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Relazione - Effetti di irrealtà, Tesine universitarie di Letteratura Contemporanea

Studio della metafora e delle figure in Troppi paradisi di Walter Siti

Tipologia: Tesine universitarie

2017/2018

Caricato il 26/09/2018

mattia.venturi
mattia.venturi 🇮🇹

4.4

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Effetti di irrealtà
Analisi del linguaggio figurato in Troppi Paradisi di Walter Siti
Relazione di Letteratura italiana contemporanea E
a.a. 2017/2018
Mattia Venturi
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Effetti di irrealtà

Analisi del linguaggio figurato in Troppi Paradisi di Walter Siti

Relazione di Letteratura italiana contemporanea E

a.a. 2017/

Mattia Venturi 815760

Introduzione Lo scopo di questo saggio è di tentare un'interpretazione del romanzo Troppi paradisi di Walter Siti attraverso l'analisi delle figure del linguaggio. Ci si concentrerà in particolar modo su quelle figure che consentono di ospitare immagini dentro il linguaggio. Figure che connettono tra loro due idee diverse: la similitudine, l’analogia, ma soprattutto la metafora. Tutta la tradizione post-aristotelica può essere sintetizzata in questo pregiudizio: la metafora non merita attenzione perché è una semplice figura del discorso, caratterizzata da finalità estetiche, cioè di abbellimento del linguaggio. La retorica, e quindi la metafora, viene spogliata del proprio apparato argomentativo e costruttivo e considerata come pura elocuzione attraverso la quale il linguaggio persuade. Il primo a capovolgere il sistema retorico della metafora vista solo come lusso e artificio o come significazione ingegnosa è Giambattista Vico. Vico scava il terreno retorico sotto le figure: le figure erano il parlare proprio, erano di necessità: la metafora diventa per lui uno strumento di comprensione della realtà. Anzi, è il motore di una delle forme fondamentali in cui possiamo conoscere il mondo: quella analogico- deduttiva, attraverso la quale riconosciamo somiglianze tra le cose che altrimenti ci sfuggirebbero.^1 Ma dobbiamo arrivare fino al Novecento, col fiorire degli studi di linguistica, per trovare le prime trattazioni analitiche. Richards suddivide il tenore dal veicolo , cioè l'idea sottesa dal termine esplicito, i quali cooperando producono un significato più complesso di quel che si può attribuire a ciascuno di essi 2. Nell'analisi di Perelman i due termini diventano tema e foro. Quasi tutte le indagini contemporanee sulla metafora tendono a chiuderla in un teatro del linguaggio e dei segni dove il massimo di movimento consentito è quello che va da una faccia all'altra del sipario, dal foro al tema. Per la critica semiotica la forza della metafora sta nello slittamento; ma i piani tra cui lo slittamento può avvenire sono individuati in quello dei significanti e in quello dei significati. (^1) A. Martinengo, Filosofie della metafora , Edizioni Angelo Guerini e Associati, Milano, 2016; p.13. (^2) Cfr. I. A. Richards, Metafora e filosofia della retorica , in Metafora , a cura di G. Conte, Feltrinelli, Milano, 1981; pp. 75-77.

termini di un altro.» 6. Le metafore con cui viviamo sono tali perché costruiscono parti del nostro rapporto col mondo. Ci comportiamo in base a una certa comprensione metaforica. Viceversa: costruiamo nuove metafore a partire dal modo in cui agiamo. Dunque la metafora come riflesso. Tra il linguaggio e le percezioni. Tra i segni e il sentire. Per quest'analisi il tentativo sarà quello di non fermarsi a nominare la forma dello spazio che si apre tra l'espressione presente ( veicolo, foro ) e quella virtuale ( tenore, tema ), e cioè di non chiamare solo in causa l'interstizio aperto tra significati e significanti. Si tenterà di analizzare quelle figure del discorso che sono “eventi”, le metafore vive, quelle originali e che creano nuovi significati, mentre si cercheranno di evitare quelle metafore ormai consumate dall'uso, che non creano nuovi spazi di comprensione e che non rivelano la visione del mondo dell'autore. Ogni analisi microscopica della metafora (come sostiene Richards) ci fa correre rischi di pedanteria e di autosuggestione, sicché ogni analisi farà riferimento al “sistema metaforico” che Siti costruisce e all'interpretazione generale dell'opera fornita dalla critica per smentirla o confermarla. Anche perché, come sostiene Ricoeur, non ci sono metafore nel senso di parole metaforiche, se avulse dal contesto o, meglio, dal discorso. Certo lo slittamento coinvolge la parola ma richiede anche l'intero contributo del contesto. Per usare sempre le parole di Ricoeur: «il processo di comprensione di una metafora è la chiave per la comprensione di testi più ampi, vale a dire le opere letterarie. Ma da un altro punto di vista è la comprensione di un’opera nel suo insieme che dà la chiave della metafora.» 7. La domanda che sottende un lavoro di questo tipo è: quale nuova conoscenza fornisce il romanzo in questione, modificando le relazioni designate tra le cose? (^6) G. Lakoff e M. Johnson, Metafora e vita quotidiana , Bompiani, 2004; p.24. (^7) P. Ricoeur, Metafora e ermeneutica , op. cit.; p. 158.

Analisi del linguaggio figurato Il ritorno all'analisi dei dati forniti dalla realtà parte per Walter Siti proprio dalla lingua; il suo infatti è uno stile che cerca di sovvertire le convenzionali rappresentazioni del mondo, del mondo che si fa linguaggio. Emblematiche diventano in questo senso, proprio le figure, con le metafore in prima linea, e questo appare chiaro fin da quando Sergio dice: «l'amore bisogna coltivarlo», e Siti-personaggio risponde: «anche la metafora della pianticella, dài, no;» 8. L'autore sembra stanco delle solite rappresentazioni trite e ritrite e, grazie alla propria ricerca stilistica, cerca di ridefinire il suo e il nostro rapporto con il mondo. Letta in questo modo la riflessione che segue la battuta di Marcello «si 'o sa Alfonso me se incula» 9 sembrerebbe una vera e propria dichiarazione di poetica: È sorprendente come una frase, che è fatta di convenzioni e di vento, possa far male come una macina, o un pugnale; i fonemi restano in sospensione nelle piegature della mente, mi costringono all'apnea; scavalcano un vuoto in cui non posso che continuare a cadere, senza trovare appigli. Lo so, ovviamente, che “me se incula” era usato in senso metaforico; ma appunto è l'intera antropologia che mi si sfila dietro la fronte, e l'etologia anche: il leone che per sottomettersi all'altro gli porge il deretano, i varani di Komodo che, nelle lotte per la supremazia territoriale, simulano il sesso, e chi soggiace se ne va sconfitto – una sequela infinita di padri, Marcello che si sente inferiore ai suoi amici in palestra perché è lui l'unico che lo riceve; e rispetta chi glielo mette.^10 Cosa stiamo leggendo, se non una descrizione della metafora per come ne abbiamo parlato finora: le convenzioni sono la langue , il vento la parole , cioè l'evento; il mondo che si fa linguaggio, il Reale. Il linguaggio scavalca un vuoto che è dato da una sezione di mondo non ancora rappresentata e questo vuoto si riempie subito di immagini, di senso. Un recupero quasi ancestrale della Natura e del rapporto uomo-mondo ma soprattutto uomo-uomo caratterizzato dalla sopraffazione. Ecco che mentre «le immagini si moltiplicano a mio dispetto, proiettate da intollerabili automatismi» 11 prive di struttura e tutt'altro che addomesticate, è possibile percepire (^8) W. Siti, Troppi paradisi , Einaudi, Torino, 2006; p.188. (^9) W. Siti, Troppi paradisi, op. cit.; p. 294. (^10) Ibidem. (^11) Ibidem.

make-up, e le storie ne sono gli spot pubblicitari. Compratevi il disprezzo, la disillusione, la sorpresa, costano poco e fanno un bell'effetto. La pubblicità, come si ripete continuamente, più che a vendere il singolo prodotto serve per rafforzare un certo modello di vita; così per le nostre emozioni pantografate; con euforia, l'homo televisivus frequenta una vita in cui ciascuno grida i sentimenti senza ascoltarsi, perché non li prova. 16 Non è molto diverso da come Siti-personaggio (che non a caso usa la prima persona plurale) vive i sentimenti, e le qualità umane, che si possono «indossare» 17 come se fossero capi d'abbigliamento, che servono a costruire la propria personalità come si costruisce un brand. È forse per questo che Walter scrive una lettera a B.N. (emblema della cristianità secolarizzata e laicizzata) chiedendo per Marcello «quattro etti di coraggio» e «due chili di autostima» 18 ; esattamente come al supermercato. L'immagine che l'uso di queste figure da parte dell'autore restituisce è quella di una macchina delle emozioni, nella quale è possibile «premere sul pedale dell'affetto» 19. Ma le conseguenze più interessanti che tale rappresentazione della realtà produce sono quelle che riguardano la relazione sentimentale con Sergio, assimilata a uno qualsiasi dei programmi Tivù di cui continuamente si parla: Sergio qual'è la liturgia del nostro stare insieme? Perché abbiamo tanta paura di mettere ordine? Le nostre vite sono così deboli di fronte alle tele-vite, quelle garantite da un senso strutturale?^20 Questo costringe Siti-personaggio a dare un senso strutturale anche alla sua relazione sentimentale. C'è qualcosa che i due non mandano «in onda, perché sarebbe troppo sgradevole da affrontare: la mia debolezza mascherata da generosità, la sua indifferenza truccata da compassione, il nostro disamore che fa progetti di lungo corso, ammantandosi da intesa profonda mentre non è che un'assicurazione contro l'infortunio della solitudine.»^21 E questo perché: «recitare l'amore dà tutte le consolazioni dell'amore, risparmiandone le noie» 22. Anche il sesso diventa «una cartolina – anzi, un cartellino timbrato, sperma (^16) Ivi , pp. 178-180. (^17) Ivi , p. 174. (^18) Ivi , p. 331. (^19) Ivi , p. 235. (^20) Ivi, p. 162. (^21) Ivi , p. 170. (^22) Ivi , p. 147.

evaso per onore di firma.» 23 Così Siti-personaggio diventa voyeur, consapevole delle relazioni “extra-coniugali” del compagno: «vorrei vederlo vivere in loro, l'amore sognato.» 24. Siti, come l'Occidente, diventa spettatore dell'amore. Quando si accorge che non può possedere Sergio perché ci sono dei programmi che il compagno non manda in onda, e cioè le relazioni clandestine che Sergio intrattiene («Sergio mi sfrega la mano dove c'è l'anello, ricambiando il tocco mi accorgo che ha una cicatrice alla base del pollice, non so come se l'è procurata, una volta me l'avrebbe fatta risarcire con un bacetto.» 25 ), Siti-personaggio decide di diventare «un artificiere. Sto smontando l'amore e ne sto ricomponendo i pezzi in altri forma; il risultato sarà la solitudine definitiva o la conoscenza, cioè il superamento di ogni solitudine.»^26 Non potendo essere la realtà che cerca, Siti-personaggio abbandona Sergio, e inizia l'«Operazione realtà prostituta» 27 , non potendo strutturare e contenere la realtà dell'amore per Sergio, Walter si mette alla ricerca della “pura forma”, i nudi. Ecco che «il vecchio fiume s'era risvegliato, protetto dall'attenuante che comunque era tutto virtuale.»^28 La Tivù L’interesse maggiore, soprattutto nelle recensioni apparse in quotidiani e riviste, è stato suscitato dal tema della televisione. Siti ha scelto una soluzione narrativa di grande impatto, quella di entrare, e introdurre il lettore, nel “dietro le quinte” televisivo, tra gli intrighi di produttori, conduttori, programmisti e politici che influenzano lo sviluppo delle trasmissioni, «con il piacere del pettegolezzo alto, senza remore» 29 pur omettendo alcuni nomi che tuttavia, data l’estrema intercambiabilità dei Personaggi Televisivi, sono immaginabili a piacere. Riporto, come chiave per la comprensione dell'analisi che segue, l'avvertenza dell'autore (^23) Ivi , p 158. (^24) Ivi , p. 153. (^25) Ivi , p. 222. (^26) Ibidem. (^27) Ivi , p. 210. (^28) Ivi , p. 167. (^29) A. Grasso, Fenomenologia della vita in tv , in «Corriere della sera»; 20 ottobre 2006.

personaggi televisivi appartengono a due ordini di categorie: le figure che rimandano a divinità e quelle che rimandano ad animali. Una doppia natura dei vip, definiti: «i nostri semidei, figli di una mortale e del tubo catodico, o di un uomo e della Fortuna» 36. Portatori dell'ordine dell'Universo al punto che una new entry viene descritta come: «normale ricambio nel fiume delle divinità, che assicura quaggiù l'alternarsi delle stagioni.» 37. Ambiguità che emerge chiaramente nell'episodio con Lei, «uno di quegli esseri mitologici dalla doppia natura, simili alle chimere e ai centauri, che sono i Personaggi televisivi» 38 e che viene descritta così: […] 2) il PT è solo per metà uomo, o donna: per l'altra metà è un effetto ottico, un'Immagine che lui stesso non padroneggia – quindi non capisce mai bene se a essere invitato è lui o l'Immagine, e chi dei due debba eventualmente reagire; 3) per non cadere preda della schizofrenia il PT decide che talvolta agisce come uomo (o donna), talvolta viene agito come Immagine.^39 A farla da padrone in questa “dépendance dell'Olimpo”, l'infantile Mutante, maestro di surrealismo di massa, il Creatore di questo paradiso terrestre, colui che si è immolato sull'altare del sacrificio per la nostra salvezza: Silvio Berlusconi, che per ben due volte viene citato nel romanzo. Incarnazione dell'unione tra realtà e finzione, tra Natura e Artificio. Il primo capo di Stato «che abbia da vivo una parte del suo corpo esposta in un museo» e che, come Gesù Cristo: «Si è fatto l'ennesimo lifting, continua a sacrificare il proprio corpo al Moloch di tutti. Finirà male, è troppo nuovo anche per se stesso» 40. Ma proprio come nel romanzo di Siti, dove dai bordi di una realtà ammantata fa capolino lo spettro del Reale, così è possibile vedere, se si guarda bene una delle foto recentemente apparse sui giornali e che raffigurano la ridiscesa in campo, qualche residua piega di Reale aggrappata alle palpebre del, per il resto impeccabile, “divino Mutante”. Metà déi, metà animali, i PT sembrano corrispondere nella visione del Siti-autore al corrispettivo odierno di una dimensione archetipica e ancestrale: quella del Mito. Nel (^36) Ibidem. (^37) Ibidem. (^38) Ivi; p. 82. (^39) Ibidem. (^40) Ivi ; p. 251.

mondo immanente attuale, loro sono i protagonisti dell'epica contemporanea e si immolano per la causa sacrificando loro stessi, trasponendosi in Immagine. Non è un caso che le due aree semantiche del linguaggio figurato collaborino per creare quest'estetica. Infatti, da un lato il rimando a queste creature ibride trova un corrispettivo preciso nella mitologia, dall'altro questa doppia natura concorre a creare un'immagine coerente nella testa del lettore: nell'Antico Egitto molte divinità assumevano sembianze animali. Gli animali hanno rappresentato un punto di riferimento esente da ambiguità che conservava nel tempo il significato simbolico che l’uomo gli aveva assegnato. Molte popolazioni facevano riferimento ad animali totem che assumevano le sembianze degli antenati e dell’alter ego animale: compito degli spiriti totem era quello di proteggere l’uomo che li onorava divinizzandoli. Gli animali in varie culture, sono stati presi a riferimento in base alle loro caratteristiche peculiari e utilizzati per esprimere concetti, per rappresentare divinità, come simboli d’imperi e regni. I Quattro Evangelisti, vengono iconologicamente fatti corrispondere a quattro animali: l'uomo, il leone, il bue, l'aquila. Gli animali sono terreno privilegiato per la metafora: il significato simbolico che attribuiamo ad ogni specie animale, ci aiuta quando dobbiamo evidenziare qualità o caratteristiche di una persona. Ogni culto dall'Antica Grecia all'Antica Roma, fino ai politeismi contemporanei, fa corrispondere un animale sacro a una divinità; simbolo di un legame indissolubile tra gli elementi, tra la Natura e l'uomo. Dunque due rappresentazioni, due aree semantiche diverse, che contribuiscono a creare un'immagine coerente e che rispondono al bisogno del Siti- autore di recuperare una dimensione ancestrale, una connessione col Reale e con la Natura. Ma si potrebbe azzardare anche un'altra interpretazione per la ricorrenza così frequente dell'analogia tra i Personaggi Televisivi e il mondo animale, forse più fantasiosa. Secondo l'interpretazione dell'autore la televisione cerca di costringere la realtà all'interno di una struttura depotenziandola, o derealizzandola. Questo appare chiaro soprattutto nell'episodio in cui Siti-personaggio è in visita nella casa del Grande Fratello. I partecipanti sono «prostituti speciali, schiavi che il padrone (cioè tu) ha chiuso in gabbia.» 41. Ma è nella dopo poche pagine che Siti ci fornisce una chiave con (^41) Ivi ; p. 165.

qualche riflesso di Reale. Quello che trova sul fondo “è un altro specchio”, perché è la realtà che «attraverso la televisione desidera se stessa» 46. Ancora: «la televisione […] è uno specchio deformante, che sta facendo subire alla realtà un'interessantissima torsione. E' l'opposto del cinema.»^47 Dunque Walter Siti, mostrando il fuori onda, capovolge l'irrealtà. Mette i gestori dello zoo dentro le gabbie e per farlo ci mette pure se stesso, e noi lettori con lui, perché lui è l'Occidente. Il corpo e i nudi Ultima area tematica interessante per quel che riguarda le figure, è la rappresentazione del corpo e in particolare dei nudi maschili, gli escort che Siti-personaggio ricomincia a frequentare dopo il fallimento della relazione con Sergio, perché, dichiara: «Voglio possedere una forma, non una persona» 48. L'analogia più evidente è quella che accomuna il corpo degli escort con la merce e che emerge in questi passi: […] recapito della merce a domicilio... ti portano la meraviglia tra le pareti domestiche, come la tivù (la tivù è l'escort service dei poveri). […] In soli tre mesi ho scovato alcuni 'pezzi' di qualità notevole. […] Col denaro si usufruisce di un prodotto che è frutto del lavoro altrui. […] La novità è che adesso ci sono anche le donne, carrozzerie disegnate diversamente ma non qualitativamente diverse, e i commenti sono simili. Prototipi, prodotti ad alta tecnologia.^49 E' interessante notare come, oltre alla mercificazione del corpo, la prima metafora sia un chiaro rimando alla Tivù, alla struttura, alla pura forma ricercata da Siti. La merce, i nudi vengono visti come chiave d'accesso per possedere la realtà, un contenitore surrogato nel mondo immanente caratterizzato dall'assenza o dalla morte di Dio. Ma è solo più avanti che Siti-autore, dialogando con Augusto, ci fornisce una chiave di interpretazione che consente di andare davvero in profondità:

  • Siamo i Cagliostro di noi stessi, se hai disciplina riesce a far diventare il tuo corpo un giochino bellissimo. […] (^46) Ivi ; p. 86. (^47) Ivi ; p. 95. (^48) Ivi ; p. 281. (^49) Ivi ; p. 211.
  • In un certo senso siete come le anoressiche...^50 La similitudine tra body builder e anoressici fa pensare a Lacan, o almeno all'interpretazione che Massimo Recalcati dà dei disturbi alimentari e in particolare dell'anoressia: […] il discorso del capitalista enfatizza la distruzione della sublimazione offrendo l'illusione che sia possibile un accesso diretto alla Cosa. Il suo culto del consumo è un culto chiaramente bulimico fondato sul carattere regressivo della desublimazione. […] l'oggetto non è più perduto ma è riproposto come semplice presenza, come oggetto da consumare compulsivamente, come oggetto sempre a disposizione. L'astuzia di questo discorso consiste nel promettere una salvezza che però non si deve mai realizzare compiutamente perché il suo differimento è l'occasione per la produzione di nuove e continue psudomancanze.^51 In questo brano sembra trovare spiegazione anche l'impotenza che caratterizza il possesso di Marcello, il prodotto ideale, il surrogato definitivo del desiderio trascendente. Ma torniamo all'anoressia: Nell'anoressia, invece, l'eccesso sembra spostarsi sul governo ascetico e disciplinare di sé. In realtà il sacrificio e la privazione anoressici non sono affatto obiezioni critiche al discorso del capitalista, ma ne riflettono la sua anima più perversa e profonda. […] il soggetto anoressico si sostiene solo nell'illusione del proprio Ego e di una totale padronanza di sé. Il suo ascetismo è solo apparente perché ciò che conta è una forma mondana di autocelebrazione dell'Io. In questo senso il culto feticistico della propria immagine corporea esprime un altro grande mito del nostro tempo; la sola religione possibile nell'epoca dominata dal discorso del capitalista è una religione del corpo come nuovo idolo, dell'immagine del corpo-magro elevata a icona sociale.^52 Dunque: l'illusione dell'oggetto del desiderio come integralmente incarnato nell'oggetto del godimento. Per le persone affette da disturbi dell'alimentazione il mondo si riduce alla superficie liscia e ascetica dello specchio. Difficile non notare l'analogia con quello che accade nel romanzo di Siti che cerca di recuperare il reale come impossibile, negato dal discorso del capitalista. Il paradiso reale è qua, e si può possedere. O ancora: Si tratta di quella metamorfosi [la “clinica del vuoto”] che tende a ridurre la dimensione soggettiva della mancanza-a-essere e quella del desiderio che da essa scaturisce, in quella di un vuoto sganciato dalla mancanza e senza più alcun legame col desiderio. […] La riduzione contemporanea della mancanza a vuoto comporta innanzitutto un effetto di falsa padronanza. La mancanza ritrasformata in vuoto offre cioè l'illusione che il vuoto si possa riempire, come accade nella bulimia o nelle altre forme di dipendenza patologica additiva, oppure, come (^50) Ivi ; p. 243. (^51) M. Recalcati, Un cammino nella psicoanalisi , Mimesis edizioni, Milano-Udine, 2016; p. 47. (^52) M. Recalcati, Un cammino nella psicoanalisi , op.cit.; p.47.

quale però si possono ancora trovare i rimasugli di un'anima. Dunque c'è qualcosa di umano, qualcosa che sfugge al potere d'acquisto di Siti-personaggio, qualcosa che rimane fuori dalla scena. Con Andrea, Siti-personaggio non può possedere intera la realtà. Quindi la ricerca prosegue. Si passa a Luigi, il cui corpo si espande come un fiore liofilizzato. Area semantica del regno vegetale. Liofilizzato rimanda a una componente artificiale, tecnologica, ma pur sempre di esseri viventi si parla. La ricerca deve andare avanti, Siti-personaggio non può fermarsi qua, non può possedere Luigi perché «è un uomo nient'altro che un uomo.»^58 Poi finalmente arriva Marcello che viene descritto così: è puro come l'acqua che prende la forma del recipiente dove si versa. […] A forza di presentarsi come ciascuno lo modellava non è più niente per sé.^59 […] come un'ametista è semplicemente viola dopo che l'erosione l'ha purificata dal minerale di supporto.^60 L'immagine che Siti ci restituisce di Marcello è l'immagine di un corpo inanimato, senza vita. Marcello «è l'Immagine, e l'Immagine non prevede erezione, anche quando misteriosamente si incarna in un corpo reale.» 61 Ma è anche «l'icona stessa dell'irreale contemporaneo fondato sull'utopia del sempre-di-più; ma è un'Immagine che chiede di essere attraversata e io non ho i mezzi per farlo.»^62 C'è anche un'altra metafora su Marcello, anzi sul viaggio: «Il viaggio è Marcello (e per lui ahimè, sono solo un turista).» 63. Per capire questa metafora occorre fare un passo indietro e scoprire cosa Siti ci aveva detto sui viaggi e sul turismo: Il turismo è l'altro grande marchingegno inventato dall'Occidente per de-realizzare il mondo. Andava ancora bene quando il turista partiva per luoghi avventurosi, dove non l'aspettavano; era una conoscenza superficiale, ma pur sempre di qualcosa che si poteva definire realtà. Pian piano il turista ha cominciato a frequentare luoghi preparati per lui: ogni punto bello del mondo è diventato un set.^64 (^58) Ibidem. (^59) Ivi ; p. 266. (^60) Ivi ; p. 268. (^61) Ivi; p. 260. (^62) Ivi ; p. 316. (^63) Ivi ; p. 258. (^64) Ivi ; p. 157.

Se vedessimo una storia d'amore come un set, Marcello sarebbe l'attore che interpreta la parte dell'innamorato. È lui che Siti vuole possedere. Ma una volta posseduta, la realtà non è più quella. Siti non può possedere Marcello perché è impotente (anche dal punto di vista conomico). Il consumismo spinge all'impotenza perché la merce non deve bastare mai, deve essere impossedibile. Marcello è un paese del Terzo Mondo che non potendo essere posseduto, obbliga Siti a conoscerlo. L'impulso a conoscere e quello a possedere, che sembrano sorgere insieme, in effetti portano verso direzioni opposte è la mancanza di possesso che costringe alla conoscenza. Se il Terzo Mondo non riuscissimo a possederlo, saremmo obbligati a conoscerlo.^65 Siti-personaggio riesce a possedere Marcello solo alla fine solo grazie a una protesi tecnologica, grazie all'artificio; così come Siti-autore riesce a penetrare l'Assoluto grazie all'arte, alla trasposizione in Immagine. «Il bambino, l'angelo, il corpo pneumatico sono proiezioni di servizio – vuote, se non riesco a dare senso a questo sciagurato trentanovenne nonostante se stesso.» 66 Grazie alla sua protesi tecnologica, Siti riesce ad attraversare l'Immagine, a rompere lo specchio e finalmente nasce. Conclusioni Per concludere non resta che azzardare un'interpretazione generale dell'opera per confermare o confutare la letteratura critica che in questi anni si è spesa su Troppi paradisi. Secondo Genna uno dei motivi fondamentali del romanzo è il rapporto dell’io con l’ancestrale, tanto che egli individua il turning point del romanzo nel momento della morte del padre, «liquidata in una raggelante frase» che può apparire cinica ma che in realtà permette di svelare «l’universo di chiacchiera e realtà di cui Siti è attentissimo, surperegoico, filologico demiurgo.» 67. La tesi del rapporto con l'ancestrale e della ricerca di un'epica contemporanea sembrerebbe essere confermata dall'analisi del linguaggio figurato. Quella che non sembra confermata è la tesi secondo cui il romanzo potrebbe (^65) Ivi ; p. 403. (^66) Ivi ; p. 363. (^67) G. Genna, Walter Siti: Troppi paradisi, in carmillaonline.com; 21 ottobre 2017.

stesso “effetto di reality” prodotto dalla cultura televisiva. Lagioia, nella sua difesa al romanzo, insiste sull’opportunità della scelta di Siti. L’operazione di Siti vuole riprendere, capovolgendolo, il rapporto che c’è tra realtà e reality show: nel Grande Fratello la pretesa di veridicità porta alla mistificazione e al pervertimento della vita, in Troppi paradisi la dichiarazione di artificiosità (l’autobiografia di fatti non accaduti) diventa un coefficiente di verità attraverso cui si rivela la vita (mistificata e pervertita, rispetto a qualunque prospettiva di umanesimo) dell’Italia contemporanea.^72 Se il tentativo di creare un’opera-mondo appare in questo modo un fallimento, a causa di una «poetica del romanzo impossibile» dato dalla stessa scelta della forma romanzo, il tasso di verità presente nel romanzo si innalza significativamente rispetto non solo ai precedenti lavori di Siti, ma anche rispetto al panorama letterario contemporaneo. L’opera di Siti, e il suo linguaggio, si rivela capace di raccontare la nuova rivoluzione antropologica della contemporaneità; ma soprattutto di vedere il proprio tempo e di mostrarlo. (^72) N. Lagioia, Italia, televisione, mutazione: un grande romanzo di Walter Siti , lostraniero.net, Ottobre

BIBLIOGRAFIA

A. Martinengo, Filosofie della metafora , Edizioni Angelo Guerini e Associati, Milano,

G. Conte, a cura di, Metafora , Feltrinelli, Milano, 1981. G. Lakoff e M. Johnson, Metafora e vita quotidiana , Bompiani, 2004. G. Mazzoni, I destini generali , Laterza, Roma-Bari, 2015. M. Recalcati, Un cammino nella psicoanalisi , Mimesis edizioni, Milano-Udine, 2016. P. Ricoeur, La metafora viva , Jaca Book, Milano, 2010. Wu Ming, New Italian Epic , Einaudi, Torino, 2009. W. Siti, Troppi paradisi , Einaudi, Torino, 2006. W. Siti, Scuola di nudo , Einaudi, Torino, 1994. RASSEGNA STAMPA A. Grasso, Fenomenologia della vita in tv , in «Corriere della sera»; 20 ottobre 2006. SITOGRAFIA G. Genna, Walter Siti: Troppi paradisi , in carmillaonline.com; 21 ottobre 2017. [https://www.carmillaonline.com/2006/08/21/walter-siti-troppi-paradisi/]