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Riassunti dei capitoli sulle scuole del Brahmanesimo e le scuole Teistiche
Tipologia: Sintesi del corso
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Le Sei Scuole Classiche del Brahmanesimo
Samkhya, Cosmologia. La letteratura originaria del samkhya è andata perduta. Questa scuola di pensiero potrebbe in definitiva soffrire di crisi di inferiorità rispetto altri darsana, in quanto non presenta un sutura fondante. Testi come il samkhyasutra ed altri vengono redatti in epoca tarda. Il samkhya analizza il rapporto tra purusa e prakrti. Il purusa è il principio maschile, cosciente e inattivo. La prakrti è il principio femminile incosciente e attivo. La prakrti riassorbe in sé il mondo rendendolo manifesto a seconda che le sue qualità, dette GUNA (Sattva - Luce, Rajas - Moto, Tamas - Stasi), siano in equilibrio o squilibrio. Con il perturbarsi di queste caratteristiche si sviluppano i TATTVA che costituiscono la varietà del mondo. Sono principi di realtà definiti TATTVA (il fatto di essere quello), componenti principali delle varie manifestazioni. Ci sono 3 tattva preposti alle funzioni mentali, 20 tattva conclusivi divisi in quattro gruppi di cinque tattva ciascuno. Il primo è delle facoltà di percezione, il secondo per le facoltà conati e il terzo per i cinque elementi sottili. Il quarto include i cinque elementi grossolani. La prakrti una volta svelata la sua essenza al purusa, si ritrae e non si mostra più al suo occhio disincantato. Allo stesso modo una danzatrice, avendo appena interpretato il suo ruolo di dea sul palco, una volta chiuso il sipario ritorna ad essere ciò che era prima, una timida interprete umana. La prakrti non si rivela più ai liberati, ma continua a farsi avanti in chi non lo è. Prakrti, contrario logico del Purusa, come nella metafore dello zoppo e del cieco. Scampati ad una carovana di predoni, fuggono attraverso il deserto unendo le forze; il cieco prende in spalle lo zoppo e insieme vanno incontro alla salvezza.
Teoria della Causalità. Asatkaryavada, l'effetto è preesistente nella causa di cui è la manifestazione diretta. Es. Il legno contiene già in sé il tavolo. Nella tradizione buddhista e nel nyaya-vaisesika l'effetto è distaccato dalla causa, è qualcosa di completamente nuovo.
L'effetto è riconducibile ad una causa che lo contiene. L'effetto nasce da una causa e in essa ritorna una volta distrutto. Il vaso torna ad essere argilla. La prakrti è la causa ultima del mondo. I guna con il loro continuo processo di trasformazione, di uno in sé stesso e di uno nell'altro, contribuiscono alla non manifestazione del mondo e alla sua varietà. Il purusa rappresenta qui la capacità di esperire la materia, condizioni soggettive date dalle sensazioni producono pluralità di purusa.
Teoria della conoscenza.
Il desiderio di sottrarsi alla sofferenza è insito nell'uomo. La sua liberazione dipende dalla comprensione che prakrti e purusa non hanno una reale relazione. Mentre nella prakrti si diffondono tutti i dualismi, il purusa li trascende nel suo isolamento. La liberazione può avvenire in vita oppure dopo la morte del corpo.
Inizialmente il samkhya non riconosce un Dio, in quanto è la prakrti a rendere manifesto il mondo per il bene degli esseri umani. Successivamente questo ateismo si sposta nella credenza secondo cui si possa individuare un Dio in un purusa diverso dagli altri, libero da sempre dall'illusoria relazione con la prakrti.
Yoga, Ascetica. La pratica dell'ascesi, ha un iniziale significato legato alla pratica meditativa/forma di disciplina che successivamente vede largo sviluppo in varie e numerose pratiche psicofisiche. Inizialmente si divideva in yoga della bagnavad gita e yoga buddhistico. La scuola dello yoga, Yogadarsana, sussume come propria la cosmologia samkhya individuando però un signore Isvara con la funzione di sostenere il praticante durante la meditazione. Il testo fondamentale è lo yogasutra, ascritto a Patanjali. Questo comprende 195 aforismi e la pratica viene definita Raja Yoga (Yoga Regale) o Astanga Yoga (Disciplina a otto membra). Quest'ultimo si articola in otto pratiche distinte:
La conoscenza è la manifestazione degli oggetti così come sono. I mezzi di conoscenza sono:
Purvamimamsa, Prima Esegesi. Oggetto specifico è la componente del veda dedicata all'azione rituale. Testo fondante è il mimamsasutra di Jaimini, comprende 2745 aforismi distribuiti in 890 temi. Alla base dell'origine interpretativa dell'atto sacrificale, il purvamimamsa crede nell'esistenza di un sé che trascende la morte del corpo e fruisce i frutti dell'azione rituale compiuta da una vita all'altra. Dubbi e argomentazioni sostenute in questa scuola sono già stati parzialmente affrontati nei brahmana. L'importanza assoluta risiede nel Dharma, norma prescritta dal Veda, e nel Veda stesso come parola scritta. I tre mezzi della conoscenza sono percezione, inferenza e testimonianza verbale. La conoscenza viene prodotta quando sé e manas entrano in contatto. Il sé è fruitore di esperienze che trovano nel corpo la loro sede. La conoscenza può essere immediata o mediata. Immediata: conoscenza che sorge quando l'oggetto entra in contatto con uno dei sensi. Mediata: quando l'oggetto viene ritenuto esistente ma non si sa cosa sia. Sulla base di conoscenze pregresse si procede al riconoscimento dell'oggetto che viene così appreso è compreso. Fonti di conoscenza ulteriore: Inferenza. Comprensione mentale di una relazione. Es. Fumo visto da lontano, si assume ci sia presenza di fuoco. Paragone. Richiama un oggetto attraverso la memoria per comprendere l'oggetto che si trova innanzi attraverso processi di somiglianza. Testimonianza Verbale: importanza del Veda, la cui parte ritualistica si divide in mantra e brahmana, formule sacre e passi esplicativi. Il veda non ha autore, se così fosse il suo nome sarebbe stato tramandato. Esso è stato recitato da una voce incorporea. Il sistema della mimamsa è pluralistico e realistico, un oggetto è definito esistente in quanto possessore di qualità specifiche senza le quali non sarebbe percepibile. Sostanza = Dimora della qualità. Le sostante sono terra, acqua, aria, fuoco, spazio etereo, sé, mente, tempo e spazio direzionale. Non c'è motivo di ammettere l'esistenza di una divinità superiore agli dei, nel mondo non c'è distruzione né manifestazione, esso è eternamente presente e soggetto a continuo mutamento. L'atto rituale crea frutto anche a distanza di tempo. Ciò che non c'era prima, una potenza che si manifesta nel momento in cui le condizioni risultino favorevoli e continua a risiedere nel sé. Il veda è una fonte di conoscenza valida, viene preclusa la possibilità di avere un Dio, sono i veda a stabilire cosa è giusto e cosa è sbagliato e sta all'uomo scegliere se seguire le norme prescritte perché la sua vita sia conforme a quanto indicato nel Veda. Le divinità nel veda sono quindi solo fatte di parola e non di carne, sono esistenti in quanto se ne prescrive il culto ma lo scopo del rito sta nel portare un sacrificio a compimento affinché abbia effetti fruibili nel futuro invisibile, non per compiacere o favorire le divinità. I rituali si dividono in permanenti e occasionali. Possono essere facoltativi oppure proibiti, l'astensione da questi riti ripulisce il portato karmico, riducendo il carico di demerito ed evitando di accumulare merito fino ad un progressivo esaurimento del karman. Da ciò, la liberazione dal ciclo delle rinascite. Gli aspetti tecnici della mimamsa li troviamo nel fonema, unità minima di suono cui può essere assegnato un significato e la parola, come mero aggregato di fonemi. Per questo ha grande importanza l'ordine dei suoni nel veda.
Uttaramimamsa, Mistica. Testo fondante è il vedanta, fine del veda. Costituito dai 555 aforismi contenuti nel brahmasutra e ascritti a Badarayana, dopo di lui il maestro di spicco è Gaudapada, dopo di lui Sankara che fonda la teoria del non dualismo assoluto. I tre fondamenti della dottrina vedantica sono le upanisad, il brahmasutra e la bhagavadgita. Il vedanta ha varie scuole: Sankara, Ramanuja, Madhva, Nimbarka, Vallaba e Caitanya sono le più importanti. Generalmente i punti di differenza tra queste vertono sul concetto di dualità o non dualità nella relazione tra Jiva (Principio cosciente individuale) e brahman.
Scuola di Sankara (e Gaudapada). Gaudapada ritiene che gli oggetti percepiti in sogno sono irreali tanto quanto quelli percepiti in stato di veglia. E' quindi irreale tutto ciò che si presenta come oggetto di percezione. Solo il soggetto, testimone disinteressato e non coinvolto può essere ritenuto reale. Gaudapada sostiene anche la dottrina della non nascita, secondo cui nulla è prodotto da se stesso o da un altro, nessuna causa è prodotta, trionfo dell'essere e l'impossibilità del divenire. La realtà non è che apparenza, nulla è eterno. Nulla nasce e nulla si distrugge, mondo oggettuale e mondo mentale sono non reali. Si fa quindi largo il concetto di Maya, una sorta di potere magico che rende manifesto un universo apparente, un velo che crea una illusione cosmica capace di proiettare l'infinità e la varietà del mondo. Tale potere è indistinguibile dal potere divino. Dio è l'illusione sta che mette in scena lo spettacolo del mondo, concepito come reale dallo spettatore ingenuo. Il saggio è a conoscenza del meccanismo alla base e può scoprire il trucco con l'indagine. La ricerca speculativa consisterà quindi nella capacità di scoprire la realtà dietro questo velo di apparenza. Il Maya ovviamente illude il pubblico, gli spettatori, ma non l'illusionista, Dio. Il principio divino non è contaminato dall'illusione. Il mondo non ha mai avuto principio, ma avrà una fine per chi seguirò il sentiero della liberazione: chi è in possesso della corretta visione non è tenuto a concepire Dio come irrevocabilmente impegnato in questa attività proiettiva. Questa concezione rifiuta la dottrina del mutamento reale adottata dal samkhya e da Ramanuja. Abbraccia invece la visione della manifestazione illusoria. Rapporto tra brahman e mondo è inesplicabile. La né scienza è una sovrapposizione erronea di ciò che è su ciò che non è, ci fa vedere il brahman come se fosse il mondo è la corda come se fosse il serpente, una volta visto il brahman nel suo vero aspetto, allora svanisce il mondo. Per Sankara il mondo è fenomenico ma non propriamente illusorio. L'illusione del mondo si sviluppa a partire dal brahman. Un'illusione logica/psicologica e non metafisica. L'universo della molteplicità dipende da un errore di valutazione, la rimozione va fatta cambiando il punto di vista: allora il mondo si rivela sotto una nuova luce. Il moksa non comporta la scomparsa del mondo, altrimenti si dissolverebbe non appena un essere ottenga la liberazione. Piuttosto il moksa consiste nella raggiunta incapacità del mondo di ingannarci, non nella persistenza o l'annientamento del mondo. Teoria dell'essere. Teoria della manifestazione illusoria e teoria della sovrapposizione erronea fondate sul concetto di Nescienza o illusione sono la base della teoria dell'essere nel non dualismo assoluto. Il brahman è una esistenza non qualificata. Esso è auto cosciente, perché l'esistenza ha la capacità di rivelarsi alla percezione. È' una consapevolezza auto manifesta, in grado di rivelare se stessa. Ciò che è non esistente, non è in grado di manifestarsi in alcun modo. Non è soggetto a falsificazione o contraddizione. Non è tuttavia possibile fornire una descrizione adeguata in termini linguistici, può essere però definito non duale in quanto nega la dualità, è possibile dire cosa non è ma mai cosa è (metodo apofatico). L'Atman è il suo corrispettivo dal punto di vista soggettivo, brahman e Atman sono identici. Dio per Sankara è il prestigiatore, il quale rappresenta un truffatore solo per coloro che si lasciano irretire dai suoi trucchi e considerano reali gli oggetti che egli fa comparire e scomparire sulla scena. Gli spettatori smaliziati non si lasceranno irretire dal meccanismo scenico e lo prenderanno per ciò che è: mera rappresentazione ai fini dello spettacolo. Chi crede che il teatro del mondo sia reale, crede anche che dio ne sia il manifestatore, chi rifiuta di prestare fede all'illusione cosmica, non ritiene il mondo pienamente reale e di conseguenza non riterrà reale Dio. Da questa teoria Sankariana deriva l'idea secondo cui Dio è concepibile come dotato e privo di attributi, sauna nirguna. Grazia al suo potere di illusione cosmica esplicitato come Maya costituisce la ragione d'essere della mera esistenza. Il sé, schiavitù e liberazione. Il sè va considerato come identico al brahman. Il sé appare illusoriamente limitato perché associato a un corpo, prodotto della nescienza, il corpo a sua volta non è che un prodotto di Maya, come del resto il mondo di cui fa parte. L'associazione erronea del sé con il corpo dipende dalla nescienza. Confusione tra sé ed io. Il sé si considera quindi limitato e in condizione di schiavitù. Bisogna quindi educare la mente a disimparare quanto appreso per abituare il soggetto ad abbandonare la consuetudine a confondere il sé con l'io. La liberazione avviene quando sorge l'incrollabile comprensione interiore della perfetta identità tra Atman e brahman. Ciò si può verificare sia con la morte del corpo fisico ma anche in vita. La liberazione non è il venire in essere di una nuova condizione, è la piena comprensione di una condizione che era presente da sempre, anche nello stato di schiavitù, ma rimaneva nascosta e non illuminata dalla luce della coscienza. La liberazione è caratterizzata da somma beatitudine. Il bene più grande è l'amore e la compassione, il male è l'egoismo. Il rituale vendico conduce all'ascesa, al progresso samsarico, non al bene supremo della liberazione. Esiste anche la possibilità che il liberato torni in vita nel corpo affinché porti a termine un compito. Alla fine di questo compito la sua esistenza termina definitivamente senza possibilità di ritorno. Per quanto riguarda l'importanza del linguaggio la posizione di Sankara è ambigua: da un lato pensa che il linguaggio possa ingannare e distorcere la realtà, dall'altro sostiene che la liberazione si raggiunga tramite la comprensione dei grandi detti. Il linguaggio quindi lega e libera al contempo.
Scuola di Vallabha. Definito non dualismo puro. Realtà del mondo e Jiva sono riducibili al brahman. Il brahman manifesta il mondo senza bisogno di Maya come potere separato. Maya è potere di Dio attraverso il quale egli manifesta, regge e dissolve ciclicamente il mondo e differisce da Avidya, quest'ultima è diretta responsabile dell'oscuramento dell'unità. Il mondo è apparenza del brahman ma non per questo irreale, irreale è l'esperienza che si fa di esso. La liberazione avviene in forza della grazia divina, tramite la devozione amorosa. La liberazione si configura più che come meta finale, come servizio a dio e partecipazione ai giochi di Krsna nella selva celeste Vrndavana. Dio è dotato di attributi e si personifica in Krsna dotato di conoscenza e azione, manifestatore dell'universo tramite volontà. Può non avere corpo fisico, lo assume solo per compiacere i devoti. L'azione si configura come sacrificio secondo quanto prescritto nella bhagavadgita e nel bhagavadpurana. Questa corrente vede nel sentimento erotico il suo punto focale rispetto al dovere relativo al rango sociale o agli stadi di vita. Si esprime nel rapporto amoroso tra Krsna e la sua amante Radha. In base a questo alcuni fedeli adorano Krsna come loro bambino, altri come loro amante divino e infine si identificano con le pastorelle da lui amate (gopi) esse intrattengono con lui rapporto di amore esclusivo, sensuale e privo di gelosia reciproca con il fine di partecipare al suo gioco spirituale ed erotico.
Scuola di Caitanya. Cinque principi: Dio, Jiva, Maya, Potenza del modo proprio di presentarsi, il tempo. Vengono accettati i pramana consueti inclusa la testimonianza verbale autorevole. La realtà suprema si identifica in Visnu, Dio personale di amore e di grazia, simultaneamente saguna e nirguna. Dio assume infinite forme tra cui quella di Krsna. Dio è uno senza secondo, brahman quando considerato in se stesso, bhagavat quando demiurgo nei confronti del mondo. Il mondo è reale e non illusorio, chiamato Maya perché attrae a sé gli uomini allontanandoli da Dio. L'intuizione si ottiene sviluppando amore per Krsna, l'amore di Dio per gli esseri si esplicita nella forma di relazione tra Krsna e Radha. La via della salvezza consiste nell'eterna esperienza dell'amore che passa per a bhakti, con particolare riguardo alla venerazione per il maestro. La devozione non è un arido percorso intellettuale ma è fatta di passione. I servi fedeli di Visnu rappresentati dai Jiva eternamente liberi dimorano nel suo paradiso celeste Vaikuntha e nella selva divina Vrndavana. I Jiva soggetti a schiavitù sono invece soggetti a Maya finché la grazia divina non consente loro di accedere al percorso salvifico devozionale.
Scuole teistiche dello hinduismo. Scuola Vaisnava. Fede visnuita, fondamenta nel Mahabharata, e nei purana. Si articola in 2 fonti di produzione letteraria: tantriche (mitologico-ritualistiche) e non tantriche (speculativo-devozionale). La componente teistica del Vaisnava rimanda alle scuole di Ramanuja, Madhva, Nimbarka, Vallabha e Caitanya. Assumono particolare importanza le discese sulla terra e le emanazioni, avatara e vyuha. L'avatara è una discesa sulla terra della divinità suprema che può verificarsi o in modo completo e quindi la persona divina è completamente calata nella forma tangibile, oppure in modo parziale che si manifesta solo in una parte di sé nel mondo terrestre. Esistono diversi elenchi di avatara, nella scuola Vaisnava si utilizza quello dei dieci avatara: Matsya - Pesce Kurma - Testuggine Varaha - Cinghiale Narasimha - Uomo/Leone Vamana - Nano Parasurama - Rama con la scure Rama - Figlio di Dasaratha Krsna Buddha Kalkin Gli ultimi due presunti fautori dell'accelerazione del processo di catastrofe. Krsna ha varie emanazioni: Vasudeva (Krsna come figlio di Vasudeva), Samkarsana (Baladeva, Balarama il fratello maggiore di Krsna), Pradyumna (Figlio di Krsna) e Aniruddha (figlio di Pradyumna). Yogavasistha: Si configura come produzione narrativa che riprende il dialogo tra Rama e il veggente Vasistha. Questi impartisce all'eroe un insegnamento che mira a presentare il mondo come una proiezione mentale e propone una sintesi tra yoga e advaitavedanta. Con anche apporti buddhistici. Lo yogavisistha costituisce un tentativo di travasare un contenuto filosofico in una forma narrativa adeguata: la lettura di questo testo porta alla salvezza. Varie storie sono intrecciate in successione, presentando immagini ripetitive e concatenate che porteranno il lettore a un cambiamento una volta conclusa la lettura. Il lettore cambia e comprende che il susseguirsi delle vicende di rama costituiscono la sua stessa volontà di arrivare alla liberazione, liberazione dalle rinascite e dalla sensazione illusoria che il mondo sia reale. La narrazione costituisce un mezzo di conoscenza valida, attraverso viaggi tra spazio e tempo, universi paralleli e sogni. Altro tema importante è l'eterna dialettica tra il potere regale e quello sacrale, simboleggiata dal rapporto brahmana - ksatriya. La consapevolezza costituisce l'assoluto e si insiste sul ruolo dell'apparenza fallace per cui tutto ciò che si presenta all'attenzione può essere considerato per ciò stesso reale ma va sottoposto ad analisi critica per saggiarne la consistenza ontologica. La consapevolezza permette di fruire le esperienze. L'ignoranza consiste nell'errore percettivo o inferenziale, è l'oscuramento momentaneo dell'essere in quanto coscienza, suscettibile di essere superato nel processo di liberazione.
Scuole Saiva. Figura di Siva Pasupati, signore degli animali legati al laccio. Il Maestro fondatore della scuola è Lakulisa con il Pasupatasutra in 168 aforismi. Scuole Saiva Kasmire traggono ispirazione da diversi trattati agama. Tra le più importanti: Corrente Trika - Sivasutra - Rivelato da Siva a Vasugupta Corrente Spanda - Spandakarika - 53 strofe mnemoniche attribuite a Vasugupta Corrente Pratyabhijna - Sivadrsti - Somananda Dottrina. Fondamentale la concezione della triade, Signore Pati, Animale legato Pasu, Laccio Pasa. L'animale legato costituisce la vittima sacrificale, il singolo soggetto alla trasmigrazione. Non dualismo puro. Per lo Saivasiddhanta la dualità è reale ma inseparabile dall'identità entro la coscienza divina: il mondo con i suoi legami e principi coscienti individuali sono inseparabilmente uniti a Dio che rappresenta la realtà ultima. Pati è dunque la categoria suprema, entro cui Pasu e Pasa si risolvono. Pati pervade le otto forme: terra, acqua, fuoco, vento, spazio, sole, l'una e uomo. Dio possiede nomi significativi come Hara il dissolvitore e Siva il benigno. Le quattro vie di liberazione sono: Condotta osservante Azione Rituale Disciplina Conoscenza Il modello di devoto è quello del servo o del buon figliolo, condizione che dà accesso alla comunanza di forma con il signore e l'unione con lui. Questo sta anche alla sua capacità di disidentificarsi dai legami Pasa e dalla propria condizione di animale legato Pasu. La carriera dell'adepto è organizzata secondo un sistema pentadico che comprende otto pentadi: Stato dell'asceta Status nel corpo sociale o ordine ascetico Luogo in cui si svolge la pratica Forza specifica sviluppata Impurità MALA che quello stadio permette di superare Purificazione per rimuovere impurità Mezzo di rimozione Attingimento conseguito Forma dell'iniziazione corrispondente. Alle tre vie di liberazione definite da Vasugupta, le scuole Kasmire ne aggiungono una quarta che è quella del Riconoscimento, qui il soggetto, rimosso il velo della nescienza, riconosce in sé la medesima libertà di Siva, nonché la propria sostanziale identità con il divino. Principio maschile di Siva viene legato al principio femminile di Sakti. Nelle scuole Trika troviamo triadi di divinità femminili. Per le scuole Kasmire il brahman è dinamico (contrariamente al brahman acquietato delle upanisad), il brahman è personificato in Siva non solo coscienza ma consapevole e auto cosciente, luce che emana ogni cosa a partire da sé. I tattva (Principi di realtà) riconosciuti dalla scuola Saiva sono 36, tra cui:
Si citano samadhi in base a eventi traumatici come la morte di un familiare, o samadhi legate al piacere come un orgasmo vissuto in piena consapevolezza. Il samadhi si può insinuare in esperienze di vita quotidiane basta porre attenzione al divino onnipresente e mettere a tacere il frastuono del mondo per lasciare che la coscienza divina si esprima. La liberazione come nelle scuole Saiva non dualistiche e come nel vedanta non dualistico non è un attingimento bensì la semplice constatazione che siamo da sempre liberati, la condizione liberata veniva solo fraintesa e intesa come schiavitù. In realtà non esiste né schiavitù né liberazione, ma solo l'onnipresenza della coscienza divina che nel suo gioco di specchi ora si vela ora si rivela, ora si cela ora si mostra.
Lo Yoga Tantrico. Hathayoga, Saiva. Kundalini, Sakta. Matsyendranatha e Goraksanatha. La dottrina dello hathayoga è variabile in base ai testi. In esso troviamo una rappresentazione del microcosmo umano con corrispondenze con il macrocosmo esterno. Singolo strutture del corpo vengono equiparate a realtà fisiche, astronomiche e teologiche. Il termine hatha che di per sé vuol dire forza/sforzo, indica ha il sole e tha la luna. Due fenomeni astronomici. Anche riferimento al passaggio dell'aria dalle due narici. Il corpo viene concepito come attraversato da diversi tipi di energie e soffi vitali, costellato da canali dette nadi. Nelle nadi circolano fluidi vitali come il sangue. La colonna spinale è equiparata all'axis mundi. In essa si trova un canale detto Susumna. Esistono 72.000 nadi, ma ne ricordiamo principalmente 3:
Approfondimento. HAMSA. Indica di per sé l'oca selvatica, vahana di Brahma. Presa a emblema del sé individuale per la straordinaria tenacia della sua interminabile trasmigrazione stagionale che la porta alternativamente tra le steppe dell'Asia centrale e la piana indogangetica, valicando in volo la catena himalayana per simboleggiare l'anello del sé individuale alla reintegrazione nel sé supremo. Il vocabolo viene interpretato come costituito da HAM (da AHAM Io) e SA (base del pronome dimostrativo quello, pertanto ham sa IO QUELLO). Ricomponibile nell'alternativa so'ham ove l'io indica il principio cosciente individuale e il quello indica la realtà ultima dell'Atman e brahman che nel ciclo respiratorio si riconoscono identici. Il suono HAMSA so ham viene ripetuto continuamente e incessantemente per 21.600 volte in un giorno e in una notte, perché è il suono costituito dal semplice e puro flusso del respiro. La formula non recitata, perché spontanea, irriflessa e naturale.