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Filosofie classiche dell'India
Tipologia: Dispense
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"Filosofie classiche dell'India" (capitolo sul veda e sulle scuole classiche) Introduzione alle scuole sacerdotali Brahamaniche (non esauriscono l'orizzonte della filosofia classica indiana, che non comprende le scuole:
duti vicino ad uno che sta seduto più in alto). Simbolicamente sono il mezzo per ottenere una conoscenza che consente di svellere e sradicare ciò che ci porta a rinascere oppure "mezzo per ottenere la conoscenza dell'i- dentità di atman e brahman, che rappresenta il metodo per sradicare la causa della trasmigrazione". Il vacobolo può anche indicare il metodo di insegnamentodelle verità segrete, compiuto nel corso di sedute ai piedi di un maestro in atteggiamento di reverenza da parte del discepolo. Oppure derivare da rahasya: segreto o upasana: venerazione intesa come venerazione della reale natura delle cose ottenuta mediante le segrete corrispondenze tra i fenomeni e soprattutto a equivalenza esoterica individuando la caratteristica principale del genre letterario nella capacità di interesse o di rivelare le relazioni non evidenti, segrete, mistiche tra i piani del micro e del macro cosmo. Le upanishad si possono considerare variamente:
L'equiparazione pura e semplice di upanishad e vedanta è dovuta alla scuola di Samkara: le upanishad sono il vedanta, contemporaneamente la "fine del Veda" (perchè ne costituiscono l'ultimo livello) e "il fine del Veda" (perché ne rappre- sentano lo scopo ultimo che è soteriologico: metodologia della salvezza). Negli upanishad vi è il tema della reincarnazione: reincarnazione continua con passaggi dal mondo umano al mondo animale, tale reincarnazione tiene conto della responsabilità etica delle azioni che l'uomo ha acquisito nella vita prece- dente, che viene chiamata karma. La trasmigrazione appare come un fatto evidente che non ha bisogno di spiegazioni, l'onere della spiegazione ricade su chi non crede in essa (la credenza della trasmigrazione non è diffusa in occidente), la trasmigrazione è un fatto evidente perché si fanno paralleli e analogie con eventi fisici noti (il sole sorge e tramonta, ma noi non abbiamo la certezza matematica che il sole sorga di nuovo, ma abbiamo la ragionevole credenza che il sole sor- gerà e tramonterà, è una probabilità che tende asintoticamente alla certezza. Questo è un ciclo e non un evento lineare). Dagli eventi naturali la cultura indiana muta dea che tutto il mondo (microcosmo e macrocosmo) e la realtà lavori cicli- camente (non ci sono eventi lineari, il tempo lavora per cicli sempre più estesi che comprendono eventi sempre più lun- ghi ed estesi). Periodi di manifestazione e di latenza dell'universo= figura della testuggine:
ni vere solo quelle monoteistiche, mentre considera il politeismo come barbaro. Questo concetto legge le religioni in ter- mini evoluzionisti). Questa situazione è stata chiamata anche enoteismo (etichetta inventata da Schelling e utilizzata da Mas Muller. La lettura in chiave di enoteismonon pare però un'interpretazione difendibile, perché manca di cogliere la specificità della riflessione upanishadica, che consiste nella volontà di esprimere attraverso immagini emblematiche più che con metodi razionali una concezione del mondo e del divino che sfugge alle categorie concettuali, più mistica che razionale. Dio è simultaneamente trascendente e immanente e il suo rapporto con il mondo è tale che lo pervade, ma non ne viene pervaso, lo compende ma non ne viene compreso. Qui si può adottare l'etichetta di panenteismo la visio- ne secondo la quale tutto è dio, ma dio non è riducibile al mondo. Allegoria: atman è il guerriero che sovrintende al carro, l'intelletto ne è l'auriga, la mente le redini, i sensi i cavalli, gli oggetti le strade da percorrere ). "Quanti sono gli dei?" Ce n'è uno solo, cioè Isvara (oppure l'unica divinità è il Brahman). Ciascun maestro saprà illuminare del- l'essere che è uno quelle caratteristiche che sono più congeniali al suo uditorio, ciò si chiama gradazione dell'inse- gnamento ed è un concetto proveniente dal buddismo: il Buddha diventa onnisciente e sa modulare il proprio discorso sull'uditorio, questa capacità si esplicita in forme evidenti: se parla in un parco e ai limiti del parco corre una strada, la voce del Buddha arriva a tutti gli uditori nel parco, ma l'insegnamento non va sprecato e quindi si ferma ai confini del parco, non arrivando alla strada, Tale insegnamento non è adatto a chi passa lì per caso, ma solo agli ascoltatori attivi che sono lì per ascoltare davvero. Gli dei sono diversi dagli uomini perché non sudano, non puzzano, non toccano per terra quando camminano e la colla- na di fiori messa loro al collo non appassisce. Gli uomini non sono storditi dal dolore come gli animali, né dal piacere degli dei. Solo dalla condizione umana si ha libe- razione (durante o dopo l'esistenza), la reincarnazione è una delle più gettonate, è meglio rinascere uomini che dei o animali. Scuola agivica (quelli dello stile di vita)= determinismo assoluto. La vita umana è un gomitolo attorcigliato, che se viene lanciato da un capo farà curve, ma alla fine si arriverà a vedere l'altro capo del gomitolo. La vita è predeterminata e non esiste libero arbitrio, non c'è responsabilità etica (orizzonte etico scompare). Scuola dei dualistica del vedanta che fa capo a Marva= ci sono 3 distinzioni:
il pallido riflesso dei piaceri ultramondani, che deriveranno dalla liberazione. Qui non c'è negazione del mondo, né una condanna del mondo, ma vi è una transvalutazione dei valori. I piaceri mondani non sono da condannare anzi sono un utile mezzo di raffronto per figurarsi il piacere supremo, quella beatitudine ultima di cui costituiscono il pallido riflesso nell'orizzonte intramondano: il mondo è figura e ombra, riflesso distorto ma reale della suprema felicità del- l'essere. La comprensione del sé e la beatitudine rimanda ad una realtà ultima, che sfugge ad ogni concettualizzazione e verbalizzazione. L'unico modo per descrivere la realtà ultima è la via negativa, ma ci sono modi meno efficaci per descriverla, tali modi sono positivi. Le 3 principali caratteristiche positive del Brahmana (attributi essenziali della realtà ultima):
il mondo va sempre più male, se la gente offrisse più sacrifici il mondo andrebbe avanti più ordinatamente). L'offi- ciante dice che il frutto del sacrificio si propone di tenere in piedi il cosmo, che senza sacrifici verrebbe meno. Con- cetto di interiorizzazione del sacrificio: si rinuncia al sacrificio come spegnimento di vite (forse per influsso del buddi- smo) utilizzando al posto di animali veri dei fantocci con steli di erba cuscia.
Ithasa e Purana: epica e antiche storie Il genere letterario Ithasa: così invero fu, epica, che appare come testimonianza di eventi significativi avvenuti in un passato pri- mordiale e tramandati a edificazione dell'uomo che in ogni tempo è chiamato a ricontestualizzarli al fine di trar- ne un insegnamento. Spesso il termine è associato a Purana: antica storia (carattere essenzialmente normativo e costituiscono una geografia sacra con le loro celebrazioni anche devozionale, ritualistico e agiografico. Forse offrono una guida per i perplessi, di un viatico capace di consigliarci nelle nostre scelte morali quotidiane, dunque c'è una di- mensione etica). In questi testi la parte narrativa è alternata ad una parte normativa. Il loro carattere prescrittivo sta alla base della definizione alternativa di questi testi come "il quinto Veda", che rispecchia la loro funzione di magnificazione. Ithasa e Purana costituirebbero una sorta di cerniera tra sruti e smrti, tra ascolto e memoria, partecipando della natura di entrambi, dal momento che amplificano e rendono apprezzabili dall'uomo comune temi espressi in forma più criptica ne Veda. Si tratta di testi narrativi che contengono come parte integrante insegnamenti relativi ai 4 fini dell'uomo:
tivi sono: il giorno, la quindicina di luna crescente e quella di luna calante che costituiscono il mese lunare, il semestre del corso settentrionale e quello del corso meridionale del sole rispetto all'equatore che insieme costituiscono l'anno so- lare. Il tempo umano è alla base della misurazione del tempo divino che costituisce un multiplo misurabile con precisione. Le sei scuole
elasticità intellettuale e non per incoerenza, può scrivere per una scuola realista e dualista e per una scuola monista e idealista). C'è un Samkiasutra che è apocrifo (XV-XVI secolo) perché scritto troppo tardi e quindi non è aderente alla dottrina pro- prio perché tardo. Nella sua fase recente tale scuola cambia perché abbandona la sua impostazione ateistica, in favore di un'impostazione blandamente teistica per andare d'accordo con la scuola sorella. L'unica scuola autenticamente filosofica, per alcuni, sarebbe il Samkia (speculazione razionale che non ha agganci con temi contigui) e quindi il Vedanta sarebbe gravato da un'ipoteca teologica (scuola mistica)= queste etichette non sono adeguate, la filosofia e la teologia sono contigue e connesse molto più di quanto avvenga nell'occidente. Per altri il culmine della speculazione indiana è il Vedanta (di Sciamkara), alla base di ciò c'è motivazione storica precisa: riferimento ad un evento del 1898 quando in occasione di una delle sessioni del parlamento mondiale delle religioni (a Chicago), prende la parola un personaggio che conquista l'uditorio, che è un giovane brahamabo bengalese con il nome di Bidekananda (intellettuale al quale interessa il resoconto della descrizione intellettuale dell'esperienza mistica, egli è un mistico intellettuale), egli è l'erede diretto di un maestro che si chiama Avakrisna (mistico naturale, che ha delle espe- rienze mistiche con il divino, in cui spesso ha un ruolo passivo, cade in trance). Quando Bidekananda si presenta a Chi- cago, non era invitato ufficialmente, e dapprima sconvolge e poi conquista il pubblico, costituito da curiosi, da persone desiderose di farsi stupire dall'aspetto esotico di alcune religioni, il pubblico è un pubblico americano di Wasp, perché esordisce in questo modo: "voi siete orgogliosi di aver messo su questo parlamento, siete fieri della vostra tolleranza, ma io non so cosa farmene della vostra tolleranza, io voglio il vostro rispetto perché la mia cultura è più antica della vostra". Egli fa passare l'idea che il Vedanta Sciankariano sia la punta di diamante della speculazione filosofica indiana e del pensiero sacerdotale indiano, questa idea è ancora presente. Il pensiero più originalmente indiano è il Samkia e il Vedanta è una costruzione teologica che serve per rimettere al loro posto i buddhisti (scopo apologetico della dottrina sacerdotale contro il buddismo). Il Samkia non ha nessun interesse teologico. Il samkia è una scuola dualista (perché crede in due principi contrapposti), realista (il mondo è reale) e pluralista (la prakrti è una sola mentre il purusa sono tanti). Indaga le caratteristiche del reale e si propone di fornirne la descrizione esaustiva (quali sono i principi costituitivi della realtà? Il mondo è vario e bisogna ricondurlo a un numero ragionevole di principi da cui far derivare la varietà del mondo e dell'esperienza). TATTVA= "il fatto di essere quello", è un principio di realtà, è una sommatoria di caratteristiche empiriche, tran- seunti e semplificando questa varietà dovremmo arrivare al principio di realtà (imperituro). E' una categoria che serve per indicare una pluralità di manifestazioni riconducibile ad un solo principio (es. vaso è riconducibile al principio di realtà terra. La terra è legata ad un odore ed è greve, pesante, concreta. La terra è presente). Un tattva pro- duce alcuni risultati, ed è presente ad i suoi effetti (caria) di fronte ai quali si pone come causa (è inoltre sempre presente nelle sue collocazioni nell'universo o negli esseri segnati da certe qualità sue caratteristiche), è qualcosa che pervade tutto quanto, è il termine ultimo a cui possono essere ricondotte tutte le manifestazioni che a esso si possono ricondurre e di cui è il componente principale, ma non l'unico (ci sono componenti accessori che fanno capo ad altri principi di real- tà), è onnipervadente,perché costituisce il il terreno ultimo al quale si possono ricondurre le varie manifestazioni, di cui si costituisce il componente principale, ma non l'unico. I tattva sono i principi di realtà di cui è fatto il mondo, ed essi sono:
Tutte le scuole sacerdotali hanno come faro della speculazione filosofica la sosteriologia: non conta la descrizione della realtà (filosofia non si occupa del funzionamento della realtà), ma conta la liberazione dell'uomo dal ciclo delle rinascite (i materialisti non sono compresi in questo ragionamento, ma non sono immuni dal fine sosteriologico perché per loro non esistono dei, ma la retribuzione delle azioni avviene in terra tramite il potere costituito (per loro il potere statale è legge inerrabile, il potere costituito sostituisce gli dei in terra e non ammette opposizioni) Il desiderio di sottrarsi ad una triplice sofferenza è insito in ogni essere umano e le 3 sofferenze sono: