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Tipologia: Sintesi del corso
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BHAGAVAD-GITA (Il canto del glorioso Signore) è insieme alle Upanisad (Le sedute presso il maestro), da cui ne ricalca i dialoghi in quanto antecedente principale della BG, l’opera dell’antica letteratura religiosa indiana in lingua sanscrita più largamente conosciuta al mondo. Va inserita in un contesto filosofico-religioso e all’interno dell’ambito testuale vedico e post-vedico. È il testo fondamentale del pensiero religioso brahmanico, composta da 700 strofe non è altro che una parte di un episodio del Libro di Bhishma, il 6° dei 18° libri in cui si divide il Mahabharata (Il grande poema dei Bharata). Il Mahabharata è una Itihasa: una narrazione di miti e di gesta di eroi, di storia del passato che, con le sue innumerevoli digressioni su temi di ogni tipo, costituisce un'autentica enciclopedia di tutto il sapere tradizionale brahmanico. Esso non è solo un’estesa raccolta delle principali credenze, delle concezioni religiose e dei valori etici fondamentali della cultura tradizionale dell’India, ma anche una sorta di grandiosa allegoria della crisi che caratterizza la fine di un’era cosmica (sono 4 e caratterizzate da una durata decrescente e da una progressiva corruzione). È praticamente impossibile attribuire una data di composizione a questa grandiosa enciclopedia che probabilmente secondo gli studiosi è stata realizzata nel corso di diversi secoli forse a partire sin dal IV secolo a.C. e ha assunto la forma che è pervenuta a noi attorno al IV secolo d.C. La valutazione sulla composizione degli studiosi occidentali ruotano attorno due orientamenti:
Il principale insegnamento del Mahabharata, come pure concetto chiave della Bhagavad-gita, è il Dharma che è concepito come Norma eterna, che rendi eterni, fondamento delle infinite norme del comportamento etico di ogni uomo, è un valore fisso e stabile che non muta né viene meno (da sempre e per sempre), è la forma delle cose intesa come la loro stessa natura, quella forza che la fa essere come sono. Il termina ha un ampio raggio semantico, difficile da tradurre nella sua interezza con una sola parola. Deriva dalla radice indo-europea dhr- che significa ‘sostenere, mantenere in essere’. La stessa parola in India viene utilizzata per indicare la religione. Esso è la legge di natura, ordine, è il dovere e l’osservanza. Esso governa la sfera delle istanze religiose dell’uomo in quanto se correttamente applicato nella vita prepara l’uomo a porre fine alla ciclicità di rinascite e di rimorti (Samsara) determinate dai frutti delle azioni compiute (Karman). È la pratica del Dharma che può aprire all’uomo le porte della salvezza definitiva dal divenire e quindi la liberazione finale (Moksa). Ma ha anche in sé la dimensione che riguarda la legittima acquisizione e fruizione dei beni del mondo, la quale comprende tanto il piacere e il soddisfacimento dei desideri (Kama) quanto il successo derivane dai beni, dalle ricchezze e dal potere (Artha). Sebbene la tradizione brahmanica più antica tenda a parlare del Dharma come di un principio unitario al quale deve conformarsi l’intero umano agire, le fonti tradizionali ci presentano un quadro ben diverso. Infatti al contrario esistono due tipi di dharma, definite in base a diverse situazioni spazio-temporali e i quali possono talvolta trovarsi in contrasto fra loro:
non-azione in quanto il compimento del proprio Dharma particolare (sva-dharma) prevede necessariamente delle azioni, i frutti delle proprie azioni derivano sia da azioni benevole che malevoli. Secondariamente, Krsna parla anche dei sacrifici vedici come pratica importante insieme alla conoscenza dei testi vedici ma che non basta per liberarsi e arrivare al Moksa in quanto il sacrificio, l’elemosina e l’ascesi sono atti di purificazione ma anche queste azioni devono essere attuate rinunciando all’attaccamento ai frutti e ad ogni desiderio. Il discorso dell’eroe-dio si svolge sul carro da guerra di Arjuna, di cui egli è l’auriga, al centro della piana del Kuruksetra, che costituisce il teatro della grande battaglia. Rappresenta una delle aree sacre per eccellenza in quanto è considerata la vera culla della religiosità vedica, per questo chiamato Dharmaksetra (terra del Dharma, cioè della pietà religiosa e dell’ordine morale) e considerato come una delle cinque piattaforme sacrificali di Brahma. Assunse il nome di Kuruksetra in onore di un antico sovrano della dinastia lunare, il Kuru, il quale, oltre che re, era anche un sapiente (rsi) di nome Kuru. Si narra che abbia costruito un arato d'oro con cui arando la terra disse di essere intento a prepararla per coltivare l’ascesi, finché non intervenne Visnu al quale egli illustra la propria ottuplice grande norma religiosa del Dharma (Norma eterna - comune), quella stessa che il Mahabharata definisce la ‘norma eterna dei buoni’. Visnu chiese al re dove fosse il seme per questo straordinario tipo di coltivazione e Kuru rispose che esso era nel suo stesso corpo; su richiesta del Dio cominciò a offrirgli sé stesso: prima le braccia poi le gambe infine il capo. A quel punto Visnu gli concesse una grazia e Kuru chiese che l'area da lui arata fosse considerata per sempre un Dharmaksetra e che ogni opera pia ivi compiuta conferisse il più̀ alto merito religioso —> Non è un caso che il sacro territorio dei Kuru divenne alla fine di un'era cosmica il teatro di un ben più̀ grande rito sacrificale in cui tutti gli eroi sono allo stesso tempo sacrificatori e vittime. l contenuto dottrinale della BG è insieme metafisico ed etico, infatti, contiene insegnamenti segreti (Upanisad) che riguardano la conoscenza del Brahma e la dottrina dello yoga: vale a dire l’aspetto teoretico e quello pratico dell’esperienza religiosa. L’opera composta attorno al II secolo a.C. e ci è pervenuta nella redazione fissata alla fine del VII d.C. da Sankara (celebre maestro indiano della scuola di pensiero non-dualistica della realtà) il quale vide in essa una collezione della quintessenza del significato dell’interno Veda. Proprio in questo senso la BG si presenta come opera eccellente nel panorama della letteratura religiosa tradizionale dell’India, dal momento che il compito principale della memoria delle verità rivelate consiste nel perpetuare e promuovere la fede nelle parole di verità annunciate nella rivelazione, cioè nel Veda. Nella BG l’insegnamento diretto di Krsna ad Arjuna costituisce una rivelazione sia personale, storica che originale. Con la straordinaria autorivelazione di Krsna come divinità̀ piena di amore per i suoi devoti e per tutti gli esseri, la BG introduce l'idea della Bhakti (cioè del rapporto di amore-devozione e di partecipazione con una divinità̀ personale) nell'orizzonte religioso della rinnovata tradizione bramanica, operando in qualche modo un compromesso fra le esigenze ineludibile di operare nel mondo e le nuove istanze dell'ascesi e della rinuncia, che portano a proporre come obiettivo l'abbandono completo dell’azione. Il vecchio sistema bramanico aveva associato nell’azione la causa del vincolo delle nascite, dal quale l’uomo desidera affrancarsi, si era impegnato a ricercare una via che conducesse a tale riscatto e l'aveva individuata in una serie di atti con valore rituale, ma non per questo queste azioni erano meno vincolanti, in quanto in qualsiasi atto umano si annida il desiderio e il desiderio è la radice di ogni male. In poche parole, la cura proposta dagli antichi brahmani era la malattia stessa. Dal momento che però non è possibile sfuggire completamente all’azione, era necessario trovare il modo di agire senza contrarre legami, di sopprimere cioè quella caratteristica intrinseca dell’azione che la trasforma in un vincolo e che
consiste nel desiderio. Da questa riflessione scaturisce il tema centrale e il filo conduttore della BG il quale individua nell’azione priva di attaccamento ai suoi frutti (priva di desiderio), il vero yoga, la via maestra che può consentire all’uomo di passare attraverso l’esperienza terrena senza esserne contaminato e senza contrarre legami che gli impediscano di raggiungere il fine ultimo dell’unione con Dio. Il dubbio di Arjuna offre a Krisna l’occasione di enunciare due principi fondamentali:
Signore insegna.
interiore esclusiva e la perseveranza nella conoscenza del Sé.
17° lettura ‘I tre tipi di fede’
Viene criticato: argomenti tecnici e termini sanscriti pronunciati da Krsna non vengono parafrasati quindi risulta di difficile comprensione. Approccio: si attiene il più̀ possibile all’ordine delle parole sanscrite nel testo. Stephen Mitchell: A differenza di Van Butenen, che guida il lettore della BG nell’India classica, Mitchell persuade l’autore a collocarla in una dimensione senza tempo. Egli, infatti, vede la BG non soltanto come un poema storico ma anche come un poema religioso che parla di una verità̀ dell’esistenza umana. Egli considera la BG come un manuale di istruzione per la pratica spirituale, guida per la pace interiore, canzone d’amore a dio. Mantiene uno stile discorsivo e colloquiale. Omette alcuni dettagli poiché́ cerca di arrivare ad un orizzonte d’attesa ampio. Continua diffusione orale: letture in famiglie, quartieri, università̀, luoghi di pellegrinaggi. Per lui Krsna parla non solo ad Arjuna cambiando la sua vita, ma anche a noi: noi tutti possediamo la saggezza che Krsna insegna.