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Appunti su Fedro, Apuleio e Seneca, Appunti di Latino

Appunti su vita e opere di Fedro, Apuleio e Seneca

Tipologia: Appunti

2024/2025

Caricato il 08/12/2025

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ETÀ DEGLI ANTONINI
Va dal 138, anno della morte di Adriano e della nomina a imperatore di Antonino Pio, al 192,
anno dell'uccisione di Commodo, figlio di Marco Aurelio. In questo periodo 3 fenomeni
attraversano l'impero:
1. L'impero cessa la politica espansiva per dedicarsi al controllo dei suoi territori
2. L'impero è minacciato dai Parti ad Oriente e dai Quadi e Marcomanni lungo il
Danubio (nord-est).
3. Il cristianesimo iniziò a diffondersi. Traiano stabilì che i cristiani andassero processati
solo in seguito a una denuncia (persecuzione per ufficio=), che sarebbe caduta se
essi avessero svolto un rito pagano.
Tra il popolo prevale la lingua greca, la cui retorica viene insegnata da nuove cattedre
istituite. Nasce la corrente filosofica sofistica. Alcuni uomini, per dimostrare le proprie abilità
retoriche, tengono orazioni epidittiche. Lo stesso Marco Aurelio scrisse in greco un libro di
meditazione filosofia stoica.
Si diffonde il frontonianesimo, l'amore per il passato, grazie a Frontone: egli sostiene che per
arricchire il latino si debba recuperare la lingua del passato. Per scrivere di letteratura si
ricorre alla tibia (flauto), mentre per temi più leggeri alla tuba.
APULEIO
Nasce tra 120 e 125 a Madauro, in Grecia, e muore tra il 170 e 190 a Roma. Studia tra
Cartagine ed Atene e compie molti viaggi nella capitale. Svolge la mansione di
conferenziere. Durante un viaggio ad Alessandria, nel 155, ritrova Ponziano, compagno di
studi ad Atene, il quale gli presenta la madre Pudentilla, rimasta vedova. Apuleio la sposa e
poco dopo Ponziano muore. Alcuni parenti denunciano lo stesso Apuleio di magia, dicendo
che egli avrebbe provocato la morte di Ponziano. Per questa accusa venne processato 3
anni dopo a Sabrata, davanti al giudice Claudio Massimo. Disponiamo dell'orazione con cui
Apuleio si difese, l'"Apologia".
APOLOGIA
L'accusa è formata da Emiliano, zio di Ponziano e Rufino, suo suocero. Il giudice Claudio
Massimo è proconsole d'Africa. Apuleio, che tiene un atteggiamento di superiorità, definisce
come infami ed avidi i due, e li accusa di averlo denunciato per paura di perdere l'eredità.
Definisce sé stesso e il giudice come invece persone oneste.
Seguono due momenti di difesa: nel primo dalle accuse minori, nel secondo da quella
principale. Apuleio non nega di utilizzare la magia, ma la distingue in magia nobile e in
magia volgare. La prima consiste in un legame che il mago instaura con gli dei e che gli
permette di elevarsi al cielo (riferimento a Platone). Come prova decisiva l'oratore legge il
testamento di Pudentilla, il cui unico destinatario era il fratello di Ponziano. Probabilmente
Apuleio viene assolto, e con questa orazione dimostra una grande abilità oratoria e una
spiccata conoscenza, che rende banale l'accusa dei parenti. Compie anche un excursus
sulla povertà, dove dice che solo essa rende l'uomo in grado di comprendere il valore della
vita. Per l'Apologia si ispira alla Pro Caelio di Cicerone, da cui prende l'aggressività contro gli
accusatori.
FLORIDA
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ETÀ DEGLI ANTONINI

Va dal 138, anno della morte di Adriano e della nomina a imperatore di Antonino Pio, al 192, anno dell'uccisione di Commodo, figlio di Marco Aurelio. In questo periodo 3 fenomeni attraversano l'impero:

  1. L'impero cessa la politica espansiva per dedicarsi al controllo dei suoi territori
  2. L'impero è minacciato dai Parti ad Oriente e dai Quadi e Marcomanni lungo il Danubio (nord-est).
  3. Il cristianesimo iniziò a diffondersi. Traiano stabilì che i cristiani andassero processati solo in seguito a una denuncia (persecuzione per ufficio=), che sarebbe caduta se essi avessero svolto un rito pagano. Tra il popolo prevale la lingua greca, la cui retorica viene insegnata da nuove cattedre istituite. Nasce la corrente filosofica sofistica. Alcuni uomini, per dimostrare le proprie abilità retoriche, tengono orazioni epidittiche. Lo stesso Marco Aurelio scrisse in greco un libro di meditazione filosofia stoica. Si diffonde il frontonianesimo, l'amore per il passato, grazie a Frontone: egli sostiene che per arricchire il latino si debba recuperare la lingua del passato. Per scrivere di letteratura si ricorre alla tibia (flauto), mentre per temi più leggeri alla tuba.

APULEIO

Nasce tra 120 e 125 a Madauro, in Grecia, e muore tra il 170 e 190 a Roma. Studia tra Cartagine ed Atene e compie molti viaggi nella capitale. Svolge la mansione di conferenziere. Durante un viaggio ad Alessandria, nel 155, ritrova Ponziano, compagno di studi ad Atene, il quale gli presenta la madre Pudentilla, rimasta vedova. Apuleio la sposa e poco dopo Ponziano muore. Alcuni parenti denunciano lo stesso Apuleio di magia, dicendo che egli avrebbe provocato la morte di Ponziano. Per questa accusa venne processato 3 anni dopo a Sabrata, davanti al giudice Claudio Massimo. Disponiamo dell'orazione con cui Apuleio si difese, l'"Apologia". APOLOGIA L'accusa è formata da Emiliano, zio di Ponziano e Rufino, suo suocero. Il giudice Claudio Massimo è proconsole d'Africa. Apuleio, che tiene un atteggiamento di superiorità, definisce come infami ed avidi i due, e li accusa di averlo denunciato per paura di perdere l'eredità. Definisce sé stesso e il giudice come invece persone oneste. Seguono due momenti di difesa: nel primo dalle accuse minori, nel secondo da quella principale. Apuleio non nega di utilizzare la magia, ma la distingue in magia nobile e in magia volgare. La prima consiste in un legame che il mago instaura con gli dei e che gli permette di elevarsi al cielo (riferimento a Platone). Come prova decisiva l'oratore legge il testamento di Pudentilla, il cui unico destinatario era il fratello di Ponziano. Probabilmente Apuleio viene assolto, e con questa orazione dimostra una grande abilità oratoria e una spiccata conoscenza, che rende banale l'accusa dei parenti. Compie anche un excursus sulla povertà, dove dice che solo essa rende l'uomo in grado di comprendere il valore della vita. Per l'Apologia si ispira alla Pro Caelio di Cicerone, da cui prende l'aggressività contro gli accusatori. FLORIDA

I florida sono 23 conferenza su temi diversi che Apuleio continua a sostenere durante i viaggi a seguito del processo. TRATTATI FILOSOFICI Ci sono pervenuti due trattati autentici di Apuleio: ● "De Platone et eius dogmate" - dedicato alla biografia e alla dottrina di Platone ● "De mundo" - è la traduzione in latino di un trattato cosmologico attribuito ad Aristotele, il “ Perì Kósmou ” METAMORFOSI Il titolo originale doveva essere "Metamorphoseon libri XI". A differenza di quelle di Ovidio, qui l'unico a subire una metamorfosi è il protagonista. L'opera si ispira alla “Fabula Milesia” di Aristide, a cui si trova un riferimento all'inizio. Apuleio dice di raccontare "varias fabulas", tante storie, con un "lepido sussurro", un linguaggio gradito. La vicenda è suddivisa in tre momenti:

  1. Libri 1-3 - L'episodio magico: Lucio, il protagonista, raggiunge la Tessaglia con un amico. Qui viene ospitato da Milone e Panfila, che si dice sia una maga. Lucio fa amicizia con Fotide, una serva, e la convince ad assistere con lui ai riti di Panfila. I due vedono la maga usare un unguento e trasformarsi in un gufo. Allora Lucio, che la vuole imitare, si fa cospargere di esso da Fotide, che però commette un errore: al posto di usare l’unguento per trasformare Lucio in un uccello, usa quello che lo rende un asino. A questo punto Lucio, che vuole tornare uomo, dice a Fotide di informarsi sull’antidoto, e lei scopre che per tornare uomo l'asino deve mangiare delle rose.
  2. Libri 4-10 - Le peripezie per trovare le rose: Lucio viene catturato da alcuni ladri, che lo sfruttano per trasportare delle merci in montagna. Queste gli vengono fatte depositare in una grotta, dove lasciano anche lui. In questa grotta risiede Karite, una prigioniera sorvegliata da una donna che le racconta miti tra cui quello di Amore e Psiche. Lucio prova invano a fuggire, fino a quando il fidanzato di Karite riesce a farli scappare. L'asino viene ora catturato dai sacerdoti della dea Siria, ed è costretto ad assistere ai loro riti sessuali. Inizia poi una serie di compravendite dell'asino: passa da un mugnaio a un ortolano, poi a un soldato e infine a due fratelli, i quali notano l'insolito carattere dell'animale e lo fanno esibire nell'arena di Corinto. Qui esso deve accoppiarsi con una donna condannata a morte, ma riesce a scappare e a rifugiarsi su una spiaggia, dove si addormenta.
  3. Libro 11 - Il ritorno alla normalità: Lucio si risveglia e rivolge una preghiera alla dea Iside, identificata nella luna. A questo punto la dea gli appare, proferendo che il giorno dopo ci sarà una processione in onore di lei stessa, e saranno presenti delle rose. Lucio le mangia e torna umano, e diverrà devoto ad Iside. Si trasferisce poi a Roma, dove coltiva una devozione anche per Osiride. Il racconto si conclude con la scena di un sacerdote a cui appare in sogno Osiride, il quale gli dice che arriverà da lui un abitante di Madauro, che è appunto Lucio. Da questa scena si capisce che Lucio è l'alter ego di Apuleio. Amore e Psiche É una delle fiabe narrate da Apuleio all’interno delle “Metamorfosi”.

Proveniente dalla Gallia Narbonese, scrisse "Historiae Philippicae", formata da 44 libri e di cui possediamo un riassunto di un tale Giustino, risalente al II-III secolo d.C.. 34 libri sono dedicati alla società macedone, considerata più importante anche di quella romana. Il titolo era già stato usato da Teo Pompeo, quando scrisse una storia della Grecia e della Macedonia. La fonte principale di Trogo era lo storico Timagene, autore ostile a Roma. Trogo nell'opera parla anche dei Parti. Per far parlare un personaggio, utilizzava lunghi discorsi indiretti. Tito Labieno Visse alla fine del principato di Augusto, e lo stesso imperatore fece bruciare la sua opera poiché non di suo gradimento. Labieno venne soprannominato "Rabienus" a causa della sua rabbia contro i romani. Dopo la "morte" della sua opera l'autore si suicidò. Cremuzio Cordo Fu uno storico degli anni di Tiberio, la sua opera "Annales" venne anch'essa bruciata. Tacito ci dice che in tale opera Cordo aveva esaltato i cesaricidi, definendo Cassio "L'ultimo dei romani". Anche Cordo morì suicida a seguito della scoperta del progetto che Seiano, prefetto del pretorio, aveva organizzato contro di lui. ETÀ GIULIO-CLAUDIA - Imperatori Tiberio Inizialmente mantenne i rapporti con il senato, ma era tormenato dall'idea di essere considerato un usurpatore. Questo perché lui non era figlio legittimo di Augusto, e c'era un altro figlio adottivo amato dal popolo, Germanico. Si allontana quindi da Roma, verso Capri, e lascia il controllo a Seiano, che agisce con modi molto violenti e per questo viene ucciso. Caligola Figlio di Germanico, diventa imperatore per volere del senato. Egli andrà però contro ad esso, costruendo un culto divino di sé stesso. Sperpera molto denaro e viene assassinato dalle sue guardie del corpo. Claudio Fratello di Germanico, cerca di nascondersi in una tenda per non farsi eleggere imperatore. Tuttavia si dimostrò saggio sia nella politica estera che interna. Soprannominato "Amico dei liberti", poiché collaborò con loro, venne negativamente influenzato dalla moglie Agrippina. Nerone Governa dal 54 al 68 d.C.. Nei primi 5 anni, il "Quinquennio aureo", ascolta i consigli di Agrippina, Burro (prefetto del pretorio) e Seneca. Dopo di essi ci fu una degenerazione dispotica, segnata da episodi di violenza: Nerone uccise Britannico, figlio di Claudio, e Agrippina. Morto Burro, Nerone lo sostituisce con Tigellino, che lo allontana da Seneca. Nerone ebbe pessimi rapporti con il senato; molti gli attribuirono la colpa per l'incendio del 64, ma difficilmente fu lui il responsabile. In quegli anni si diffuse il mecenatismo: molti intellettuali si legarono all'imperatore, e ciò portò a uno stato di disagio dei letterati nei

confronti dell'impero. Lo stesso Nerone scrisse delle opere, tra cui il poema mitologico "Troico". Organizza i Neronia, giochi intellettuali. Il dissenso dei romani verso Nerone porta alla diffusione dello stoicismo, il cui principio di base è il logos che agisce in modo razionale. Lo stoicismo sostiene la partecipazione politica, ma essa è accettabile solo finché resta dei confini della razionalità.

FEDRO

VITA

Fedro nasce nel 20 a.C. in Macedonia e muore nel 50 d.C.. Arrivato a Roma in tenera età, si guadagna da vivere insegnando ai familiari di Tiberio. Il prefetto Seiano nutre una forte gelosia nei suoi confronti, per questo lo fa condannare e allontanare dalla corte. OPERE I manoscritti tramandano 90 favole divise in 5 libri. Nel 1400 furono poi scoperte altre 30 favole nel manoscritto "Appendix Perottina". Le favole sono scritte in senari giambici e all'epoca non ebbero successo. Seneca le definisce un "Intemptatum romanis ingeniis opus". Fedro fu originale perché si dedicò solo al genere della favola, che considera una "poesia autonoma", l'unico genere degno delle sue attenzioni. L'insuccesso di Fedro continua fino al 1600, quando nelle scuole le sue opere vengono iniziate ad essere usate per spiegare il latino. Nel mondo greco il primo a stendere favole per iscritto fu Esopo, la cui favola possedeva le seguenti caratteristiche: ● Sono scritte in prosa ● I protagonisti sono animali ● Ci sono molti elementi divertenti ● Questi tuttavia possiedono sempre una morale Le favole di Fedro, invece: ● Sono scritte in versi ● Hanno come protagonisti anche animali, ma non solo essi. ● I protagonisti portano maschere che nascondono i vizi umani. ● Contengono un insegnamento morale che si riassume nel concetto "il più forte vince sempre". Alcune favole di Fedro sono traduzioni di quelle di Esopo, che l'autore definisce un modello sostanziale, anche perché come lui Esopo era uno schiavo. Esopo utilizzava l'"apologo", storie di animali con comportamenti umani. Fedro sostituisce a volte a questi animali degli umani, e conferisce un carattere più drammatico alla vicenda. Inoltre egli punta sulla brevitas. Per le favole non utilizza sempre le stesse caratteristiche, ma punta sulla varietas: alternanza di personaggi, divinità, eroi realmente esistiti e inventati. Lo scopo è umoristico ma presenta una società che lui vorrebbe essere diversa da com'è. Le favole hanno il punto di vista dei deboli, ma non ci sono attacchi ai potenti. Per Fedro è molto importante la libertà, e rivendica fortemente la propria.

SENECA

VITA

luogo che non priva un uomo delle sue virtù. Secondo il cosmopolitismo stoico infatti, il saggio ha come patria il mondo intero. Infine Seneca invita la madre a distrarsi con affetti, studiando e leggendo. Consolatio ad Polybium Scritta nel 43-44, Seneca la usa per consolare il potente liberto Polibio della morte di un fratello. Vengono ricalcate le argomentazioni della Consolatio Ad Marciam, per cui è insensato piangere la morte di una persona, poiché "Aut beatus aut nullus est" ("O è felice o non esiste più"). Alla fine vi è una parte in cui viene esaltato Claudio (Polibio era un suo liberto) e vi è una contraddizione, poiché Seneca qui dice che è importante vivere a Roma, mentre nella consolatio alla madre affermava il contrario. Per questo si pensa che quest’opera non sia stata realmente scritta da Seneca. DIALOGHI-TRATTATI De ira Venne realizzata dopo la morte di Caligola, e Seneca la usa per combattere l'ira. Seneca sostiene che essa è inutile e inaccettabile, poiché prodotta da un sentimento che offusca la mente ed è paragonabile alla follia. L’ira è negazione del logos. Seneca fornisce dei rimedi ad essa e, tra i numerosi esempi, inserisce Caligola, su cui si sfoga e che definisce una bestia assetata di sangue. De brevitate vitae Dedicata all'amico Paolino, con quest'opera del 49 Seneca dà torto a coloro che si lamentano per la brevità della vita: "se sai farne buon uso è lunga", ma molti la dissipano in occupazioni frivole. Seneca definisce questi gli "occupati". Essi pongono i loro obiettivi in oggetti e in circostanze indipendenti da loro, privandosi dell' autarkeia , la libertà da ogni condizionamento. L'unico che sfrutta bene il suo tempo è il sapiente. De vita beata Scritta nel periodo al fianco di Nerone e dedicata al fratello, è divisa in 2 parti: nella prima, teoretica, Seneca espone la dottrina morale stoica, che fa corrispondere la felicità alla ragione, la quale si raggiunge con la virtù. Polemizza contro gli epicurei, che invece identificano il sommo bene con il piacere. La seconda parte ha un carattere polemico. Seneca respinge le critiche di chi accusa i filosofi di incoerenza, accusandoli a sua volta di non vivere secondo i precetti che professano. Si riconoscono nelle parole di Seneca coloro che lo accusavano di vivere una vita lussuosa e dispendiosa, in contrasto con ciò che profetizza lo stoicismo. Il poeta non nega ciò, ma dice di sostenere degli obiettivi che ancora non è riuscito a raggiungere. Aggiunge infine che il filosofo può vivere senza ricchezza, ma esse gli sono d'aiuto per poter esercitare meglio la virtù. De tranquillitate animi Risalente anch'essa al periodo al fianco di Nerone, è dedicata ad Anneo Sereno. Seneca lo comprende nel testo, immaginando suoi dubbi e richieste di aiuto. Il filosofo prima descrive l'animo inquieto e soddisfatto, poi fornisce dei rimedi ad esso: la vita attiva per il bene comune, l'amicizia, la parsimonia e la frugalità, l’accettazione dei mali e della morte. De otio Venne scritta dopo il ritiro a vita privata. In questa poesia Seneca si rivolge ancora ad Anneo Sereno, introducendo il contrasto tra vita attiva e vita contemplativa, chiedendosi quale sia superiore. Seneca predispone la seconda, sostenendo che la posizione stoica, secondo cui

il saggio deve impegnarsi politicamente a meno che le circostanze glielo impediscano, coincide con quella epicurea, per cui il saggio non deve impegnarsi politicamente a meno che le circostanze glielo impongano. De providentia Seneca risponde al dubbio di Lucilio, che si chiede perché ai buoni capitino i mali se, come sostiene lo stoicismo, l'universo è retto da una provvidenza divina. Seneca risponde che quelli a cui sono sottoposti i buoni non sono dei mali, ma prove che servono a perfezionarli moralmente. De costantia sapientis Ancora dedicata ad Anneo Sereno, Seneca afferma che la forza e la superiorità morale del saggio lo proteggono da oltraggi e offese, poiché la virtù non gli può essere tolta da nessuno. TEMI ● La filosofia come l'arte del vivere: Seneca dice che i falsi valori provocano gli affectus , le affezioni dell'animo (paure, passioni ecc.) che impediscono il raggiungimento dell' autarkeia. La filosofia è uno strumento terapeutico, che però funziona solo se c'è la volontà di cambiare, e questo spiega l'impostazione dialogica delle opere. Per guarire il lettore, la filosofia di Seneca utilizza l 'admonito , che comprende il confronto tra opinioni, tesi e confutazioni. L'obiettivo del filosofo non è quindi insegnare qualcosa, ma persuadere il malato al cambiamento. ● Il filosofo come aspirante alla saggezza: Seneca sa che il percorso verso la saggezza è arduo, ed è cosciente di non essere un sapiens ma un proficientes , ovvero colui che sta provando a raggiungere la perfezione, anche detto " Adfector sapientiae " ("Uno che aspira alla saggezza"). ● Gli errores degli uomini: il compito del filosofo è raddrizzare la visione della vita caotica e frammentata dell'uomo. Quest'ultimo teme la sorte, ma Seneca risponde che il problema è causato dalla precarietà dell'esistenza umana, che spesso crede erroneamente in beni da conquistare e in mali da evitare. ● La morte e il tempo: la paura della morte è frutto dell'inconsapevolezza imposta all'uomo fin dalla nascita. La morte non è una punizione, ma una lex naturae. Il tempo che ci è concesso è breve solo per chi lo spreca: l'uomo deve impedire che manie e impegni lo distolgano dalla ricerca intellettuale e dal progresso, necessari per il raggiungimento dell' autarkeia. ● La virtù: Seneca invita a ricercare l'autorealizzazione non nel lavoro, ma nella virtù. Il lavoro appartiene agli indifferentia , quegli elementi che non costituiscono né un bene né un male ma di cui l'uomo non deve divenire schiavo. ● L'autoriflessione: la cura di sé è la medicina per l'insoddisfazione. La meditatio consente il progresso morale: il dialogo con noi stessi consente di giugnere alla padronanza di sé e alla libertà interiore, che permettono di aiutare anche gli altri. È necessario anche saper secedere , ovvero ritirarsi dalle occupazioni con dignità al momento giusto.

Le lettere sono epistole letterarie, cioè concepite per essere pubblicate, e si può considerare il primo epistolario letterario latino poiché Cicerone non aveva concepito le sue lettere in questo modo fin dall'inizio. La principale differenza dalle altre opere di Seneca sta nel riferimento personale ad avvenimenti della vita quotidiana, aspetto caratteristico del genere epistolare. Queste occasioni quotidiane vengono trasformate in occasioni di riflessione da cui ricavare utili precetti. Un altro tratto tipico del genere epistolare presente nelle Epistulae è l'esposizione libera e colloquiale ma che conserva un livello alto e non volgare. Il linguaggio viene assimilato da Seneca al sermo , una conversazione informale tra amici. Questo tipo di esposizione comporta un'assenza di sistematicità evidente sia nelle singole lettere sia nella loro disposizione all'interno della raccolta. Essa, infatti, non corrisponde a un progetto definito né alla volontà di trattare argomenti in modo sistematico. L'unico filo conduttore individuabile è la maturazione progressiva di Lucilio verso la conoscenza: le prime lettere rappresentano un'esaltazione della filosofia rivolta a coloro che non si sono ancora dedicati ad essa; dalla 30° del libro IV Seneca invece abbandona l'ammaestramento del principiante, che comprendeva delle massime alla fine di ogni lettera che riassumevano il contenuto, per passare a metodi più impegnativi. L'amico realizza gradualmente la scelta dell'otium, necessaria per il perfezionamento morale. Lucilio infatti è impegnato nella carica di funzionario imperiale della Sicilia, e Seneca lo invita a lasciare le occupazioni morali per dedicarsi allo studio. Il ritiro di Lucilio viene definitivamente realizzato nell'epistola 82. TEMI ● Otium e secessum : l'autore si presenta come un uomo che li ha scelti troppo tardi e che sta tentando di recuperare il tempo perduto. Ha capito che la gioia e i valori veri risiedono solo nella sapientia , raggiungibile solo abbandonando i condizionamenti esterni. Invita Lucilio a fare la stessa scelta e di abbandonare occupazioni e giudizi del volgo, da cui lui si è allontanato limitandosi alla compagnia di pochi e scelti amici. ● Autonomia di pensiero: Seneca aderisce alla dottrina stoica, di cui però critica alcuni aspetti e rivendica la propria autonomia. Riporta spesso anzi massime di Epicuro riguardo ai temi a lui cari, spiegando a un perplesso Lucilio che la verità è un bene comune, condannando a chi crede a qualcosa tenendo conto solo di chi lo dice. ● Tempo e morte: Seneca si avvicina alla morte, convinto che la liberazione della paura di essa sia compito del filosofo. Chi ha realizzato la virtù è pronto a morire in ogni momento senza timori. Chi teme la morte è stolto, poiché essa è un'imprescindibile necessità di natura. Il tempo dev'essere visto non in chiave quantitativa, ma qualitativa. La morte, sia che rappresenti la fine di tutto sia il passaggio a una vita migliore, è sempre una liberazione dai mali esistenziali, e talvolta va addirittura cercata dal sapiente. ● Il logos: un altro tema è la ricerca dell'essenza della divinità e della sua presenza nella natura e nell'uomo. Seneca percepisce la divinità come intelligenza universale presente in tutto, compreso l'uomo. LA PROSA SENECANA

Il linguaggio colloquiale delle Epistulae non è molto diverso da quello delle altre opere: è costante l'atteggiamento dell'autore che si impegna sempre in un dialogo vivace che mira a coinvolgere il destinatario anche emotivamente. La retorica di cui si serve Seneca è di gusto asiano, con uno stile concettoso e ricco di figure. È incentrato sulla sententia , di cui ci fornisce un'esemplificazione l'antologia di declamazioni composta dal padre di Seneca. La caratteristica tipica della prosa senecana si trova nell'organizzazione sintattica e fonico- ritmica del discorso, che ha il nucleo centrale nella singola frase. Il periodo si spezza in proposizioni brevi, in cui la paratassi è accompagnata dall'asindeto, ovvero l'assenza di congiunzioni che vengono spesso lasciate implicite conferendo maggiore tensione alla narrazione. Talvolta sono sostituite da figure retoriche come l'anafora e l'epifora. Lo stile utilizza anche i procedimenti propri della concinnitas , che però non sono finalizzati alla realizzazione di periodi complessi, quanto più a creare sentenze morali espresse nel modo più intenso e penetrante possibile. TRAGEDIE Ci sono pervenute 10 tragedie di Seneca, le uniche latine che possediamo complete. Nove hanno argomento mitologico, mentre una storico, ma che gli studiosi considerano opera di un imitatore, poiché in una scena si allude alla morte di Nerone, avvenuta 3 anni dopo quella di Seneca. Medea Narra la stessa vicenda dell'omonima tragedia di Euripide: Medea viene abbandonata da Giasone, che sta per sposare la figlia del re di Corinto Creonte. La maga provoca la morte di Creonte e della figlia, poi anche i due figli avuti con Giasone, infine vola via su un carro trainato da serpenti alati. Phaedra La vicenda è simile a quella dell' Ippolito di Euripide, ma probabilmente deriva da un'altra opera. Fedra, figlia di Teseo, si innamora del figliastro Ippolito. Egli la rifiuta, allora lei per vendicarsi lo accusa di averla violentata. Teseo allora maledice Ippolito che viene ucciso da un mostro marino; Fedra, disperata, confessa la verità e si uccide. Thyestes Tieste seduce la moglie del fratello, il tiranno Atreo, e ne insidia il regno. Atreo, adirato, finge una riconciliazione nel suo palazzo, dove uccide i nipoti e serve le loro carni al banchetto a Tieste, per poi rivelare la verità al fratello, inorridito, e assaporare la gioia della vendetta. CARATTERISTICHE ● Cronologia : Probabilmente le tragedie vengono scritte da Seneca durante il periodo al fianco di Nerone, per mostrare ad egli gli effetti deleteri del potere tirannico e delle passioni sregolate. ● Fruizione : Alcune caratteristiche fanno pensare che siano state scritte per essere lette in occasione di recitationes in case private: tra esse troviamo il fatto che delitti orribili vengono compiuti direttamente sulla scena. Inoltre è improbabile che gli imperatori consentissero la rappresentazione dinanzi a un pubblico vasto di queste opere, in cui i sovrani sono visti malissimo.

Donne troiane : alla fine di ogni atto esprimono il loro stato d’animo tramite una voce fuoricampo. Passano sempre dalla speranza alla rassegnazione (Climax discendente). ANALISI “Le troiane” suscitarono discussioni poiché non rispettavano l’unità d’azione aristotelica (le vicende devono essere concatenate e avere una sequenza logica). Vi sono due episodi che risultano incongruenti:

  1. Ad un certo punto viene raccontata l’apparizione di Achille che chiede il sangue di Polissena. Poco dopo, Pirro e Agamennone, parlando di Polissena, non fanno riferimento a ciò. Più avanti Andromaca, parlando dell’apparizione, non cita la richiesta di Achille.
  2. Al termine del II atto le donne parlano dell’anima mortale, mentre nel primo coro esprimevano la speranza di una vita ultraterrena. Dal punto di vista strutturale, l’opera presenta delle simmetrie, come i tre diverbi posti in modo speculare: Achille-Agamennone nell’atto II, Andromaca-Ulisse nel III e Andromaca- Elena nel IV. La vicenda principale sta nel III atto, mentre la storia di Polissena è distribuita tra II e IV. Si genera così una struttura a chiasmo (ABBA). Entrambe le vicende si concludono nel V atto. Altro elemento chiave dell’opera sono le apparizioni di uomini dell’aldilà: Achille ed Ettore. L’incongruenza di alcuni episodi può essere simbolo del caos della guerra o un semplice errore dell’autore. Per quanto riguarda i cori, la tragedia presenta alcune corrispondenze:
  • I e III parlano dell’aldilà (I lo presenta come liberazione, III come negazione)
  • II e IV hanno un’intonazione filosofica (II ha un legame con l’epicureismo, IV con il dolore per il passato).
  • III e V parlano del futuro: nel III le donne troiane esprimono la loro angoscia per esso, mentre il V presenta un messaggero che narra le morti di Polissena e Astianatte. La prima cade nella tomba come il secondo cade dalla torre. TEMI ● Filosofia Stoica ● Politica ● Destino, che bisogna accogliere. ● Morte ● Dolore e distruzione ● La guerra, il tema più importante. Il vero tema di fondo più che la guerra è il dopoguerra, perché l’opera narra del momento in cui i rapporti umani cercano di ricostruirsi. Dai valori bellici si passa ai valori comuni, i nemici diventano amici e viceversa. La guerra di Troia è usato come modello di guerra generale, dove ai perdenti non viene concesso nulla. I romani non combattevano in questo modo, poiché spesso risparmiavano chi si sottometteva. TRAMA Atto I

Consiste in un monologo di Ecuba. Essa si mostra rassegnata di fronte al destino che ha rilevato la fragilità del potere. I greci non solo incendiano Troia, ma la saccheggiano. Essi nascondono il timore che Troia possa rinascere e vendicarsi. Nel corso del monologo Ecuba evoca Ettore, il cui destino rappresenta quello di Troia, Cassandra, figlia di Ecuba che viene ricordata come profetessa inascoltata, e Achille. Prima di Cassandra, solo un’altra donna aveva conosciuto il destino di Troia: si tratta della stessa Ecuba, che mentre era incinta di Paride sognò di partorire una fiaccola che avrebbe incendiato la città. Per questo Ecuba si identifica nella figlia. Parlando di Priamo, ricorda la sua morte: Pirro lo afferrò per i capelli, piegò la sua testa all’indietro e lo trafisse con una spada, lasciando che morisse dissanguato. Priamo non è ancora stato seppellito: mentre Troia brucia, lui non ha un rogo a disposizione. Ecuba dice poi che gli dèi non sono contenti dell’umiliazione della città. Le donne troiane devono divenire schiave dei greci: le più ambite sono Andromaca e le mogli di Eleno ed Antenore. Agamennone desidera Cassandra, ed Ecuba definisce ciò un atto di empietà poichè essa è una sacerdotessa. L’unica donna che non vuole nessuno è Ecuba stessa, in quanto anziana. Atto II É interamente dedicato al confronto tra Pirro e Agamennone. Prima di esso compare il messaggero Taltibio che narra dell’appena avvenuta apparizione di Achille: era l’alba quando la terra iniziò a tremare; comparve l’ombra dell’eroe, che stando immobile cominciò a proferire parole come d’ira poichè i greci stanno per lasciare Troia senza offrirgli la preda che gli spetta. Si tratta di Polissena, che chiede che venga sacrificata da suo figlio Priamo sopra la sua tomba, in modo che venga bagnata dal sangue. Agamennone non vuole esaudire questa volontà, mentre Pirro sì. Sorge un dibattito che simboleggia il dualismo guerra-pace. Il dibattito è reso ancora più significativo dalla differenza di età: Pirro è un giovane eccentrico, Agamennone un vecchio saggio. Alla fine è Agamennone, che secondo molti rappresenta una parodia della pax augustea, a soccombere alla volontà dell’altro. Dopo il dibattito entra in scena Elena, una donna tornata dalla parte dei greci per convincere Polissena a sacrificarsi. Per farlo adopera un inganno: le dice che si dovrà sposare con Pirro, che invece la ucciderà. Spetta inoltre ad Elena il compito di dire alle donne troiane a quale uomo greco sono state assegnate. Andromaca vivrà il destino peggiore: è stata affidata a Pirro, il figlio dell’assassino di suo marito. Ecuba diverrà invece la schiava di Ulisse, colui che possiede le armi di Ettore, che vennero contese da Achille e Aiace. APOKOLOKYNTOSIS È l'unica satira menippea che possediamo completa. Essa, che prende il nome da Menippo di Gadara, mischia versi e prosa e linguaggio serio e scherzoso. Varrone Reatino a Roma l'aveva usata per svolgere temi morali, mentre Seneca, che la scrive in occasione della morte di Claudio, la usa per manifestare l'odio e il disprezzo per l'imperatore che lo aveva esiliato. Su alcuni testi latini l'opera ha titolo "Ludus de morte Claudii", il titolo greco è di interpretazione incerta. "Kolokynte" significa "Zucca", per questo alcuni studiosi hanno tradotto il titolo dell'opera con "Inzuccatura" (trasformazione in una zucca); tuttavia nell'opera