1918 1919 e sono chiamati
dover conoscere, e in questo moralmente neutro. Per un'anima canada è comunque inevitabile, come EVa toccare i fili di Bululu. Alla fine abbiamo la zingara che dialoga con un'entità che percepiamo come voce, la voce del marionettista. La zingara in qualche modo è colei che interrompe il gioco, con i riferimenti a Eva ultima. E’ colei che svela i trucchi, gli inganni, le finzioni. Interrompe la messa in scena nel momento in cui prende in mano una delle marionette e interrompono tutti livelli. Il marionettista porterà via con sé la zingara, perchè come il marionettista la zingara riesce a comprendere tutti i livelli del linguaggio. E’ dominata da istinti e da candore. Riesce a penetrare la genuinità. Voce del marionettista: “Mi hai rovinato tutto! Pazienza, ricominceremo, dimmi sei libera?” ZIngara “SI”- MArionettista: “Vieni con me, ti insegnerò a far muovere e parlare le marionette.” “Chi è nato burattinaio non può fare altro nella vita”.
Alla metà degli anni 20, Bontempelli scrive le sue due opere fantamalati, NOstra dea del 1925 e Minnie la candida scritto poco dopo. FOndamentale per la composizione di queste opere è pirandello. IN questi anni si intensifica la loro amicizia e soprattutto avviene qualcosa di fondamentale per il teatro italiano. PIrandello insieme ad altri drammaturghi e persone di teatro e anche al figlio concepiscono il progetto del teatro d’arte di roma. E' una compagnia teatrale di cui pirandello diventa direttore artistico. Avrà una vita molto breve per questioni economiche che dovrò chiudere. La compagnia rappresenterà in varie parti d'europa, ma il suo centro d'azione principale è il palazzo odescalchi di roma, dove verrà allestita una sala. E’ una delle prime sale teatrali in cui si inseriscono due scalette che mettano in contatto il palcoscenico con la platea, perché saranno messe in scena molte opere di autori sperimentali italiani e esteri in cui ci sarà una continua interazione fra pubblico e autori. Le scalette serviranno ad unire questi due dimensioni. E’ proprio pirandello che vuole dare nuova linfa alla drammaturgia e invita alcuni amici a scrivere nuovi testi teatrali. BOntempelli accoglie questo invito e quindi nel 1925 scrive Nostra Dea. E’ importante questo testo perché lo possiamo interpretare da molti punti di vista e al centro della trama c’è una donna dea sorta di manichino vivente. Nostra dea quando non indossa alcun vestito è priva di qualsiasi personalità. E’ priva anche di qualsiasi memoria, di qualsiasi istinto e intenzione. IL tema ancora un volta è quello dell’individuo della consapevolezza e dell'impossibilità di conoscere noi stessi e di risalire a una vera identità. Ogni volta che Dea indossa un vestito cambia il proprio atteggiamento radicalmente. IN questo spettacolo non c’è alcuna coerenza psicologica. Dea è l’emblema della volubilità. Ogni volta che indossa un vestito è come se ripetesse da zero ed è come se incontrasse alcune caratteristiche che il vestito le trasmette. Quando non indossa alcun vestito è come una pagina neutra. Nessuno degli abiti in questo testo rappresentano il sistema convenzionale in cui noi siamo immersi, perché a ogni vestito corrisponde uno specifico atteggiamento. L’uomo è come se smettesse di essere un'entità ben distinta, dotata di individualità. L’abito da solo basta a fornirci tutte le informazioni dell'individuo. Qui troviamo un allegoria: possiamo trovare un collegamento molto forte con la poetica pirandelliana sulla dinamica che si instaura tra l’individuo e l’aspetto esterno, quindi sulle implicazioni che da qui si sviluppano tra la maschera e il volto, quindi tra esteriorità e interiorità, non è il tema fondamentale. Qui abbiamo un Bontempelli interessato ad approfondire il problema dell’uomo marionetta, mosso dall’esterno ridotto al nulla. Bontempelli vuole riflettere sulla meccanicità nella quale siamo inseriti senza che ce ne rendiamo conto, di quanto l’uomo sia inserito in un ingranaggio che si muove e ci fa solo illudere.
Dea nel momento in cui indossa un determinato vestito è comunque priva di pensiero e volontà, ma comunque è mossa dal vestito. Un' altra riflessione legata all’uomo moderno, all’uomo inserito nella realtà industriale e tecnologica, riguarda come l’uomo moderno subisca in modo inconsapevole l’influenza delle cose, degli oggetti. Pensiamo alla pubblicità, elemento che troveremo dal punto di vista scenografico in mini la candida. La pubblicità, la tecnologia ci riduce a automi a manichini. Dea in effetti parla in modo robotico, e infatti abbiamo delle sue battute in cui quando è priva dei suoi vestiti si muove come un manichino, e quando non ha vestiti parla sillabando con voce vuota, come una bambola meccanica. E’ senza sguardo e si esprime in modo elementare. A secondo del vestito cambia la personalità: ad esempio se indossa un vestito che esalta la sua femminilità Dea diventa affettuosa, dolce premurosa verso gli altri personaggi, se indossa un tailleur di taglio maschile assume gli atteggiamenti più simili all’uomo, diventa energica spregiudicata oppure a un certo punto indosso un vestito che ricorda il serpente, un vestito da medusa a quel punto la sua personalità diventa velenosa, diventa inaffidabile, tira fuori un effetto di malvagità rispetto agli altri personaggi perfida. È la cameriera Anna che diventa una sorta di burattinaio perché decide lei quale vestito farle indossare. Ancora una volta ritroviamo le influenze futuriste, perché il teatro futurista tende sicuramente a escludere la figura umana il più possibile dalle assi del palcoscenico, quindi tende a sostituire la figura umana con oggetti, manichini, automi, addirittura con le sole luci. Trampolini, uno dei più grandi scenografi artisti futuristi, creerà dei veri e propri spettacoli di sola luce. C’è come uno progressivo svuotamento della parte umana. La presenza umana risulterà sempre più accessoria ed irrilevante. Minnie la candida è stata scritta su invito di Pirandello. Pirandello aveva letto un racconto di Bontempelli ed era rimasto colpito, questo racconto si intitola “ giovane anima credula” ed è proprio il modello che funge da base tematica per minnie la candida. Molto importante è anche il cambiamento del titolo, perché il personaggio del racconto viene definito giovane anima credula. Questa credulità diventa in realtà nel testo teatrale candore. Lo scrive in vari momenti a più riprese, il primo e il terzo atto li scrive nel 1925 quindi nello stesso anno di nostra dea, il secondo atto lo scrive nel 1927. Anche Pirandello trae molti dei suoi spettacoli teatrali dalle sue novelle e quindi suggerisce a Bontempelli di fare la stessa cosa. Pirandello era desideroso di suscitare teatro nuovo. "La donna dei miei sogni" raccolta, che va a cercare Pirandello. Non è una semplice trascrizione, Bontempelli stesso sostiene di aver arricchito il racconto e di aver penetrato l’essenza del racconto, di essere andato oltre, di aver preso la trama ma di averlo arricchito di un significato profondo. Da qui partirà anche il cambiamento del titolo. Quella che nel racconto era credulità nel dramma è candore. La minni del racconto è un personaggio che potremmo definire con ingenuità e stupidità, mentre la Mimmi del dramma è tutt’altra cosa: diventa incarnazione, forse l’incarnazione più compiuta nella produzione Bontempelli, dell’idea del candore. L’attitudine di Minnie a cascare nello scherzo che le viene teso dal fidanzato e dall’amico è proprio per la sua ingenuità. Minni parla in un linguaggio completamente diverso e il suo linguaggio non è riconducibile a nessuna lingua straniera, ma è un’unione di varie costruzioni straniere. Parla in effetti come alcuni stranieri che non si muovono in modo preciso nella costruzione della lingua Italiana. In effetti richiama il modo di parlare di alcuni stranieri che tentano di parlare l’italiano, però è come se la forma della frase fosse svuotata, ridotta all’osso della comunicazione, una comunicazione molto diretta allo stesso tempo anche molto poetica. Ancora una volta ci troviamo di fronte al tema della meccanizzazione della società.
grande che potremmo fare a questo testo, ridurre tutto alla credulità di questo personaggio anzi è il contrario.