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Una panoramica sull'evoluzione storica del turismo, partendo dalle sue origini elitarie fino all'avvento del turismo di massa e, successivamente, al turismo postmoderno. Analizza i fattori che hanno contribuito a questa trasformazione, come l'aumento dei redditi, la conquista del tempo libero e lo sviluppo dei trasporti. Vengono esaminati i modelli di sviluppo turistico in italia, con esempi specifici come il lido di venezia e la costa smeralda, evidenziando le dinamiche regionali e le strategie di pianificazione turistica. Anche le sfide affrontate dal settore turistico italiano nel contesto globale, come la perdita di quote di mercato e la necessità di innovazione.
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Il turismo è un settore economico che nasce nella sede di Rimini dell’Università di Bologna. È un’industria che nasce da una necessità e ha subito una crescita esponenziale. I turisti stranieri portano tendenzialmente molti soldi, mentre il turismo interno crea ricchezza impiegando meno risorse. La nascita del turismo (e dell'industria turistica) è stata favorita, in primo luogo, dall'aumento dei redditi. Tutto cambia con la rivoluzione industriale: questo "sblocca" la capacità di aumentare (e migliorare e diversificare) i consumi (si parla di rivoluzione dei consumi). La legge di Engels afferma che minore è il reddito di una famiglia, maggiore sarà la spesa in beni alimentari e di necessità. Le famiglie vedono aumentare il proprio reddito grazie all'industrializzazione e cominciamo a consumare un numero sempre crescente di beni e servizi, tra cui il turismo. Si passa dunque da un turismo prettamente nobiliare, come quello della villeggiatura di epoca moderna, ad un turismo borghese e popolare (si sviluppa un'offerta più diversificata di prodotti turistici). Per quanto riguarda i prezzi, prima del turismo di massa, erano più un indicatore di mercato segmentato che uno strumento competitivo per promuovere i servizi. La nascita del turismo e dell'industria turistica è poi stata favorita dalla «conquista del diritto al tempo libero» da parte della classe media e di quella operaia. La cultura medievale vedeva l’ozio come pericoloso perché poteva portare al vizio e al peccato. Dopo l'anno Mille, con la crescita delle città, l'aumento dei commerci e il rafforzamento di una borghesia emergente (protoborghesia), si sviluppano nuove concezioni del tempo e del lavoro. Questa evoluzione è legata anche a una trasformazione della società. Un certo ostracismo verso gli svaghi dei poveri restò ben diffuso fino alla Rivoluzione Industriale. Nella fase iniziale della Rivoluzione Industriale, il tempo libero era assai poco: le cose, per i lavoratori, migliorano nella seconda metà dell'Ottocento. I diritti dei lavoratori (compreso quello al riposo e a turni di lavoro più leggeri) vengono ascoltati e vengono promulgate leggi per difenderli. Il processo di riduzione dell'orario di lavoro subì un'ulteriore accelerazione tra le due guerre. L'offerta turistica è il risultato della sinergia tra più attori, che collaborano per fornire i servizi necessari. Come i diversi servizi arrivano a trasformarsi in servizio turistico? ● community model -> attori del territorio e istituzioni locali ● state and community model -> attori del territorio, istituzioni locali, stato centrale ● corporate model -> aziende private (ha poco successo in Europa). Tra Sette e Ottocento, in Europa domina il community model. Molti Stati iniziano a creare propri enti di promozione turistica e a pubblicizzare l'offerta turistica nazionale all'estero. In Francia, dal secondo dopoguerra, lo Stato si impegna anche a creare nuovi turismi. Si passa così a un state and community model. A tal fine, lo Stato francese istituisce una Missione Interministeriale con l'obiettivo di individuare aree con potenziale turistico. Più di recente, qualcosa di simile, ma su scala molto più ampia, sta accadendo nelle economie del Golfo. Istituzioni e imprenditori non sono stati gli unici protagonisti nella promozione del turismo: un ruolo fondamentale è stato svolto anche dalle associazioni (hanno persino inventato nuove forme di turismo). Il ciclo di vita delle località turistiche Nel 1980, il geografo R.W. Butler elaborò un modello per descrivere il ciclo di vita standard di un'area turistica.
Possiamo distinguere due grandi categorie di domanda turistica: ● Viaggi -> spostamento attraverso luoghi o paesi diversi dal proprio, con soste e permanenze più o meno lunghe, allo scopo di conoscere, istruirsi, sviluppare o consolidare rapporti, divertirsi. ● Villeggiatura -> permanenza in una certa località (di campagna, balneare, di montagna) per un certo periodo di tempo a scopo di riposo o di svago. I primi viaggi I viaggi a scopo religioso (pellegrinaggi) erano ampiamente diffusi già in epoca preistorica. La villeggiatura romana La villeggiatura, sconosciuta in epoca greca, risulta una tradizione ben radicata in epoca romana (rimaneva però un fenomeno riservato alle famiglie aristocratiche). I concetti di villeggiatura e di ferie erano già ben definiti secondo le due mete principali delle vacanze: il feriari, ossia l'essere in ferie (solitamente) al mare, e i rusticari, ossia il trasferirsi per qualche tempo in campagna. La vacanza in campagna rappresentava, nell'immaginario collettivo, l'occasione per scappare dalla frenesia della vita cittadina: era in sintonia con le due principali dottrine filosofiche dell'epoca: lo stoicismo e l'epicureismo. La vacanza al mare puntava invece al divertimento più sfrenato. Nel I secolo AC, la costa campana divenne il centro mondano di villeggiatura più rinomato. I periodi di villeggiatura si svolgevano prevalentemente presso ville di proprietà. Sebbene si parli ancora di una fase di 'proto-turismo', vi erano località in cui il fenomeno aveva un forte impatto economico, ambientale e sociale. Ne è un esempio Baia. I soggiorni di formazione e istruzione Verso la fine del II secolo AC, iniziò a svilupparsi un turismo di tipo culturale verso le regioni del Mediterraneo orientale e, in particolare, la Grecia per la formazione dei giovani aristocratici romani. Alle origini delle vacanze romane Quali fattori contribuirono alla nascita e alla crescita di un primo fenomeno turistico nell'Impero Romano? ● La relativa tranquillità e sicurezza garantite dalla pax romana ● L'elevata concentrazione di popolazione e ricchezza nella città di Roma ● L’efficiente rete stradale imperiale. Le infrastrutture dell’impero Su tutte le strade dell'Impero funzionava un servizio collettivo di trasporto di persone, il Cursus Publicus: era possibile sostare presso le stazioni di posta (le mutationes) destinate al cambio dei cavalli, e le mansiones, pensate per soste più lunghe. Il veicolo più utilizzato era la raeda, un carro a quattro ruote trainato da muli. Chi non disponeva di mezzi propri li noleggiava lungo il tragitto dai cisarii e dai carrucarii. Di grande aiuto ai viaggiatori erano gli itineraria (guide viarie). Il declino della villeggiatura (ma non dei viaggi) Con il declino dell'Impero e le sempre più frequenti invasioni barbariche, l'abitudine viaggi e villeggiatura cessarono completamente. Sopravissero i pellegrinaggi religiosi. I pellegrinaggi religiosi Una delle prime forme di domanda turistica era legata al turismo religioso. L'avvento del cristianesimo non modificò questa tendenza, anzi (i pellegrinaggi trovavano un riscontro in un passo del Vangelo e servivano a diffondere la fede cristiana nel mondo). Le mete che nel corso del tempo assunsero un valore fondamentale furono: Gerusalemme, Roma e Santiago de Compostela. Gerusalemme Divenne meta di pellegrinaggio solo con la fine delle persecuzioni, nel IV sec DC. Inizialmente, i pellegrini erano uomini di profonda spiritualità e fede, in seguito anche aristocratici e semplici fedeli.
L’idea che il contatto diretto con i luoghi della cultura classica fosse una parte fondamentale dell’apprendimento portò alla nascita di quello che, nel giro di qualche secolo, diventerà il Grand Tour. Il Grand Tour e l’Italia L’Italia continuò sempre a occupare un posto centrale in questi viaggi. La penisola era considerata una civiltà urbana avanzata e creativa, un modello di riferimento per l’arte, l’architettura e la cultura. Roma esercitava il fascino maggiore su questi giovani viaggiatori. Fino alla seconda metà del Settecento il percorso si limitava alla parte della penisola con Napoli (o Pompei, a partire dal Settecento) come confine meridionale. La scoperta del Sud avvenne in modo graduale e non uniforme. L’interesse per il Mezzogiorno (in particolare per la Sicilia) crebbe con l’emergere di tre nuove ideali di viaggio, tipicamente romantici: ● L’amore per il paesaggio, ● L’interesse antropologico, ● La passione per l’archeologia e le città morte. L’evoluzione del Grand Tour Il Grand Tour subì profonde trasformazioni nel corso dei secoli, modificandosi sotto diversi aspetti: ● Durata del viaggio, ● Fascia d’età dei viaggiatori, ● Status sociale dei viaggiatori, ● Itinerari. Con il tempo, il Grand Tour si espanse oltre i confini europei. Le strutture ricettive nell’epoca del Grand Tour Nel Cinquecento le locande erano ormai una presenza consolidata in tutte le principali città europee. Le locande tedesche erano considerate le più pulite, mentre quelle inglesi tra le migliori al mondo. La qualità dell’offerta ricettiva risultava molto disomogenea. Nel Seicento, accanto agli alberghi e alle locande di livello intermedio, iniziarono a comparire le prime strutture destinate a ospiti facoltosi. Un esempio significativo fu Genova: ● da un lato molte abitazioni monofamiliari si trasformarono in locande ● dall’altro lato, venne inaugurato il primo albergo ‘di lusso’, il Santa Maria. Questo segnò l’inizio dello spostamento della clientela più prestigiosa verso strutture professionali specializzate, determinando l’abbandono progressivo delle residenze nobiliari come luogo di soggiorno per i viaggiatori più ricchi I Rolli di Genova erano le liste delle splendide dimore appartenenti alle più nobili famiglie genovesi, selezionate per ospitare le alte personalità in transito nella città. Lo splendore e il numero dei palazzi portarono alla nascita di un sistema di ospitalità pubblica unico nel suo genere. La Francia fu il primo paese in Europa a dotarsi di un’hotellerie di prestigio. Un esempio emblematico è l’Hôtel du Louvre, realizzato a Parigi nel 1854.
Lo sviluppo del turismo moderno è anticipato dalla prima rinascita termale in Gran Bretagna a partire dalla fine del Seicento. L’Ottocento fu l’epoca in cui la villeggiatura nei centri termali più alla moda divenne un simbolo di status sociale. Lo stabilimento termale era già diffuso tra gli antichi Romani. La località più famosa dell’Antichità era Baden, in Baviera. In Gran Bretagna, le terme caddero in disgrazia dopo la Riforma anglicana del 1534. Alla fine del Cinquecento, la proibizione fu revocata e la Corona avviò una vasta opera di promozione delle fonti termali nazionali. In Gran Bretagna, la città termale per eccellenza è senza dubbio Bath. La presenza dell’alta nobiltà inglese favorì:
● la nascita di piccoli stabilimenti attorno alle fonti, ● la realizzazione di strutture ricettive dedicate ai visitatore, ● lo sviluppo di vari tipi di locali per il tempo libero. Il potenziamento delle infrastrutture viarie e l’aumento degli investimenti privati trasformarono Bath in un moderno centro turistico, una delle tante città del loisir. Le città del loisir erano luoghi specializzati nell’accoglienza e nell’intrattenimento di turisti e residenti. Queste città si distinguevano per la presenza di intere aree dedicate al tempo libero e alla vita sociale. Nel corso del Settecento, Bath perse sempre più la sua connotazione di città termale, trasformandosi in una città del loisir. Tuttavia, la sua parabola si spense nel giro di un secolo. Le località termali rimasero una destinazione per una minoranza di ospiti, per lo più anziani e facoltosi. Verso la fine del Settecento anche molte città dell’Europa continentale seguirono lo stesso percorso di sviluppo. Per delineare un percorso comune nello sviluppo dei centri termali mitteleuropei, si possono individuare quattro fasi principali: ● Fase iniziale: segnata dalla promozione delle proprietà curative delle acque da parte dei medici locali, ● Fase degli investimenti: sviluppo delle infrastrutture, ● Fase del decollo: il centro termale si affermava come nuova città del loisir ● Fase dello sviluppo: il consolidamento della località dipendeva in larga misura dall’afflusso di capitali regionali o nazionali. Il fascino dei mari freddi Tra il 1755 e il 1780 si sviluppò il turismo balneare. Nelle città balneari inglesi, la vita turistica ruotava attorno al Kursaal. Inizialmente, la scelta della villeggiatura balneare nei mari del Nord fu infatti guidata da indicazioni mediche. Come già accaduto a Bath, furono le famiglie aristocratiche a decretare il successo delle località balneari. La storia turistica di Brighton conobbe il suo massimo sviluppo con il declino di Bath. Fu l’avvento della ferrovia, a partire dal 1840, a consolidarne la frequentazione, favorendo anche la nascita di numerosi centri balneari minori. Non erano più esclusivamente destinati agli élite. Queste località turistiche si svilupparono in modo prevalentemente locale e discontinuo. Solo dopo il 1870 si registrarono investimenti di maggiore entità. Nel primo dopoguerra, il turismo balneare riprese, ma seguendo nuove direttrici. Nel secondo dopoguerra, tuttavia, le città balneari inglesi conobbero un progressivo declino. La passione per i mari freddi oltre l’Inghilterra Gli stessi principi medici che avevano favorito la nascita delle prime località balneari sui freddi mari inglesi portarono allo sviluppo di centri simili lungo le coste del Mar Baltico e del Mare del Nord. Il loro successo limitato è attribuibile a due fattori principali: ● Le diverse abitudini dell’aristocrazia dell’Europa centrale, ● La concorrenza delle città termali. Solo all’inizio dell’Ottocento la Francia iniziò a mostrare interesse per le coste settentrionali. In Spagna, invece, lo sviluppo del turismo balneare si concentrò unicamente nella zona compresa tra Santander e San Sebastián. La nascita del turismo balneare nel Mediterraneo seguì il modello di Brighton, ma con una differenza fondamentale: i turisti, inizialmente, cercavano un mare freddo, ma in inverno. Questa variante stagionale evitò la concorrenza con le località nordiche già affermate. La prima grande stazione balneare invernale a inaugurare questo nuovo modello fu la città francese di Sète. Verso la fine della passione per i mari freddi Il dopoguerra portò altre forme di turismo, tra cui gli sport invernali e il turismo balneare estivo. La classe media assunse un ruolo da protagonista nel panorama turistico europeo. Parallelamente, si diffusero strutture ricettive più economiche, come pensioni e piccoli alberghi, rendendo i viaggi più accessibili. Il turismo balneare estivo A partire dalla metà dell’Ottocento, la Costa Azzurra e una parte della Riviera italiana divennero mete predilette della nobiltà e dell’alta borghesia europea.
ll contesto del secondo dopoguerra fu completamente diverso. I paesi europei avviarono un periodo di pace e cooperazione. Alla crescita economica corrispose una quasi contemporanea (è caratterizzata da un'intensità del tutto simile) crescita del turismo nazionale e internazionale. Il grande aumento dei flussi turistici è alla base di quel fenomeno noto come turismo di massa. Secondo alcuni studiosi, nella seconda metà del Novecento il turismo è diventato uno dei riti centrali della società occidentale. Alcuni sociologi lo hanno poi descritto come un segnale della decadenza della società occidentale, sottolineando il desiderio di fuga dalla civiltà. Protagoniste di questa tendenza furono le famiglie della classe media. Questa trasformazione spinse i produttori di servizi turistici a ridurre i costi, favorendo la standardizzazione e la produzione in serie del turismo, elementi caratteristici del turismo di massa. Il passaggio dal turismo d’élite al turismo di massa portò alla nascita di grandi operatori del settore, come tour operator, compagnie di voli charter, catene alberghiere e gestori di parchi divertimenti. La diffusione del turismo di massa fu fortemente influenzata dalla trasformazione dei trasporti. La diffusione internazionale del turismo di massa sarebbe stata impossibile senza il calo significativo dei costi di viaggio e l’aumento della velocità degli spostamenti. Il successo del trasporto aereo fu fortemente influenzato dal progresso tecnologico, in particolare dall’affermarsi di un nuovo modello di viaggio: i voli charter. I voli charter sono organizzati da società che noleggiano un aereo con l’obiettivo di massimizzare il numero di passeggeri, così da garantire tariffe competitive e, al tempo stesso, massimizzare i profitti. Le compagnie charter godevano di una maggiore flessibilità. Negli anni Settanta, le principali compagnie charter erano britanniche, danesi, tedesche e spagnole. Il turismo postmoderno Due grandi trasformazioni hanno segnato il passaggio dal turismo di massa al turismo postmoderno:
Il turismo moderno è stato essenzialmente un'invenzione europea. Sia nell’Ottocento che nel Novecento, l’Europa mantenne il suo primato sia nell’ideazione di prodotti turistici sia nelle quote di mercato internazionale: se nell’Ottocento il Regno Unito fu il paese di riferimento per il turismo europeo, nel Novecento il centro più dinamico divenne il Mediterraneo. Francia La supremazia turistica della Francia si consolidò tra le due guerre mondiali. A partire dagli anni Sessanta, la Francia fu anche la prima destinazione a subire la concorrenza di nuove mete emergenti, tra cui l’Italia. Fu inoltre il primo paese a confrontarsi con la necessità di dotarsi di strutture adeguate per il turismo di massa. Il turismo culturale, il turismo enogastronomico, il turismo naturalistico divennero (e restano tutt’oggi) elementi centrali nello sviluppo dell’industria turistica francese. Spagna La Spagna rappresenta un esempio emblematico di come il turismo possa essere un motore di crescita economica (sostenuta anche da un’importante sviluppo industriale).
La Spagna non ha una lunga tradizione turistica. Il paese non fu mai una delle mete principali del Grand Tour. I flussi turistici legati al turismo climatico continuarono a privilegiare la Francia, mentre quelli di carattere culturale rimasero concentrati sull’Italia, lasciando la Spagna in una posizione marginale fino al periodo intra-bellico. A partire dagli anni 1830, si consolidò un importante turismo interno. La svolta turistica della Spagna viene tradizionalmente attribuita al Piano di Stabilizzazione del 1959, che, in piena dittatura, segnò la fine delle politiche autarchiche e aprì il paese agli investimenti privati, inclusi quelli internazionali. Grazie agli investimenti realizzati, i turisti europei (inizialmente francesi, poi inglesi e infine tedeschi) arrivarono in massa sulle spiagge spagnole, attratti da vacanze a basso costo. Negli anni Ottanta, anche il turismo balneare spagnolo iniziò a mostrare i primi segni di cedimento. Tuttavia, la Spagna puntò sulla crescita del turismo urbano e sulla creazione di un’offerta compatibile con il turismo postmoderno. Stati Uniti d’America Tra Settecento e Ottocento, lo sviluppo turistico americano seguì i modelli europei. Nell’America coloniale, le città termali si svilupparono relativamente tardi: nacquero principalmente per rispondere alla domanda turistica e senza una preesistente tradizione, il loro sviluppo dipese fortemente da ingenti investimenti. Il turismo balneare negli Stati Uniti ebbe inizio nel Nord-Est del paese grazie alla vicini Ania ai grandi centri manifatturieri e commerciali. Sebbene queste destinazioni fossero inizialmente pensate per una clientela facoltosa, proprio come in Europa, si attrezzarono rapidamente per accogliere anche le classi popolari. Ciò che differenzia maggiormente il turismo americano da quello europeo è la rapidità con cui, negli Stati Uniti, si affermarono i divertimenti meccanizzati di grandi dimensioni. Un esempio emblematico è il Luna Park di Coney Island. Un ruolo centrale è stato svolto dalle grandi società private (come la compagnia ferroviaria AT&SF). A partire dagli anni 1870-1880, i collegamenti ferroviari migliorarono sensibilmente grazie all’introduzione dei vagoni letto e di carrozze più comode e lussuose. Questo rese possibile ai ricchi americani di spingersi sempre più a Ovest, attratti dal fascino del ‘Far West’. Tuttavia, raggiungere il Canyon restava difficile. Quando, nel 1908, il canyon fu dichiarato parco nazionale, era l’unico negli Stati Uniti a disporre sia di un collegamento ferroviario diretto sia di un albergo all’interno del proprio perimetro. Dalla fine degli anni Venti, si assistette a un graduale passaggio dal turismo elitario al turismo di massa, accompagnato da un cambiamento altrettanto significativo nei mezzi di trasporto: il treno lasciò progressivamente spazio all’automobile. Particolarmente interessante è il caso di Las Vegas, una destinazione turistica nata attorno allo sviluppo del gioco d’azzardo in un’area in cui non era possibile offrire molto altro, trovandosi nel mezzo del deserto. Fu soltanto nel secondo dopoguerra che Las Vegas conobbe un vero e proprio successo turistico. Inizialmente, gli investimenti privati erano ancora limitati. L’introduzione di nuove normative sulla proprietà dei casinò rese più trasparente e sicuro l’accesso al mercato. Di conseguenza, fondi d’investimento e grandi catene alberghiere iniziarono a puntare su Las Vegas. Africa Nei paesi in via di sviluppo, il turismo è cresciuto meno di quanto ci si potesse aspettare, e solo in pochi casi ha effettivamente svolto un ruolo di stimolo per l’economia locale. Si trattava di un turismo interamente costruito sull’immaginario esotico dell’epoca, che proponeva viaggi avventurosi, battute di caccia e itinerari culturali. Queste attività divennero così popolari che numerose agenzie turistiche iniziarono a organizzare viaggi su misura per i viaggiatori europei. Inizialmente, le mete privilegiate erano l’Egitto e la Tunisia, ma verso la fine dell’Ottocento i viaggiatori iniziarono ad avventurarsi nell’Africa centrale e meridionale. Accanto a questo, si sviluppò anche un turismo naturalistico, sempre promosso dagli europei. Fu infatti all’inizio del Novecento che vennero istituiti i primi parchi naturali africani. Esisteva inoltre un (limitato) turismo regionale, strettamente legato alla presenza dei coloni europei residenti nelle colonie. Esisteva anche un circuito turistico orientale, centrato principalmente sul Kenya. Tutto questo sistema si sgretolò nei vent’anni successivi alla fine della Seconda guerra mondiale, con l’avvio del processo di decolonizzazione. Solo a partire dagli anni Ottanta si cominciò a registrare un miglioramento, in particolare grazie allo sviluppo del turismo balneare. Un esempio paradigmatico è il Kenya. Anche il successo turistico dell’Egitto è relativamente recente. Tradizionalmente, il paese attirava soprattutto un turismo culturale. A partire dagli anni Ottanta, tuttavia, l’Egitto iniziò a puntare anche sul turismo balneare. Tra i principali fattori che hanno frenato l’espansione del turismo in Africa si possono individuare tre elementi chiave: ● La povertà diffusa ● L’instabilità politica e sociale
Tra i primissimi interventi vi fu la bonifica dei terreni circostanti alle fonti termali seguì una fase di intensi investimenti pubblici per la riqualificazione degli stabilimenti. Montecatini si è affermata nel giro di pochi decenni come la prima stazione termale in Italia. Il turismo italiano alla vigilia della Grande Guerra All’inizio del Novecento, l’arretratezza industriale del Paese e la volontà di concentrare gli sforzi sulla modernizzazione produttiva portarono i governi a dedicare poca attenzione al turismo, considerato un settore secondario. La promozione del turismo fu così affidata principalmente all’iniziativa privata, alle associazioni volontarie e alle singole società ferroviarie, in assenza di una strategia coordinata da parte dello Stato. Un ruolo centrale fu svolto anche da due importanti associazioni: il Club Alpino Italiano, fondato nel 1863, e il Touring Club Italiano, nato nel 1894. Entrambe contribuirono in modo determinante a far conoscere il territorio italiano agli stessi italiani. Il turismo montano italiano prima della Grande Guerra L’Italia, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, iniziò a sviluppare un proprio turismo montano. La prima regione interessata fu la Valle D’Aosta. A dominare il turismo montano furono il termalismo, i soggiorni climatici e le prime forme di turismo sportivo. Il turismo balneare italiano prima della Grande Guerra L’Italia si avvicinò al turismo balneare relativamente tardi. Le prime località interessate furono quelle della Riviera ligure, seguite poi dalla zona di Viareggio, dal Lido di Venezia e, in seguito, dalle marine intorno a Napoli e Palermo. Sanremo e il Lido di Venezia divennero mete di turismo internazionale. La prima località balneare a rivolgersi quasi esclusivamente a una clientela italiana fu invece Viareggio.
Nel periodo tra le due guerre si sviluppò una maggiore consapevolezza del ruolo strategico che il turismo poteva svolgere nell’economia nazionale. Nel 1919 venne istituito l’ENIT (Ente Nazionale Italiano per il Turismo), segnando il primo intervento diretto dello Stato nel settore: l’ENIT si impegnò a promuovere la creazione di scuole alberghiere nelle città con maggiore vocazione turistica, creò di un consorzio per gli uffici di viaggio e turismo, si impegnò nel,a promozione del turismo italiano. Contrariamente a quanto temuto, non si verificò un interruzione significativa dei flussi turistici a seguito del conflitto mondiale. I dati mostrano una crescita generale del turismo, seppur caratterizzata da forti ciclicità. Il secondo novecento Dopo la difficile congiuntura della Seconda guerra mondiale, l’Italia emerse sorprendentemente come leader europeo per entrate turistiche, superando anche la Francia. I punti di forza dell’Italia furono principalmente due: ● la diversificazione dell’offerta, ● la rapidità nella transizione all’economia di pace. Un ruolo decisivo in questa crescita fu svolto dal turismo interno: tra gli anni Cinquanta e Sessanta, le vacanze divennero un’abitudine diffusa tra le famiglie italiane, segnando anche in Italia il passaggio dal turismo d’élite al turismo di massa. Questo fenomeno fu il risultato di due fattori principali: ● l’aumento del reddito disponibile, ● la rapida urbanizzazione del Paese. A trarre i maggiori benefici dallo sviluppo del turismo di massa furono soprattutto le aree che si erano già affermate nel periodo precedente. È in questo periodo che il turismo iniziò a diventare meno locale: se in passato le località turistiche attiravano soprattutto visitatori di prossimità, dal secondo dopoguerra in poi il raggio di attrazione si ampliò sensibilmente. Il turismo balneare nel Novecento Negli anni Trenta si andò consolidando un’offerta balneare articolata in tre grandi tipologie:
Per l’Italia, così come accaduto per il settore industriale, anche per il turismo si deve parlare di uno sviluppo diseguale. In molti casi, insomma, ha premiato chi era già forte, e solo eccezionalmente ha rappresentato una leva di sviluppo per i territori più deboli. Nel complesso, si può osservare una relazione quasi inversa tra il grado di sviluppo industriale di una regione e la sua capacità di proporsi come meta turistica. Certo, va sottolineato che, in queste regioni, il turismo non ha sostituito l’industria come motore della crescita economica. Sia l’industria tradizionale sia quella turistica si sono fondate su caratteristiche strutturali comuni: la prevalenza della piccola e media impresa, un tessuto sociale coeso e dinamico. Se il turismo ha effettivamente contribuito alla convergenza economica tra Nord-Est, Nord-Ovest e Centro Italia, non è riuscito a svolgere un ruolo analogo nel Mezzogiorno. Nel secondo dopoguerra, il governo avviò alcuni tentativi di promozione turistica del Sud. Tuttavia, le risorse impiegate furono limitate e, soprattutto, non accompagnate da una strategia coordinata e continuativa. Sulla base dell’evoluzione del turismo nelle diverse regioni italiane, è possibile individuare tre distinti profili turistici, ciascuno con caratteristiche specifiche e differenti dinamiche di sviluppo: ● Turismo di rendita: si tratta delle regioni che continuano a vivere dei benefici di quanto costruito nella fase iniziale dello sviluppo turistico, senza però attivare processi significativi di innovazione o reinvestimento. Es. Liguria ● Turismo di induzione: è il caso di territori in cui le risorse naturali o storiche iniziali non erano particolarmente abbondanti, ma in cui il successo turistico è stato raggiunto grazie a forti investimenti, iniziativa imprenditoriale e capacità organizzativa. Es. Veneto ● Turismo come motore di crescita: in questo modello, l’industria turistica precede e stimola lo sviluppo di altri settori economici, fungendo da leva per la modernizzazione del territorio. Es. Sardegna. Il primo volto del turismo veneto: il Lido Nella seconda metà dell’Ottocento, la zona del Lido, insieme a Venezia, iniziò a proporsi come una meta di villeggiatura capace di unire cultura e cure marine. I primi tentativi di avviare uno stabilimento balneare a Venezia risalgono agli anni Trenta dell’Ottocento. Fu però solo a partire dalla fine degli anni 1850 che alcuni imprenditori privati iniziarono a intuire le reali potenzialità turistiche dell’area.
L’offerta ricettiva cominciò a cambiare in maniera radicale nel corso degli anni 1920 e 1930, quando iniziarono a diffondersi nuove forme di ospitalità destinate a una clientela meno esigente e con minori disponibilità economiche. Negli Stati Uniti, le strutture che accompagnarono la trasformazione dell’offerta turistica furono i campeggi e i motel. Il campeggio divenne un’esperienza familiare, che permetteva di godere delle bellezze naturali senza rinunciare del tutto alle abitudini, ai ritmi e alla socialità della vita domestica. Per la classe media americana, il motel rappresentava lo strumento per attraversare gli Stati Uniti. Spesso a conduzione familiare, i motel conobbero una diffusione straordinaria soprattutto negli anni Trenta. In Europa, la formula ricettiva che accompagnò lo sviluppo del turismo di massa (soprattutto in Francia e in Italia) fu quella della piccola pensione, generalmente a gestione familiare, che offriva una formula ‘tutto compreso’. L’affermarsi delle catene alberghiere Tra gli anni Sessanta e Settanta, la diffusione dei tour operator e dei voli charter segnò il superamento del modello delle piccole imprese alberghiere, ormai non più competitive, e diede avvio a un processo di internazionalizzazione delle imprese turistiche. Iniziarono a diffondersi alberghi di grandi dimensioni pensati per una clientela di ceto medio-basso. Le catene alberghiere si diffusero precocemente negli Stati Uniti già all’inizio del Novecento e conobbero una forte espansione nel secondo dopoguerra. In Europa, invece, lo sviluppo delle catene avvenne solo in un secondo momento. Questo ritardo determinò un vantaggio comparativo significativo per le catene americane. L’Italia, tra i grandi paesi turistici, è quello con l’offerta più frammentata e con la minore presenza di catene alberghiere. I tour operator Nel secondo dopoguerra hanno acquisito un'importanza crescente le attività di intermediazione tra domanda e offerta turistica, svolte da agenzie di viaggio e tour operator. La prima impresa a offrire servizi turistici strutturati risale agli anni 1840 e fu la Thomas Cook. La Thomas Cook offriva un’ampia gamma di servizi pensati per agevolare i viaggiatori. Tra le innovazioni più rilevanti vi fu l’introduzione del biglietto circolare, che consentiva di viaggiare su tratte diverse, spesso gestite da compagnie ferroviarie differenti, utilizzando un solo titolo di viaggio. Altrettanto importante fu l’invenzione dei Cook coupon, dei buoni da utilizzare per il pagamento di pasti e alloggi presso strutture convenzionate. La Thomas Cook introdusse il concetto di crociera, con un viaggio in Scandinavia. Solo con qualche decennio di ritardo nacquero agenzie simili anche nell’Europa continentale; tuttavia, queste strutture si rivolgevano ancora prevalentemente a una clientela alto- borghese o nobiliare, e non riuscirono a ottenere lo stesso successo della Thomas Cook. La Thomas Cook fallì nel 2019, per poi rinascere, con lo stesso nome, sotto una nuova proprietà. Anche se da sempre simbolo del turismo di massa, i tour operator sono riusciti a ritagliarsi un ruolo importante anche nell’epoca del turismo postmoderno.