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Vespasiano guidò Roma per un decennio (69-79), dando inizio alla dinastia Flavia, di cui faranno parte anche i suoi successori Tito e Domiziano. Originario di Rieti e di famiglia equestre, è il primo Cesare nominato che non proviene da Roma e della nobilitas senatoria. Il principato era una realtà ormai solida, all'aristocrazia senatoria si stava sempre più sostituendo le elites italiche e provinciali e il potere era sempe più centralizzato. Nel 70 con la lex de imperio Vespasiano stabilí la supremazia del princeps, mantenendo una politica di equilibrio e collaborazione con il Senato. Il problema della successione venne risolto con la scelta del criterio dinastico, così alla morte di Vespasiano divenne imperatore il figlio Tito. Mantenne un' analoga politica di equilibrio con il Senato e ciò gli portò molta fama. Ma il suo consenso si accrebbe in occasione dell'eruzione del Vesuvio che nel 79 rase al suolo Pompei, Ercolano e Stabia, quindi Tito corse velocemente in aiuto di queste popolazioni. Nell' 80 Roma distrutta da un incendio, ma nello stesso anno ci fu l'inaugurazione dell' anfiteatro flavio, oggi più noto come Colosseo, la cui costruzione era stata voluta da Vespasiano. La morte improvvisa di Tito determinò l'ascesa del fratello minore Domiziano. Sul piano economico, per arginare la concorrenza delle province, adottò misure protezionistiche per favorire l'agricoltura italica. In politica estera continuò la politica aggressiva del padre sottomettendo parte della Germania. Ma ciò venne annullato quando decise di nominarsi censore a vita, per gestire le liste dei senatori, e quando impose con arroganza il culto della sua persona. Trasformò di fatto il principato in una tirannide, perseguitando chi rifiutava il culto dell' imperatore, con l'accusa di ateismo. ciò però fu bloccato dalla resistenza dell'aristocrazia senatoria e Domiziano fu vittima di una congiura. Con la sua morte finì anche la dinastia dei Flavi. PRINCIPATO E LIBERTAS Con il principato venne modificata in profondità la società romana. Il Senato, che fino all' età augustea aveva mantenuto una posizione di prestigio economico e politico, perse il suo primato con l'ascesa di un'aristocrazia provinciale che si proponeva come nuova classe dirigente. Soprattutto dall' età flavia, l'impero non fu più guidato dall'oligarchia aristocratico ma si trasformò in un enorme apparato burocratico, in cui il potere del princeps si fondava sulla collaborazione di funzionari efficienti. La progressiva perdita della libertas politica determinò una profonda frattura tra intellettuali e potere politico. Gli intellettuali e letterati reagirono con atteggiamenti contradditori: da un lato una fiera opposizione ideologica al Principato, dall'altro con posizione di adulazione e pieno consenso. Quest'ultima scelta venne premiata con una piena integrazione sociale, mentre gli oppositori venne puniti con la censura e le persecuzioni. Conseguenza più evidente della frattura tra cultura e politica è il declino del fenomeno del mecenatismo (quando i poeti venivano protetti) e dall'assenza di una precisa politica culturale. Il controllo degli imperatori infatti fu molto attento solo quando dovevano censurare ogni voce di dissenso. questo portò ad un crescente disimpegno politico da parte degli intellettuali, tranne certe rilevanti eccezioni come Seneca. A partire dall' età dei Flavia, all'azione censoria si affiancò un più ampio intervento del princeps in ambito culturale, sia attraverso l'istituzione di spettacoli per il popolo, sia con la fondazione di biblioteche pubbliche. Significativa con Vespasiano fu la prima cattedra pubblica di retorica stipendiato dallo Stato, venne assegnata a Quintiliano. L' organizzazione scolastica continuò ad essere gestita da privati, ma fu un primo passo verso la più diretta gestione dell'istruzione da parte dello Stato. FILOSOFIA E RELIGIONE Il richiamo ai valori del Mos maioraum e della religiosità tradizionale lasció spazio a nuovi punti di riferimento, tra cui la filosofia stoica. Lo stoicismo forniva spunti significativi al dibattito sui rapporti tra individuo e potere presentandosi come guida etico-politica. I richiami alla libertas del saggio, intensa anche in senso politico e civile, e la teorizzazione del suicidio come estrema riaffermazione
della sua indipendenza offrirono spunti all'opposizione del principato. Per questo molti imperatori, tra cui anche il moderato Vespasiano, hanno perseguitato e condannato a morte intellettuali legati allo stoicismo. L' esigenza di individuare nuovi riferimenti etici venne colmata dai ceti più nobili non solo dalle dottrine filosofiche ma anche da forme di superstizione popolare. Particolare successo ebbe l'astrologia che suscitò l'interesse anche degli intellettuali e dei potenti. Sul piano religioso la politica imperiale mantenne una linea tendenzialmente conservatrice, ma negli strati più bassi della popolazione si diffusero i culti misterici di origine orientale, spesso connessi a rituali di morte e resurrezione. Su questo filone inizia anche la prima diffusione del cristianesimo. RESTAURAZIONE CLASSICISTA DEI FLAVI Dal punto di vista letterario l' età flavia è caratterizzata dal recupero di forme espressive più equilibrate e da un gusto più controllato,. Per questo si orienta verso la ripresa dei modelli classici. Questa tendenza si trova nella poesia epica, sia nell' ambito della retorica. Il classicismo non esaurisce tuttavia la varietà delle forme letterarie che vede il fiorire del realismo. Nel complesso però l' età flavia appare priva di grandi personalità artistiche. FEDRO Durante la prima età imperiale, l’ampliarsi del pubblico e il venir meno della libertas politica, portarono alla nascita di generi minori, i quali hanno come ruolo quello di ritrarre la realtà quotidiana, in una dimensione più umile e dimessa infatti, con l’opera di Fedro, nasce la forma della favolistica in versi, la quale esprime una visione alternativa a quella delle classi dirigenti e coincide con l'ottica degli emarginati, ovvero degli spettatori di una società dominata dalla legge del più forte. Le favole di Fedro testimoniano il parziale aprirsi della letteratura anche a ceti sociali modesti, di cui rispecchiano il pessimistico fatalismo. Fedro è nato intorno al 20 a.C, in Macedonia o in Traccia, durante il principato di Augusto. Affiancato da quest'ultimo, si dedicò forse all’insegnamento cominciando a scrivere favole negli anni del principato di Tiberio. Con i suoi versi però, urtò la suscettibilità di potenti personaggi, ad esempio Seiano, che si riconobbero come bersaglio nella sua critica morale, e si tratta di un’epoca dove non esisteva più la vera libertà di parola. Per tale motivo fu sottoposto a processo e condannato, non fu più riabilitato pienamente neppure dopo la morte di Seiano e cercò quindi l'appoggio di influenti liberti come Eutico, Particulone e Fileto, a cui dedicò gli ultimi tre libri delle fabulae. Morì intorno al 50, all’inizio dell’età neroniana. FABULAE Sotto il nome di Fedro, ci sono tramandate poco più di novanta Fabulae, suddivise in cinque libri, e tutte scritte in senari giambici. Sono sue anche le circa trenta favole che costituiscono l’Appendix Perottina, dal nome dall'umanista Niccolò Perotti, curatore della raccolta (nel Medioevo e nell’Umanesimo per favole, novelle, facezie e proverbi compare la figura del compilator). Di altre ci resta la parafrasi in prosa. Per stessa ammissione dell’autore, le favole sono modellate su quelle di Esopo, il celebre favolista greco. Le favole fedriane, di breve estensione, si presentano sotto forma dell'apologo, un racconto allegorico che cela un significato morale e intende suggerire al lettore una particolare visione della realtà sociale e comportamenti esemplari adeguati. La maggior parte delle favole hanno per protagonisti animali parlanti, incarnazione di tipi e vizi
Altrettanto ricorrente è poi l’invito ad accettare la realtà dei fatti, senza sperare in un suo sovvertimento dei ruoli sociali quindi accontentarsi di ciò che si è, è l'unica difesa possibile in un mondo senza possibilità di mutamento Nel prologo al libro II, Fedro sottolinea la sua originalità rispetto a Esopo, chiedendo al lettore il permesso di inserire racconti che si discostino dal modello. Il principio della Veritas viene in effetti perseguito sia attraverso il variare dei protagonisti, sia attraverso il mutare dei contesti e delle tematiche. Ampio spazio viene dato al dialogo tra i protagonisti, mentre quasi del tutto assente è il gusto descrittivo. Nella favola fedriana manca l'immediato realismo tipico di altri generi minori come la satira o il romanzo. Fedro delinea scenari generici e astratti, in cui sia le sfumature psicologiche sia linguaggio sono poco differenziati. Ciò che conta è l'immediata riconoscibilità dei tipi umani di volta in volta evocati. A partire dal libro III in corrispondenza all'inserimento di personaggi umani, c'è il progressivo ampliarsi dei racconti, che assumono talvolta le dimensioni di avere proprio novelle. Dal punto di vista linguistico, Fedro adotta una forma espressiva semplice e colloquiale. Lo scopo evidente dell'autore è una chiarezza espressiva che, suscitando il sorriso del lettore, lo raggiunga con un insegnamento morale semplice ma utile nella vita quotidiana. Le favole di Fedro vennero utilizzate già nel mondo antico in ambito scolastico, come brevi testi sui quali gli studenti imparavano a leggere a scrivere. Notevolissima fu la diffusione delle favole di matrice esopico-fedriana in età medievale, nei personaggi creati dalla fantasia di Walt Disney.
Lucio Anneo Seneca nasce a Cordŏba in Spagna, attorno al 4 a.C. Il padre, Seneca il Vecchio (o Retore), apparteneva a una ricca famiglia provinciale di rango equestre. Si trasferisce a Roma in giovanissima età ed è lì che svolge la sua formazione retorica e filosofica presso la scuola di Papirio Fabiano, retore e filosofo che lo avvia alla filosofia stoica. Nel 26 compì un viaggio in Egitto e, di ritorno a Roma, intraprese la carriera pubblica ricoprendo la questura nel 31. Per le sue doti oratorie e le sue posizioni politiche libertarie si attirò l'odio dell'imperatore Caligola, che avrebbe voluto condannarlo a morte. Nel 41 però non sfuggì alla relegazione in Corsica, cui venne condannato dall'imperatore Claudio per aver commesso adulterio con Giulia Livilla, sorella di Caligola. In Corsica, Seneca trascorse 8 anni finché nel 49 venne richiamato a Roma per volere di Agrippina, la nuova moglie di Claudio, che gli affidò l'educazione del figlio, il futuro imperatore, Nerone. Nel 54, alla morte di Claudio, Nerone salì al potere e Seneca ne guidò la condotta politica durante i primi anni del principato. La situazione mutò quando nel 59 Nerone fece uccidere la madre. Seneca restò comunque a fianco del Princeps, accettando pesanti compromessi: fu lui a redigere la lettera al senato con cui Nerone giustificava il matricidio. Nel 62 Seneca chiese e ottenne il permesso di ritirarsi a vita privata. Seneca negli ultimi anni della sua vita, potè dedicarsi interamente agli studi filosofici che da sempre coltivava con passione e alla stesura di nuove opere letterarie: tra cui, le EPISTOLAE MORALES AD LICILIUM. La prospettiva di una vita dedicata all' otium ebbe però breve durata: nel 65 viene infatti coinvolto nella congiura antineroniana organizzata da Calpurnio Pisone e ricevette dal princeps l'ordine di uccidersi. Seneca affrontò il suicidio con fermezza tagliandosi le vene e affrettando la morte assumendo del veleno e immergendosi in un bagno bollente. La moglie Paolina, volendo morire con lui, si tagliò anch'essa ma fu salvata all'ultimo. LE OPERE Seneca ha lasciato un gran numero di opere prevalentemente di carattere filosofico.Allo stesso tempo,però, fu anche autore di testi più letterari per esempio le nove tragedie cothurnate (ossia di argomento greco) le uniche in lingua latina giunte integre fino a noi. Al genere della satira menippea appartiene l’APOKOLOKYNTOSIS che tratta l’anomala apoteosi dell’imperatore Claudio. Sono numerose le opere perdute che attestano la varietà degli interessi di Seneca. I CARATTERI DELLA FILOSOFIA DI SENECA Le opere di Seneca costituiscono senza dubbio uno dei momenti più rilevanti della riflessione filosofica nel mondo latino, per la vastità delle tematiche affrontate e per la particolare sintonia con le esigenze spirituali della sua epoca. Come Lucrezio e Cicerone anche Seneca si concentra non su questioni astratte ma su problemi di natura etica, ricercando nella filosofia soprattutto una guida morale, necessaria in un periodo di crisi in cui si imponeva un ripensamento complessivo del ruolo pubblico dell’uomo di cultura. Il suo insegnamento era rivolto non a un pubblico specialistico ma alle elites dirigenti del suo tempo,proponendo la via di una saggezza concretamente percorribile, in grado di far fronte alla varietà dei casi della vita attraverso una sapientia pratica, valida non in verbis ma in rebus. La scoperta dell’interiorità Lo scopo principale di Seneca è quindi l’individuazione di una via di salvezza individuale che viene per la prima volta identificata con la riscoperta della propria interiorità, ovvero la conoscenza e la cura di sè. Alla dimensione pubblica e civile si affianca quindi la ricerca del perfezionamento individuale dell’io in chiave individuale, la ricerca di un’arte del vivere che riguarda innanzitutto il singolo. Seneca fa coincidere il raggiungimento della felicità con l’esercizio della virtù, perseguibile attraverso il controllo razionale delle passioni e l’esercizio dell’autosufficienza morale (autarkeia).
non ne è trascinato. La capacità di autocontrollo è il più evidente segno della superiorità del sapiens. LA DINASTIA DEI FLAVI: Vespasiano
Dall'età flavia, 69-96 d.c. l'impero non è + guidato da un'oligarchia aristocratica ma si trasforma in un apparato burocratico, in cui il potere del princeps si fondava sulla collaborazione di funzionari efficienti e sulla fedeltà dell’esercito. Tra opposizione e servilismo progressiva perdita della libertas politica determinò:
intervento del princeps in ambito culturale
evidente anche nella retorica dove Quintiliano promuove un ritorno alla concinnitas dì cicerone (attenzione alla forma, all’ordine e armonia) Non è presente solo il classicismo in questo periodo, c’è anche lo sviluppo del realismo dì Marziale e innovazioni dì Lucano In generale nell’età Flavia non ci sono grandi personalità artistiche che spiccano, produzione letteraria di buon livello ma di generi minori.