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riassunto del manuale per il corso di indologia
Tipologia: Sintesi del corso
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Delhi sono più città che si sono sovrapposte nei secoli (7/8 Delhi succedute nel tempo).
Sorge nello stesso luogo dove si trovava la città di Indraprastha la capitale dei fratelli Pandava della stirpe di Kuru, discendenti di Bharata, della dinastia lunare; sono 5 (figure letterarie no storiche).
Maya: grande architetto divino; costruisce la sala del trono dei Pandava.
Mahabharata “grande storia dei discendenti di Bharata” (antenato mitico degli indiani, nome india moderna = Bharat). Storia del conflitto: Pnadava VS Kaurava (cugini)
Gli indiani scrivevano su fogli di corteccia di betulla o foglie di palma; no vera rilegatura.
Itihasa = poemi epici Mahabharata e Ramayana
Mahabharata: 18 libri, intreccio di storie, lunghe parti di insegnamento, luoghi geografici precisi. Composto intorno al 9-8 secolo a.c. da Vyasa.
Foresta = aranya, vana. Meglio tradotta come giungla: “tratto di terreno arido e sterile”, non addomesticato dall’uomo. Luogo dell’avventura e dell’imprevisto, delle connotazioni romantiche e paradisiache o regno del terrore.
Civiltà della valle dell’Indo 2500 – 1500 a.c. apice tra il 2300 – 2000. Centri principali: Harappa e Mohenjo-Daro in Pakistan (caratteristici perché entrambi avevano una cittadella), Lohat in Gujarat e Kalibangan in Rajastan.
Sir John Marshall: primi scavi ad Harappa.
Reperti più importanti i sigilli; es. primitivo Shiva signore degli animali. La scrittura non è stata ancora decifrata; forse lingua dravidica (diffusa nel sud dell’India) o primitiva indoeuropea.
Arya = nobile; termine che usano per descriversi dei loro testi sacri i Veda.
Tesi più diffusa: gli arya (di lingua indoeuropea) siano giunti in india dai passi afgani intorno al 1500 – 1200 a.c. stabilendosi nell’india del nord sottomettendo i popoli indigeni di lingua dravidica; anche ultimi discendenti della civiltà della valle dell’Indo???
Altra tesi: gli arya sono l’evoluzione della civiltà della valle dell’Indo.
Altra tesi: le due civiltà hanno convissuto insieme in pace per un periodo, poi gli arya hanno preso il controllo.
Veda = “scienza”; shruti cioè “ciò che è stato udito”. Ha 4 raccolte di testi (samhita) composti a partire dal 15° secolo a.c.:
A questi, nel tempo, se ne sono aggiunti altri:
Fulcro delle 4 samhita è il rito sacrificale svolto solo dai brahmani; offerte hai deva bruciate. Deva importanti: Indra, Soma, Agni (fuoco).
Varna = “colore”, classi sociali; sono 4: 1. Brahmana (bianco) sacerdoti, trasmettere i Veda
Solo ai primi tre si dà il titolo di nobili (arya) o “nati due volte”. Gli intoccabili sono fuori da questo schema quindi sono avarna. Centrale il concetto di contaminazione e purezza.
Giustificazione mitologica: nel Rig-veda con il mito del purusha (uomo maschio).
Jati = casta, “nascita”
Dharma = norma, legge, giustizia, ordine; fondamento di ogni cosa, legge che governa il fluire degli eventi.
I cicli cosmici unità di misura base yuga = era cosmica; 4 yuga formano un mahayuga cioè un ciclo cosmico che va da un età dell’oro all’era dell’oscurità. 4 yuga: krita-yuga, treta-yuga, dvapara-yuga, kali-yuga.
Il Ramayana si colloca nel treta-yuga.
Il Mahabharata si colloca tra lo dvapara e il kali-yuga.
Bhagavad-gita = “canto del glorioso signore”; è storia nella storia, all’interno del Mahabharata. Arjuna esita e Krishna ha occasione di insegnamento che ha valore etico, religioso e metafisico.
Arjuna non vuole combattere ma Krishna lo incita a seguire il suo dharma; c’è divisione tra:
Chi muore a Varanasi si dice che ottenga la liberazione dal samsara; nei 2 ghat (scalinate che scendono nell’acqua) dentro la città si procede alla cremazione. Solitamente i luoghi di cremazione sono fuori dalla città (verso sud).
Massimo splendore di Varanasi con la dinastia Gahadavala (fino al 11° secolo).
Ghat importanti: - ghat dei dieci sacrifici del cavallo; - ghat del tempio di Vishnu chiamato Bindu Madhava (abbattuto più volte, l’ultima da Mughal Aurangzeb, per costruire una moschea).
Il luogo più importante è il tempio di Shiva Vishvanatha (Shiva signore dell’universo).
Nella cella dei templi di Shiva si trova sempre raffigurato il dio come linga (segno, organo sessuale maschile). Linga più antico si dice che è in un pozzo accanto alla moschea.
Questo templio è uno dei luoghi dove Shiva si è automanifestato come jyotirlinga (linga di luce).
Vishnu, Shiva e la Devi sono le figure divine principali.
Mito: unico dio a non essere invitato al sacrificio fatto dal padre della prima moglie (Sati); allora lei si uccide e lui impazzisce di dolore.
Shiva ha carattere ambivalente: è grande asceta che sta in meditazione sul monte Kailasa, ma anche amatore dall’irresistibile potenza erotica.
Kumarasambhava: scritto da Kalidasa
Himalaya, signore delle montagne, ha una figli Parvati/Uma, che è la reincarnazione della prima moglie di Shiva, Sati. L’asceta Narada predice che Parvati sarà l’unica sposa di Shiva. Ma Shiva è immerso nella meditazione, così Parvati è condotta da lui.
Nel frattempo gli dei vanno da Brahma perché il demone Taraka sta sconvolgendo il mondo, ma solo il figlio di Shiva e Parvati può condurre l’esercito degli dei. Quindi bisogna smuovere Shiva.
Per questo viene mandato il dio Kama, dio dell’amore, con la sposa Rati, piacere, da Shiva. Allora Kama colpisce Shiva ma viene incenerito; quindi il tentativo fallisce. Allora Parvati cambia strategia e pratica ascesi; solo allora Shiva la nota e la sposa. Scopo mitico di questa unione è generare Skanda, dio della guerra, che sconfigge Taraka.
Si può intendere dio in due modo: - Saguna con attributi; il dio ha un nome e un mito.
L’esistenza storica di Siddhartha è difficile da ricostruire perché di intreccia con il mito. Prima difficoltà è la datazione della sua vita: - 560-480 a.c.
Nacque nella regione del Terai, nella pianura sub-himalayana. Punto di vista politico: caratterizzato da regni in espansione. Suo padre era il re del regno degli Shakya. Suo nome: Siddhartha (colui che ha raggiunto il suo scopo), Gautam (legato al nome del clan), Shakyamuni (asceta degli Shakya/il silenzioso).
Il buddhismo si inserisce in un contesto anti-brahmanico. Shramana = asceti rinuncianti.
L’opera prima descrive la stirpe degli Shakya e poi descrive la madre di Siddhartha, Maya. Lui fa un sogno premonitore della nascita del figlio; in più al padre è fatta una profezia sul figlio “diventerà un santo conoscitore della verità oppure un monarca universale sulla terra”.
La madre muore dopo il parto per la gioia; il padre lo relega nel palazzo e gli trova una moglie con cui avrà un figlio. Ma Siddhartha vuole vedere i boschi, quindi deve passare dalla città e gli dei gli mostrano alcune realtà: la vecchiaia, la malattia e la morte. Allora Siddhartha inizia il suo percorso di maturazione che lo porta a lasciare il palazzo per essere monaco errante. Diventa quindi asceta e entra nella foresta dove vivono gli shramana; dopo aver incontrato due maestri i loro insegnamenti non lo soddisfano. Si reca in un eremo dove trova 5 monaci mendicanti che diventano i suoi seguaci.
Nell’eremo pratica ascesi e astensione dal cibo, ma capisce che non è questa la via perché la mortificazione eccessiva del corpo compromette la ricerca spirituale, debilita la mente. Allora accetta del cibo da una donna e viene abbandonato dai 5. Quindi Siddhartha si siede a meditare, qui viene tentato in ogni modo da Mara.
Dopo lunga meditazione: compresa la catena delle cause e il principio di causalità, Siddhartha si risveglia e diventa Buddha. All’inizio non vuole diffondere il suo dharma, ma alla fine lo vuole trasmettere ai suoi primi maestri ma sono morti, allora lo tramanda ai suoi 5 seguaci.
Bodhi = illuminazione
Nel parco delle gazzelle a Sarnath: il Buddha pronunci il suo primo discorso nel quale spiega le 4 nobili verità e mettendo in moto la ruota del dharma. il discorso si trova nel testo Samyutta Nikaya.
Ashoka regnò dal 269-232 a.c. e fece iscrivere i suoi editti su delle colonne (comunicano la grandezza del regno, visione del mondo del sovrano, esaltazione del dhamma, la legge buddhista, rispetto per tutte le religioni, personale impegno per il benessere dei sudditi); il suo regno segna il culmine della dinastia Maurya (320-185 a.c.), la cui capitale era Pataliputra. Le fonti buddhiste dicono che era un grande sostenitore della dottrina.
Colonne sono repliche dell’asse cosmico e proclamazione di sovranità; i capitelli rappresentano, spesso, animali come leone, toro, elefante. Quello di Sarnath è il più famoso con i 4 leoni; pietra usata è l’arenaria; emblema dell’India di tolleranza, potere e universalità.
Altra opera importante di Sarnath è una stele di epoca Gupta che raffigura il Buddha in termini antropomorfi, con delle caratteristiche simboliche; sul corpo mostra i segni dell’uomo superiore.
Alla morte del Buddha il suo corpo viene bruciato e diviso in 8 parti. Ma il re Ashoka le suddivise ulteriormente. Sanchi è il luogo dove oggi sono conservati gli esempi migliori di stupa.
Stupa = cesta, sommità; era chiamata anche chaitya; è monumento commemorativo che incarna una simbologia cosmica. La pianta di uno stupa è leggibile come un mandala.
Il Buddha è il grande uomo cosmico, lo stupa è identificato con il suo corpo e rappresenta anche la materializzazione del dharma buddhista. Stupa costituito da:
Le sue sculture trasmettono la conoscenza della dottrina; arte a scopo narrativo. Forma di devozione: circumambulazione cioè il devoto gira attorno allo stupa in senso orario.
Le vite precedenti del Buddha sono narrate dai Jakata (nascite).
A Sanchi si trovano 3 importanti stupa: uno maggiore e due minori.
Torana = portali d’ingresso, qui si concentrano le decorazioni.
Vessantara è l’incarnazione precedente del Buddha rispetto a quella in cui nasce come Shakyamuni. (storia a parte)
2° secolo a.c. un sovrano di origine greca manda un suo ambasciatore, Eliodoro, alla corte del re Bhagabhadra della dinastia Shunga (dinastia che succede quella dei Maurya). Nel 110 a.c. a Vidisha (capitale secondaria del regno) Eliodoro fa erigere una colonna con incise le prime testimonianze del culto di Vishnu. (Sembra che Eliodoro fosse un devoto) Khamb Baba (pilastro padre)
Fin dalla preistoria le grotte sono luoghi religiosi importanti, infatti le prime testimonianze sono dipinti nelle grotte. La maggioranza si trova a Bhopal, vicino a Sachi, Vidisha e Udayagiri; frequentato fino al 7° secolo d.c.
Nell’India storica le grotte sono la dimora di asceti e di dei. Il buddhismo dà un impulso forte al loro utilizzo a partire dal 2° secolo a.c., lungo la catena dei monti Ghat occidentali. In seguito gli hindu li copiano. Rilievo più celebre di Udayagiri è Vishnu rappresentato nel suo avatara cinghiale.
Gli avatara di Vishnu sono 10, ogni discesa è avvenuta in diverse ere cosmiche (yuga) e per motivi di pericolo per il mondo; inoltre la successione degli avatara sembra rispecchiare il percorso evolutivo: - Matsya (il pesce); - Kurma (tartaruga); - Varaha (cinghiale); - Narasimha (l’uomoleone); - Vamana (nano); - Parashumara (Rama con l’ascia); - Rama (re di Ayodhya); - Krishna; - Buddha; - Kalkin.
Nell’induismo la dea, divinità femminile, è identificata con la Durga (“la difficile da espugnare”); essa è raffigurata come colei che sconfigge il demone bufalo, riferito ad un celebre mito.
Le vicende mitiche di Durga si trovano nel Devi Mahatmya (“celebrazione della dea”) testo di contenuto indipendente, databile 5°-7° secolo (epoca Gupta), che si trova all’interno di un opera più vasta, il Markandeya Purana.
La vicenda è narrata dal grande rishi Markandeya.
Storia: parla di un re (Suratha) e un popolano (Samadhi) che si trovano insieme nell’eremo di Medhas; entrambi soffrono perché traditi e si domandano perché nonostante tutto sono ancora legati alle persone e alle cose del passato. Il saggio gli risponde che la causa è la Grande Illusione, che rende ciechi i loro occhi, ma essa è anche la fonte di ogni salvezza. Per spiegare la natura della dea presenta tre miti. (storia a parte)
Il testo contiene anche inni, in cui viene tratteggiata la natura suprema della dea, origine e fine di ogni cosa, grande illusione e suprema conoscenza, multiforme e una.
Sono una serie di manifestazioni religiose al cui cuore si colloca l’aspetto femminile del divino. Da un lato le dee sono molteplici ma si manifestano in un’unica dea, spesso venerata sottoforma di Durga.
Qui compaiono anche le sculture per cui Khajuraho è tanto famosa: le sculture erotiche.
Questo tipo di immagini si diffuse in larga scala nel 10° secolo d.c.; ma perché sono sui templi?:
Quindi le sculture erotiche rappresentano un valore da perseguire.
Tantrismo: indica una serie di testi (del 5°/7° secolo) nei quali sono elaborate dottrine diverse da quella brahmanica; vi sono diversi tipi di tantrismo legati alla religione o alla divinità di riferimento.
In ambito hindu hanno ruolo rilevante: tantra shaiva (di Shiva) e shakta (della dea); che sono costituiti come un dialogo con il dio.
I temi trattati sono molti e a volte variano a seconda della corrente; ma vi sono elementi comuni:
Mathura sempre conosciuta come città tollerante; centro devozionale del dio Krishna. La dinastia Kushana, che dominò l’India del nord tra il 1° e 2° secolo, diede alla città il suo massimo splendore. Per questo fiorì l’arte che è giunta fino a noi. L’abitato attuale sta sopra gli insediamenti antichi, motivo per cui non vi sono stati degli scavi sistematici.
Contiene statue dei re Kushana (genere poco usuale in India, le identificazioni sono possibili grazie a delle iscrizioni sulle statue, le quali mancano delle teste), tra queste la statua di Kanishka e statue del Buddha (per la prima volta in forma umana).
Arte del Gandhara = statue di Buddha e bodhisattva con stile greco-romano-ellenistico.
Ananda Kentish Coomaraswamy l’opera d’arte è per natura simbolica. È in grado di avvicinare l’uomo al divino; la fruizione artistica può condurre all’unione con il divino. Fondamentale il concetto di rasa = “succo”, “essenza”; stato del fruitore dell’opera d’arte, che presenta analogie con il moksha, la liberazione; ma il rasa non è permanente perché la sua durata coincide con quella della fruizione artistica.
La bellezza delle cose deriva dalla loro partecipazione alla bellezza assoluta, che appartiene soltanto a dio o all’intelligenza; l’esperienza della bellezza (che c’è nell’arte) prefigura quindi l’esperienza di dio.
Krishna è legato alla città di Mathura soprattutto nella prima fase della sua vita, quella della giovinezza; infatti era principe della famiglia reale di Mathura. Fasi della vita di Krishna:
Amore di Krishna con le mandriane = simboleggia amore reciproco dei devoti per il dio (Chaytanya ne fa un movimento religioso: gli Hare Krishna).
Poemetto scritto da Jayadeva; narra dell’amore fatto attesa, separazione e tormento interiore tra Krishna e Radha. Qui Radha diventa l’emblema dell’anima che aspira a unirsi al dio.
Sul monte Abu vi sono molti templi jaina importanti. Il jainismo prende forma negli stessi anni del buddhismo. I santi-profeti sono i Tirthamkara (“costruttori del guado”) o detti anche Jina (i “vincitori” delle passioni) asceti, rinuncianti, mendicanti.
Non ha mai avuto grande diffusione ma c’è ancora oggi; religione nata nel Magadha. Fondamentale:
Il karman per i jaina lo intendono come qualcosa che si appiccica al jiva, costringendolo a vagare di corpo in corpo fino al raggiungimento della liberazione. Questa colla che li fa aderire e il kashaya cioè le passioni; se vengono sedate il karman non si appiccica al jiva.
Concetto chiave è l’ahimsa non violenza nei confronti di ogni creatura.
5 grandi voti seguiti dagli asceti: non violenza, non dire bugie, non appropriarsi di ciò che non gli è stato dato, castità, rinuncia ad ogni possesso e oggetto dei sensi.
La vita laica è meno restrittiva ma ha ugualmente delle regole ferree (vietati certi lavori). Il laico deve occuparsi della comunità monastica tramite il dana.
I santuari importanti del monte Abu si trovano nel villaggio di Dilwara; il tempio più antico è dedicato al 1° jina, anche se subì modifiche soprattutto nel 12° secolo. Altro capolavoro è il tempio dedicato al 22° jina, Neminatha.
L’aspetto dei templi è severo e spoglio, sono cinti da mura, con le guglie poco elevate.
Nelle biblioteche dei templi jaina dell’India del nord sono conservati numerosi manoscritti jaina e non, ne possediamo a partire dal 12° secolo.
Kalpasutra testo fontamentale per gli Shvetambara; usato in un importante festa il paryushana: 8 giorni che segnano la fine del periodo fi fermo per i monaci, a causa dei monsoni, e la ripresa della vita errante. La data della fine della festa è stata modificata da Kalaka.
Kalakacharyakatha = “storia del maestro Kalaka” (storia a parte)
Rajasthan = “paese dei re” regione dei Rajput = principi, guerrieri; stirpe che per secoli ha dominato una vasta area dell’India settentrionale. Conservando a lungo il potere.
L’origine dei Rajput è probabilmente da vedere in clan e gruppi combattenti.
Dopo la dissoluzione dell’ultimo grande impero Indiano (Harsha), le aristocrazie di questi clan finiscono per spartirsi gran parte dell’India del nord. E si fanno istituire kshatriya.
I Rajput conserveranno il loro potere fino all’arrivo degli islamici nel 12° secolo; da allora si intrecceranno con il sultanato di Delhi e con i Mughal.
Architettura Rajput importanti:
Fortezza di Mehrangarh più importante; domina Jodhpur, capitale dell’antico regno del Marwar; fu fondato da Rao Jodha nel 1459.
Gli uomini Rajput erano combattenti e seguivano i dettami di un codice d’onore.
Le donne: normale la poligamia nelle famiglie regnanti, mogli e figlie vivevano la vita segregate seguendo la norma del purdah.
Il senso dell’onore è molto forte nei Rajput; ne abbiamo un esempio quando vi sono assedi di una città: se una città era circondata e destinata alla sconfitta, la tradizione voleva che gli uomini combattessero fino alla morte, mentre le donne nella rocca compivano un suicidio collettivo; in questo modo esse salvavano il proprio onore.
Johar = rito del suicidio collettivo; ve ne sono molti esempi nella storia (es. città di Chittor).
Sati = altro sacrificio compiuto solo dalla donna; morire bruciata sulla pira funebre del marito. La sua illegalità è stata decretata dal governo britannico nel 1829.
Padmavat poemetto scritto da Jayasi (poeta sufi); narra la storia di Padmini (“la donna di loto”) e del suo amore con il sovrano di Chittor, Ratansen. Qui vengono mostrate oltre alle vicende, le dottrine e le pratiche del sufismo (fusione tra islam e induismo).
Mete importanti:
Fra i santi dell’induismo c’è anche una donna: Mira o Mirabai una principessa Rajput che scrisse strofe in onore di Krishna. La leggenda dice che si è innamorata di Krishna e gli è rimasta sempre fedele. Sposò l’erede al trono di Chittor, ma quando egli morì lei si rifiutò di gettarsi nella pira, ma continuò ad adorare Krishna. Dopo alcuni tentativi di omicidio, decide di lasciare la città. Vuole la leggenda che passò gli ultimi anni a servire in un tempio dedicato al suo amore e che infine venne assorbita da una statua del dio.
Sikh nuova religione; origine nel Panjab; Amritsar città principale dove sorge lo Harmadir Sahib = tempio principale fatto costruire dal 1574.
All’interno del tempio non vi sono immagini di culto, ma una copia del “Libro originario” (Adi Granth) che contiene opere devozionali
La religione sikh non è molto antica, fondazione tra il 15° e 16° secolo (tra il declino del sultanato di Delhi e l’ascesa dei Mughal).
Con gli Abasidi (750 d.c.) Baghdad diventa la capitale del califfato (potere centrale del mondo mussulmano). Con loro c’è la creazione dei mamluk = schiavi turchi che servivano a rimpinguare l’esercito.
Ma la capacità del controllo del Califfato sulle aree periferiche comincia a vacillare, allora iniziano a formarsi dei regni indipendenti creati dai mamluk che hanno acquisito più potere. Tra questi molto importante è Mahmud che nel 962 fa di Ghazni la sua capitale.
Le incursioni di Mahmud di Ghazni (1000-1026) in india sono a scopo di bottino; saccheggiati soprattutto i templi. Forte avversione dell’islam dinanzi ai numerosi dei indiani e alle loro rappresentazioni.
Le opinioni su Mahmud di Ghazni sono contrastanti: - indiani dicono che è l’emblema della devastazione; - islamici dicono che è un grande eroe e campione della fede.
Le autentiche conquiste territoriali da parte dei mussulmani le abbiamo nel 12° secolo a opera della dinastia dei Ghur.
1192 Muhammad di Ghur sconfigge in una battaglia, a nord di Delhi, i principi hindu della piana. Ma poi verrà assassinato.
Gli succede Aybak; l’india settentrionale (Hindustan) è sotto il suo dominio. Il suo successore, Iltutmish, si farà chiamare sultano e sposterà la capitale a Delhi. Questa linea di sovrani venne chiamata dei “Re Schiavi”.
La prima moschea di Delhi fu fondata da Aybak; è chiamata Quwwatul-Islam, “gloria dell’islam”. Per costruirla vennero smantellati edifici hindu e jaina, in più sfrutta la mano d’opera locale; le immagini furono sfigurate e le colonne impilate e riutilizzate. Non è la prima costruzione islamica, ve ne sono altre più piccole e sporadiche.
Accanto alla moschea Aybak fece innalzare un minareto a celebrazione della vittoria dell’islam. (Era formato da 4 fasce, Aybak vide la costruzione solo della prima fascia, le altre completate da Itutmish). Dopo il danneggiamento da parte di un fulmine venne restaurata e fu aggiunto un piano.
L’attività edificatrice dei mussulmani sarà immensa. Novità che portano: l’uso dell’arco e della cupola (permise l’apertura di grandi portali); rifiuto delle raffigurazioni di esseri viventi, sostituite dalla scrittura islamica, dai motivi astratti e vegetali.
I monumenti islamici che sono costruiti in india si possono dividere in: - Laici; - Religiosi (moschee, scuole coraniche, mausolei).
Differenze:
Ma ciò non vuol dire che l’architettura indo-islamica sarà esente da influssi indigeni; in particolare con la dinastia Mughal.
Le cinque dinastie del sultanato di Delhi:
I Khalji spinsero le conquiste sino all’estremo sud del subcontinente. Si difesero dai Mongoli presso la fortezza di Siri, fatta costruire da Alaud-Din Khalji.
Le costruzioni di epoca Tughluq hanno struttura difensiva, data la costante minaccia dei Mongoli. A sud-est di Siri, il primo sultano Tughlug fondò la cittadella di Tughluqabad, primo esempio di una struttura comprendente fortezza, palazzo e abitato.
Era comune fondare nuove capitali e abbandonarle nel giro di poco tempo. Anche Muhammad bin Tughluq (1325-1351) fece costruire una cittadella a Dehli, Jahanpanah “Rifugio del Mondo”. Alla corte di questo sovrano visse, durante il suo soggiorno in India, Ibn Battuta che descrisse l’operato dei sultani.
Il successore di Muhammad, Firuz Shah (1351 - 1387) fondò Firuzabad. Le tecniche e i materiali usati per la sua edificazione evidenziano un declino. Con lui sorge anche il complesso Hauz Khas, che consta di una moschea e della tomba monumentale di Firuz stesso.
Inizia qui la decadenza del dominio Tughluq: la dinastia, indebolita, inizia a perdere le province che si stanno ribellando e finisce per regnare su un territorio ristretto. Il colpo di grazia è dato dal mongolo Tamerlano, che mette a ferro e fuoco Delhi per razziarla. In questa distruzione egli salva però gli artigiani e gli architetti perché li vuole impegnare nella costruzione di una Moschea a Samarcanda.
Le dinastie musulmane che seguono non sono in grado di intraprendere grandi progetti. Le tombe dei sultani Sayyid e Lodi si trovano in un vasto parco.
Il termine Mughal è di origine turca, sebbene il loro fondatore, Babur, discendesse da Tamerlano, per parte di padre, e da Gengis Khan per parte di madre.
Nel 1484 Babur, a soli dodici anni, ereditò dal padre il minuscolo regno del Ferghana; una serie di conquiste lo condussero a sconfiggere nel 1526 l’ultimo sovrano della dinastia Lodi e a insediarsi a Delhi. A Babur succedettero altri cinque sovrani, le cui maggiori capitali furono Delhi e Agra:
La città, di stile indo-islamico; la costruzione maggiore è la Grande Moschea. Si aggiunse dopo la “Porta Maestosa”; due Sale delle Udienze, una pubblica, che mirava ad abbagliare gli ospiti, e una privata, dove troneggia una colonna.
Salim, vinta la guerra contro il fratello per la successione al trono, adotta in nome di Jahangir. Ereditò un regno vasto che sotto di lui rimane più o meno compatto. Sposò in seconde nozze Nur Jahan (“Luce del Mondo”), che ebbe immenso potere e che governò al suo posto insieme alla sua famiglia mentre Jahangir si dilettava con oppio, alcol e interessi culturali: sostenne la pittura. Il sovrano fece continuare la costruzione del mausoleo iniziato dal padre Akbar. Altro capolavoro è il monumento per il padre di Nur Jahan, di marmo bianco.
Alla morte di Jahangir (1628), sale al trono il principe Khurram, Shah Jahan; “signore del mondo” in seguito alle sue vittorie nel Deccan. Il suo regno segna il momento di maggior splendore dei Mughal, sebbene l'economia inizi a vacillare.
Fu un sovrano colto e un grande protettore delle arti, in particolare dell’architettura. Amante del colore bianco, sostituì o tinse alcuni edifici di Akbar ad Agra in arenaria rossa; ricordiamo la Moschea di Perla, la “Torre Ottagonale” e il “Palazzo degli Specchi”.
Nel 1639 fondò a Delhi Shahjahanabad la “Città del Re del Mondo” (la penultima Delhi, detta Vecchia Delhi) e ne fece la sua capitale. La Qila ci mostra la matrice dell’arte Mughal: ispirati agli accampamenti dei nomadi centroasiatici; durante i loro spostamenti vivevano a lungo nelle città acquisendone gli stili e le tecniche.
A poca distanza dal forte Shah Jahan fece innalzare la sua Grande Moschea, Jama Masjid, fino ad oggi la più vasta dell’india intera.
Il capolavoro di Shah Jahan è il Taj Mahal (“Corona del Palazzo”) di Agra, mausoleo in onore dell’amata moglie Arjumand Banu (Mumtaz Mahal “Gioiello del Palazzo”), terminato nel 1647: il re alla sua morte osservò il lutto per due anni. Con questo monumento Shah Jahan voleva rendere eterno l’amore che l’aveva legato così profondamente alla moglie.
Una caratteristica di questo monumento è il colore: il marmo assorbe i mutamenti della luce. La larghezza dell'edificio è pari alla sua altezza. L’architetto è sconosciuto.
Aurangzeb fu l’ultimo imperatore Mughal e ne segnò la fine: fanatico ortodosso, fu nemico della tolleranza e delle arti patrocinate dai predecessori, tanto che negò la costruzione del secondo mausoleo per Shah Jahan, che sarebbe dovuto essere di marmo nero e collegato da un ponte al Taj Mahal. I due riposano dunque insieme in quest'ultimo, in cenotafi preziosissimi.