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Appunti corso Diplomatica Università di Verona (Scienze Storiche), anno 2021/22, Appunti di Paleografia

Appunti corso Diplomatica Università di Verona (Scienze Storiche), anno 2021/22

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 19/04/2023

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[24/02] Nel segno (e in memoria) di Armando Petrucci. Fonti scritte e metodo storico
Del passato ci rimangono quote monumentali a cui possiamo ancorarci. I monumenti sono fatti per essere
rappresentati così, quasi imposture. Accanto ad essi ci sono gli oggetti scritti con cui storico ha diverso
comportamento perché essi sono nella categoria dei documenti.
Sino agli anni ’50 del Novecento tale visione, del documento come mattone dell’edificio storico, pezzi di
verità, tale visione di un passato ricostruibile su documenti e monumenti tra gli anni ’20 e ’30 tale idea
positivistica entra in crisi. Messa in crisi da storici di Annales, di cui l’interesse sono gli uomini nella storia.
Marc Bloch (1886-1944) in “Apologia della storia o mestiere dello storico” in cui sosteneva nel terzo
capitolo sulla critica che il 1681 è l’anno decisivo dello spirito umano poiché in esso il benedettino
dell’ordine di San Mauro Jean Mabollin pubblica il De Re Diplomatica. Questo è primo saggio scientifico
sulla classificazione dei documenti antichi e medievali in 6 libri; sottotitolo: documenti antichi, materia,
scrittura e stilum (capitoli in tutto 6); si pone il problema di classificare i documenti perché nell’archivio lì a
Sain German Des Prais c’era un archivio antico con i propri titoli di proprietà fondiaria, quindi doveva
distinguere i veri dai falsi per necessità. Tra settecento e ottocento ciò evolve vero il Positivismo con il
documento come mattone dell’edificio storico.
Nell’ottocento Fustel de Coulange: lo storico ha obiettivo di vedere fatti e coglierli tramite i testi, i
documenti, come il chimico trova i suoi fatti tramite gli esperimenti di laboratorio, e lo storico trae
documenti ciò che contengono senza aggiungere nulla.
Luigi Schiapparelli: i documenti sono testimonianze pervenuteci nella veste della vita economica e sociale
di un età e hanno base di diritto, essi sono frammenti di storia di questo diritto, di quel mondo, essi stessi
sono quindi il fatto storico, le fonti primarie, mosaico della società.
Jaques Le Goffe sintetizza esperienza Annales anni ’20 e ’30 sotto la scivolosa idea di memoria fa una
sintesi della storiografia delle Annales, sostenendo che “documento è monumento” sia che monumento è
documento, documentum e monumentum deverbali dei verbi docere e monere, il documentum istruisce,
insegna, il monumentum istruisce e forma; la lettura del documento, a differenza del positivismo, il
mattone diventa cosa morbida perché i documenti non sono pezzetti del passato ma anche quando
prodotti o poco valore non sono mai neutrali, sono artefatti come il monumento. Totale deprivazione
terreno storico, perché non esiste un documento-verità come mattone dell’edificio, tessera del mosaico,
ogni documento è una menzogna e lo storico non deve fare l’ingenuo e avere atteggiamento critico.
Questa moda post Annales ha avuto casse di risonanza in altre materie, es. Roland Barthes nella
semiologia che parla del contratto del patto, dice che società lingua etc. funziona per contratto ma essendo
mascherato l’operazione critica è di decifrare: “la prima immagine che ha del contratto (del patto) è tutto
sommato obbiettiva: il segno, la lingua, il raccontare, la società, funzionano per contratto, ma siccome
spesso questo contratto è mascherato, l’operazione critica consiste nel decifrare l’imbarazzo delle ragioni,
degli alibi, delle apparenze, insomma di tutto il naturale sociale, per rendere manifesto lo scambio
regolamentato su cui si fonda il cammino semantico e la vita collettiva”. Mario Liverani: “la “cosa vera” (la
nostra speranza di capire), oggi come oggi, è indubitabilmente il testo (o la raffigurazione, o comunque il
dato documentario); poi viene il sistema ideologico di cui quel testo è espressione; per ultimo, attraverso
questi filtri, si giunge al supporto fattuale che di per è realistico considerare perduto per sempre. Noi
studiamo non già gli atti fisici [...], ma dei documenti che sono atti di parole di una langue ideologica
(aspetto sociale e oggettivo; vs. parole individuale e soggettivo) la cui ricostruzione deve essere il nostro
compito preliminare e preminente, se non forse unico”. Lo storico può ragionare, smontare il documento,
senza cadere nella trappola di esso vedendone la parole per capirne la langue.
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[24/02] Nel segno (e in memoria) di Armando Petrucci. Fonti scritte e metodo storico

Del passato ci rimangono quote monumentali a cui possiamo ancorarci. I monumenti sono fatti per essere rappresentati così, quasi imposture. Accanto ad essi ci sono gli oggetti scritti con cui storico ha diverso comportamento perché essi sono nella categoria dei documenti. Sino agli anni ’50 del Novecento tale visione, del documento come mattone dell’edificio storico, pezzi di verità, tale visione di un passato ricostruibile su documenti e monumenti tra gli anni ’20 e ’30 tale idea positivistica entra in crisi. Messa in crisi da storici di Annales, di cui l’interesse sono gli uomini nella storia. Marc Bloch (1886-1944) in “Apologia della storia o mestiere dello storico” in cui sosteneva nel terzo capitolo sulla critica che il 1681 è l’anno decisivo dello spirito umano poiché in esso il benedettino dell’ordine di San Mauro Jean Mabollin pubblica il De Re Diplomatica. Questo è primo saggio scientifico sulla classificazione dei documenti antichi e medievali in 6 libri; sottotitolo: documenti antichi, materia, scrittura e stilum (capitoli in tutto 6); si pone il problema di classificare i documenti perché nell’archivio lì a Sain German Des Prais c’era un archivio antico con i propri titoli di proprietà fondiaria, quindi doveva distinguere i veri dai falsi per necessità. Tra settecento e ottocento ciò evolve vero il Positivismo con il documento come mattone dell’edificio storico. Nell’ottocento Fustel de Coulange : lo storico ha obiettivo di vedere fatti e coglierli tramite i testi, i documenti, come il chimico trova i suoi fatti tramite gli esperimenti di laboratorio, e lo storico trae documenti ciò che contengono senza aggiungere nulla. Luigi Schiapparelli : i documenti sono testimonianze pervenuteci nella veste della vita economica e sociale di un età e hanno base di diritto, essi sono frammenti di storia di questo diritto, di quel mondo, essi stessi sono quindi il fatto storico, le fonti primarie, mosaico della società. Jaques Le Goffe sintetizza esperienza Annales anni ’20 e ’30 sotto la scivolosa idea di memoria fa una sintesi della storiografia delle Annales, sostenendo che “documento è monumento” sia che monumento è documento, documentum e monumentum deverbali dei verbi docere e monere, il documentum istruisce, insegna, il monumentum istruisce e forma; la lettura del documento, a differenza del positivismo, il mattone diventa cosa morbida perché i documenti non sono pezzetti del passato ma anche quando prodotti o poco valore non sono mai neutrali, sono artefatti come il monumento. Totale deprivazione terreno storico, perché non esiste un documento-verità come mattone dell’edificio, tessera del mosaico, ogni documento è una menzogna e lo storico non deve fare l’ingenuo e avere atteggiamento critico. Questa moda post Annales ha avuto casse di risonanza in altre materie, es. Roland Barthes nella semiologia che parla del contratto del patto, dice che società lingua etc. funziona per contratto ma essendo mascherato l’operazione critica è di decifrare: “la prima immagine che ha del contratto (del patto) è tutto sommato obbiettiva: il segno, la lingua, il raccontare, la società, funzionano per contratto, ma siccome spesso questo contratto è mascherato, l’operazione critica consiste nel decifrare l’imbarazzo delle ragioni, degli alibi, delle apparenze, insomma di tutto il naturale sociale, per rendere manifesto lo scambio regolamentato su cui si fonda il cammino semantico e la vita collettiva”. Mario Liverani : “la “cosa vera” (la nostra speranza di capire), oggi come oggi, è indubitabilmente il testo (o la raffigurazione, o comunque il dato documentario); poi viene il sistema ideologico di cui quel testo è espressione; per ultimo, attraverso questi filtri, si giunge al supporto fattuale che di per sé è realistico considerare perduto per sempre. Noi studiamo non già gli atti fisici [...], ma dei documenti che sono atti di parole di una langue ideologica (aspetto sociale e oggettivo; vs. parole individuale e soggettivo) la cui ricostruzione deve essere il nostro compito preliminare e preminente, se non forse unico”. Lo storico può ragionare, smontare il documento, senza cadere nella trappola di esso vedendone la parole per capirne la langue.

Carlo Ginzburg : «I rapporti che intercorrono tra le testimonianze e la realtà da esse designate o rappresentate non sono mai ovvi (sono falsità): definirli in termini di rispecchiamento sarebbe ingenuo (non schegge di realtà). Sappiamo bene che ogni testimonianza è costruita secondo un determinato codice (sono parole di langue): attingere la realtà storica (o la realtà) in presa diretta è per definizione impossibile. Ma inferire da ciò l’inconoscibilità della realtà significa cadere in una forma di scetticismo pigramente radicale che è al tempo stesso insostenibile dal punto di vista esistenziale e contraddittorio dal punto di vista logico». Ci scoraggia questa limitatezza ma non si può negare la realtà, di cui conosciamo un sistema ideologico di riferimento dagli oggetti che oggi vediamo. Jerzi Topolski (polacco): «Ogni genere di fonti parla rispondendo, o non rispondendo, o rispondendo parzialmente, alle domande poste dallo storico… (in contrasto al positivismo e alle sue convinzioni sul documento come mattone), L’elenco delle domande rivolte alle fonti, ben lungi dal rappresentare un valore assoluto, dipende dalle conoscenze, accompagnate dal corrispondente sistema di valori, dello storico». In più ulteriore filtro da realtà storico perduta, è il fato che ognuno di noi convinto della neutralità del documento porta una gamma di pregiudizi che ci spingono a fare domande rispetto ad altre, perciò lo storico non è neutro, e tal filtro fatichiamo a vederlo. Ne consegue che «Le fonti storiche hanno la stessa struttura narrativa del racconto storico. Insomma sono anch’esse racconti, per quanto deboli e molto differenziati. (Hanno una sintassi interna). La differenza tra uno storico e un romanziere è che il romanziere è libero di inventare i fatti, mentre lo storico non inventa i fatti. Alla fine lo storico e l’autore del romanzo potrebbero addivenire a un compromesso, convenendo che la verità del romanzo è una verità non fattuale concernente fatti tipici, personaggi che rappresentano gruppi sociali ecc., mentre il racconto storico, nel suo contenuto globale, dev’essere collegato alla base fattuale, cioè alle fonti e alla loro critica». Perciò documenti e scelte di realizzazione di essi non sono neutri, sono trappole che il passato ci ha teso, perché quelle testimonianze non hanno lingua nostra e noi dobbiamo avvicinarci a essi tramite paleografia.

società e con quale funzione scriva che in alcuni casi è evidente, come per le proprietà terriere. Infine importante la domanda su dimensione fattuale, il come, che grazie oggi alle tecnologie e alle indagini diagnostiche sofisticate è possibile fare migliori previsioni; ricavare info sulla composizione degli inchiostri in una età storica permette riscontri importanti, o su supporti animali, vegetali, minerali stessa cosa, indagini arricchenti la verifica delle nostre ipotesi. Queste hanno a che fare con un passato lontanissimo, come l’antichità dei papiri che sono rarefatti di cui tanti ne abbiamo soprattutto a Ercolano grazie all’incinerazione dell’eruzione del Vesuvio; di tale immensa quantità di opere filtrate dal monachesimo del IX X secolo, scegliendo solo per convenienza dei luoghi di devozione, perché molta letteratura latina era pornografica e per cui noi oggi sappiamo poco. L’alfabeto latino è solo una vicenda nella storia della scrittura. Essa è un evento socio-culturale, mentre la lingua è naturale facoltà dell’uomo. Scrittura è invece strumento e competenza culturale, non è biologicamente necessaria. Essa è periodizzante poiché nel Vicino Oriente Antico ci sono stanziamenti, città, da raccolta e caccia quindi a agricoltura e allevamento (XV a.C.) e quindi si genera surplus produttivo, e il non consumato è ricchezza che va tutelata, e proprio da tale esigenza nasce la scrittura, strumento di controllo del surplus proprio quindi di una élite. Scrivere significa sottrarre una comunicazione alla sua fragilità memoriale, essa fissa un messaggio. Tipologia di scrittura sono i petroglifi di XV secoli fa, in forma simbolica come nelle grotte di Lascaux in Francia con tecniche pittografiche e iconografiche. L’uomo quindi sa raccontarsi a questo appunto. Si sviluppano poi le logografiche, perciò l’asse della rappresentazione va dal reale alle parole che rappresentano esso, come i disco di Festo con simboli, queste inaugurano il connubio tra scrittura e lingua mai cessato. C’è quindi un senso funzionale in tale rapporto, c’erano molti parlanti che si incontravano, scritture strumenti di condivisone, strumenti legali, commerciali e sacrali. E la complessità delle prime scritture, laddove persone lavoravano ed erano stanchi, solo pochi imparavano la scrittura. Sistema di scrittura non si può giudicare positivamente o negativamente, ma si giudica solo in base alla sua funzione in quella società e in quel tempo. Le scritture si specializzano in rapporto ai suoni della lingua. Esempio scritture sillabiche, smontaggio parole a carico dei suoni primari cioè le sillabe (vocale con consonanti) e che godono di trasformazione grafica, es. scritture etiopiche, cufiche (arabe) per testi sacri, che producono nuove forme di alfabetismo. Si giunge così alle scritture alfabetiche, quali la fenicia, greca, etrusca, italiche e quindi latina. Lingua e scrittura due facce di un fenomeno culturale ormai saldate. I bambini imparano a parlare per imitazione, ma la lingua diventa grammatica quando incontra la scrittura e con le alfabetiche avviene in massimo grado. Grammata = lettere, grammatica spazio normato. La potenzialità di queste scritture democratizzano questi strumenti, esso non va oltre i 26/27 segni, è scolastico. Le scritture alfabetiche non sono evoluzioni, tale concetto da senso lineare di punto a e punto b, di noi come punto finale, è una trasformazione data dalla funzione della scrittura e dalle necessità per cui esse vengono utilizzate. Esempi di scritture alfabetiche latine. Fibula praenestina (MANIOS MED FEH FAHKED NVMASIOI), spilla autentica ma scrittura ottocento, in realtà metalli datati più di 2700 anni fa; Lapis Niger.

03. [25/02] Notamenti per un lessico specialistico e il primo testimone del tempo: il Lapis Niger

Metodo è tale quando ci sono consuetudini operativo con lessico specializzato. Si ha osservazione e quindi raccolta dati quando si ha lessico dedicato. Per ogni materializzazione dell’alfabeto latino esiste un modello ideale o normale , cioè il modello. Scrittura come indicatore tasso scolasticità di una società, anche se per ogni epoca scuola cambia, essa può essere per esemplazione o quasi simile alla nostra; essa è centrale per il mondo ma ne sappiamo poco, non esistono testi normativi giunti a noi, cosa invece esistente nel medioevo, fu Carlo Magno con Alcuino da York e Carlo si intesta una norma dedicata. Gli oggetti che analizzeremo sono riflesso di formazione scolastica degli scriventi, formazione che da un modello normale determinato dal disegno di ogni lettera in forme ripetibili, primo indicatore da osservare sempre, esso descrive l’aspetto esteriore della lettera, quindi ci da conto di scarto tra modello ed esecuzione. Esempi metamorfosi della E, alcune sono più veridiche di altre nel parlare di esecuzione, come l’epigrafia classica che è più difficile da definire tale (dectator, ordinator e sculptor). La E graffito inizio era volgare, modello cambiato molto e dice su contesto di apprendimento e esecuzione, versione rettilinea e anche passaggio tra VI e VII secolo in cui cambia modo di scrivere da maiuscolo a minuscolo. Il disegno è la prima manifestazione tra tutte le caratteristiche. Scrivere con mani oggi si fa poco, e nostra scrittura è quella dell’età matura. Se spogliata degli elementi congiunturali della scrittura resta il barlume della norma grafica delle elementari, quel modello normale. Il digrafismo avveniva, esempio Petrarca. Fino a tutto il medioevo aderenza a modello era fondamentale per scriventi, non come per noi che pieghiamo. Criterio leggibilità è infatti scrittura aderente a modello di apprendimento di un scrivente, più leggibile più aderenza, meno leggibile, meno aderenza. Ci sono criteri oggettivi qualificatori l’esecuzione, non sono neutre dall’interpretazione. Es il modulo della scrittura : dimensioni oggettive della scrittura, ovvero la misura della larghezza e dell’altezza di alcune lettere. Si distingue un modulo grande da uno medio e uno piccolo. Esempio Gramsci in piccole pagine modulo particolarmente piccolo: quaderno piccolo, interlinea fissa, un millimetro le lettere, due mm le aste; risparmio spazio perché in carcere e quindi non fu una scelta volontaria. Invece modulo grande o estremamente grande, esempio frammento codici tardo antichi con antologia opera virgiliani, si voleva tenere memoria del mondo latino e in questi codici del V secolo (sacco + imperatore a Costantinopoli), tale formato e modello epigrafico rimanda a grandezza Roma, e Virgilio era riferimento, ma la classe senatoria chiedono a officine librarie libri di memoria della grande tradizione. Qua la scrittura è disegnata e tentativo di applicare alla pagina la capitale epigrafica del I II sec d.C., in pagine di grandissimo formato e con modulo altezza 1 cm. Tratteggio : Esprime il numero e la successione dei tratti di penna o articuli costitutivi di ciascuna lettera nonché la direzione nella quale vengono eseguiti. La mano si muove alto-basso (destrorsa IV V secolo) o orizzontalmente. Importanti i trattati di scrittura amanuense, esempio Ferdinando Ruano, Sette Alphabeti di varie lettere , Roma 1554 lettera moderna con ragione geometrica in cui D eseguita in tre tratti, arco inferiore sx, testa e arco superiore destro, tre tratti con successione e in un solo tempo, quindi importante il tempo.

ambito intellettuale. Multi-grafismo assoluto più sistemi di scrittura per più lingue, come latino e greco e per ognuna diverse scritture, o latino e volgare. Un prodotto grafico accanto a indicatore sociologico può indicare classificazione individuale, cioè grado scolasticità degli scriventi, con capacità esecutiva elementare, a grado zero o media o buona. Scrivente appena alfabetizzato, ha in testa sistema ma fatica a realizzarlo si chiama scrittura elementare, fatta con minore o maggiore competenza; esempio notitia iudicati (pubblicità della sentenza del tribunale) in cui ci sono comites, uomini di spada che devono scrivere, gli autografi riflettono gerarchia, il primo è il iudices Otberto con una competenza che ha imparato a scrivere diligentemente suo nome con la B con asta ascendente tagliata da tratto orizzontale (scrittura libraria abbrevia r e vocale accanto che interagisce con lettera con asta ascendente), essa è variante degradata, mentre diverse sono le varianti di scritture elementari, come Gerardus comes inferiore scrive minuscola in modo sgangherato, faticando a tenere allineamento, qui si parla di elementare di base a grado 0 delle competenze esecutive, il terzo comes impara una capitale epigrafica con prima lettera minuscola; altri comites invece hanno buona o media capacità esecutiva. Esempio Matilde di Canossa, in grado di sottoscriversi in capitale con soluzioni epigrafiche dei suoi tempi, anche se c’è confusione con inchiostro che indica difficoltà di lei. Scritture elementari riconoscibili : scrivente fa cosa che non si fa (identificazione grafema-fonema soprattutto eseguita al tratto e senza legamenti e nessi tra articuli), scriventi che tentano di ricostruire catena grafica sulla base del modello, senza legamenti e nessi mancano segni para-grafematici (es. punteggiature) per articolare emissione sonora. Quante più scritture elementari, tanto avremmo conto del modello ideale che ha in mente lo scrivente. Indicazioni che ci danno conto di modello scrittura di un momento in un luogo e apprendimento e quindi capacità di scrittura e spanne scolastiche di insegnamento. Scrivente elementare può evolvere fino a professionale fino al massimo gradino dello scrivente calligrafo per libri (non è status sociale), esempio Petrarca non soddisfatto sistema editoriale e quindi si scriveva libri e quindi copista di altri e di se stesso, possiamo mappare itinerario di sua carriera scrivente, da zero a scrittura libraria, scrittura che è di seconda alfabetizzazione da calligrafo mostrandoci la sua formazione grafica, minuscola corsiva cancelleresca.

04. [3 marzo] Testimoni del tempo: il Lapis niger

Nell’antichità mediterranea scrittura permette incontro tra popolazioni o nationes, e ciò vale dalle scritture cananee una di cui determina, sillabica alfabetizzata e poi egemone, quella dei fenici. Essa è importante perché loro erano commercianti con scali ovunque nel sud luoghi che condividevano con popolazioni senza scritture o meno efficaci. Perché scrittura fenicia speciale? Perché Erodoto ci trasmette ciò che manca per le civiltà, anche per la latina, ci dice quando e dove avviene innesto scrittura in una etnia dei greci; lega l’incontro dei greci ionici con i fenici Gefirei guidati da Cadmo in cui avviene imprestito alfabeto, siamo attorno alla metà del IX secolo, infatti prima scrittura Erodoto dice che non cera, strumento adattato a fonetica lingua greca e anche le forme sistemate; scrittura in origine presso greci era evocata in relazione alle lettre foenikés; annotazione importante codicologica in cui dice che prestito è immateriale ma anche dei supporti di essa, anticipando la fragilità delle testimonianze più antiche come la fragilità del papiro, era fragile, raro e per usi più accidentati si usava materiali da pelli di capre e pecora ancora usati in periodo di Erodoto stesso. Per greci si ha questa informazione illuminante, tema di solito non attestato. Quando origina scrittura latina? Non abbiamo più di 4 o 5 testimonianze, collocabili nel VI a.C.. fondazione Roma 21 aprile 753 a.C., attestazioni con dubbi. Fibula Praenestina , la più enigmatica perché ritenuta falsa per molto; è una spilla sicuramente antica del VI a.C., molti oggetti ma con scrittura etrusca. Margherita Guarducci contestata da storici della lingua che sostenevano contraffazione per non controllo scavi – essa deriva da scavo che non conosciamo - e mercato nero romano; anno scorso notizia di riabilitazione perché grazie a tecnologia analisi materiali pare nei solchi tracce di metalli di 27 secoli fa, punta dura dell’incisione lascia tracce databili compatibilmente con manifattura oggetto. è una delle prime testimonianze di villaggio che poi si chimera Roma, prima di scrittura su oggetto. Linguisti parlavano addirittura di latino arcaico ma già troppo normato come contestazione. “MANIOS : MED : FHE : FHAKED : NVMASIOI”; Manios med (c. oggetto, la fibula), fhe (perfetto con geminazione della radice, fhe fhaked, mi fece), ci sono interpunzioni di separazione delle parole, committente in latino dativo coerente con latino del IV V secolo a.C., lingua non ancora rotacizzata quindi c’è S e non R (numario=numasioi). Una delle prime operazioni di messa per iscritto del latino, quindi locuzione latino di questi oggetti tradisce fatto che lingua di questo villaggio incontra sistema di scrittura etrusco che vuol farsi calzare. Sistema di scrittura etrusco. Organizzazione istituzionale è complessa, i re del villaggio di Roma sono forse signori guerra con contingenti militari e occupavano spazi utili. Perciò importanza Roma perché sul Tevere, per cui legami tra città nel passato erano legati più di oggi. Roma su Tevere ma anche su porti Tirreno, perciò non stupisce che villaggio oggetto di conquista dagli etruschi, avevano tradizione salda di stato federale di città autonome fiscalmente e amministrativo, con koinè religiosa e alfabeto ricevuto da greci in VIII-VII a.C. Sono occupanti degli ultimi tre re, i Tarquini, del periodo monarchico di Roma, quindi si impiantano tradizioni e amministrazione usando la scrittura che è volano importante per amministrare, e pare ovvio che dal VI secolo vediamo documentazione scritta, perché ci sono etruschi che la portano con se. Qualifichiamo scrittura latina in quanto lingua orale messa per iscritto con l’alfabeto arrivato da fenici, poi greci, etruschi e latini. Alfabeto etruschi poco, lingua meglio seppur amministrativa e per culto. es liber linteus di Zagabria, libro cioè strumento che recano testi, cioè i codici sono i libri, ma è anche sistema libri stoffa o a soffietto, lunga lista di lino piegata a soffietto, perché maneggevoli, e dritto da forza a libro con

05. [3 marzo, 14-15,40] Testimoni del tempo: l'«Emptio pueri»

Lessico lapis noger suggestivo delle parole. Sakros , nominativo probabilmente risente di ellenismo o grecofonia, poi sostantiva rekei al dativo (linea 5) sul modello di sostentivo rex. Poche parole valutabili. Sakros, da sacer, individuo che si macchia di azioni indicibili e si mette fuori da spazio collettività, empio. Empietà in rapporto a rekei, da rex, legato al luogo, quindi empio verso il re. Caltorem ioyxmenta capiad calator vigila sullo spazio attorno al lapis e che fa un’azione con un verbo in congiuntivo, esso verbo è complemento oggetto e dolo le iuxmenta o giumente. Niger riconduce a pavimento porfiretica che è sottostante anche ad area comitium , dove si sceglieva rappresentanti in età repubblicana, luogo in cui si riteneva essere stato deposto Romolo. Il cippo sanziona qualcosa, l’area era chiamata fino a 1800 era area di pascolo per tradizione allevatori portavano e banalmente animali potessero invadere quel suolo sacro. Il calator aveva il compito legale di sequestrare gli animali detti. Il testo quindi in prospettiva ampia, oltre a rappresentare incontro lingua latina e scrittura ma anche ruolo scrittura che è da allora già amministrativo, epigrafe è testo normativo quindi, poiché si riferisce ad autorità che è il rex, e da una contravvenzione che ammette risarcimento per comportamento illecito in rapporto ad usi, sequestro del bene che diventa demaniale. La scrittura arriva quindi generando lo spazio di produzione linguistica caratteristico dei latini, il diritto, centralità ancora oggi esistente. La legge in quanto emessa dal rex sacerdos ibrida carattere religioso consuetudini citta con quello civile; Aldo Schiavone ha insistito su convergenza di questi due elemento che definisce cognizione magico-religiosa e cognizione del ius, come abbiamo detto nelle lezioni precedenti (rapporti economici e valore sacro), schiavone di ce che attorno a questi materiali testuali le due esperienze religiosa e giuridica si fondono costituendo la forma mentis della civiltà latina. Lapis niger è punto caduta tra due elementi, ius discende da cognizione magico-religiosa che caratterizza questa società. Il testo è responsa o consilia che i pontefici aiutavano del rex nel gestire la cosa pubblica rilasciavano a richiesta di chi doveva derimere controversie (calendari, scrittura, etc.…); nell’ottica di questa classe di governo che amministra scrittura come vettore di testi sia testi che consolidano il diritto romano, che orienta la produzione documentaria e che non è monolitico ma nasce giurisprudenziale, cioè con casi specifici o consilia chiesti alle autorità per redimere controversie, per poi arrivare ai principi teorici generali. E senza la scrittura questo binomio cognizione amministrazione e magico-religiosa non avrebbe avuto corso, dice prof. Schiavone dice che questi consilia saranno stati scritti in libri di sacerdoti di memoria della collettività, assieme a calendari e prescrizioni liturgiche per festività, ma anche questo ius che si manifesta progressivamente. Schiavone: «Nella cultura romana arcaica (VIII-V secolo a.C.) […] scopriamo in effetti due elementi in parte contigui e quasi sovrapposti, in parte precocemente separati. Possiamo indicarli come “cognizione magico religiosa” e “cognizione del ius ”. Esperienza religiosa, dunque, ed esperienza giuridica in un intreccio che ci appare come una specie di forma mentale tipica della Roma più antica. E d’altra parte non può essere un caso se, fino a tutto il IV secolo a.C., i pochissimi resti di scrittura latina giunti sino a noi siano riconducibili a questi due soli elementi». La scrittura esordisce in forme corroboranti idee generali che ci si può formare su periodo arcaico. Altri esempi dimensione del sacro è laminetta bronzea di Lavinio del VI a.C. che ha terzo aspetto dei manufatti scritti, di carattere privato e manufatturiera, testo epigrafico ridotto su supporto metallico con funzione votiva, quindi pubblica, associata a simulacro votato ai due che sono espressi nel testo. Testo sinistrorso

dedica al dativo dei sostantivi: (CASTOREI PODLOVQUEIQVE QVROIS) Castore e Polluce giovani, due dioscuri. Il primo manufatto è a sgraffio, cioè graffita con punta tracciante; il secondo elemento, il lapis, la scrittura è monumentale; laminetta votiva eseguito in modo mediato, con punta e poi scalpelletto, suggerito anche dal fatto che cerchi sono eseguiti come poligono. Scrittura mediata, artefatta. Essa ha anche forte carattere di ellenizzazione. L’oggetto piu di questi tre possiamo approssimare ad una operazione di scrittura è il Kerknos di Dueno del V a.C. , vaso a tre bocche, squisitamente etrusco in terracotta, con testo. Questo si colloca sul bordo delle bocche quasi in modo spiraliforme “DUENOS MED FHKED”. In questo caso si è dinnanzi a una discontinuità di indirizzi grafici poiché vi è uno scrivente che con la terracotta fresca prende la punta tracciante esegue la scrittura con fatica, scrittura pensata per produzione pubblica ed epigrafica. Quattro esempi, un esito di scrittura, da cui possiamo intestare prima etichetta. Si tratta della scrittura capitale arcaica , capitale perché maiuscola per definizione, essa definizione è retrospettiva perché le prime lettere dei capoversi erano i capita ed eseguiti in maiuscolo; arcaica perche di quel tempo e prima materializzazione del latino. Lettere caratterizzanti sono traversa diagonale della A, c è una velare occulsiva come “C”asa, E ed F asse principale e tratti obliqui traversi di cui lultimo della E è disarticolato rispetto a fine asta, H abbiamo vista, K L M N c’è asse incardinante e tratti altrettanto, la P è un p greco, ma ad ochiello aperto, R invece è ro. Q in coppa fenicia, S angolare, u in Y e X con asse orizzontale. Questa scrittura la cui stabilità a contesti e sollecitazione esecutive ci si può immaginare che sia appresa , cosa normale per una officina lapidaria. I due artigiani, orefice e lavoratore terracotta ci danno sospetto, scrivono per contabilità e decorazione. Questa prassi utilizza questa scrittura per cui almeno fino a V a.C., fosse spesa per la formazione grafica dei privati che avevano esigenza di scrittura. Ciò da info su questa civiltà in cui alfabetizzazione aveva corso in forme coese, segno che essa era prevista, così fibula di Manios pare essere una pubblicità, e società cosi appare meno arcaica. Dopo il 509, nel periodo repubblicano, c’è crescita impetuosa. 4 ambiti di scrittura diversi ma in cui c’è la capitale arcaica, che pure è difficile eseguirla per esempio sulla terracotta fresca, ha capacità di adattamento e malgrado ciò lo scrivente governa processo disgregazione del modello in momento esecutivo, gli scriventi sa che deve eseguire tale modello (mia: ma se etruschi danno a latini la scrittura, significa che, per qualche motivo, latini sanno che quando eseguono la scrittura devono farlo secondo il modello che ipoteticamente hanno imparato). Fino ad età monarchica inclusa c’è normatività dell’arcaica. Man mano che la scrittura diventa patrimonio sempre più condiviso osserviamo perdita di esecuzione vicina al modello, tale impeto disgregatorio. Ciò dipende da contesto in cui scrittura viene usata, arricchimento istituzionale esempio ma anche sociale ed etnica, più territori e stratificazione società in cui attività produttive ed esercito diventano linee sviluppo. Esempio è attestazione pseudo-plautino, siamo tra IV III a.C., tale servo che da lettera a suo padrone dice che quella scrittura nella lettera è da gallina. Perché l’impressione è quella dell’idealtipo della capitale arcaica esposto alla tensione disgregatrice di questo periodo. Questa fase V-III sec c’è la corsivizzazione della capitale arcaica. Corsiva: più tracciati eseguiti in un medesimo tempo e quando questi appartengono a due grafemi (legamenti). Ciò succede in questi tre secoli in cui struttura viene padroneggiata da più persone (mia: questo fa dedurre che se c’era una scuola loro non consideravano importante scrivere secondo modello, oppure non vi era un sistema scolastico

06. [4 marzo] Testimoni del tempo: da Claudia Severa a Caio Fabullio Macer

I tre secoli che portano fino al II a.C. determinano la formazione della capitale corsiva , idea non identificabile con norma grafica ma gamma di consuetudini esecutive della capitale arcaica, per cui continueranno a sussistere soluzioni diverse e complementari. Almeno per alcune morfologie si identifica il percorso di evoluzione delle forme che sono E ed F rettilineizzate. I traversi si sganciano, rettilineizzano e infine si fondono. Questo gioco agisce anche su altri grafemi caratteristici della capitale corsiva. B e D con pancia a sinistra nella corsiva, nella capitale a destra. B è con tratti 1 e 2 sono asse e piede su cui si appoggiano le pance, in corsivo assimilazione tratti in un tempo per cui 1 e 2 assieme formando la pancia a sinistra, 3 e 4 in tracciato ondulato, ora ci sono due tratti ognuno in un solo tempo, anziché 4 tratti e 4 tempi. Nella D tratti 1 e 2 si fondono. Questo sviluppo scrittura non si disarticola da quello della lingua, che all’altezza del III - II secolo giunge quasi alla forma del latino classico, sviluppi associati alla genesi di letteratura che cerca forme di identità linguistiche. In questo periodo contatti con mondo greco, espansione infatti della roma repubblicana verso sud italia, percio confronto con letteratura greca. Evoluzione capitale corsiva assume stabilmente le modificazioni per stabilizzare la lingua. L'introduzione del grafema G per l'espressione scritta della velare sonora (ultimi trenta anni del sec. III sec. a.C.), segno diacritico della occlusiva velare sorda per distinguere dalla sonora, la G ha un segno di identificazione, fino ad adesso il Q associato con Y (leggi U) ma ora si. La perdita dei traversi adiafori superiore e inferiore del suono per l'aspirata H. La riduzione della M a quattro tratti (con l'eliminazione dell'ultimo). Per fenomeno di dissimilazione che rischiava di sovrapposizione con la P, aggiunta di un tratto diacritico al P (rho) greco per R. L'orientamento della cauda di Q in senso diagonale. La rotazione dell’asse della X. Rotacizzazione: R al posto di S in posizione intervocalica. Introduzione Z nel 312. Tutto ciò perché i latini grammatici danno regole. Questi sono i secoli in cui il raffinamento di scrittura, gli strumenti esplodono. La civiltà latina si dota di una letteratura, quindi servivano strumenti dedicati. Prima di allora tale esigenza era resa facilmente soddisfabile da dispositivi poco capienti, supporto di scrittura della civiltà era il politico di tavolette cerate, da tre a più tavolette che ebbe successo per mentalità latina in votata a riutilizzabilità, tavolette cerate venivano raschiate e riempita nuovamente di cera e riscritta. Successo però dipende dal fatto che questo incontra specifiche forme contrattuali perfette per il polittico. Esempio politicco di Lucio Cecilio Giocondo, presta-valute a interesse che scriveva contratti, contrarre obbligazioni rientra nella stipulatio che da orale passò a scritta, contratto redatto nelle facciate interne e poi veniva sigillato apponendo tavoletta cerata in esterno tracciando i termini del contratto. Tale obbligazione dura finche prestito viene risarcito e quando ciò avviene la cera

Figura 1 - capitale corsiva viene distrutta. Tavolette cerate è luogo espressivo migliore per civiltà latina. Sulla tavoletta si scrive con stile, punta metallica tracciante e quindi movimento esecutivo che avevamo visto adesso trova applicazione nuova che spinse a ulteriore evoluzione. La conclusione dell’atto in cui viene descritto il luogo “actum puteolis”, cioè Pozzuoli. Se tavoletta cerata è spazio d’elezione della capitale corsiva, la corsiva antica su cera da il la alle capitali corsive tracciate con pigmenti e inchiostri , in particolare nerofumo con calami usate in combinazione con tavolette lignee dealbate o levigate. Accade con tavolette transilvaniche minerarie dei Carpazi dopo guerre daciche di Traiano. Esempio Dasius Breucus. Espansione avvenne anche verso la Britannia con l’età imperiale, questa zona e quella del Nilo sono zone di conservazione importanti, la prima piovosa e la seconda arida. Britannia sempre desiderata, cominciò Claudio nel 43 d.C., anni ’20 II secolo stabilizzazione Vallum Adrianii e con Settimo Severo ripiegamento. I e II d.C. contrassegnò vivacità presenza romana che sappiamo grazie ad uno dei forti e quindi dei piccoli villaggio, tra cui il meglio documentato è quello di Vindolanda , oggi Chesterhome, da cui arrivano esempio di capitale corsiva antica romana, scrittura ormai fenomeni di apprendimento anche lontano Roma. Tavolette corteccia di betulla, e il testo si è conservato bene. Primo esempio: masclus mittente e verecundo destinatario, è già finita la stagione vitalità della corsiva e queste sono scritture che copiavano; seconda linea petierunt , con R due tratti di cui secondo è curvilineo si alternano per riconoscibilità segno. Lettera (45-97 dC), prova affidamento relazioni sociali alla scrittura, sia rapporti orizzontali che verticali, dialogo possibile grazie a uso capitale corsiva. Lettura: gesti grafici sopra usi norma grafica si sovrappongono i congiunturali esecutori, quindi leggendo superare questi due livelli. Primo grafema ha due aste verticali e raccordato, è una C, poi c’è L e punto (CL. Che sta per Claudia). C’è poi un grafema che è una E, asta verticale e tratto perpendicolare sospeso, diverso da rettilineizzazione perché in corsiva ci sono più formulazioni esecutorie. Viene poi una U, poi un’altra E. questa scrittura mostra tentativo di costituire una continuità di catena grafica con appoggio tra articuli delle lettere, si tenta di legarli. In fine: claudia seuera. Poi L, E,… Claudi scrive a Lepidina. Secondo rigo inizia con quattro I, di cui le prime tre è il numerale tres che è seguito da una D poi U e S, per cui idus , cioè le idi; per cui poi avremo un mese, che è settembre. Conteggio calendario: calende (1 giorno mese); idi (13 gli altri e 15 marzo, maggio, luglio, ottobre); none (7 sempre mmlo, 5 gli altri), perciò terzo ante idus settembre, cioè siamo l’11 settembre.

se parlassimo del libro in forma di VOLUMEN PAPIRACEO - il quadretto si chiama COLLEMA ossia l’unità codicologica in ordine della quale si determina il LIBRO in forma di rotolo. I papiri ci sono giunti in maniere frammentaria; certo erano organizzati in liste lunghe e abbondanti; certo è che questi lussuosi supporti erano fati per scrivere su una sola superficie resa disponibile. Limita in maniera drastica l’impiego del campo di scrittura. Si scrive sul lato trans fibrale - le fibre erano anche la griglia utile per appoggiare la scrittura. E’ un supporto che si scrive una volta che la forma libro sia raggiunta: una volta composto tutto il volume, solo a quel punto viene scritto. Dal I a.C. il papiro diventa supporto di scrittura per i libri greci e poi latini, e anche per la produzione documentaria (quelle che erano su tavolette di cera) CONTRATTO DI COMPRAVENDITA DI UN CAVALLO datato al 77 d.C. “EMIT” alla terza persona singola del tempo presente indica che il soggetto - VALERIO – compra qualcosa. Un supporto morbido permette meglio un’esecuzione corsiva che non un supporto duro. Il papiro entra nel ventaglio dei supporti di scrittura del mondo latino. Questo ha un effetto dal punto di vista dell’arricchimento delle situazioni esecutive: molti di questi frammenti giunge da Dura Europos nella parte orientale dell’Impero romano e certamente il papiro diviene elmetto significativo nell’arricchire le situazioni esecutive di quella che possiamo ormai definire una norma grafica. Una scrittura estremamente partecipata soprattutto per certe frane della macchina esecutiva romana: sono soprattutto i militari a restituire documenti come le relazioni di servizi che erano rilasciati al termine di specifici servizi militari. Certamente è proprio nel terreno del papiro che si sviluppano alcune soluzioni di maggior corsivi, seppure conviventi nello stesso segno di un accrescimento di quota calligrafica - quanto più gli scriventi cercano di arrivare a un segno ricco di solennità, tanto più lo fanno spingendo verso la corsivista delle scritture. Documento I d.C di compravendita di uno schiavo tra due militari di reparti ausiliari – affiorano tendenze di corsivizzazione esecutiva che riaffioreranno a distanza di secoli elevate di rango e di livello. Il papiro instaura prassi esecutive ancora più ricche e la capitale corsiva diviene ancora più accesa di possibilità esecutive. Questo non toglie una centralità che il papiro doveva avere già dal I a.C nell’impiego come supporto per i libri. E’ in questo ambito che rileviamo le prime frammentarie attestazioni della letteratura latina, in forme talmente depauperate da essere appena riconoscibili. La civilizzazione latina fin al I a.C. non si era posto il problema di una scrittura dedicata al libro. La circolazione librari a è principalmente di letteratura greca, quelli latini esistenti non avevano goduto dello sviluppo di una scrittura dedicata, avvenuto invece precocemente nei Greci. Tra i più antichi di questi frammenti papiracei assistiamo a tentativi che sono spinte in avanti FRAMMENTO CCERONIANO CONSERVATOSI DALL’ANTICHITà Su supporto librario alla greca, questa officina non fa che meccanicamente riadattare la capitale corsiva. Questa è la scrittura risorsa degli scriventi del mono romano. Un’appena tentata regolarizzazione. Il contenuto non sembra aver condizionato il medium grafico. Capitolo della storia della scrittura presso i romani, quello della ricerca di una scrittura per LIBRI che nei primi secoli dell’era volgare diventano anche status simbolo oltre che vettori d’informazione. La ricerca di una scrittura adatta a quel vettore librario si incastra in rapporto allo sviluppo della grande SCRITTURA EPIGRAFICA della civiltà romana. Passaggio tra I e II d.C. - il grado di interrelazione tra le manifestazioni derivate della capitale arcaica si rivela in tutta la sua ricchezza a partire dagli sviluppi che la scrittura nel mondo romano aveva guadagnato. Soprattutto con assestarsi del principato e gli esordi della civiltà imperiale. La dimensione monumentale di ROMA cresce e lo fa in maniera commisurata a un’occupazione capillare dello spazio pubblico da parte della scrittura. La scrittura lapidaria è una presenza costante della civiltà latina - con le epigrafi avveniva la comunicazione tra istituzione e singoli cittadini (età repubblicana) - si leggevano le epigrafi esposte per essere informati su quanto accadeva. Un primo livello

di formazione grafica passiva a tutti i cives romani era dettato dal fatto che nel diritto romano, l’ignoranza della legge non è un’attenuante rispetto alla constatazione dell’infrazione della legge. Se da un lato l’attività del legislatore, e poi sempre più polarizzata sull’Augusto e sul Cesare, se è lo stato che deve rispondere all’obbligo di pubblicare e documentare ciò che fa, allo stesso modo è obbligo dei cittadini di informarsene. Un testo che con l’età imperiale sovrappone i contenuto con l’epigrafia che va di passo con la costruzione dell’immagine pubblica del princeps. Nel corso del I sec d.C. si assiste allo sviluppo quantitativo e massimo apice qualitativo delle officine lapidarie di Roma e del mondo romano che lavorano per committente pubblica e anche privata. Questa è la produzione che più conosciamo come caratteristica della produzione scritta del mondo romano. In quest’epoca le tecniche esecutive si arricchiscono, fermo restando il processo tripartito della dictatio, ordinario e sculptio che vengono raffiate e perfezionate fin a un livello mai superato. I a.C. e I d.C. - cambia che la scrittura assurge al amassimo grado di geometrizzazione. C’è un rapporto modulare tra larghezza e altezza dei singoli grafemi. Ma soprattutto la geometrizzazione investe il modo in cui i solchi vengono eseguiti: una volta che l’epigrafe era tratteggiata con una punta tracciante, lo scalpellino tracciava con il solco triangolare, con un tracciato che in sezione lascia individuare un triangolo. Questo serve a rendere ancora più leggibile questi testi, poiché in condizioni normali una di queste die faccia del solco triangolare è colpita dal sole mentre l’altra resta in ombra: da questa dialettica chiamata chiaroscuro discende la leggibilità dei testi eseguiti. Era usato anche un pigmento, parlo più rosso se celebrava l’imperatore, in modo da far risaltare ulteriormente la superficie quasi bianca del marmo. Questo modo esecutivo porta con se un altro dispositivo che aiuta a potenziare il tasso di visibilità dei testi epigrafici. Il trattamento triangolare viene terminato con una spatolatura - FORCELLATURA O SERIF o GRAZIE - in tutti gli articuli verticali o orizzontali. Questo accorgimento esordisce qui, per dare esito al trattamento di ulteriore geometrizzazione, che agisce anche sulla tecnica dove vengono eseguiti i singoli tracciati. Questo accorgimento vale soprattutto a partire dal I sec d.C. per l’epigrafia di carattere celebrativo. L’epigrafia geometrica nel momento in cui l’istituzione del mondo romano si verticalizza, tende a stabilizzarsi su un carattere principalmente celebrativo - non più testi informativi e documentari che l’epigrafia a Roma fin dai primi anni portava con se. Occorreva creare un0alternativa grafica, visibilmente riconoscibile per dare corpo all’epigrafia normativa che si fa sempre più ricca. Per questo specifico compito viene adottata una variante calligrafica di quella calligrafia geometrica che si era diffusa attraverso una seconda linea di sviluppo della comunicazione pubblica romana: una seconda costola della comunicazione degli spazi pubblici romani che avveniva attraverso la più economica realizzazione di epigrafi eseguite a pennello, realizzate con un diverso strumento scrittorio e diverso rapporto esecutino dello scrivente. Da qui discendono delle conseguenze.

Non sappiamo se questa scrittura sia stata usata in altri ambiti, frammento papiraceo egiziano testimonia riflesso funzionale testo documentario (atti asse ereditario) scritto prima congruamente in capitale corsiva e anche in capitale libraria. Scrittura appunto difficile da ricostruire, probabilmente presente nelle case dei nobili, anche nella pittura parietale. Questa moda culturale greca delle biblioteche private messe a disposizione dei dotti diventano elemento importante nella vita sociale e quindi biblioteche divento anche fattore architettonico. Anche tramite corroborazione volumen papiraceo come supporto di lusso si affermò uso papiri per documenti pvt ma anche con mediazione libro di lusso di biblioteche anche pubbliche – Traiano e Caracalla ne fecero una – forse con queste imprese di raccolta di letteratura di tradizione si affermo papiro in volumina. Ce lo dice la colonna traina, rappresentazione volume svolto con due aule di basilica di cui una con documenti stato e l’altra con libri ufficiali, esempio messa a buono di una orazione in senato in cui si vede capitale corsiva in questo volumen papiraceo ( tenuisse causam in cui a lega con m); il papiro in documentazione privata, superamento tavolette cerate, questo esempio è integro, il documento andava chiuso e in questo ci sono 7 bolli di ceralacca. Lettura di quest’ultimo: come contratto matrimoniale porta testo e teoria di sottoscrizioni che ci danno profondità di formazioni grafiche in una cerchia della società romana che è rappresentata dai militari. Si sono conservati documenti dove ci stanno lo, esempio è Dura Europos e questi scrivevano privatamente e per il loro ruolo lavorativo, sono funzionari che partecipano alla macchina amministrativa. Questa è un compravendita tra militari, è uno che sa scrivere abbastanza bene. Prima lettera in alto a sinistra è una F legato ad un tratto che scende verso destra che è una A, poi c’è una B, poi L L, I, U e S, poi C. (Fabulius Caius Ma…); poi F O T I O (Fozio, grado militare della marina), poi CLASSIS (quale flotta), poi PRAETOR ANSEINIATIUM (Miseno), poi numero III, poi inizio secondo rigo TIGRIDE nome della nave triremi, ENIT, B/DUEM, NATIONE TRANSFLUMINIA NOMINE ABBAN (eb. Del padre) QUEM, ANNORUM CIRCITER SEPTEM, PRETIO DENARIORUM DUCENTORUM. Abilissimo scrivente Caius Iulius Isidorus in nota tironiana. La società è asse fondamentale nella società. Idea di globale adesione alle manifestazioni al cuore centrale che sono le forme capitali, il concetto di capitale sembra essere il filo rosso che gli scriventi hanno in testa o per lo mendo si tramando, è caratteristica che contrassegna questo periodo. Radicamento questa scrittura come uso e pubblicità, soprattutto nella scrittura ultima quella della morte che impedisce l’oblio, esempio nelle officine con prodotti bassi, epigrafe di due genitori che perdono due figli si rivolsero a uno scrivente conoscente che incide male pietra calcarea per ricordo fanciulli con scrittura capitale corsiva, e siamo nel I d.C.., sulla natura di questa scrittura non si hanno dubbi soprattutto per lettere caratteristiche, PUPUS TORQUATIANUS FILIUS BONUS QUI SEMPRE PARENTIBUS OBSEQUET, in cui le B sono variante lapidaria a pancia a destra, ANNIS OCTO MENSIBUS NOVEM DIEBUS TREDECIM, IDEMALIUS ITDEM. Capitale corsiva oggetto trattamenti estremi perché più classi la usavano, scrittura per dialogo sociale come visto in lettera claudia, e in tale contesto tra II a.C. II d.c., questa scrittura comincia avere debolezza di tenuta. Ci sono varie soluzioni in base al contesto, esempio archivio fornace in Provenza in cui si produceva vasellame e altro, si conserva sito in cui rinvenuto archivio aziendale. I cocci si riusavano per supporto scrittura. Ritrovamento studiato da Jean Mallon e da Petrucci che ha dato contributo maggiore di tutti che nel 1960 studio sui 5/6 scriventi attivi nella contabilità e in archivio, questi scrivevano negli anni 40 - 60 I secolo dc, non erano scriventi di professioni probabilmente erano gli operai che tracciavano a sgraffio i registri contabili. Vicenda interessa perché interessa al Petrucci sociologo alfabetizzazione, scriventi definiti deboli che imparano a scrivere, disimparano e ripescano le competenza dalla memoria. La scrittura infatti è a zero. A Petrucci interessa che gli scriventi si rivelano lenti che erano in difficoltà con la capitale corsiva operano attività di sabotaggio del modello. Dal basso svuotano il modello, esempio segno grafico della B che sembra un 6 o B minuscola (b). questi scriventi partono da qua

producendo un tratteggio e un disegno diverso della capitale corsiva aprendo al filone minuscolo sconosciuto alla scrittura romana.

09. [11 marzo] Testimoni del tempo: il codice di Ursicino

Anni 40 e 60 paleografia francese esplode. Processo di decadenza dell’officina in Provenza: fine III inizio IV secolo comparsa scrittura minuscola di cui più o meno compaiono attestazioni sia librarie che documentarie, sia posate al tratto che corsive currenti calamo. Comparsa che rientra nell’invenzione della minuscola e che si deve spiegare. Il mondo della scritture romane si staglia attorno alla capitale ma specialmente nel campo delle corsive, il principio maiuscolo in quanto capitale era venuto meno, esempio epigrafico dei due genitori, in cui cade il sistema bilineare esempio lettere B con asta ascendente e traversa di Q sotto il rigo. Per questa scrittura sistema quadrilineare, quindi minuscola. Fenomeni che esistono almeno dal I secolo d.C.. E iniziano ad emergere nelle scritture organizzate ma anche nei singoli, in casi sporadici, esempio contratto matrimoniale che non è solo minuscolizzazione in se ma anche profonda. È quello che Petrucci osservava in scrittura officina provenzale. Il tema dell’invenzione della minuscola viene studiato dai francesi. Mallon tenta di spiegare (anche se poi si è capito falsa), fenomeno vero ma ragionamento fasullo. Egli sostiene che cambio angolo scrittura, scrivente rispetto a strumento e supporto di scrittura. Mallon osserva che tra III e IV secolo, durante minuscolizzazione, c’è cambio supporti scrittura, si passa da libri volumina papiracei a quelli in forma di codici in termini quantitativi. Importante perché scrivere su volumen è diverso da codice, perché il primo nasce gia fatto prima di essere scritto, lunga lista di incollaggio dei collemata, prima del copista, strumento faticoso da gestire. Scrivente ha supporto davanti se, ripiano attività e supporti laterali su cui ci sono parte da svolgere e quella già riavvolta, quindi davanti ha due o tre collemata su cui interviene. Operazione che secondo Mallon non permette di scrivere come su codice il quale è supporto in cui scrittura avviene prima di assemblaggio tra unità codicologiche. Codice papiraceo avviene con fogli piegati raccolti in gruppi da 4 o 6, fascicolo da 5 fogli piegati 10 carte e 20 pagine o facciate, su questi copista lavora. Il punto secondo Mallon è che scrivente istintivamente orienta foglio ruotandolo leggermente perché ciò permette di far coincidere movimento dello scrivente con direttrice perpendicolare del rigo di scrittura: scrivente muove mano a 45 gradi perché si muove anche il braccio. Psicologicamente lo scrivente orienta il supporto perché il movimento produca con tracciato principale angolo incidenza ortogonale ad angolo di scrittura. Questo avrebbe riflesso su angolo scrittura: Mallon sostiene che abbiamo un criterio, il calamo tagliato in obliquo e mozzato di fronte, fronte che permette tratti obliqui e se di ogni scrittura guardiamo il tratto grosso vediamo dove corre lasse principale del movimento del braccio dello scrivente, infatti i tratti più spessi sono tutti ortogonali, piegati di tot gradi rispetto al foglio in verticale. I copisti sono formati a capitale libraria, siamo a fine II secolo. Questa capitale libraria semplificata, liberata dal dover corrispondere alle forme del volumen papiraceo, quando viene traferita alla libertà di orientarsi, quella capitale diventa questa. Le cose stanno in modo differente. Petrucci quando studiò officina spiega che minuscolo arriva già da I secolo e in contesto in cui ci sono cambi grafici, non sul libro dove scritture arrivano quando ormai sono