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Riassunto libro di Kakar, Appunti di Storia dell'India

Libro di Indologia per il corso 2017/2018 unimi di filosofia/lettere di Cinzia Pieruccini

Tipologia: Appunti

2017/2018

Caricato il 15/06/2018

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KAKAR
LA FAMIGLIA
La famiglia indiana non è “nucleare” come quella occidentale , ma “allargata”. Per famiglia allargata si
intende una famiglia comprendente , solitamente, madre e padre , fratelli e le moglie di questi. Infatti a
differenza di quella occidentale incetrata sulla coppia, la famiglia indiana ha come valori fondamentali la
fraternità e la lealtà filiale . La forza di questi valori valori è fuori discussione , tant’è che spesso sono
consentini rappori adulteri della moglie con il fratello minore del marito. La famiglia inoltre , in uno stato
senza ampi programmi governativi quanto a sicurezza sociale ( sussidi per la disoccupazione o sostegno per
gli anziani) , è l’ unica “assicurazione sulla vita” che un indiano possiede; capita infatti spesso che la
famiglia si trovi ad ospitare zii alla lontana rimasti disoccupati o sorelle rimaste vedove e , dunque senza
casa. Da queste considerazioni si può capire perchè la famiglia sia così determinante quanto a status e
riconoscimento sociale.
AUTORITA NELLA FAMIGLIA E NELLA SOCIETA’
La siocietà indiana come abbiamo detto è profondamente gerarchica e così anche il suo elemento inferiore ;
la famiglia. Già dai primi anni di vita infatti il bambino indiano deve imparare a rapportarsi con varie figure
autoritarie, che occupano rispetto a lui un grado gerarchico superiore, che vivono sotto il suo stesso tetto e
anche crescendo e cambiando la sua classe sociale davrà sempre gli stessi obblighi all’interno della famiglia
e occuperà la stessa posizione all’interno della gerarcghia familiare. Sebbene questi rapporti siano gerarchici
sono ugualmente caretterizati da un comportamento quasi materno del superiore , da rispetto filiale e
ubbidienza del subordinato , da un reciproco senso di estrema devozione. Nei libri indiani è sempre descritto
la figura autoritaria ideale (re , padre , guru) che si comporta sempre in maniera affettuosa cosicchè i sudditi
o ne anticipino i desideri o li accettino senza problemi, il comportamento opposto , quello di costringere ad
agire qualcuno per la paura di una punizione , può suscitare nel subordinato voglia di ribellione. Il leader
riceve ubbidienza perche si occupa dei bisogni della sua gente, e in cambioo offre approvazione e protezione.
Nell’ideale indiano il subordinato accetta la sua inferiorità e idealizza il passato del superiore conferendogli
un mana , per essere parte del superiore e della sua perfezione e delle sue gesta. I leader sia familiari che di
casta infatti assumono India un importanza emotiva molto importante e attraverso il carisma, qualità
fondamentale di un leader, riescono a non essere semplivemente ammirati come succede in occidente , ma
venerati. Questo non vuol dire che gli indiani siano privi di scetticismo nei confronti dell’autorità, anzi
quando questo accade si verifica in maniera estrema e solo nel momento in cui riconosce l’autorità le sue
facoltà critichre scompaiono completamente. Questo riconiscimento avviene involontariamente nei confronti
di leader familiari e di casta poichè avviene durante l’infanzia , mentre è volontario per quanto riguarda la
scelta di un Guru (guaritore), in momenti di crisi o di sofferenza personale. A quanto pare i rapporti di
autorità familiare fungono da modello per il funzionamento di molte organizzazioni aziendali, scolastiche,
politiche e scientifiche. Si può constatare infatti la predilizione per un leader autocratico ma non autoritario,
simile al karta , il capo paternalistico della famiglia estesa , severo ed esigente ma materno e pte il leader si
premuroso al tempo stesso. Da una parte il leader si preoccupa del benessere dei suoi subordinati, dall’altra
questi ultimi idelizzano la figura del loro superiore come incarnazione di tutte le virtù e modello a cui
ispirarsi. Nel lavoro in uin azienza infatti la forte stimi verso i dirigenti più anziani e il tentativo di emularli
riesce a migliorare il loro rendimento in campo lavorativo ma al tempo stesso la forte gerarchicità della
società indiana fa si che esitsta scarso lavoro di gruppo poichè è assai difficile l’aggregazione tra uomini di
caste diverse ; situazione aggravata dal fatto che difficilmente gli indiani riescano a dare un feedback
negativo, a dire un “no” a richieste che non sono in grado di soddisfare non solo per non ammettere la
propria ignoranza ma per non incrinare in maniera negativa il legame con il collega. Il leader deve dunque
circondarsi di persone di fiducia e non concedere favoritismi a nessuno per non crear danno all’ istituzione.
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KAKAR

LA FAMIGLIA

La famiglia indiana non è “nucleare” come quella occidentale , ma “ allargata ”. Per famiglia allargata si intende una famiglia comprendente , solitamente, madre e padre , fratelli e le moglie di questi. Infatti a differenza di quella occidentale incetrata sulla coppia, la famiglia indiana ha come valori fondamentali la fraternità e la lealtà filiale. La forza di questi valori valori è fuori discussione , tant’è che spesso sono consentini rappori adulteri della moglie con il fratello minore del marito. La famiglia inoltre , in uno stato senza ampi programmi governativi quanto a sicurezza sociale ( sussidi per la disoccupazione o sostegno per gli anziani) , è l’ unica “assicurazione sulla vita” che un indiano possiede; capita infatti spesso che la famiglia si trovi ad ospitare zii alla lontana rimasti disoccupati o sorelle rimaste vedove e , dunque senza casa. Da queste considerazioni si può capire perchè la famiglia sia così determinante quanto a status e riconoscimento sociale.

AUTORITA’ NELLA FAMIGLIA E NELLA SOCIETA’

La siocietà indiana come abbiamo detto è profondamente gerarchica e così anche il suo elemento inferiore ; la famiglia. Già dai primi anni di vita infatti il bambino indiano deve imparare a rapportarsi con varie figure autoritarie, che occupano rispetto a lui un grado gerarchico superiore, che vivono sotto il suo stesso tetto e anche crescendo e cambiando la sua classe sociale davrà sempre gli stessi obblighi all’interno della famiglia e occuperà la stessa posizione all’interno della gerarcghia familiare. Sebbene questi rapporti siano gerarchici sono ugualmente caretterizati da un comportamento quasi materno del superiore , da rispetto filiale e ubbidienza del subordinato , da un reciproco senso di estrema devozione. Nei libri indiani è sempre descritto la figura autoritaria ideale (re , padre , guru) che si comporta sempre in maniera affettuosa cosicchè i sudditi o ne anticipino i desideri o li accettino senza problemi, il comportamento opposto , quello di costringere ad agire qualcuno per la paura di una punizione , può suscitare nel subordinato voglia di ribellione. Il leader riceve ubbidienza perche si occupa dei bisogni della sua gente, e in cambioo offre approvazione e protezione. Nell’ideale indiano il subordinato accetta la sua inferiorità e idealizza il passato del superiore conferendogli un mana , per essere parte del superiore e della sua perfezione e delle sue gesta. I leader sia familiari che di casta infatti assumono India un importanza emotiva molto importante e attraverso il carisma, qualità fondamentale di un leader, riescono a non essere semplivemente ammirati come succede in occidente , ma venerati. Questo non vuol dire che gli indiani siano privi di scetticismo nei confronti dell’autorità, anzi quando questo accade si verifica in maniera estrema e solo nel momento in cui riconosce l’autorità le sue facoltà critichre scompaiono completamente. Questo riconiscimento avviene involontariamente nei confronti di leader familiari e di casta poichè avviene durante l’infanzia , mentre è volontario per quanto riguarda la scelta di un Guru (guaritore), in momenti di crisi o di sofferenza personale. A quanto pare i rapporti di autorità familiare fungono da modello per il funzionamento di molte organizzazioni aziendali, scolastiche, politiche e scientifiche. Si può constatare infatti la predilizione per un leader autocratico ma non autoritario, simile al karta , il capo paternalistico della famiglia estesa , severo ed esigente ma materno e pte il leader si premuroso al tempo stesso. Da una parte il leader si preoccupa del benessere dei suoi subordinati, dall’altra questi ultimi idelizzano la figura del loro superiore come incarnazione di tutte le virtù e modello a cui ispirarsi. Nel lavoro in uin azienza infatti la forte stimi verso i dirigenti più anziani e il tentativo di emularli riesce a migliorare il loro rendimento in campo lavorativo ma al tempo stesso la forte gerarchicità della società indiana fa si che esitsta scarso lavoro di gruppo poichè è assai difficile l’aggregazione tra uomini di caste diverse ; situazione aggravata dal fatto che difficilmente gli indiani riescano a dare un feedback negativo, a dire un “no” a richieste che non sono in grado di soddisfare non solo per non ammettere la propria ignoranza ma per non incrinare in maniera negativa il legame con il collega. Il leader deve dunque circondarsi di persone di fiducia e non concedere favoritismi a nessuno per non crear danno all’ istituzione.

LA CULTURA INDIANA E IL COMANDO

L’ India detiene in assoluto il primato di “distanza dal potere”, cioè quando la massa è tenuta lontana dalla ricchezza, dal potere e dal prestigio. L’India si distingue anche per “orientamento umanitario” , quando la gente è affettuosa , gentile, altruista. L’unione di queste due carattteristiche produce il leader autocratico ma non autoritario , di cui abbiamo parlato precedentemente. L’ asia meridionale detiene anche il primato per quanto riguarda il “collettivismo di gruppo” , cioè la lealtà verso piccoli gruppi come la famiglia o una cerchia di amici. Delle ricerche dimostrano che i più giovani manager indiani iniziano a desiderare una riduzione della distanza dal potere tra capo e sottoposti. Non a caso questo cambiamento coincide con quello che sta avvenendo nel rapporto padre-figlio: nell’india tradizionale infatti il padre indiano è sempre descritto come distante soprattutto nei primi anni di vita ; questo avviene poichè il padre non può occuparsi troppo di unn unico figlio perchè come abbiamo detto non deve fare favoritismi nei confronti di nessuno, in secondo luogo perchè secondo la tradizione non è compito del padre svolgere questo ruolo. Negli ultimi anni invece la figura paterna è spesso coinvolta nell’ educazione del figlio attenuando non solo l’eccessiva intrnsità del legame madre- figlio ma ponendo anche le basi per un rapporto meno gerarchico e più personale e affettuoso.

L’ESPERIENZA INTERIORE DELLA CASTA

Sebbene c asta derivi dal portoghese e significhi “razza”, “discendenza”, questa parola è entrata a far parte dell’inglese per delineare la segmentazione orizzontale della società indiana. Questo termini in effetti si riferisce a due istituzioni : il varna e lo jati.

IL VARNA = “colore” , è la antica distinzione in classi che si incontra nei Veda e nei primi testi Induisti.

-sacerdoti (brahamini) , guerrieri, commercianti, servitori

LO JATI= moderna divisione in classi e rispecchia in maniera molto semplice i vari rapporti nella società indiana. Lordine gerarchico non è statico ma cambia in base al luogo ed costituito da più di tremila caste. Fondamentalmente lo jati è un gruppo sociale alla quale un individuo appartiene per nascita e un membro dello jati svolgerà il lavoro tradizionale della casta e sposerà una donna appartenente alla medesima casta. Anche l’amicizia sarà , quasi in tutti i casi, più stretta con un membro della stessa casta mentre i rapporti intercastalisarnno sempre più formali e controllati. Il bambino indiano trova così identità dapprima nella famiglia , e una volta ampliate le sue conoscenze si identifica nella propria casta. Il dharma ( le regole) della propria casta definiscono la giusta azione dell’individuo , facendolo sentire buono e amato qundo le rispetta e colpevole quando le infrange. La gerarchia si basa sullla “purezza contro contaminazione”: infatti una casta è superiore se il suo modo di vivere è considerato puro, mentre inferiore se considerato contaminato. La casta più pura è quella del brahamino mentre quella più contaminata quella del dalit, letteralmente “oppresso”. Per determinare la purezza di una casta, dieta e mestiere giocano un ruolo determinante; ad esempio i lavori che mettono l’uomo a contatto con la morte o con sostanze organiche (netturbino, lavandaio, barbiere, ecc.) tendono ad essere riservati alle caste più contaminate. Questo radicale sistema castale fa si che la società indiana si configuri come uno assemblamento di uomini che “si inchinano per i calci che ricevono, e contemporaneamente danno calci a chi è inferiore a loro , senza pensare di ribellarsi ai primi o trattenersi dai secondi”

La gerarchia delle caste non è un fenomeno esclusivamnete indù, si è infatti osservato che nessun movimento religioso che si sia opposto al sistema castale sia effettivamnte durato a lungo ed ha lasciato la sua impronta anche in religioni dichiaratamente egualitarie quali islamismo, cristianesimo e sikhismo. E’ comune infatti nello stato di Goa , chiamare “brahamino cattolico” un alto esponente della comunità cristiana o ad esempio che i musulmani nobili, discendenti dei turchi, dei fenici e degli arabi stabilitisi in India nell’arco degli 800 anni di dominazione musulmana discriminino la grande maggioranza della ”base”, i cui progenitori erano indigeni di casta bassa poi covertiti. Il fatto che durante le dominazioni straniere quali quella musulmana e

considerarsi consumatore di cibi proibiti, tra cui la carne bovina , che lo proietterebbero nelle caste più bassa, dall’altro è degno di ammirazione per il colore della sua pelle e dunque per la sua desiderabilità.

LA CASTA E LA CLASSE MEDIA

Il sistema castale ha subito attacchi negli ultimi anni da vari riformatori tra cui quelle del già sopracitato Gandhi. L’attacco riformista ha sicuramente allentato la presa su alcuni aspetti delle caste nella mente della classe media urbane. L’emancipazione dell’individuo dalle pretese delle caste è stato un processo lungo e tortuoso e ancora non è compiuto. Quello che però si può constatare è però che un numero sempre maggiore di professionisti si sente libera di respingere le richieste fatte in nome della casta a cui appartengono. Lo stesso non accade però con gli obblighi che l’idividuo ha nei confronti del gruppo familiare, a cui non può sottrarsi pur trovandoli pesanti. Naturalmente anche nell’indiano della classe media urbana ci sono retaggi castali che permangono ma i rifiuti più comuni sono quelli all’imposizione della carriera, di fatti la preuccupazione principale per i genitori è che tutti i figli frequentino scuole e università per avere una carriera di successo nell’ economia

LE DONNE INDIANE: TRADIZIONE E MODERNITA’

L’India era e continua ad essere una società fortemente patriarcale nella quale la donna vive in una condizione di inferiorità e debolezza. Ma se confrontiamo la figura della donna indiana con un altra in una società patriarcale emergono mille sfumature inaspettate. Per esempio in India la casta batte sempre il genere, nel senso che una donna brahaminica avrà sempre più potere e rispetto che un uomo appartenente a una casta più bassa e la presenza di importanti divinità femminili nella religione indiana associa alla figura patriarcale dell’uomo sentimenti come paura , soggezzione , desiderio e resa, cose non comuni in altre società patriarcali. Dall’interazione tra gli antichi valori del patriarcato e l’incotro del mondo indiano con quello occidentale nasce la donna moderna indiana della classe media urbanizzata. Infatti nell’attuale società indiana le differenze tra uomo e donna sono di gran lunga inferiori a quelle di casta, di lingua di religione e di provenienza.

E’ FEMMINA

Per apprezzare ancor di più l’entità del cambiamento che ha avuto il ruolo della donna indiana nella classe media , bisogna spostare l’attenzione sulla predilizione che ha un qualsiasi genitore sul sesso del figlio, ovvero maschile. Questa è una cosa che probabilmente segna l’esistenza infantile di una bambina indiana che fin dalla nascita deve convivere col fatto che la sua nascita ha portato meno gioia di quanto l’avrebbe portata un figlio maschio. La predilizione per i figli maschi è molto antica, già nei Veda si possono trovare preghiere che supplicano che ai figli maschi succeda una prole dello stesso sesso. Nel Rigveda ad esempio si trovano canti inneggianti preghiere per figli e nipoti, in alcuni casi per le mogli , ma mai per le figlie. La nascita di un figlio è accompagnata da festa , suonate di tamburo o soffi nelle cochiglie mentre alla nascita di una figlia non c’è mai alcun festeggiamento. Un detto del bangladesh esprime l’idea a pieno: “Persino il piscio di un figlio maschio porta denaro, le donne vadano pure all’inferno”. In alcuni parti del paese però questo cambia, ad esempio può capitare che una primogenita di sesso femminile , seppur non gradita quanto un figlio maschio , sia considerata di buon auspicio e la nascita di una figlia dopo una buona serie di figli maschi sarà quasi sempre bene accolta, seppur la nascita di una seconda o terza figlia tende ad essere un evento da considerarsi sfortunato. Solo a nordest e sudovest dell’India, dove la tradizione è di tipo matrilineare, ossia che lo sposo dopo il matrimonio va ad abitare nella casa dei genitori della moglie, la nascita di una ragazza è un evento sempre gradito. Alle ragioni puramente patriarcali per la preferenza di un figlio maschio, come la continuazione del nome di famiglia, vanno affiancate le ragioni economiche e religiose: una figlia rappresenta infatti solamente una spesa per la famiglia , poichè non porterà alcun guadagno e una volta sposatasi, porterà con sè parte del patrimonio familiare (dote ); un figlio è necessario per la celebrazione di alcuni rituali sacri, sopratutto quelli funebri, indispensabili per il benessere delle anime dei genitori defunti.

Neanche l’ascesa della classe media è riuscita a scalfire la preferenza per un figlio maschio e la sproporzione in alcune città tra uomini e donne suggerisce come l’aborto di feti femminili sia diffuso.

LA DISCRIMINAZIONE DELLA RAGAZZA NUBILE

La preferenza per un figlio maschio si traduce in un trattamneto diverso riservato nelle case dalla famiglia. La discriminazione delle bambine è anche constatabile da diversi dati statistici, il peggiore dei quali , la loro “assenza” dagli ultimi censimenti. Infatti insieme all’intoccabilità , l’aborto selettivo dei feti femminili e l’ infanticidio, spesso per mano dell’ ostetrica , sono una delle macchie più vergognose della società indiana. Infatti le statistiche dicono che in India vi è il più alto tasso di mortalità infantile femminile, questo accade per la poca attenzione che i genitori vi risirvano e per lo scarso nutrimento che offrono loro. E per lo scarso accesso cheè riservato loro all’ istruzione e alle cure sanitarie. Alla luce di questi dati oggettivi c’è da dire che le donne indiane soggettivamente non si sentono discriminate rispetto all’uomo. Questo perchè questa discriminazione non si ripercuote sulla psiche delle ragazze indiane poichè la diffusa svalutazione delle donne si traduce in un diffuso senso di amarezza e di indegnità nelle stesse donne. Questa bassa autostima inoltre fa si che non abbiano una loro sfera privata, indipendenza economica o un loro lavoro, nessun luogo o settore di controllo , nessuno spazio vitale separato dagli uomini. Solitamente la bambina indiana stringi un rapporto empatico importante sopratutto con la madre e man mano , crescendo è possibile che un membro della famiglia allargata inizi a provare grande ammirazione per lei ( se è figlia unica queste possibilità sono infinitamente maggiori ). Ogni donna nasce in una famiglia con una comunità femminili già ben definita. Seppur questo non abbia a che fare con la solidarietà e la simpatia, esse offrono alla nuova arrivata l’opportunità di imparare, l’opportunità di essere produttiva e vitale. Nellle famiglie della classe media urbana le discriminazioni sono nettamente inferiori, sopratutto dal punto di vista dell’istruzione. In questo modo, con una laurea, la figlia potrà contrinuire al reddito familiare e in una condizione di autonomia nel caso in cui questo legame si sciogliesse.

L’INGRESSO ALLA PUBERTA’

La tarda infanzia segna l’inizio ufficiale dell’addestramento per diventare una donne: da questo momento le verranno inculcati i modelli della tradizione. Questo avviene sia nella ragazza tradizionale rurale sia in quella della classe media urbana, infatti con l’ ingresso nella pubertà , la ragazzza impara le virtù che la accompagneranno per tutta la vita, ossia la sottomissione e la docilità nella casa del marito e che il suo scopo nella vita sarà solamente quello di piacere allo sposo e ai suoceri. Questo messaggio però nella classe media è sovvertito dalla modernità che spinge la donna verso la conquista dell’ istruzione, della parità e di una relativa indipendenza. La pubertà inoltre è un momento dove le preferenze al figlio maschio iniziano a divenire evidenti, sopratutto per quanto rigurda le limitazioni d ovimento poste alla ragazza in questo periodo. Nell’ india tradizionale è vietato giocare con i maschi e ci sono vari divieti sui vestiti che possono indossare. Tutto questo non è che ujn enfatizzazione del fatto che il corpo dellla donna sta “fiorendo” ed ora in grado di svolgere quei compiti considerati importantissimi nel ciclo vitale di una donna: procreazione e maternità. Ma se da un lato la fertilità della figlia rappresenta un vanto per la famiglia dall’ altro è un rischio per il trasporto sessuale che ne consegue che può disonorare la famiglia. In generale dunque le vengono proibiti tutti quegli atteggiamneti che suggerisco il trasporto sessuale , rappresentato dalla prostituta , dalla cortigiana e dala danzatrice. Nella classse media queste limitazioni sono ridimensionate , ma non assenti. Ciò che filtra è che la ragazza deve stare lontana dai ragazzi e dagli uomini per proteggere cosi la sua “purezza” e di conseguenza , l’onore della famiglia. Tramite alcuni escamotage le si fa capire che essendo giovane una donna è vulnerabile e incapace di resistere alle avance degli uomini o alle sue sollecitazioni sessuali e ormonali. Da tutto questo emerge un altro dato sconcertante: il poco tempo che la figlia passa con il padre. Infatti nei pochi stati dove si usa condividere il pasto insieme , questo diventa l’unico momento in cui padre e figlia vengono in contatto. Dunque la vita di una giovane donna è molto dura poichè viene trattata come un ospite bene accettata che molto presto lascerà la casa per sposarsi e che trova l’unico barlume di luce da questa solitudine grazie al rapporto con la madre , che attraverso lei rivive la sua pubertà,

maturità. La castità forzata a cui devono attenersi i giovani sposi in gioventù, favorisce così l’ innamoramento, anche grazie alla pressione ormonale che provano.

LA CASA E IL MONDO

Da dopo il 1940 un numero significativo di donne, di casta alta e istruite , ha iniziatoa lavorare fuori casa , cosa che sarebbe stata impensabile prima di quel momento. Questo processo si è poi velocizzato a partire dagli anni 70’ per due ragioni: la prima è la nuova visione sull’istruzione femmminile che può permettere loro di trovare un lavoro socialmente rispettabile , la seconda ragione ha a che vedere con le crescenti necessità finanziarie delle famiglie appartenenti alla classe media che di conseguenza accettano di buon grado il contributo al reddito familiare delle donne. La maggior parte di queste svolge un lavoro d’ufficio o di insegnamento, medicina e ricerca. Le donne con un lavooro si rendono conto di come rispetto alle madri il lavoro abbia aumentato il loro status sociale,la loro autostima, libertà di movimento, sicurezza e indipendenza. La mentalità della donna della classe media è ancora influenzata dalla tradizione, come si vede dal fatto che essa giudichi i doveri domestici e materni come parte centrale della propria indentità e come scopo principale della propria esistenza. Infatti i successi , soprattutto scolastici, dei figli rappresentano ancora le più grandi soddisfazioni per una madre e di comferma del suo buon operato come madre. In un modo o nell’altro è la donna indiana della classe media che sta lentamente cambiando la famiglia indiana dal momento che sta riuscendo a dare sempre più importanza alla coppia coniugale, che contrappone la sua intimità con il gruppo più grande composto dalla famiglia alllargata. Questa intimità che è implicitamente provocatoria attira la riprovazione di chi si vede come rappresentante dell’ordine familiare ee suscita sensi di colpa negli stessi componenti della coppia che considerano allettante l’idea di sciogliere il legame con il gruppo familiare per porre fine a questo senso di inquietudine, come molti componenti della classe media stanno facendo.

LA SESSUALITA’

IL SESSO NELL’ANTICA INDIA

Il discorso sulla sessualità indiana non può che iniziare dal kamasutra, trattato indiano sull’arte di vivere : come trovare un compagno, mantenere il potere nel matrimonio, commettere adulterio, usare droghe, vivere da cortigiana, quali posizioni usare durante il rapporto sessuale. Il kamasutra può essere visto come un conflitto tra il piacere erotico e la volgare esplicitazione del desiderio sessuale e contro una visione del sesso esclusivamente riproduttiva. A partire dal 19esimo secolo i primitraduttori si schierarono dalla parte del piacere sessuale in una societàin cui la morale cristiana imperante cercava di subordinarlo. Per loro il kamasutra era il prodotto di un luogo e di un popolo che aveva elevato la ricerca del piacere sessuale alla ricerca religiosa. In India invece Vatsyayana e altri teorici indiani del sesso possono essere considerati i portabandiera del piacere sessuale in un’epoca in cui l’influenza dell’austera visione della vita buddhista , che identificava l’amore con Mara (morte, distruzione) era ancora forte. L’India inoltre era anche erede della visione del mondo tipica dei poemi epici del Ramanaya e del Maharabhata, in cui l’amore sessuale è considerato come una mera questione di desiderio e soddisfacimento di esso, soprattutto per l’uomo che considerava la donna come strumento di piacere, una semplice necessità fisiologica tra tante e dove il matrimonio è inteso solamente come atto sociale e religioso, dove l’obbligo della castità era imposta soprattutto alla moglie, mentre ben pochi limiti erano posti al marito. Accanto al recupero del piacere erotico, contro la morale della fertilità e della riproduzione, il kamasutra si pone anche lo scopo di trovare un’oasi per il lato erotico dell’amore , lontano dall’efferatezza del desiderio sessuale sfrenato, il cui intento è palesemente lussurioso, un modo imperioso e precipitoso di ottenere soddisfazione sessuale. Esempio di ciò sono le fantasie sessuali dell’ uomo che sono spesso tite di violenza nei confronti della donna, che rappresenta un elemento di virilità. Il desiderio sessuale, nella quale convivono bramosia e violenza del corpo, eccitazione dell’orgasmo ed esultanza del possesso, può dunque sopraffare il piacere sessuale. Il

kamasutra sostiene invece che il piacere deve essere coltivato e che nel regno del sesso la natura richiede anche un po’ di cultura ( 64 arti da imparare ).

LE DONNE NEL KAMASUTRA

Un altro aspetto del kamasutra è la scoperta della donna come individuo con piena partecipazione al piacere sessuale. Il testo riflette sul piacere che essa trae dal rapporto sessuale e lo incoraggia. 2 delle 7 parti del libro riguardano le donne, la 4 le mogli e la 6 le prostitute. Il testo riconosce infatti che una donna che vive il sesso in maniera attiva donerà maggior piacere all’uomo. La parte 3 del libro parla all’uomo della delicatezza necessaria affinchè una giovane superi le proprie paure ed inibizioni vaginali; il piacere erotico esige che l’uomo soddisfi la compagna con la raccomandazione di non avvicinarsi alla donna per le prime tre notti di matrimonio affinchè utilizzi questo tempo per comprenderne i sentimenti , conquistarne la fiducia e suscitare in lei l’amore. Vatsyayana fa un passo importantissimo dunque nella storia della sessualità indiana, introducendo l’amore nel sesso e spinge persino all’idea radicale che lo scopo ultimo del matrimonio sia sviluppare l’amore e che il legame affettivo sia la forma più alta di matrimonio. In una società conservativa e patriarcale , il kamasutra si fa anche difensore dei diritti sulle donne anche sotto altri aspetti. Vatsayayana infatti, in un epoca dove per le donne il divorzio dal marito era considerato un sacrilegio, ammette questa possibilità dicendo che una donna , qualora smetta di amare il marito è libera di odiarlo e di accasarsi con un altro uomo e si dimostra altrettanto sovversivo quando mostra alle prostitute il modo di liberarsi di un uomo nel momento in cui non lo vogliano più e riconsidera addirittura l’adulterio femminile.

L’AMORE AI TEMPI DEL KAMASUTRA

L’amore romantico mostrato nel kamasutra non è del genere romantico che conosciamo oggi ma la tenerezza e l’affetto sono ancora al servizio del desiderio sessuale. La nascita letteraria dell’amore romantico è ancora lontana. Ciò che distingue l’amore romantico da quello erotico del kamasutra è il desiderio, che presuppone che un tipo speciale di identificazione nella persona amata che sia almeno uguale alla propria e richiede un’ idealizzazione che fa apparire l’amato come un essere superiore. Il desiderio erotico aspira a sopraffare il proprio oggetto, mentre quello romantico vorrebbe che lui o lei fosse indistruttibile; il desiderio romantico conferisce stabilità al desiderio sessuale. Permeabilità , resa , identificazione e idealizzazione non fanno parte dell’amore erotico descritto nel kamasutra e più in generale della poesia sanscrita. Di fatti nei versi delle poesie sanscrite si può osservare come la donna non sia descritta come un faro per l’anima ma piuttosto come una fonte di eccitazione e piacere. Questo tipo di amore voluttuoso descritto dalle poesie sanscrite, all’occhio di molti poeti moderni abituati all’amore tipicamente romantico che dal 1800’ si è affermato nella tradizione occidentale, pare incompleto perchè delizia i sensi ma non tocca il cuore e per questi diventa difficile anche immedesimarsi nei personaggi tipicamente impersonali della poesia erotica indiana. Infatti i personaggi non sono mai un uomo o una donna in particolare, ma rappresentano delle entità indefinite dotati di caratterestiche idealizzate come belleza e gioventù. Nel kamasutra dunque l’amore erotico è vivace e voluminoso mentre quello romantico dagli innamorati è vissuto come triste e greve. Infatti al suo apice il desiderio sessuale perde la supremazia: il sesso diventa veicolo del desiderio di fusione delle anime dei due innamorati, ma una volta presa coscienza dell’impossibilità di ciò e dunque delle proprie incongiungibili individualità inizia la così detta tragedia del piacere romantico che causa angoscia e tormento. L’amore descritto nel kamasutra è dunque equilibrio tra senso di possesso derivante dal desiderio sessuale e tenerezza frutto dell’amore romantico, tra disordine dell’istintualità e forze morali dell’ordine, tra imperativi della natura e tentativo di civilizzazione della società: è la ricerca dell’armonia tra tutte le forze che compongono la sessualità.

LA SESSUALITA’ NEI TEMPLI E NELLA LETTERATURA DELL’INDIA MEDIOVALE

Dalle testimonianze sembra che tra il bacino di lettori a cui il Kamasutra era destinato vi fosse poca repressione sessuale. Questi dovevano conciliare le richieste della sessualità a quelle della religione , ma spesso in caso di conflitto tra le parti si giungeva ad un accomodamento piuttosto che a una repressione. La

tantra, in cui lo studente viene istruito a prendere parte all’atto sessuale senza eiaculare, un sesso assolutamente privo di passione.

LE VERGINI E GLI ALTRI

Spesso capita che la sessualità sfugge di mano ai guardiani della morale e coloro che più spesso infrangono il divieto sono i giovani ( il 20/30 per cento ). La maggiore incidinza di attività sessuali tra gli uomini sono dovuti a rapporti non solo con la partner ma anche con cortigiane e prostituti e rapporti adulteri. Una ragazza tende ad avere molta riservatezza riguardo la sua sessualità poichè anche solo l’accenno di un amicizia con un ragazzo può rovinare la sua reputazione e quella della sua famiglia. Se l’ascetismo pone freno alla sessualità maschile , la castità prima del matrimonio è l’elemento che più frena la donna e le ragazze che mostrano anche il minimo interesse non solo rischiano la reputazione ma anche molestie. Di conseguenza le famiglie limitano al minimo i contatti della figlia con altri ragazzi in modo da non sminuire il suo valore nel mercato matrimoniale con l’assoluto divieto di avere un fidanzato prima del matrimonio. Non c’è dunque da meravigliarsi se una donna ammette di avere avuto il suo primo contatto sessuale con un componente della famiglia allargata, spesso questi contatti non raggiungono la penetrazione ma causano alla ragazza sofferenza per il resto della loro vita in quanto spesso si tratta di abusi. Questa repressione di norma causa vergogna alle donne anche solamente nel parlare di questioni sessuali o a guardare scene di sesso esplicito in telivisione. Nell’ India urbana le cose stanno lentamente cambiando , le donne iniziano ad indossere vestiti che ne sottolineano le forme, a curare e ornamentare il proprio corpo. Questa consapevolezza del proprio corpo però si ferma ai genitali, che la maggior parte delle ragazze indiane non sa neanche come chiamare. E’ chiaro che da questa cappa di silenzio imposta socialmente ne derivi un ignoranza sessuale spropositata.

LA SESSUALITA’ NEL MATRIMONIO

Le donne portano il peso della colpa in relazione al corpo , socialmente percepito dall’uomo come una tentazione da evitare poichè lo svuota di energia. Per un uomo diventa difficile abbandonarsi al trasporto sessuale dal momento che la maggior parte dei proverbi indiani parla della presunta infedeltà della moglie. Molti uomini hanno interiorizzato in una maniera tale questi proverbi in modo da esaltare la gelosia fino quasi a uno stato di paranoia. Le donne non possono neanche proporre al marito di prendere preucazioni contro una gravidanza indesiderata senza essere accusate di meditare un adulterio. Da un lato questa gelosia può alimentare il desiderio di possesso e di conseguenza quello sessuale ma generalmente questa sfocia in atteggiamenti violenti che tendono a minare l’erotismo. Molte donne indiane hanno dichiarato che la loro sessualità neel matrimonio assume contoorni di brutalità e ostilità più che di affetto e tenerezza e la maggior parte di loro lo trova disgustoso o doloroso e nessuna di loro si spoglia durante l’atto poichè è considerata una cosa vergognosa. Tutto ciò driva ancora dal pensiero secondo il quale l’atto sessuale sia solo ed esclusivamnete una prerogativa dell’ uomo tanto da esser definito kaam (lavoro), il rapporto sessuale si traduce dunque solamente in uno scambio di relazioni contrattuali profondamente impersonali. D’altro canto le pretese coniugali degli indiani si allontano di molto da quello del soddisfacimento romantico e erotico del matrimonio occidentale, si tratta di un desiderio molto più tranquillo che spesso si esaurisce riducendo le donne ad automi che svolgono unicamente la funzione materna.

UN’OMBRA SULLA SESSUALITA’ MASCHILE

Un tema ricorrente della sessualità maschile è il legame molto stretto tra madre-figlio. L’uomo tende a consideraare la madre come assolutamente buona