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Manuale di G. Ferroni per il corso di "Letteratura contemporanea" in Unito
Tipologia: Dispense
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La borghesia europea Il capitalismo imperialista In Italia Lo Stato unitario Verso la «modernità» Il mercato mondiale
4 EPOCA 9 LA NUOVA ITALIA 1861 - 1910
Proprio la collaborazione tra industria e ricerca scientifica consente di definire e diffonde- re su vasta scala nuove tecnologie, che contribuiranno a modificare radicalmente sia la produ- zione sia la vita quotidiana: in primo piano sono le scoperte nel campo della chimica (fonda- mentali tra l’altro la lavorazione della gomma e quella del petrolio) e in quello dell’elettricità, che portano alla costruzione di nuovi materiali e all’impiego di un nuovo tipo di energia (sullo scorcio della fine del secolo comincia a diffondersi, specie nelle grandi città, l’illuminazione Trionfo del positivismo Progresso scientifico e trasformazioni sociali DATI tav. 169 Mezzo di trasporto in ogni senso singolare, che associa caratteri meccanici e industriali al solo im- piego dell’energia del corpo umano e permette un libero movimento individuale, un rapporto diret- to con la natura. La bicicletta (inventata alla fine del Settecento, ma perfezionata e diffusasi su larga scala solo verso la fine dell’Ottocento) ha suscitato la curiosità e l’attenzione di vari scrittori, che ne hanno variamente parlato nelle loro opere (d’altra parte, specialmente tra gli anni Trenta e Sessanta di questo secolo, il ciclismo sportivo è stato una presenza cospicua nella vita sociale italiana). Si dà qui un elenco in ordine cronologico di alcuni testi italiani dedicati a questo mezzo di tra- sporto o a viaggi ciclistici. ALFREDO ORIANI Bicicletta , 1902 : la parte intitolata Sul pedale è la cronaca di un viaggio in bicicletta compiuto nell’estate 1897 (cfr. 9. 8. 3 ). GIOVANNI PASCOLI La bicicletta , in Canti di Castelvecchio , 1903 (cfr. 9. 7. 6 ). ALFREDO PANZINI La lanterna di Diogene , 1907 : su un viaggio da Milano alla riviera romagnola GUIDO GOZZANO Le due strade , in La via del rifugio , 1907. GIORGIO CAPRONI Le biciclette , 1946 - 1947 , in Il passaggio d’Enea (cfr. 11. 4. 13 ). VASCO PRATOLINI Cronache dal Giro d’Italia , articoli sul Giro ciclistico del 1947 , raccolti in volume nel 1992. DINO BUZZATI Buzzati al Giro d’Italia , articoli sul Giro ciclistico del 1949 , raccolti in volume nel 1981 (cfr. 10. 6. 14 ). ANNA MARIA ORTESE articoli sul Giro d’Italia del 1955. TOTI SCIALOJA La grande boucle , in Versi del senso perso , 1989 ( 1914 - 1998 ). FRANCO CORDELLI L’Italia di mattina , 1990 : sul Giro d’Italia del 1989 (cfr. 12. 4. 8 ). BICICLETTA E LETTERATURA
**6 EPOCA 9 LA NUOVA ITALIA 1861 - 1910
Il paese reale Unificazione amministrativa e centralizza- zione dei mercati La questione meridionale La coscienza della borghesia italiana DATI tav. 170 La questione meridionale ha costituito uno dei nodi essenziali della vita sociale, economica, politi- ca e culturale italiana dopo l’unità: la creazione dello Stato unitario mostrò infatti quanto diverse fos- sero le condizioni tra il Nord e il Sud del paese e quanto pesasse nel Sud la secolare sopravvivenza di antiche strutture economiche, di forme di oppressione e di arretratezza. Il modo in cui le strutture dello Stato vennero impiantate al Sud, la durezza con cui fu represso il fenomeno del brigantaggio, il mantenimento e l’adattamento di antichi privilegi alla nuova situazione, il sorgere di nuove clientele e di nuove forme di oppressione, parvero addirittura aggravare il divario tra un Settentrione tenden- te a uno sviluppo industriale di tipo europeo e un Meridione immerso ancora in una società agricola immobile. Lo stesso sviluppo del Nord verso il moderno capitalismo aggravò la condizione delle mas- se meridionali, generando contraccolpi di estrema gravità, che trovarono uno sfogo parziale nell’emi- grazione transoceanica. Il confronto tra le arretrate condizioni della società meridionale e l’aspirazione a una moderna ci- viltà borghese di tipo europeo creò in molti intellettuali meridionali un senso di sradicamento, che si espresse in grandi esperienze letterarie (cfr. 9. 4 ). Numerosi furono coloro che elaborarono proposte politiche, suggerendo ipotesi di riforme che rimediassero ai mali della società meridionale e creasse- ro un nuovo equilibrio tra Nord e Sud. Nella vasta letteratura «meridionalistica», ricordiamo le Let- tere meridionali pubblicate nel 1875 da Pasquale Villari (cfr. 9. 1. 5 ) e l’ Inchiesta in Sicilia , apparsa nel 1877 , di due liberali conservatori di grande intelligenza come LEOPOLDO FRANCHETTI ( 1847 - 1917 ) e SIDNEY SONNINO ( 1847 - 1922 ), direttori della «Rassegna settimanale»; l’attività di PASQUALE TURIELLO ( 1836 - 1902 ), di GIUSTINO FORTUNATO ( 1848 - 1932 ) e di Gaetano Salvemini (cfr. 10. 2. 6 ). Un intervento decisivo nella questione meridionale si ebbe con Gramsci e con l’ipotesi di una nuo- va alleanza storica tra la classe operaia del Nord e quella contadina del Sud. Questa ipotesi dominerà la politica della sinistra dopo la seconda guerra mondiale, mentre una varia letteratura, specialmente negli anni del neorealismo, richiamerà di nuovo l’attenzione sulla concreta vita sociale del Sud (in questo senso il documento piú intenso e sconvolgente sarà fornito dal settentrionale Carlo Levi). LA QUESTIONE MERIDIONALE
9. 1 L’ITALIA BORGHESE E LIBERALE NELLA SOCIETÀ E NELLA CULTURA EUROPEA 7
Una posizione come quella di De Sanctis (cfr. 8. 8 ) rappresenta l’esito piú avanzato di que- sto liberalismo dominante sulla scena politica postunitaria, ancora vivamente legato all’eredità risorgimentale; ma altri personaggi di orientamento liberale, intellettualmente vicini a De Sanc- tis, rinunciarono molto presto a ogni ipotesi di rinnovamento radicale e si collocarono su po- sizioni di realismo politico, tendenti a giustificare, sulla base della filosofia hegeliana, la fun- zione equilibratrice della monarchia. L’eredità teorica della tradizione liberale venne raccolta e sintetizzata nell’opera di Bene- detto Croce, che già all’inizio del Novecento poneva le basi per una sua vera e propria egemo- nia su tutta la cultura italiana (cfr. 9. 8. 2 e soprattutto 10. 2. 5 ). Il ceto impiegatizio Paura del socialismo Il liberalismo postunitario Tra riformismo e moderatismo MODERNISMO PAROLE tav. 171 Movimento religioso che prende avvio nella fase finale del secolo XIX e che assume grande rilievo in Francia e in Italia, con il proposito di confrontare il cattolicesimo con le piú essenziali acquisizioni della cultura e della civiltà moderna. Esso si svolge in un primo momento nel campo dell’esegesi bi- blica e degli studi teologici, cercando di farvi valere un nuovo metodo «positivo» e scientifico; tiene conto in modo particolare dell’ evoluzionismo – nelle sue forme piú moderate – applicandone gli sche- mi alla storia della rivelazione (fino a interpretare tutta la storia del cristianesimo come storia dell’e- voluzione della presenza di Dio nel mondo). Il modernismo ebbe le piú avanzate soluzioni filosofiche in Francia, nel primo decennio del Novecento; in Italia si incontrò con la tradizione del cattolicesimo liberale e trovò uno dei suoi organi piú vivaci nella rivista «Il Rinnovamento» (pubblicata tra il 1907 e il 1909 ), mirando soprattutto a un’azione sociale e al rinnovamento della Chiesa e delle sue strutture. Sullo scorcio del primo decennio del Novecento, il diffondersi del modernismo suscitò dure condan- ne da parte della Chiesa, culminate nell’enciclica del papa Pio X Pascendi ( 8 settembre 1907 ). Si deve tener presente che nelle lingue anglosassoni il termine modernism indica invece varie for- me di manifestazione culturale della «modernità» (e varie esperienze artistiche che si sviluppano alla fine dell’Ottocento); nella penisola iberica si definiscono in particolare con il termine di modernismo una serie di esperienze e movimenti letterari che si svolgono in Spagna e Portogallo tra la fine del- l’Ottocento e l’inizio del Novecento.
**9. 1 L’ITALIA BORGHESE E LIBERALE NELLA SOCIETÀ E NELLA CULTURA EUROPEA 9
L’età del positivismo Sviluppo delle metodologie scientifiche Applicazioni dell’evoluzio- nismo La ricerca dei dati, la storiografia e le scienze umane Le filosofie antiborghesi SOCIOLOGIA PAROLE tav. 173 Parola composita, costruita sul termine latino societas , “società”, e su quello greco lógos , “discor- so” (significa dunque “discorso sulla società”): il suo inventore fu il filosofo positivista Auguste Com- te (cfr. PAROLE, tav. 162 ), che ne fece uso nel Cours de philosophie positive ( 1839 ), per indicare lo «stu- dio positivo delle leggi fondamentali che son proprie dei fenomeni sociali». Nel corso dell’Ottocento si sviluppò un’amplissima serie di studi volti ad analizzare da vicino i fenomeni sociali, alla stregua di fenomeni naturali, con metodi e strumenti d’indagine ricavati dalle scienze fisico-matematiche o mo- dellati su di esse: la storiografia ottocentesca sviluppò cosí vari orientamenti di tipo sociologico, ten- denti a spiegare lo sviluppo storico e culturale con le strutture della società e con le loro trasforma- zioni. In questo senso un peso importante ebbe lo studio delle strutture sociali compiuto da Marx (cfr.
10 EPOCA 9 LA NUOVA ITALIA 1861 - 1910
Il marxismo Il capitale Max Weber e Sigmund Freud Le teorie irraziona- listiche PAROLE tav. 174 Parola formata sul greco (dove esiste l’aggettivo anthropólogos , “che parla dell’uomo”), indicante in generale lo studio dell’uomo e delle sue condizioni naturali, biologiche, sociali, culturali: questo studio, presente anche in antiche concezioni filosofiche e religiose, comincia a svilupparsi in senso scientifico nel secolo XVI. Ma solo nel corso del secolo XIX l’ antropologia si definisce come una vera e propria disciplina, con aspetti e orizzonti diversi. Da una parte essa si sviluppa attraverso rilievi di ti- po fisico e biologico, che tendono a far risalire le differenze di cultura e di civiltà a ineluttabili diffe- renze naturali (è un’antropologia naturale, quasi sempre di carattere «razzistico»). In altra direzione essa si svolge attraverso precise indagini sulle differenze linguistiche, le condizioni culturali, gli usi e i costumi dei vari popoli, con una particolare attenzione (di origine romantica) per le forme origina- rie della vita popolare: in questo senso si pone piú specificamente come etnologia (cioè studio della vita dei popoli, dal greco éthnos , “popolazione”, e lógos , “discorso”), che predilige lo studio del fol- clore (cfr. PAROLE, tav. 146 ). Dal seno degli studi etnologici si sviluppa, sempre nel corso del secolo XIX, l’ antropologia culturale , che si dedica allo studio piú ampio delle forme di comportamento dell’uomo, delle regole e delle funzioni culturali su cui si basa la vita di qualunque civiltà. Gli studi antropologici hanno conosciuto sviluppi assai ampi tra Ottocento e Novecento: essi si so- no posti in primo luogo come studi etno-antropologici , come ricerche sempre piú accurate sulla vita ANTROPOLOGIA
12 EPOCA 9 LA NUOVA ITALIA 1861 - 1910 gli Archivi di Stato) stimolò una serie di ricostruzioni concrete e minute e la raccolta dei dati riguardanti vari momenti della storia nazionale: un’attività che si riallacciava, ma con mezzi piú moderni, al grande lavoro svolto dagli eruditi del Settecento (cfr. 6. 2. 1 ). Questa scuola storica, che spesso si appoggiò su principî di tipo evoluzionistico, dominò anche nel campo delle ri- cerche sulla letteratura: a essa si collegò in parte anche il lavoro critico del Carducci; suo auto- revole strumento fu il «Giornale storico della letteratura italiana», fondato nel 1883. Il positivismo si impose anche nelle scienze sociali, specialmente attraverso l’opera del ve- ronese CESARE LOMBROSO ( 1835 - 1909 ), che studiò le forme dell’anormalità e della devianza so- ciale, facendole risalire a caratteri somatici e psicologici fissati fin dalla nascita e atavici (cioè ereditati dagli antenati). Di matrice positivistica fu anche la ricerca di VILFREDO PARETO ( 1848 - 1923 ), economista e sociologo, il cui lavoro culminò nel grande Trattato di sociologia generale ( 1916 ). Egli si propo- se un’analisi spregiudicata delle forme della vita sociale, attenta all’evidenza dei «fatti». L’e- quilibrio sociale si regge per lui sulla disuguaglianza e sul rapporto tra gruppi che gestiscono il potere e gruppi a essi sottoposti: la trasformazione sociale è determinata dal ricambio dei grup- pi governanti, che egli definisce circolazione delle élites. Da queste premesse egli giunge a met- tere in luce i caratteri distruttivi su cui si fondano la vita sociale e lo stesso sviluppo storico. Una risonanza internazionale ebbe anche, nel campo della scienza della politica, il pensie- ro di GAETANO MOSCA ( 1858 - 1941 ), che mise in luce il carattere separato dei corpi di governo (di quella che egli chiama «classe politica») rispetto alla piú generale struttura della società. La teoria di Mosca offre un’articolata giustificazione alla tendenza dei tecnici e dei gestori della politica a costituirsi in gruppi separati, riflessione che può ancora essere utile per interpretare l’espandersi delle burocrazie e dei gruppi di potere nel corso del secolo XX. 9. 1. 6. Intellettuali e istituzioni culturali.
Cesare Lombroso Vilfredo Pareto Gaetano Mosca Partecipazione istituzionale PAROLE tav. 175 La psicologia (dal greco psyché , “anima”, e lógos , “discorso”) ha sempre costituito un aspetto im- portante di tutte le filosofie che hanno cercato di spiegare i comportamenti mentali e di distinguere di- verse componenti dell’anima umana, ma si è definita in senso scientifico solo tra il Settecento e l’Otto- cento, quando si è rivolta alla verifica sperimentale dei comportamenti, dei meccanismi interiori, delle azioni e delle reazioni che avvengono nella mente, e ha iniziato a elaborare categorie teoriche, che pre- scindono da richiami al mistero o a valori ultraterreni. Nell’orizzonte positivistico, la psicologia, con sviluppi in molteplici direzioni, cerca di far risalire la vita mentale e sentimentale dell’uomo alla sua condizione naturale e biologica, spiegandone tutti gli aspetti nel quadro delle determinazioni poste dal- la realtà esterna. Ma già verso la fine dell’Ottocento anche la psicologia tende a porre l’accento sui ca- ratteri particolari della realtà mentale e a sganciarsi da prospettive deterministiche e naturalistiche. Non coincide con il dominio piú vasto della psicologia la psicoanalisi , che ha assunto un rilievo cen- trale in tutta la cultura del Novecento, e in particolare nella letteratura. La psicoanalisi è infatti un me- todo di indagine e di terapia della vita interiore dell’uomo, sorto sulla base di un confronto con la psi- cologia e con i metodi clinici in uso nel secondo Ottocento per opera del medico viennese Sigmund Freud (cfr. 9. 1. 4 ): rovesciando le tradizionali impostazioni che facevano risalire alcune malattie men- tali a dati organici, Freud affermò il rilievo essenziale che, nell’equilibrio dell’individuo, assumono tutta una serie di impulsi e di contenuti emotivi che non gli è possibile esprimere direttamente e che vengono quindi rimossi , cancellati dalla coscienza, relegati in una zona della psiche che egli definisce con il termine di inconscio. La necessità di risalire all’origine dei processi di rimozione induce a rivol- PSICOLOGIA / PSICOANALISI
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Molti intellettuali, già impegnati nelle lotte del Risorgimento, partecipano ora direttamen- te alla nuova vita politica dello Stato unitario, sedendo nel parlamento o addirittura nel gover- no (è il caso, particolarmente rilevante, di Francesco De Sanctis): si crea una nuova figura di intellettuale-politico e nasce un nuovo tipo di cultura «parlamentare», legata alla dialettica del- la vita politica. Ma la cultura e il lavoro intellettuale penetrano nella realtà sociale in modo piú diffuso e ar- ticolato grazie alle specifiche istituzioni di insegnamento e di ricerca, che aggregano un cre- scente numero di intellettuali al servizio dello Stato: la scuola e l’università ricevono una at- tenzione di primo piano, in quanto strumenti essenziali per l’unificazione culturale del paese e luoghi di lavoro di molti intellettuali. Oltre alla creazione di una ampia rete scolastica, il nuo- vo Stato unitario provvede a una riorganizzazione delle università, a una omogeneizzazione delle loro strutture; si forma una classe di professori di alto livello e prestigio, che dà nuova vi- talità a tutto il mondo accademico. È assai frequente il caso di intellettuali e scrittori di grande rilievo il cui lavoro viene riconosciuto pubblicamente con l’attribuzione di una cattedra uni- versitaria o che svolgono gran parte della propria attività all’interno dell’università; a molti in- tellettuali (di origine borghese o piccolo-borghese) lo stipendio universitario garantisce spesso una vita di studio e di ricerca. Tra gli universitari troviamo non soltanto filosofi, storici, critici, scienziati, giuristi, ma anche alcuni tra i maggiori poeti dell’epoca, come Carducci e Pascoli. Oltre alle strutture scolastiche e universitarie, ricevettero particolare attenzione e sostegno pubblico altri organismi di ricerca e di incontro tra gli intellettuali, come le antiche accademie (per esempio fu rilanciata la romana Accademia dei Lincei, cfr. DATI, tav. 80 ) o le deputazioni di storia patria (che si svilupparono in varie regioni impegnandosi nello studio della storia lo- cale). Per la raccolta della documentazione storica si organizzarono Archivi di Stato , che rac- coglievano l’eredità di precedenti istituzioni regionali, e una serie di provvedimenti di ristrut- turazione riguardarono le grandi biblioteche (ma cfr. DATI, tav. 79 ). L’intellettuale- politico Scuola e università I docenti universitari Altre istituzioni gere d’altra parte una particolare attenzione all’infanzia, al nesso di desideri e di divieti che il bambi- no ha subito nei suoi originari rapporti con i genitori. Sullo studio delle rappresentazioni e dei com- portamenti originati dai contenuti inconsci si fonda sia il diretto lavoro terapeutico, che mira a trarre alla luce della coscienza i contenuti rimossi (spesso espressi in sintomi inconsci), sia l’analisi delle piú diverse manifestazioni della vita mentale e culturale dell’uomo (a partire dal sogno, studiato da Freud in Die Traumdeutung , “L’interpretazione dei sogni”, 1900 , per arrivare al lapsus , al motto di spirito, alle forme letterarie e artistiche). Con la scoperta dell’inconscio e dell’azione che sulla vita dell’uomo hanno i desideri (la cui fonte primaria è sempre di tipo sessuale), Freud ha suscitato nella civiltà contemporanea un nuovo ed ec- cezionale interesse per tutti gli aspetti della vita individuale che solitamente venivano relegati ai mar- gini, considerati «bassi» o inconfessabili; ha mostrato che nel mondo borghese la malattia mentale sorge spesso dalla rete di divieti e di interdizioni che la società costruisce sui desideri originari; ha messo in opera un nuovo metodo di interpretazione (cfr. TERMINI BASE 25 ), rivolto a cercare in ogni espressione e in ogni comportamento dei contenuti latenti, non esplicitamente manifesti. Muovendo dall’insegnamento di Freud, la psicoanalisi si è sviluppata in una serie amplissima di studi, di esperienze, di scuole diverse. La letteratura e l’arte hanno costituito strumenti essenziali per lo sviluppo di queste teorie. Molti psicoanalisti nel corso di questo secolo hanno studiato le forme ar- tistiche e letterarie, ma anche molti critici e studiosi della letteratura hanno utilizzato, nei loro studi, strumenti tratti dalla psicoanalisi (cfr. TERMINI BASE 37 ).
9. 1 L’ITALIA BORGHESE E LIBERALE NELLA SOCIETÀ E NELLA CULTURA EUROPEA 15 La moderna stampa quotidiana e periodica garantiva alla tematica letteraria una diffusione ben piú vasta: gli intellettuali e gli scrittori vi collaborarono in modo sempre piú massiccio; e nacquero nuove figure di scrittori-giornalisti, la cui attività si risolse quasi tutta nella collabo- razione a giornali, nella creazione di riviste e periodici, nella ricerca di nuovi modi di comuni- cazione, fatti di divulgazione elegante o di atteggiamenti singolari e ben riconoscibili dagli af- fezionati lettori. Campo privilegiato per l’attività di questi scrittori-giornalisti fu la terza pagina dei grandi quotidiani, destinata proprio alla cultura e alla letteratura; e notevole rilievo ebbero anche i giornali domenicali e varie riviste letterarie volte a propugnare immagini moderne e «pubbliche» della letteratura. Si ricordino almeno i nomi di RUGGERO BONGHI ( 1826 - 1895 ), che nel 1881 fondò «La Cultura», del giornalista letterario FERDINANDO MARTINI ( 1841 - 1928 ), di EDOARDO SCARFOGLIO ( 1860 - 1917 ), incline a pose eroiche e retoriche e a un gusto estetizzante (ma cfr. 9. 5. 4 ), di ENRICO NENCIONI ( 1837 - 1896 ), di ENRICO PANZACCHI ( 1840 - 1904 ). In tale con- testo svolsero una funzione essenziale anche alcune figure di imprenditori, che promossero col- laborazioni tra scrittori diversi, come l’editore ANGELO SOMMARUGA ( 1857 - 1941 ), che ebbe un ruolo fondamentale nel mondo giornalistico e letterario romano tra il 1881 e il 1885 , fondando tra l’altro la «Cronaca bizantina» (cfr. 9. 6. 1 ). In questo variegato mondo editoriale e giornalistico, pieno di successi e di fallimenti, di sorprese e di scandali, di alleanze e di dissidi tra gruppi, venivano creandosi le prime forme di una cultura di massa, le prime tecniche e le prime strutture che, attraverso molteplici modifi- cazioni, sono giunte fino al giornalismo di oggi: la stampa provava a confrontarsi con un mer- cato assai ampio, a lottare per conquistarne nuovi settori. Per far ciò doveva tener conto di gu- sti e di curiosità diverse (per esempio differenziando tra loro le parti di un giornale e inseren- dovi rubriche specializzate), conferire all’informazione un carattere in qualche modo «spetta- colare» (che di ogni evento esaltasse la risonanza «pubblica») e tener conto dei meccanismi della pubblicità. 9. 1. 8. La lingua italiana e la scuola.
Oltre alla scuola, anche altri fattori, come l’emigrazione all’estero, le migrazioni interne e quindi i rapporti sempre piú fitti tra le diverse regioni, il primo sviluppo industriale, il par- ziale miglioramento delle condizioni di vita, fecero sí che il numero degli analfabeti scendes- se notevolmente, arrivando nel 1911 a una percentuale del 40 % (con punte particolarmente basse in alcune regioni del Nord, ma sempre elevatissime, anche al di sopra del 60 %, in mol- te regioni del Sud). D’altro canto riemergeva in termini nuovi la secolare questione della lingua: si poneva cioè il problema di quale lingua insegnare e promuovere a uso nazionale. Grande fortuna ebbe, in questa prospettiva, la teoria manzoniana (cfr. 8. 3. 17 ), per l’orizzonte ideologico moderato in cui si inscriveva e per il prestigio dell’autore de I Promessi Sposi : essa proponeva il fiorentino Gli scrittori- giornalisti L’editore Angelo Sommaruga Conquistare i lettori Alfabetizza- zione e omogeneità linguistica La prospettiva linguistica toscana
16 EPOCA 9 LA NUOVA ITALIA 1861 - 1910 dell’uso contemporaneo come norma da seguire sia nello scritto, sia nel parlato, cosí da ga- rantire una comunicazione e una letteratura «popolari», cariche di concretezza e di spontanea immediatezza. Tra i vari sostenitori del manzonismo un ruolo rilevante ebbe il già ricordato Ruggero Bon- ghi, che già nel 1855 pubblicò le sedici lettere Perché la letteratura italiana non sia popolare in Italia ; e lo stesso Manzoni, presidente di una apposita commissione nominata dal ministro della Pubblica Istruzione Emilio Broglio, pubblicò nel 1868 la relazione Dell’unità della lingua e dei mezzi di diffonderla (cfr. 8. 3. 18 ), punto di riferimento per una politica di toscanizzazione linguistica, non priva di aspetti assurdi (come il tentativo di reclutare i maestri soprattutto in Toscana). Il limite piú evidente di tale progetto consisteva ancora una volta (nonostante gli originari propositi anticlassicistici del Manzoni) nella sua radice tutta letteraria, nell’idea che fosse pos- sibile imporre dall’alto, in tutto il paese, una «buona lingua» sviluppatasi in un ambito come quello della Firenze contemporanea. Nella pratica della scuola italiana questo fiorentinismo non ebbe penetrazione: ma lasciò molti negativi residui in tanta sterile letteratura della secon- da metà dell’Ottocento. Il manzonismo incontrò l’opposizione di molti scrittori, dagli scapigliati al Carducci; e l’in- consistenza dei suoi fondamenti teorici fu mostrata dal fondatore della moderna linguistica ita- liana, GRAZIADIO ISAIA ASCOLI ( 1829 - 1907 ), con il suo celebre Proemio che nel 1873 aprí la nuo- va rivista «Archivio glottologico italiano». L’Ascoli rilevò l’impossibilità di imporre in astratto dei modelli normativi di uso linguistico e rivendicò il valore storico della stessa tradizione del- la lingua letteraria italiana: mentre il fiorentino dell’uso contemporaneo rivelava orizzonti trop- po limitati, la lingua letteraria comune costituitasi nella tradizione letteraria restava aperta ai rapporti piú vivaci con la cultura europea e con gli stessi dialetti regionali, dei quali occorreva riconoscere tutta la vitalità e la validità culturale.
9. 1. 9. Nuovi caratteri e distribuzione dei centri culturali.
Il manzonismo Un modello astratto e autoritario Graziadio Isaia Ascoli Potenzialità dell’italiano letterario Elaborazione di un italiano «medio» Il linguaggio letterario Sopravvivenza delle tradizioni locali
18 EPOCA 9 LA NUOVA ITALIA 1861 - 1910 Altra ex capitale che ha perduto il proprio ruolo, ma che non rimpiange la spaventosa ar- retratezza del regime borbonico e si adatta presto alla nuova realtà culturale, è Napoli, che è dominata da una cultura filosofica e speculativa (cfr. anche 8. 8. 10 ) e che già all’inizio del seco- lo XX vede imporsi una nuova grande figura di intellettuale: Benedetto Croce. Metropoli viva- ce, che richiama visitatori di tutti i tipi per la sua bellezza, abitata da un pullulante proletaria- to urbano, Napoli vede svilupparsi anche una cultura attenta alla realtà locale, al mondo po- polare, al dialetto: si forma ora quella immagine moderna della «napoletanità» che avrà tanta fortuna per gran parte del secolo XX e costituirà uno dei modelli della cultura italiana piú noti nel mondo. Ai centri ora elencati se ne devono aggiungere altri che, tra molte contraddizioni, conser- vano una loro identità culturale (anzitutto Bologna, dominata dalla presenza di Carducci, e Trieste, che, rimasta sotto l’Impero asburgico, gode di un notevole sviluppo economico e civi- le e si trova in una posizione singolare, all’incrocio di culture diverse, quasi ai margini della cul- tura italiana, ma piú di essa proiettata sull’onda della modernità, e in vivi rapporti con l’Euro- pa, cfr. 10. 1. 7 ). Caratteri del tutto nuovi, di sconvolgente e impassibile durezza critica, di vio- lentissima forza inventiva, assume la cultura siciliana, con scrittori che si formano a contatto con i centri culturali piú importanti del paese e che mettono in evidenza la città e la zona di Ca- tania (cfr. 9. 4. 3 .).
Napoli Altri centri La letteratura della provincia
Gli artisti e la società Il rapporto con la città moderna Confronto e scontro con il mercato Autonomia della ricerca creativa DECADENTISMO / DECADENTI PAROLE tav. 176 Il termine nacque in Francia negli anni Ottanta, in seguito all’uso della critica ufficiale di designa- re come décadents , “decadenti”, gli artisti anticonformisti la cui vita e la cui opera costituivano uno scandalo per il pubblico borghese: variamente diffusa era del resto, già nei decenni precedenti, l’at- tenzione per le epoche di decadenza, la curiosità per l’eleganza e la raffinatezza di antiche società sul- l’orlo della fine. La ricerca di una nuova poesia di tipo simbolista portò nel 1886 alla fondazione del- la rivista «Le Décadent» (“Il Decadente”), che assumeva in positivo l’accusa di «decadenza». Negli anni Novanta la tematica e gli orientamenti di questo gruppo esplicitamente «decadente» e lo stesso uso del termine si diffusero in tutta Europa (in proposito va ricordato anche il titolo Decadenza di un romanzo del 1892 dell’italiano Luigi Gualdo, cfr. 9. 5. 7 ). Al di là di questo uso piú circostanziato, il termine decadentismo si è allargato a definire i piú vari aspetti della letteratura e dell’arte del secondo Ottocento, mantenendo a lungo un’accezione negati- va e acquistando un’estensione molto vasta, fino a ricoprire tutti i fenomeni di rottura dei modelli tra- dizionali. La cultura idealistica italiana ha attribuito genericamente l’etichetta di decadentismo a tut- te le esperienze della letteratura del Novecento che frantumavano le forme della comunicazione clas- sica e romantica. A queste generalizzazioni si sono opposte piú precise definizioni di una poetica, di un programma stilistico, di una tematica «decadente», sviluppatesi soprattutto tra gli anni Ottanta e Novanta, e poi variamente continuate nel primo Novecento (in questo senso vanno ricordati almeno i contributi di Mario Praz e di Walter Binni). Oggi appare comunque preferibile un uso piuttosto li- mitato e circostanziato del concetto di decadentismo.
9. 2 SCAPIGLIATURA E DINTORNI 31
La poesia di Baudelaire costituisce il maggiore punto di riferimento per tutte le esperienze «decadenti». Dalla sua rivoluzionaria esperienza, che intreccia in modo originale vita e poesia, si svolgono in Francia nuove tendenze: da quelle dei parnassiani a quelle dei simbolisti (cfr. PA- ROLE, tavv. 182 e 183 ). La piú scatenata carica eversiva e anarchica, rivolta contro l’intera tradi-
un approfondimento delle piú segrete possibilità del linguaggio poetico è presente nella poesia
quella di Paul Verlaine ( 1844 - 1896 ). Nella sua diffusione europea la nuova poesia francese invita a rompere gli equilibri e le ge- rarchie tradizionali, svela l’ambiguo fascino del brutto, del deforme, dell’artificiale, dissolve ogni legame tra la bellezza e la morale, e si immerge nelle piú varie forme della corruzione, nel male, nell’allucinazione. L’arte del passato viene recuperata, amata e contemplata soprattutto come serbatoio di oggetti inutili, inconciliabili con la praticità della vita borghese; e nello stes- so tempo molti aspetti della realtà moderna, frammenti, figure, situazioni del quotidiano pos- sono diventare oggetto del discorso poetico. Si spezza ogni razionalità della parola, che si con- fronta con le continue sorprese che si danno nella vita cittadina e può essere stravolta dal con- tatto con la piú corposa e pullulante realtà fisica; al contrario essa può cercare un nesso stret- tissimo con la musica, evocare sensazioni e realtà segrete, evanescenti, inafferrabili, inseguire l’inconoscibile che giace al di là dell’apparenza delle cose. La natura appare percorsa da corri- spondenze segrete, di cui la poesia deve ritrovare le tracce e gli echi, avvalendosi in primo luo- go dello strumento dell’ analogia (cfr. TERMINI BASE 10 ). Sempre piú forte è la tendenza verso l’espressione difficile e oscura: il poeta vuole porsi come sacerdote di una forza spirituale se- greta; il suo discorso tende ad abbandonare i generi tradizionali e a chiudersi nell’ambito del- la lirica o addirittura a farsi parola pura e astratta, priva di ogni riferimento esterno. E ci si av- via anche a una disintegrazione della base stessa della metrica tradizionale, il verso, con la nuo- va esperienza del verso libero (cfr. GENERI E TECNICHE, tav. 204 ). Una delle opere che piú contribuiscono a diffondere in tutta Europa un modello di com- portamento «decadente» è il romanzo di Joris-Karl Huysmans ( 1848 - 1907 ), A rebours (“Con- trocorrente”, 1884 ), che ha come protagonista un raffinato intellettuale, Jean Des Esseintes, de- sideroso di sfuggire alla noia della vita contemporanea con tutte le possibili esperienze dei sen- si. Questo e simili atteggiamenti possono essere fatti rientrare nella categoria dell’ estetismo (cfr. PAROLE, tav. 198 ), che accomuna gran parte delle posizioni definibili come «decadenti». La ricerca poetica in Francia Oltre la bellezza e la morale La parola poetica Corrisponden- ze e analogie L’estetismo SIMBOLISMO / SIMBOLISTI PAROLE tav. 183 Piú genericamente si intende per simbolismo ogni organizzazione del simbolo e ogni uso della co- municazione simbolica (cfr. TERMINI BASE 10 ). Nell’ambito della storia letteraria, per simbolismo si in- tende, in senso molto ampio, la lunga tradizione della poesia europea che prende avvio in Francia in- torno alla metà dell’Ottocento con l’opera di Baudelaire e ha molteplici sviluppi nella poesia europea, concentrandosi sull’uso del simbolo e dell’analogia e mirando a fare della poesia un modo di comu- nicazione svincolato da regole convenzionali, teso a interrogare il fondo segreto e misterioso della realtà, a cercare le corrispondenze e i legami nascosti tra le cose. Inteso in questo senso, il simbolismo approfondisce quegli usi del simbolo e dell’analogia che erano già stati tentati da alcuni scrittori ro- mantici, e si pone a fondamento di quasi tutta la poesia del Novecento. Se si guarda allo sviluppo della poesia contemporanea in modo meno generico, l’uso del termine simbolismo va limitato peraltro a quelle tendenze che esaltano la ricerca del mistero e aspirano a rag- giungere valori segreti e assoluti: tendenze che hanno uno dei punti di riferimento piú significativi nel- la poesia di Mallarmé (in questo senso l’espressione piú conseguente del simbolismo è data in Italia dall’ ermetismo , cfr. 10. 7. 14 ).
32 EPOCA 9 LA NUOVA ITALIA 1861 - 1910 L’estetismo è una componente fondamentale di molte esperienze inglesi, da quella dei preraf- faelliti (cfr. PAROLE, tav. 184 ) a quella di autori come John Ruskin ( 1819 - 1900 ) e Oscar Wilde ( 1854 - 1900 ). Una superba sintesi di tante tendenze artistiche del secondo Ottocento, che mira a un’arte totale, capace di combinare ogni sorta di sensazione e di tecnica e di agire fisicamente e intel- lettualmente sullo spettatore, è data dal grande musicista tedesco Richard Wagner ( 1813 - 1883 ), che crea una nuova forma di opera in musica, da cui sprigiona un’energia distruttiva e assolu- ta, che va al di là di ogni prospettiva razionale e pratica, mettendo lo spettatore a contatto con forze minacciose e segrete. 9. 2. 3. Il primo tentativo italiano di una nuova arte: la Scapigliatura.
Richard Wagner e l’arte totale Esperienze d’opposizione nelle letterature postunitarie Recupero del Romanticismo estremistico Percezione di una realtà contraddittoria PAROLE tav. 184 Con questo termine si designano i partecipanti al movimento artistico Pre-Raphaelite Brotherhood (“Fratellanza preraffaellita”), fondato in Inghilterra nel 1848 , che ebbe come principale animatore il pittore e poeta Dante Gabriel Rossetti ( 1828 - 1882 ), figlio dell’esule italiano Gabriele Rossetti ( 1783 - 1850 ). Questo movimento, che ebbe le sue piú notevoli espressioni nel campo della pittura, ma poi, a partire dagli anni Sessanta, diede risultati significativi anche nel campo della letteratura, si opponeva alle convenzioni dominanti nell’arte ottocentesca e mirava a tornare a un’arte naturale, semplice e ca- rica di religiosità, identificandone i modelli nell’arte europea precedente a Raffaello (della quale for- niva un’immagine assai deformata e convenzionale). Il gusto per la purezza naturale si collegò, nei pre- raffaelliti , a un rifiuto del mondo industriale, del materialismo e dell’egoismo sociale contemporaneo, e a un’esaltazione delle piú diverse forme della vita collettiva e dell’immaginario medievale, coltivan- do un vero e proprio culto per Dante e lo Stilnovo. PRERAFFAELLITI