Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Il pensiero filosofico indiano: Samkhya e Nyaya, Appunti di Filosofia Indiana

riassunto del libro "filosofie classiche dell'India" di Pellissero (da pagina 1 a pag 85 e da pagina 175 a pagina 382)

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 19/02/2020

federica_mazza97
federica_mazza97 🇮🇹

4.5

(129)

40 documenti

1 / 15

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
Filosofie e religioni dell’india e dell’asia centrale
Esiste una filosofia indiana? → carattere eurocentrico del termine filosofia. Il pensiero filosofico
occidentale ha dato varie risposte ma tutte si sono congiunte nella certezza che la filosofia indiana
fosse incapace di raggiungere gli sviluppi della conoscenza che ha raggiunto l’Occidente.
Scopi del manuale:
- liberare il pensiero indiana da una nebbia mistica → fare chiarezza
- rendere il pensiero indiano presentabile anche ai non specialisti
2 termini che possono essere impiegati come traduzione di filosofia:
- darsana → visisione
- arthasastra → scienza che osserva e investiga
Il pensiero indiano si configura come consapevolmente non autosufficiente, non si propone mai una
conoscenza scientifica, quanto più la ricerca della felicità.
No separazione tra scienza e religione in India, ma solo in Occidente.
1. IL CORPUS VEDICO
Il Veda → summa della civiltà indiana, fonte di letteratura, grammatica, arte, filosofia, medicina…
- si compone di 4 raccolte, samhita, e si articola su 4 livelli. I livelli vanno dalle raccolte, samhita,
ai testi sacerdotali, brahamana, ai silvestri, aranyaka, per finire con i testi iniziatici, Upanisad →
(dai samhita alle upanisad)
- le samhita, “raccolte ” → dedicate agli inni di lode in onore delle divinità, alle formule sacrificali,
alle melodie cantate, e alle formule di incantamento. Nelle prime spiccano più di mille inni. Le
melodie cantate sono importanti invece perché contengono il primo esempio di uso musicale di testi
della tradizione indiana. Si tratta di testi cantati → sacerdote cantore
Le raccolte sacrificali vedono il sacerdote come sacrificatore. Le formule di incantamento hanno
occupato una posizione minore invece rispetto alle altre raccolte, come se rappresentasse una sorta
di appendice ad un corpus già compiuto → le 3 raccolte vanno sotto il nome di “triplice scienza”.
Solo in un secondo momento viene inserito nelle altre raccolte ma suscita comunque diffidenza.
- I brahamana, testi sacerdotali → testi esegetici in prosa, hanno obiettivo di completare le lacune
lasciate dalle raccolte. Non sono trattati dottrinali, e sono di difficile interpretazione. Non siamo in
grado di padroneggiare gli insegnamenti impliciti in questi insegnamenti.
Brahmana del Rgveda sono 2
Brahmana affilliati al samaveda sono i più numerosi
Brahmana dello yajurveda sono 2, e costituiscono la continuazione delle raccolte.
L’opera di esegesi iniziata nei brahmana continua nei testi silvestri che sono la loro prosecuzione.
Dal punto d vista stilistico e linguistico si tratta di un continuum tra testi sacerdotali, silvestri e
upanisad, e anche rispetto al contenuto. La caratteristica che li contraddistingue è solo una
rarefazione del discorso che tende a perdere punto di contatto con il rituale dapprima analizzato in
tutte le sue componenti nei brahmana, poi interpretato in chiave simbolica in quelli silvestri e infine
completamente interiorizzato nelle upanisad. I testi silvestri → condizione liminale. Anche questi si
distinguono in Rgveda, samaveda e yajurveda
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa
pfd
pfe
pff

Anteprima parziale del testo

Scarica Il pensiero filosofico indiano: Samkhya e Nyaya e più Appunti in PDF di Filosofia Indiana solo su Docsity!

Filosofie e religioni dell’india e dell’asia centrale Esiste una filosofia indiana? → carattere eurocentrico del termine filosofia. Il pensiero filosofico occidentale ha dato varie risposte ma tutte si sono congiunte nella certezza che la filosofia indiana fosse incapace di raggiungere gli sviluppi della conoscenza che ha raggiunto l’Occidente. Scopi del manuale:

  • liberare il pensiero indiana da una nebbia mistica → fare chiarezza
  • rendere il pensiero indiano presentabile anche ai non specialisti 2 termini che possono essere impiegati come traduzione di filosofia:
  • darsana → visisione
  • arthasastra → scienza che osserva e investiga Il pensiero indiano si configura come consapevolmente non autosufficiente, non si propone mai una conoscenza scientifica, quanto più la ricerca della felicità. No separazione tra scienza e religione in India, ma solo in Occidente. 1. IL CORPUS VEDICO Il Veda → summa della civiltà indiana, fonte di letteratura, grammatica, arte, filosofia, medicina…
  • si compone di 4 raccolte, samhita, e si articola su 4 livelli. I livelli vanno dalle raccolte, samhita, ai testi sacerdotali, brahamana, ai silvestri, aranyaka, per finire con i testi iniziatici , Upanisad → (dai samhita alle upanisad)
  • le samhita, “raccolte” → dedicate agli inni di lode in onore delle divinità, alle formule sacrificali, alle melodie cantate, e alle formule di incantamento. Nelle prime spiccano più di mille inni. Le melodie cantate sono importanti invece perché contengono il primo esempio di uso musicale di testi della tradizione indiana. Si tratta di testi cantati → sacerdote cantore Le raccolte sacrificali vedono il sacerdote come sacrificatore. Le formule di incantamento hanno occupato una posizione minore invece rispetto alle altre raccolte, come se rappresentasse una sorta di appendice ad un corpus già compiuto → le 3 raccolte vanno sotto il nome di “triplice scienza”. Solo in un secondo momento viene inserito nelle altre raccolte ma suscita comunque diffidenza.
  • I brahamana, testi sacerdotali → testi esegetici in prosa, hanno obiettivo di completare le lacune lasciate dalle raccolte. Non sono trattati dottrinali, e sono di difficile interpretazione. Non siamo in grado di padroneggiare gli insegnamenti impliciti in questi insegnamenti. Brahmana del Rgveda sono 2 Brahmana affilliati al samaveda sono i più numerosi Brahmana dello yajurveda sono 2, e costituiscono la continuazione delle raccolte. L’opera di esegesi iniziata nei brahmana continua nei testi silvestri che sono la loro prosecuzione. Dal punto d vista stilistico e linguistico si tratta di un continuum tra testi sacerdotali, silvestri e upanisad, e anche rispetto al contenuto. La caratteristica che li contraddistingue è solo una rarefazione del discorso che tende a perdere punto di contatto con il rituale dapprima analizzato in tutte le sue componenti nei brahmana, poi interpretato in chiave simbolica in quelli silvestri e infine completamente interiorizzato nelle upanisad. I testi silvestri → condizione liminale. Anche questi si distinguono in Rgveda, samaveda e yajurveda

Le Upanisad → termine difficile da tradurre → “segreto, venerazione...” → impossibile riassumere il contenuto di questi testi, che costituiscono un patrimonio culturale dell’umanità. La dottrina centrale delle upanisad insegna un’equivalenza difficile da individuare tra un principio macrocosmico il brahman (forza che sostenta il mondo) e uno microcosmico che costituisce l’essenza immortale dell’essere umano, l’ atman → brahman-atman è un principio divino, non conoscibile attraverso le categorie di spazio e tempo, ma attraverso pratiche meditative che libera l’essere umano dal ciclo delle rinascite. l’individuo liberato è colui che non vede più distinzione tra il brahman e il proprio atman. Si dà spazio ad una visione i interiore piuttosto che esteriore --< configura le upanisad come riflessione simbolica rispetto alle pratiche sacrificali esteriori. Il brahman.atman non può essere conosciuto attraverso il pensiero concettuale → è noto a chi non conosce, ignoto a chi conosce. Le Upanisad e Dio → sono contrarie a un politeismo ingenuo dal momento che gli dei (deva) si fondono armonicamente in un unico Dio. Questa posizione è stata interpretata come monoteismo imperfetto ed etichettata come enoteismo. Dio è trascendente e immanente, pervade il mondo ma non è pervaso. Nelle Upanisad è presente la preoccupazione di mantenere viva una critica nei confronti della religione che viene posta sotot verifica empirica → impostazione razionalistica forse dovuta all’influsso del buddhismo. La beatitudine suprema è la conoscenza del Sè presente in tutti gli esseri, che è conoscenza suprema. Ogni altra conoscenza risulta inferiore. Per conoscere il Sè bisogna appellarsi alla sfera extramondana, quindi le U. sostengono che il rito abbia obiettivi limitanti, circoscritti entro l’orizzonte del merito e del demerito. I piaceri mondani non sono condannabili ma possono costituire un mezzo utile per raggiunger il piacere supremo, la beatitudine. Il Sè (l’atman) è sempre soggetto di esperienza, ma non è mai riducibile ad un oggetto. Le Upanisad hanno necessità di rendere esplicite quelle connessioni che i brahmana intuivano ancora oscure tra atti rituali e forze naturali e ancora che, queste connessioni legano anche il brhaman e atman. Importanza del sacrificio nei 4 livelli dei Veda il sacrificio animale è alla base delle pratiche religiose vediche. Il sacrificio si propone di cuocere il mondo, ovvero da crudo a mangiabile e quindi padroneggiabile dall’uomo. Senza la continua pratica del sacrificio il mondo non si reggerebbe. Si possono provare ad accostare i 4 livelli di trasferimento del sacrificio a quelli dei Veda si può osservare un certo parallelismo. Vedanga → membra del Veda, aforismi → comprendono fonetica, metrica, grammatica, etimologia, astronomia… la parte del Vedanga dedicata al rituale di esprime nel Sutra , aforisma, che deve contenere un piccolo numero di sillabe, avere il succo della dottrina , non prevedere pause e digressioni e non avere difetti. I sutra costituiscono il punto di passaggio dall’ascolto della voce umana che insegna il Veda ai veggenti, alla smrti, memoria di quella verità ascoltata che si esprime in parole umane. Il messaggio è lo stesso nell’ascolto e nella memoria, cambia l’intensità. l’ascolto è diretto, la memoria è mediata. I sutra relativi all’attività rituale si suddividono in solenni e quotidiani. La letteratura del Rgveda (1 raccolta) è più completa rispetto a quella del Samaveda(2 raccolta), mentre quella dello yajurveda(3 raccolta) è più ramificata ma non completa. Capitolo secondo - epica e antiche storie - Itihasa - - > epica e spesso il termine è associato a purana - - > antica storia -is a

Il tempo - - > misura di base: periodo necessario per effettuare un battito di ciglia , mimesa. La scala di misurazione del tempo prevede intervalli intermedi prima di giungere alla misurazione macroscopica. Intervalli significativi: giorno e notte, la quindicina, mese lunare, l’anno. Il tempo umano è alla base del tempo divino. Gli yuga costituiscono la cerniera tra tempo umano e tempo divino. Si tratta di 4 età di durata decrescente in proporzione dei numeri 4, 3, 2,1 cui corrisponde un rispettivo deterioramento del Dharma. Il suo progressivo deteriorarsi viene visualizzato con l’immagine del toro del dharma che si regge su 4 zampe, poi 3, 2, e infine una sola a simboleggiare l’equilibrio precario del dharma dell’epoca in cui viviamo. LE SCUOLE CLASSICHE DEL BRAHMANESIMO (DARSANA) SAMKHYA Cosmologia → Il Samkhya che significa enumerazione (delle categorie del reale) analizza il rapporto tra un’entità maschile, il purusa che è cosciente e inattivo e una femminile la prakrti, incosciente e attivo, “natura” che a fasi alterne riassorbe il mondo e lo rende manìfesto a seconda che i suoi principi guna (luce, moto e stasi) siano in equilibrio o squilibrati. Riprendiamo la differenza tra prakrti epica e classica già vista. Nel primo ad ogni prakrti corrisponde un purusa, mentre quello classico riconosce una sola prakrti e tanti purusa. La dottrina → Cosmologia → il S. indaga le caratteristiche del reale , limitando ad un numero ragionevole i principi della realtà ( tattva) dai quali fa discendere la varietà del mondo. Tattva indica un tipo di categoria per indicare una serie di manifestazioni riconducibili ad un solo principio. Definizione con valore operativo e non ontologico. Non viene definito in termini di essere qualcosa quanto qualcosa che produce risultati. Il tattva è sempre presente nei suoi risultati, di cui è causa. Cotituisce il terreno ultimo delle sue manifestazioni di cui è componente principale. Il samkyha è una scuola dualista in quanto riconosce due principi che contrappone (purusa e prakrti), pluralista (perché riconosce la pluralità di principi coscienti individuali). Il purusa è indipendente dalla prakrti. La schiavitù consiste in una falsa attribuzione al purusa di un rapporto tra purusa e prakrti. La liberazione consiste nel riconoscere attraverso un processo mentale che questo rapporto tra i due principi è illusorio. In uno dei testi del Samkhya è fornita un’immagine che si sovrappone bene a questo concetto. Uno spettacolo in cui al termine di esso la danzatrice non è più in quel ruolo e si rivela per quello che è. Similmente, la prakrti, una volta che si è svelata nella sua vera essenza al purusa, non ha più interesse a mostrarsi e si ritrae. La prakrti è dunque l’oggetto mentre il purusa il soggetto. La prakrti nei periodi di dissoluzione cosmica rappresenta lo stato di perfetto equilibrio dei suoi 3 guna ai quali sono associati i colori bianco, rosso e nero. Dalla loro rottura nascono i tattva che danno origine all’universo manifesto. La prakrti e il purusa possono essere comprese meglio se si fa riferimento ad un’altra immagine: quello del cielo e dello zoppo che per salvarsi da alcuni predoni, decidono di unire le proprie forze. Il cieco prede sulle spalle lo zoppo. Il purusa (zoppo) vigile e inattivo si giova della prakrti (dinamica ma cieca) in un patto di reciproca collaborazione. In altre parole la prakrti ha bisogno del purusa per poter essere esperita, il purusa ha bisogno della prakrti per poter ottenere la molla della liberazione. Perche il mondo si manifesti è necessario che dalla prakrti sorgano tattva via via più specifici. 3 tattva predisposti alle funzioni mentali: intelletto, il senso dell’io e manas il senso interno che organizza le percezioni. Concludono la serie 20 tattva raggruppati iin 4 gruppi: facoltà di percezione sensoriale, facoltà conative, 5 elementi sotili (suono, tatto, forma, sapore, odore), 5 elementi grossolani (spazio, vento, fuoco, acqua, terra)

TEORIA DELLA CAUSALITA’

la dottrina della causalità nel S. prende il nome di dottrina dell’effetto esistente perché sostiene che l’effetto sia reale e preesistente nella causa. A questa dottrina si contrappone per esempio quella dei budhisti o quelle sostenute dal nyaya vaisesika (dottrina dell’effetto non esistente) che ritengono che l’effetto non sia contenuto della causa ma sia qualcosa di completamente nuovo. I tipi principali di cause sono: generica, specifica, materiale, non materiale, efficiente. Il S. sostiene che se l’effetto non fosse contenuto nella causa materiale nessuno sforzo sarebbe in grado di portarlo all’esistenza. Quando un effetto viene prodotto in una causa significa solo che si presentano le condizioni favorevoli perché questo avvenga, come quando si produce ‘olio schiacciando i semi oleosi. Nulla si può produrre che non sia implicitamente nella sua causa materiale. La veste si produce dai fili, il vaso di argilla dall’argilla, il latte cagliato solo a partire dal latte. Se l’effetto non preesistesse nella causa il vasaio potrebbe creare il vaso dal latte o dai fili e non solo dall’argilla. La teoria della causalità si presenta sotto 2 orientamenti: dottrina della trasformazione reale e dottrina della trasformazione illusoria. Secondo il primo, seguito dal Samkhya, il processo di causazione porta ad una trasformazione reale dalla causa all’effetto, mentre per il secondo questa trasformazione è solo illusoria come quando nell’oscurità si può scambiare una fune per un serpente (la fune è causa del serpente ma non si può dire che il serpente sia fatto di fune) PROVE DELL’ESISTENZA DELLA PRAKRTI E DEL PURUSA Il Samkhya ritiene che la Prakrti deba essere considerata la causa ultima del mondo, nel senso di una causa sottile non soggetta a percezione che vada al di là della fisica atomistica del nyaya vaisesika per giungere ad un principio causale unitario , una causa incausata, eterna capace di spiegare non solo i fenomeni del mondo fisico ma anche quelli del mondo psico-emotivo. La conoscenza di questo principio avviene per inferenza nei modi seguenti: -i tattva sono limitati e interdipendenti il che presuppone una simile causa

  • i tattva possiedono caratteristiche per le quali si possono provare delle sensazioni il che ricondice ad una causa ultime di queste esperienze percepite.
  • ogni effetto è ricondicibile ad una causa: il mondo è un effetto e deve presupporre una causa.
  • un effetto sorge da una causa e ritorna ad essa una volta distrutto. Un effetto va ricondotto ad una causa specifica, poi generica ed infine una causa ultima che blocca la serie impedendo un regresso all’infinito. Riflessioni analoghe vengono fatte per i guna, che non sono delle qualità della prakrti ma ciò di cui essa è fatta. Quando l’equilibrio dei guna è in equilibrio dinamico, il mondo non si manifesta, mentre quando l’equilibrio si spezza il mondo è manifesto. I guna sono dunque soggetti a mutamento. Quanto al purusa, consapevolezza indipendente dai suoi mutevoli contenuti, anch’esso è inferibile( si può dedurre e dimostrare una conseguenza logica):
  • tutti gli oggetti sono finalizzati alla fruizione di un soggetto cosciente che non può che essere il purusa
  • tutti gli oggetti devono essere soggetti a controllo di un principio cosciente per svolgere il loro scopo ( un carro non svolge il suo scopo se non è guidato da qualcuno che sappia l’itinerario)
  • gli oggetti suscitano sensazioni ma queste sensazioni devono avere un soggetto cosciente per essere esperite. La differenza delle sensazioni esperie e delle condizioni soggettive di esperienza dà conto della pluralità di purusa.

attenzione concentrata (perfetto raccoglimento. M.Eliade la identifica come estasi che costituisce il fine ultimo). Le prima 5 membra si definiscono “pratica esterna” le ultime 3 “pratica interna” La dottrina → il contenuto filosofico dello yogadarsana non è grande, perché riprende quello del Samkhya aggiungendovi solo la figura dello Isvara come una sorta di deus otius utile come modello per la pratica meditativa. È una scuola più pratica che teorica, si propone di insegnare un metodo psicofisico per arrestare la mente. Nonostante condivida quasi tutto con il S bisogna tenere conto di alcune differenze:

  • la mente è concepita dallo yoga come unitaria anziché tripartita come nel S. -introduzione della figura di Isvara. Psicologia ed epistemologia principio vitale individuale conosce il mondo attraverso le modificazioni della mente (conoscenza autentica, erronea, verbale, sonno, memoria) e tende erroneamente a considerarsi identico ad essa: lo yoga ha lo scopo di eliminare questa identificazione erronea → la mente errabonda è solo un prodotto della prakrti dunque non può essere equiparata al purusa. Lo yoga deve quindi arrestare le 5 modificazioni della mente. La conoscenza autentica riconosce le stesse del Samkhya, la conoscenza erronea comprende il dubbio e la conoscenza incerta, la conoscenza verbale è quando le parole non corrispondono agli eventi tipo” è figlio di una donna sterile” , il sonno è dovuto alla troppa presenza della mente e la memoria è la riproduzione di esperienza passata senza innovazioni. Etica → lo yoga è cessazione delle fluttuazioni della mente e tale cessazione procede attraverso 5 livelli della vita mentale , detti “terre mentali”: irrequieta, torbida, distratta, concentrata in un punto, cessata. Ogni stadio esclude gli altri. I primi 3 tipi non conducono allo yoga e vanno superati. La pratica dello yoga porta al conseguimento di alcuni poteri sovranormali (siddhi) che vengono però considerati altri ostacoli alla via dell’ascesi. Ruolo di Dio → Isvara è un essere supremo, eterno, onnipotente, onniscente. Dio si distingue dall’asceta perché per liberarsi non deve compiere un cammino e degli sforzi, ma è libero da sempre. VAISESIKA ( fisica) Il vaisesika si fonda sulla “particolarità” (visesa), una delle 7 categorie del reale: sostanza, qualità, attività, generalità, particolarità, inerenza, non esistenza).. è una scuola più antica del nyaya che ha come interesse la logica. Il V. si fonda su un sutra di un maestro chiamato Kanada, comprende 10 capitoli. Non sappiamo niente dei commenti di questi aforismi fino a che il Prasastapada non si afferma come il commento desinato a diventare la fonte da cui attingono tutti gli esegesi posteriori. La dottrina → il V. è una scuola più scientifica che filosofica, più analitica che sintetica. Si propone di fornire criteri per interpretare il reale. Interesse tassonomico, non interesse teologico quindi si propone con una prospettiva atea Teoria della conoscenza → i mezzi di conoscenza valida riconosciuti sono due: percezione ed inferenza. Memoria e conoscenza intuitiva sono tipi di conoscenza corretta ai quali non corrisponde un pranama autonomo. Le sostanze secondo il V. essendo formate di atomi sono percepibili al contrario degli atomi. Il nyaya e il V. rifiutano lateoria epistemologica del purvamimansa che considera il suono e il veda come fonte autorevole in senso assoluto. Il significato delle parole e delle frasi è il presupposto della conoscenza. Le forme di errore conoscitivo sono 4: dubbio, cognizione erronea, cognizione indeterminata, sogno.

Le categorie → si propongono di fornire un’analisi epistemologica degli oggetti di conoscenza, mentre quelle del nyaya hanno più valore strumentale che descrittivo. La categoria della non esistenza fu aggiunta più tardi e segna il passaggio da una prospettiva ancora parzialmente ontologica ad una epistemologica. Le prime 3 sostanze hanno esistenza oggettiva, mentre le altre 3 sono di tipo logico. La sostanza → sono autoesistenti ed eterne, indipendenti al contrario del buddhismo che vedeva le sostanze legate alle qualità, come un tutto inscindibile dalle sue parti. La sostanza secondo il V. è il sostrato delle qualità che ineriscono sono nelle sostanze, chiamata inerenza antecedente in quanto le qualità non esistono prima di essere inerenti in una sostanza. Questa caratteristica evita il regresso all’infinito → si possono predicare qualità di una sostanza ma non qualità di una qualità. Le sostanze possono essere eterne o non eterne: le sostanza composte sono dipendenti e transitorie, quelle semplici sono indipendenti ed eterne non soggette a distruzione a causazione. Le 9 sostanze sono: terra acqua fuoco aria spazio etereo, tempo e spazio direzionale, sé (atman) e mente. Le prime 4 e le ultime 2 sono costituite di parti e, a parte il sé, sono dotate di estensione e velocità e intrattengono rapporti con l’ambiente circostante. Spazio etereo, tempo e spazio direzionale non sono percepibili. Le sostanze si dividono in corporee ed elementali (causa materiale del mondo). Le prime 4 sostanze sono sia corporee che elementali. Il sé conosce gli oggetti solo perché legati ad un corpo. c’è distinzione tra il sé individuale (jiva) e il Sè Supremo ( Isvara). L’etica → distinzione tra attività volontarie(si propongono la soddisfazione di un valore umano) e involontarie (dovute alla vita organica). Il piacere genera attaccamento verso gli oggetti che lo producono, il dolore, l’avversione. La pace eterna è raggiungibile solo con la liberazione che si ottiene solo da una lucida analisi intellettuale. La liberazione non è uno stato di piacere né di dolore, sono cessate le condizioni di produzione di entrambi ma è lo stato in cui il sé sperimenta la sua forma autentica. Si avvicina piuttosto alla condizione incosciente di una pietra. Logica → Il Nyaya Testo fondante della scuola: Nyayasutra che individua un sistema filosofico che si occupa del dibattito filosofico regolato da norme codificate. I pramana riconosciuti sono 4: percezione diretta, inferenza, analogia e testimonianza autorevole. La liberazione finale è concepita come assenza di disagio, non diversa dalla concezione buddhista. C’è da fare una distinzione importante tra nyaya antico di cui abbiamo descritto qualche caratteristica qui sopra, e neo -nyaya (scuola bengalese)ovvero la sintesi tra nyaya e vaisesika. Qui l’interessa si concentra sull’inferenza e la testimonianza autorevole. La dottrina → il nyaya considera l’esistenza degli oggetti indipendente dalla conoscenza di essi. La logica come principale campo di interesse. La conoscenza implica 4 fattori → conoscitore, conoscibile, atto conoscitivo, mezzo di conoscenza(pramana). La logica non crea la verità a si limita ad investigarla. Il nyaya si configura come trattatistica della realtà, un tentativo di investigare la realtà tramite strumenti gnoseologici più che cosmologici, adottando la fisica atomistica ripresa dal vaisesika come criterio di interpretazione del mondo fisico. La conoscenza rivela la natura delle cose mentre la non conoscenza ovvero l’errore è la conoscenza di una cosa come non è come quando si scambia la madreperla per argento. La relazione tra oggetto e conoscenza dell’oggetto si chiama “legame della forma propria” → la conoscenza dell’oggetto non è l’oggetto in sé, (se la conoscenza del fuoco fosse uguale al fuoco, la conoscenza brucerebbe la mente), ma è la forma propria dell’oggetto. La validità di tale conoscenza non si fonda però su se stessa ma dipende da altro, da qualcosa di indipendente dalla conoscenza stessa. Il criterio di validità consiste della verifica di efficacia, nel confronto con i fatti. Se l’azione ha un risultato positivo la conoscenza era valida, viceversa non era valida. Ex se vado al mercato e provo a comprare qualcosa con ciò che io credo sia argento, ma non riesco a comprare niente. Acquisto negato quindi non era argento,

La percezione è una conoscenza valida, definita, autentica, e non soggetta ad errore che si produce quando una facoltà sensoriale entra in contatto con il proprio oggetto. La percezione è una conoscenza immediata ( senza bisogno di una conoscenza precedente o di un ragionamento). Si distingue tra ordinaria ( quando ha luogo il contatto tra oggetto e senso) e straordinaria ( quando non avviene questo contatto e si divide in comune (quella che coglie la generalità, per esempio riconosco un uomo come tale perché colgo l’umanità), conoscitiva (colgo la caratteristiche specifica di quell’oggetto), ascetica (conoscenza intuitiva di tutti gli oggetti durante la pratica ascetica)). La percezione può inoltre essere esterna (dovuta ai sensi esterni) ed interna( dovuta ai sensi interni). La percezione ordinaria si distingue poi ancora in determinata(si giudizio e quindi definizione “ questa è un’arancia) e indeterminata (conoscenza di un qualcosa senza che vi sia un giudizio quindi una definizione). La percezione extramondana è sempre determinata perché definita ed esplicita. La conoscenza determinata porta ad una conoscenza della classe a cui appartiene l’oggetto percepito. Non si dà percezione determinata senza percezione indeterminata. L’inferenza → conoscenza che sussegue la percezione ( solo chi ha osservato prima la relazione tra fuoco e fumo è in grado di inferire la relazione la presenza del fuoco non percepito a partire dal fumo percepito direttamente). Essa si distingue per sé (la più semplice con 3 proposizioni → termine base, la collina.. termine da dimostrare, il fuoco.. termine medio che permette la dimostrazione, il fumo) e per gli altri (più complessa formata da 5 termini che serve per convincere l’interlocutore) → vedi quad per 5 termini l’inferenza si basa sul concetto di pervasione ovvero quando un evento pervade un altro → il fumo è pervaso dal fuoco perché è inevitabilmente accompagnato da quest’ultimo. Tutti gli oggetti dotati d fuoco sono dotati di fumo ma non tutti quelli dotati di fumo sono anche dotati di fuoco. Questo tipo di pervasione si chiama iniqua perché non è un rapporto vicendevole, mentre termine con uguale estensione si dice pervasione equa. L’inferenza nel primo caso è unidirezionale come fumo e fuoco mentre quella equa si verifica tra due termini di pare estensione come nominabile e conoscibile → tutto quello che è nominabile è conoscibile e tutto quello che è conoscibile è nominabile. Vi sono casi in cui la coesistenza dei due termini (pervasore e pervaso) dipende da un terzo fattore (condizione avventizia, contingente e non necessaria→ che nel nostro caso è il combustibile umido che permette al fuoco di spigionare fumo). La posizione dello scettico-→ materialista che riconosce come unico mezzo di conoscenza la percezione pensa che l’osservazione ripetuta del fenomeno non porti a certezza ma solo a probabilità. Per dissipare i dubbi → ragionamento ipotetico per assurdo per provare che ovunque c’è fumo, c’è fuoco. Un altro modo per accertare una pervasione è la percezione delle caratteristiche comuni → tutti i corvi sono neri è valida in base all’osservazione delle caratteristiche comuni. l’inferenza senza dimostrazione empirica rimane un’ipotesi!! Inferenza basata su rapporti causali:

  • primo tipo → probabilistica → quando inferisco un oggetto non percepito da una cosa percepita → da un cielo nuvoloso inferisco la pioggia -secondo tipo → inferisco un oggetto percepito da una causa non percepita → i fiumi sono grossi e deduco che è piovuto Inferenza basata su rapporti non causali: prescinde dai rapporti causali → quando vedo la luna in cielo e deduco che si muova anche se non vedo il suo moto Terzo pranama → paragone → relazione tra un nome e le cose nominate. Esempio dell’uomo che non sa cos’è un bovino selvatico e il contadino gli dice che è simile ad una vacca → riconosce un oggetto sulla base di una descrizione precedente.

Testimonianza verbale autorevole → comprensione del significato di un’affermazione verbale che deriva da una fonte riconosciuta autorevole. La sola percezione delle parole che compongono una frase non basta, è necessario che ci sia comprensione di queste parole → la TVA mette in gioco la semantica → la correlazione tra segno e significato quindi tra parola e il suo significato è dettata da Dio. Perchè la frase sia significativa deve soddisfare 4 condizioni → aspettativa, appropriatezza, prossimità, intenzione comunicativa (vedi quad) Il nyaya come già accennato, accetta la cosmologia del vaisesika La Soteriologia → il realismo del nyaya non si verifica solo in campo logico ma anche soteriologico. La liberazione è uno stato di assoluta negazione del dolore e della sofferenza in cui il sé è sciolto da ogni legame con i sensi. Viene paragonata ad uno stato di sonno profondo senza sogni → quasi un’atarassia, assenza totale di qualsiasi sentire. Si noti come la liberazione viene concepita i termini di assoluta inconsapevolezza, da parte di una scuola che attribuisce la massima importanza alla gnoseologia. Assenza totale di contenuti. Esegesi → purvamimansa è una scuola realista molto simile al nyaya si divide in “prima esegesi” purvamamimansa, e “seconda esegesi”. La prima si concentra sulla componente del Veda dedicata all’azione rituale, in opposizione ai passi di contenuto speculativo di principale interessa della seconda esegesi uttaramimansa meglio nota come vedanta. La dottrina della prima esegesi mira ad eliminare le contraddizioni dei rituali vedici e sostiene che per stabilire l’efficacia di un rituale bisogni sopravvivere ad esso. Atteggiamento pragmatico forte → accetta ogni argomentazione filosofica fino a quando non entra in conflitto con l’importanza del Dharma. Teoria della conoscenza e dell’errore Sono riconosciuti come Pramana l’inferenza, la percezione e la testimonianza verbale autorevole nella scuola vecchia, altri membri più avanti, nella scuola nuova ne aggiungono altri come paagone e presunzione e infine viene aggiunta anche la non percezione. Sono respinti invece tradizione/memoria perché non hanno carattere presentativo ovvero non presentano una novità. La conoscenza è mediata ed immediata, e per essere valida deve fornire informazioni nuove con mezzi non contraddetti da altre conoscenze. La conoscenza immediata si verifica solo quando c’è un contatto tra oggetto e senso che lo percepisce, in questo senso si parla di conoscenza sensoriale, altrimenti a contatto con la mente. In un primo momento il soggetto percepisce l’oggetto senza però sapere che cosa sia, in un secondo momento c’è l’interpretazione dell’oggetto da parte del soggetto → l’oggetto non viene più solo appreso ma propriamente compreso generando una percezione determinata quindi con giudizio , inquadro quindi l’oggetto in una classe, un nome, una qualità→ “questo è un uomo”. Sono caratteristiche intrinseche dell’oggetto che io estrapolo. Il Sè è fruitore delle esperienze mentre il corpo è la sede dove queste esperienze avvengono (provo dolore nella pelle) L’inferenza è simile al nyaya e si distingue per quella vista tramite la percezione ( attraverso il fenomeno della pervasione) e vista tramite la comunanza ( in cui la relazione è percepita attraverso la mente e non attraverso ai sensi). Tale relazione deve essere vera, come quella percepita nei rapporti di causa/effetto. L’oggetto dell’inferenza è di 2 tipi: carattere specifico percepito(inferenza del fuoco dal fumo), carattere specifico non percepito(inferenza della capacità del fuoco di bruciare). Per i prabhakara l’inferenza si riferisce ad una conoscenza precedente, mentre per i bhatta ha carattere euristico perché fornisce una conoscenza nuova.

l’oggetto contemporaneamente. Essa è luce a se stessa. La conoscenza è autovalidante, al contrario del nyaya che sosteneva che la consoscenza è validata da altro. Etica e teologia →no fede nell’esistenza di un Dio supremo che fornisce le prescrizioni del Veda che sono operative ed efficaci e non tanto verità eterne dettate da Dio. I Vveda stabiliscono ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, all’uomo resta la libertà di scelta etica. La vita virtuosa rimane quella descritta nei Veda. Posizione agnostica quasi ateistica. I fini ultime dell’uomo sono ricercare il piacere e sfuggire al dolore. Ogni azione è orientata al raggiungimento del piacere → l’uomo ha un dovere! l’esecuzione dei riti obbligatori consente di svuotare pian piano il karma dai demeriti-→ in queso modo sarà possibile prepararsi alla liberazione. La liberazione si configura in un sé libero da piacere e dolore, merito e demerito. Per i bhatta invece la liberazione coinciderebbe con uno stato di gioia. Mistica, uttaramimansa Seconda esegesi meglio nota come vedanta, composto da 3 testi fondanti: le Upanisad, Bhagavadgita e il Brahmasutra Il maestro è Guadapada ma in realtà è precursore, perché il vero fondatore del non dualismo assoluto è Sankara al quale sono ricondotti i commenti delle upanisad. I seguaci della prima sottoscuola, per spiegare la nescienza primordiale sul brahman sostengono il modello del riflesso gli altri quello della delimitazione. Un orientamento particolare è rappresentato dal solipsismo, sposato da Prakasananda. La dottrina → vedanta significa fine del Veda sia nel senso che le upanisad costituiscono la parte finale del corpus vedico sia nel senso che vengono studiate per ultime e poi perché costituiscono il culmine della speculazione vedica. Il vedanta si differenzia in una molteplicità di scuole ognuna delle quali verte sul tema della relazione tra principio cosciente individuale e brahman. Nel caso in cui i due principi siano distinti la posizione sarà duale, se non si può riscontrare la dualità invece sarà nonduale, come in Sankara. Sankara sostiene che la relazione tra prakrti e purusa non può essere all’origine della cosmologia e che il mondo deve essere ricondotto al brahman perché il mondo non può avere la causa in un principio inconsapevole. Per questo motivo si nega la cosmologia del Samkhya, del Vaisesika (atomi) e la concezione buddista del mondo come un aggregato continuamente mutevole di elementi. Guadapada sostiene che tutti gli oggetti sono irreali, sia quelli del sogno sia quelli percepiti, perché solo il soggetto che percepisce è reale. Ciò lo conduce alla dottrina della non-nascita , che afferma il trionfo dell’essere ma non del divenire. La causalità è impossibile e quindi la realtà oggettiva si rivela mera apparenza. Nulla nasce e nulla viene distrutto, solo l’essere permane. Il solo soggetto e l’atman. Non c’è distinzione tra vera e falsa percezione, la prima percezione della corda è altrettanto falsa come quando viene poi scambiata per un serpente. l’unica cosa che esiste è l’atman che non nasce, è invisibile ed è privo di parti e distinzioni. l’atman è il sostrato del mondo empiric. Si introduce maya (illusione cosmica, rappresentazione scenica e teatrale del mondo messa in atto da Dio illusionista e prestigiatore). Che posizione prende Gaudapada nei confronti del buddhismo? Opera un totale distacco anche se alcuni studiosi hanno sospettato un suo legame con il pensiero buddhista. Si parla di adesione mascherata (criptobuddhismo), perché il quarto prakarana (alasanti → estinzione della fiamma) è influenzato dal lessico buddhista. Cerchio di fuoco non reale, ma solo un effetto ottico della torcia che gira velocemente. Isvara → Dio con attributi che però non contaminano il suo essere assoluto → rimane comunque un assoluto senza qualificazioni. Il fatto che Dio si vesta di attributi è perché solo in questo modo può

diventare accessibile agli uomini non ancora progrediti nella loro analisi intellettuale. Attributi di Dio (satcitananda → essere, coscienza, beatitudine). Gli uomini ingenui credono che gli oggetti del mondo siano reali mentre invece non esistono, fanno la loro apparizione e spariscono secondo il volere dell’attore. Il Sè, schiavitù e liberazione: il sé individuale ha le 3 caratteristiche del brahman ovvero essere, coscienza e beatitudine. Il corpo è solo una manifestazione di maya. Il soggetto quindi l’atman non può mai essere reificato, cioè non può mai diventare oggetto di sé stesso. l’atman si manifesta come jiva (principio cosciente individuale) e per spiegare questo entrano in gioco 2 modelli interpretativi → dottrina del riflesso e dottrina della delimitazione. Per la prima il jiva può essere concepito come riflesso della consapevolezza infinita come l’apparente molteplicità di dischi lunari che vengono proiettati sull’acqua dall’unica luna. La seconda invece considera lo spazio che è sempre uno ma apparentemente diviso in contenitori limitati e limitanti. La liberazione significa spezzare le barriere illusorie che delimitano gli spazi circoscritti. Quindi secondo questa concezione la schiavitù consiste nell’erronea identificazione del sé con le limitazioni dell’organismo psicofisico. La liberazione ultima sta nell’identificare il brahman con l’atman. La schiavitù è l’ignoranza della libertà. Si tratta di una condizione positiva, piena di beatitudine. Non è assenza di contenuto totale. Il liberato in vita costituisce un modello di perfezione etica per la società. l’unicita di brahman - atman è lo scopo ultimo dell’esistenza, fondamento dell’etica. La prospettiva soteriologica non propone di modificare il mondo (no mutamento ontologico) ma di coglierlo per quello che è(cambiamento del punto di vista). Con la liberazione anche il processo di trasmigrazione delle anime cessa. La posizione sankariana nei confronti del linguaggio è ambigua: esso lega e libera, intensifica l’illusione ma squarcia anche il velo di tale illusione. Pur essendo parte dell’illusione ha effetti reali. l’ambiguità viene risolta dicendo che il brahman è il linguaggio → l’intero universo si fonda sul brahman che è consapevolezza e quest’ultima si fonda a sua volta sulla parola per cui ne risulta che l’intero universo non è che una manifestazione del linguaggio. Sankara si schiera con la purvamimansa secondo la quale i significati sono eternamente inerenti nelle parole , contro il nyaya vaisesika per cui la relazione tra parola e significato è frutto di una convenzione sancita da Dio. Leggere a pag 358 riassunto dei punti cardine della scuola di sankara. La pura coscienza viene sperimentata nel sonno profondo. Tutto quanto detto fino ad ora riguarda la scuola di sankara … adesso analizziamo le scuole di altri esponenti Ramanuja → per lui la manifestazione del mondo da parte di Dio è reale e non illusoria → Dio manifesta il mondo come qualcosa di reale, è indipendente mentre invece il mondo da lui dipende. Ogni conoscenza è vera dal momento che non esistono oggetti illusori per cui ogni conoscenza è vera. Se ogni conoscenza è reale , come spiegare l’errore conoscitivo? Anche se ogni conoscenza concerne il reale non significa che lo concerni nella sua interezza. La conoscenza è generalmente imperfetta e parziale. Sia la conoscenza autentica sia quella erronea sono incomplete con la differenza che la prima è utile a cogliere lo scopo ultimo mentre la seconda no. Il criterio di verità è dunque l’utilità!!! il miraggio di uno specchio d’acqua è falso ma non in quanto non esista l’elemento acqua ma perché l’acqua non è in grado di dissetarci. Il vero è anche ciò che è utile in pratica.

  • La dottrina della causalità è quella secondo cui l’effetto presuppone una causa preesistente.
  • La conoscenza è si luce a sé stessa ma si contesta il fatto che non sia inferibile, cioè non è mai un oggetto. Non lo è quando illumina altre cose ma può diventarlo.