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Riassunto filosofie classiche dell'india, Sintesi del corso di Filosofia Indiana

Riassunto del libro utile per l'esame

Tipologia: Sintesi del corso

2019/2020

Caricato il 07/10/2021

cristina-missanelli
cristina-missanelli 🇮🇹

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Filosofia dell’India e dell’Asia Centrale- Pellissero AS 2017/2018
IL CORPUS VEDICO, DALLE SAHITĀ
ALLE UPANIAD
=“scienza [sacra]”
Per il fatto che essi non hanno un autore umano ma sono stati solo "uditi" vengono chiamati Śruti (“ciò che è
udito”)
Darśana “visione del mondo”/ “punto di vista”
Slittamento semantico dovuto alla produzione dossografica (ogni scuola si riterrà la più autorevole e
definitiva) dottrina della “doppia verità”: assoluta/relativa
Rifiuto pragmatico della dimensione teorica (praticità) = ricerca felicità (No filosofia fine a se stessa)
Corpus vedico: summa della civiltà fiorita in India = punto di arrivo di una civiltà precedente (lunga
elaborazione concettuale e letteraria) NO espressione culturale preclassica, fonte di ogni successiva produzione
indiana (positivismo), punto di partenza di una civiltà posteriore, filosofia primitiva e non sicura della propria razionalità
Letteratura vedica suddivisibile in: (18=buon auspicio)
4 Veda
6 “membra del V.”: fonetica, metrica, grammatica, etimologia, astronomia, rituale (pubblico/solenne e
privato/domestico- genere del Sūtra) centralità della linguistica nella visione del mondo indiana
4 “membra secondarie”,
4 “V. secondari
La raccolta dei Veda consiste:
nelle quattro Sahitā
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IL CORPUS VEDICO, DALLE SAṂHITĀ

ALLE UPANIṢAD

=“scienza [sacra]”

Per il fatto che essi non hanno un autore umano ma sono stati solo "uditi" vengono chiamati Ś ruti (“ciò che è udito”)

Dar ś ana “visione del mondo”/ “punto di vista” ▪ Slittamento semantico dovuto alla produzione dossografica (ogni scuola si riterrà la più autorevole e definitiva)→ dottrina della “ doppia verità ”: assoluta/relativa ▪ Rifiuto pragmatico della dimensione teorica ( praticità ) = ricerca felicità (No filosofia fine a se stessa) ➢ Corpus vedico: summa della civiltà fiorita in India = punto di arrivo di una civiltà precedente (lunga elaborazione concettuale e letteraria) → NO espressione culturale preclassica, fonte di ogni successiva produzione indiana (positivismo), punto di partenza di una civiltà posteriore, filosofia primitiva e non sicura della propria razionalità

Letteratura vedica suddivisibile in: (18=buon auspicio)

▪ 4 Veda ▪ 6 “ membra del V .”: fonetica, metrica, grammatica, etimologia, astronomia, rituale (pubblico/solenne e privato/domestico- genere del Sūtra)→ centralità della linguistica nella visione del mondo indiana ▪ 4 “ membra secondarie ”, ▪ 4 “ V. secondari

La raccolta dei Veda consiste:

● nelle quattro Saṃhitā (संहता): Ṛgveda (ऋवेद), Sāmaveda (सामवेद), Yajurveda (यजुवद) e Atharvaveda (अथववेद), composte tra il 2000 a.C. e il 1100 a.C.; ● nei Brāhmaṇa (ामणं), commentari alle quattro Saṃhitā composti tra il 1100 a.C. e l'800 a.C.; ● nelle Āraṇyaka (आरयक), testi esoterici riservati agli eremiti delle foreste o comunque recitati al di fuori del contesto dei villaggi, composte tra il 1100 e l'800 a.C.; ● nelle Upaniṣad (उपनषद), opere di ulteriore approfondimento composte tra l'800 e il 500 a.C.;

● nei Sūtra (सू) e nei Vedāṅga (वेदाग) “membra del Veda”, opere di codificazione dei riti, composti dal 500 a.C. in poi.

4 raccolte “Samhita”

( Ṛ gveda, S ā maveda,

Yajurveda, Atharvaveda )

4 livelli

Inni di lode in onore delle

divinità

“raccolte” Saṃhitā

Formule sacrificali “testi sacerdotali”^ Brāhmaṇa

Melodie cantate “testi silvestri”^ Āraṇyaka

Formule di incantamento “testi iniziatici”^ Upaniṣad

NB: dal primo al quarto livello c’è una transizione dal Vedico al Sanscrito (Āraṇyaka = sanscrito vedicheggiante)

Saṃhitā → “raccolte” 10 cicli (mandala), 1028 inni, 10462 strofe

“sacerdote cantore” : primo esempio di notazione e uso musicale di testi nella tradiz. Indiana (“raccolta della scienza dei canti”) ❖ “sacerdote sacrificatore”: due versioni: 1) “Nero”→ perché unisce i testi sacrificali a quelli sacerdotali 2) “Bianco”→ necessità di depurare le formule sacrificali (“raccolta della scienza delle formule sacrificali”)

“inno del non essere” → singolarmente problematico: determinare come l’essere scaturisca dal non essere→ 1) antichità quesito nella speculazione indiana 2) impostazione in termini razionali (NO devozionali) ▪ Ruolo cosmico del rito sacrificale (max espressione) = ritrae momento in cui l’universo scaturisce dal sacrificio primordiale del macrantopo (Puruṣa) ▪ Ermeneutica indiana = volontà euristica ferrea [NB: procedimento euristico: metodo di approccio alla soluzione dei problemi che non segue un percorso rigoroso, ma, affidandosi all'intuito e allo stato temporaneo delle circostanze, consente di prevedere un risultato che resta da convalidare]

“inni enigmatici”→ parte oscura: corrispondenze con certe composizioni celtiche irlandesi : Le Triadi ▪ Enigmi numerici = 1) tramandare insegnamenti con particolari cautele, in modo criptico

  1. divertissment letterario: basi per la letteratura d’arte (Kāvya) [es. “dispute sul Brahman”: genere letterario post-vedico] ❖ “triplice scienza” = prime 3 raccolte (raccolte, testi sacerdotali, testi silvestri) = corpus compiuto ❖ 4° raccolta (testi iniziatici)= riti minori quotidiani (NO clero ufficiale) → integrato nell’epoca dei Purāṇa→ 2 pratiche: “acquietatrici” o “terribili” ▪ Bipartizione tra riti: 6 specie→ per questo mondo / per l’aldilà→ apotropaici, propiziatori, imprecatori

Brāhmaṇa→ “testi sacerdotali”/ “insegnamento relativo al

Brahman” Testi esegetici ( “ex”= da dentro / “egesis” = condurre) in prosa, primo esempio di sanscrito arcaico→ spiegazione di un atto rituale e delle formule correlate

❖ Tesi a colmare le lacune delle “raccolte” ❖ Tendenza all’interpretazione simbolica : possibilità di connessione tra atti rituali e forze naturali (sacrificio come realtà indiscutibile)

o cammino della residenza di Yama, dio dei morti (nessuna accumulazione) conduce alla rinascita immediata in forma animale o vegetale ❖ Elementi letterari importanti sul piano filosofico o resa esplicita delle connessioni e dei legami segreti o indagine razionalistica dei dati ereditati dalla rivelazione vedica o i “grandi detti” (espressioni compendiose)

Sankara→ interpretaz. vocabolo svincolato dall’etimo→ “mezzo per ottenere la conoscenza dell’identità di

Atman e Brahman, che rappresenta il metodo per sradicare la causa della trasmigrazione”

Classificazione stilistica e letteraria:

AnticheMedieMedievali/settarie/post-vediche/ minori/moderne→ affiliazione tardiva o artificiosa ▪ Del “vedanta comune” ▪ Dello Yoga ▪ Della rinuncia ▪ “settarie” (Siva, Visnu, Dea)

Scuola di Sankara

Le Upaniṣad sono per il Vedanta→ “ la fine del Veda ” (ultimo dei 4 liv) e “ il fine del Veda ” (soteriologico: metodo per la salvezza)

Brahman : principio macrocosmico al di là del tempo e dello spazio (“forza che sostenta il mondo”)

Trascendente e immanente

Atman : principio microcosmico (“soffio vitale”) Essenza immortale dell’essere umano, al di là di ogni contingenza (“che riempie il corpo facendolo vivere”) Principio divino: Īś vara (=signore)→ da cui deriva un orientamento settario ( Siva, Visnu, Dea) → realtà nascosta ≠ spazio, tempo, causalità

= pratiche di meditazione codificate→ ineffabilità Brahman-Atman → INTROSPEZIONE TRASFORMATRICE “ciò che viene espresso dal pensiero, ma mediante il quale il pensiero trova espressione”

Impostazione apofatica, ma anche fisiologia

Le 4 Upanisad

  1. Rgvedasamhita: Aitareya (argomento cosmogonico) e Kausitaki (incentrata sul soffio vitale)
  2. Samaveda: Chandogya (mistica della melodia e dell’identità di atman e brahman) e Kela (impossibilità di fornire una descrizione concettuale del brahman)
  3. Yajurveda a. Nero: Taittirya (dottrina dei 5 involucri), Katha (destino post mortem), Svetasvatara (figura di Rudra-Siva), Mahanarayana (citazioni vediche), Maitri b. Bianco: Brhadaranyaka (inanità dell’azione spirituale e coincidentia oppositorum dell’assoluto)
  4. Atharvaveda: Mundaka (efficacia della gnosi salvifica rispetto alle opere), Prasna (soffio vitale), Mandukya (4 stati di coscienza),

Il sacrificio animale è alla base delle pratiche religiose vediche, serve per rendere il mondo padroneggiabile, è fatto da 4 trasferimenti

1. compiere sacrificio + necessità sopravvivenza: individuazione di una vittima vicaria per consentire al

committente di compiere il sacrificio e contemporaneamente sopravvivere a. “cuocere il mondo” che è “crudo”/”indigesto”, per renderlo padroneggiabile b. Concetto di trasferibilità c. Vittima sacrificale=vittima vicaria→ committente sacrifica se stesso ( sacrificio di Prajapati “ dall’uno nasce il molteplice ”)

  1. I meriti che derivano dalle pratiche sacrificali compiute sono trasferiti dal sacerdote al committente a. Dai sacerdoti al committente (che si limita a fornire le materie prime) ≠ karman (retribuzione azioni→ hinduismo)
  2. sacrificatore officiante: l’officiante, che sacrifica per il committente, rinuncia al frutto del sacrificio in favore della divinità, e perciò a favore dell’intero cosmo (senza il sacrificio il cosmo non si reggerebbe) a. Officiante (già vicario del committente) rinuncia al frutto del sacrificio in favore della divinità b. NO interesse particolare = SI sostentamento del cosmo

4. sacrificio di Sé (mito macrantropo primordiale): il sacrificio viene sublimato in sacrificio di sé,

ossia in rinuncia ai frutti dell’azione. a. Rinuncia ai frutti dell’azione Questi livelli si possono, in modo imperfetto, accostare ai quattro livelli dei Veda: parallelismo tra i 4 liv del Veda e i 4 trasferimenti→ Upaniṣad chiudono circolo ermeneutico eliminando vicari (sacrificio di Sé torna ad essere sacrificio di Sé)

Vedanga → “membra del Veda” - Sutra → “aforismi”

I sutra sono accompagnati da commenti e glosse, scritte oppure orali (date dal maestro) ambiente comune a ritualisti e grammatici. Sono il punto di passaggio dalla Śruti (ascolto diretto-rivelazione vedica) alla Smṛti (memoria mediata della rivelazione), per rendere la Śruti accessibile a tutti.

→ Sūtra rituali perlopiù normativi

→ Sūtra grammaticali perlopiù descrittivi

La letteratura ancillare è presente in tutti i 4 Veda [...]

Il Veda non potrà dirsi morto finché esisterà un maestro in grado di trasmetterlo e un discepolo in grado di riceverlo secondo i metodi tradizionali (da centinaia di scuole a poche unità)

  1. Purāṇa Strum. di educazione religiosa per donne e sudra (cui è vietato lo studio del Veda, per questo

definiti “ QUINTO VEDA”) → testi enciclopedici (“biblioteche”) → elaborazione orale, trasmissione scritta; opere

autonome inserite qua e là→ volgarizzazione dei testi non sostenuta da conoscenza sacerdotale

● Purana primordiale→ successive riduzioni (frammentazioni)→ 18 (come i parvan del Mahabharata) ● Testi relativi a miti nuovi o già presenti nel Veda o negli Itihasa ● Tematiche comuni alla trattatistica sul trivarga (kama, artha, dharma)→ relativi al moksa ● “magnificazioni/celebrazioni” di luoghi sacri o di pratiche e istituzioni venerabili (mahatmya) ● Distinzione seriore tra purana “maggiori” e “secondari”

  1. Dottrina

Spazio ➢ Mondo eterno, soggetto a cicli periodici di manifestazione e di dissoluzione ➢ Cosmologia puranica→ SAMKHYA = dialettica incessante tra principio soggettuale cosciente (purusa) e principio oggettuale incosciente (prakrti) [ fondamento realtà=prakrti/brahman/avyakta→ contraltare soggettuale = purusa (macrantropo/maschio cosmico)] ➢ “Sprigionamento primario” = “sprigionamento del principio oggettuale” = prima scaturigine dell’universo→ “giorno di Brahma”→ fine = riassorbimento/livello inferiore di dissoluzione= preludio di una nuova manifestazione→ fine vita di Brahma = “grande dissoluzione” ➢ “uovo cosmico” 4 livelli di dissoluzione:

  1. permanente ” (continua diss=mortali)
  2. “di Brahma”/” soggetta a causa ” (distruzione alla fine di un’età del mondo= un giorno di Brahma)
  3. “del principio oggettuale”/” grande dissoluzione ” (fine della vita di Brahma)
  4. conclusiva ” (quando il sé individuale, atman, viene riassorbito nel sé supremo)

cammino evolutivo prakrti : terra- acqua- fuoco- vento- spazio- senso dell’io- “grande principio” (buddhi/intelletto)- principio oggettuale (prakrti)- “principio supremo” (paramatman= dissoluzione purusa e prakrti)

Alla base della cosmogonia sta il desiderio dell’Uno di moltiplicarsi.

➢ Gli involucri dell’uovo cosmico sono, dall’interno verso l’esterno: acque, fuoco, vento, spazio, senso dell’io, immanifesto, principio oggettuale ➢ Macrocosmo= microcosmo → 7 mondi = 7 cakra→ monte Meru (axis mundi) = colonna vertebrale

  1. Terra abitata da uomini
  2. Mondo intermedio, dimora antenati
  3. Mondo celeste, dimora degli dèi
  4. Mondo della luce
  5. Mondo degli esseri generati mentalmente dal demiurgo
  6. Mondo dell’ardore ascetico
  7. Mondo della verità/del demiurgo *Altre dimore celesti (Visnu, Uma, Kumara) *Dimora di Siva
  • 7 mondi inferiori dell’uovo cosmico→ naraka = inferno→ dominio di Yama (re dei morti), tormenti più disparati in attesa di raggiungere livelli di esistenza accettabili (temporaneo tipo purgatorio)

+7 continenti mondo umano, divisi da 7 oceani→ continente centrale “Isola della Melarosa” diviso in 7 versanti separati da 7 catene montuose→ India = versante sud= “versante dei discendenti di Bharata”

Tempo ➢ Misura di base= battito di ciglia (osservazione fenomeni fisiologici prima che astrologici)

Misurazione tempo macrocosmico→ giorno (dì e notte), quindicina (luna crescente e calante= un mese lunare), semestre del corso settentrionale e meridionale (anno solare)→ corrispondenze tempo umano e divino ➢ Calendario indiano: lunisolare (cerca di armonizzare i due sistemi di computo) ➢ “yuga”: cerniera tra tempo umano e divino→ 4 età di durata decrescente: 4,3,2,1(= progressivo peggioramento del dharma→ immagine del “toro del dharma” che man mano si appoggia solo su una zampa, rappresentando l’equilibrio periclitante del dharma nell’epoca che viviamo): 4000,3000,2000,1000 anni + aggiunta di due crepuscoli (mattutino e serotino): 400,300,200,100 anni ➢ La vita di Brahma vale 432.000.000.000 x 360 = 155.520.000.000.000 anni umani che a sua volta vale un solo battito di ciglia del Purua supremo (Śiva, Kṛṣṇa, Viṣṇu) ➢ Termine di una vita di Brahmā: “ Grande dissoluzione ” → sonno senza sogni di Viṣṇu- Nārāyaṇa→ destinato ad essere rianimato dall’energia della Dea → in seguito all’opera della quale dall’ombelico di Viṣṇu dormiente sulle spire del serpente cosmico Ś ea (il “residuo” cosmico del mondo quando non è manifesto) sorgerà lo stelo di un loto al centro del cui pericarpo si manifesterà un nuovo demiurgo, un nuovo Brahm ā, che darà inizio a un nuovo scaturire dell’universo in forma manifesta.

○ Vamana (nano): l’antidio è diventato sovrano dei 3 mondi, ma lo ascolta promettendo di dargli ciò che avrebbe potuto misurare in 3 passi; Vamana quindi si ritrasforma e riprende il possesso dei 3 mondi

*Visnu con l’alluce del piede destro sfonda l’uovo cosmico, che contiene i 3 mondi (all’esterno ci sono le acque primordiali e l’ignoto). Siva, rappresentato come un asceta coi dreadlocks, mette una pezza prima che il mondo venga sommerso e i rivoletti divini che restano danno vita al Gange.

○ Parasurama (Rama con la scure): soccorre la terra quando i guerrieri sono riusciti a superare i sacerdoti; li stermina, ma lascia le donne ○ Rama-chandra (figlio di Dasaratha, stirpe lunare): protagonista del Ramayana ○ Krsna: ha molti amori, il rapporto tra devoto e divinità ha la stessa potenza, violenza dell’amore adulterino, assoluto, passa sopra a tutto ○ Buddha: propaga una dottrina negativa, ingannevole, fallace e quindi accelera la rovina del mondo ○ Kalkin (cavaliere con cavallo o con la testa di cavallo): nel futuro distruggerà il mondo (concezione messianica) ● Vyuha : emanazioni di Visnu, costellazione familiare di Krsna ○ assolvono funzioni cosmogoniche dei principi di realtà ○ l’idea della cerchia familiare è molto ricorrente in questa scuola ○ Vasudeva (Krsna), Samkarsana (fratello maggiore di Krsna), Pradyumna (figlio di Krsna), Aniruddha (figlio di Pradyumna).

Lo Yogavasistha ha una struttura a matriosca, in cui le parentesi non vengono chiuse apposta per farci smarrire e capire che le nostre certezze non funzionano tanto. Oltre alla sua eterogeneità (orecchia di qua e di là concetti filosofici), fa largo uso di immagini (potenzialità espressive ed ermeneutiche)

  1. Errore. Un contadino vede una corda e la scambia per un serpente arrotolato. Perché scambia la fune per un serpente? Paura, memoria, esperienze. Il serpente non esiste veramente, è solo una proiezione mentale. La conoscenza funziona come quella scientifica, per ipotesi ed errori.
  2. Impossibilità assoluta: figlio della donna sterile ≠ Impossibilità logica: lepre con le corna (nessuno l’ha mai vista)
  3. Caso. Un corvo si trova per caso sotto una palma, una noce di cocco gli cade in testa e lo uccide.
  4. Illusione: la città magica celeste

Le parti speculative sono spesso interrotte da episodi narrativi con valore simbolico e allegorico, funzionali alla speculazione, ma non solo: l’ascolto e la lettura delle storie sono parte essenziale del contenuto salvifico, che porta al raggiungimento della liberazione. La filosofia dello Yogavasistha è il tentativo, in gran parte riuscito, di travasare un contenuto filosofico in una forma narrativa adeguata.

L’orientamento prevalente è il non dualismo. La conoscenza procede per invalidazione delle certezze. É un percorso interiore continuo, guidato dalle storie. Le categorie interpretative disponibili sono messe in discussione e, constatato il fallimento di questi pramana comunemente accettati, è la narrazione a costituire il mezzo di conoscenza valida: solo le ipotesi confermate dalla storia raccontata si dimostreranno vere. Il metodo dossografico consiste nella formulazione di una “conclusione definitiva di tutte le conclusioni definitive” (sincretismo: espone opinioni di scuole diverse).

L’assoluto viene individuato nella consapevolezza e nello spazio vuoto della consapevolezza (consapevolezza esclusiva). La consapevolezza è vista in una prospettiva idealistica: solo la coscienza ha spessore ontologico e il mondo esterno promana da essa come suo principio archetipico, perciò gli eventi esterni non esistono se non in presenza di una coscienza che li osserva.

Si affronta anche il tema della causalità (corvo e palma): le due forze di casualismo e determinismo si contrappongono e in qualche modo si equilibrano.

L’ultimo concetto chiave è l’ignoranza: nescienza primordiale e conoscenza erronea si equivalgono senza che uno prevalga sull’altro.

SCUOLA SAIVA

FONTI

  • Agama: tradizioni, insegnamenti delle scuole di Siva Tantra - Samhita: raccolte Tali denominazioni però si intersecano
  • Tantra: “telaio”, scuole Sakta

● Agamiche ○ si raggruppano con criterio geografico ■ corrente settentrionale del Kashmir (non dualistica, la più filosofica - i tantra sono anonimi perché trascrizione di un dialogo tra due divinità) ■ corrente meridionale (dualistica, in parte in tamil, molto interessata alla componente rituale) Saivasiddhanta ■ corrente centro-meridionale del Karnataka (devozionale speculativa, lingue dravidiche) ○ 28 titoli divisi in 5 serie in modo da richiamarsi a ognuno dei volti di Siva (e ai 5 punti di orientamento) ○ più di 200 agama subalterni ● Non agamiche ○ la più importante si rifà a Siva, signore degli animali impastoiati-umani ( Pasupata ) ○ raccolta di aforismi

DOTTRINA

Pasupata ● Il Signore Siva ( pati ), la pluralità dei principi coscienti individuali ( pasu ) e il legame che li incatena ( pasa ) si oppongono ● Carriera dell’adepto

STATUS DI

ASCETA

manifesto immanifesto vittoria rescissione cessazione

LUOGO DI

PRATICA

dimora del maestro

dimora nel mondo

caverna campo di cremazione

coabitazione con Rudra

FORZA SVILUPPATA DALLA PRATICA

devozione per il maestro

pace della mente

dominio degli opposti

merito attenzione costante

IMPURITÀ conoscenza erronea

demerito cause di attaccamento

devianza condizione di animale legato

PURIFICAZIONE

MEZZO impregnazione attraverso la dottrina

condotta antinomistica

ripetizione del nome divino e meditazione

perenne rammemorame -nto di Rudra

grazia divina

● Il mondo si può leggere come una progressiva condensazione della coscienza divina, che a sua volta è il risultato della progressiva rarefazione della realtà concreta, che non viene mai negata ma piuttosto sublimata nel divino. ● Il processo di liberazione (acquisizione dell’identità tra il sé individuale e Siva) è interpretato come ○ un caso di vibrazione sonora che si armonizza la liberazione è ○ una progressione che conduce dal particolare all’universale → solo un processo ○ il riconoscimento dell’identità acquisita da sempre tra sé e Siva apparente ● Dottrina dell’apparizione o manifestazione reale ( abhasa = manifestazione reale): ogni manifestazione della coscienza divina è, non solo reale, ma universale, ed eventualmente particolarizzata solo in quanto contestualizzata nello spazio e nel tempo in base all’intenzione del soggetto conoscente; se egli è privo di finalità, in quanto immerso in una contemplazione estetica, la sua attività conoscitiva si arresta e l’oggetto è mantenuto universale e non particolarizzato. ● Brahaman → statico Siva → dinamico (attraverso l’influsso del riflesso sulla luce, del pensiero sulla presenzialità) ● Categorie cosmologiche (36 tattva ) ○ cammino puro (5 tattva ) ■ principio di realtà di Siva, legato a una sua particolare Potenza ( sakti ) - o di coscienza o di conoscenza e azione - momento di pura soggettività (“Io”), stato di coscienza “transquarto”, il suono cosmico ( nada ) è indissolubilmente legato al punto ( bindu ) ■ Potenza di beatitudine (“Io sono”), quarto stato di coscienza, vi abitano gli esseri “nati dalla Potenza” che riflettono costantemente su se stessi (“Io sono Siva”), il suono cosmico è disperso nello spazio oscuro ■ Regno del mitico serpente cosmico Ananta (“Infinito”), Signore della mutabilità e dei mondi infiniti; Siva si presenta coma Androgino primordiale; perfetto equilibrio delle due potenze di conoscenza e azione, da cui scaturisce la Potenza di volontà. “Io sono questo (universo intero indifferenziato), stato di coscienza del sonno profondo, il suono cosmico comincia a concentrarsi nel bindu ■ Stato di sogno di Siva, “Questo sono io”, il principio oggettuale inizia a prevalere su quello soggettuale. L’intero universo è già presente, ma non ancora distinto da Dio poiché egli lo sta sognando, ma non esiste realmente ■ Principio di realtà della conoscenza pura ovvero ontologicamente reale, oppure della grande illusione cosmica; c’è equilibrio tra principio oggettuale e soggettuale (“Io so questo”); stato di veglia in cui le forme sognate escono da Siva e divengono mondo ○ cammino impuro (i rimanenti tattva ) ■ Maya : getta un velo sulla realtà e vi proietta le proprie illusorie parvenze, il Sé universale appare come una pleiade di sé individuali, la dualità si insinua nella non dualità ■ le 5 “guaine” (evoluti di maya ) ● capacità cognitiva, conativa ed emotiva limitata ● conoscenza limitata ● attaccamento ● tempo ● interconnessione: specificità e continuità del processo causale ■ 25 tattva inferiori ● prima manifestazione del soggetto limitato, individualizzazione, maculazione particoliforme e dell’azione: è l’entità che trasmigra da un’esistenza all’altra portando con sé i residui dell’azione

● prima manifestazione oggettiva, perfetto equilibrio dei 3 componenti della prakrti (principio luminoso, dinamico e inerziale). Dal suo perturbarsi e dalla rottura dell’equilibrio procedono gli altri ● Funzione mentale 1: soppesa le alternative e opera le scelte ● Funzione mentale 2: il senso dell’io a cui è legata l’identità personale ● Funzione mentale 3: il senso interno che coordina e organizza le percezioni sensoriali di per sé slegate tra loro *solo la coscienza è principio soggettuale, tutto il resto (strumenti corporei, mentali, i contenuti della coscienza…) è oggettuale ● 5 facoltà di percezione sensoriale (= i 5 sensi) ● 5 facoltà conative (capacità fonatoria, di manipolazione, di locomozione, di escrezione, di godimento) ● 5 elementi sottili in quanto tali (suono, tatto, forma, sapore, odore) ● 5 elementi grossolani (spazio, vento, fuoco, aria, terra) Prakasa e Vimarsa = luce e riflesso Prakasa è la funzione illuminatrice e la presenzialità del purusa. Vimarsa è divenire consapevoli di qualcosa, percepire (soppesamento delle alternative e scelta); in questo modo si trasferisce questa attività di comprensione al soggetto, rendendolo dinamico (a differenza di altra scuole come quella vedantica). Il soggetto può quindi fuggire da se stesso, e in tal modo generare l’universo, e riafferrarsi in ogni istante. Primo momento: contatto della mente con gli oggetti Secondo momento: la mente rimugina sull’oggetto percepito Il contatto con l’oggetto ( prakasa ) inibisce per un breve tempo l’attività mentale ( vimarsa ). Lo stato di stupore e meraviglia che coglie il soggetto in questo primo momento di conoscenza con l’oggetto è riservato alla fruizione estetica, che ha un ruolo propedeutico alla liberazione (riconoscimento della maestà)

Le tre maculazioni Dal punto di vista della realtà assoluta, i mala sono bipolari, risultando funzioni o della potenza di velame o di quella di grazia del Signore, senza mai essere indipendenti. Anava è funzione della potenza di libertà di Siva, che vela la reale natura del Sé (consapevolezza di imperfezione e limitatezza): Siva vela volontariamente una parte di sé facendole credere di essere altro. É ignoranza innata in quanto conoscenza limitata radicata nei livelli subconsci dell’essere. Da questo dipendono gli altri due mala. 7 effetti psicologici:

  1. obnubilamento: non riconosciamo in noi Siva
  2. ebbrezza: siamo orgogliosi di essere noi stessi
  3. arrossamento: colorirsi della mente al contatto con oggetti esterni
  4. angoscia : suscitato dal sapersi separati
  5. depressione: causata dall’angoscia
  6. l’essere variopinto: incapacità di comprendere il karma e quindi il concepimento del caso
  7. orripilazione: i peli si rizzano quando si prova una violenta emozione Maya (illusione cosmica) è il sostrato dell’universo, causa di tutti i nomi e di tutte le forme, è senza principio e unica (a differenza della prakrti che al contrario è molteplice, c’è n’è una per ogni purusa ). è di difficile identificazione poiché spesso è confusa tra gli altri due mala. Ha 2 capacità fondamentali: la capacità illusionistica di manifestare oggetti inconsistenti e l’energia grazie alla quale la figura divina a capo del Pantheon indiano pone in esistenza, senza che ad essa ne derivi alterazione o coinvolgimento, l’universo esteriore. Karma è la responsabilità morale dell’azione, il soggetto limitato è sospinto a conoscere, agire e volere da un desiderio incessante (ossessione e angoscia, il desiderio dà assuefazione, è distruttivo, non c’è mai soddisfazione). Dato che non c’è mai soddisfazione bisognerebbe rinunciare al desiderio (via di rinuncia al mondo), ma le scuole saiva non predicano questo: bisogna trascendere il desiderio. Ma come? - Lila (“gioco”) è un paradigma dell’attività di Dio, poiché il gioco ha come caratteristica il fatto di essere gratuito, di non avere un fine, uno scopo estrinseco: Dio agisce per gioco perché ha già tutti i desideri

I due nomi alternativi fanno riferimento alle 5 emme , i 5 elementi di base del servizio divino - impuri- ovvero liquore, carne, pesce, cereali tostati e coito rituale. La tradizione kaula (non differenziata tra Srikula e Kalikula) comprende Kularnavatantra , Kulacudamanitantra , Mahanirvanatantra. Regione Kamarupa: Kamakhyatantra , Yoginitantra Ambiente bengalese: Yonitantra I “digesti di mantrasastra ” sono opere enciclopediche, non settarie, di orientamento generale: Saradatilaka , Prapancasaratantra , Tantrasara , Mantramahodadhi. Ci sono anche opere di consultazione e riferimento, come i lessici specializzati (→ “ mantra seminali”, formule monosillabiche)

DOTTRINA

Ha radici vediche, upanisadiche e si appoggia molto sulla speculazione saiva.

Sakti (la Potenza) è più legata a Siva che a Visnu. Senza Sakti Dio è ridotto all’impotenza: in questa scuola Sakti è l’elemento predominante, Siva è solo un contenitore (in questo sta la differenza con la dottrina saiva): senza la Dea, rappresentata dalla vocale i , Siva è solo sava =cadavere → la donna (Sakti) prevale perché rianima Siva. Brahama (manifestazione), Visnu (conservazione) e Rudra (dissoluzione) obbediscono alla Sakti, in quanto questa è brahaman determinato (caratterizzato da volizione, conoscenza e azione) mentre Siva è brahaman indeterminato. Le sue funzioni sono 5: manifestazione, attaccamento, esame, inseminazione, dissoluzione. I 36 tattva sono uguali con l’unica differenza che la Sakti prevale su Siva: ogni cosa dipende dalla Potenza → non dualismo.

É prevista la liberazione in vita , attraverso 3 gradi: lode e recitazione degli inni (pratica comunitaria), meditazione e comprensione si essere il brahaman. Sono inoltre importanti la dimensione fonica del divino, il simbolismo lunisolare e la fisiologia sottile. Viene contestato il ritualismo, poiché in questo modo crollano le distinzioni sociali: la disciplina è accessibile a tutti, anche le donne.

Manifestazione dal punto di vista fonetico

  1. sommo Signore, il cui potere è essere, coscienza e beatitudine, accompagnato dalle kala (le varie Potenze)
  2. Potenza, Sakti: la sua comparsa è come il ridestarsi della memoria per un uomo dopo il sonno, è il desiderio di rivedere il mondo dopo la dissoluzione
  3. suono ( nada ) nella sua forma suprema: è la prima espressione della volizione(=spinta di desiderio) divina
  4. punto di risonanza ( bindu ) nella sua forma suprema: comincia a dispiegarsi la potenza di azione ( kriya )
  5. diade costituita dal punto ( bindu ; aspetto maschile) nella sua forma non suprema e dal seme ( bija ; aspetto femminile)
  6. suono ( nada ) nella sua forma non suprema

Fisiologia umana ● Coscienza suprema: Kundalini posta in verticale (normalmente è la Potenza acciambellata alla base della colonna spinale) ● I tattva procedono dalla kundalini e si dispongono nei cakra (ruote di energia→ hathayoga ) ● Il bija è l’intero sillabario dei fonemi sanscriti; il nada contiene in sé i fonemi in forma indistinta, come un raggio di luce contiene tutti i colori; l’uso cultuale del mantra consente di generare una risonanza nel canale centrale che è il suono della coscienza divina. → Il pensiero si collega all’ambiguità linguistica

Ciclo di emanazione e riassorbimento della Potenza

  1. è concentrata, immacolata, racchiusa in sé, non proiettata sul mondo, suprema coscienza: è kundalini assopita alla base della colonna spinale in attesa di essere risvegliata
  2. ridestata, diventa visarga , l’ideale suddivisione del punto unico del bindu , e si divide in a. impulso premanifestativo della beatitudine, ananda b. sforzo manifestativo ultimo del soffio vitale, prana Dal momento che la manifestazione non dà vita a nulla di esterno alla coscienza, ogni oggetto dell’universo è una condensazione del sé. Il samvit (coscienza, realtà suprema), che si esplica come suono, è come una lucerna in una stanza buia, che illumina attorno ma rende anche visibile se stessa: è la prima scissione che dà luogo al visarga. La pienezza dell’io (in cui “io” aham riunisce l’inventario dei fonemi → da a ad ha ), in quanto unità di prakasa e vimarsa , è il bindu (desiderio o sole) Sono perciò presenti un bindu superiore e due bindu inferiori. Dal prima si produce un nettare che scorre tra i due bindu inferiori come beatitudine ( ananda ) della coscienza che riflette su se stessa. Prakasa entro vimarsa → bindu bianco, maschile Vimarsa entro prakasa → bindu rosso, femminile due bindu uniti → bindu originario, androgino unione dei tre bindukamakala Il flusso, che deriva dallo scioglimento del vimarsa (burro) sotto il calore di prakasa , produce hardhakala , da cui emanano i tattva. Questa dialettica circolare prende spunto da passi vedici enigmatici.

Samvit non è limitata da tempo, spazio o causalità, è luce a se stessa ( prakasa ) accompagnata da illimitata libertà ( vimarsa ). La sua attività si esplica in ● autolimitazione: comparsa dell’universo, prima indistinto da essa ● grazia: riassorbimento dell’universo entro essa ● conservazione: lo stato manifesto ordinario L’Uno diviene molti in forza del suo dinamismo interiore, che non è necessario ma arbitrariamente scelto (diverso dalla purezza statica della visione vedantica). Il mondo esiste entro la libertà di autodeterminazione della potenza divina. Il samvit assume tre stati ● da solo, senza che il mondo compaia: il vimarsa è dissolto nel prakasa , la Sakti è assopita come kundalini e Siva è solo un cadavere ● con il mondo che in esso risplende come sua autoemanazione ● con il mondo entro di esso e la sua proiezione fuori di esso Il processo di esteriorizzazione corrisponde alla manifestazione di un non io all’interno del samvit, ovvero la nescienza. La sakti in questo processo si presenta in tre stadi

  1. potenza della consapevolezza ( cit ): principio oggettuale supremo
  2. potenza di illusione, quando il mondo inizia a essere manifesto
  3. potenza insenziente, principio oggettuale non supremo Quando grazie alla nescienza si fa strada la convinzione che l’io non sia completo, la realtà si scinde in soggetto e oggetto. L’unica differenza tra l’io supremo e il “questo”, è che il secondo, la realtà insenziente, non è consapevole di sé. Il percorso di manifestazione entro la coscienza segue tre fasi che ripercorrono i 36 tattva.

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Dal punto di vista degli stati di coscienza, il sonno è compreso nel prakasa, la veglia nel vimarsa. Perciò la mente fluttua entro queste condizioni: ● concentramento dell’attenzione senza costruzioni concettuali ● il sonno, in cui si rivela il grande vuoto

■ rappresenta luna, femminile, negativo, freddo, notte, dea fluviale Ganga, Brahma ○ pingala ■ si trova a destra ■ rappresenta sole, maschile, positivo, caldo, giorno, dea fluviale Yamuna, Visnu ○ susumna ■ si trova entro la colonna spinale, considerata l’axis mundi è costituita da tre nadi concentriche ■ media o sintetizza le energie espresse dalle altre due nadi ■ mentre le altre due determinano il tempo in quanto giorno e notte, questa divora il tempo ■ rappresenta luce, androgino, neutro, temperato, crepuscolo, dea fluviale Sarasvati, Rudra ■ punto di arrivo del cammino mistico in cui Siva (destra) e Sakti (sinistra) si sublimano e neutralizzano Sono prescritte pratiche di respirazione alternata (tappando alternativamente le narici) per aumentare progressivamente la ritenzione del respiro. Questa fa parte del ciclo respiratorio, composto da inspirazione, espirazione e apnea (a polmoni pieni o vuoti). Il processo che lo yogin deve compiere consiste nel risvegliare kundalini , che risiede nel primo cakra, forzarla entro susumna fino a farla giungere al “loto dei mille petali”. La simbologia non è solo latero-centrale, ma anche verticale: il flusso dell’energia vitale tende a scendere verso il basso per gravità, perciò si insegna a invertire questo flusso con l’uso di posizioni corporee rovesciate o pratiche legate alla ritenzione del seme. ● Prana , i soffi vitali, comprendono 10 varietà, delle quali sono importanti: soffio inspiratorio, espiratorio, equivalente, ascendente, pervadente. ● I cakra , le ruote o cerchi di energia, sono collocati lungo la colonna spinale al centro del corpo. Sono:

1. muladharacakra , cerchio radicale di base, tra i genitali e l’ano 2. svadhisthanacakra , cerchio del suo proprio luogo, alla base del pene dell’uomo (pavimento pelvico) 3. manipuracakra , cerchio della città dei gioielli, all’altezza dell’ombelico 4. anahatacakra , cerchio del suono non prodotto da percussione o cakra cardiaco, all’altezza del cuore 5. visuddhacakra , cerchio completamente puro, regione della gola 6. ajnacakra , cerchio del comando, tra le sopracciglia in corrispondenza del terzo occhio 7. cerchio dai mille raggi, sede del brahman , foro di Brahma, cerchio dell’estinzione, loto dai mille petali, completa e trascende gli altri ● Hamsa (oca selvatica) è simbolo del sé individuale che tenacemente cerca la reintegrazione con il Sé supremo, come le oche tutti gli anni trasmigrano attraversando l’Himalaya. Ham (per aham , io) e sa (base del pronome “quello”) → “io-quello” in cui “io” è il principio cosciente individuale atman e “quello” la realtà ultima trascendente e immanente brahman. Nel ciclo respiratorio di quello suono si riconoscono identici.