Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Bruno Bettelheim, Un genitore quasi perfetto, Sintesi del corso di Pedagogia dell'infanzia e pratiche narrative

Il titolo suggerisce che per educare bene i propri figli , non bisogna aspirare ad essere genitori perfetti , in quanto questo obiettivo ostacolerebbe la tolleranza verso le imperfezioni altrui. Piuttosto è fondamentale impegnarsi a costruire rapporti autentici e ad essere genitori passabili , quasi perfetti , concedendoci degli errori più che compensati dalle occasioni in cui ci comportiamo nel modo giusto

Tipologia: Sintesi del corso

2023/2024

In vendita dal 21/02/2024

Hybris98
Hybris98 🇮🇹

4.4

(58)

700 documenti

1 / 31

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
Bruno Bettelheim,
Un genitore quasi perfetto
Il titolo suggerisce che per educare bene i propri figli , non bisogna aspirare ad essere genitori
perfetti , in quanto questo obiettivo ostacolerebbe la tolleranza verso le imperfezioni altrui.
Piuttosto è fondamentale impegnarsi a costruire rapporti autentici e ad essere genitori
passabili , quasi perfetti , concedendoci degli errori più che compensati dalle occasioni in cui
ci comportiamo nel modo giusto
CAP.1 QUASI UN’INTRODUZIONE:L’IMPORTANZA
DELLE ESPERIENZE
Il libro racchiude gli sforzi dell’autore di capire cosa serve per crescere bene i propri figli e
far in modo che siano:
Contenti della propria educazione
Capaci di far fronte a disgrazie e sofferenze della vita
Capaci di instaurare rapporti intimi durevoli e soddisfacenti (essendo cresciuti in famiglia con
rapporti improntati a intimità e onestà)
Crescere in una famiglia dove i rapporti tra genitori e figli sono improntati a intimità e
onestà favoriscono le formazioni di durevoli e soddisfacimenti rapporti con gli altri in
futuro. I genitori cercano di imporre le proprie regole ai figli, che non possono opporsi.
Questo interferisce con la capacità del bambino di far fronte da solo alla situazione
problematica. Inoltre anche se accetta la regola non è detto che la accetti interiormente.
Per questo motivo l’autore sostiene che non esistono regole condivise e cerca di far
capire che bisogna essere stessi nel rapporto GENITORE-BAMBINO→in modo tale
che il bambino guardi la realtà in modo positivo.
METAFORA DEGLI SCACCHI→come in una partita di scacchi è necessario
analizzare le mosse dell’avversario e fare la propria mossa di conseguenza. Il
genitore deve riflettere sulle risposte del figlio e adattare di continuo i suoi sistemi
alle risposte del figlio, valutando continuamente la SITUAZIONE GLOBALE.
Occorre aiutarli a proiettarsi nella psiche del figlio e a intuire cosa prova e di cosa
ha bisogno (la cosa + giusta).
Da genitore è fondamentale non credere mai di sapere a priori quali sono le
risposte giuste ma sforzarci di capire il nostro comportamento e quello di nostro
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa
pfd
pfe
pff
pf12
pf13
pf14
pf15
pf16
pf17
pf18
pf19
pf1a
pf1b
pf1c
pf1d
pf1e
pf1f

Anteprima parziale del testo

Scarica Bruno Bettelheim, Un genitore quasi perfetto e più Sintesi del corso in PDF di Pedagogia dell'infanzia e pratiche narrative solo su Docsity!

Bruno Bettelheim,

Un genitore quasi perfetto

Il titolo suggerisce che per educare bene i propri figli , non bisogna aspirare ad essere genitori perfetti , in quanto questo obiettivo ostacolerebbe la tolleranza verso le imperfezioni altrui. Piuttosto è fondamentale impegnarsi a costruire rapporti autentici e ad essere genitori passabili , quasi perfetti , concedendoci degli errori più che compensati dalle occasioni in cui ci comportiamo nel modo giusto

CAP.1 QUASI UN’INTRODUZIONE:L’IMPORTANZA

DELLE 1° ESPERIENZE

Il libro racchiude gli sforzi dell’autore di capire cosa serve per crescere bene i propri figli e far in modo che siano: ● Contenti della propria educazione ● Capaci di far fronte a disgrazie e sofferenze della vita ● Capaci di instaurare rapporti intimi durevoli e soddisfacenti (essendo cresciuti in famiglia con rapporti improntati a intimità e onestà) Crescere in una famiglia dove i rapporti tra genitori e figli sono improntati a intimità e onestà favoriscono le formazioni di durevoli e soddisfacimenti rapporti con gli altri in futuro. I genitori cercano di imporre le proprie regole ai figli, che non possono opporsi. Questo interferisce con la capacità del bambino di far fronte da solo alla situazione problematica. Inoltre anche se accetta la regola non è detto che la accetti interiormente. Per questo motivo l’autore sostiene che non esistono regole condivise e cerca di far capire che bisogna essere sé stessi nel rapporto GENITORE-BAMBINO →in modo tale che il bambino guardi la realtà in modo positivo. METAFORA DEGLI SCACCHI →come in una partita di scacchi è necessario analizzare le mosse dell’avversario e fare la propria mossa di conseguenza. Il genitore deve riflettere sulle risposte del figlio e adattare di continuo i suoi sistemi alle risposte del figlio, valutando continuamente la SITUAZIONE GLOBALE. Occorre aiutarli a proiettarsi nella psiche del figlio e a intuire cosa prova e di cosa ha bisogno (la cosa + giusta). Da genitore è fondamentale non credere mai di sapere a priori quali sono le risposte giuste ma sforzarci di capire il nostro comportamento e quello di nostro

figlio. Questo ci porterà al comportamento più giusto e utile per entrambi. Il bambino è convinto che quello che sta facendo sia il modo corretto di comportarsi nella situazione in cui si trova. Rispetto al passato, oggi l’educazione avviene in maniera differente.Precedentemente si aveva il supporto dei parenti, nell’istruzione dei propri figli , mentre oggi i genitori hanno la sensazione che allevare i figli in un modo tanto più complicato rappresenti un‘enorme responsabilità. Tantè che i libri che insegnano ai genitori come educare i figli sono sempre più richiesti a causa di: ● disgregazione (separazione) della famiglia tradizionale ● fede nella scienza e richiesta di “specialisti” (meno fiducia nella saggezza della tradizione). COMPORTAMENTISMO di WATSON: sosteneva che la mente e la personalità del bambino neonato fosse una tabula rasa , sulla quale i genitori possono iscrivere i tratti che meglio preferiscono.In realtà dalle esperienze dei genitori emerge come ogni bambino reagisca in modo diverso e manifesti una sua volontà. Questa teoria comportamentista che si rifà anche al CONDIZIONAMENTO di PAVLOV e SKINNER. Tuttavia il comportamentismo è in antitesi con la TEORIA EVOLUZIONISTICA e la TEORIA GENETICA: che dimostrano come l’individuo non sia completamente manipolabile né una tabula rasa ma ciò che il bambino sarà viene affermato già dai geni uniti nel momento del concepimento. Nello stesso periodo in cui il comportamentismo prende piede, anche la TEORIA FREUDIANA : sullo sviluppo umano ha un’ampia accoglienza, affermando che: ● gran parte della nostra eredità evolutiva non è modificabile ● le 1° esperienze sono fondamentali per ciò che l’individuo sarà, perché determinano come l’eredità troverà espressione nella personalità di ognuno. L’uomo sarà sempre diviso da conflitti interiori tra ciò che è e tra ciò che vorrebbe essere (o che i genitori o il mondo vorrebbe che sia).Il bambino ha bisogno di comprensione, sensibilità e aiuto dei genitori. Il genitore deve intuire le difficoltà del figlio e dargli sostegno perché possa affrontarle nel modo migliore. Deve resistere all’impulso di costruire il figlio che lui vorrebbe e aiutarlo a costruire ciò che è e che vuole. Nel corso della vita atteggiamenti, comportamenti e personalità possono mutare, ma crescendo sono sempre più difficili i cambiamenti profondi. Ecco perché le 1° esperienze sono tanto importanti: l’inconscio ci induce a interpretare tutto ciò che ci accade sulla base di esse. Le 1° esperienze infantili influiscono sulla formazione dell’autostima, sulla percezione di sé e

● Che il figlio ha una reazione negativa se si interviene ● Paura di critiche altrui di non essere bravi genitori. In realtà quasi sempre si chiede consiglio sperando che confermi le idee che già avevamo, e quando non lo fa tendiamo a convincerci che abbiamo ragione noi, perché solo noi che conosciamo nostro figlio sappiamo cosa va bene per lui. Bisognerebbe prendere coscienza del fatto che un certo atteggiamento di nostro figlio ci dà fastidio perché abbiamo dovuto o dobbiamo tuttora combattere contro la stessa tendenza in noi stessi poiché così potremmo capire che il fastidio riguarda più noi che nostro figlio. In quel caso bisognerebbe richiamare l’attenzione a ciò che noi abbiamo fatto ai nostri genitori e capire che nostro figlio probabilmente c’ha ferito nella stessa maniera in cui precedentemente, il genitore in questione aveva ferito i suoi genitori. Pertanto per risolvere il problema bisogna porre uno sguardo al passato e dare una spiegazione al comportamento del proprio figlio. Inizialmente, la superiorità del genitore, dovuta alle sue più sviluppate capacità, è ciò che garantisce sicurezza e benessere al figlio. Il fatto che si rifiuti di seguire il modello di vita del genitore distrugge l’aspetto della superiorità del genitore ad affrontare i problemi della vita (che aveva prima costituito un forte legame col figlio). Il genitore desidera che il proprio figlio segua le sue norme (nel lavoro) ma si tratta di un desiderio egoistico costituito dal fatto che, quando il figlio afferma il suo bisogno di autonomia e autocontrollo, il genitore ha raggiunto l’età in cui incomincia a temere il declino delle proprie forze. I genitori, di fronte ai vari problemi che si pongono, devono trovare una soluzione che corrisponda alla loro personalità e a quella del loro figlio. Bisognerebbe imparare a comprendere nel suo complesso e A MODO NOSTRO la situazione per evitare la perdita di spontaneità nei rapporti: è necessario trovare una soluzione che corrisponda alla propria personalità e a quella del proprio figlio.

CAP.3 “GENITORE

O ESTRANEO?”

GIUDICE HOLMES: Nel decidere sui casi concreti occorre prendere in considerazione tutti i particolari, gli aspetti specifici del caso concreto, che è sempre unico e diverso da tutti gli altri. FREUD: Bisogna poi entrare in intima risonanza con il problema complessivo e con la concreta specifica forma in cui esso si presenta così che la sua comprensione non sia solo razionale ma anche emotiva, basata sull’ EMPATIA. Altrettanto importanti sono anche la spontaneità e l’intima soddisfazione per l’educazione dei figli. Capire il problema complessivo con l’aiuto di altri è sensato, agire sulla base dei suggerimenti altrui invece non ci permette di risolvere il problema nel modo che più ci corrisponde.

NORMALITA’: Il concetto di NORMALITA’ è fuori luogo quando riguarda i sentimenti che uniscono genitori e figli. Sentirsi dire che il comportamento di nostro figlio è normale per la sua età, non ci piace quando siamo contenti di una sua azione positiva o di un suo traguardo, né ci consola quando siamo addolorati o preoccupati per una sua azione negativa. Per un genitore, pensare ai propri figli in termini di normalità o di devianza dalla norma sottovaluta l’importanza speciale che hanno per lui, perché implica che li paragoniamo a degli estranei, che li misuriamo in rapporto ad altri individui che sono estranei. Se si riesce a sviluppare l’atteggiamento giusto, a provare empatia per lo stato di disorientamento interiore ed esterno del proprio figlio, forse si può aiutarlo a far fronte alle difficoltà dell’adolescenza. Qualunque cosa s’intenda per normalità, noi vogliamo che nostro figlio sia diverso, che non corra pericoli, che la sua adolescenza non sia un periodo così duro per noi. Ma finché non riusciremo a capirlo come persona, come individuo a sé stante, indipendentemente dalla norma, non potremmo provare vera accettazione né per lui né per quello che fa. È necessario far suscitare in noi, ricollegandoci alla nostra esperienza interiore, un senso di empatia per il disorientamento e i conflitti di cui il comportamento di nostro figlio è espressione. È più facile riuscirci se richiamiamo alla memoria quanto ci avevano fatto soffrire alla sua età problemi simili ai suoi. Non era tanto questione di ribellarsi ai genitori, quanto di scoprire ed essere se stessi. Ricordare le situazione nelle quali ci eravamo scontrati con i nostri genitori, ci aiuterà a capire quanto sia irrilevante in realtà l’occasione dello scontro. Quello che conta è che anche noi volevamo liberarci dell’influenza dei nostri genitori e contemporaneamente continuare a sentirci vicini. Sapere che il comportamento di nostro figlio è normale per la sua età porta al massimo a una tolleranza rassegnata della sua condotta, ma la comprensione e la simpatia che nascono dal ricordo delle nostre esperienze colma la distanza tra noi e nostro figlio e crea tra noi un potente legame emotivo. Questa capacità di immedesimazione scaturisce sia dallo sforzo, dettato dal nostro amore, di capire cosa sta dietro il comportamento di nostro figlio, sia dal ricordo (anche inconscio) di nostre esperienze, che ora vediamo rispecchiate nelle sue azioni: il semplice fatto di ricordare ci aiuterà a dare a nostro figlio una guida. LE REGOLE: Alcuni genitori preferiscono stabilire delle regole che i figli devono seguire. Molti bambini preferiscono avere regole, in quanto: ● Evita loro la fatica di pensare a cosa fare quando bisogna prendere delle decisioni ● Consente ai bambini di prendersela con le regole quando qualcosa va storto. Il bambino però in questo caso darà molta più importanza alla regola che al genitore. Quindi affidarsi alle regole comporta estraniare genitore e figlio. Le REGOLE sono NEMICHE della SPONTANEITA’ e dei SENTIMENTI POSITIVI. Per quanto sia pratico seguire delle regole, infatti, è difficile non diventarne o sentirsene prigionieri.

gli altri bambini nella classe che prima giocavano tranquilli si unirono al coro e al pianto disperato. Persino il figlio della maestra pianse dicendo di volere la mamma e quando la maestra (sua madre) gli fece notare che lei era lì, lui pianse chiedendo del papà. La vista di quella mamma che non riusciva a separarsi dal figlio aveva attivato nei bambini l’ansia da separazione. In situazione del genere è utile incoraggiare la madre a ricordare il suo primo giorno di scuola , le sue speranze e i suoi timori, in modo che possa scoprire da sola come rendere più facile quell’esperienza per suo figlio. CAP.4 LE NOSTRE RAGIONI E LE LORO Da subito i sentimenti dei genitori hanno un ruolo fondamentale. Episodi che all’adulto sembrano insignificanti possono essere importanti per i bambini; conta non solo il comportamento ma anche i pensieri coscienti e non del genitore. Sono i genitori a fornire i dati più importanti per l’esistenza del proprio figlio: gli dicono chi essere e come. L’influenza data da una certa esperienza, varia da bambino a bambino, in base al contesto, alla situazione, all’età. Il fattore decisivo è come il genitore si muove in una certa situazione. Il genitore deve agire rispettando il modo in cui il figlio percepisce le cose, guardando il suo punto di vista. Questo però non è facile quando siamo convinti che il nostro giudizio è più corretto. Fino a che il bambino è piccolo esso ci obbedisce e questo ci può far credere che il bambino abbia fatto suoi i nostri ragionamenti, oppure possiamo accontentarci del fatto che faccia il bravo. Mentre noi saremo soddisfatti, il bambino si sentirà infelice. Almeno una delle 2 parti deve riuscire a prendere in considerazione il punto di vista dell’altro. Il bambino non ha le capacità per farlo, spetta al genitore. Si tratta di riconoscere e comprendere le idee o azioni del bambino, giustificare ma non necessariamente adottare (se sono sbagliate). Mostrargli con il suo linguaggio come il suo metodo e i suoi fini siano inadeguati, mostrargli la giusta via. In questo modo si sente preso sul serio. La causa più comune di discordia tra genitori e figli è la pretesa dei genitori che i figli percepiscono le cose allo stesso modo e reagiscono di conseguenza. L’adulto però considera la situazione sulle risorse che ha a disposizione, che il figlio non ha. CAP.5 IL RENDIMENTO SCOLASTICO Il rendimento scolastico è un tema affrontato nel rapporto genitori-figli, il quale addirittura può diventarne ostacolo del loro rapporto. Di solito il genitore che si preoccupa per il rendimento scolastico del figlio è colui che si preoccupa per il suo futuro, quando in realtà il bambino per futuro intende “domani”. A tal proposito il bambino risulta incapace di abbracciare il futuro, a differenza del presente che assume importanza assoluta. Spesso il rendimento scolastico di un bambino, dipende dal rapporto che quest’ultimo assume con i propri genitori , in quanto se tra essi si afferma un equilibrato rapporto automaticamente il bambino sarà desideroso di compiacere i genitori e di interessarsi a ciò che i genitori ritengono importante in ambito culturale. Mentre se un bambino dichiara i suoi fallimenti vorrà dire che si trova qualcosa che non va. Laddove per il bambino IL FALLIMENTO SCOLASTICO DIVENTA PIU’ DESIDERABILE DEL

SUCCESSO → I GENITORI DOVREBBERO CAPIRE IL PERCHE’ IL FIGLIO SI COMPORTI IN TAL MANIERA , E SE ESSI SI IMMEDESIMANO NEL FIGLIO , PROBABILMENTE LO CAPIREBBERO ED INDIRIZZEREBBE VERSO LA STRADA GIUSTA Se ci si ritrova nella situazione in cui il proprio figlio non è compreso o non incluso in ciò che per i genitori è importante, automaticamente i genitori devono porsi delle domande e capire il perché quella determinata cosa può recare odio al proprio figlio. Da ciò capiranno che l’unica cosa importante per il figlio non è la cosa in sé ma l’amore che i genitori gli offrono. Soprattutto in ambito scolastico, ma anche in qualsiasi situazione di vita bisogna sempre cercare di immedesimarsi nel comportamento del proprio figlio cercando di capire il perché egli si comporti così. Per es: se si è troppo opprimenti nei confronti del rendimento scolastico dei propri figli, questi ultimi penseranno,a differenza dei genitori che dicono di esserlo perché hanno a cuore il proprio figlio, che il proprio genitore non lo accetta. Ciò causerà: ● Ripudio nella scuola ● Odio nei confronti dei genitori. ● Sentirsi escluso e inutile. ● Si pensa che ai genitori stiano a cuore solo i loro obiettivi o valori. ● Rabbia. ● Bambini che cercano di non essere i burattini dei genitori→fanno l’opposto di ciò che gli viene detto. FOBIA SCOLARE Si tratta del rifiuto di andare a scuola. Se si viene obbligati, l’angoscia è tale che si sviluppano sintomi psicosomatici (vomito nervoso, mal di testa, mal di pancia ecc.), in quanto la malattia è un buon motivo per restare a casa e ricevere più attenzioni. Le cause possono essere: ● paura diventare grande e perdere il legame con mamma e papà ● paura che i fratelli più piccoli prendano il suo posto La rassicurazione di non dover tornare per forza a scuola dopo la guarigione può aiutare. Un periodo di assenza possono metterlo in grado di tornare a scuola di sua volontà. I tentativi dei genitori di mandarlo a scuola vengono interpretati come un volersi liberare di lui e anche obbligarlo con la forza è controproducente perché conferma la sua interpretazione. I genitori devono comprendere la sua sofferenza e la sua insicurezza e accettare l’idea che a creare la situazione sia stata l’eccezionale importanza che loro hanno per lui. Devono avere piena fiducia nel figlio e credere davvero che riuscirà bene nella vita, così faranno sorgere nel bambino la fiducia in sé stesso e nelle proprie capacità. L’empatia trasforma un atteggiamento di critica in uno di apertura.

Quindi al bambino basta semplicemente che il proprio genitore prende in considerazione ed apprezza il suo punto di vista. A quel punto quando un genitore esprime poi il suo parere e si ha uno scambio di idee e si potrebbe avere maggiore influenza sulle idee del figlio e quest’ultimo rimarrebbe colpito ed accetterebbe il consiglio del genitore. Mentre se i genitori dopo che ascoltano le opinioni del figlio non trovano un compromesso tenderanno a distruggere il rapporto genitore-figlio , in quanto quest’ultimo assumerà dei presagi negativi nei confronti dei genitori. Se il bambino assume un comportamento negativo e gli vengono poste delle domande a cui egli non sa dare risposta, interrogarlo lo farà sentire impotente, insicuro ed incerto. Se, avendo compreso le sue motivazioni, intendiamo svelargliele, sarebbe meglio farlo senza prima fargli perdere la fiducia in se stesso. Se le sue ragioni sono ai suoi stessi occhi riprovevoli, o mentirà a noi e forse anche a se stesso, oppure sarà costretto a rinnegare le sue ragioni. CAP.8 L’EMPATIA L’empatia è fondamentale perché un adulto comprenda un bambino. Essa comporta che si consideri l’altro un nostro pari a livello di sentimenti. Provare empatia vuol dire→ riuscire capire e provare le emozioni e le motivazioni dell’altro , sentendosi dalla sua parte, quasi nella sua pelle. Non è possibile spiegare a parole cosa significa provare certe emozioni (spesso legate a processi inconsci), ma se le abbiamo vissute a nostra volta sappiamo come deve sentirsi l’altro, ci sentiamo così molto vicini a lui e lo comprendiamo meglio. L’empatia dovrebbe scaturire nel rapporto genitore-figlio ma il problema scaturisce dal desiderio cosciente da parte dei genitori di avere intimità con i nostri figli, e dalla sensazione, inconscia, che essi possano essere veramente nostri solo se non ci tengono nascosto nulla; poiché si tratta di nostro figlio, non dovrebbe esserci nulla che lo riguardi, neppure la sua vita interiore, che ci possa sfuggire. Quando ci rispondono NON LO SO : Se il bambino riescono ad accettare i nostri suggerimenti, vorrà dire che siamo in grado di fargli capire che il loro punto di vista per il genitore è fondamentale. Pertanto questo implicherebbe: Fiducia e Felicità. Mentre se nostro figlio teme una reazione negativa a quello che sta per dirci, non riuscirà a rispondere serenamente alle nostre domande. E’ raro trovare un bambino sicuro di sé e del suo rapporto con il genitore da essere libero da questa forma di ansia. Pertanto il bambino rivolge ogni forma di critica A SE STESSO!. Pertanto la maggior parte dei bambini espongono con timore i loro disagi agli adulti, in quanto hanno paura di essere giudicati, criticati o addirittura puniti. Infatti per tale motivo spesso il bambino modifica il punto di vista, proprio per evitare di essere inadeguato e spesso il bambino risponde NON LO SO→ risposta che ci fa sentire rifiutati dal bambino in quanto mette il luce il fatto che: ● Il bambino non sa cosa fa. ● Oppure non si fida dei genitori.

Ma in realtà il bambino era consapevole di ciò che stava facendo ma avendo paura del punto di vista del genitore automaticamente risponde così, in quanto probabilmente ha avvertito la disapprovazione del genitore (soprattutto se sottoposto a continue domande da parte del genitore).Quindi quando il bambino risulta confuso ,e risponde “non lo so” bisogna far in modo che questo suo vuoto si colma in quanto è normale che un bambino si senta confuso. IMPARARE A MENTIRE: Se un bambino cerca di essere onesto ma viene criticato da chi gli sta più a cuore per la sua sincerità, farà fatica a resistere alla tentazione di inventare i fatti per renderli più attraenti perché è sicuro di non potersi permettere di raccontarci nudo la verità. Il genitore, avendo valutato la situazione dal proprio punto di vista e stabilito come reagirebbe lui, si aspetta chissà come lo stesso faccia suo figlio, ma il bambino è molto più sensibile alle proprie emozioni e meno capace di controllare i propri impulsi.Se partiamo dalla convinzione che le azioni dei b. hanno sempre i loro buoni motivi, daremo per scontato che, se nostro figlio ha picchiato un compagno, deve aver ricevuto una provocazione grave che, a suo modo di vedere, la violenza fisica era l’unica risposta appropriata. Ma noi ancora non sappiamo QUALE E’ STATA LA PROVOCAZIONE →per saperlo basta formulare una domanda nel modo adatto, con tutta la simpatia del caso. Se crediamo nella bontà di nostro figlio, ci verrà naturale aspettare che gli sia sbollita la collera per spiegargli i lati negativi del ricorso all’aggressione fisica e i vantaggi dell’autocontrollo. Non riusciremo mai a convincere nostro figlio della desiderabilità di non ricorrere all’aggressione fisica, se noi stessi siamo abituati a ricorrere alle punizioni corporali. In tal caso, l’unica cosa che nostro figlio assimilerà è che la violenza fisica va benissimo se si è più forti dell’altro o se la si usa per quella che consideriamo una giusta causa. CAP.9 LA DISCIPLINA Per DISCIPLINA si intende: ● L’istruzione impartita ai discepoli →Questa richiama alla mente i discepoli di Cristo, che testimoniano come il potere dell’amore e dell’ammirazione possono ispirarci a immettere nella nostra vita valori e idee di un altro essere umano. Questo dovrebbe chiarirci quale è il metodo più efficace per introdurre nei nostri figli i valori che ci stanno a cuore. Nessuna disciplina deve essere insegnata con la forza. L’idea stessa di forza è estranea e contraria all’idea di discepolato. ● Materia d’insegnamento e di studio.Addestramento di discepoli subalterni alla corretta condotta.Lo stato così raggiunto

3. lasciano una ferita psicologica -> l’umiliazione che infligge ci fa provare risentimento verso la persona che ci ha punito 4. danno un messaggio sbagliato -> che al genitore importi solo del comportamento esteriore e non delle ragioni per cui quel comportamento è stato messo in atto, ergo non gli importa del bambino come persona 5. insegnano a fare le cose di nascosto, per evitare di essere punito ancora Ogni bambino avrà una reazione diversa al castigo ma nessun bambino può evitare di sentirsi umiliato, ferito e deluso dal genitore. Ogni genitore deve accrescere nei figli il rispetto per sé stessi,anche quando disapproviamo quello che fa o lo proibiamo. Inoltre dobbiamo ricordarci di quanto sia prepotente il desiderio delle cose proibite e cercare di metterci nei suoi panni per capire il suo stato d’animo. La nostra disponibilità susciterà in lui un’analoga disponibilità a darci ascolto. Capisce che il nostro intento è fare il suo bene e il comportamento diventerà sbagliato anche per lui, perché vorrà essere amato e vorrà sentirsi a posto con sé stesso (formazione della coscienza morale). Piano piano, quindi, interiorizza i nostri valori, su cui si fonda l’autodisciplina. Ogni genitore si sente esasperato a volte, deve rendersi conto però che il più delle volte la sua irritazione riguarda sé stesso molto più del figlio e che cedere alla collera non è di aiuto. Le nostre reazioni verso nostro figlio sono proporzionate più all’ansia per il suo futuro che non al misfatto stesso. Quasi sempre il bambino che sa di aver fatto una brutta azione è disposto ad accettare la disapprovazione dei genitori, ma solo per il suo gesto nel presente, del futuro non gli importa. La reazione dei genitori deve essere commisurata al fatto in sé per essere efficace. Nel caso abbia rubato qualcosa, quel che ha rubato va restituito immediatamente con le dovute scuse, accompagnandolo in modo da fargli capire la serietà della cosa e fargli constatare quanto il suo gesto ci metta a disagio. Questa esperienza può avere un grande effetto, che tuttavia si perderebbe con una punizione. I sistemi giuridici riflettono i normali sentimenti umani e uno di questi è che la pena cancelli la colpa. L’esperienza con i criminali infatti insegna che: ● la punizione riempie di rancore verso chi la cammina ● una volta scontata la pena si hanno meno motivi per sentirsi in colpa Su un’azione così seria come il rubare c’è da aprire una parentesi importante: è chiaro che un bambino non può aver chiaro il concetto di proprietà privata e siamo noi a doverci impegnare per non indurre in tentazione i nostri figli lasciano a portata di mano le cose che non vogliamo che prendano. Un bambino che ruba può non sapere cosa commette: non sa la differenza tra le cose della famiglia e le cose private, oppure si sente in diritto di prendere le nostre cose dal momento che noi dettiamo legge sulle sue. Nel caso in cui lo sappia, non lo fa semplicemente per un capriccio. Le motivazioni posso essere varie: correggere un’ingiustizia, prendere qualcosa di cui i genitori l’hanno privato

ingiustamente, riscattare una promessa non mantenuta, punire colui che lo espone alla tentazione, scoprire se colui a cui ruba è attento alle sue azioni. Le malefatte dei bambini vanno sempre considerate nel contesto del rapporto con la persona a cui sono rivolte. Dobbiamo sforzarci sinceramente di capire tutte le sue ragioni, consce e non, allora il bambino si convincerà che ci sta a cuore. La punizione è uno strumento che sul momento sembra utile perché: ● il genitore si sente sollevato perché ha dato sfogo alla sua collera ● il figlio non deve più sentirsi in colpa perché ha pagato il suo scotto Tuttavia qualunque gesto inteso a punire suscita umiliazione, sensazione di ingiustizia e risentimento. Per impedire a un bambino di comportarsi male, fargli capire il nostro dispiacere può essere un deterrente efficace. Quando non è sufficiente, la minaccia di una temporanea diminuzione del nostro amore e del nostro affetto diventa lo strumento giusto per fargli capire come il suo comportamento sia sbagliato. Si può ricorrere quindi alla distanza fisica che simboleggia la distanza affettiva e consente a entrambe le parti di prendere le distanze dall’accaduto, calmarsi e riflettere. Nel bambino inoltre rievocherà la paura dell’abbandono, che porterà ancora di più alla correzione del suo comportamento, che avverrà per motivi totalmente suoi e non dei genitori. La cosa funziona soltanto se la motivazione del genitore non è il desiderio di punire il figlio ma il desiderio di non farsi esasperare al punto da cedere alla collera. Esistono persone che hanno bisogno di punire e ferire i figli, addirittura non rivolgendo loro la parola per giorni. Questo danneggia non solo il rapporto trai due ma anche la personalità del bambino. Bisogna partire dal presupposto che tutto ciò che accade nel rapporto genitore-figlio dipende da ciò che prova il genitore. Un buon genitore eviterà di punire i figli, farà di tutto perché le sue critiche siano compensate dalle lodi, strumenti efficaci per esprimere intense emozioni positive, e cercherà sempre di mostrare con le sue azioni la profondità del suo amore verso il figlio. CAP.11 ESPLORARE L’INFANZIA DA ADULTI Ripercorrere le nostre esperienze infantili e scoprirne il significato ci porterà a una maggiore comprensione dei figli. Quando rivediamo nei nostri figli dei sentimenti analoghi a quelli che abbiamo provato noi, anche ciò che avevamo rimosso riemerge. Ecco che riemerge l’identificazione con gli aspetti dei nostri genitori che consideriamo negativi:ci rendiamo conto di aver interiorizzato anche gli aspetti negativi del loro comportamento. Nelle interazioni positive→ siamo pienamente noi stessi perché non essendovi ragione di rimuovere le identificazioni positive esse non sono state incapsulate nell’inconscio e sono rimaste suscettibili a modificazioni. Le identificazioni negative invece sono state rimosse e

Già al momento della nascita sono presenti impronte di quella che sarà la futura personalità. Tuttavia la strada per la conquista della personalità individuale è lunga e ogni bambino ha bisogno di empatia, simpatia, sostegno e partecipazione attiva da parte dei genitori. Tutti i gesti che soddisfano questi bisogni forniscono al bambino le esperienze necessarie allo sviluppo del narcisismo, quell’amore di sé che è indispensabile costruirsi una personalità individuale. Una delle cause del comportamento ripetitivo dei bambini è la GIOIA che ricavano dall’approvazione dei genitori→quindi è fondamentale che i genitori facciano capire al bambino che un determinato comportamento fa piacere a loro. Purtroppo questo processo può avvenire anche al negativo→il bambino incorpora nella propria personalità tutti gli aspetti che lasciano in lui l’impressione più profonda. È influenzato dalle emozioni del genitore, più che dalle sue intenzioni o azioni. I bambini incorporano caratteristiche dei genitori che hanno dato loro un maggior senso di profondità e questo succede perché il bambino è fortemente INFLUENZATO DAL GENITORE. A determinare l’atteggiamento del lattante verso il proprio corpo contribuiscono molte esperienze,diverse tra di loro, vissute con particolare intensità. A determinare questi atteggiamenti contribuiscono molte esperienze quotidiane: come viene tenuto in braccio, da come viene stimolato a fare il ruttino, o come il genitore reagisce al vomito, e così via. Quello che conta di più in ognuno di queste esperienze è l’atteggiamento del genitore: se il suo atteggiamento è positivo il bambino avrà la sensazione che il suo corpo è buono. In tutte le situazioni che si hanno molto dipende dal modo in cui il genitore manipola il corpo del bambino , poiché se il genitore maneggia il corpo del bambino in modo negativo quest’ultimo creerà un’immagine negativa del suo corpo. Dunque lo sviluppo della personalità del bambino si ha nella 1° infanzia, quando il comportamento dei genitori esprime il loro interessamento per il corpo del figlio e per le sue funzioni. Inoltre bisogna far in modo che un bambino non venga viziato per il semplice fatto che quest’ultimo sia in sintonia con il corpo e scopra che il suo corpo è capace di interagire con il mondo. Mentre se il genitore lo accontenta anche per raccogliere un oggetto, automaticamente quando il bambino sarà grande e vede che il genitore non lo raccoglie l’oggetto, comincerà a fare i capricci. Sentirsi semplicemente dire che quando sarà più grande sarà in grado di fare determinate cose, non gli è d’aiuto poiché il bambino vive solo nel presente questo è il motivo per cui i bambini si auto-demoralizzano.

RACCOGLIERE I COCCI I nostri figli hanno bisogno di essere indipendenti e autosufficienti a tutte le età, di godere del nostro aiuto e delle nostre cure senza perdere la loro autostima. Per poter passare alla fase successiva, i problemi della fase precedente devono essere risolti a un nuovo livello: i vecchi problemi devono ora essere risolti a un livello superiore. Se queste domande e questi sentimenti non vengono rivisitati e rielaborati, diventano vecchi blocchi che si inseriscono nella matrice superiore come elementi estranei e alienanti della nuova personalità, creando in essa crepe, rendendola vulnerabile, è facile crollare in tempi di crisi. Durante tutta la vita quindi, soprattutto nei periodi di crescita della personalità, è giusto e necessario che le vecchie esperienze vengono rivissute e rielaborate. In modo tale che il b. abbia un sano sviluppo, i suoi genitori devono, a qualunque età, “ raccogliere i cocci” -->il significato e il contenuto specifico di questo gesto invece variano a seconda dell’età e della maturità del b., e dello stato delle sue relazioni con i genitori. IL RISPETTO DI SÉ NASCE CON IL SÉ CORPOREO Poiché tutte le successive fasi di sviluppo della personalità hanno le loro radici nel sé corporeo , il contributo più importante che i genitori possono dare al b. consiste nell'aiutarlo a sviluppare un atteggiamento sano e positivo nei confronti del proprio corpo. L’apprezzamento dimostrato dai genitori per il corpo del figlio e per le sue funzioni e reazioni finirà per tradursi in apprezzamento e rispetto per il proprio corpo da parte del figlio. Perché ogni tappa conduca alla meta, allo sviluppo di un sé corporeo e in seguito di una solida e ricca identità personale, il genitore deve comunicare in modo chiaro. Le risposte del genitore non possono essere sempre positive: i “ NO ” sono necessari quanto i “ SI ”. Quello che è essenziale è che le esperienze dell’approvazione genitoriale superino quelle della disapprovazione, deve inoltre essere accompagnata da lodi esplicite e da un reale intimo piacere da parte nostra, e sottolineata da ricompense idonee; mentre la disapprovazione andrebbe espressa con la massima dolcezza possibile. Il b. si relaziona esclusivamente con la situazione presente, ed è convinto che lo stesso facciano i genitori; inoltre, quando la preoccupazione del genitore è circoscritta al problema in atto, invece di essere accentuata da considerazioni sulle possibili conseguenze negative per il futuro, gli riesce più facile pensare a modi di agire da proporre al figlio in alternativa a quello che sta seguendo. RESTRIZIONI ALLA CRESCITA Se i genitori, anziché incoraggiarlo, soffocano lo sviluppo di sé da parte del figlio, egli potrebbe rinunciare all’impresa in cambio di una falsa sicurezza, ottenuta attraverso la fusione con la madre. Oppure il b., trovando troppo pericoloso il compito di sviluppare il suo sé, potrebbe accontentarsi di un sé falso, un’evoluzione che di norma porta, nell’adolescenza, a un’esistenza psicotica segnata dalla spersonalizzazione. Quando

CAP.14 IL GIOCO; UN PONTE VERSO LA REALTA’ Per comprendere nostro figlio dobbiamo comprendere i giochi che fa. Il gioco è il mezzo con cui il bambino: ● scopre sé stesso e il mondo intorno a lui ● comprende come funzionano le cose e cosa è in grado di fare ● arriva a convincersi di potercela fare nella vita, nonostante i fallimenti ● risolve conflitti interiori e problemi Freud considerò il gioco come lo strumento con il quale il bambino raggiunge le sue 1° conquiste, esprime pensieri e sentimenti. Secondo gli psicoanalisti i bambini usano il gioco per elaborare e padroneggiare problemi e difficoltà psicologiche del passato e del presente. Il gioco è quindi la strada per arrivare al mondo interiore del bambino , conscio e inconscio (es. terapia del gioco). La terapia di gioco è divenuto uno strumento PER AIUTARE I BAMBINI A SUPERARE DIFFICOLTA’ EMOTIVE. È proprio tramite il gioco che si arriva a capire com’è fatto un bambino e quali sono i suoi interessi. la scelta di un gioco piuttosto di un altro è motivata da→ Processi; Bisogni; Problemi; Angosce interiori. Durante il GIOCO SPONTANEO → i bambini fanno sempre dei piccoli cambiamenti fondamentali per la sperimentazione. Quando invece il bambino non accede a questi piccoli cambiamenti vorrà dire che sta lottando con problemi di enorme importanza per lui e che pur non essendo riuscito a trovare una soluzione continua ad esplorare e a cercarla. VALORE DEL GIOCO: Gli psicologi parlano di “ PIACERE DELLA FUNZIONE ”-->il piacere che deriva dal sentire che il nostro corpo e la nostra mente sono in funzione e ci rendono i servizi richiesti, costituisce la base di ogni sensazione di benessere. Il GIOCO SOLITARIO →ci fornisce l’occasione di provare il piacere della funzione, mentre il GIOCO CONDIVISO → permette di provare il piacere di funzionare bene in relazione ad altri. L’altra grande motivazione per cui i bambini giocano è che incontrano difficoltà ai loro occhi insormontabili e le affrontano in forma simbolica nel gioco. Anche se il gioco che ne viene fuori è apparentemente privo di senso o sconsigliabile è sempre meglio lasciare che il bambino giochi come vuole, senza interferire. Il tentativo di aiutarlo o dargli consiglio potrebbe distrarlo. I bambini se lasciati a sé stessi sanno spesso trovare la soluzione più adatta ai loro problemi.

I bambini con scarse occasioni di giocare presentano gravi carenze o addirittura un arresto dello sviluppo intellettivo (pensiero e linguaggio)-->perché nel gioco e attraverso esso il bambino esercita i processi di pensiero, e senza una tale pratica il pensiero si appiattisce e si atrofizza. Anche lo sviluppo del linguaggio viene stimolato, se l’adulto, giocando con il bambino all’età in cui questi è più ricettivo, gli parla frequentemente e a lungo. Il gioco assume un’importanza così DECISIVA perché, mentre ne stimola lo sviluppo intellettivo, insegna anche al bambino gli atteggiamenti psicologici indispensabili per l’apprendimento, come la perseveranza. Impara cioè a non darsi per vinto al 1° segno di fallimento, e neppure in seguito, a non accontentarsi di qualcosa di più facile, ma insistere e riprovare. Attraverso giochi come il Meccano, le costruzioni o i puzzle, i bambini acquisiscono l’abitudine al “ PENSIERO PRODUTTIVO ”-->imparano cioè a comporre costrutti logici a un’età in cui gli sarebbe impossibile farlo con le parole. Oltre all’abitudine e alla perseveranza, alla pazienza e all’impegno, con questi giochi quindi il bambino acquisisce e affina capacità di pensiero e di manipolazione. IL RUOLO DEL GENITORE DEVE ESSERE PASSIVO MENTRE IL FIGLIO GIOCA→ Il ruolo del genitore può essere solo quello di suggerirgli un metodo ma deve lasciar fare loro da soli. Ad esempio, insegnare a tutti i costi come va usato un giocattolo spesso può far perdere interesse, perché fa diventare il progetto dell’adulto e non più del bambino. Anche nei compiti scolastici, se si vorrà aiutare a fare meglio suggerendo idee più articolate non si farà altro che far perdere la voglia di sviluppare idee proprie, che non potrebbero reggere il confronto con quelle dei genitori. Il bambino ha BISOGNO di SPAZIO quindi, per essere libero con il corpo e con la mente. I GIOCATTOLI e IL MONDO “DEI GRANDI” I giocattoli hanno sempre rispecchiato i simboli del progresso tecnologico della società.. Il gioco diventa anche una anticipazione della vita da adulti e una preparazione per l’occupazione futura, ma non isola né definisce il MESTIERE che farà da adulto. È un errore reagire a quella che è solo un’indagine conoscitiva come se si trattasse di una scelta professionale definitiva. GIOCO e VITA FANTASTICA Attraverso le fantasticherie il bambino compensa le tensioni della vita quotidiana. Nelle fantasie il bambino vive la gratificazione di desideri irrealizzati e l’esperienza del dominio