1.5 LA POESIA LIRICA: SAFFO La tradizione fa risalire al VII secolo a.C. una forma poetica definita "lirica", comprendenté diversi generi.Con il ter- mine "lirica" gli antichi designavano in senso tecnico la poesia cantata con l'accompagnamento musicale della lira o di altri strumenti a corde. I poeti lirici creavano componimenti per singole occasioni, quindi la loro perfor- mance era legata a contesti specifici. Non sappiamo se nel comporre si ser- vissero della scrittura, ma di certo l'esecuzione era orale. I luoghi privilegiati di questa attività poetica erano due: l'eteria maschile, un'associazione di cit- Atadini con scopo militare o professionale, e il tiaso femminile, un circolo di giovani che venivano educate e iniziate alla vita adulta da donne più anziane. Il tiaso più famoso sorgeva nell'isola di Lesbo, nella parte nord-orientale del Mare Egeo. La sua fama è legata al nome di una poetessa chamata Saf- fo, della cui opera ci rimangono 170 frammenti.Saffo nasce a Mitilene, la capitale dell'isola, nella seconda metà del VII secolo a.C. La Suda, un'ampia enciclopedia redatta intorno al X secolo d.C., parla di lei come maestra (in greco didaskalos) in un tiaso. Un altro tiaso importante era quello di Gorgo, a Sparta. 1.6 IL TİASO: UN LUOGO DI APPRENDIMENTO DEL SAPERE PER INI- ZIAZIONE Che cosa è un tiaso? In modo semplice, potremmo definirlo una sorta di "collegio per ragazze di buona famiglia". Ma il tìaso, come giu- stamente nota Eva Cantarella (storica, n. 1936), era qualcosa di più articolato e complesso:i tiasi erano «gruppi che avevano divinità e cerimonie proprie, nei quali le ragazze, prima del matrimonio, vivevano in comunità un'esperienza globale di vita». Un'esperienza comunitaria in cui si praticavano la danza collettiva, la musica stru- mentale e il canto, e la vita era scandita da feste e cerimonie religiose. Questo tipo di educazione ha i caratteri propri dei riti di passaggio.In generale, per "rito di passaggio" si intende un processo a tappe che sancisce la transizione del soggetto da uno status a un altro; i riti di passaggio segnano l'ingresso in un determinato ambito della comunità e, contemporaneamente, in una diversa fase della vita (un rito di passaggio è per esempio quello che permette a un profano di entrare a fare parte di una confraternita religiosa). In questo modo non solo si diviene partecipi di un gruppo sociale, ma si prende co- scienza del proprio ruolo e della propria posizione all'interno di esso. I riti di passaggio hanno non solo un effetto sociale ma anche psicologico perché consentono di accedere a una nuova dimensione di sé favorendo un rinnovamento della propria identità: in questo senso sono chiamati anche riti di iniziazione. All'interno del tiaso le ragazze vivevano il passaggio dall'infanzia all'a- dolescenza e, protette da Artemide, la dea della verginità, attraverso vari rituali e apprendimenti si preparavano al matrimonio, quindi al futuro sta-tus di mogli e poi madri. La relazione di discepolato tra Saffo e le sue allieve era educativa, culturale e sensuale: le ragazze, iniziate ai doni di Afrodite, la dea dell'amore erotico, frequentavano il tiaso fino alla celebrazione del matrimonio. In questo periodo di convivenza si creavano relazioni amicali, affettuose e omosessuali. I componimenti di Saffo sono per lo più monodici, cioè venivano cantati da una sola persona con l'accompa- gnamento della cetra; ma Saffo fu autrice anche di liriche corali, cioè eseguite da un coro.I componimenti monodici erano destinati ai riti e alla vita all'interno del tiaso. Sono principalmente d'amore, indirizzati spesso a una sola ragazza, quella di volta in volta amata - Gongila, Attide o Anactoria -, e accompagnano i vari momenti della vita del gruppo: le feste, le danze, le preghiere alla dea protettrice, le gelosie, il momento della partenza di una ragazza dal tiaso, Saffo cantava i poteri di Afrodite, invitando le ragazze ad avvicinarvisi, e impartiva un'educazione fondata sui valori e sui saperi che la società aristocratica richie- deva a una donna: canto, musica, danza, raffinatezza e grazia, intesa come fascino e bellezza insieme. La tradizione tramanda a suo nome anche frammenti di componimenti co- rali chiamati epitalami, termine che etimologicamente significa "nei pressi del letto nuziale"; venivano infatti eseguiti in occasione dei matrimoni, quindi per un vasto pubblico, durante il corteo che conduceva la sposa alla casa dello sposo.Il tiaso era quindi un luogo: religioso, incentrato di volta in volta sul culto di una divinità; culturale, dove veniva impartito l'insegnamento delle disci-pline artistiche; pedagogico, dove le giovani allieve venivano preparate al - matrimonio e alla vita adulta.