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Programmazione e controllo - 1° modulo, Dispense di Programmazione e controllo

Riassunto dettagliato del libro "I sistemi di programmazione e controllo" inerente alla prima parte di programma (1° parziale)

Tipologia: Dispense

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Programmazione & controllo1° modulo
L’ATTIVITÀ DI DIREZIONE D’IMPRESA
I sistemi di programmazione e controllo sono a supporto dell’attività di direzione d’impresa. Il management aziendale
trova nei sistemi di programmazione e controllo un aiuto fondamentale per aumentare l’efficacia della propria azione.
Esistono due stili di direzione antitetici che si potrebbero seguire:
Stile “giorno per giorno” → approccio non formalizzato. Consiste nel dedicare tutta l’attenzione al problema
aziendale più urgente in quel momento e tentare di risolverlo al meglio e in tempi brevi, per passare al problema
successivo.
Stile razionale/anticipatorio → sistemi di pianificazione, programmazione e controllo
o Pianificazione e programmazione = definizione degli obiettivi da conseguire nel tempo (breve, medio,
lungo periodo) in funzione delle caratteristiche dell’ambiente e dell’impresa e la loro costante revisione
o Controllo = guida dell’impresa verso gli obiettivi predefiniti e/o “rivisitati”
Questo stile significa operare un sostanziale punto di paradigma in quanto:
1. L’enfasi della gestione non è immediatamente ed esclusivamente posta sul “fare bensì sul “pensare”; prima
di intraprendere qualunque azione è necessario bisogna riflettere sul “dove” ovvero su quali debbano essere
gli obiettivi di carattere strategico che si intendono perseguire; deve essere definita la “meta ultima” verso
la quale si vuole guidare l’azienda nel medio-lungo periodo e da questo momento in poi tutte le azioni e le
risorse dovranno essere finalizzate ad avvicinare l’azienda a questo punto B; questo processo di definizione
del punto B viene definito processo di pianificazione strategica.
2. Per raggiungere il punto B bisogna individuare a priori il percorso migliore per arrivarci; questo tipo di
percorso (serie di azioni finalizzate a raggiungere risultati intermedi necessari per far arrivare l’azienda al
punto B) consente di minimizzare il consumo delle risorse necessarie per arrivare a destinazione. La serie
di azioni da intraprendere per realizzare le strategie aziendali viene definito processo di programmazione.
3. Una volta sfolti i due precedenti processi, si può iniziare ad intraprendere le azioni che dovrebbero portare
il raggiungimento degli obiettivi prescelti (di breve prima e di lungo poi). Bisogna però verificare in itinere
la propria posizione. Nel caso in cui si verificassero inconvenienti di sorta, sarebbe meglio accorgersene
subito in modo da poter reagire tempestivamente ed efficacemente. Questo sistema di verifica
dell’allineamento tra obiettivi e risultati prende il nome di processo di controllo aziendale. Questa attività
di monitoraggio/controllo non è di tipo “ispettivo”, ma è finalizzata a rispondere a delle domande come:
qualcosa sta andando storto? Si tratta di un problema più o meno grave?...
Un approccio razionale e anticipatorio della gestione di impresa fa si che:
- Gli obiettivi aziendali possano essere condivisi con le persone che dovranno assicurare un contributo
decisivo per il loro raggiungimento. Gli obiettivi aziendali vengono progressivamente disaggregati ed
attribuiti alle differenti figure-chiave e ognuna di esse dovrebbe così dare il proprio contributo al
successo aziendale ed agire in modo coordinato con i colleghi.
- L’allocazione delle risorse (in genere, limitate) segue la “distribuzione” degli obiettivi: maggiori
risorse andranno indirizzate verso le aree impegnate nel raggiungimento degli obiettivi più difficili o
ambiziosi.
- Grazie al processo di controllo e monitoraggio dei risultati raggiunti ogni responsabile potrà verificare
l’efficacia dei propri sforzi e decidere tempestivamente il da farsi in caso di necessità → possibilità di
attivare dei processi di delega che consentano all’azienda di decentrare i propri processi decisionali
- I sistemi di programmazione e controllo creano le condizioni per orientare le “leve” tipiche del governo
delle risorse umane verso una logica “meritocratica” → possibilità di agganciare la distribuzione degli
incentivi, la definizione dei processi di carriera e di sviluppo professionale, la differenziazione delle
politiche retributive, ecc. ai risultati concretamente ottenuti da parte dei singoli responsabili e del
contributo che essi hanno saputo dare al successo dell’intera organizzazione.
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Programmazione & controllo – 1° modulo

L’ATTIVITÀ DI DIREZIONE D’IMPRESA

I sistemi di programmazione e controllo sono a supporto dell’attività di direzione d’impresa. Il management aziendale

trova nei sistemi di programmazione e controllo un aiuto fondamentale per aumentare l’efficacia della propria azione.

Esistono due stili di direzione antitetici che si potrebbero seguire:

  • Stile “giorno per giorno” → approccio non formalizzato. Consiste nel dedicare tutta l’attenzione al problema

aziendale più urgente in quel momento e tentare di risolverlo al meglio e in tempi brevi, per passare al problema

successivo.

  • Stile razionale/anticipatorio → sistemi di pianificazione, programmazione e controllo

o Pianificazione e programmazione = definizione degli obiettivi da conseguire nel tempo (breve, medio,

lungo periodo) in funzione delle caratteristiche dell’ambiente e dell’impresa e la loro costante revisione

o Controllo = guida dell’impresa verso gli obiettivi predefiniti e/o “rivisitati”

Questo stile significa operare un sostanziale punto di paradigma in quanto:

  1. L’enfasi della gestione non è immediatamente ed esclusivamente posta sul “fare bensì sul “pensare”; prima

di intraprendere qualunque azione è necessario bisogna riflettere sul “dove” ovvero su quali debbano essere

gli obiettivi di carattere strategico che si intendono perseguire; deve essere definita la “meta ultima” verso

la quale si vuole guidare l’azienda nel medio-lungo periodo e da questo momento in poi tutte le azioni e le

risorse dovranno essere finalizzate ad avvicinare l’azienda a questo punto B; questo processo di definizione

del punto B viene definito processo di pianificazione strategica.

  1. Per raggiungere il punto B bisogna individuare a priori il percorso migliore per arrivarci; questo tipo di

percorso (serie di azioni finalizzate a raggiungere risultati intermedi necessari per far arrivare l’azienda al

punto B) consente di minimizzare il consumo delle risorse necessarie per arrivare a destinazione. La serie

di azioni da intraprendere per realizzare le strategie aziendali viene definito processo di programmazione.

  1. Una volta sfolti i due precedenti processi, si può iniziare ad intraprendere le azioni che dovrebbero portare

il raggiungimento degli obiettivi prescelti (di breve prima e di lungo poi). Bisogna però verificare in itinere

la propria posizione. Nel caso in cui si verificassero inconvenienti di sorta, sarebbe meglio accorgersene

subito in modo da poter reagire tempestivamente ed efficacemente. Questo sistema di verifica

dell’allineamento tra obiettivi e risultati prende il nome di processo di controllo aziendale. Questa attività

di monitoraggio/controllo non è di tipo “ispettivo”, ma è finalizzata a rispondere a delle domande come:

qualcosa sta andando storto? Si tratta di un problema più o meno grave?...

Un approccio razionale e anticipatorio della gestione di impresa fa si che:

  • Gli obiettivi aziendali possano essere condivisi con le persone che dovranno assicurare un contributo

decisivo per il loro raggiungimento. Gli obiettivi aziendali vengono progressivamente disaggregati ed

attribuiti alle differenti figure-chiave e ognuna di esse dovrebbe così dare il proprio contributo al

successo aziendale ed agire in modo coordinato con i colleghi.

  • L’allocazione delle risorse (in genere, limitate) segue la “distribuzione” degli obiettivi: maggiori

risorse andranno indirizzate verso le aree impegnate nel raggiungimento degli obiettivi più difficili o

ambiziosi.

  • Grazie al processo di controllo e monitoraggio dei risultati raggiunti ogni responsabile potrà verificare

l’efficacia dei propri sforzi e decidere tempestivamente il da farsi in caso di necessità → possibilità di

attivare dei processi di delega che consentano all’azienda di decentrare i propri processi decisionali

  • I sistemi di programmazione e controllo creano le condizioni per orientare le “leve” tipiche del governo

delle risorse umane verso una logica “meritocratica” → possibilità di agganciare la distribuzione degli

incentivi, la definizione dei processi di carriera e di sviluppo professionale, la differenziazione delle

politiche retributive, ecc. ai risultati concretamente ottenuti da parte dei singoli responsabili e del

contributo che essi hanno saputo dare al successo dell’intera organizzazione.

Questo stile non può essere praticato senza la disponibilità di sistemi che permettano all’azienda e al suo

management di definire correttamente gli obiettivi da conseguire nel tempo in funzione delle caratteristiche

dell’ambiente e dell’azienda e di mantenerli costantemente aggiornati nel tempo; e di monitorare

l’avvicinamento verso gli obiettivi predefiniti o “rivisitati”

Þ I sistemi di programmazione e controllo sono strumenti che servono a sostenere l’attività di direzione d’impresa

ovvero a “guidare” un’azienda verso le proprie finalità istituzionali.

Approccio “giorno per giorno” Approccio razionale e anticipatorio

Diffusa tendenza ad “inseguire” tutte le opportunità

Profondo “senso della direzione”: obiettivi definiti con

precisione e condivisi all’interno dell’organizzazione

Forte orientamento al presente Forte orientamento al futuro

Processo decisionale destrutturato e tendenzialmente

informale

Processo decisionale strutturato e formalizzato

Processo decisionale accentrato e “baricentrato” su

poche figure-chiave

Processo decisionale “allargato” che tende a coinvolgere

e a spostare il “baricentro” della gestione su diversi attori

Cronica mancanza di informazioni idonee a guidare il

processo decisionale e a renderlo, sovente, soggettivo

Processo decisionale razionale guidato dalle

informazioni necessarie per potere decidere in condizioni

di ragionevole certezza

Governare e dirigere un’organizzazione verso il perseguimento delle proprie finalità istituzionali significa sviluppare e

realizzare tre differenti tipologie di attività tra loro complementari:

  1. Attività di pianificazione strategica → consente di definire sia le finalità dell’organizzazione sia le linee guida

per il loro raggiungimento: definisce la strategia aziendale.

  1. Attività di controllo direzionale → vengono individuate le modalità attraverso le quali raggiungere gli

obiettivi strategici e vengono realizzate le azioni a tal fine prescelte.

  1. Attività di controllo operativo → finalizzata a verificare che i compiti specificamente attribuiti vengano

eseguiti in modo efficace ed efficiente

Sistemi di controllo direzionale → contributo indispensabile alla gestione di un’organizzazione. Tale contributo è

apprezzabile in termini di:

  • Controllo economico → migliore comprensione dei meccanismi che portano l’organizzazione a raggiungere

certi risultati; il contributo dei sistemi di controllo si concretizza nella possibilità di capire meglio e prima il

“perché” delle performance realizzate. Antidoto verso la complessità aziendale → il governo di una struttura

articolata richiede una piena visibilità non solo delle performance raggiunte dall’azienda nel suo complesso,

bensì anche dei risultati parziali ottenuti nella gestione delle diverse aree aziendali.

  • Controllo esecutivo → migliori opportunità di valutare il contributo alle performance aziendali da parte delle

figure-chiave a cui è affidata la responsabilità di importanti “aree” dell’organizzazione; il contributo dei sistemi

di controllo si concretizza nella possibilità di valutare le performance dei manager. Capacità di rendere visibili

le performance individuali → il vertice aziendale non può guidare l’azienda senza sapere anche come le figure

professionali che ricoprono aree di responsabilità di rilievo stanno agendo. Aiutando il management ad

assegnare obiettivi ai diversi responsabili delle aree aziendali e rilevando i risultati conseguiti nella gestione di

queste ultime, i sistemi di controllo di direzione permettono di valutare la misura in cui le diverse unità che

compongono l’organizzazione hanno tenuto comportamenti o raggiunto risultati coerenti con gli obiettivi

prescelti.

è possibile verificare la fattibilità dei programmi di azione prescelti e formalizzare gli obiettivi

assegnati alle differenti unità organizzative;

  • Informazioni necessarie per misurare le performance effettivamente raggiunte dall’azienda nel suo

complesso e dalle unità organizzative elementari; queste informazioni sono rese disponibili da due

strumenti:

§ La contabilità generale → sistema di rilevazione che “ragiona” sui valori derivati dagli scambi

tra l’impresa e i terzi e rappresenta la sintesi economico-finanziaria della gestione d’impresa;

§ La contabilità analitica → sistema di rilevazione che parte dai dati della contabilità generale,

ma li “spezza” e li riaggrega in relazione ad oggetti di calcolo differenti.

  • Informazioni necessarie per comprendere se e in quale misura si sta andando nella direzione giusta e

se bisogna intervenire per “correggere in qualche modo la rotta”; i sistemi di reporting sono gli

strumenti attraverso i quali è possibile realizzare un confronto organico e sistematico tra obiettivi

predefiniti e risultati ottenuti.

L’insieme degli strumenti che rendono disponibili le informazioni necessarie ad “alimentare” e a sostenere

un’attività di direzione razionale e anticipatoria viene definito come sistema informativo del sistema di

controllo.

  1. La struttura organizzativa del sistema di controllo : le informazioni rese disponibili dai sistemi di controllo

devono essere messe “nelle mani” di tutte le unità organizzative chiamate a dare un contributo decisivo per la

realizzazione delle strategie aziendali. In questo contesto, assume una rilevanza fondamentale il conetto di

centro di responsabilità. Un centro di responsabilità può essere definito come un’unità organizzativa costituita

da un gruppo di persone che opera impiegando determinate risorse ed ottenendo definiti risultati sotto la guida

di un dirigente che si assume la responsabilità delle azioni intraprese. L’efficacia e l’efficienza del suo operato

è apprezzabile valutando la relazione che esiste tra risultati ottenuti e risorse utilizzate a tale scopo. Ai centri di

responsabilità viene attribuita la responsabilità di raggiungere certi obiettivi a fronte dell’autonomia decisionale

concessa nell’impiego delle risorse ad essi attribuite.

Tutte le unità che vengono elevate al rango di centri di responsabilità costituiscono la struttura organizzativa

del sistema di controllo aziendale.

  1. Il processo di controllo direzionale : tutti gli attori coinvolti si devono impegnare nel trasportare l’azienda dal

punto A al punto B. Il lavoro li porterà alla:

  • Fase di programmazione → definire i migliori programmi di azione strumentali al raggiungimento

degli obiettivi aziendali

  • Fase di formulazione del budget → definire il fabbisogno di risorse necessarie per sostenere tali

programmi di attività ed assicurarne la fattibilità economica, finanziaria e tecnica

  • Fase di reporting e valutazione → confrontare gli obiettivi prestabiliti con i risultati effettivamente

raggiunti e a definire gli opportuni interventi correttivi

L’attività legata al controllo di direzione deve essere adeguatamente “pensata” e organizzata in termini di tempi,

fasi, attori coinvolti, modalità di svolgimento e di formalizzazione. Le modalità attraverso le quali, all’interno

dell’organizzazione, viene gestita l’attività di supporto ad una gestione razionale e anticipatoria viene definita

processo di controllo direzionale.

Nelle attività di controllo direzionale intervengono, con modalità, tempi e ruoli diversi, differenti tipologie di attori:

  • Top manager → alla direzione aziendale spetta il ruolo di dare avvio al processo e di orientarlo costantemente

verso il raggiungimento delle strategie prescelte;

  • Titolari dei centri di responsabilità → sono loro che “animano” il processo che porta alla definizione dei

programmi di azione da intraprendere, alla allocazione delle risorse disponibili, alla messa a fuoco degli obiettivi

raggiungibili da parte dell’organizzazione nel suo complesso e delle singole unità organizzative; sono loro che

assumono la responsabilità del raggiungimento di prescelti livelli di performance;

  • Collaboratori dei responsabili dei centri di responsabilità → possono essere coinvolti nel processo di controllo

direzionale per “dare corpo” ai programmi di azione da realizzare nell’ambito dei centri di responsabilità; il loro

coinvolgimento tende ad elevare il grado di condivisione degli obiettivi “presi in carico” da parte dei singoli

centri di responsabilità

  • Direzione amministrativa o controllo di gestione : ha la ownership dell’intero processo di controllo, essendo

chiamato a coordinare il comportamento di numerose tipologie di attori ed a creare lo “spirito di squadra”

necessario per superare gli inevitabili conflitti che insorgono nel momento in cui è necessario definire

responsabilità precise, ripartire risorse limitate, ecc.; al controllo di gestione spetta inoltre il compito di

assicurare la disponibilità delle informazioni necessarie ad alimentare il processo do controllo aziendale.

I COSTI E LE DECISIONI AZIENDALI

C’è la necessità di precisare il concetto di costo ed identificarne le differenti tipologie, individuare il “ruolo” da attribuire

alle informazioni di costo, di ricavo e di margine di contribuzione nell’ambito del processo decisionale sia di breve che

di lungo periodo, fornire criteri per selezionare le informazioni rilevanti e calcolare la configurazione di costo più

corretta rispetto a differenti problemi decisionali

DEFINIZIONE DEL CONCETTO DI COSTO E CLASSIFICAZIONE DEI COSTI

Gli elementi che costituiscono i sistemi di controllo sono caratterizzati da una considerevole propensione verso

l’impiego di grandezze di tipo economico:

  1. La struttura organizzativa del sistema di controllo viene definita spesso grazie alla responsability accounting ,

cioè attraverso l’individuazione di grandezze economico-finanziarie idonee ad esprimere il contributo delle

differenti unità organizzative al raggiungimento degli obiettivi aziendali

  1. La struttura tecnico-contabile del sistema di controllo è costituita da strumenti che elaborano informazioni di

tipo economico-finanziario

  1. Il processo attraverso il quale l’attività di controllo direzionale si sviluppa ha come oggetto prevalente la

fissazione di obiettivi e la rilevazione di risultati di carattere economico-finanziario

I sistemi di controllo direzionale sono generalmente fondati sulla disponibilità di informazioni di costo sufficientemente

articolate (→ nell’abito di scenari competitivi caratterizzati da elevati livelli di complessità e turbolenza, questa

eccessiva enfasi sulle informazioni economico-finanziarie è uno dei fattori di crisi dei sistemi di controllo di tipo

tradizionale).

I costi rappresentano tuttavia la classe di valori economici caratterizzati dalla maggiore complessità ed articolazione.

Definizione di costo:

Þ “Il costo di un bene o di un servizio è costituito dal valore delle risorse (di differente specie) “consumate” per lo

svolgimento delle attività che rendono disponibile quel bene o quel servizio” (in questa def. Concetto di costo

generalmente riferito ad un prodotto o ad un servizio)

Quindi il concetto di costo si caratterizza per due elementi:

  • Il riferimento alle risorse consumate dall’azienda nello svolgimento della propria attività di produzione di

beni/servizi

  • Il valore monetario attribuito a tali risorse consumate che fornisce un minimo comune denominatore tra queste

e costituisce un elemento essenziale per verificare il rispetto delle condizioni di efficienza ed efficacia della

gestione.

  1. Che il consumo unitario del fattore produttivo preso in considerazione (ovvero il suo standard fisico) resti

costante a fronte di livelli di attività crescenti, cioè che non esista alcun effetto esperienza.

Per i diversi livelli di attività la retta consente di evidenziare il costo totale sostenuto per il fattore produttivo.

La rappresentazione dei costi variabili adottata è una semplificazione delle reali modalità di manifestazione dei costi.

Per migliorarne l’affidabilità, e quindi l’efficacia, si usa limitarne l’impiego facendo riferimento ad un intervallo di

variazione del livello di attività dell’impresa piuttosto ristretto, situato nell’intorno di capacità produttiva massima e

definito area di rilevanza. Nella realtà aziendale raramente si riscontra un comportamento perfettamente lineare dei

costi variabili soprattutto per ampie variazioni dei livelli di attività; in genere il costo complessivo è rappresentato da

curve spesso complesse che evidenziano gli effetti sui prezzi/costo di acquisto e sui livelli di produttività di significative

variazioni del volume di attività.

Il fabbisogno informativo connesso all’attività di direzione non di rado richiede l’utilizzazione del concetto di costo

variabile entro variazioni contenute di volume di attività: sotto questa ipotesi l’ipotesi di linearità è riscontrabile anche

nella realtà. Nell’ambito di un definito intervallo di attività, definito area di rilevanza, è possibile verificare la linearità

della funzione di costo variabile: le classi di costo in esame crescono proporzionalmente ai livelli di attività.

I costi tipicamente classificabili come variabili rispetto ai livelli di attività raggiunti/raggiungibili sono (classificazioni

puramente indicative):

  • Il consumo di materie prime e ausiliarie, di semilavorati e di prodotti finiti acquistati dall’impresa
  • Le lavorazioni esterne: cioè i costi connessi al decentramento all’esterno di fasi del processo produttivo di un

determinato prodotto

  • L’energia per forza motrice: anche se spesso la relazione di variabilità con il prodotto non è così univoca ed

immediata; generalmente si include questa voce nei costi variabili quando l’entità della spesa è rilevante

  • Le provvigioni pagate a rappresentanti
  • La manodopera; in alcuni processi produttivi è agevole l’individuazione di una quantità “costante” di impiego

di manodopera per unità di prodotto: in questo senso si può affermare di essere in presenza di un costo variabile

di manodopera (le difficoltà che si frappongono alla riduzione della quantità di addetti in azienda non devono

indurre a considerare il totale del costo di manodopera come un costo fisso. È opportuna un’accurata analisi del

costo di manodopera volta a scindere il costo totale nelle sue due componenti: fissa e variabile)

  • I costi di trasporto; anche per questa tipologia di costi si ricorre ad una semplificazione dell’andamento

ipotizzando una evoluzione lineare parametrata alle quantità vendute di prodotto e alle quantità di materie prime

acquistate.

Þ Costi fissi

Si definiscono fissi i costi che, nel loro importo complessivo, si mantengono costanti al variare del volume di attività

entro una definita area di rilevanza. Il comportamento di queste classi di costo è sintetizzabile in:

“a fronte di ogni incremento (decremento) unitario dei livelli di attività i costi fissi si mantengono inalterati nel loro

ammontare complessivo”.

I costi fissi presentano un comportamento opposto a quello dei costi variabili; la funzione di costo fisso è rappresentabile

come una retta parallela all’asse delle ascisse. La rappresentazione grafica di tali classi di costi al di fuori dell’area di

rilevanza prescelta è assimilabile ad una sorta di retta a scalini.

In azienda molti costi possono essere definiti fissi rispetto ai livelli di attività raggiunti o raggiungibili. In ambito

produttivo:

  • Gli ammortamenti degli impianti e dei macchinari
  • I costi di riscaldamento, di pulizia, di vigilanza
  • Lo stipendio del direttore di produzione
  • I canoni di locazione degli immobili
  • La manutenzione degli stabili

Parimenti classificabili come fissi sono, nell’area amministrativa e commerciale:

  • Gli affitti
  • Gli stipendi del personale amministrativo e commerciale
  • La pubblicità
  • Le spese amministrative

‼! La distinzione tra costi fissi e variabili ha significato solo ragionando sui valori di costo totali e non unitari.

Applicando la classificazione sui valori unitari i termini del problema si ribaltano seguendo una logica speculare.

  • Considerando i valori di costo totale , i costi variabili aumentano dello stesso importo per ogni unità prodotta;

al contrario i costi fissi restano invariati

  • Considerando i valori di costo unitari , i costi variabili si mantengono costanti, mentre i costi fissi presentano un

comportamento decrescente spiegato dal fatto che il loro ammontare viene progressivamente “distribuito” su

un numero sempre più ampio di unità prodotte; ogni unità al crescere del livello di attività si vedrà gravata da

una quota di costi fissi unitari decrescente

  • Il costo pieno unitario del prodotto X è strettamente connesso ai livelli di attività raggiunti.

Þ Costi semivariabili e semifissi

La realtà aziendale presenta classi di costo che manifestano caratteristiche comuni sia ai costi fissi che a quelli variabili.

Si tratta di classi di costo contraddistinte da una variabilità limitata a predefinite variazioni del volume di attività.

I costi di produzione permangono costanti entro i volumi definiti dalla produzione massima per turno e dovrebbero

essere classificati come costi fissi. Tuttavia essi hanno incrementi “a scatti” in corrispondenza di variazioni nella

produzione che richiedono l’istituzione di un turno supplementare. Tali tipologie di costi possono essere definiti costi

semifissi. Questi ultimi si presentano come una linea spezzata con incrementi in corrispondenza dei volumi di attività

che richiedono un’attività supplementare di manutenzione e di supervisione.

Il costo della manodopera in differenti condizioni di impiego della capacità produttiva

Le ipotesi di lavoro strumentali ad un efficace utilizzo della distribuzione tra costi fissi e variabili:

  1. La classificazione dei costi variabili e fissi ha significato in un prescelto intervallo di attività definito area di

rilevanza che consente di mantenere l’ipotesi di linearità dei costi; nella realtà aziendale una simile ipotesi non

è proponibile. In generale, si osserva che il concetto di variabilità del costo è applicabile a fini decisionali entro

una determinata area di rilevanza o entro un contenuto ambito di variazione del livello di attività

  1. La classificazione di un costo tra i fissi o i variabili ha senso nella misura in cui le combinazioni produttive in

essere e della struttura aziendale non possano essere modificate; in caso contrario, in caso contrario la

distinzione può perdere di valore. La classificazione tra costi fissi e variabili

  • nel breve periodo ha valore sostanziale, laddove la struttura produttiva d’impresa costituisca un vincolo

imprescindibile e sia quindi possibile valutare a ragion veduta la variabilità dei costi;

  • nel lungo periodo, esistendo la possibilità di intervenire sulla struttura produttiva, tutti i costi

dovrebbero essere considerati come variabili

Attraverso la classificazione dei costi in relazione alla loro differente variabilità, è possibile determinare una grandezza

fondamentale nell’ambito dei processi di programmazione e controllo: il margine di contribuzione.

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  1. Classificazione dei costi in relazione a differenti oggetti di calcolo

Questa classificazione si fonda sulla attribuibilità dei costi a prescelti oggetti di calcolo (= entità verso la quale si

focalizza l’interesse del management: un prodotto, un’unità di prodotto, un canale distributivo…).

Questo tipo di classificazione assume come criterio discriminante la possibilità di attribuire oggettivamente e senza

l’ausilio di alcuna base di ripartizione determinate classi di costo agli oggetti di calcolo prescelti.

La definizione dipende dalla misurazione in cui la relazione esistente tra costo ed oggetto di calcolo si rivela più o meno

immediata.

Classificazione → ruolo fondamentale nell’ambito dei sistemi di contabilità analitica

Þ Costi specifici

Sono quei costi che presentano una relazione diretta ed immediata rispetto a predefiniti oggetti di calcolo e che risultano

ad essi direttamente attribuibili. A questa tipologia di costi appartengono sia costi variabili che fissi.

Þ Costi comuni

Sono costi che presentano una relazione indiretta e mediata rispetto a predefiniti oggetti di calcolo e che risultano ad

essi attribuibili solo attraverso l’impiego di opportune ipotesi di ripartizione. Per queste classi di costo, non è possibile

individuare una relazione incontrovertibile rispetto all’oggetto di calcolo considerato; di conseguenza definire quanta

parte di tali costi debba gravare sull’oggetto di calcolo richiede un’interpretazione soggettiva da parte di chi elabora

l’informazione di costo. Entrambi i prodotti usufruiscono, ad esempio, della disponibilità degli stabili e consumano

risorse (valorizzate come canoni di locazione).

Due informazioni di costo relative all’oggetto di calcolo considerato, il prodotto:

  1. si attribuiscono i costi comuni all’oggetto di calcolo tentando di ripartirli nel miglior modo possibile, cioè

tentando di esprimere il differente consumo di risorse comuni generato dai due prodotti; a tal fine è necessario

individuare un parametro (base di ripartizione) in grado di riflettere questo tipo di relazione indiretta. Tale

processo di ripartizione è, entro certi limiti, soggettivo in quanto la scelta della base di ripartizione esprime

l’interpretazione che viene data alla relazione tra costi ed oggetti di calcolo da parte di chi elabora

l’informazione; questa interpretazione non può essere univoca e risente di margini più o meno ampi di

discrezionalità.

  1. Si rinuncia ad attribuire agli oggetti di calcolo considerati classi di costo che risentono di margini di

discrezionalità utilizzando un’informazione di costo di prodotto limitata ai soli costi specifici.

Concetto di specificità o comunanza → relativo: la stessa voce di costo potrà, in base all’oggetto di calcolo, assumere

alternativamente l’una o l’altra collocazione. Al crescere dell’ampiezza dell’oggetto considerato i fenomeni di

comunanza dei costi tendono a ridursi. Risulterà crescente l’incidenza dei costi comuni nella misura in cui verranno

prescelti oggetti di calcolo circoscritti. I fenomeni di comunanza tendono a ridursi quanto più l’oggetto di calcolo è

esaustivo della realtà aziendale. A livello complessivo tutti i costi sono ad evidenza specifici (estremizzazione); se

invece si elaborano costi riferiti ad oggetti parziali cresce l’incidenza di costi ad essi non attribuibili direttamente e di

conseguenza il peso dei componenti comuni.

L’incidenza più elevata delle componenti comuni di costo, e di conseguenza il più elevato grado di indeterminatezza

nel calcolo dei costi, si riscontra a livello di calcolo del costo unitario del prodotto. La ulteriore classificazione in costi

diretti ed indiretti di prodotto trova origine dall’esigenza di dare una soluzione metodologica al problema di calcolo del

costo di prodotto in presenza di fenomeni di forte comunanza dei costi.

Þ Costi diretti e costi indiretti

Applicando tale criterio di classificazione ad un particolare oggetto di calcolo quale l’unità di prodotto/servizio è

possibile distinguere tra costi diretti e costi indiretti.

Si definiscono diretti i costi relativi a fattori di produzione che presentano una relazione immediata e diretta con l’unità

di prodotto/servizio e che a questa possono essere quindi oggettivamente attribuiti.

Tipologie di costi diretti:

  • Costi diretti di produzione:
    • Materie prime, prodotti finiti acquistati
    • Manodopera diretta (attribuibile alla fabbricazione di una singola unità di prodotto)

Ai fini della realizzazione dell’attività di controllo, la disponibilità di informazioni di costo standard (obiettivo) e di

costo effettivo (risultato) è fondamentale in quanto consente di evidenziare gli scostamenti rispetto ai programmi

d’azione predefiniti, di analizzarne le cause e di individuare le possibili azioni correttive innescando un processo di

feedback.

Tale disponibilità è tanto più importante quanto maggiore è il grado di complessità strutturale che l’azienda presenta e

quanto più stabile risulta essere il contesto ambientale in cui essa opera. In un’impresa caratterizzata da un modesto

grado di complessità strutturale ed operante in un ambiente relativamente stabile è sufficiente un controllo a posteriori

che consenta la verifica dei risultati conseguiti.

All’aumentare della complessità strutturale e del dinamismo ambientale, l’attività di governo d’impresa richiede una

maggiore attenzione nella definizione degli obiettivi d’impresa, nella programmazione delle azioni necessarie al loro

perseguimento e di monitoraggio dei risultati parziali ottenuti.

I costi standard sono valori economici predeterminati in modo rigoroso ed idonei a rappresentare, secondo prescelte

condizioni di efficienza gestionale, i costi tipici di oggetti di calcolo variamente definiti.

Quindi questi ultimi sono uno strumento di programmazione e controllo di fondamentale importanza in tutte le aziende

che intendano perseguire e mantenere nel tempo elevati livelli di efficienza; l’impiego dei costi standard consente di

realizzare un’efficace attività di:

  • Programmazione, in quanto costituiscono un supporto essenziale per la definizione degli obiettivi di budget

dell’impresa o parti di essa

  • Guida, in quanto definiscono valori-obiettivo che occorre raggiungere operando in aderenza a direttive definite
  • Controllo, in quanto costituiscono utili termini di confronto ai quali contrapporre i risultati consuntivi.

Il processo di determinazione dei costi standard può essere sviluppato attraverso le seguenti fasi:

  1. Analisi delle caratteristiche del processo produttivo: obiettivo di questa fase è l’analisi delle condizioni di

svolgimento del processo produttivo al fine di individuare le attività elementari necessarie per la produzione di

un bene o l’erogazione di un servizio; richiede quindi un lavoro di natura tecnica per definire le condizioni

tipiche di svolgimento del processo produttivo attraverso un’attenta analisi dell’attività di trasformazione o di

supporto svolta dai singoli centri di costo

  1. Determinazione degli standard di costo unitari dei fattori produttivi: per ogni fattore produttivo utilizzato nelle

attività elementari è necessario determinare il costo standard unitario; ciò richiede la disponibilità di

informazioni in merito agli standard fisici e monetari.

  • Lo standard fisico identifica i rendimenti attesi (dati certi livelli di efficienza) nell’impiego dei differenti

fattori produttivi, ovvero la quantità di fattore produttivo necessaria per ottenere un’unità di prodotto.

Esempi:

o Std fisico delle materie prime: quantità di materiali che entrano nel prodotto nell’ambito di un

determinato processo produttivo

o Std fisico della manodopera: tempo di manodopera necessario per la produzione di un’unità di

prodotto

  • Lo standard monetario indica il prezzo-costo di acquisizione di un’unità di fattore produttivo. La

definizione di questo richiede l’analisi in sede preventiva delle variabili che possono influenzare

l’andamento dei costi di acquisizione dei fattori produttivi, quali:

o L’evoluzione attesa dei mercati dei fattori di produzione

o I vincoli di approvvigionamento

o I volumi di acquisto ottimali

o Gli obiettivi e le politiche aziendali in ordine agli acquisti

  1. Calcolo del costo standard unitario di prodotto: il costo standard unitario di ciascun fattore produttivo impegnato

è calcolato moltiplicando standard fisico e standard monetario; il costo standard unitario di prodotto è dato dalla

sommatoria dei costi standard unitari dei fattori produttivi impiegati; si avrà quindi

%&)

'(%(#$

× 𝑆𝑡𝑑

!"(&*+($

%&)

%&)

Þ Costi controllabili e non controllabili

Un costo si definisce controllabile se è influenzabile dalle azioni e dalle decisioni di chi ne ha la responsabilità. Il

concetto di controllabilità di un costo richiede l’individuazione di un’unità che possa governare l’uso della risorsa. La

controllabilità di un costo è da collegare quindi ai meccanismi di delega e di responsabilizzazione esistenti all’interno

di un’organizzazione. In organizzazioni diverse i capi reparto potranno essere chiamati a controllare costi di natura

differente in funzione delle caratteristiche dell’assetto organizzativo adottato.

Ai fini dell’attività di controllo di direzione occorre tenere presente questa classificazione poiché è evidente che i

responsabili dovranno eventualmente essere misurati solo su obiettivi di costo sa essi gestiti o gestibili.

Þ Costo opportunità

Il costo opportunità dell’utilizzo di una risorsa è dato da ciò che si rinuncia una volta decisane la destinazione; si tratta

di un costo teorico, non necessariamente sostenuto. Esempio: scelta di utilizzare un capannone di proprietà che altrimenti

si potrebbe affittare richiede di comprendere tra i costi anche l’affitto percepibile nel caso in cui si dovesse decidere per

un impiego alternativo del bene.

IL MARGINE DI CONTIBUZIONE

Per risolvere il problema di determinazione dei costi sono possibili due approcci differenti: il “ direct costing ” e il “ full

costing ”. Tale differente impostazione dipende dalla diversa classificazione degli elementi di costo tra i costi di prodotto

e i costi di periodo.

Il full costing sostiene che tutti i costi connessi alla gestione caratteristica d’impresa siano da considerate come costi di

prodotto; in questo modo il costo di prodotto risulta composto dai costi variabili sostenuti per la sua produzione e

commercializzazione più una quota parte dei costi fissi (specifici e comuni) aziendali “distribuiti” tra le diverse

produzioni ottenute. Si ottiene così un costo “pieno” unitario di prodotto.

Molteplici sono le opzioni in merito a:

  1. Quali elementi di costo fisso sottoporre al processo di imputazione alle singole unità di prodotto (costi fissi di

produzione, spese generali ed amministrative…): all’aumentare delle classi di costo imputate si otterrà un costo

più o meno “pieno”

trasformazione/vendita di una singola unità di prodotto offre alla copertura della “massa” dei costi fissi

aziendali;

b. Il margine di contribuzione totale (𝑀𝑑𝑐

&$&

) corrisponde alla sommatoria dei margini unitari “accumulati” fino

al livello di attività raggiunto 𝑄

,

: il valore di questa grandezza definisce la presenza dell’azienda in un’area di

perdita o di utile

Osservando la figura in cui sono rappresentate le funzioni di ricavo totale (RT), di costo totale (CT) e di costo

fisso (CF), si può notare che:

  • Nel caso in cui

&$&

→ azienda nell’area dei profitti

  • Nel caso in cui

&$&

→ azienda nell’area delle perdite

Nell’ambito della teoria del direct costing , due approcci metodologici:

  1. Il Direct Costing Semplice (DCS) sostiene che i costi fissi aziendali sono da considerare come una “massa”

indistinta e “monolitica”; è possibile determinare esclusivamente un margine di contribuzione totale che esprima

il contributo dei diversi prodotti alla copertura dei costi fissi aziendali;

  1. Il Direct Costing Evoluto (DCE) ritiene che, nell’insieme dai costi fissi aziendali, sia necessario distinguere tra

costi fissi specificamente attribuibili (CFS) ai singoli prodotti ed i costi fissi rispetto ad essi comuni (CFC). Si

possono quindi calcolare due margini di contribuzione:

a. Il margine di contribuzione I :

!"

!"

&$&

che esprime il contributo alla copertura dei costi fissi in senso ampio

b. Il margine di contribuzione II :

&$&

&$&

Che esprime il contributo dei diversi prodotti alla copertura dei soli costi fissi comuni.

Il margine di contribuzione di secondo grado (𝑀𝑑𝑐

--

) è una grandezza che va generalmente utilizzata

nel suo ammontare complessivo ed è di difficile interpretazione se “unitarizzata”.

IL PROCESSO DECISIONALE IN AZIONE

Si può definire l’attività decisionale come il processo con cui un soggetto definisce un comportamento selezionandolo

tra diverse alternative.

Identificare l’attività decisionale con un processo significa analizzare:

  1. Gli algoritmi in funzione dei quali vengono individuate le alternative e viene definito il comportamento

prescelto

  1. Le fasi in cui si articola il processo
  2. Le tassonomie o classi di decisioni che tale processo elabora

Gli algoritmi per le decisioni di gestione d’azienda vengono scelti in funzione del tipo di decisione e del contesto

decisionale che devono affrontare. Il carico di lavoro di diversi reparti di produzione verrà deciso seguendo schemi

molto differenti da quelli utilizzati per stabilire l’investimento in spese di ricerca e sviluppo.

È di fondamentale interesse comprendere la tipologia decisionale che questo sistema presenta.

Le tassonomie decisionali prefigurabili sono innumerevoli; dal punto di vista operativo, esse si presentano confuse,

sovrapposte e su livelli talora molteplici.

Strumentale alle finalità del presente contributo → modello Gorry e Scott Morton che classifica i differenti contesti

decisionali in funzione di:

  1. Il loro grado di strutturazione : si distingue tra decisioni programmate e non programmate
  2. Lo scopo dell’attività decisionale : si individuano decisioni orientate alla pianificazione strategica, al controllo

direzionale ed al controllo operativo.

Le classi di decisione localizzate nella parte in alto a sinistra si prestano ad essere affrontate secondo logiche di tipo

“ottimizzante”; spostandosi verso l’angolo opposto della matrice i contesti decisionali individuali richiedono algoritmi

di tipo “soddisfacente” o “incrementale”.

A fronte di classi di decisione diverse, diverso sarà sia la natura che il tipo di informazioni rilevanti, cioè utili per

decidere.

IL MARGINE DI CONTRIBUZIONENEL PROCESSO DECISIONALE A SUPPORTO DEL CONTROLLO

OPERATIVO E DIREZIONALE: L’ANALISI DIFFERENZIALE

Le attività di controllo direzionale ed operativo sono da intendersi rispettivamente come:

  1. Il processo mediante il quale i dirigenti si assicurano che le risorse siano ottenute ed utilizzate efficientemente

per il raggiungimento degli obiettivi dell’organizzazione → controllo direzionale

  1. Il processo che assicura che compiti precisi siano portati a termine in maniera efficiente ed efficace → controllo

operativo

Per alcune classi di decisioni attraverso le quali si concretizzano queste attività, il margine di contribuzione risulta essere

sovente di fondamentale importanza. Il margine di contribuzione è una grandezza economica: il contributo al processo

decisionale si esaurisce in una valutazione di convenienza di carattere economico-finanziario; tale valutazione

costituisce esclusivamente un tassello di conoscenza da integrare con altre considerazioni non significativamente

apprezzabili in termini quantitativi né reddituali e/o finanziari.

L’approccio metodologico per valutare la convenienza economica di varie alternative gestionale è l’ analisi differenziale.

Essa fa perno sul concetto di “valore rilevante”. Quale soluzione massimizza il risultato economico rivelandosi la

soluzione più conveniente?

Utilizzando le informazioni così classificate si può evidenziare che il Mdc unitario offerto dal prodotto A è negativo

Mdc unitario → primo elemento di valutazione circa la convenienza economica a continuare l’attività di

produzione/vendita del prodotto A.

Ogni unità prodotta/venduta del prodotto B contribuisce a coprire i costi fissi dell’azienda A con 33,75€; al contrario,

ogni unità prodotta e venduta di A non solo non offre alcun contributo alla copertura dei costi fissi aziendali, ma genera

da sola un risultato economico negativo di 5€.

Come viene raggiunto il risultato economico aziendale di 10€?

L’attività di produzione/vendita di B assicura un margine alla copertura dei costi pari a 810€; i costi fissi sono

complessivamente pari a 760€ e il prodotto B è in grado di coprirli tutti portando l’azienda ad un risultato economico

positivo di 50€; il prodotto A non contribuisce in alcun modo alla copertura dei costi fissi ed “erode” parzialmente il

risultato reddituale raggiunto da B.

Si può dunque concludere che non conviene produrre/vendere un prodotto se il suo margine di contribuzione unitario è

negativo.

Per verificare questa conclusione basta vedere cosa succederebbe se il prodotto A venisse eliminato; si assuma l’ipotesi

che i costi specifici relativi agli ammortamenti non siano eliminabili e i soli valori differenziali siano costituiti dai ricavi

di vendita e dai costi variabili originati dall’attività di produzione/vendita di A.

Il risultato economico aziendale è incrementato di 40€, cioè del contributo “negativo” offerto dal prodotto A alla

copertura dei costi fisi.

Si supponga che il management dell’azienda Alfa riesca a riequilibrare la situazione

In questo caso entrambi i prodotti offrono un contributo positivo, seppur differente, alla copertura dei costi fissi.

Per valutare la convenienza economica a mantenere in questo caso l’attività di produzione/vendita di A è necessario

apprezzare la sua capacità di contribuzione alla copertura sia dei costi fissi specifici che dei costi fissi comuni; tale

apprezzamento può compiersi calcolando il Mdc di secondo grado

Per valutare la convenienza al mantenimento del prodotto A occorrerà anche valutare se e in quale misura i costi fissi

specifici siano eliminabili in corrispondenza dell’eventuale eliminazione del prodotto. I costi fissi specifici non possono

essere considerati automaticamente cessanti in corrispondenza della cessazione dell’oggetto di riferimento, bensì

possono essere vincolati da condizioni organizzative e contrattuali che ne rendono impossibile, nel breve periodo,

l’eliminazione o la riduzione.

Un CFS è da considerarsi eliminabile in corrispondenza alla cessazione dell’oggetto di riferimento qualora si verifichi

una delle due condizioni:

  • La possibile, immediata dismissione del fattore produttivo senza incorrere in perdite economiche (es.

la non sostituzione di un dipendente dimissionario o l’interruzione di un contratto d’affitto)

  • L’opportunità di ricollocare utilmente il fattore produttivo a beneficio di un differente oggetto di calcolo

(es. lo spostamento del supervisore di un prodotto ad altra linea produttiva oppure il riutilizzo per altra

attività di un macchinario)

Si supponga che i costi specifici (ammortamento) del prodotto A siano eliminabili nel caso in cui si decidesse di

interrompere l’attività.

Nell’ipotesi in cui gli ammortamenti relativi al prodotto A risultassero eliminabili, la convenienza economica a

interrompere l’attività di produzione/vendita andrebbe valutata, tenendo presente che questi ultimi, oltre ai ricavi di

vendita e i costi variabili, costituiscono un valore differenziale.

In caso di “drop out” del prodotto A infatti si avrebbe

Eliminando il prodotto, il risultato economico aziendale salirebbe da 74 a 250€, la decisione di eliminarlo è quindi

corretta.

Mantenere l’attività di produzione/vendita del prodotto A diverrebbe conveniente solo quando il margine di produzione

totale di primo grado risultasse superiore all’ammontare dei costi fissi specifici eliminabili e cioè per i volumi di

produzione/vendita peri a 67 unità; in questo caso il margine di contribuzione totale di primo grado sarebbe pari a:

&$&

!"

× 67 = 3 × 67 = 201

I costi fissi specifici risulterebbero in tal modo pari coperti ed il margine di contribuzione di secondo grado così

determinato:

--

&$&

contribuirebbe per 1€ alla copertura dei costi fissi comuni.

Dunque, non conviene produrre/vendere un prodotto se il suo 𝑀𝑑𝑐 &$&

non arriva a coprire almeno i costi fissi rispetto

ad esso specifici eliminabili.

Nuova ipotesi: il management a capo dell’azienda Beta, che dispone di due nuove linee di prodotto (Ce D) e che presenta

la situazione economica sotto riportata, debba decidere se:

  1. Eliminare il prodotto C ed impiegare la capacità produttiva disponibile per la produzione/vendita di 18 unità di

D

  1. Eliminare il prodotto D ed impiegare la capacità produttiva disponibile per la produzione/vendita di 30 unità di

C