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Storia Moderna e Umanesimo, Appunti di Storia Moderna

Lastoria moderna e dell'umanesimo, due periodi storici che hanno segnato l'evoluzione dell'arte, della cultura e della società. Si analizza il concetto di modernità, l'importanza dell'orologio, la nascita della stampa, la lotta tra Stato e Chiesa, l'umanesimo e il rinascimento. Si tratta di un testo che offre spunti di riflessione sulla storia e sulla cultura dell'Europa moderna.

Tipologia: Appunti

2019/2020

In vendita dal 30/08/2022

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STORIA MODERNA
“Se fossi un antiquario, non avrei occhi che per le cose vecchie. Ma sono uno storico: è
per questo che amo la vita. []Questa capacità di afferrare il vivente, ecco davvero, in
effetti, la qualità sovrana dello storico”. (Henri Pirenne, 1862-1935)
Cos’è moderno?
Moderno è un aggettivo che deriva da modus, un avverbio latino che significava adesso,
ora. La storia moderna è la storia di adesso, la storia contemporanea, anche se sono due
insegnamenti diversi. L’espressione storia moderna è un importazione dal mondo
anglosassone e germanico.
Early modern history: 1400 fino alla fine della rivoluzione inglese 1600
Modern history: dalla gloriosa rivoluzione/act of unione della nascita del Regno Unito fino
alla prima guerra mondiale
Il moderno è quel periodo di gestazione/infanzia in cui si è generato il mondo nel quale
viviamo ancora oggi, e che è stato caratterizzato da un movimento continuo e interrotto
verso un progresso che prima di tutto è una forma mentis nella considerazione della
realtà. L’idea del progresso, secondo cui prima o poi tutto va verso il miglioramento, è
moderna e contemporanea.
Il tempo è moderno, non si accontenta di restare la forma nella quale si svolgono tutte le
storie; acquista esso stesso una qualità storica. Dunque la storia non si pone più nel
tempo, ma grazie al tempo. Il tempo acquista un carattere dinamico poiché diventa una
forza della storia stessa.
Significa che se si pensa all’anno 1000; le persone comuni sapevano che ore erano
ascoltando suonare le campane. Piano piano nelle piazze delle città cominciano a nascere
gli orologi cittadini. Questo è un tempo diverso, non è un tempo religioso ma civile perché
si dice che ad una determinata ora inizia il mercato in città (non la liturgia). È un tempo
economico, politico, sociale, che scandisce determinate cose che di solito con la religione
c’entrano poco. Ma questo convive con le campane.
In età moderna si diffonde pian piano gli orologi personali (da tenere in casa) e questo è
un tempo personale. Questo cambiamento nella misurazione e concezione di cos’è il
tempo è tipico del lungo arco del tardo medioevo e dell’età moderna. L’orologio da polso
personale è un segno che questo processo del tempo personale si è compiuto, questo è il
tempo vittorioso sugli altri nel lungo periodo.
La stampa è una fondamentale rivoluzione della modernità, più radiale di quel momento
che, nell’alto medioevo, marca il passaggio definitivo da volumen a codex.
La stampa è caratterizzata dalla riproducibilità, velocità, chiarezza e investimento; è
riproducibile in copie identiche (non senza errori ma sono sempre gli stessi), è veloce, la
carta stampata è chiara (compatibilmente con l’epoca), le modalità di produzione
richiedono un’investimento iniziale (si investe sulle macchine, sui caratteri, sull’inchiostro e
sul personale).
La stampa è un’avventura protocapitalistica: il primo guadagno lo vedi dopo due o tre anni.
Le prime stamperie in Italia aprono a Venezia, ciò non è un caso perchè i patrizi veneziani
potevano permettersi di aprire una stamperia, poiché la loro posizione sociale ed
economica gli consentiva di investire e inoltre avevano una mentalità imprenditoriale.
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STORIA MODERNA

“Se fossi un antiquario, non avrei occhi che per le cose vecchie. Ma sono uno storico: è per questo che amo la vita. […]Questa capacità di afferrare il vivente, ecco davvero, in effetti, la qualità sovrana dello storico”. (Henri Pirenne, 1862-1935) Cos’è moderno? Moderno è un aggettivo che deriva da modus, un avverbio latino che significava adesso, ora. La storia moderna è la storia di adesso, la storia contemporanea, anche se sono due insegnamenti diversi. L’espressione storia moderna è un importazione dal mondo anglosassone e germanico. Early modern history: 1400 fino alla fine della rivoluzione inglese 1600 Modern history: dalla gloriosa rivoluzione/act of unione della nascita del Regno Unito fino alla prima guerra mondiale Il moderno è quel periodo di gestazione/infanzia in cui si è generato il mondo nel quale viviamo ancora oggi, e che è stato caratterizzato da un movimento continuo e interrotto verso un progresso che prima di tutto è una forma mentis nella considerazione della realtà. L’idea del progresso, secondo cui prima o poi tutto va verso il miglioramento, è moderna e contemporanea. Il tempo è moderno, non si accontenta di restare la forma nella quale si svolgono tutte le storie; acquista esso stesso una qualità storica. Dunque la storia non si pone più nel tempo, ma grazie al tempo. Il tempo acquista un carattere dinamico poiché diventa una forza della storia stessa. Significa che se si pensa all’anno 1000; le persone comuni sapevano che ore erano ascoltando suonare le campane. Piano piano nelle piazze delle città cominciano a nascere gli orologi cittadini. Questo è un tempo diverso, non è un tempo religioso ma civile perché si dice che ad una determinata ora inizia il mercato in città (non la liturgia). È un tempo economico, politico, sociale, che scandisce determinate cose che di solito con la religione c’entrano poco. Ma questo convive con le campane. In età moderna si diffonde pian piano gli orologi personali (da tenere in casa) e questo è un tempo personale. Questo cambiamento nella misurazione e concezione di cos’è il tempo è tipico del lungo arco del tardo medioevo e dell’età moderna. L’orologio da polso personale è un segno che questo processo del tempo personale si è compiuto, questo è il tempo vittorioso sugli altri nel lungo periodo. La stampa è una fondamentale rivoluzione della modernità, più radiale di quel momento che, nell’alto medioevo, marca il passaggio definitivo da volumen a codex. La stampa è caratterizzata dalla riproducibilità, velocità, chiarezza e investimento; è riproducibile in copie identiche (non senza errori ma sono sempre gli stessi), è veloce, la carta stampata è chiara (compatibilmente con l’epoca), le modalità di produzione richiedono un’investimento iniziale (si investe sulle macchine, sui caratteri, sull’inchiostro e sul personale). La stampa è un’avventura protocapitalistica: il primo guadagno lo vedi dopo due o tre anni. Le prime stamperie in Italia aprono a Venezia, ciò non è un caso perchè i patrizi veneziani potevano permettersi di aprire una stamperia, poiché la loro posizione sociale ed economica gli consentiva di investire e inoltre avevano una mentalità imprenditoriale.

Lo Stato moderno lotta contro tutti i suoi contropoteri e invoca per se ogni sovranità. Lo Stato democratico occidentale di oggi è uno stato che fattualmente sovrano su ogni decisione, è sovrano perché ha una costituzione, un codice civile, pensale che vale per tutti. Faranno lo stesso le chiese, con l’opera di confessionalizzazione messa in atto fra il XVI e il XVII secolo. La laicità dello Stato (separazione tra Stato e Chiesa) è un concetto della modernità. Nel medioevo non era così, tutto aveva un fondo religioso, la religione era ovunque. Lo Stato e la Chiesa, ancora nel Cinquecento, vivono degli stessi progetti e hanno le stesse radici. Saranno la riforma protestante e la secolarizzazione del Sei/Settecento a smontare questo binomio millenario, in piedi fin dai tempi di Costantino e del Concilio di Nicea. Se dunque Stato e Chiesa hanno le stesse radici e gli stessi progetti, allora hanno anche gli stessi nemici. Il crimine, per larga parte religioso, di eresia, viene paragonato al crimine di lesa maestà. Se l’eresia è lesa maestà, significava che chi si oppone all’ordinamento religioso si oppone anche alla società civile e alle sue leggi (e viceversa). UMANESIMO E RINASCIMENTO Umanesimo —> umanità 500.000. Lorenzo il Magnifico (1449-1492) diventa signore di Firenze Si calcola che i medici abbiano investito 500.000.000 di euro per il finanziamento di artisti e letterati nel corso di Trent’anni. L’età del rinascimento è un’età in cui la ricchezza privata finanzia e supporta il ruolo di istituzioni politiche che, a loro volta, aiutano le persone abbienti (“padroni” di queste istituzioni politiche) a legittimare il proprio status economico e sociale. Giorgio Vasari —> è un pittore, architetto, storico dell’arte del 1500 —> parlava di Rinascimento e lo ricollegava all’arte e alla pittura. Secondo Vasari con Giotto rinascono i canoni classici (torna la questione dell’antichità). Con Giotto ritorna il canone di Policleto (canone delle statue greche, la matematicità delle proporzioni delle parti del corpo delle statue greche). Lui parla di Rinascimento in termini artistici. La parola inizialmente riguarda l’arte ma con il tempo, soprattutto per l’uso che gli storici dell’Ottocento ne hanno fatto, scavalca questa idea di avanguardia artistica (per la parola rinascimento) e ne definiscono (gli storici del 800) tutto l’arco di tempo che va circa dal 1420 al 1520. Questa parola per Vasari riguarda l’arte anche per motivi molto pratici: prima che le strutture politiche (“stati”) si rendano conto che con la stampa a caratteri mobili si creano un consenso e un’opinione pubblica verso la politica (se ne accorgeranno tardi) il linguaggio artistico invece è fruibile anche dagli analfabeti. Non è un caso che il mecenatismo di famiglie come quelle dei Medici tenga conto del fatto che la maggior parte della popolazione è analfabeta quindi non la convinci con la parola scritta che tu sei il signore di Firenze ma rifacendo le strade, riempendo di arte e cultura tutta Firenze… L’antefatto di questa età del Rinascimento che ci consentirà di oltrepassare questo concetto puramente artistico è quello dell’Umanesimo. L’umanesimo e il rinascimento sono strettamente collegati e fondamentali per la comprensione dello spartiacque di questo momento storico. L’inizio della modernità (per come la intendiamo noi) è un momento di grande consapevolezza che ha questa percezione di stare vivendo un momento diverso dal prima, stanno accadendo delle cose che prima non succedevano (Firenze sotto i Medici è un’altra città, in poco tempo cambia fisionomia, e questo contribuisce a far si che i contemporanei abbiano una percezione diversa delle cose rispetto al prima).

L’età dell’Umanesimo e del Rinascimento è un era in cui i contemporanei hanno la percezione di vivere in un tempo nuovo, diverso , con caratteristiche irriducibili a ciò che loro è noto. l’Umanesimo è un movimento urbano, espressione di un mondo mercantile colto e pragmatico che comincia ad affacciarsi ad esigenze politiche, sociali e culturali nuove. Umanesimo:

  • (^) Movimento urbano
  • (^) Umanesimo e Rinascimento sono portatori di un sostanziale ottimismo antropologico.
  • (^) Élite, avanguardia culturale (portano avanti il cambiamento) che fa un’opera di rottura rispetto al passato.
  • (^) Cultura laica con l’uomo al centro (ma c’è un Umanesimo cristiano) prospettiva di rinnovamento culturale in cui al centro ci sia l’uomo.
  • (^) Gli strumenti per realizzare questa prospettiva sono l’educazione e il dialogo (in senso platonico) come modalità di relazione e apprendimento.
  • (^) Il metodo è quello della filologia, uno strumento rigoroso che non risparmia nemmeno il testo sacro, anche la Bibbia viene indagata dal punto di vista filologico. La grande peste del 1300 e le grandi guerre del 300/400 avevano portato a un declino della popolazione generale genera un aumento del costo del lavoro per le banali leggi della domanda e dell’offerta se siamo in pochi il nostro lavoro costerà di più. Siamo in un momento di repentina diminuzione dal punto di vista demografico quindi dobbiamo reiventarci il mondo porta a delle novità questa diminuzione delle persone. Crescita dell’importanza della borghesia (non nel senso 8/900esco di capitalismo industriale, ma nel senso di coloro che abitano la città. Borghesi vs campagnoli). L’Umanesimo comincia ad affacciarsi alle esigenze sociali, politiche e culturali nuove grazie diffusione nelle città della stampa a caratteri mobili. Umanesimo e Rinascimento sono portatori di un sostanziale ottimismo antropologico. Al contrario della riforma protestante che dal punto di vista antropologico è tutto fuorché ottimista. L’umanista tre/quattrocentesco è molto ottimista e talora è profondamente religioso (nonostante l’Umanesimo sia espressione di una cultura laica). Religioso nel senso che si pone domande di senso e domande profonde ma non è detto che sia interessato alla teologia. È religioso in un senso molto vissuto, molto umano, non in un senso tecnico. Solitamente è abbastanza disinteressato alle diatribe teologiche. Umanisti sono un’élite, sono un’avanguardia culturale che ha ben in mente di fare un’opera di rottura rispetto al passato. E anzi, non è che gli umanisti e i rinascimentali sono consapevoli del fatto che il mondo sta cambiando ma sono consapevoli che sono loro a fare questo cambiamento. Cultura laica: prospettiva culturale complessiva in cui al centro non ci sia più Dio ma l’uomo. Questa prospettiva di rinnovamento culturale ha due strumenti fondamentali per essere raggiunta e per svilupparsi: uno strumento è l’educazione, di cui gli umanisti non sottolineeranno mai abbastanza l’importanza. L’altro strumento è il dialogo, in senso platonico. Cioè come una modalità di relazione e una modalità di apprendimento. Il dialogo platonico è un dialogo dove persone si relazionano tra loro e apprendono l’uno dall’altro. C’è un altro metodo fondamentale, quello della Filologia, strumento dal quale ancora oggi non si prescinde dal punto di vista del vigore; è uno strumento molto vigoroso di cui ancora oggi facciamo uso correntemente. Questa filologia inizialmente viene applicata alla riscoperta dei classici (a partire dai manoscritti dei classici latini e greci).

Riscoperta dei classici

  • (^) Poggio Bracciolini scova un manoscritto del De rerum natura di Lucrezio nel 1417
  • (^) Concilio di Basilea-Ferrara-Firenze (1431-1445)
  • (^) Caduta di Costantinopoli (1453) Filologia (Lorenzo Valla, c.1405-1457: La falsa donazione di Costantino Anche la bibbia viene indagata dal punto di vista filologico. Gli umanisti iniziano ad applicare il metodo rigoroso della filologia addirittura al testo sacro; questa è una novità molto importante. LA STAMPA A CARATTERI MOBILI: una “rivoluzione inavvertita”. Arte dello scrivere artificialmente —> primo nome che venne dato alla stampa a caratteri mobili. In media si lavorava 14 ore al giorno nelle stamperie sei giorni su sette. In pieno Seicento gli intellettuali europei hanno avuto modo di sviluppare una riflessione sulla stampa a caratteri mobili. Francis Bacon (1561-1626) nella sua “Instauratio magna” scrive che la stampa, la polvere da sparo e la bussola nautica hanno cambiato il volto e la condizione del mondo: la prima nelle questioni letterarie, la seconda nella guerra e la terza nella navigazione. Elizabeth L. Einstein ha chiamato la stampa la rivoluzione inavvertita (titolo del suo libro). La stampa ha portato ad un passaggio rivoluzionario rispetto al mondo precedente. La stampa porta con se delle migliorie: riproduzione di copie identiche in un tempo molto rapido, il prezzo (nel tempo) è diventato più basso rispetto allo stesso testo manoscritto, diminuzione drastica degli errori di riproduzione. Nei grandi centri universitari tra il XII e XIV secolo si diffondono, ad uso e consumo degli studenti, le botteghe di copiatura, gestite da un cartolaio laico (stationarius) che riforniscono le università. La produzione dell’oggetto libro aveva subito uno spostamento, dalla campagna della comunità monastica alla città, dove venivano messi a disposizione i testi universitari (exemplaria) copiati a mano a noleggio (lo studente paga il cartolaio per affittare il testo e lo faccio copiare da dei copisti, che devo sempre pagare) tutti gli exemplaria venivano controllati periodicamente (dai petarii: commissione di professori universitari) per verificare che fossero integri e che non si fossero inseriti errori (di forma o di stampa) per autorizzarne la copiatura e la diffusione (cosi che il cartolaio possa affittarlo). Già due secoli prima della stampa esiste un processo di standardizzazione del libro. Già da molto tempo il libro è una merce, non più solo un oggetto d’arte, di massimo valore. I testi hanno un valore di mercato e un mercato di riferimento, quello degli studenti universitari, per questo sono considerati una merce. Tra il XII e il XIII invece si era diffusa la carta in Europa (anche se la pergamena era molto più resistente). Con la carta si abbattono i costi. La stampa a caratteri mobili viene inventata esattamente nel momento in cui la produzione artigianale dei libri era insoddisfacente e quindi ci voleva un sistema diverso. L’invenzione della stampa è preceduto da un lento e inesorabile cambiamento nella modalità di lettura, cioè di come la gente legge. La lettura diventa sempre di più qualcosa di silenzioso e individuale, mentre nell’alto medioevo, visto che non tutti sapevano leggere, chi sapeva farlo lo faceva ad alta voce anche per gli altri. Una delle prove di questo cambiamento risiede nell’introduzione degli spazi tra le parole (prima non c’erano, la scrittura era continua).

Fonda una società con il banchiere Johann Fust e suo genero Peter Schoffer, esperto copista incuriosito dalle tecniche di Gutenberg. Accorso societario che prevede che Gutenberg fabbrichi una non meglio precisata “attrezzatura” e si impegni dell’”opera dei libri”… Fonda una società con altri due che prevede che Gutenberg si impegni nell’opera dei libri. Nasce la “Bibbia di Gutenberg” a 42 linee, due volumi in folio, tiratura intorno alle 200 copie, non c’è data di stampa ma è databile tra la seconda metà del 1454 e l’inizio del 1455 grazie alla testimonianza di Enea Silvio Piccolomini (futuro papa Pio II). Molto probabilmente questa edizione della Bibbia è stata fatta su commissione. Inizia un processo di diffusione inarrestabile della stampa in tutta Europa. Scribi e copisti vedono nella produzione del libro una minaccia per il proprio lavoro e proprio futuro, essi trovano difficoltà a riciclarsi nel settore della stampa a caratteri mobili. Il libro moderno subisce un lento processo di assestamento e il modello è sempre il vecchio libro manoscritto. I libri a stampa riprendono sia le organizzazioni del testo e delle immagini, sia le caratteristiche materiali. Quello che nel libro manoscritto era il “foglio di guardia” bianco, a poco a poco si trasforma nel frontespizio. Il primo frontespizio lo ritroviamo nel Kalendarium del Regiomontano. Certe volte le informazioni che prima venivano scritte nel frontespizio venivano inserite nella parte finale del libro. La bellezza percepita nei caratteri sta in primo luogo nella leggibilità, sembravano scritti a penna, e nella corrispondenza tra il carattere usato e i tipo di testo che viene edito. Anche i libri di liturgia vengono investiti da questa rivoluzione della stampa. È molto difficile capire se è un libro a stampa o un manoscritto; ciò si capisce se le singole lettere sono uguali tra loro, in questo caso è un libro a stampa, altrimenti si tratta di manoscritto. Nel 1450 esistono in Europa tra i 200.000 e 300.000 codici manoscritti, trasmessi nei secoli. Nel 1500, a soli cinquant’anni dall’invenzione della stampa a caratteri mobili, si calcola che fossero già in circolazione tra i dieci e i venti milioni di esemplari di libri a stampa (cioè, in quel momento, di incunaboli). Nelle botteghe lavoravano tantissimo, in media si riusciva ad imprimere un foglio da stampa ogni venti secondi, i ritmi dei lavoratori erano disumani. Il mestiere del correttore di bozze acquisisce sempre più importanza all’interno delle stamperie. I frontespizi cominciamo ad annunciare che il testo è stato rivisto e corretto, che contiene materiale aggiuntivo o edizioni di epistole private e questi erano compiti del correttore. Il suo compito principale è preparare l’edizione di un testo eliminando più errori possibili. Essi curavano indici, appendici, la qualità delle traduzioni, controllavano errori. Gli stampatori che potevano permettersi questa figura nella loro bottega ricevevano un premio in termini di mercato perchè i libri verranno comprati di più. I correttori sono spesso ecclesiastici con ordini minori oppure maestri di scuola che vogliono arrotondare gli stipendi. Non tutti gli stampatori possono permettersi un correttore, che va stipendiato bene; spesso inoltre sono causa di ritardo nella produzione di un testo (il suo lavoro richiede tempo). Cosa si pubblica nei primi cinquanta anni di stampa?

  • (^) Bibbie, libri teologici, filosofici, giuridici della tradizione medioevale
  • (^) Repertorio di opere non moderne: libri utili all’insegnamento
  • (^) Opere di autori classici latini e greci e opere di ispirazione umanistica
  • (^) Opere, destinate alla larga diffusione, di contenuto letterario, religioso, devozionale, pratico..

Aldo Manuzio esordisce nel mondo dell’editoria veneziana. Fa una carriera da stampatore preceduta da un’intensa attività come insegnante e precettore presso piccole corti principesche. Ha una notevole disponibilità di capitali, ma anche un’apertura verso l’innovazione (non solo tecnica). Stampa prevalentemente libri senza glosse o note, stampa in ottavo, spesso grandi classici che così potevano essere commercializzati a prezzi molto bassi (in ottavo si usa meno carta). La stamperia di Manuzio era un vero e proprio centro culturale, non solo una stamperia. La stampa induce nuovi autori a scrivere. Sui frontespizi viene data pubblicità ai nomi di autore e stampatore. Si comincia a fare strada soprattutto da parte dello stato il ricorso alle privative e ai privilegi di stampa (copywright). Per un po di tempo il libro a stampa convive di fianco al manoscritto, poi matura una propria autonomia dal punto di vista materiale e delle organizzazioni bibliografiche. Le informazioni che troviamo sui frontespizi delineano autore, dedicatario del libro e lo stampatore; ciò fa acquisire a queste tre persone evidenza grafica e pubblicitaria, proprio per questo nuovi autori si fanno strada. L’ascesa e i limiti dello Stato moderno Sovranità —> 1800 —> numero degli stati e delle realtà territoriali di cui si compone il sacro romano impero nel XVIII secolo e dal punto di vista giuridico ognuno di questi territori è sovrano. Noi diamo per scontato che il mondo sia fatto di Stati e nazioni ma non è sempre stato così. Si è passati da un mondo feudale ad un mondo moderno in cui le facoltà del potere sono inserite in gabbie piuttosto rigide (diritti di cui lo Stato si fa garante, costituzione). In età moderna consideriamo lo Stato del 500/600/700 un territorio che sta sotto alla denominazione di un signore. Esistono assemblee rappresentative che, rispetto alla tradizione medioevale, non sono più gruppi di baroni locali che prestano servizio di consiulium e auxiluium al signore, ma assemblee rappresentative di varie parti della città. Il diritto e le regole che si seguono all’interno di quello che sta diventando lo stato moderno traggono la propria origine dal diritto consuetudinario che più si va avanti più il signore punta a disciplinare in forma scritta gli ambiti del proprio potere, attraverso un corpus di leggi da lui emanate. Lo Stato moderno nel Quattrocento: Cividale del Friuli dalla metà del Quattrocento è una zona di confine in Istria che sta sotto la giurisdizione del sacro romano impero, mentre Friuli è sotto la serenissima di Venezia. Cividale sta quindi in mezzo a queste due realtà statuali. La zona di confine è infestata da contrabbandieri. Il governatore veneziano del luogo invia un proprio delegato a controllare, attribuendogli funzioni di polizia e riesce a catturare un contrabbandiere in montagna. I contrabbandieri però si uniscono e riescono addirittura a mettere in fuga la polizia. Fanno un incontro per negoziare ma il contrabbandiere non si ritiene suddito di quella giurisdizione. Questo è il modo di affrontare il crimine a metà del Quattrocento. Questi poteri concorrenti tentano di sottomettersi a vicenda. Luigi XV di Francia nel 1776 è in lotta con i parlamenti “Il potere sovrano risiede nella mia persona esclusivamente, ed è solo a me che i parlamenti debbono la loro esistenza e hanno da me la loro autorità. Solo a me appartiene il potere di fare leggi. L’intero ordinamento pubblico emana da me e io ne sono il supremo custode. I diritti e gli interessi della Nazione fanno necessariamente tutt’uno con i miei.”

contrattuale dell’alta nobiltà, che è in grado di ammassare uomini armati per altri scopi. Ma se il sovrano si dota di un esercito proprio, i mercenari che servono indifferentemente più di un signore vengono sostituiti dai soldati di leva e, se prima risiedevano in città, sempre di più si va verso l’idea della caserma e dell’esercito addestrato, disciplinato e moderato. (Il sistema feudale viene formalmente abolito solo con la rivoluzione francese)

  • (^) Organizzazione di una diplomazia permanente.
  • (^) Formazione di una burocrazia che diventa sempre più distinta dall’amministrazione della casa reale e della corte e si estende sul territorio di competenza dello stato. Burocrazia sempre più capillare ed efficiente che dipende e obbedisce ai poteri del sovrano. Essa è interamente composta da dei funzionari, soggetti che ricoprono determinate funzioni, ed è importante la funzione, non il soggetto che la compie. L’età moderna dal punto di vista dell’organizzazione dello Stato è un luogo di esperimenti e di commistione che piano piano va verso un’accentramento, una burocratizzazione, una standardizzazione delle procedure, un’idea di diritto codificato, ma è un processo molto lungo. Max Weber nel suo libro “economia e società” espone la sua idea di stato moderno come detentore del monopolio della violenza. La burocrazia e l’accentramento della forza sono la stessa cosa, più la presa dello stato su tutti i livelli della società diventa salda e più nessuno al di fuori dello stato può usare violenza. Il fondamento di ogni istituzione politica umana sta nella persona del re, e nella corona come concetto astratto della personalità del monarca, e nello stato come concetto astratto della corona. Sovranità nel contesto rinascimentale = la capacità di imporre il proprio dominio politico su tutti gli altri enti in un determinato territorio con determinati strumenti. (la sovranità è un processo, non un concetto) Il contrattualismo non è una dottrina fissa e stabile ma complicata con alla base il concetto che il potere non discende dall’alto verso il basso ma ha la natura del patto e alle origini di questo patto c’è il potere politico, le prassi. Aristotele sostiene che l’uomo è portato a stare naturalmente in un ambiente politico (polis), è naturalmente socievole e nello stare insieme gli uomini fanno un patto, anche se non sempre lo scrivono. Nelle sacre scritture c’è un idea che particolarmente il mondo protestante avrà come riferimento poiché per loro il testo sacro devono averlo tutti, ciò ha effetti enormi per l’alfabetizzazione e anche dal punto di vista politico. Molti lettori della Bibbia individuiamo una seconda versione del patto politico, che ad un certo punto della storia della salvezza Dio ha stabilito con il suo popolo: Israele. Thomas Hobbes elabora una terza versione del patto: il Leviatano, un dio mortale, altro non è che lo Stato, un essere onnipotente sulla terra che comincia ad avere determinate caratteristiche tra cui il monopolio della violenza. Alla radice dello Stato c’è un patto che si costruisce sull’antropologia dell’uomo, che per lui non è un animale socievole ma pauroso, terrorizzato nel suo stato di natura per paura di morire o essere ucciso. Lo stato di natura è il “Bellum omnium contra omnes”, la guerra di tutti contro tutti. Questo patto tende a voler correggere la disposizione naturale dell’uomo, che è malevola. La società nasce perchè ad un centro punto ogni singolo individuo decide di trasferire ogni libertà, privilegio ad un altro soggetto astratto che è quello dello Stato. In questo trasferimento l’individuo

perde tutto ed è alla merce dello Stato, indipendentemente dalla forma di esso. Il risultato di questo trasferimento è che questo essere astratto (Leviatano) assume la somma di tutto il potere di tutti gli individui e in questo patto ci scriviamo che in cambio del nostro cedere tutto lo Stato elimini la violenza dalla società, esercitandola solo lui nel momento del bisogno. Il patto è quindi tra il sovrano e ciascuno di noi, mentre il patto aristotelico è un patto collegiale, che coinvolge tutti noi ed è orizzontale. Con il patto di Hobbes inizia quindi ad emergere un’idea di individualismo moderno. L’individuo di Hobbes ha un “potere politico” individuale che viene dato al Leviatano affinché diventi se stesso. La somma di tutto questo potere crea questo Dio mortale, che è l’unico nella società che può usare violenza. Stato costituzionale (oggi) la costituzione è la legge fondamentale dello Stato. Stato amministrativo (Ottocento) fondato su una burocrazia organizzata ed è uno stato che esclude la possibilità che al proprio interno esistano altre fonti di autorità e legittimità politica che siano ad esso concorrenti. È uno stato che ha trovato la sua compiutezza nell’età napoleonica. Stato giurisdizionale (età moderna) il potere giurisdizionale si fa riconoscere dai sudditi non attraverso la macchina impersonale dell’amministrazione pubblica, ma viene percepito nel momento stesso dell’esercizio. Il potere giurisdizionale ha a che fare con un tassellino piccolo della società. Ogni corpo sociale possiede una propria giurisdizione per regolare i rapporti al proprio interno. Se lo stato amministrativo comincia ad avere un’idea di legge singola che vale per tutti; lo stato giurisdizionale ti dice che non solo la legge non è uguale per tutti, ma soprattuto non ce n’è una sola. Nello stato giurisdizionale c’è un insieme di organi autosufficienti che non sono controllati ne dal re ne dagli organi amministrativi; c’è un’idea che il sovrano è garante delle differenze che già esistono, dei privilegi di questi corpi sociali. Il primo grande momento dello stato amministrativo è la nascita del catasto, quando Napoleone impone a tutti i territori dell’impero francese un catasto (1810-1811), ogni superficie di ogni provincia deve essere misurata e mappata. Questo lavoro viene fatto da tecnici specializzati e serve per fare pagare le tasse ai cittadini, che a seconda del territorio pagheranno tasse diverse. Queste mappe catastali vengono conservate in un archivio. Lo stato amministrativo è la coda di un lungo processo. Lo stato amministrativo compie un’ulteriore astrazione, le cose e le persone prendono dimensioni surreali in queste mappe. Nello stato giurisdizionale invece le persone e le cose sono sempre reali. Machiavelli nel Principe scrive “i principali fondamenti degli stati, nuovi, vecchi o misti, sono le buone leggi e le buone armi e perchè non possono essere buone leggi dove non sono buone armi…” secondo lui il fondamento del potere degli stati sono le armi, perchè le leggi contano molto poco. Stato per Machiavelli vuol dire regime politico, la forma che assume il potere in una determinata circostanza storica; lo stato è come si controlla e si mantiene il potere. Machiavelli non è un teorico dello stato moderno perchè dice che le istituzioni e le leggi non sono importanti per lo stato che è potere. Questo lento passaggio tra stato giurisdizionale e amministrativo vuol dire anche una pubblicizzazione della giustizia criminale. Anche lo stato giurisdizionale con la giustizia criminale riesce a governare meglio i territori. Quello amministrativo è il trionfo del codice di leggi. Nello stato in età moderna non è detto che se tu sei sotto un signore territoriale sei sotto anche a quella chiesa lì. Ci sono posti in cui il territorio è sotto una provincia (Parma) ma anche sotto una diocesi di un’altra provincia (Piacenza). In età moderna non c’è ancora

Questo non è il termine con cui ci si riferisce allo studio della natura, a cui invece ci si riferisce con l’espressione “storia naturale” perchè la natura non ha delle leggi, ha solo delle regole. Il filosofo naturale indaga le regole della natura. La scienza della prima età moderna consiste in un insieme di cose che noi chiameremmo scienze propriamente dette e le pseudo-scienze che si divideranno più tardi. Nell’età moderna la maggior parte delle persone non credevano a quello a cui credevano gli uomini di scienza; l’osservazione della natura non era considerata ancora il punto fondamentale per la nuova scienza. Il fatto stesso che si parli di “rivoluzione scientifica”, è un prodotto della modernità che celebra se stessa. Fare scienza non significava avere un impatto evidente sulla contemporaneità, infatti spesso non ti credevano. La nuova astronomia di Copernico non è un radicale cambiamento rispetto al sistema aristotelico-tolemaico (terra al centro), Copernico pur mettendo il sole al centro non mette mai in discussione la disposizione delle sfere aristoteliche e il moto circolare dei pianeti (anche se oggi sappiamo che non è così). Nessuno partiva a costruire nuove teorie che fossero totalmente sconnesse da quelle precedenti; tutti si rifanno sempre agli autori antichi. Anche nel caso di Cartesio, che veniva celebrato per la sua radicale risistemazione delle pratiche di produzione di conoscenza e dicevano che aveva quasi superato Aristotele. Si chiama filosofia naturale perchè questi pensatori antichi a cui ci si rifaceva spesso e volentieri erano filosofi, non scienziati, quindi nell’imitazione degli antichi si diventava filosofi, non scienziati. Tra fine 1610 e prima metà 1611 Galileo punta verso il sole il suo telescopio e nota delle macchie scure con forma irregolare che mutano da un giorno all’altro di numero e opacità. È un po’ restio a formulare una teoria su queste macchie, che potrebbero essere varie cose. I suoi contemporanei consideravano le macchie piccoli pianeti che orbitavano intorno al sole. Galileo invece sulla base dell’osservazione era sicurissimo che le macchie non erano distanti dalla superficie del sole. La particolare interpretazione che Galileo fornisce viene considerata come una sfida all’edificio della filosofia della natura. Galileo mette in discussione l’uguaglianza tra la fisica dei cieli e della terra di Copernico. La natura fisica e le leggi dei corpi celesti sono qualitativamente diverse tra di loro, la terra e l’area compresa tra la terra e la Luna sono soggette a processi di cambiamento continuo mentre nei corpi celesti non ci sono modificazioni e si ha un moto circolare uniforme. Le comete rischiamo di infrangere questa dicotomia e venivano quindi collocate tra la Terra e la Luna. Nello schema aristotelico-tolemaico anche la superficie dei pianeti era perfetta, quindi il sole non poteva avere macchie. Galileo ribalta completamente il paradigma della scienza come era stato pensato fino a quel momento lì. L’osservazione e l’esperienza vengono prima delle premesse indubitabili. Galileo sostiene che la dottrina ortodossa non deve essere considerata come se fosse fondata su argomentazioni di tipo fisico o naturale, ma passata al vaglio di argomentazioni rigorose. Buona parte delle ricerche di Galileo e di altri sono state intraprese per dare credibilità al modello copernicano, che è il primo che mette in discussione l’opera di Tolomeo e Aristotele. L’astronomia tradizionale tendeva a raffigurare l’universo come uno spazio finito, nel sistema Copernicano non c’è più ragione di dubitare che le stelle fossero infinitamente disperse nello spazio. Amleto di Shakespeare: “Orazio, ci sono più cose in cielo e in terra di quante ne possa sognare la tua filosofia”. Anche in letteratura entrano sentimenti simili a quelli dei filosofi naturali. Viaggiatori che tornavano dal nuovo mondo o dall’oriente, portavano con se piante, animali, pietre, artefatti che non avevano riscontro nell’esperienza quotidiana degli

europei. Fin dalla fine dei XVI secolo questi osservatori che guardavano attraverso telescopio e microscopio si propongono di denunciare i limiti di questa conoscenza basata sulla percezione sensoriale e sostengono che la scoperta dei dettagli dipendeva solo dalla possibilità di perfezionare questi strumenti. L’idea di una matematizzazione della natura era saltata fuori con Leonardo Da Vinci ; per lui l’esperienza dei sensi e fenomenica è la madre di ogni certezza. Francis Bacon , un filosofo inglese, nel 1620 pubblica la sua instauratio magna (grande restaurazione) e prometteva il ripristino dell’autorità degli antichi. Nel frontespizio una nave, che simboleggia il sapere, viene rappresentata mentre passa le colonne d’ercole, la raffigurazione dei limiti della conoscenza umana, sotto c’è una citazione biblica “molti le oltrepasseranno in un senso e nell’altro e la scienza ne risulterà accresciuta”. L’espressione tradizionale per indicare i limiti della conoscenza nec plus ultra (più in la non si può andare) era ormai stata rimpiazzata da un plus ultra. John Donne dice che la nuova filosofia dubita di ogni cosa.. idea secondo quale l’uomo sta piano piano occupando tutti gli spazi, è un mondo sempre più antropizzato che comincia ad avere pochissimi segreti perchè si stanno scoprendo sempre di più. Blaise Pascal dice che il silenzio eterno di questi spazi infiniti lo spaventa. Lo spazio infinito del cosmo è sempre più alla portata degli occhi dell’uomo. La natura viene sempre più vista come una macchina (disincanto del mondo naturale), c’è un abbandono dell’antropomorfismo e dell’animismo nelle descrizioni dei processi naturali. La metafora della macchina è centrale per vasti settori della nuova comunità scientifica. Molti studiosi non usano più il termine filosofia naturale ma filosofia meccanicistica. L’idea di interpretare la natura come una macchina e usare le conoscenze derivate dalle macchine per spiegare la struttura fisica della natura costituisce una violazione di una delle principali distinzioni dell’aristotelismo: tra ciò che è naturale e ciò che è artificiale. Cartesio dice che tutto quello che è artificiale è anche naturale, perchè al di fuori della natura non c’è nulla. Si fa strada l’idea secondo cui la distinzione tra naturale e artificiale deve essere rivista e messa in un contesto in cui tutto può essere spiegato con leggi, non regole, e la garanzia di queste leggi è la matematica. Cartesio utilizza l’orologio, e i primi orologi erano con ingranaggi a vista, quindi la relazione tra i movimenti delle lancette e i pezzi meccanici era molto evidente. Dal XVI secolo circa comincia ad andare più di moda l’uso di racchiudere il meccanismo degli orologi in delle custodie opache, con il risultato di rendere visibili solo le lancette e non i pezzi meccanici. Ci si fida sempre di più del funzionamento della macchina. L’andamento delle attività umane può essere regolato sul tempo meccanico (non più liturgico, con alba, tramonto ecc..). Per il moderno capitalismo occorre sempre di più una misurazione del tempo precisa, personale (ognuno ha il proprio orologio) e che le attività liturgiche monopolizzino sempre meno il tempo, che non è solo religioso ma anche del mercato, culturale.. Non bisogna affidarsi tanto all’autorità dei libri ma all’autorità della ragione umana. Non fare affidamento sulle testimonianze degli uomini ma fallo su quella della natura. Le parole non sono fonti della conoscenza, sono descrittive della conoscenza, bisogna affidarsi alle cose. Ciò che appare evidente ai propri occhi deve essere accoppiato alla ragione e non all’affidamento di ciò che ti dicono gli altri. Queste regole sono alla base del moderno empirismo, concezione secondo cui una conoscenza autentica deve derivare da un’esperienza dei sensi.

Reformatio in capite ed in membris (nella mente e negli arti) L’idea di riforma della chiesa per l’uomo medievale è un mantra che si ripete ciclicamente ma che non si compie mai, tutti ne parlano ma nessuno la fa. Lutero faceva una lettura della propria vicenda umana e della propria causa di “riformatore” della chiesa; lui rappresenta la causa e finalmente chiude questo processo di riforma. Vede se stesso come la coda di un medioevo che ha fallito nella missione di riportare la chiesa allo splendore/bellezza delle proprie origini, quelle descritte negli atti degli apostoli. C’è un’idea mitica della chiesa delle origini che ha il suo fondamento nel libro degli atti degli apostoli e, in seconda battuta, nelle lettere di Paolo. Chi vuole riformare la chiesa con un’ideologia tutta sua, tutti giustificano le proprie idee di riforma della chiesa dicendo che ciò che dicono loro è più aderente alla descrizione della chiesa primitiva. La Riforma eredita dal medioevo un modo di ragionare guardando indietro cosi per poter riportare a qualcosa che c’era prima che si corrompesse (da qui il termine riforma). La purezza sta nel passato, non nel futuro. La chiesa doveva assomigliare il più possibile alla chiesa delle origini. (Invece il termine rivoluzione ci porta a pensare ad una rottura netta) Lutero non vuole staccarsi dalla chiesa di Roma, vuole riformarla da dentro e riportarla all’antico splendore perduto. Meglio tornare alla chiesa vecchia perchè se penso ad una chiesa nuova potrei ricadere nella corruzione. Lutero, sempre per via di questa idea di continuità del passatore un monaco agostiniano, pienamente all’interno di ciò che vuole cambiare, ed è plasmato da ciò che vuole cambiare, è un membro della chiesa che vuole riformare. La differenza con gli altri è che comincia a vedere quelle che considera tradizioni umane un ostacolo verso la comprensione della pura Parola di Dio, rifiuta le invenzioni dell’uomo in nome della grazia e della libertà del cristiano. La riforma nasce dentro la chiesa latina, non fuori, nasce per la chiesa, non contro, nasce dai figli di questa chiesa, non da degli estranei. Reformatio in capite ed in membris idea che viene da molto lontano. Quello che è già nella tradizione può essere rinvigorito, ma non bisogna inventarsi qualcosa di nuovo. Gregorio VII sostiene che la chiesa per essere pura deve essere indipendente dai poteri esterni e dai laici, che non devono avere potere sulla chiesa. Il potere politico non deve fare ingerenze su quello ecclesiastico. I concili medievali sono uno dei luoghi in cui i problemi della chiesa emergono prepotentemente. I concili sono anche esperienze riepilogative di numerosi sinodi locali, alcuni dei quali avevano credenza annuale. Tre figure importanti di pre-riformatori:

  • (^) Valdo di Lione (circa 1140-1206)
  • (^) John Wyclif (1331-1384)
  • (^) Jan Hus (circa 1371-1415) Hanno in comune la critica al clero, anche se in tre modalità diverse. Hus, ad esempio, dice che la comunione sotto le due specie (pane e vino) deve essere estesa a tutti i battezzati, non privilegio dei preti. Il clero è ritenuto responsabile della reformatio ecclesiae. Erasmo da Rotterdam (1467-1536) Il rappresentante per definizione dell’umanesimo cristiano. Quasi contemporaneo di Lutero, nasce nei paesi bassi, è un figlio illegittimo e il padre faceva il copista ed era stato in Italia, infatti già da bambino Erasmo matura questo mito dell’Italia. Rimane orfano molto piccolo perchè i genitori muoiono di peste. Fin da ragazzino frequenta scuole clericali, che definisce barbare e inutili. Viene affidato ad un tutore che gli fa frequentare una scuola di fratelli della vita comune, un movimento di laici influenzati dalla “ devotio moderna ”, che si

propone di vivere il cristianesimo come una scelta etica, l’atteggiamento educativo non è formale e guarda alla vita pratica per seguire l’insegnamento di Gesù Cristo. Lui vorrebbe andare in italia ma i tutori glielo impedirono e alla fine del 1480 o mettono in un convento. Nel 1492 diventa presbitero. Incoraggiato dal Vescovo, si iscrisse alla Sorbona e vive nel collegio di Montaigu. Non volendo stare in questo collegio inizierà a vivere con famiglie ricche facendo da precettore ai figli per pagarsi vitto e alloggio. Oltre al mestiere di precettore comincia anche a scrivere : nel 1498 scrive gli Adagia , uno scritto di base per gli insegnati di latino, è una raccolta di proverbi con duplice funzione: ti insegno a costruire una frase grammaticalmente corretta e forniscono spunti di riflessione. Nel 1518 scrive i Colloquia , racconti in latino con tematiche di vita quotidiana con l’obiettivo di aprire la mente agli studenti. Come unire il suo amore per i classici con la sua fede cristiana? Ci sono insegnamenti di molti autori precristiani che si rifanno a virtù umane che non contrastano con l’insegnamento evangelico, anzi se ben implementate nella propria vita sono un utile strumento per vivere in modo ancora più aderente al vangelo. Sviluppa un’idea molto ottimistica della natura umana. Il peccato originale ha davvero rovinato irrimediabilmente l’uomo o è ancora capace di cose buone? L’uomo attraverso il libero arbitrio per Erasmo è ancora capace di cose buone. Nel 1499 diventa precettore di William Blount, il quarto barone di Mountjoy. È qui in Inghilterra che perfezionerà la sua conoscenza del greco. Tornato a lovanio scrive nel 1501 l’ Enchiridion militis christiani , una sorta di breviario per laici in cui si sostiene che il vero cristiano è colui che vive da cristiano. Tra il 1506 e il 1509 va in Italia, dove rimane scandalizzato dalla curia romana di Giulio II, un papa molto interessato al mecenatismo e all’arte. Nel 1514 scrive Iulius exclusus , una satira del papa al momento della morte. Nel 1511 a Parigi esce l’ Elogio della follia , un libro in forma dialogica dove l’allegoria della follia loda se stessa e stigmatizza tutti (nobili, filosofi, teologi, monaci..) e nel secondo libro Erasmo arriverà a adire che il vero folle è il cristiano. Tra il 1511 e il 1514 torna in Inghilterra, insegna a Cambidge, avrà in cura una parrocchia ma nel 1515 riparte e va per un periodo a Basilea, dove lavora presso la stamperia di Froben e pubblicherà una traduzione dal greco al latino del Nuovo Testamento. La traduzione di Lutero del Nuovo Testamento in tedesco del 1522 è basata su questa edizione di Erasmo del 1516. Con Erasmo siamo in un contesto in cui l’ortodossia romana diventerà sempre più monolitica in contrapposizione ai riformatori. In Italia, e non solo, prima della congregazione dell’indice e prima del Concilio di Tento c’è una circolazione di traduzioni non ufficiali in volgare della Bibbia e del Nuovo Testamento che vengono cancellate quando nel Concilio di Trento si dice che l’unica versione ufficiale è una ed è quella. Momento sempre più di chiusura verso delle ortodossie che la riforma ha fatto cedere. Nel 1516 scrive l’ Institutio principis christiani , l’insegnamento e la struttura mentale a cui il principe cristiano deve afferire. Il principe deve essere cristiano nella saggezza, nella cultura, nella giustizia, deve essere un paladino dei valori cristiani e se combatte deve combattere per la pace (secondo Erasmo la guerra non è mai giusta). Nel 1517 esce la querela pacis , dove Erasmo si scaglia contro la guerra, in particolare quella scatenata per motivi falsi. “se vogliamo convertire i turahi, perchè al posto di mostrargli la vita cristiana gli facciamo la guerra?”. Nel 1518 pubblica un breve testo in difesa del matrimonio, Erasmo sta tra le posizioni ortodosse e quelle luterane, afferma di non essere favorevole al divorzio e di avere immensa pietà per i matrimoni tristi. Sempre di più Erasmo viene percepito come un personaggio pubblicamente pericoloso perchè sempre più vicino a Lutero, anche se in realtà era solo un libero pensatore.

aggressione. Per la guerra tutti i maschi devono saper combattere. Nelle prigioni ci sono i lavori forzati ma senza uno sfruttamento. Dal punto di vista religioso è una società molto tollerante al suo interno ma molto poco con gli altri, ad esempio gli atei devono essere mandati a morte, per loro va bene la pensa di morte. Esiste un dio che è un fondamento morale per la società, ti dice come è meglio comportarsi, ha senso agire bene perchè esiste un giudizio finale e una vita dopo la morte. Ci sono i sacerdoti, che possono sposarsi e il sacerdozio può essere esercitato anche dalle donne. Il sacerdote lo scelgono i fedeli. Le chiese sono poche ma grandi. Idealmente si volano tutti i dislivelli della società di antico regime (tra uomo e donna, società e campagna..). Come fa questo mondo ad essere migliore del nostro se non consce il cristianesimo? Questa società è buona perchè l’uomo è naturalmente buono e gli si danno le condizioni per esercitare la sua bontà. Utopia è una società buona perchè l’uomo è buono di natura. L’elogio della follia - Erasmo La satira della pazzia dei religiosi e dei monaci: Il mondo monastico subisce molte critiche, anche da parte die monaci stessi Dopo i teologi, che sono i più pazzi di tutti, ci sono quelli che si definiscono religiosi e monaci, cioè solitari; essi non vogliono essere simili a cristo, ma vogliono distinguersi tra di loro. Sono molto presenti questioni che afferiscono al problema della riforma della chiesa già molto prima di Lutero. Martin Lutero (1483-1546) È nato in Germania in una regione dove domina una religiosità molto medioevale, un luogo molto arretrato dal punto di vista culturale. Lutero nel 1501 si iscrive, così come Moro, a giurisprudenza. Nel luglio del 1505 decide di farsi monaco e più tardi spiegherà che lo ha fatto perchè aveva fatto un voto durante un temporale perchè un fulmine era caduto a pochi passi da lui. Lutero è tormentato dalla sensazione della propria inadeguatezza di fronte ai comandamenti divini, ha paura del peccato, della dannazione eterna. In uno scritto dice: “non potevo amare il dio giusto che punisce il peccatore ed ero pieno di malevolenza verso Dio”. Nel 1507 viene ordinato sacerdote e cerca risposte ai suoi dubbi nella teologia. Dal 1513 in poi comincia ad insegnare all’università di Wittenberg. Nel 1515-1516 tiene un corso sulla lettera ai romani si San Paolo, uno scritto molto amato dai riformatori e inizia un’ampia riflessione teologica. È proprio l’interpretazione di un passo di questa epistola che gli da la chiave per risolvere il problema della salvezza che lo aveva angosciato per tutti quegli anni. Più tardi scriverà che è con questo corso che ha capito la questione della giustificazione per sola fede: la giustizia di Dio va intesa non come giudizio e punizione ma come giustificazione, cioè come dono della grazia che Dio ci dona attraverso il sacrificio di suo figlio e lo da al peccatore perchè riconosca di essere indegno di questa grazia e si affidi, abbia fede nella misericordia di Dio. Io potrò essere giusto davanti a Dio anche se giusto non sono, perchè è lui che mi renderà giusto perchè io abbia fede. L’idea che la grazia si meritava con le buone opere, che contribuivano alla propria salvezza, per Lutero non ha senso!! La riforma ha una visione della natura umana pessimistica, perchè la natura umana è sporcata dal peccato originale, la corruzione del peccato originale è ineludibile. Con le nostre forze non possiamo fare nulla, le opere buone sono impossibili con le nostre forze. Le opere buone per Lutero sono un risultato della grazia, è ciò che possiamo fare quando siamo già in stato di grazia, non sono le buone opere che ci fanno ottenere la grazia ma il contrario. Lutero è riuscito, dal suo punto di vista, a risolvere un problema che la teologia medioevale aveva lasciato moto aperto. Ha capito cosa Dio ci vuole dire quando parla di salvezza: attraverso la fede Dio ci promette la grazia e attraverso la fede saremo giustificati agli occhi di Dio e saremo capaci di compiere il bene perchè la grazia ci copre dal male del peccato originale, è come se non lo avessimo (anche se in realtà non si

toglie). Alla luce di questa scoperta che ritiene di aver fatto, tute le sacre scritture assumono un significato nuovo, perchè la scrittura è l’unico modo attraverso il quale si può ottenere la fede (per nutrire la tua fede in Dio), quindi deve essere letta e spiegata a tutti, e soprattuto deve essere letta individualmente. “Un semplice laico armato della Bibbia deve essere creduto più del papa o del concilio che ne siano privi”. Centralità delle scritture più della parola. Il magistero della Chiesa, la tradizione e la scrittura sono tre cose che prima potevamo mettere sullo stesso piano, con Lutero il magistero e la tradizione sottostanno a ciò che è contenuto nella scrittura. Lutero mette la scrittura al primo posto. Se tutto il necessario per la salvezza sta dentro la scrittura e io come cristiano sono libero di leggerla da solo senza che nessuno me la spieghi, allora io sono un sacerdote e tutti i cristiani sono sacerdoti. Ogni individuo, attraverso la fede e la familiarizzazione con la scrittura, può arrivare alla salvezza, non servono mediatori tra noi e Dio, bastano la scrittura e la fede. L’autorità della rivelazione contenuta nelle scritture cancella il magistero della chiesa, così come l’idea della giustificazione verso la fede cancella qualsiasi ruolo di intermediario tra l’uomo e Dio. Lutero dice che siamo tutti sacerdoti, ma non profeti. La chiesa magisteriale è la chiesa che stabilisce un rapporto con il potere politico che ne promuove l’azione, mentre la chiesa evangelica non rinnega il potere politico, che le serve perchè la protegge. Lutero dopo capisce che bisogna avere un rapporto individuale con le scritture ma che ci sono i pastori, che ne sanno più di te e possono aiutarti a capirle meglio. Il 31 ottobre 1517 Lutero scrive le 95 tesi, ritenute tradizionalmente l’inizio della Riforma. Sono un elenco di affermazioni, dei punti che non sono nulla di nuovo e che si analizzavano e discutevano nelle università. La cosa strana è che le ha affisse alla porta di una cattedrale e vengono fatte circolare subito. Lui vorrebbe disputare le indulgenze, che esistono da tempo e sono cattive ma diventano ancora più cattive se tu pensi di aver trovato la chiave della giustificazione verso la fede. Johann Tetzel è il più grande venditore di indulgenze del tempo in Germania. Egli dice: “Non appena la moneta tintinna nella cassa, l’anima vola in cielo”. L’arcivescovo di Magonza, Alberto di Hohenzollern, lo incarica di vendere nelle proprie diocesi l’indulgenza bandita da Leone X per il finanziamento della ricostruzione della basilica si San Pietro. L’accordo è che metà del ricavato di questa vendita se la tiene Alberto, mentre metà va alla Camera Apostolica. La teoria delle indulgenze è basta sul presupposto che esiste un tesoro di meriti, accumulato da Maria e dai santi, e da questo tesoro la chiesa può attinger per rimettere le pene ai peccatori pentiti e per accorciare la pena in purgatorio delle anime dei propri congiunti. Le indulgenze sono attestati (hai pagato top e questo vale tot anni di purgatorio). Con il giusto compenso si promette anche il paradiso. Uno dei punti centrali delle 95 tesi è proprio questo. Lutero dice che non si possono promettere cose che non esistono a persone che ci credono e che tu, in questo modo, stai truffando. Le indulgenze per Lutero sono dannose e sbagliate perchè partono da presupposto teologici sbagliati. Un’altra delle 95 tesi era che la facoltà del papa di rimettere queste pene non può esistere, è Dio al limite che ti rimette dalle pene, non il pontefice. Le tesi riscuotono un successo spianato. A Roma ci sono discussioni in merito alle questioni che Lutero solleva. La bolla di scomunica di Lutero è del 1520, dove c’è scritto che ha 60 giorni per ritrattare prima che avvenga la scomunica. Alla fine dell’anno, passato il termine Lutero brucia la bolla di scomunica insieme a dei libri di diritto canonico. La scomunica effettiva avviene all’inizio del 1521. Era diventato talmente popolare che dovevano dargli la possibilità di rimangiarsi ciò che aveva detto, che avrebbe fatto