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La differenza tra i regimi europei: centro-orientali e meridionali - Prof. Capuzzo, Schemi e mappe concettuali di Storia Contemporanea

Le differenze tra i regimi politici in Europa centrorientale e meridionale, enfatizzando la mancanza di espansione nazionalista, la mancanza di un partito di massa, la mancanza di una trasformazione integrale della società, e la subordinazione dei governi alle forze religiose, grandi proprietà terriere e grandi élite militari in Europa centrorientale. In contrasto, il testo descrive come il fascismo e il nazionalsocialismo in Europa meridionale hanno portato a una forte mobilitazione delle masse. Il testo inoltre discute del concetto di 'uomo nuovo' nel contesto del regime fascista e dell'approccio dell'Italia fascista alla Germania nazista.

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2021/2022

Caricato il 29/12/2022

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11^Le zion e:
Oggi riprendiamo il discorso sul diverso scacchiere dell’ Europa occidentale e orientale.
La differenza tra i regimi dell’
Europa centro-orientale
rispetto a quelli dell’
Europa
meridionale
è che:
oNon hanno mire espansionistiche,
o Manca un partito di massa,
oNon abbiamo una trasformazione integrale della società,
o I governi subiscono i poteri della chiesa, della grande proprietà terriera e delle grandi élite
militari.
oQuesti regimi anti nazionalisti, autoritari, illiberali danno vita a fenomeni di mobilitazione
parziale delle masse, mentre il fascismo e il nazismo hanno come loro caratteristica una
forte mobilitazione delle masse.
Questi regimi autoritari non sono caratterizzati da una ideologia di trasformazione totale della
società in vista della creazione del cosiddetto uomo nuovo, il concetto dell’ ’uomo nuovo’ nasce
precedentemente all’avvento dei regimi fascista e nazista, perché nasce con i movimenti futuristi
del primo 900
. Questo concetto si fonda sul desiderio di rinnovamento della società che sino alla
prima guerra mondiale è stata caratterizzata dal predominio delle classi più agiate e della borghesia
in particolare.
L’uomo nuovo è sostanzialmente un anti borghese, e questa idea di dare vita ad un
uomo nuovo viene fatta propria dal regime fascista,
il quale a partire dagli anni 20 da avvio a un
grande processo di pedagogia politica finalizzata a creare l’uomo nuovo. Lo fa cercando di forgiare
gli italiani imbevendoli di un’ideologia nazionalista, aggressiva attraverso le strutture del partito,
la scuola, la cultura, le tante organizzazioni di massa che caratterizzano il regime fascista e che
caratterizzeranno anche il regime nazista.
Alcune organizzazioni messe in campo dal fascismo le conosciamo, come:
-L’opera nazionale balilla,
-La gioven tù italiana,
- I gruppi universitari fascisti.
Tutte organizzazioni di massa
che riunivano la gioventù italiana, ed erano finalizzate a creare
proprio questo uomo nuovo sin dall’infanzia.
Ma le organizzazioni di massa del fascismo non
erano dirette solo alla gioventù, attraverso la gioventù si riesce a creare ex novo l’italiano, ma
abbiamo an che organizzazioni di massa dirette all’educazione degli adulti anche al fine di generare
un consenso sempre più ampio al regime. Ad esempio l’opera nazionale dopo lavoro è una di
queste, create per organizzare il tempo libero dei lavoratori in Italia, sia relativamente
all’intrattenimento, (spettacoli musicali, teatrali, cinema), organizza anche viaggi e gite per i
lavoratori italiani, i quali scoprono l’Italia in molti casi proprio grazie a queste escursioni che
vengono organizzate dalle varie sezioni del dopo lavoro nazionale e che porta con i treni gli italiani
in varie parti del paese, soprattutto nelle città d’arte, al mare e in montagna a sciare.
L’opera nazionale dopo lavoro giunge poi a organizzare viaggi di nozze a Roma per gli sposi meno
abbienti, tra l’altro nasce nel 1925 e viene ripresa dalla Germania, diventa quindi un modello, per
un’omonima organizzazione realizzata in Germania con la differenza che quella tedesca associa ai
lavoratori i ideatori di lavoro, mentre quella italiana riguarda solo i lavoratori.
Il concetto dell’uomo nuovo nell’ottica del regime deve portare a una sorta di rivoluzione
antropologica, perché il regime vuole che l’italiano fascista non abbia nulla in comune rispetto a
quello che è l’italiano del passato il quale era il prodotto di una lunga decadenza di tipo politico,
militare e morale. Soprattutto il fascismo vuole che l’uomo nuovo fascista, non sia un imbelle, così
come lo era stato l’uomo borghese del periodo liberale, il fascismo identifica nella borghesia un
ceto amorale, privo di forza, imbelle
. Vuole anche che si distacchi l’uomo nuovo fascista, da un
altro modello che si è diffuso anche se in maniera ridotta, che è quello dell’anti fascista,
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11^Lezione: Oggi riprendiamo il discorso sul diverso scacchiere dell’ Europa occidentale e orientale. La differenza tra i regimi dell’ Europa centro-orientale rispetto a quelli dell’ Europa meridionale è che: o Non hanno mire espansionistiche, o Manca un partito di massa, o Non abbiamo una trasformazione integrale della società, o I governi subiscono i poteri della chiesa, della grande proprietà terriera e delle grandi élite militari. o Questi regimi anti nazionalisti, autoritari, illiberali danno vita a fenomeni di mobilitazione parziale delle masse, mentre il fascismo e il nazismo hanno come loro caratteristica una forte mobilitazione delle masse. Questi regimi autoritari non sono caratterizzati da una ideologia di trasformazione totale della società in vista della creazione del cosiddetto uomo nuovo, il concetto dell’ ’uomo nuovo’ nasce precedentemente all’avvento dei regimi fascista e nazista, perché nasce con i movimenti futuristi del primo 900. Questo concetto si fonda sul desiderio di rinnovamento della società che sino alla prima guerra mondiale è stata caratterizzata dal predominio delle classi più agiate e della borghesia in particolare. L’uomo nuovo è sostanzialmente un anti borghese , e questa idea di dare vita ad un uomo nuovo viene fatta propria dal regime fascista, il quale a partire dagli anni 20 da avvio a un grande processo di pedagogia politica finalizzata a creare l’uomo nuovo. Lo fa cercando di forgiare gli italiani imbevendoli di un’ideologia nazionalista, aggressiva attraverso le strutture del partito, la scuola, la cultura, le tante organizzazioni di massa che caratterizzano il regime fascista e che caratterizzeranno anche il regime nazista. Alcune organizzazioni messe in campo dal fascismo le conosciamo, come: -L’opera nazionale balilla, -La gioventù italiana,

  • I gruppi universitari fascisti. Tutte organizzazioni di massa che riunivano la gioventù italiana, ed erano finalizzate a creare proprio questo uomo nuovo sin dall’infanzia. Ma le organizzazioni di massa del fascismo non erano dirette solo alla gioventù, attraverso la gioventù si riesce a creare ex novo l’italiano, ma abbiamo anche organizzazioni di massa dirette all’educazione degli adulti anche al fine di generare un consenso sempre più ampio al regime. Ad esempio l’opera nazionale dopo lavoro è una di queste, create per organizzare il tempo libero dei lavoratori in Italia, sia relativamente all’intrattenimento, (spettacoli musicali, teatrali, cinema), organizza anche viaggi e gite per i lavoratori italiani, i quali scoprono l’Italia in molti casi proprio grazie a queste escursioni che vengono organizzate dalle varie sezioni del dopo lavoro nazionale e che porta con i treni gli italiani in varie parti del paese, soprattutto nelle città d’arte, al mare e in montagna a sciare. L’opera nazionale dopo lavoro giunge poi a organizzare viaggi di nozze a Roma per gli sposi meno abbienti, tra l’altro nasce nel 1925 e viene ripresa dalla Germania, diventa quindi un modello, per un’omonima organizzazione realizzata in Germania con la differenza che quella tedesca associa ai lavoratori i ideatori di lavoro, mentre quella italiana riguarda solo i lavoratori. Il concetto dell’uomo nuovo nell’ottica del regime deve portare a una sorta di rivoluzione antropologica, perché il regime vuole che l’italiano fascista non abbia nulla in comune rispetto a quello che è l’italiano del passato il quale era il prodotto di una lunga decadenza di tipo politico, militare e morale. Soprattutto il fascismo vuole che l’uomo nuovo fascista, non sia un imbelle, così come lo era stato l’uomo borghese del periodo liberale, il fascismo identifica nella borghesia un ceto amorale, privo di forza, imbelle. Vuole anche che si distacchi l’uomo nuovo fascista, da un altro modello che si è diffuso anche se in maniera ridotta, che è quello dell’anti fascista,

considerato come il traditore della patria. L’uomo borghese e l’uomo anti fascista devono essere cancellati , si deve affermare un nuovo tipo di italiano dotato di caratteristiche virili = la forza fisica, il vigore, la fertilità, la capacità di combattere per la patria. Il concetto di uomo nuovo manca nei regimi dell’Europa centrale e orientale, dove però nel corso degli anni 30 si rafforzano le tendenze autoritarie, dittatoriali, militariste perché abbiamo il rafforzamento di un nazionalismo sempre più aggressivo. Questo lo vediamo nell’Europa meridionale, in Portogallo dove viene emanata una costituzione che è quella dello estado nuovo , che prevede un regime presidenziale a partito unico confessionale, privo di ogni connotato di tipo democratico è caratterizzato dal sistema corporativo in campo economico. Tuttavia se è vero che abbiamo delle differenze rispetto al fascismo e al nazismo, in un regime come il Portogallo diverse sono le analogie soprattutto con il fascismo, sia per la presenza di un sistema repressivo sia per la presenza di quelle organizzazioni di massa finalizzate a irreggimentare la società. Il fascismo non solo influenza il regime portoghese, ma diventa anche una forza attrattiva al di fuori dell’Europa, per associazioni e partiti di intellettuali presenti in paesi extra europei, così ad esempio in Asia, in India, in Giappone si estendono le influenze ideologiche del fascismo, la stessa cosa in Argentina e in Brasile dove si afferma il regime di Vargas che si richiama al modello portoghese che è influenzato dal fascismo. Queste influenze fasciste sono anche in sud Africa e in medio oriente. Malgrado le influenze esercitate dal fascismo, anche la Germania di Hitler presenta una forza di attrazione per i paesi caratterizzati da regimi illiberali dell’Europa orientale e meridionale perché con essi vengono stretti dei rapporti, anche economici e perché soprattutto i paesi dell’Europa orientale erano più sensibili all’antisemitismo. Anche l’Italia fascista progressivamente consolida rapporti di tipo economico e militare con la Germania , questo porta al consolidamento dei caratteri totalitari del regime mussoliniano, sia attraverso la militarizzazione crescente della vita pubblica, sia attraverso un inasprirsi della campagna contro le abitudini borghesi di cui un esempio è dato dall’anti urbanesimo, il regime fascista cerca di limitare l’espansione delle città perché abbiamo l’ideologia ruralista, e vedono nella campagna i valori veri. Se la campagna è il luogo di tutte le virtù, la città è abitata dai borghesi,la borghesia vuole essere superata, e questo fa si che il fascismo riesca a concepire questa idea dell’anti urbanesimo, ma anche qui c’è un fallimento perché lo sviluppo delle città è inarrestabile. Anche perché il fascismo tuttavia stringe legami molto forti con l’industria, e le industrie hanno la loro sede nelle città. Il fascismo ha emanato anche la legge sulla residenza, per combattere la vita in città, che poi sarà abolita con la repubblica. Questo avvicinamento dell’Italia fascista alla Germania nazista è caratterizzato: o Dalla crescita della militarizzazione della vita pubblica , o Dall’ aumento della campagna anti borghese , o Dall’ adozione di un indirizzo razzista che culmina con l’emanazione delle leggi anti ebraiche finalizzate all’espulsione degli ebrei dalla vita del paese, l’emanazione è preceduta dall’emanazione della normativa razziale dopo l’occupazione dell’Etiopia. REGIME TOTALITARIO definizione che gli storici hanno attribuito al regime nazista, non sempre al regime fascista. Gli studiosi sono concordi a definire il regime sovietico un regime totalitario, appartenente ai totalitarismi che hanno caratterizzato il 20 secolo. Il totalitarismo è una categoria politica caratterizzata dalla presenza di un sistema politico autoritario, in cui tutti i poteri sono concentrati in un partito unico nel suo capo o in una stretta élite dirigente, un partito che tende a disciplinare e controllare tutta la società, sulla base di un’ideologia pervasiva che viene imposta attraverso il monopolio dei mezzi di comunicazione di massa. Nel totalitarismo il sistema politico autoritario da avvio a un controllo centralizzato dell’economia e alla repressione poliziesca del dissenso, al tempo stesso cerca anche di mobilitare tutti i cittadini attraverso le organizzazioni di massa. Il termine totalitarismo nasce già negli anni 30 e serve a definire in quegli anni gli stati diversi da quelli democratici e liberali, quindi a definire quegli stati che esercitano un potere totale, cioè il

Vediamo come queste dittature di massa, e in particolare quella fascista e quella nazista si rapportano e operano sullo scenario internazionale nel corso degli anni 30. Ci riferiamo alla politica estera dell’Italia fascista e della Germania nazista. Il regime nazista e quello fascista sono caratterizzati da una politica espansionistica , e vediamo come questa viene messa in atto. Dobbiamo premettere che gli anni 30 sono caratterizzati da equilibri internazionali molto fragili, e che diventano ancora più fragili dopo l’assunzione al potere di Hitler nel 1933. Perché tanto il nazismo quanto il fascismo sono dei regimi che mettono con la loro azione in pericolo quello che è l’equilibrio geopolitico europeo disegnato dal trattato di Versailles nel 1919. Perché tanto l’Italia quanto la Germania ritengono necessario dover ridisegnare questo equilibrio, ridefinire gli assetti stabiliti dal trattato, e ritengono anche che questa ridefinizione degli assetti internazionali non possa avvenire che con una guerra e con una resa dei conti con il liberalismo e il comunismo, che sono le due ideologie che combattono. La Germania dal 1933 lascia la società delle nazioni , perché attua un programma di rafforzamento dell’apparato militare reintroducendo nel 1935 la leva obbligatoria in aperta violazione a quelle che erano le clausole del trattato di Versailles, che prevedeva la smilitarizzazione della Germania. Questo processo di riarmamento viene fatto in funzione di uno degli elementi centrali dell’ideologi nazionalista, la ricerca di uno spazio vitale verso est. La Germania mira a espandersi verso est perché sin dal medioevo gli stati tedeschi mirano a spostarsi verso oriente, un altro motivo si riallaccia alle condizioni del trattato di Versailles, perché non solo il trattato prevedeva la smilitarizzazione della Germania, ma prevedeva anche altre cose come le mutilazioni territoriali, e soprattutto perché perde le colonie sia in Africa che in Asia che vengono spartite tra la Francia e la Gran Bretagna, colonie che servivano anche per la sopravvivenza del popolo tedesco, per l’eccedenza della popolazione tedesca che in alcuni casi trovava nelle colonie un territorio in cui poter svolgere la propria vita, anche l’Italia come tanti altri paesi va alla ricerca di colonie per soddisfare all’eccellenza a della popolazione. Il terzo motivo è quello derivante dalla spinta demografica che porta la Germania a cercare nuovi territori nelle pianure verso est, che sono territori da un punto di vista dermico non largamente popolati, e dove sono presenti popolazioni slave e numerose comunità ebraiche, quindi gruppi che vengono considerati razzialmente inferiori, quindi questi territori servono alla Germania per indirizzare la popolazione tedesca, data l’alta densità abitativa. Quindi sono territori considerati adatti alle esigenze del terzo Reich. Tuttavia però chi compie il primo passo che porta alla rottura dell’ordine internazionale stabilito a Versailles non è la Germania nazista, ma un altro paese ovvero l’Italia. L’Italia nel 1935 invade l’Etiopia , che è uno stato indipendente, uno stato sovrano e che ha aderito alla società delle nazioni. L’invasione dell’Etiopia riflette l’espansione so del fascismo, l’aggressività che caratterizza la politica estera del regime, che nel corso degli anni 20 ha spinto Mussolini a richiedere soprattutto verbalmente una revisione dei trattati anche per rafforzare quella che era l’immagine internazionale del regime, un’immagine che Mussolini vuole consolidare. Anche se alla fine degli anni 20 il regime Mussoliniano sigla una serie di accordi con l’Ungheria, con l’Austria e la Bulgaria e la Romania per attestare la sua presenza e influenza sullo scacchiere balcanico. L’Italia infatti alla fine della prima guerra mondiale mira ad un espansione verso i Balcani. L’Italia riprende questo suo interesse dove si scontra con gli interessi della Francia che vuole estendere la sua influenza in quest’area. In questa situazione in cui l’Italia entra in contrasto con gli interessi della Francia si avvale ancora della tradizionale amicizia che ha con la Gran Bretagna, proprio per questo motivo nel 1933 firma il patto a quattro, un accordo siglato da Francia, Regno Unito, Germania e Italia, con il quale questi quattro paesi si impegnano a ricercare soluzioni per una revisione del trattato di Versailles e ad adottare una politica europea comune. Tuttavia questo piano non trova applicazione, però rappresenta un successo diplomatico per Mussolini, perché proprio sulla base di questo patto può pensare a una revisione della condizioni della pace ed e un successo anche perché per la prima volta Mussolini stringe un’alleanza con Hitler che da la possibilità di scongiurare un’eccessiva presenza tedesca alle porte dell’Italia. Perché Hitler tra le sue mire espansionistiche ha anche quella di unificare i popoli tedeschi, il che

significa che mira ad annettere l’Austria. Nel 1934 viene firmato un patto a tre, tra Italia, Ungheria e Austria che serve a consolidare la presenza italiana nell’Europa centro orientale, e dall’altro stabilisce un intervento militare dell’Italia a favore dell’Austria nel caso in cui fosse stata in pericolo a causa delle mire espansionistiche di Hitler che mirava a inglobare l’Austria tra i territori del terzo Reich. I rapporti tra l’Italia e la Germania sono rapporti in cui c’è una sorta di conflittualità , e il contrasto emerge quando nel 1934 viene compiuto da parte di gruppi nazisti austriaci un colpo di stato nella repubblica austriaca in cui il cancelliere viene ucciso. In occasione di questo colpo di stato viene messo in atto un primo tentativo di annessione dell’Austria, fermato da Mussolini che invia due divisioni corazzate al Brennero. Questo tentativo quindi fallisce, ma nell’Europa degli anni 30 continuano anche altri accordi diplomatici come quello che si ha nel 1935 finalizzato a contenere l’espansionismo di Hitler, che è la conferenza che si svolge a Stresa sul lago maggiore tra i ministri degli Esteri inglese, francese e italiano per sanzionare la Germania contro le violazioni compiute del trattato di Versailles, per affermare anche una politica europea comune, per limitare gli armamenti sia nei singoli paesi che nella Germania e per garantire l’indipendenza dell’Austria e la sicurezza del confine renano. La conferenza di Stresa rimane lettera morta, i contenuti si riducono a delle semplici dichiarazioni. Mussolini attraverso tutti questi accordi diplomatici è riuscito ad avvicinare l’Italia fascista alle maggiori potenze europee (Francia e Gran Bretagna) quindi a mettere sulla carta il contenimento del riarmo della Germania, ed è riuscito anche a mantenere l’Italia all’interno di un sistema di sicurezza collettiva. Questo gli fa ritenere che sia giunto il momento per riprendere quel processo di espansione coloniale che si era arrestato per l’Italia durante l’età liberale con la conquista della Libia. Mussolini decide di riprendere la politica di espansione coloniale perché vuole assicurare all’Italia il rango di grande potenza, vuole consacrare il regime come creatore di un impero coloniale riallacciandosi così alla grandezza dell’impero romano. C’è anche un motivo meno ideologico e più contingente, cioè Mussolini si rende conto che è necessario trovare un’occasione di mobilitazione popolare data la situazione di grave crisi economica che sta vivendo il paese e che sta portando alla diminuzione dei consensi degli italiani nei confronti del regime, e poi sfruttare quella che è la congiuntura diplomatica favorevole che vede la Francia e la Gran Bretagna disposte ad appoggiare le mire italiane ma non propriamente l’occupazione di uno stato sovrano e indipendente come l’Etiopia. Mussolini cerca un pretesto per attaccare l’Etiopia nell’ottobre del 1935, lungo il confine con questo stato che non è stato ancora precisamente segnato, questo porta a un piccolo incidente di carattere militare che non avrebbe avuto grande importanza se non fosse stato assunto dal regime come casus belli, dovuto allo sconfinamento dell’esercito etiope nel territorio confinante italiano, per giustificare l’aggressione dell’Italia nei confronti dell’Etiopia. Si apre una guerra che dura pochi mesi, dall’ottobre del 1935 al maggio del 1936, e una guerra inizialmente mal condotta dal punto di vista militare, nella quale vengono utilizzati armamenti bellici sproporzionati rispetto a quelli posseduti dalle truppe del sovrano etiope, ed è una guerra durante la quale c’è una forte violazione dei diritti umani, vengono compiuti crimini aberranti, perché vengono usati gas nei confronti delle popolazioni civili. La guerra serve a Mussolini per attestare il prestigio internazionale del paese e per rinsaldare il regime dal punto di vista interno. Ma ha anche un obiettivo di più lungo periodo, perché vuole far sì che l’Etiopia diventi una colonia di popolamento, cioè che possa ospitare l’emigrazione italiana. Il regime fascista non considera positivamente l’emigrazione italiana all’estero perché rappresenta una perdita di energie, perché lavoratori italiani lasciano il paese per andare all’estero, allora cerca di convogliare i flussi migratori verso l’interno e fa questo attraverso le bonifiche (tra le più note la bonifica pontina). Proprio le bonifiche danno la possibilità di indirizzare la lavoro migliaia di persone perché ci sono tutti gli operai che concorrono alla bonifica, secondo perché nelle zone bonificate arrivano i contadini ai quali vengono dati appezzamenti di terreno con una casa. Ma queste bonifiche interne non sono sufficienti a indirizzare tutto l’alto tasso di disoccupazione, quindi Mussolini concepisce l’idea di indirizzare verso le colonie l’eccesso di disoccupati nel paese. Negli anni 30 avverrà in