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Biografia e poetica di Gadda (adesione al realismo, La cognizione del dolore)
Tipologia: Appunti
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Silvia Bruno – Scienze della Comunicazione (L-20) BIOGRAFIA Carlo Gadda nasce a Milano; il un padre è un commerciante e la madre un’insegnante di francese. Partecipa da volontario alla Prima Guerra Mondiale, nel corso della quale passa un anno in un campo di concentramento e perde il fratello minore Enrico (trauma). Le spese sostenute per l’edificazione di una villa in Brianza, voluta dal padre, costeranno molti sacrifici allo stesso Gadda. Si laurea in ingegneria ma si iscrive poi in Filosofia, non laureandosi; svolge il doppio lavoro di ingegnere e scrittore/giornalista. L’autore ha una buona cultura liceale, conosce Leopardi, Manzoni, Carducci e d’Annunzio (Verga meno). In questi anni pubblica una riflessione dal titolo Resumazione manzoniana (192 4 ), dalla quale si può evincere l’apprezzamento di tale grande autore. Gadda sostiene che nel suo romanzo Manzoni disegna un oggetto segreto, difficile da svelare, una società mossa dal caso (e non dalla provvidenza) in cui prevalgono i bisogni individuali su quelli della società, determinando una distruzione di quest’ultima. Egli aderisce al fascismo perché ne percepisce un posto in cui poter sfogare i rancori e poiché la famiglia (fortemente nazionalista) lo induce a difendere la nazione a qualsiasi costo, ma lo rinnega a partire dal 1944 (lo contesta in un volume interpretato da Gadda e contestato da Berlusconi, in cui tratta i temi della società di massa). Raggiunge notorietà come scrittore solo dopo la pubblicazione in volume del romanzo Quer pasticciaccio brutto de via Merulana (1957). Muore a Roma nel 1973. ADESIONE AL REALISMO Gadda individua in Manzoni un maestro di metodo e analisi , ne acquisisce uno schema che cerca di applicare nelle sue opere e che prevede:
La prima parte de La cognizione del dolore (tra i romanzi più belli del ‘900, in grado di restituire la rabbia provata dall’autore nonostante gli espedienti comici) appare a puntate su «Letteratura» nel 1938, ma il romanzo è pubblicato nel 1963 da Einaudi. Gadda inizia a comporlo nel 1936 , anno in cui muore la madre. Sembra avere quindi un effetto terapeutico , a seguito della necessità di elaborare il rapporto con la madre (e con il fratello). I manuali sostengono una visione fascista del romanzo, poiché egli stesso lo afferma (figlio non vuole che la mamma si abboni ad un Istituto, che alluderebbe a quelli fascisti) – in realtà non è vero. Il romanzo funge da terapia e condanna nei confronti della società di massa. Il motivo della casa , oggetto d’odio per Gadda dati i sacrifici attuati per mantenere la villa del padre, è al centro di ogni azione ed è citata come « consustanzazione narcissica », cioè proiezione del narcisismo dei genitori (che toglie attenzioni al figlio). Tra i temi principali vi è quello proprio della Bucoliche di Virgilio, cui non risere parentes : Gonzalo, il protagonista, è un bambino a cui i genitori non sorrisero , non ha mai conosciuto affetto e cure genitoriali; al tempo stesso è lui a non aver suscitato il sorriso dei genitori non seguendo le loro direzioni (è inadatto come i personaggi di Tozzi). Gonzalo è affetto dal male oscuro : pulsione di morte e strazio profondo ma anche oltraggio provocato dalla malvagità degli altri (l’infanzia è un momento centrale per lo sviluppo). Il giovane è un inetto, tutti nel paese sparlano di lui e ciò determina la sua persona. Solo il dottore del paese comprende che lui ha bisogno di essere ascoltato. Gadda condanna nella stesura i pronomi personali, in particolare l’ Io poiché ispira all’individualità. I pronomi personali, infatti, inducono a vedere l’uno, i limiti e le barriere spezzando relazioni e pluralità (crea distanza). Dietro la condanna dell’Io si nasconde quella della madre, genitore che sorride agli altri ma non comunica con il figlio. Tutto il romanzo ruota attorno a Gonzalo. Il romanzo è polifonico in quanto la prima parte è espressione di ciò che la gente dice di lui e mira alla rappresentazione della complessità del reale. Le contraddizioni lo portano all’apatia: da una parte è solitario ed egoista, dall’altro è avido di soccorso. La vita diviene attesa della morte.