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Appunti diritto comparato, professore Comba, Schemi e mappe concettuali di Diritto Comparato

appunti sotto forma di schema di diritto comparato dell’economia. Anno 2024, secondo semestre

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2023/2024

Caricato il 06/11/2025

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Clarissa Cortese – Diritto comparato dell’economia
Lezione n2
23/02/2024
La “vecchia” costituzione economica i quattro periodi storici
- 1861 momento in cui si avvia lunificazione
- Fine 800/1920 prima industrializzazione
- 1920 1950 stato imprenditore e pianificatore (o delleconomia mista)
- 1950/1970 stato sociale
La “nuova” costituzione economica
- si parte dal 1980 periodo in cui nasce la comunità europea
difficoltà economico finanziarie
reazione antistatale
apertura mercati internazionali
Lo stato liberista (il primo quarantennio)
Stato liberista (1861 – fine 800), si tratta di una definizione impropria in quanto anche in questo
periodo si registrano interventi statali
Vediamo tre aspetti caratterizzanti:
1) Costituzione di un mercato nazionale (attraverso l’unificazione legislativa), è uno dei primi obiettivi
che ci si pone, perché dal 1861 l’Italia era divisa in tanti regni/ducati/gran ducati, non c’era un’unità
dell’Italia, e vi era particolarismo giuridico e ognuno aveva una propria legislazione speciale. A
seguire del 1861 si può cercare di raggiungere l’obiettivo di creare un mercato interno, per ottenere
delle proprie risorse. La Costituzione di un mercato nazionale secondo i giuristi del tempo passava
attraverso l’unificazione di tipo giuridico, perché per evitare il particolarismo giuridico (pluralità di
norme, oggi ci sono anche le leggi regionali, però abbiamo le leggi ordinarie che sono valide per
tutti), che rappresentava un ostacolo per la circolazione delle merci e delle persone, e questo creava
problemi, perché era più difficile che si potesse garantire la circolazione, questa è la ratio. Quali
sono le tappe fondamentali?
a. 1 strumento di unificazione realizzare un codice unitario, adozione del cc del 1865 e del
codice del commercio del 1865. Attraverso la codificazione, si cerca di dare centralità alla
proprietà perché i due codici si schiereranno con il Codice Napoleonico del 1804 che si inseriva
nell’ambito di un’economia agricola, che riconosceva una particolare importanza alla proprietà,
che veniva considerata più importante dell’impresa, e qui veniva riconosciuta come un diritto
che faceva parte in modo innato della stessa libertà del soggetto, come sacro e inviolabile!
Poteva essere esercitato direttamente dal soggetto, senza intermediazione da parte dello stato,
e quindi non in modo particolaristico. Veniva disciplinata la proprietà nel Codice Napoleonico,
quindi la troviamo anche nel nostro codice come un attributo della stessa libertà del soggetto e
diventa una caratteristica imprescindibile del soggetto; infatti, il diritto di voto veniva garantito
anche in base al reddito (patrimonio), qui il riferimento all’impresa è limitato!
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Lezione n

La “vecchia” costituzione economica – i quattro periodi storici

  • 1861 momento in cui si avvia l’unificazione
  • Fine 800/1920 prima industrializzazione
  • 1920 – 1950 stato imprenditore e pianificatore (o dell’economia mista)
  • 1950/1970 stato sociale La “nuova” costituzione economica
  • si parte dal 1980 periodo in cui nasce la comunità europea difficoltà economico finanziarie reazione antistatale apertura mercati internazionali Lo stato liberista (il primo quarantennio)

Stato liberista (1861 – fine 800), si tratta di una definizione impropria in quanto anche in questo

periodo si registrano interventi statali

Vediamo tre aspetti caratterizzanti:

  1. Costituzione di un mercato nazionale (attraverso l’unificazione legislativa), è uno dei primi obiettivi che ci si pone, perché dal 1861 l’Italia era divisa in tanti regni/ducati/gran ducati, non c’era un’unità dell’Italia, e vi era particolarismo giuridico e ognuno aveva una propria legislazione speciale. A seguire del 1861 si può cercare di raggiungere l’obiettivo di creare un mercato interno, per ottenere delle proprie risorse. La Costituzione di un mercato nazionale secondo i giuristi del tempo passava attraverso l’unificazione di tipo giuridico, perché per evitare il particolarismo giuridico (pluralità di norme, oggi ci sono anche le leggi regionali, però abbiamo le leggi ordinarie che sono valide per tutti), che rappresentava un ostacolo per la circolazione delle merci e delle persone, e questo creava problemi, perché era più difficile che si potesse garantire la circolazione, questa è la ratio. Quali sono le tappe fondamentali? a. 1 strumento di unificazione → realizzare un codice unitario, adozione del cc del 1865 e del codice del commercio del 1865. Attraverso la codificazione, si cerca di dare centralità alla proprietà perché i due codici si schiereranno con il Codice Napoleonico del 1804 che si inseriva nell’ambito di un’economia agricola, che riconosceva una particolare importanza alla proprietà, che veniva considerata più importante dell’impresa, e qui veniva riconosciuta come un diritto che faceva parte in modo innato della stessa libertà del soggetto, come sacro e inviolabile! Poteva essere esercitato direttamente dal soggetto, senza intermediazione da parte dello stato, e quindi non in modo particolaristico. Veniva disciplinata la proprietà nel Codice Napoleonico, quindi la troviamo anche nel nostro codice come un attributo della stessa libertà del soggetto e diventa una caratteristica imprescindibile del soggetto; infatti, il diritto di voto veniva garantito anche in base al reddito (patrimonio), qui il riferimento all’impresa è limitato!

Mentre oggi sappiamo che nel nostro codice attuale, si analizza anche l’impresa in quanto tale! Quando si avvio questa unificazione legislativa il concetto di impresa era molto limitato. b. 2 strumento di unificazione → estensione della legislazione piemontese agli altri stati preunitari nel 1861, in quanto questa aveva adottato nel 1848 lo Statuto Albertino; quindi, si trattava di una legislazione che richiamava una serie di concetti che saranno ripresi nel Codice civile, e conteneva una serie di principi, non solo la legislazione di settore! Era una Costituzione che era facile da modificare, perché non era previsto un procedimento di riforma costituzionale, che ora è rafforzato a tutela dei diritti che sono sanciti all’interno della Costituzione. Si pensò così di estenderla anche a tutti gli altri stati! Come abbiamo detto, si tratta di un’opzione considerata più facile da realizzare, perché la legislazione piemontese era ritenuta completa/complessa, e questo suscitò particolari dibattiti, perché si riteneva difficile estendere questa a stati che vivevano uno sviluppo economico di tipo differente, una situazione ben diversa tra i vari territori “regionali” e quindi si creò questo dibattito sul dare luogo ad estensione legislativa piemontese! Secondo altri, le leggi più moderne avrebbero consentito uno sviluppo economico di tutto il territorio consentendo un’unificazione! In questo modo si pensò di realizzare uno sviluppo economico su tutto il territorio nazionale! È strano pensare ad uno sviluppo economico pensando di applicare degli istituti che funzionano in alcuni territori → visione astratta e meccanicistica!

  1. Difesa del mercato verso l’esterno → una volta che si è creato un mercato interno, si è cercato di difenderlo da derive che possono provenire dall’esterno. Difesa del mercato verso l’esterno, una volta creata una legislazione unitaria e un mercato nazionale interno, l’obiettivo è di difenderlo da eventuali attacchi o situazioni che potessero destabilizzare lo sviluppo del nascente Regno d’Italia. Nasce questa esigenza che viene portata avanti attraverso TARIFFE DOGANALI , se ne parla nel 1878 e nel 1887, che venivano considerati degli strumenti utili per proteggere la produzione interna, in questo modo veniva ridotta la competitività e si tutelava maggiormente la produttività interna! I prodotti stranieri vengono resi meno competitivi, e si cerca di intervenire sullo sviluppo economico interno, ma si crea un ulteriore problema, questo crea competitività interna, tra Nord e Sud che era differente e quindi si va a creare uno squilibrio economico nazionale! La chiusura al mercato esterno:
  • maggiore concorrenza interna
  • conseguenze negative sul mercato interno
  • il mercato unico che si voleva realizzare viene diviso
  • il mercato nazionale si sviluppa su un’economia dualistica, a due velocità
  • il dualismo che si voleva combattere viene accentuato dalla protezione doganale

La prima industrializzazione, fine 800/ Passando al secondo periodo storico di riferimento, ci riferiamo alla prima industrializzazione, stiamo parlando del primo ventennio del XX secolo 1800/1920, vedremo che rispetto ad altri stati stranieri come in Francia, si parlerà per l’Italia di tardiva industrializzazione perché la prima industrializzazione verrà avviata in altri stati come la Francia già addirittura nel secolo precedente (in Francia si parla del 1820). Per l’Italia è quindi una tardiva industrializzazione, ma ci si mette subito al passo! Quattro aspetti caratterizzanti:

  1. differenziazione legislativa → che si pone in contrasto con il periodo precedente. Come abbiamo già detto si assiste ad un percorso invertito rispetto al periodo precedente, prima si cercava di raggiungere l’unificazione, mentre ora vediamo di nuovo una sorta di particolarismo giuridico e si comincia ad introdurre, a sviluppare, ad emanare alcune leggi statali (Napoli/Calabria/Basilicata) → esigenza di garantire uno sviluppo economico. Ok avere delle norme comuni dal 1865, ma allo stesso modo nasce l’esigenza di prevedere delle legislazioni settoriali che potessero adeguarsi. Tale differenziazione si realizza in tre modi:
  • aumentando gli interventi infrastrutturali nelle aree meno sviluppate
  • introducendo procedure speciali (es. procedure di espropriazione per Napoli) → ci riferiamo al territorio di Napoli, con delle procedure di espropriazioni speciali tipiche del territorio della Campania!
  • istituendo organi speciali (es. provveditorati regionali per le opere pubbliche)
  1. politica dei lavori pubblici → si comincia a dare un forte impulso attraverso una forte politica attiva in materia di lavori pubblici. Infatti, sempre nell’ottica di garantire un maggiore sviluppo economico in tutte le aree del nascente Regno d’Italia, si assiste ad un incremento delle infrastrutture e al settore dei lavori pubblici. Il più importante investimento infrastrutturale riguarda, per es. la rete ferroviaria, in particolare vengono riscattate le concessioni ferroviarie e nel 190 5 viene istituita l’Azienda delle Ferrovie dello stato AFS. Si realizza quindi un investimento in un’infrastruttura gestita da un’impresa pubblica. Ovviamente uno sviluppo a livello infrastrutturale può consentire un forte sviluppo economico anche perché attraverso la creazione di infrastrutture si può consentire più facilmente il proliferare di nuove imprese e maggiore competitività con l’esterno! La politica dei lavori pubblici determina un aumento dei contratti stipulati con i privati, ai fini dell’esecuzione delle opere pubbliche, ciò comporta un’immissione di risorse pubbliche nell’economia privata! Si assiste ad una crescita infrastrutturale statale!
  1. imprese pubbliche → abbiamo già citato il 1863, vengono costituite numerose imprese pubbliche, quali:
  • azienda delle ferrovie dello stato
  • impresa per la telefonia interurbana
  • istituto nazionale delle assicurazioni
  • istituto nazionale del credito per la cooperazione
  • BNL 1913 (banca nazionale del lavoro)
  • consorzio per le sovvenzioni sui lavori industriali
  • consorzio di credito per le imprese pubbliche ➔ si assiste ad una crescita dell’intervento dello stato rispetto al periodo liberista, si comincia ad assistere ad un maggiore intervento dello stato nell’economia pubblica che opera non più come un soggetto esterno ma come un soggetto che inizialmente era colui che creava il mercato ma non lo disciplinava, con le codificazioni inizia a disciplinare il mercato ma rimane ancora fuori, mentre con la prima industrializzazione comincia ad intervenire anche come soggetto gestore diretto di imprese pubbliche, quindi ad intervenire in modo diretto/indiretto nell’economia! Stiamo vedendo la proliferazione di imprese pubbliche, che cosa sono? Definizione di impresa pubblica → sono dei soggetti che hanno una forma privatistica, in quanto sono costituiti a forma di impresa, come società, ma sono imprese in cui il capitale o patrimonio è conferito in tutto o in parte da uno o più soggetti pubblici, ossia dallo stato o altri enti pubblici. Quando una sola parte del capitale è conferita da soggetti pubblici, si parla di:
  • impresa pubblica in senso stretto se tale quota è maggioritaria o, quantomeno, consente il controllo dell’impresa
  • impresa mista se la quota pubblicistica non è maggioritaria (o comunque non consente il controllo dell’impresa) Il concetto di impresa pubblica presuppone un sistema economico in cui la proprietà dei mezzi di produzione è consentita ai privati (parliamo di enti privati, che svolgono un’attività produttiva, ma che sono controllati da soggetti pubblici in generale) Le numerose imprese pubbliche che vengono costituite interessano due settori:
  • servizi pubblici
  • telecomunicazioni/credito ➔ casi particolari a. Azienda delle ferrovie dello stato → istituito su proposta di Giolitti rappresentavano prima un servizio pubblico in gestione privata, ma nel 1905 lo stato riscatta le concessioni e assume direttamente il servizio pubblico, e ciò comporta: che i privati si sostituiscono ad una struttura pubblica e a più soggetti privati si sostituisce un unico imprenditore pubblico Per parte della dottrina questo processo prende il nome di nazionalizzazione (altri ritengono che si tratti di una riunificazione nella valutazione di interessi collettivi in capo ad un unico soggetto, una sorta di pubblicizzazione) b. Istituto nazionale delle assicurazioni → istituito su proposta di Giolitti, anche qui si ispira all’idea di industrializzazione della PA.

L’economia mista 1920 – 1950

Perché si parla di economia mista?

Comprende delle caratteristiche tipiche sia del sistema capitalistico con concetti legati ad una maggiore presenza ed influenza statale in ambito economico attraverso la politica economica. Il settore economico non è più solo privato, ma presenta la convivenza tra le attività economiche svolte dai privati e quelle svolte dallo Stato, per esempio:

  • i mezzi di produzione sono per lo più di proprietà privata, ma esistono anche imprese pubbliche
  • le imprese hanno la gestione della produzione, che però è condizionata dalle forze sociali e dagli interventi statali
  • lo stato fornisce determinati servizi (difesa, giustizia, sanità, istruzione, trasporti)
  • lo stato, per mezzo di organi particolari, svolge un intervento regolatore della vita economica per evitare le crisi economiche
  • le scelte economiche fondamentali delle imprese e delle famiglie sono libere
  • i prezzi sono definiti dal mercato a seconda della domanda e dell’offerta, ma lo Stato può intervenire per modificare i prezzi di certi beni (energia elettrica, gas, etc.) per renderli più o meno accessibili alla popolazione
  • la gestione delle imprese è caratterizzata dal rispetto di norme stabilite dallo Stato a tutela dei lavoratori, della sicurezza degli impianti ed a tutela dell’ambiente Questo periodo si caratterizza per tre tappe fondamentali :
  1. Nuova Codificazione del 1942 Viene abbandonata la distinzione tra Codice civile e codice di commercio e viene adottato il nuovo Codice civile del 1942. Differenza rispetto al previgente codice: concezione onnicomprensiva, disciplina generale dei rapporti tra Stato ed economia, “costituzione economica”, che contiene la disciplina degli istituti (proprietà/imprenditore) ma anche i principi che regolano le singole discipline di settore (es. materia edilizia, urbanistica, agricola, bancaria), poi regolate nel dettaglio dalle singole legislazioni di settore. Secondo alcuni Autori il codice rappresentava infatti una fonte superiore rispetto alle singole leggi speciali!
  1. Nuove forme di intervento statale, diretto/indiretto, dello Stato nell’economia Periodo caratterizzato da:
  • Riserva originaria in favore dello Stato (si sviluppa soprattutto il regime di monopolio)
  • Particolare regime delle autorizzazioni (estensione con passaggio a regime di accesso controllato) Sempre con il fine di escludere in qualche modo i privati dall’esercizio di attività produttive o quanto meno di regolamentare l’ingresso del privato nell’esercizio delle attività produttive, viene appunto creato un particolare regime di autorizzazioni, per cui molte attività imprenditoriali passano da un regime di accesso libero ad un regime di accesso controllato (all’entrata), quindi il soggetto privato per poter entrare, partecipare all’attività economica in alcuni settori deve richiedere un’autorizzazione allo stato. Non c’è più l’iniziativa economica assolutamente libera da ogni tipo di ostacolo e controllo da parte dell’ente pubblico, in modo tale che lo stato possa garantire questo controllo di base! Principali tappe:
  • 1923 imprese assicurative
  • 1926 commercio
  • 1926 e 1936 settore creditizio
  • 1929 apertura mercati generali per commercio all’ingrosso
  • commercio con l’estero
  • stabilimenti industriali Lo stato in questa prima fase tende anche a limitare il più possibile le autorizzazioni per avere meno concorrenza rispetto alle imprese private e gestire così i settori produttivi in via autonoma!

Lo stato del benessere (o stato sociale) Dalla metà agli anni 70 del XX secolo 1950 – 1970 Aspetti caratterizzanti:

  • approvazione Costituzione
  • Completamento del sistema delle partecipazioni statali e nazionalizzazione elettrica
  • stato finanziatore
  • stato pianificatore
  • stato del benessere
  1. Costituzione del 1948
  • Art. 42 proprietà
  • Art. 41 e 43 impresa ➔ proprietà e impresa non sono riconosciute come attributo necessario della persona, ossia come diritto inviolabile!
  1. Completamento del sistema delle partecipazioni statali e nazionalizzazione elettrica
  • 1953 → istituzione dell’ENI (ENTE NAZIONALE IDROCARBURI, pubblico economico con partecipazione in s.p.a.), per la gestione, in regime di esclusiva della ricerca e coltivazione dei giacimenti. All’Eni vengono poi affidate le partecipazioni azionarie statali nell’AGIP, nonché le attività dell’ente nazionale metano! (anni 50 oltre a IRI ed ENI, lo Stato aveva varie partecipazioni in società)
  • al fine di fare in modo che tali partecipazioni, dirette e indirette, divenissero strumento di azione statale si maturò l’idea di creare un centro di imputazione degli interessi pubblici nel settore → nasce così nel 1956 il Ministero per le partecipazioni statali!
  1. Stato finanziatore → il periodo in cui lo stato si fa anche stato finanziatore, subentrano una serie di misure che consentono allo stato di finanziare le imprese (come in caso di calamità naturale) Ci si chiede se gli ausili dello stato sono atti di liberalità? No! In quanto lo stato deve sempre perseguire un interesse pubblico!
  • anni 60/70 sviluppo di ausili pubblici ai privati
  • contributi a fondo perduto (erogati ex ante)
  • premi (erogati ex post)
  • credito agevolato (rapporto trilaterale)
  1. stato pianificatore → negli anni 60 si pone un dibattito su programmazione economica (Art. 41. 3 Cost.) questione, differenza tra pianificazione coercitiva e programmazione indicativa!
  • trasformazione del Ministero del bilancio in Ministero del Bilancio e della programmazione economica
  • Istituzione Comitato Interministeriale per la programmazione economica – CIPE