
URGENTE!Potreste aiutarmi?(40 punti al migliore)
NON USATE L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE,deve essere un testo che si capisce che è stato fatto con l’intelligenza umana (critico,profondo,sincero,etc …),anche perché ci sono tanti siti che rivelano se è stata usata.Grazie mille
devo fare il discorso iniziale per l’esame di maturità 2026,come deve essere costruito questo discorso(aiutatemi voi a farlo):
una breve riflessione sul tuo percorso scolastico e personale,coerente con il Curriculum dello Studente.
La durata ideale è 3-5 minuti. Non deve essere un’autobiografia né l’elenco di tutto ciò che hai studiato.
Una struttura efficace è questa:
- Introduzione (20-30 secondi)
- Chi eri all’inizio dei cinque anni
- Come sei cresciuto
- Il tuo metodo di studio e le qualità sviluppate
- Il futuro
- Conclusione
0%
4 risposte

[INTRODUZIONE] Buongiorno a tutti i membri della commissione. Oggi, nel trovarmi qui per concludere questo ciclo, mi rendo conto che questi cinque anni non sono stati semplicemente un elenco di verifiche da superare o di pagine da studiare. Per me, questo percorso ha rappresentato una vera e propria transizione: il passaggio da una fase in cui assorbivo passivamente nozioni a una in cui ho iniziato a dare un senso pratico e umano a ciò che leggevo sui libri.
[CHI ERI ALL'INIZIO] Se ripenso a chi ero al primo anno, mi rivedo come una persona disorientata, piena di aspettative ma anche di forti timori. Le Scienze Umane erano una materia totalmente nuova e l'impatto con discipline come la psicologia o la sociologia mi spaventava, perché richiedevano uno sguardo diverso, meno meccanico rispetto alle medie. All'inizio ho fatto fatica a trovare un mio equilibrio e un metodo che non fosse solo memorizzazione, ma comprensione profonda.
[COME SEI CRESCIUTO & METODO DI STUDIO] La crescita è arrivata un passo alla volta, parallelamente alla maturazione delle mie competenze. Il liceo mi ha insegnato l'importanza dell'organizzazione, ma soprattutto mi ha dato gli strumenti per sviluppare un pensiero critico e un'autonomia che prima non avevo.
Tuttavia, la competenza più grande l'ho sviluppata sul campo, dentro la mia classe. In questi anni abbiamo avuto la fortuna di avere con noi una compagna disabile. Spesso si parla di "inclusione" come di un concetto teorico scritto sui manuali di pedagogia, ma viverla ogni giorno cambia la prospettiva. Collaborare con lei, trovare forme di comunicazione alternative, lavorare in gruppo tenendo conto dei tempi e delle necessità di tutti, mi ha insegnato il vero significato del problem solving e dell'empatia. Mi ha fatto capire che un gruppo funziona solo se nessuno viene lasciato indietro, e questo ha cambiato radicalmente il mio modo di stare con gli altri.
[IL FOCUS SULL'ESPERIENZA CHIAVE (PCTO)] Questa sensibilità è diventata una certezza assoluta in quarta superiore, durante un'attività che ha segnato una svolta nel mio percorso. Ho trascorso tre giorni nelle scuole elementari, mettendomi alla prova nei panni di "maestra". Abbiamo guidato i bambini in attività interattive basate sulla gestione e il riconoscimento delle emozioni, attraverso il disegno e il gioco.
In quei tre giorni, la teoria studiata sui libri di psicologia dello sviluppo è diventata carne ed ossa. Vedere lo sguardo dei bambini, aiutarli a dare un nome a quello che provavano e accogliere le loro fragilità mi ha fatto provare qualcosa di unico: mi sono sentita profondamente a mio agio. In quell'aula, in mezzo a loro, ho capito che la relazione educativa non è una dinamica unidirezionale dove chi è grande insegna e chi è piccolo impara, ma è uno scambio continuo.
[IL FUTURO E CONCLUSIONE] È stata proprio quell'esperienza a fare da bussola per il mio futuro. Fino a quel momento avevo dei dubbi, ma stare in classe con quei bambini mi ha mostrato chiaramente la mia strada. Per questo ho deciso che il mio percorso continuerà con la facoltà di Scienze dell’Educazione.
Oggi lascio questo liceo consapevole di non essere più la persona incerta di cinque anni fa. La scuola mi ha dato la base culturale, ma le relazioni umane vissute in questi anni mi hanno dato la direzione. Spero di poter restituire un giorno, nel mio lavoro futuro, la stessa cura, lo stesso ascolto e la stessa accoglienza che questo percorso ha insegnato a me.
Grazie per l'attenzione.

Introduzione
Buongiorno a tutti. Quando ho iniziato a pensare a questo discorso mi sono chiesto cosa avrei voluto dire davvero di questi cinque anni. Non un elenco di materie o di voti, ma quello che mi è rimasto dentro. E mi sono accorto che il filo che lega tutto è una parola sola: capire. Capire le persone, capire me stesso, e capire cosa voglio fare della mia vita.
Chi ero all'inizio
Cinque anni fa sono arrivato al liceo delle Scienze Umane con curiosità, ma anche con qualche incertezza. Non sapevo bene cosa significasse studiare la psicologia, la pedagogia, le scienze sociali, e se quella scelta sarebbe stata davvero giusta per me. I primi tempi sono stati fatti di adattamento: nuovi compagni, un metodo di studio diverso, materie che richiedevano non solo memoria ma riflessione.
Come sono cresciuto
Col tempo quelle materie che all'inizio mi sembravano astratte sono diventate gli strumenti con cui ho imparato a guardare il mondo in modo diverso. Ma se devo dire qual è stato il momento in cui ho capito qualcosa di importante su me stesso, è stata l'esperienza che ho fatto al quarto anno durante il PCTO: tre giorni nelle scuole elementari, in cui ho avuto l'opportunità di stare dall'altra parte della cattedra, come maestro per qualche ora. Ho guidato i bambini in attività sulle emozioni, giochi, disegni, momenti in cui li aiutavo a riconoscere e a dare un nome a quello che sentivano. Sembrava una cosa semplice, ma è stata la prima volta che ho sentito con chiarezza che quel mondo, l'educazione, la relazione con i più piccoli, era un posto in cui mi sentivo a mio agio. Non era una cosa da fare bene per dovere: era qualcosa che mi veniva naturale.
Il metodo di studio e le qualità sviluppate
In questi anni ho imparato anche a lavorare con gli altri, e qui devo raccontare un'esperienza che mi ha formato profondamente: in classe ho avuto una compagna con disabilità, e il tempo passato insieme a lei mi ha insegnato cose che nessun libro avrebbe potuto insegnarmi. Ho imparato che il lavoro di squadra non significa solo dividersi i compiti, ma adattarsi, ascoltare, trovare modi diversi per comunicare e per includere. Mi ha reso più paziente e più attento ai bisogni degli altri, e pensandoci ora credo sia stata anche quell'esperienza a farmi capire quanto mi interessi davvero il modo in cui le persone imparano, crescono, si relazionano tra loro. Insieme a questo ho sviluppato organizzazione e autonomia nello studio, e una capacità di affrontare i problemi che all'inizio non avevo. Ho imparato che le difficoltà, se affrontate con metodo, si trasformano in occasioni di crescita più che in ostacoli.
Il futuro
Per questo dopo la maturità vorrei iscrivermi a Scienze dell'Educazione. Non è una scelta improvvisa, è il punto di arrivo di tutto quello che ho vissuto in questi anni: dallo studio della pedagogia e della psicologia in classe, all'esperienza diretta con i bambini, al rapporto con la mia compagna. La scuola non mi ha solo dato conoscenze, mi ha dato la possibilità di scoprire attraverso esperienze concrete cosa voglio fare della mia vita.
Conclusione
Se devo dire cosa mi porto via da questi cinque anni non è una formula né una definizione. È la consapevolezza che capire gli altri, i loro bisogni, le loro emozioni, i loro modi di essere, è una delle cose più importanti che si possano imparare. E sono convinto che è proprio da lì che voglio partire per costruire il mio futuro.
per vedere altre 2 risposte
Documenti correlati
Cerca domande per materia