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l noi politico del Nord Est. Migranti, locali e Victor Turner è un saggio di Donatella
Schmidt e Giovanna Palutan che analizza il rapporto tra popolazione locale e
immigrati nel Veneto, in particolare nell’area di Padova, durante la trasformazione
del Nord-Est da terra di emigrazione a terra di immigrazione.
Le autrici osservano che l’arrivo di numerosi immigrati ha provocato non
soltanto cambiamenti economici e demografici, ma anche una profonda
ridefinizione dell’identità collettiva. Le comunità locali, tradizionalmente
abituate a considerarsi omogenee, si trovano a confrontarsi con nuove
presenze culturali e sociali. Parallelamente, i migranti cercano di costruire
una propria visibilità e partecipazione nello spazio pubblico. La ricerca si
basa sull’osservazione di eventi pubblici, manifestazioni, incontri e
momenti di confronto nei quali migranti e residenti raccontano sé stessi e
rappresentano reciprocamente la propria identità. Questi eventi vengono
interpretati come “spazi di riflessività pubblica”, in cui emergono conflitti,
negoziazioni e tentativi di costruire una convivenza condivisa. L’elemento
teorico centrale è il riferimento all’antropologo Victor Turner e alla sua
teoria del dramma sociale. Secondo questo modello, i conflitti sociali
attraversano diverse fasi (rottura, crisi, azioni riparative e reintegrazione o
separazione). Le autrici applicano questo schema ai rapporti tra migranti e
popolazione locale per mostrare come l’integrazione non sia un processo
lineare, ma un continuo confronto tra gruppi che ridefiniscono
reciprocamente la propria identità. Tesi principale Il concetto di “noi
politico” è il nucleo del libro: non esiste un’identità politica dei “locali”
separata da quella dei migranti, né viceversa. Entrambi i gruppi
costruiscono la propria immagine e il proprio ruolo sociale attraverso il
rapporto con l’altro. Il “noi” collettivo del Nord-Est contemporaneo nasce
quindi da un processo di interazione, conflitto e negoziazione, non
dall’esclusione delle differenze. In una frase Il libro sostiene che nel Nord-
Est italiano l’immigrazione ha innescato un processo attraverso il quale
locali e migranti ridefiniscono reciprocamente la propria identità politica,
contribuendo alla costruzione di un nuovo “noi” collettivo

il saggio analizza come l'immigrazione abbia profondamente scosso e ridefinito l’identità sociale e culturale del Veneto e di Padova, territori storicamente legati alla memoria dell'emigrazione.
Attraverso la lente dell'antropologia culturale e il modello dei "drammi sociali" di Victor Turner, le autrici leggono i conflitti quotidiani, i dibattiti sulla sicurezza e le rivendicazioni di cittadinanza non come semplici scontri, ma come spazi in cui residenti storici e migranti mettono in scena e negoziano le proprie rappresentazioni reciproche. Ne emerge un Nord-Est inteso come vero e proprio laboratorio a cielo aperto: un luogo in cui il "Noi" collettivo e politico non è più un dato fisso o puramente locale, ma un'identità in continuo mutamento, che si rigenera faticosamente proprio nello spazio di interazione e di frizione con il "Nuovo Altro".
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