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Doppio nelle fiabe; Bettelheim e l'autisimo e l'interpretazione delle fiabe; Peter e Wendy.
Tipologia: Tesine di Maturità
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Da secoli le fiabe, come prodotti della tradizione popolare, hanno suscitato curiosità sia dal punto di vista antropologico che da quello linguistico. Con la nascita e lo sviluppo della psicologia moderna, lo studio delle fiabe è entrato in una fase nuova; l’attenzione dello psicologo, infatti, non è rivolta alle origini e alla diffusione di tali racconti visti come mezzi di intrattenimento per i bambini, ma è incentrata sulla loro interpretazione psicoanalitica. Da questo punto di vista assume molta importanza lo studioso austriaco Bruno Bettelheim, il quale si dedicò ad un lavoro terapeutico con i bambini autistici da cui emerge l’ipotesi che la causa dell’autismo, ossia una forma di psicosi infantile che si manifesta con deficit cognitivi molto gravi, sia da ricercare nel rapporto familiare del bambino con la madre e in particolare nella sua mancanza di affetto (madre frigorifero); per tale motivo propone una terapia riabilitativa che consiste nell’allontanare la madre dal bambino (parentectomia). Secondo Bettlheim inoltre, l’attenzione dei genitori e degli educatori deve basarsi soprattutto sull’interiorità del bambino, essi devono quindi essere in grado di comprendere i bisogni dei propri figli. Da ciò emerge l’importanza delle fiabe che, secondo Bettelheim, permettono al bambino di allontanare da sé ansie e paure. La sua opera più importante relativa alle fiabe e al loro ruolo educativo è intitolata “Il mondo incantato” nella quale analizza alcune delle fiabe più famose come ad esempio “Cappuccetto Rosso”, “Biancaneve”, “Il brutto anatroccolo” ecc. le quali dimostrano come per arrivare alla soluzione delle vicende, il protagonista deve affrontare mille peripezie, ostacoli e problemi. Lo stesso Bettelheim considera questa trama molto importante, perché riesce a convincere il bambino che solo tramite l'impegno e la capacità di affrontare situazioni delicate riuscirà a risolvere i suoi problemi e a conquistare un’indipendenza personale. Quest'ultima viene messa in dubbio dal conflitto esistenziale tra il bambino e i genitori, un conflitto spesso inconscio che rischia pericolosamente di frenarne lo sviluppo psichico e farlo sentire debole ed impotente. Secondo il testo “il significato delle fiabe” di Bettelheim, le fiabe hanno poco da insegnare riguardo le esperienze delle società moderna in quanto queste storie furono create molto prima. Ma possono essere più rivelatrici e istruttive per quanto riguarda i problemi interiori degli esseri umani e le giuste soluzioni alle loro difficoltà in qualsiasi società, di qualsiasi altro tipo di storia alla portata della comprensione del bambino. Il bambino ha bisogno di un’educazione morale che sottilmente, e soltanto per induzione, gli indichi i vantaggi del comportamento morale, non mediante concetti etici astratti ma mediante quanto gli appare tangibilmente giusto e quindi di significato riconoscibile. Il bambino trova questo tipo di significato attraverso le fiabe e per lui iniziano ad acquistare realmente un significato all’età di 5 anni. Queste storie si occupano di problemi umani universali, soprattutto di quelli che preoccupano la mente del bambino, e quindi parlano al suo Io e ne incoraggiano lo sviluppo, calmando nel frattempo pressioni preconsce e inconsce. L’autore, ad un certo punto, si chiede come mai le fiabe popolari siano più gradite
delle altre storie per l’infanzia da tutti i bambini, con o senza problematiche. La risposta che si dà è che esse parlano delle sue gravi pressioni interiori in un modo che il bambino inconsciamente comprende e offrono esempi di soluzioni, sia permanenti sia temporanee, a pressanti difficoltà. Bettelheim operò in un periodo in cui si riteneva che le fiabe non avessero più alcun significato nella moderna società di massa, e che trasmettessero modelli superati e negativi. Anche molti genitori rifiutavano le fiabe in quanto credevano che influenzassero troppo i bambini riguardo l’immaginazione e la fantasia trascurando le realtà della vita quotidiana; temevano inoltre che i bambini più piccoli fossero spaventati da certi personaggi, come le streghe, i lupi cattivi, i mostri o i draghi. Secondo l’interpretazione di Bettelheim invece, nonostante le fiabe siano fantastiche e mitologiche, contengono comunque dei messaggi nascosti che parlano all’inconscio del bambino e contribuiscono a fargli superare i problemi di crescita. Per far sì che i più piccoli vengano attratti dalle fiabe, è necessario che la storia abbia elementi divertenti che possano appunto suscitare la loro curiosità; stimolando la loro immaginazione e il loro intelletto. Le fiabe dunque devono toccare contemporaneamente tutti gli aspetti della personalità dei bambini, e senza mai sminuire la gravità delle difficoltà che li affliggono, anzi prendendone pienamente atto, e nel contempo devono promuovere la fiducia in sé stessi e nel loro futuro. È caratteristico delle fiabe esprimere una problematica esistenziale in modo chiaro, che il bambino riesce ad afferrare nella sua forma più essenziale: in esse è presente sia il bene che il male, così come nella vita reale e da ciò emerge appunto il tema del doppio. Il male non è privo di fascino, ed è per questo che viene identificato in personaggi che esprimono potenza e scaltrezza, e spesso ha, seppur temporaneamente, la meglio. Ma i personaggi delle fiabe non sono ambivalenti; è impossibile considerarli in parte buoni e in parte cattivi. Il bambino-lettore percepisce una netta separazione tra i personaggi: essi sono solo buoni o solo cattivi, e questa opposizione la proietta anche sulle persone che lo circondano, individuando così un metodo di giudizio della realtà. La fiaba inoltre insegna che l'unico antidoto alle ansie e ai dolori presenti nella vita di ogni individuo è la formazione di un legame veramente soddisfacente con un'altra persona e fa capire al bambino che una volta giunti a questo “traguardo” si è arrivati al massimo di sicurezza emotiva; soltanto questo può dissipare la paura della morte, senza credere di aver bisogno della vita eterna per essere felice e sereno. Se si cerca di sfuggire all'angoscia di separazione e a quella di morte restando disperatamente aggrappati ai genitori, l'unica conseguenza sarà quella di essere crudelmente costretti ad allontanarsi da essi, come avviene ad esempio in Hänsel e Gretel, scritta dai fratelli Grimm. La fiaba quindi orienta e guida il bambino verso il futuro e lo aiuta ad abbandonare i suoi desideri e i suoi legami infantili per raggiungere un'esistenza indipendente capace di soddisfarlo. PETER PAN Prendendo come esempio l’opera di Barrie “Peter Pan e Wendy” nella quale troviamo appunto vicende fiabesche, possiamo notare la doppia personalità presente nel