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Schemi e concetti spiegati in classe del diritto dell'India. Studiare sul manuale Francavilla
Tipologia: Sintesi del corso
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Vi è stato un lingo processo di stratificazione di norme. Coesistono:
Il motto è “unity in diversity” per la varietà di popoli tradizioni e religioni. L’origine si può fissare nel 1500 ac periodo del possibile stanziamento delle popolazioni nel subcontinente indiano
Successivamente la divisione:
Classico e postclassico sono il periodo dello sviluppo del diritto hindu tradizionale
Il nostro fine è analizzare l’autonomia del diritto dell’India contemporanea attraverso la rielaborazione degli stessi modelli occidentali. Capire se vi sia o meno una cesura tra diritto moderno e diritti tradizionali: se il modello occidentale sia di convergenza o i modelli non occidentali siano ancora rilevanti nella definizione dell’identita giuridica dei paesi asiatici. Difatti gli indiani ricercano attivamente una propria identità giuridica.
Il diritto hindu è lo strato giuridico più antico della tradizione indiana e come tale è ancora applicato nelle corti. Differenze del diritto hindu tradizionale rispetto a quello classico nascono dalle nuove interazioni con il diritto statale indiano. La diversità culturale si traduce nell’esistenza di più teorie delle fonti. Il diritto indiano non si è mai identificato col solo diritto hindu nemmeno prima della colonizzazione.
A maggior ragione oggi il diritto indiano non si traduce col diritto hindu per due ragioni:
La varietà dello stesso induismo ha fatto si che all’interno del diritto hindu vi sia una pluralità di modelli giuridici, primo fra tutti quello brahmanico che è considerato come paradigmatico. Al centro dell’elaborazione giuridica propria dell’induismo si ha un concetto rilevante nel diritto hindu ufficiale e non, soprattutto nel diritto di famiglia. Entra talvolta in contrasto col diritto statale e può influenzare parti del sistema giuridico
DHARMA: trova la sua radice nel mondo vedico ma la sua elaborazione è compiuta nel periodo classico. Difficile da definire a causa delle varie elaborazioni filosofiche in quanto concetto panindiano centrale anche in buddismo e jainismo. Notevole ampiezza semantica: religione legge diritto giustizia. SE LO TRADUCIAMO COME DIRITTO DOBBIAMO CONSIDERARE IL TERMINE NEL SENSO DI INCLUDENTE TUTTE LE REGOLE DI COMPORTAMENTO MORALE E RELIGIOSO. In generale è cio che sostiene il mondo e l’ordine sociale (dalla radice dhri che esprime l’azione del sostenere). È la forza che fa si che le cose siano cosi come sono. Possiamo definirlo legge di natura, eterna e ordine del cosmo e della vita umana individuale e sociale.
Teoria del KARMAN: teoria della retribuzione delle azioni. Esse sono viste nella prospettiva delle conseguenze che producono (all’inizio era solo l’azione rituale ora tutte le azioni con effetti sovrasensibili). Vi è legame col dharma in quanto il karman positivo deriva dall’azione conforme al dharma mentre dall’azione contraria al dharma derivano effetti negativi sul piano spirituale.
Il dharma rappresenta un equivalente del concetto di giustizia in occidente. È strutturato come un insieme di doveri differenziati a seconda delle diverse situazioni spazio temporali. La dipendenza della regola dharmica dal contesto viene portata all’estremo e concettualizzata esplicitamente.
Le regole di comportamento sono differenziate a seconda della classe sociale VARNA e caste di appartenenza JATI e dello stadio dell’esistenza ASHRAMA. Questo sistema è detto VARNAASHRAMADHARMA. Queste regole del periodo vedico trovano il loro fondamento nei testi del DHARMASUTRA e DHARMASHASTRA che spesso consolidano regole gia affermate a livello consuetudinario.
I diversi ordinamenti giuridici trovano nel dharma un elemento unificante: concezione base è che ogni hindu sia legittimato a vivere il suo rapporto con la divinità e col dharma in modo autonomo.
Il sistema delle caste è una elaborazione culturale del brahmanesimo, i varna si dividono in quattro:
(è solo uno dei centri decisionali della comunità e non ha potere esclusivo. Ha come tutti i suoi doveri specifici, tra i queli il principale è la difesa dei sudditi. Egli è inoltre tutore del dharma in quanto deve permettere a tutti di vivere secondo il proprio dharma. Il potere del sovrano fa parte dell’ordine cosmico x cui egli non modifica il dharma con i propri atti e non può pensare di esserne detentore. Nella visione postclassica a causa della decadenza umana gli uomini non seguono piu spontaneamente il dharm ed hanno bisogno del potere del sovrano)
Vi sono poi i fuori casta detti intoccabili. La logica del sistema è fortemente discriminatoria in quanto vi è paura della contaminazione e volontà di mantenere i propri privilegi. Esclusione anche fisica delle classi inferiori.
Si individuano due tipi di dharma:
Solo se non vi è una specifica norma nel dharma peculiare si agisce in base a quello generale. La frammentazione arriva all’esistenza di un dharma per ogni individuo una via propria ad ogni uomo per conseguire l’armonia con la natura e la società umana. Vi sono tre fini che costituiscono il trivarga. Tra essi il dharma è quello principale stabilendo una gerarchia. Gli altri due sono l’ARTHA cioè utile ed ineresse rilevato nella politica e nell’economia e il KAMA cioè desiderio e sua gratificazione, il piacere.
Il termine sanscrito per indicare le fonti del dharma è il dharmamula “radice del dharma”: esso esiste indipendentemente da un atto di posizione di una autorità e quindi il termine fonte è inteso come mezzo per venirne a conoscenza.
Vi sono quattro fonti dotate di autorità per la conoscenza del dharma:
Nell’esperienza giuridica indiana precoloniale non vi è stata la separazione tra religione e diritto considerata uno dei tratti fondamentali della tradizione giuridica occidentale. Lo stato dunque non si è fatto potatore di un proprio specifico insieme di valori e di un sistema normativo resosi autonomo dalla dimensione religiosa. Grazie all’incontro con la tradizione occidentale uno dei valori fondamentali della Costituzione è la laicità. Non deve quindi stupire che si siano ampiamente diffuse ideologie e correnti di pensiero come il marxismo ed il maoismo e che il socialismo sia considerato valore fondamentale.
Il periodo coloniale è stato considerato dagli storici come il momento di inizio della fase moderna del diritto indiano. La colonizzazione dura circa due secoli ed inizialmente l’istituzionalizzazione è bassa. Dopo la penetrazione francese e portoghese quella inglese inizia nel 1600 con la East India Company: non vi è un governo diretto della corona ma una seria di charter che attribuiscono ad essa poteri di governo sui territori. Solo nel 1858 con il government of India Act nasce il British Raj ed i territori coloniali entrano sotto il controllo diretto della corona. Tale periodo termina con l’indipendenza nel 1947.
La penetrazione coloniale è dunque progressiva non completa e differenziata. Al momento dell’indipendenza esistevano ancora circa 200 stati principeschi. IL PERIODO COLONIALE PRIMA ANCORA CHE UN DIRITTO OCCIDENTALE HA IMPORTATO UN MODELLO COLONIALE. Caratteri tipici delle esperienze coloniali:
Momento di svolta: 1776 con un regolamento del governatore del Bengala W Hastings venne introdotto il sistema del listed subjects in base al quale il diritto hindu e quello islamico venivano applicati in alcune materie relative allo statuto personale e quindi principalmente al matrimonio ed alle successioni.
Gli inglesi usarono strumenti ed istituti modificandoli sulla base delle specificità del contesto indiano. Nemmeno nel periodo coloniale il diritto indiano fu frutto di una semplice ricezione massiccia del diritto inglese. L’esigenza era quella di raggiungere una maggiore uniformità e di riformare alcuni aspetti dei preesistenti diritti sviluppatesi in India (codice penale indiano modellato sul diritto inglese del tempo).
Si creò un diritto anglo-hindu: risulta dall’applicazione fatta dal diritto hindu nelle Corti coloniali. I giudici inglesi avevano difficoltà ad applicare il diritto hindu (spr all’inizio sminuirono il ruolo delle consuetudini pensando che i testi del dharmashastra fossero gli equivalenti dei codici occidentali) e decisero di avvalersi dell’ausilio dei pandit incaricati di individuare le regole di diritto applicabili al caso concreto. Questo esperimento non andò a buon fine ed il diritto venne applicato secondo la sensibilità giuridica delle corti.
Questo diritto anglo hindu ebbe un effetto limitato sull’evoluzione del diritto indiano visto che DIFFICILMENTE SI RICORREVA A QUELLE CORTI RESTANDO ATTIVO UN SISTEMA DI SOLUZIONE DI CONTROVERSIE SU BASE TRADIZIONALE.
Ad ogni modo molte regole sostanziali arrivano nell’India indipendentemente direttamente dal periodo coloniale.
Schema teorico di Masaji Chiba:
L’India raggiunge l’indipendenza del 1947 attraverso un movimento di liberazione dominato dalle figure di Gandhi Neru e Jinna. Dopo i lavori dell’assemblea costituente la Costituzione approvata nel 1949 entra in vigore nel ’50.
Gli anni compresi tra l’indipendenza ed il periodo immediatamente successivo all’entrata in vigore della Costituzione sono cruciali per la definizione dell’identità giuridica della nuova repubblica indiana.
La costituzione indiana non è il frutto di una rivoluzione politica: gli inglesi decisero di non ostacolare ulteriormente i tentativi indiani di creare uno stato indipendente.
In questa fase grande importanza ebbe la PARTITION che fece nascere in un’area politicamente e culturalmente unitaria la Repubblica indiana e quella del Pakista: da quel momento parti del subcontinente indiano iniziarono una evoluzione giuridica differenziata.
Nel definire i rapporti con il diritto preesistente la Costituzione dispone che sono considerate abrogate tutte le leggi precedenti in contrasto con i valori costituzionali. Subito dopo il 1950 venne istituita una serie di commissioni per definire quali parti del diritto preesistente dovevano essere modificate avviando un rilancio dell’iniziativa legislativa. Nella costituzione vengono consapevolmente assunti come modello i testi costituzionali di diversi paesi:
Opinione di uno dei padri costituenti (Ambedkar): l’India non ha voluto intendere se stessa come separata dalle migliori espressioni della cultura giuridica occidentale ed ha voluto porsi del loro solco tramite una visione critica. I modelli sono adattati ai bisogni del paese che si trovava a fronteggiare enormi problemi di coesione e sviluppo.
La cost originaria era composta da 395 articoli e 8 allegati: era quindi estremamente lunga e lo è ancora maggiormente oggi considerando gli emendamenti. Ragioni della lunghezza:
LOK SABHA : 552 rappresentanti di cui 530 sono eletti in seggi suddivisi tra gli Stati e fino a 20 seggi attribuiti ai territori federali. Due rappresentanti della comunità anglo indiana possono essere nominati dal presidente dell’Unione. Il sistema elettorale è uninominale puro ed in goni collegio vince chi ottiene il maggior numero di voti senza il raggiungimento di particolari maggioranze. Sono elettori di tale camera tutti i cittadini che abbiano compiuto i 18 anni di età senza distinzione di sesso, razza o condizioni sociali. Possono essere eletti tutti i cittadini indiani che abbiano compiuto 25 anni ed il mandato dura 5 anni. Il presidente detto Speaker è eletto direttamente dalla camera.
RAJYA SABHA : numero massimo di 238 eletti dagli stati e di 12 nominati dal presidente dell’Unione. Gli stati più popolosi hanno un maggior numero di rappresentanti rispetto a quelli meno popolosi.
Differenza con gli USA: nel federalismo indiano non si passa da una pluralità di stati ad una confederazione e poi ad una federazione ma vi erano o stati con già un’esperienza unitaria alle spalle o stati fuori dal territorio coloniale senza una forza sufficiente ad opporsi.
Differentemente dagli USA per ciò che riuarda le elezioni è stato scelto l’intervento di parlamenti statali.
Possono essere eletti tutti i cittadini indiani che abbiano compiuto 30 anni. Il rajya è rinnovato per un terzo ogni due anni (come per il senato usa). Il presidente detto Chairman non viene eletto dalla stessa camera ma è vicepresidente dell’Unione
I due rami del parlamento sono caratterizzati da una parità funzionale nel procedimento legislativo. Le leggi sono approvate col procedimento della DOPPIA LETTURA: il Lok sabha ha invece la funzione di indirizzo politico del governo.
Per quanto riguarda il potere esecutivo bisogna considerare sia il Presidente dell’Unione che è formalmente il capo dell’esecutivo sia il Governo. Il presidente partecipa alla funzione legislativa in quanto membro del parlamento ed in quanto dotato di poteri di veto come negli Usa con la differenza che il sistema indiano è parlamentare. Ha poteri di nomina soprattutto per i giudici delle corti superiori. Il presidente è anche fonte di produzione normativa visto che il sistema delle fonti prevede ordinanze presidenziali che possono essere adottate in caso di urgenza con sostituzione del presidente al parlamento.
Il presidente dell’unione è eletto congiuntamente dal parlamento federale e da quelli statali. Può essere eletto un indiano che abbia compiuto i 35 anni. Il mandato dura 5 anni ed è rinnovabile. Il presidente può essere sottoposto dal parlamento a procedura di impeachement per violazione della Cost. il vicepresidente viene eletto assieme al presidente ed è anche il Chairman del Rajya sabha.
ANCHE SE IL PRESIDENTE DELL’UNIONE E’ FORMALMENTE CAPO DELL’ESECUTIVO L’ORGANO COSTITUZIONALE TITOLARE E’ IL CONSIGLIO DEI MINISTRI. Vi è quindi un doppio esecutivo che non ha corrispondenze nel modello usa ed è ispirato nel ruolo del presidente a quello del sovrano britannico. Il primo ministro è eletto dal presidente e designa i componenti del consiglio dei ministri che sono formalmente eletti dal presidente.
Il consiglio dei ministri ha una struttura complessa ed al suo interno bisogna distinguere il Cabinet composto dai ministri più importanti. Esso non è tuttavia previsto dalla cost.
La grande difficoltà di governare dal centro un paese complesso come l’India ha portato ad adottare diverse forme di decentramento. Ad esempio troviamo le panchayat che sono assemblee locali ispirate a modelli tradizionali ed espressamente riconosciute dalla cost.
A livello dei singoli stati il potere legislativo e quello esecutivo tendono a replicare il livello federale. A livello statale il potere legislativo è affidato ad un parlamento che può essere mono o bi camerale. Se presente la seconda camera tende a riprodurre la seconda camera federale. Non esiste un giudiziario statale distinto da quello federale, il sistema indiano delle corti è unico. In questo ci si discosta dal modello usa. Le corti applicano quindi sia il diritto statale sia quello federale senza porsi tutti i complicati problemi di separazione degli ambiti come avviene nelgi usa.
Al vertice del sistema giudiziario si ha la corte suprema considerata come una delle corti supreme con maggior potere al mondo. È composta dal Chief Justice e da un massimo di 30 giudici. Sono nominati dal presidente dopo un lungo processo di consultazione. Il chief viene nominato per anzianità.
Per essere nominati giudici della corte suprema occorre essere cittadini indiani ed essere giudici high courts da almeno 5 anni o avvocati presso di esse da 10 o giuristi di chiara fama. Sono nominati a vita e possono essere rimossi solo a seguito di procedura di impeachment. All’interno della corte vi è una grande diversità di appartenenza alle caste.
Il giudiziario si avvale di un altro livello di corti costituito dalle high courts. Ve ne è una per ogni stato, attualmente sono 21. Rappresentano il vertice del potere giudiziario a livello statale in quanto operano come corti di appello per tutte le sentenze pronunciate nei distretti posti sotto la loro giurisdizione. Hanno le stesse garanzie i loro giudici di quelle dei giudici delle corti supreme.
Il terzo livello delle corti p rappresentato da un sistema di corti inferiori dette district court che non è disciplinato dalla cost e può variare nei singoli stati.
Vi è poi un sistema di tribunali per funzioni speciali svolte sotto la supervisione delle corti superiori.
Giurisdizioni della corte suprema:
Il ruolo della corte suprema si è stabilizzato quale garante dei diritti fondamentali.
L’India si basa molto sulla mediazione per la risoluzione dei conflitti ed a tal proposito sono state introdotte le Lok Adalat, dei fori per la risoluzione non giudiziaria delle controversie che possono essere considerate un’evoluzione di istituti tradizionali.
Il tipo di federalismo (28 stati e 7 unioni territoriali) dell’India è detto cooperative federalism, per aumentare il carattere unitario della federazione.
La divisione di attribuzioni legislative è stata attuata sulla base del Government of India Act che attua una elencazione analitica delle materie di competenza dell’Unione ed una serie di materie di competenza concorrente. Le materie sono divise in tre liste: union list, state list e concurrence list.
Tutto ciò che non è contemplato nelle liste rientra nella competenza dell’unione: questo è l’aspetto residuale.
L’analiticità è stata perseguita per evitare per quanto possibile incertezze sulle attribuzioni delle competenze. Ogni stato può legiferare solo per il suo territorio (principio della competenza territoriale). Per evitare un’eccessiva complessità interna le liste possono essere interpretate in modo estensivo. È escluso il colouring: cioè quando si legifera su una materia volendo in realtà intervenire su un’altra.
Aspetti del federalismo indiano:
Stato di emergenza: viene dichiarato quando vi è la minaccia di un’aggressione esterna o di gravi disordini interni. È una prerogativa del presidente dell’Unione che è capo dell’esecutivo e rappresenta un evento molto traumatico per i
Procedure complesse si tradurrebbero in una esclusione della tutela dei diritti fondamentali per gran parte della popolazione.
Si crea dunque così une equilibrio tra principio maggioritario e diritti individuali e collettivi. La pervasività dello stato di emergenza con la possibilità di sospendere i diritti fondamentali per un tot di tempo per esigenze di sicurezza costituisce una falla che in alcune circostanze potrebbe favorire un indebolimento generale della tutela.
Rapporto tra diritti umani e dharma, due opinioni pragmatiche contrapposte:
Che il fondamento etico del rispetto della dignità dell’uomo possa essere considerato ampiamente diffuso nelle diverse culture asiatiche è assodato ma si sostiene che l’idea dell’esistenza di veri e propri diritti inviolabili sia un carattere occidentale. Tuttavia esistono movimenti di tutela dei diritti umani in India e che lo stesso diritto formale assegna alla tutela dei diritti umani una posizione centrale.
L’India si pone nei confronti di altri paesi occidentali in una posizione intermedia rispetto ad altri paesi asiatici soprattutto estremo orientali. Problema è anche pratico visto che la realizzazione dei diritti fondamentali avviene attraverso la diffusione sociale dei valori che essi inglobano. In mancanza il rischio è che restino in the books. Tuttavia col passare del tempo tali valori sono stati assunti dagli stessi indiani diventando dunque diritti degli indiani e la contrapposizione con l’occidente ha perso di significato.
La cost indiana prevede diverse procedure differenziate di emendamento costituzionale ed è considerata rigida anche se le procedure sono ritenute semplificate rispetto a quelle di altri ordinamenti. Per esempio è più facilmente emendabile di quella degli usa. Gli emendamenti attuati finora sono circa 100.
Fino alla fine degli anni ’60 l’opinione dominante era che la cost non poneva limiti alla sua revisione. Nel 1967 la corte suprema si pronunciò nel caso Golakh Nath stabilendo che la parte relativa ai diritti fondamentali era sottratta alla revisione costituzionale argomentando che anche una legge di emendamento costituzionale doveva intendersi inclusa nella previsione dell’art 13. Questa sentenza entrò in conflitto col Parlamento che approvò il constitution act nel 1971 con cui si chiariva che un emendamento costituzionale approvato in base all’art 368 non doveva intendersi come law ai sensi dell’art 13. Successivamente i giudici della corte costituzionale tornarono all’idea secondo cui si poteva ememendare anche nell’ambito dei diritti fondamentali. Tuttavia nella stessa sentenza venne confermato il principio di non modificabilità della struttura base della cost. la struttura base venne definita solo in modo esemplificativo nel caso keshvananda ed è tuttora oggetto dell’interpretazione costituzionale. Tuttavia tale struttura base è stata enucleata con particolare riguardo per la forma di governo e per i principi fondamentali.
IN SINTESI IN INDIA COME NEGLI USA LA COST RAPPRESENTA IL CENTRO DELL’INTERO SISTEMA GIURIDICO E TUTTE LE QUESTIONI VENGONO AFFRONTATE SECONDO L’INTERPRETAZIONE COSTITUZIONALE.
Formante: ciascuno degli elementi con un ruolo nella formazione del sistema giuridico. Legislativo giurisprudenziale e dottrinale. Sul piano metodologico è importante dal dissociazione di formanti visto che i rapporti tra essi non sono lineari o fissi. Per esempio la regola posta dal formante giurisprudenziale può essere diversa con quella degli altri formanti.
LEGISLAZIONE
Il sistema giuridico indiano riconosce ufficialmente il diritto hindu, quello islamico e altri diritti personali limitatamente a certe materie.
L’India è considerata un paese di common law che presenta delle peculiarità che ne rendono difficile l’inquadramento. Due cose rilevanti: è un diritto tipicamente asiatico e ha grande rilevanza il diritto tradizionale. Tale appartenenza è un retaggio del periodo coloniale in cui sono state introdotte nuove fonti e categorie giuridiche. La fase moderna del diritto indiano inizia appunto con la colonizzazione.
Vi è una tensione tra uniformità e diversità: la prima deve essere vista in una dimensione dinamica di trasformazione e non di staticità.
Al livello superiore si trova la costituzione. Al secondo livello la legislazione che segue l’impostazione dei paesi anglosassoni quanto a stile forma e principi. I principi usati sono quelli di common law. L’esperienza di common law al di fuori della gb si è manifestata diversamente a causa delle condizioni di accentramento inglesi non facilmente ripetibili.
Il codice più importante adottato nel periodo coloniale è quello penale ancora oggi vigente. Le modifiche sono state relativamente poche. Il codice penale indiano introduce norme anglosassoni: quello penale era l’ambito più importante nel periodo della colonizzazione poiché l’amministrazione del diritto penale è centrale nell’accettazione del potere pubblico.
Indian contract act può essere considerato come lo spostamento dei rapporti tra formante legislativo e giurisprudenziale in una materia classica del diritto dei privati. Se nel contesto inglese il diritto dei contratti si è formato per via giurisprudenziale in quello indiano è stato utile legiferare sulla materia ai fini di completezza ed uniformità. Intere parti della legislazione inglese sono state importate come ad esempio il caso della proprietà intellettuale. STATURIFICATION: l’India indipendente trova ancora più congeniale l’utilizzo dello strumento legislativo ragion per cui vi è stato un periodo di grande legificazione. L’esigenza di riforme rapide ed organiche ha portato ancora al maggior rafforzamento del formante legislativo.
La legislazione conserva cmq i caratteri tipici dei paesi di common law in cui è intervento mirato ed eccezionale su un corpus non del tutto normativo. Anche in India la legslazione non è comprensibile se non insieme al diritto giurisprudenziale e consuetudinario per il diritto di famiglia.
I codici indiani restano sitanti da wuelli continentali in quanto sono promossi dagli inglesi ed in quanto manca l’idea di un codice generale.
Rapporto tra le fonti: nelle materie concorrenti il diritto federale prevale su quello statale in particolare nelle materie del diritto privato.
GIURISPRUDENZA
IL POTERE GIUDIZIARIO E’ CONSIDERATO ATTUALMENTE IL MOTORE DELL’EVOLUZIONE DEL SISTEMA GIURIDICO.
Principio dello stare decisis: le corti devono attenersi alle sentenze precedenti si declina in una serie di regole. Tipico dei sistemi di common law e ritenuto estraneo alle fonti indigene. Il funzionamento di tale regola si basa sul funzionamento delle corti: non vi è un sistema di doppia giurisdizione come negli usa con una divisione tra corti federali e statali ma tutte le corti giudicano su tutte le materie senza suddivisioni.
Tale sistema unitario ha al suo vertice la corte suprema mentre quello statale giudiziario ha al suo vertice le high courts. Le decisioni della corte suprema vincolano tutte le corti e questo principio è stato costituzionalizzato nell’art
Ciò che è vincolante è la ratio decidendi ma anche gli obiter dicta cioè le statuizioni direttamente collegate alla decisione della causa. Le corti sono anche vincolate ai precedenti risalenti all’epoca coloniale: continuità rispetto al diritto giurisprudenziale sviluppatosi in epoca coloniale.
Le opinioni dei giuristi del report e della law commission sono contrarie all’adozione dell’hindi come lingua ufficiale. Opinioni:
Problema lessicale dell’hindi: se un termine giuridico non è presente nella lingua esso viene cercato nel sanscrito. Il lessico giuridico hindi è infatti composto da termini già presenti nel sanscrito ed in parte da neologismi costruiti attingendo da esso. Due termini generici:
Spesso nei testi giuridici in hindi sono usati termini inglesi traslitterati nell’alfabeto usato dall’hindi.
LA TENDENZA SEMBRA ESSERE QUELLA DELLA SOLUZIONE DI TRE LINGUE, MULTILINGUISMO.
Non si scelse di redigere un codice civile a causa della grande diversità delle fonti (paura della minoranza musulmana che avrebbe visto la legge modellata sulle tradizioni hindu) ma di semplificare le varie parti del diritto hindu. Questo avvenne ad esempio nel campo dei diritti personali. Venne sviluppato lo special marriage act per rendere uniforme la trattazione del diritto di famiglia. Si applica soprattutto nei casi di matrimoni intercomunitari ma può essere usato da tutti in modo facoltativo.
Vi erano ad ogni modo grandi pluralità di regimi giuridici in materia di famiglia.
Definizione del diritto hindu è incerta: INSIEME DELLE REGOLE DI COMPORTAMENTO DELLE ISTITUZIONI E DELLE CONCEZIONI AD ESSE COLLEGATE CHE SONO STATE ELABORATE ALL’INTERNO DELLE DIVERSE TRADIZIONI RELIGIOSE E CULTURALI CONSIDERATE PARTE DELL’INDUISMO.
Il carattere personale di tale diritto sta nel fatto che viene osservato dagli hindu in quanto etnia e non in quanto sotto un certo controllo politico. Il concetto personale di hindu è collegato ad un processo culturale di costruzione dell’induismo come religione unitaria verificatosi nell’Ottocento. Tre aspetti:
La definizione hindu è connotata negativamente e sta ad indicare chi non appartenga espressamente ad un’altra religione o comunità ad esempio di carattere tribale fuori dalla tradizione hindu.
Sotto tale diritto rientrano una serie di diritti che possono essere molto diversi tra loro. Viene applicato anche a chi non appartenga espressamente alla religione induista. Era un diritto completo e comprendeva anche altri settori oltre a quello del diritto di famiglia.
Punto importante: il diritto hindu ufficiale non esclude la rilevanza del diritto hindu non ufficiale, che pur non essendo riconosciuto dallo stato è ugualmente importante nella vita quotidiana degli hindu. È dunque comunque dotato di giuridicità.
Due codici importanti: marriage act e the prohibition of child marriage act. Fase postmoderna del diritto hindu: viene superata la logica della contrapposizione tra tradizione e modernità.
Matrimonio nell’induismo: sacramento e il più importante passaggio rituale nella vita di un individuo. Attraverso una serie di riti (come il compimento dei sette passi degli sposi davanti al fuoco rituale recitando formule benaugurali, detto saptapadi) i due sposi sono legati in modo indissolubile ed eterno. Per la donna costituisce l’unico grande passaggio rituale. Il matrimonio hindu viene vissuto come un fatto a livello di comunità e non è richiesta una forma di collaborazione o di intervento del potere pubblico. Non vi è infatti l’obbligo di registrare l’atto matrimoniale. Generalmente tra le caste elevate ad esso è legato un dono fatto al marito dal padre della sposa ma può essere anche vissuto come qualcosa di maggiormente contrattuale ed informale.
Art 7 una forma di matrimonio del diritto tradizionale viene ad essere espressamente recepita dal diritto ufficiale statale indiano. Nel caso sia previsto il satpadi il matrimonio è valido al compimento del settimo passo. Questo mostra come il formante giurisprudenziale, oltre a quello legislativo, sia importante.
Dal momento che il matrimonio non ha l’obbligo di essere registrato (se ce l’avesse si creerebbero molte situazioni di ingiustizia in quanto molti matrimoni non sarebbero cmq registrati e le tutele del diritto statale potrebbero diminuire) le corti devono accertare la sua esistenza mediante prove testimoniali cosa che comporta una grande incertezza giuridica.
La monogamia rappresenta il modello ideale dell’induismo anche se è molto diffusa la pratica della poligamia in quanto certe unioni possono essere utili e tra esse si può istituire un criterio di gerarchia. Es se la prima moglie è sterile ed è necessario avere una discendenza. Le riforme del diritto hindu degli anni ’50 hanno vietato la poligamia che però è tuttora ancora molto diffusa.
L’hindu marriage act stabilisce l’età minima per contrarre il matrimonio: per le donne 18 anni e per gli uomini 21. In caso di violazione non è espressamente stabilita l’invalidità del matrimonio ma solo l’obbligo di pagare una sanzione. Requisito è la capacità di intendere e volere. Vi sono limiti di sposarsi entro certi gradi di parentela: nel diritto hindu la relazione deve essere endogamica. Inoltre è stato stabilito che non possono essere collegati effetti per il matrimonio alla differenza di casta degli sposi in quanto andrebbe in contraddizione con i principi costituzionali.
Il matrimonio tra bambini è stato vietato nel 2006: precedentemente era legittimato nella tradizione giuridica specie per evitare rapporti sessuali illeciti. Tale pratica, estranea alla tradizione induista si è diffusa nel periodo delle invasioni musulmane. Dal momento che doveva avere una serie di requisiti dal punto di vista della casta anticiparlo era un modo per risolvere queste questioni.
Un matrimonio è hindu solo se entrambi gli sposi sono hindu: buddisti jainisti e sikh vengono considerati hindu. Tuttavia anche se appartenenti a religioni diverse è possibile sposarsi facendo riferimento ad un diverso regime matrimoniale sancito dallo special marriage act.
I doveri coniugali del marito sono di protezione della moglie di fedeltà di coabitazione e di sostentamento. Tali doveri sono conservati nel diritto moderno in un quadro di formale uguaglianza tra i coniugi. La moglie nella concezione hindu entra nella famiglia del marito. Da ciò derivano conseguenze sul piano patrimoniale e dei rapporti con la famiglia dello sposo. Il divorzio era ampiamente riconosciuto nel diritto hindu tradizionale ma vien introdotto ufficialmente nel 1955.
Spesso il diritto hindu è essenzializzato e pensato nella sua arretratezza e staticità.
CASO SHAH BANO
Il marito allontana di casa la moglie da cui ha avuto 5 figli. Ella gli fa causa per ottenere il mantenimento. Pochi mesi dopo il marito divorzia da lei con la procedura del talaq definitivo, atto unilaterale di ripudio. Sulla base del divorzio il marito richiedeva l’applicazione della norma del diritto musulmano per cui il periodo di mantenimento della donna è limitato all’iddat che può avere diverse durate. Tre mesi x la donna non mestruata.
La moglie ottenne il diritto al mantenimento dalla high court e la questione venne portata davanti alla corte suprema. Ella aveva invocato l’art 125 del cod proc penale secondo cui in caso di inadempimento è prevista la sanzione del
Attraverso gli esempi del diritto dell’ambiente e del diritto della proprietà intellettuale si vede come l’India stia sviluppando il proprio diritto differenziandosi dall’alveo tradizionale del common law. Sul piano dell’economia il peso assunto da una certa nazione ha un ruolo nella diffusione di certi principi. La tutela dell’interesse nazionale influenza la produzione del diritto internazionale e transnazionale. La questione imitazione autonomia non può esser posta in termini assoluti in quanto specie nell’ambito dei diritti fondamentali non si può pensare di essere più di tanto originali.
La giurisprudenza della corte suprema e delle high courts ha cercato di costruire un nuovo modello peculiarmente indiano a partire dagli anni ’80 muovendo da una situazione di grave insufficienza ed immaturità dell’ordinamento. Vengono recuperati i concetti tradizionali inglobati nei modelli fondamentali.
EVOLUZIONE DEL DIRITTO DELL’AMBIENTE
Nel dicembre del 1984 una nube tossica proveniente dagli stabilimenti della Union Carbide a Bhopal provocò un tremendo disastro ambientale dalle 2500 alle 8000 vittime.
Numerose cause vennero intentate negli usa contro la Union Carbide degli usa (l’altra era una affiliata). Venne in vigore un act in base al quale venne assegnato al governo indiano il diritto esclusivo di rappresentare in giudizio le vittime. Il governo indiano ha preso parte al processo contro l’Union Carbide a New York adducendo come motivazione, per quanto possa sembrare assurdo, che l’ordinamento giuridico indiano non fosse pronto per una causa così complessa. Il giudice Keenan respinse il caso ritenendo che fosse meglio giudicato da una corte indiana. La successiva vicenda è complessa ma si può osservare che il diritto dell’ambiente in India prima di questo caso fosse inadeguato. Il sistema giuridico indiano ha prodotto una nuova giurisprudenza ambientale.
È nel 1976 che col 42 emendamento vengono introdotte disposizioni che prevedono direttamente un dovere di tutela dell’ambiente sia x lo stato sia x i cittadini art 48.
Art 51 A: dovere di ogni cittadino di conservare l’ambiente in cui si trova e di adoperarsi attivamente per il suo miglioramento. È inoltre specificato un esplicito richiamo alle radici culturali delle maggiori religioni indiane in quanto è posto l’accento sulla compassione per le creature viventi.
L’articolo deve essere visto come una riformulazione moderna dei concetti tradizionali ed in particolare del dharma. La corte attua un’opera creativa in diritto ambientale sulla base del riconoscimento della relazione tra la parte IV della cost e la III dedicata ai diritti fondamentali. Queste due parti insieme costituirebbero un po’ la coscienza della cost.
I diritti fondamentali sono stati interpretati alla luce dei principi direttivi da cui deriva l’evoluzione giurisprudenziale che ha portato la corte a sviluppare il diritto ad un ambiente salubre come implicito nel diritto alla vita disciplinato dall’art 21.
L’EFFETTO E’ RENDERE IL DIRITTO AMBIENTALE COME IL DIRITTO A VIVERE IN UN AMBIENTE SALUBRE PER LA CUI TUTELA SI PUO’ AGIRE DIRETTAMENTE DAVANTI ALLA CORTE SUPREMA.
La corte suprema ha elaborato una serie di principi:
misure in materia ambientale tali da anticipare e prevenire le cause del degrado ambientale e che l’onere della prova relativo alla non pericolosità ricada sul soggetto che intende realizzare una certa attività.
IL PROBLEMA DELLE CORTI E’ IN CHE MISURA PROMUOVERE LO SVILUPPO DELLA CONSERVAZIONE AMBIENTALE RISPETTO A QUELLO ECONOMICO: QUESTIONE COLLEGATA AL FATTO CHE L’INDIA SIA IN VIA DI SVILUPPO. IN REALTA’ IL PRINCIPIO DELLA PREVALENZA DELLA TUTELA AMBIENTALE E’ SOLIDO E NON VIENE AMMORBIDITO IN RAGIONE DELLE ESIGENZE DI SVILUPPO ECONOMICO. Tuttavia le corti sono state più incisive nei confronti delle piccole e medie imprese che in quelli dei gruppi economici internazionali.
Alcuni atti: wild life protection act + water act + air act + environment act
È stato istituito il Tiwari Committee dal nome del suo presidente al fine di elaborare proposte per il miglioramento ambientale ed il National Green Tribunal.
Il governo centrale ha un potere di coordinamento nei confronti dei governi locali e degli altri organi pubblici ed ha compiti di programmazione e di determinazione degli standard ambientali.
Dam e Tewary: il funzionamento della governance ambientale non è migliorato negli ultimi anni ed una delle cause dovrebbe essere proprio il judicial activism della corte che ha rallentato lo sviluppo di una forte burocrazia riducendola a mera esecutrice degli ordini della corte. È quindi importante che la corte interpreti il suo ruolo in modo diverso. D’altra parte se oggi si può porre questo problema lo si deve proprio al grande attivismo della corte che ha costruito il diritto alla tutela ambientale radicandolo nei diritti fondamentali.
DIRITTO DELLA PROPRIETA’ INTELLETTUALE
Nei paesi occidentali industrializzati molti contestano che una forte protezione della proprietà intellettuale, pur essendo utile per lo sviluppo e l’innovazione, ponga dei limiti significativi alla diffusione ed all’utilizzo delle conoscenze specie nel campo del diritto d’autore. La dottrina relativa ai brevetti viene contestata perché specie nei paesi in via di sviluppo può entrare in conflitto col diritto alla salute.
Sono apssati circa 16 anni dalla firma dell’accordo TRIPS atto che ha guidato tutta la successiva evoluzione del diritto dei brevetti in India. Cinque anni sono passati dalla conclusione del processo di riforma che avrebbe dovuto portare almeno nelle intenzioni all’adeguamento del diritto indiano dei brevetti agli standard internazionali. SI DICE CHE ORMAI IL DIRITTO INDIANO DEI BREVETTI RISPONDA TOTALMENTE AGLI STANDARD INTERNAZIONALI E CHE GLI INVESTITORI NON DEBBANO AVERE TIMORE. IN REALTA’ NEL CASO GLIVEC LA NOVARTIS SI E’ SPINTA FINO AD AFFERMARE CHE UNA PARTE DEL NUOVO DIRITTO DEI BREVETTI INDIANO NON E’ IN REALTA’ SU MODELLO DEL TRIPS.
Il diritto della prop intellettuale si è formato nel periodo della rivoluzione industriale. Il problema specifico che si pone è il contemperamento dei diritti che devono essere riconosciuti all’autore di una attività creativa suscettibile di sfruttamento economico e gli interessi della società. La tutela di tale diritto è importante sul piano del mercato in quanto favorisce gli investimenti e l’attività creativa: si rietiene che l’assenza di una adeguata tutela danneggi l’individuo e anche la società nel suo complesso.
Questi argomenti sono usati spesso in relazione ai brevetti in quanto gli investimenti necessari per lo sviluppo di essi sono particolarmente onerosi e non potrebbero essere sostenuti senza l’aspettativa di un riconoscimento economico. Diritti di proprietà intellettuale attribuiscono un diritto monopolistico che come tale viene spesso contestato alla radice
Con il PA del 2005 il requidito della non ovvietà è stato ridefinito: viene considerato inventivo qualcosa già solo per il fatto di avere una rilevanza economica. Inoltre la nuova definizione di sostanza farmaceutica introdotta è generale ed insoddisfacente rispetto a quella del PA 1970.
L’ampia formulazione dell’art 27(1) è stata controbilanciata da correttivi introdotti nella logica di compromesso tra le esigenze dei pesi sviluppati ed in via di sviluppo. L’art 27(2) dispone che gli stati membri dell’accordo possono escludere dalla brevettabilità quelle invenzioni il cui sfruttamento commerciale potrebbe recare danno ad alcuni valori fondamentali (es ordine pubblico o salute).
Non è possibile escludere la brevettabilità solo col presupposto che lo sfruttamento è proibito dall’ordinamento nazionale.
Il trips si è preoccupati che i diritti dei titolari dei brevetti non venissero limitati arbitrariamente. Gli stati membri possono introdurre eccezioni ai diritti di esclusiva propri di un brevetto purchè queste eccezioni non siano irragionevolmente in conflitto con un normale sfruttamento di un brevetto e non arrechino pregiudizio agli interessi legittimi del titolare del brevetto considerando anche gli interessi delle altre parti.
Si prevede infatti che gli ordinamenti che permettono lo sfruttamento del brevetto senza l’autorizzazione del titolare devono garantire che i governi concedano l’uso da parte di terzi sulla base di decisioni prese caso per caso e quindi non in linea generale per un numero indeterminato di casi.
L’ambito e la durata devono essere limitati al fine per cui è stata concessa l’autorizzazione e l’uso deve essere non esclusivo. Titolare del brevetto ha in ogni caso diritto ad una remunerazione adeguata alle circostanze del caso.
IN DEFINITIVA LE PECULIARITA’ DEL PA 1970 SONO STATE ELIMINATE SULLA SPINTA DELLA ADESIONE AGLI OBBLIGHI INTERNAZIONALI ASSUNTI DALL’INDIA.
Le esigenze che furono alla base del pa 1970 in particolare la tutela all’accesso a cibo e farmaci sono ancora pressanti. La crescita economica del paese rende però importante un sistema di tutela dei brevetti ed in genere della proprietà intellettuale adeguato agli standard internazionali perché questo si traduce in un aumento degli investimenti. Il conflitto tra diversi valori e politiche del diritto, dovuto alle grandi differenze interne al paese spiega il continuo sforzo di mediazione che è sotteso a tutto il processo di riforma.
La proprietà intellettuale si è sviluppata senza nessun contatto con i diritti umani xk suo scopo era tutelare le attività produttive. Si pone quindi il problema di conformità del regime della proprietà intellettuale ai principi di un ordinamento sia su piano interno sia internazionale.
Vi è l’esistenza di potenziali conflitti tra il trips ed il diritto di ognuno a beneficiare del progresso. La proprietà intellettuale è però anche un’opportunità che ristabilisce il primato concettuale della tutela dell’uomo come guida per gli ordinamenti. In modo particolare c’è il rischio di conflitto col diritto alla salute in quanto le cure per le grandi epidemie sono molto costose. Tuttavia è essenziale per le grandi case farmaceutiche che vi siano i brevetti perché solo con la protezione si può avere la garanzia di un ritorno economico nella produzione del farmaco.
Osservazione: L’abbassamento dei prezzi dei farmaci nei paesi in via di sviluppo avrebbe un effetto minimo sui bilanci delle case farmaceutiche ma anche cosi in mancanza di piani di sanità pubblica potrebbe non essere sufficiente.
Caso glivec: una grande multinazionale farmaceutica la Novaris ha adito alla high court sostenendo la non conformità della riforma del patent act al trips.
Opinione di IYER: il manuale, costituito da un breve commento alle parti del patent act e dunque senza carattere normativo, c’è rischio che fornisca linee guida interpretative che sono di competenza esclusiva del giudiziario. Manuale potrebbe aumentare la mancanza di chiarezza e la conflittualità tra diverse interpretazioni aumentando così le liti. Esso si inserisce in una serie di attività svolte in cooperazione con l’Ufficio Brevetti usa specie per la formazione
di funzionari e vi può dunque essere un’influenza usa con l’effetto di uno sbilanciamento nell’interpretazione della riforma a favore dei titolari di brevetti e non dell’interesse pubblico generale.
(…) da pag 199 alla fine vedere libro.