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appunti presi a lezione, da integrare con manuale e validi per l'anno scolastico 2024-2025
Tipologia: Appunti
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Letteratura italiana E esame scritto + orale facoltativo (si alza fino a un max di 5 punti). 2 ore per tre domande aperte (da 0 a 10 punti: una domanda sul manuale, due domande sul corso (una facciata di foglio per domanda). (Con genere letterario si intende una famiglia di testi che rispondono a determinate caratteristiche di ordine retorico, narratologico, formale e tematico). La Germania e il mondo anglosassone sono il cuore geografico del fantastico. La soglia cronologica coincide col tramonto dell’Illuminismo , quando cominciano a prendere corpo nell’immaginario degli scrittori gli incubi e i misteri che in epoca premoderna facevano parte della superstizione popolare e che diventano adesso una concreta insidia alla razionalità. Secondo Calvino, il racconto fantastico affonda le sue radici nella speculazione filosofica tra Settecento e Ottocento perché è in grado di riflettere in forma narrativa sul «rapporto tra la realtà del mondo che abitiamo e conosciamo attraverso la percezione, e la realtà del mondo del pensiero che abita in noi e ci comanda».
Ernst Theodor Amadeus Hoffmann , iniziatore del genere fantastico, colui che più di qualsiasi altro scrittore europeo ha contribuito a definire nell’800 il genere e a
protagonista, Nataniele, che si dimostra lacerato e contraddittorio. Il racconto inizia con tre lettere : lettera che Nataniele scrive a Lotario , erroneamente recapitata alla sua fidanzata Clara (sorella di Lotario): dà notizie di sé e racconta l’improvviso riaffiorare di un suo incubo infantile , risvegliato dalla visita che Nataniele ha ricevuto da parte di un venditore di barometri e occhiali, Coppola , un piemontese, che ha suscitato in lui molto terrore e quindi l’ha cacciato. Questa sua reazione è legata ad una sua esperienza infantile, quando a casa la sera scendeva sui genitori una strana cupezza, soprattutto sul padre, e i bambini venivano mandati a letto prima del solito con la minaccia della madre che, se non fossero andati, sarebbe arrivato l’ uomo della sabbia. Alla domanda di Nataniele, la madre risponde che non esiste è che è solo un pretesto per farli andare a letto, ma la balia dice che invece esiste, e che butta negli occhi dei bambini che non vanno a letto manciate di sabbia fino a fargli uscire gli occhi insanguinati, li prende e li porta in pasto ai suoi bambini. Crescendo sa che non è vero, ma rimane per lui un racconto disturbante, e si convince che non solo esiste, ma che si chiude con suo padre nello studio a fare chissà cosa. Spinto da paura e curiosità, decide di nascondersi per vedere cosa succede nello studio: l’uomo della sabbia è l’avvocato Coppelius , che ogni tanto va a pranzo da loro, uno schifoso e laido, e quindi invece che rassicurarlo questa cosa lo terrorizza ancora di più; i due fanno strani traffici attorno ad un braciere, finché Coppeluis grida “ qua gli occhi ”: Nataniele, scoperto, grida, Coppelius lo prende e lo butta nel fuoco. Dice “ ora abbiamo gli occhi ”, vuole buttargli della cenere negli occhi, il padre lo implora di lasciarlo, lui gli prende mani e piedi-> scena
traumatica: ha paura che gli cavi gli occhi e viene trattato come una bambola , manipolando mani e piedi. Sviene per la paura, la mamma gli promette che non tornerà più. Dopo un anno, Nataniele sente di nuovo i passi, il padre dice che è l’ultima volta, si chiudono nello studio, il padre rimane ucciso dopo un’esplosione e l’avvocato si dilegua. La visita di Coppola, venditore di occhiali, fa pensare a Nataniele che in realtà è Coppelius. lettera di Clara a Nataniele, la voce della ragione : quasi sicuramente suo padre e Coppelius facevano esperimenti alchemici, pertanto non è raro rimanere uccisi, e l’allusione Coppola-Coppelius è frutto di una mente traumatizzata, è una parte del suo io che trama contro il suo io stesso. lettera di Nataniele che non risponde a Clara, ma scrive di nuovo a Lotario: sembra credere alla spiegazione di Clara, e oltre a comunicare il suo prossimo arrivo accenna al professor Spallanzani e alla sua strana figlia Olimpia , i cui occhi « avevano qualcosa di rigido, potrei anzi dire che non vedesse: era come se dormisse con gli occhi aperti». Sarah Coffmann , studentessa americana, dà una lettura femminile al racconto, spiega che è una forma di sadismo di Nataniele nei confronti della fidanzata il mandare a lei la prima lettera nonostante sia per Lotario, vuole turbarla ma escluderla allo stesso tempo, come continua ad escluderla nel suo soggiorno a casa (leggi in seguito), allontanandola da sé. Oppure, il lapsus iniziale è da leggere come un’ implicita richiesta di aiuto verso la fidanzata che non è in grado di fare espressamente, perché Clara è un po’ sorda alla visione angosciata e traumatica della realtà. Subito dopo, il narratore (esterno ma implicato nella vicenda, come amico di Nataniele e Lotario), interviene e si rivolge direttamente al lettore , per spiegare come mai ha deciso di iniziare il suo racconto con tre lettere: dice che voleva catturare l’attenzione del lettore, ha pensato a molti incipit, uno di tipo fiabesco (c’era una volta), classico ma freddo, che fa intuire che queste storie sono avvenute in un tempo
lettere. Il narratore rompe la sospensione dell’incredulità, è un momento metanarrativo , ci spiega la struttura del suo testo. Il narratore ha ricevuto queste tre lettere, ad alludere che esistono (cfr. manoscritto per Manzoni): sono attestazioni di veridicità, ma che non esistono realmente.
occhi , Nataniele capisce che parla di occhiali perché lui non sa bene il tedesco, ma lo turba, per liberarsi di lui gli compra un cannocchiale e inizia con questo a spiare la figlia di Spallanzani. È bellissima, ma gli occhi di Olimpia che gli apparivano morti ora li
Si dà una festa, in cui lei deve essere introdotta in società, Nataniele si innamora di lei anche se lei non sa né parlare né ballare, come un corpo morto. Invece che parlare sospira. Lui ne è ancora più esaltato. Tutti in città sanno che in Olimpia c’è qualcosa di strano, il suo amico Sigismondo gli chiede perché si è innamorato di una pupattola
Un giorno, mentre è in casa loro per chiedere al padre la mano di lei, nonostante fosse già fidanzato, ad un certo punto sente nello studio dei rumori: esce Coppola, che porta giù il fantoccio di Olimpia, e si rende conto che la donna di cui è innamorato non è altro che un vero automa. Si rende allora conto che Olimpia davvero non ha gli occhi. Entra nello studio dove c’è Spallanzani a terra, sanguinante, lo prega di prendere il suo migliore automa che è stato rubato da Coppelius, e gli occhi di Olimpia sono gli occhi
Spallanzani afferra gli occhi di Olimpia caduti per terra, li scaglia contro Nataniele dicendo che sono suoi, e Nataniele si fa prendere dall’ira (cfr. cerchio di fuoco della sua poesia). Nataniele vuole uccidere il professore, accorrono altre persone per separarli, Nataniele passa un periodo di convalescenza nella casa paterna, con Clara, e sembra aver dimenticato questa vicenda. Mentre passeggia un giorno con Clara in città, lei gli propone di salire sulla torre del municipio e gli fa notare una macchia grigia che viene verso di loro. Nataniele prende il cannocchiale per vedere cos’è, vede che la macchia è Coppelius, impazzisce,
Lotario li separa, sotto la torre si raduna della gente tra cui Coppelius che dice che
con un altro uomo ed è felice, con una felicità domestica che Nataniele non le avrebbe mai potuto dare.
fantastico, che ha suscitato diverse riflessioni letterarie: la prima dello psicologo
famigliare, che non si riesce a spiegare e quindi produce un’impressione di
Jentsch si interroga su che cosa suscita la sensazione di turbamento e individua cinque categorie di fenomeni: il dubbio circa l’effettiva animazione di un essere apparentemente vivo (questa cosa si muove perché è viva o perché è mossa da qualcuno/qualcosa? es. un selvaggio che vede per la prima volta una locomotiva e se lo chiede) o il dubbio circa un oggetto apparentemente privo di vita che improvvisamente risulta animato (es. di un tronco che in realtà è un serpente); il caso in cui imitazioni della forma umana non siano soltanto simili al vero ma appaiano anche dotate di certe funzioni fisiche o intellettuali : ad esempio Olimpia nel racconto di Hoffmann. il dubbio circa una cosa priva di vita interpretata in termini antropomorfici (vedere nelle nuvole forme animali etc.) Jentsch attribuisce questo potere trasfigurante a esseri considerati all’epoca come intellettualmente deboli , come le donne, i bambini, i visionari, le società tradizionali l’imitazione di un essere organico che improvvisamente prende vita (il quadro animato, muove gli occhi e rivolge la parola, il soggetto ritratto che esce dal quadro); la naturale propensione dell’uomo a dedurre dalla propria animazione un’identica animazione delle cose del mondo esterno (il selvaggio che popola il mondo di demoni, il bambino che parla con una sedia o con un cucchiaio). Tutte queste categorie provocano l’effetto di perturbante, ossia incertezza intellettuale e un mancato controllo razionale sul mondo, riguardante il vivo-non vivo, naturale- artificiale, reale-fittizio, naturale-soprannaturale. Nel racconto di Hoffmann, il perturbante è dato dalla figura di Olimpia.
termine enantiosemico, che può avere sia un significato sia l’opposto di quel significato: significa familiare, domestico, intimo, ma anche nascosto, taciuto. Il suo
venuto alla luce, scoperto. Freud dedica molte pagine a una sua analisi sul racconto di Hoffmann, spostando l’attenzione da Olimpia all’ uomo della sabbia e sull’episodio traumatico iniziale: paura dell’evirazione : nella psicanalisi di Freud gli occhi sono associati agli organi genitali, quindi la paura di perdere gli occhi è la paura della castrazione, cfr. Edipo che si cava gli occhi per punirsi di aver ucciso il padre, dopo aver giaciuto con la madre. Il bambino da una parte prova ammirazione per il padre perché ha la madre, dall’altra ne prova ostilità. La psiche del bambino di sente
Freud considera questi temi e questi procedimenti narrativi tipici del perturbante,
fantastico). La narrazione fantastica Il genere fantastico vede il suo esordio nell’Europa della seconda metà del XIX secolo. Il testo che segna lo spartiacque, oggetto anche di contestazioni, esce in Francia nel
sistematico di offrire una classificazione tematica e retorica del genere fantastico, prendendo come exempla pochi racconti francesi del 700 e 800.
È una definizione ex negativo, il fantastico non è né lo strano né il meraviglioso, è il momento in cui non si è ancora deciso se stare nella parte del razionale o dell’irrazionale. Facendo ciò, introduce quindi due categorie: lo strano (racconto paradossale che alla fine trova una spiegazione logica); il meraviglioso (istituzione di un altro ordine naturale, accettato dal lettore fin dall’inizio). Il fantastico sta in mezzo, è l’impossibilità di formulare un giudizio.
1965), aveva distinto tra fiaba e fantastico: fiaba -> l’evento soprannaturale è inserito nell’ordine di un mondo prodigioso; il fantastico -> evento che crea sgomento e paura, perché non è riconducibile all’ordine naturale del mondo in cui viviamo.
contesta il concetto di esitazione di Todorov dicendo che è un concetto astratto che non può essere presente durante tutta la lettura, perché ad un certo punto il lettore dovrebbe scegliere tra strano e meraviglioso e il fantastico cesserebbe di esistere dopo pochi minuti. Lugnani riformula il concetto di esitazione, radicalizzandolo, parlando di inesplicabilità : inceppamento del paradigma di realtà, stato di stallo assoluto della ragione che si prolunga oltre la fine del testo. Le condizioni fondamentali perché un testo sia riconducibile nella famiglia del genere fantastico sono: ordine tematico : presenza di un oggetto, un essere o un evento di ordine soprannaturale ordine retorico : trattazione di un tema che mette in conflitto due universi e due logiche inconciliabili (es. Nataniele e Clara)
Nella dialettica irrazionale-razionale nessuno dei due temi prevale sull’altro, ma almeno un dettaglio segnala lo scacco della ragione, introducendo una frattura insanabile in ciò che appare conosciuto e quotidiano degli eventi: il fantastico come un’ eclissi del consueto (la presenza di Coppelius sotto la torre, fino ad un attimo prima si può scegliere tra razionale o irrazionale, ma questo rende difficile ricondurlo ad una coincidenza). Il fantastico non è in contrapposizione al realismo, ma ha bisogno del realismo per istituire una dialettica tra razionale e irrazionale, per poi introdurre una frattura in quello che sembrava razionale.
lui, nel quale invita ad un’ulteriore riflessione: i modi attraverso i quali Todorov ha cercato di definire il fantastico sono troppo generici, perché si trovano anche in altri generi. Ceserani propone di chiamare il fantastico non un genere, ma un modo , diverso perché è un insieme di procedimenti retorici e sistemi tematici che è trasversale ai generi, mentre il genere è qualcosa di rigorosamente codificato. Secondo Ceserani, le strategie narrative e retoriche più frequenti nella narrazione fantastica: narratore interno , che narra in prima persona e spesso si rivolge a dei destinatari espliciti (partner di uno scambio epistolare o interlocutori in una discussione): da un lato facilita l’identificazione del lettore, dall’altro introduce un elemento di ambiguità, perché in quanto narratore è degno di fede, ma in quanto personaggio può mentire. messa in rilievo dei procedimenti narrativi nel corso della narrazione: il
narratore dice perché ha deciso di iniziare la storia con uno scambio epistolare) interesse per le capacità creative del linguaggio: metafora presa alla lettera (quando una metafora si letteralizza si crea un cortocircuito tra il piano
la intendeva come metafora ma diventa letterale-> si genera perturbamento) passaggi di soglia e di frontiera : geografici e culturali, tra realtà e sogno, tra mondi fisicamente diversi, tra umano e non umano, tra vita e morte oggetto mediatore : la sua presenza è una traccia tangibile del passaggio di soglia tra naturale e soprannaturale e certifica l’impossibilità di liquidare razionalmente un evento che sfugge alla razionalità (il piede della mummia che
coinvolgimento del lettore, tra sorpresa, terrore e umorismo : funzione conoscitiva (l’umorismo come distanziamento critico) e funzione di esorcismo (l’umorismo come distanziamento rassicurante), la narrazione mette davanti paure, ossessioni, incubi che vengono allontanate da noi con l’umorismo teatralità dei personaggi/vicende: soprattutto per l’attore come doppio di se stesso predilezione per la forma breve (novella o racconto) per la piena unità di impressione (va letto in un’unica sessione di lettura, dall’inizio alla fine) che secondo Egar Allan Poe lascia un segno profondo e duraturo in chi legge Todorov individua due classi di temi: temi dell’io/dello sguardo (rapporto tra il soggetto e il mondo): messa in discussione del confine tra spirito e materia metamorfosi
presentandosi come narrazione non mimetica, godeva di un lasciapassare che gli permetteva di evadere la censura , in quanto storie di fantasia che non hanno nessuna relazione con la realtà. Il fantastico vuole, quindi, trasgredire la legge: è un genere della trasgressione. Inoltre, metteva in discussione lo statuto ontologico e separato della realtà e dell’ immaginario , confondendo i piani o insinuando il sospetto che non siano così nettamente distinti. All’inizio del XX secolo il fantastico cessa di avere queste funzione: la psicanalisi si annette i suoi temi, inscrivendoli in un discorso scientifico, e cade la fiducia in una realtà immutabile e in una letteratura che sarebbe soltanto la trascrizione di questa realtà: non c’è più bisogno di un racconto fantastico a mascherare tali temi. Todorov, che per primo tenta una sistemazione teorica ad ampio raggio del genere fantastico, è anche colui che ritiene che nel XX secolo il fantastico cessa di esistere:
racconto fantastico: l’evento soprannaturale è collocato già dalle prime righe del testo, manca la preparazione al soprannaturale; manca l’esitazione in primo luogo del protagonista, che accetta abbastanza in fretta la sua nuova condizione di animale (si preoccupa di andare a lavoro)-> la stessa cosa fanno i famigliari, che dopo un primo momento di sconcerto accettano facilmente, e sono irritati, dal fatto che è diventato uno scarafaggio, perché non provvede più al sostentamento della famiglia e non possono avere più una vita sociale-> quando il protagonista muore i famigliari sono sollevati. Non c’è un passaggio da realistico a fantastico, ma il soprannaturale in poco tempo viene accettato: c’è adattamento al soprannaturale. In Kafka tutto il mondo è diventato irrazionale, assurdo, insensato, l’avvenimento soprannaturale in un racconto fantastico si inscrive in un contesto reale.
precursore di un’innovazione del fantastico del 900: il fantastico novecentesco ha rinunciato a descrivere realtà trascendenti o soprannaturali e si è rassegnato a raccontare la condizione umana: il solo oggetto fantastico rimasto a disposizione dello scrittore novecentesco è l’ uomo. La realtà diventa priva di senso, irrazionale, capovolta, e per Sartre questi sono i capisaldi del fantastico novecentesco-> Sartre fa l’esempio di una porta chiusa che, dopo molte peripezie nel trovare la chiave, viene aperta ma si scopre che c’è un muro, non si va oltre; un cliente ordina un cappuccino, dopo molto tempo gli viene servito un calamaio pieno di inchiostro, lo fa notare al cameriere e lui risponde “appunto”. Anche gli oggetti risultano incomprensibili, impenetrabili, e quindi inutilizzabili, non più al servizio dell’uomo-> questo è il mondo di Kafka e dei racconti fantastici del ‘900. Anche la legge è diventata fantastica, assurda, e pertanto non più infrangibile (cfr.
L’intento è creare sconcerto, mettere in crisi certezze, che è un sentimento tipico dell’uomo del 900, in un mondo molto meno conoscibile e misurabile, e anche in un io individuale meno conosciuto (la mente come zone inconsce, che governano il soggetto anche al di là della sua volontà)-> sensazione di spaesamento.
francese: Calvino risponde ad un’inchiesta sul fantastico dopo l’opera di Todorov:
distingue tra un uso emozionale del fantastico, tipico del XIX secolo, e inteso a coinvolgere il lettore attraverso sorpresa e spavento, e un uso intellettuale 900esco del fantastico, più come gioco, ironia, ammicco, e anche meditazione sugli incubi e desideri nascosti dell’uomo contemporaneo. Calvino distingue anche tra fantastico europeo (anglosassone, francese) e il fantastico italiano : tra gli scrittori e i critici letterari italiani si è radicata l’idea che il fantastico italiano rispetto al Romanticismo europeo nero, cupo, angoscioso, sia invece più solare, e che il lettore può controllare razionalmente e trarne il piacere della meraviglia, dello stupore, invece che il terrore, l’angoscia.
Il fantastico in Italia
di non aver incluso nei due volumi nemmeno un autore italiano:
Rispetto alla fioritura del genere nel resto d’Europa, la letteratura italiana dell’Ottocento scopre il fantastico in ritardo e lo frequenta solo tangenzialmente. Questo è dovuto a più ragioni: lo stretto legame tra fantastico e Romanticismo : il Romanticismo italiano presenta tratti effimeri e fortemente depotenziati rispetto a quello europeo, in quanto gli intellettuali erano uscenti da una formazione classicista e umanistica. Il Romanticismo italiano, in particolare quello lombardo, è connotato dal rifiuto di tutto ciò che è in contrasto con la ragione e che semina terrore e superstizioni. Manzoni, nel 1823, scrivendo al marchese Cesare D’Azeglio nega legittimità morale e letteraria al «guazzabuglio di streghe e di spettri» imputato alla nuova corrente letteraria dagli avversari dei romantici. I classicisti polemizzano aspramente, richiamandosi alla tradizione umanistica, con le atmosfere oscure e inquietanti del fantastico romantico europeo. Anche il giovane Leopardi ironizza sugli «eccessi, i misfatti atrocissimi, cuori e menti
Ugo Iginio Tarchetti (1839-1869): vita dissipata, dissoluta, morte giovane di tisi.
Poe, predilige la follia , il doppio , la bruttezza e la degenerazione fisica , l’intreccio di amore e morte , soprattutto dei personaggi femminili.
mentre la sua compagna no e invecchia: l’elemento perturbante è dato dal progressivo inesorabile invecchiamento di lei, la degenerazione del corpo e della bellezza.
Giorgio una grande attrazione, che lo porta al perturbante. L’uomo è diviso in due da queste due versioni dell’esistenza. L’io diviso negli Scapigliati si vede nel ruolo del corpo : un arto spesso è presentato staccato o indipendente dal resto del corpo-> è una proiezione della rottura dell’unità psichica.
ossessionato dal fatto che una parte del suo corpo è morta prima del resto, c’è una parte di lui che si trova in una condizione diversa dal resto del corpo. È ossessionato dal desiderio di ripristinare l’unità del suo corpo, quindi l’unica cosa che può fare è ricongiungersi con la sua gamba, uccidendosi.
caccia mangia dei lamponi. Avverte dentro di sé una trasformazione, avverte sensazioni di gentilezza e atti buoni nei confronti degli altri che non sono propri di lui, ma di cui non può fare a meno: diventa educato, gentile, timido, decoroso. Alla fine si trova di fronte al ritratto di una fanciulla urla che è stata uccisa e indica il proprio assassino: era stata uccisa dal guardaboschi del barone ed era stata seppellita dove è cresciuto il cespuglio di lamponi-> è stato posseduto dallo spirito della ragazza, che si è servita di lui per smascherare il suo assassino. Dopo che gli è stato indotto il vomito torna quello di prima. È interessante uno sdoppiamento addirittura in due generi diversi, non è mischiata solo l’identità caratteriale ma anche sessuale. Gli Scapigliati, ben prima di Freud, individuano la psiche come una realtà complessa, in cui l’io, la coscienza, devono contendersi il campo della psiche con altre forze (che Freud chiamerà inconscio). Alla fine del secolo XIX gli studi di Alfred Binet sul corpo menomato (paralisi, contratture, irrigidimenti) riconducono quei sintomi a una o più personalità subconscie.
Pirandello. Il fantastico in questo periodo è legato quasi esclusivamente alla moda scientifica o pseudoscientifica dell’epoca: lo spiritismo, il magnetismo, l’ipnosi, la parapsicologia, i fenomeni medianici. Luigi Capuana: il fantastico è un filo rosso che attraversa tutta la sua lunga carriera letteraria. In linea con la moda culturale del tempo, Capuana è uno studioso
narra le vicende di William Usinger, il quale, incapace di sopportare le delusioni d’amore decide di farsi atrofizzare il cuore dal dottor Cymbalus. Per sei anni il protagonista vive felice, senza provare più dolore. Poi se ne pente, si rende conto di
essere diventato un automa, ma a quel punto non può fare più niente e si suicida,
nei confronti dei fenomeni medianici Capuana mantiene un margine di scetticismo. Il suo fantastico sottomette il soprannaturale alla scienza, presentandolo come un aspetto ancora sconosciuto del naturale. La scienza diventa poi un pretesto per divagazioni al limite della fantascienza: non più ricerca di una verità oggettiva, ma possibilità di infinite applicazioni senza scopo e
In un periodo successivo, la scienza diventa per Capuana un esempio per divagazioni
che risente del futurismo: è inventata l’acciaina, che trasforma in acciaio muscoli, fibre, nervi, sembra che perdano la plasticità, ma diventano indistruttibili. Il protagonista si propone di curare la debolezza che vede intorno a sé con l’acciaina, fa l’esperimento sulla moglie, per conservarla sempre giovane, ma lei crolla, si disfa: si trova di fronte ad una creatura stremata, avvizzita, irriconoscibile. L’arte stessa è un procedimento fantastico, uno strumento che sovverte il confine tra
riprende il tema dei quadri animati: il protagonista è un fisiologo convinto che il pensiero umano, quando crea un’opera, agisca come Dio nella creazione: tutte le opere d’arte sono organismi viventi in incubazione, in attesa di essere risvegliate alla vita-> per dimostrare l’ipotesi, fa rubare dagli Uffizi un’opera di Sebastiano del Piombo che ritrae una giovane donna, fa sedute di fronte al quadro per risvegliare la vita nella donna. Effettivamente il quadro inizia ad animarsi ai suoi occhi, poi il fisiologo muore, l’esperimento rimane a metà: il quadro inizia ad invecchiare.
Luigi Pirandello Quella degli anni 30 è l’ultima produzione pirandelliana, in cui scrive le sue novelle più immediatamente riconoscibili come fantastiche. Si possono individuare categorie del fantastico pirandelliano: fantastico tradizionale (800esco): spettri, fantasmi, case infestate, visioni e conclusione ambigua che sembra però propendere per la realtà dell’evento
fantastico come frutto della religiosità popolare contrapposta alla razionalità laica (è una sottocategoria della prima)
L’umorismo pirandelliano è un esercizio di scomposizione della realtà , uno sdoppiamento della percezione , andando oltre l’apparenza. Pirandello definisce lo scrittore umorista come un critico fantastico = critico perché va oltre la superficie, fantastico perché attraverso l’immaginazione rovescia le convenzioni sociali, i pregiudizi, gli stereotipi. Percepisce la realtà come frutto di un dissidio , in particolare tra il flusso della volontà di vivere e la necessità di modellare il flusso in un’identità riconoscibile =l’umorista la vede come una costrizione. Pirandello costruisce la sua arte narrativa sulla decostruzione del personaggio, che sconta guerra tra mondi, come realtà e finzione, vita e morte. Pirandello manifesta un interesse per lo spiritismo , l’ esoterismo , la magia , che
della sconfitta della scienza 800esca sul comprendere a pieno tutte le forme del reale,
la logica e la razionalità sono impotenti in confronto a gran parte del reale e della psiche.
È una novella strutturata in quattro atti.
in giro il senatore, una specie di voce fuoricampo. Subito dopo viene presentato l’illustre chimico , un senatore , non in buone condizioni di salute, che si trova in villeggiatura nei pressi di Roma per curarsi. Gli altri ospiti sono più giovani, non hanno problemi di salute, simpatizzano tra di loro, a volte non in semplice amicizia. Costruzione di un ambiente realistico, dove però la configurazione dello spazio assume valori discordanti (l’albergo ha l’aria di un vecchio convento , che annuncia la centralità del conventino ; la piccolezza del senatore rispetto alla maestosità dell’albero sotto il quale si ripara, che prepara il ridimensionamento delle sue conoscenze scientifiche, e l’indifferenza reciproca tra lui e la natura circostante) e di un clima quasi da commedia galante. Compare un ex allievo del senatore che fa irruzione nel suo spazio protetto, Dionisio Vernoni , rafforzata anche dalla sgradevolezza fisica del personaggio (in contrasto con
mentale) del senatore: con una dialettica tipica del racconto fantastico, il dibattito tra i due, all’inizio uno spasso per gli ospiti, diventa sempre più un duello tra visioni del mondo inconciliabili. Si scontrano, infatti, due visioni del mondo inconciliabili: la scienza del senatore e l’ idealismo di Vernoni, che pensa non sia in grado di dire nulla sulla natura, sulla morte, sull’aldilà= due culture di due epoche diverse tra loro. La disputa tra i due personaggi passa dal piano astratto al piano concreto quando un’ospite dell’albergo, Ninì Gilli , vive un’ esperienza traumatizzante : mentre passeggiava nel bosco del conventino sente provenire dalla chiesa il suono di un organo e avvicinatasi vede una sorta di processione con delle candele, forse dei frati. La ragazza torna in albergo sotto shock (pag 405). Il bosco è agli antipodi rispetto al giardino dell’albergo. Per il senatore è un attacco isterico, una psicosi collettiva che considerava il luogo infestato di cui è stata vittima Ninì. Anche Vernoni aveva visto le stesse cose della ragazza. Pag. 408/9: Vernoni è convinto che la realtà e la natura siano fatte di innumerevoli altre forme di vita che non percepiamo perché i nostri sensi sono limitati. Si scaglia contro la scienza positiva (dice 4 o 5 volte che gli scienziati non vedono una spanna oltre i loro nasi ). Il senatore non proferisce più parola: si alza dalla sedia e si avvia verso le macchie del conventino, mentre gli altri ospiti sono impauriti. Preannuncia la letterale scomparsa del senatore, che la sera non ritorna in albergo: albergatore e ospiti vivono un momento di smarrimento, costernazione= hanno perso l’autorità della scienza. Vengono organizzate battute intorno alla macchia del conventino per cercare il
Si apre una crepa nel reale e si affaccia qualcosa che fa sospettare la presenza di un oltre. È uno dei punti in cui la teoria umoristica si avvicina di più al fantastico (infatti utilizza spiritismi, misticismi, non ci crede davvero, ma suggeriscono il sospetto di una realtà altra): l’esistenza abituale è lacerata da qualcosa che non è riconducibile al reale, una volta che si è andati oltre è difficile tornare a credere all’esistenza univoca del mondo abituale. La metamorfosi di Vitangelo Moscarda e di Mattia Pascal avviene completamente all’interno del personaggio, la realtà attorno a lui rimane quella che è, è ancora una trasformazione umoristica: si passa al fantastico quando questa lacerazione, questo dualismo, esce dall’io e prende corpo nella realtà, che diventa altra e ugualmente vera. Le novelle fantastiche sono comprese nelle ultime due raccolte di Pirandello:
non sono estranei i contatti che tra la metà degli anni Venti e l’inizio degli anni Trenta Pirandello intrattiene con il surrealismo francese e gli scambi con Bontempelli, che in quegli anni sta cominciando a elaborare la sua poetica del realismo magico (Pirandello sarà direttore del Teatro d’Arte, fondato nel 1924 dal figlio Stefano e tra gli altri da Bontempelli).
È una novella narrata in prima persona che parte con una metafora presa alla
mimico, detta dal protagonista alla notizia della morte di un suo conoscente. Il suo interlocutore, quando lo dice, si sente male e muore: basta letteralmente un soffio, il soffio di quel personaggio. Il personaggio comincia a sospettare di avere un potere perturbante, provocare la morte solo soffiando tra le dita. La prima reazione è di incredulità, ma decide quasi per scherzo di provare su un suo amico, fa la stessa cosa, quasi contro la propria volontà (comincia ad affiorare in lui l’idea di qualcuno/qualcosa che agisce contro la sua volontà, come se le dita si fossero toccate da sé, come uno sdoppiamento fisico- comportamentale, non è lui o se è lui non si riconosce come tale). L’amico comincia a stare male, si accascia su una poltrona di velluto rosso sangue, muore. Viene chiamato un medico che non crede a quello che cerca di fargli capire il personaggio, lo prende in giro, e di fronte all’insensibilità di questo medico il protagonista sente insorgere in sé qualcosa di oscuro e lo vede allo specchio: nota effettivamente un altro. Prova orrore per questo potere ma è tentato di usarlo. Scappa via dalla casa, scaglia il suo delirio sugli altri che incontra per strada, soffia a caso come fa la morte, pensa di essere la morte, pensa di essere sia una creatura viva sia la morte. Soffia convinto che nessuno possa far ricadere su di lui la responsabilità, e il giorno dopo sui giornali si legge di una misteriosa epidemia-> spiegazione razionale. La prima persona fa oscillare la narrazione tra una spiegazione razionale che si dà lui stesso, è pazzo ed è realmente frutto di un’epidemia, e una spiegazione irrazionale , il prorompente sospetto di un potere soprannaturale.
Cerca di trovare egli stesso una spiegazione razionale, di convincersene, ma al tempo stesso sente crescere dentro di sé la tentazione di rifarlo per averne la certezza. Decide di concedersi una prova, giustificata dal punto di vista morale: va a trovare una giovane donna che era finita in un matrimonio infelice, “un omaccio straniero, stupido […]” (potrebbe essere anche una menzogna con cui si autogiustifica), con lui ha avuto un figlio malato-> dietro l’alibi di mettere fine alle sofferenze di un innocente sofferente, soffia sul bambino con un sorriso sulle labbra e il suo visino d’angelo, come se lo ringraziasse (potrebbe essere una menzogna). Soffia allora anche sul marito, con l’intento di liberarla per sempre dalla sua condizione di infelicità e oppressione. Usa di nuovo la parola tentazione: si presenta davanti all’ospedale, soffia sul volto del medico che l’aveva deriso all’inizio e di cinque infermieri che muoiono-> è diventato un assassino seriale. Il medico continua a urlare “l’epidemia, l’epidemia”, cercando ancora di dare una spiegazione razionale, scappa via. La tensione di morte verso sé stesso e verso gli altri porta il personaggio ad una gioia distruttiva con cui sfoga il suo odio contro gli altri: è in bilico tra l’orrore di sé e il delirio di onnipotenza, tutto il racconto è costruito su questa antitesi. Il protagonista si specchia nella vetrina di un negozio e improvvisamente decide di soffiare sulla sua immagine riflessa: forse è un tentativo di dimostrare la sua innocenza, il suo potere non è reale, oppure è la decisione di liberare il mondo dalla sua presenza e di liberare se stesso dalla sua lacerazione. La sua immagine, il suo corpo, scompare. Libera interpretazione.
specchio, è un esempio di dissociazione, non si riconosce più nella sua immagine e la descrive come separata da se stesso.
sia morto o vivo, chi è in fondo qualcuno che davanti allo specchio non si riflette. Questo fatto accada è verificato da un’altra persona che lo vede ma anche lui non vede il suo riflesso: non si sa se sia vivo, morto, o in uno stato intermedio.